Ascanio Celestini a Villa Parnaso: Quando il teatro si fa voce degli “ultimi”

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Torre Annunziata – C’è un filo sottile che unisce la narrazione popolare alla denuncia sociale, un filo che ieri sera, 10 maggio,  Ascanio Celestini ha saputo tendere con maestria davanti al pubblico di Villa Parnaso.

La presentazione del suo ultimo libro “Poveri Cristi” (Einaudi) non è stato solo un evento letterario, ma un momento di riflessione profonda sulle crepe del nostro quotidiano.

Celestini, figura di riferimento del teatro di narrazione italiano, ha portato a Torre Annunziata il suo metodo inconfondibile: l’uso di una sottile ironia per squarciare il velo dell’indifferenza.

Nei suoi racconti, i “Poveri Cristi” non sono figure distanti, ma persone che vivono ai margini delle nostre strade, spesso invisibili ai più.

Attraverso il paradosso e il sorriso amaro, l’autore ci costringe a riflettere sulla precarietà dell’esistenza e sulla disumanizzazione che spesso accompagna il progresso.

I personaggi che popolano “Poveri Cristi“- dal Barbone, alla Vecchia, dal Magazziniere, alla Prostituta e alla Donna con la testa ‘impicciata’ – sono l’emblema di un’umanità marginale, quella che vive un passo fuori dall’inquadratura del mondo produttivo.

Sebbene siano calati in contesti di periferia, i loro sentimenti sono universali e permettono a chiunque di rispecchiarsi in quella zona d’ombra che separa la normalità dell’emarginazione.

L’incontro ha rappresentato il momento conclusivo della quarta edizione della rassegna culturale “Insieme nelle bellezze”, inserita nel più ampio cartellone della “Primavera della cultura”.

L’iniziativa, organizzata dall’associazione Caffè Letterario Nuovevoci, in partenariato con le associazioni Eraionos aps e Destinazione Italia,  ha ricevuto il patrocinio del Comune di Torre Annunziata, della Casa Salesiani di Torre Annunziata e dell’associazione Piccoli passi grandi sogni aps.

L’autore ha dialogato con Andrea Palmieri e Francesco Alessandrella dell’Associazione Caffè Letterario Nuovevoci,  in un evento aperto alla cittadinanza e agli studenti degli istituti superiori locali, gli Istituti Pitagora, De Chirico, Marconi e Galilei.

Gli studenti, che avevano già letto il libro di Ascanio, gli hanno posto alcune interessanti domande. Le risposte non sono state dei semplici chiarimenti: Celestini ha saputo incantare i ragazzi, e non solo, con le sue riflessioni, con quel modo tutto suo di intrecciare parole, pause e sguardi.

Ascanio Celestini a Villa ParnasoLa presenza dei Pennelli di Vermeer sul palco di Villa Parnaso ha poi trasformato la presentazione in una vera e propria performance multimediale, dove la parola narrata e la musica d’autore si sono fuse in un unico atto di denuncia.

La band vesuviana, nota per il suo stile eclettico che mescola rock, teatro e canzone d’autore, ha rappresentato il contrappunto sonoro perfetto per le storie di Celestini.

Le riflessioni sono partite proprio dalla canzone della band “Il cerchio”, che ha introdotto  la serata: “Spesso si vive all’interno di un cerchio, dove tutto sembra essere perfetto, ma c’è qualcosa che non va”, recitano le parole della canzone.

Quello che non va è l’emarginazione in cui sono relegati, come in un cerchio, tutti coloro che in qualche modo sono diversi dagli standard imposti dalla società.

“Spesso si vive all’interno di una  bolla dove queste persone,  diventano invisibili. Parlare dei ‘poveri cristi’ aiuta l’altra parte della società a vederli, a renderli tangibili?- ha chiesto a Celestini  il presidente dell’associazione Caffè Letterario Nuovevoci.

“No, non penso che cambi molto – ha risposto l’attore-autore – Non riusciremo a cambiare le cose in maniera così radicale. Possiamo incominciare intanto a vederle in maniera diversa. Già questo significa cercare quantomeno di arginare la deriva, e non è poco.”

Poi è partito con le sue ampie digressioni, in cui ha parlato del valore della parola, preferendo la parola ‘detta’ a quella scritta, perché  capace di creare una relazione immediata con chi ascolta; raccontato testimonianze dirette, riflettendo  sulla dignità dei lavoratori. Ha ricordato il lavoro di suo padre, che era un restauratore di mobili, ha parlato delle periferie degradate, in cui non si sceglie di vivere: si viene semplicemente ‘espulsi’ dal centro per i costi esorbitanti delle case.

Che racconti la storia con la “S” maiuscola o le vite marginali delle periferie, Celestini ci ricorda che finché ci sarà qualcuno disposto a narrare e qualcuno capace di ascoltare, nessuna storia andrà perduta.

Un grande affabulatore che ha catturato l’attenzione del pubblico per due ore, creando un’atmosfera in cui la satira e la musica non erano semplice intrattenimento, ma strumenti per scuotere le coscienze, confermando che la bellezza di Villa Parnaso può e deve essere un luogo di aggregazione e di resistenza culturale.


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