Napoli 0 Lazio 1: Cala il gelo al Maradona

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Napoli 0 Lazio 1 – Napoli: ricordati che non hai (ancora) vinto niente. Cala il gelo al Maradona: lo scherzetto di Maurizio vale l’1-0 Lazio

Napoli 0 Lazio 1: Cala il gelo al Maradona

Perdere contro Maurizio Sarri (Napoli 0 Lazio 1), per un tifoso del Napoli, è un po’ come vedere l’ex fidanzata, felice, passeggiare mano nella mano con un altro.

Da una parte, la rabbia ( e un po’ di sano rosicare), perché quella complicità che fu, ormai è solo un ricordo, dolcissimo e distante.

Dall’altra, un sentimento contrastante.
Una smorfia di timido e tristissimo sorriso. Perché chi si è amato tanto, non potrà mai riuscire ad odiarsi per davvero. E sapere che chi hai tanto amato sta imparando ad essere felice, anche senza di te, è come se regalasse un attimo di sollievo anche a te stesso.

In una notte di inizio Marzo al Maradona, la capolista cade, sconfitta per la prima volta in stagione tra le mura amiche.

Lo fa nella notte dove sfida “l’ex fidanzato”, quello che, da quando è diventato “ex”, contro il Napoli aveva quasi sempre perso e non vinceva ormai dal 2018, quando sedeva sulla panchina della Juventus.

Fughiamo da subito ogni dubbio: la Lazio vince con pienissimo merito e con altrettanto pienissimo merito, il Napoli esce sconfitto dal confronto.

Luciano Spalletti, stratega quasi impeccabile da inizio anno, perde il confronto contro Maurizio Sarri.

Anzi: ne esce con le ossa rotte.

Perché la Lazio imbriglia la capolista, gioca cortissima in 25 metri ed occupa il campo in maniera perfetta, con pochissimi errori tecnici e praticamente nessuno di posizionamento.

Se non è stata la partita “capolavoro”, per i biancocelesti, ci è mancato davvero poco.

Bloccata la fonte di gioco del Napoli (leggasi Stanislav Lobotka), Sarri ha costruito pazientemente la propria vittoria.

Lo ha fatto non con marcature a “uomo” o catenacci alla Nereo Rocco, ma con sagacia, coraggio e personalità.

Attorno a Lobotka, la Lazio non stringe un solo “angelo custode” designato, ma forma quasi una sorta di quadrato, che si muove arioso e coinvolge tutti gli avanti di Sarri, che giocano una partita di grandissimo dispendio fisico e sacrificio.

Il pressing altissimo, più che garantire una proposta schiacciante, è in realtà, per la Lazio, niente più che il miglior modo per difendersi: non essere passiva, chiudere le linee di passaggio al Napoli e spegnere sul nascere ogni possibile principio di idea.

Il Napoli, dalla sua, ci ha capito poco e nulla: nel primo tempo, gli errori tecnici sono stati numerosissimi, il giro palla sempre sottotono e la manovra sempre lenta e prevedibile.

Dopo appena 5 minuti dall’inizio del match, ci vuole un prodigioso salvataggio di Di Lorenzo per evitare che il colpo di testa di Vecino, a seguito di punizione battuta da Luis Alberto, finisca nella rete alle spalle di Meret, che ormai era pienamente battuto.

Il colpo non scuote il Napoli, che trova il primo tiro in porta solo al 16esimo con Zielinski: il destro del polacco è fiacco e facile preda di Provedel.

Quattro minuti più tardi, è Kim Min Jae, con un intervento tanto goffo quanto efficace ( respinge il pallone letteralmente col fondoschiena), a salvare una conclusione di Milinkovic Savic, dal limite dell’area di rigore azzurra.

Risponde Anguissa con una conclusione da fuori-area, al 25esimo, che però giunge smorzata e deviata in corner.

Al 30esimo, bel guizzo di Lozano, che si libera di Hysaj ( succederà in rarissime occasioni) e offre un cross invitante a centro-area per Osihmen, che viene provvidenzialmente anticipato da un’uscita “salva-risultato” di Provedel.

Nella fase finale del primo tempo, la capolista sembra finalmente trovare un po’ di ritmo in più, tuttavia i primi 45 minuti finiscono, senza recupero alcuno, con nessun’altra situazione di reale o potenziale pericolo creata dal Napoli.

Inizia la ripresa e la sensazione, ingannevole, è la stessa degli ultimi minuti di primo tempo: sembra il Napoli la squadra “ad averne di più”, mentre la Lazio trascorre i primi 15 minuti in evidente affanno, probabilmente anche a causa di un pressing – tanto efficace quanto asfissiante – che era impensabile potesse essere tenuto con la stessa intensità, per tutta la partita, dagli uomini di Sarri.

Il Napoli, tuttavia, non approfitta del momento della partita e non riesce ad affondare il colpo: le conclusioni non sono mai precise, Provedel non è mai chiamato a nessun intervento complicato e la Lazio ha il tempo e il modo di riorganizzarsi e riassestarsi.

Passato il primo quarto d’ora della ripresa, il Napoli riperde brio, a tutto vantaggio di una Lazio che ritrova qualche trama interessante e torna a proporsi con coraggio nella metà-campo avversaria.

Il momento decisivo giunge al minuto 67: Kvara respinge con un colpo di testa ( indolente) un pallone che vaga poco fuori il limite dell’area di Meret, la sfera viene raccolta da Vecino che calcia di controbalzo –contando i passi – e trafigge Meret con un destro potente e preciso, che si spegne alla destra del portiere azzurro.

Elmas e Politano, in casa Napoli, rilevano quasi subito Lozano e Anguissa ed è proprio il centrocampista macedone, 5 minuti dopo il suo ingresso in campo, a rendersi pericoloso con una conclusione insidiosa dal limite, che viene deviata in corner.

L’ultimo squillo di tromba, la capolista, se lo costruisce al minuto 80: corner battuto corto, Kvara è lestissimo nel proporre il cross perfetto a centro-area per Osihmen che, trovato sul secondo palo, coglie la traversa piena, prima che Provedel non si riveli Superman nello sventare un secondo colpo di testa ravvicinato nell’area piccola.

Neppur gli ingressi dei due volenterosi Simeone e Ndombele, servono a creare l’episodio decisivo, anzi, è Milinkovic Savic, al minuto 91, a cogliere una clamorosa traversa su punizione dai 16 metri.

Al minuto 94, c’è spazio anche per Zedadka, che rileva Olivera.

Nella Lazio, dopo Pedro, erano entrati anche Cancellieri e Cataldi, nel finale.
Gialli solo per Patric nel primo tempo ed Osihmen nella ripresa.

Neanche 5 minuti di recupero danno linfa nuova al Napoli, che non riesce a creare più nulla ed esce sconfitto con merito, di fronte a una Lazio sfacciata e peperina che, per il coraggio mostrato, si candida con prepotenza a lottare per conquistare un posto Champion’s.

E che, almeno per una notte, è seconda in classifica da sola con 48 punti, ovverosia un punto sopra le milanesi e quattro punti sopra i rivali giallorossi della Roma.

Battuta d’arresto, invece, per il Napoli, che trova la sua seconda sconfitta in campionato, dopo quella maturata contro l’Inter lo scorso 4 Gennaio.

Anche in quell’occasione, gli azzurri persero per 1-0 e fu proprio quella l’ultima partita dove gli uomini di Luciano Spalletti non riuscirono a far goal in campionato.

Di contro, Meret, torna a prendere goal ( l’ultimo a fargliene uno era stato El Shaarawy, lo scorso 29 Gennaio).

Da una romana all’altra, quanta differenza: quello del “Faraone” si rivelò inutile, quello di Vecino costa un dispiacere e soprattutto la prima sconfitta in stagione al “Maradona”, rimasto immacolato fino a stasera.

In medio stat virtus, diceva una famosa locuzione latina: non era già campione d’Italia adesso, il Napoli, così come non è il caso di fustigarsi oltremodo per un passo falso, per quanto venuto fuori dopo una prestazione veramente scialba e incolore.

La chiave è la costanza. Più ancora, la pazienza. Quella che tante volte avevamo visto sfoggiare al Napoli – in questa stagione – e che stasera si è tramutata in frenesia, appannamento e frustrazione.

Merito di una grande Lazio e del suo condottiero.
Quel Maurizio Sarri, ex fidanzato dei napoletani, che per i partenopei delle recenti generazioni è stato davvero il primo amore nel calcio. Maurizio – per gli amici “Comandante”- che uno scudetto a Napoli (almeno uno) l’avrebbe forse meritato più di tutti.

Ma ora è solo una malinconica e tristissima storia tra “ex”, che ha ancora un sapore amaro e pure irriga gli occhi dei romantici più inguaribili.

Grazie, Maurizio. Grazie per lo schiaffo. Ci ha ricordato che non abbiamo ancora vinto niente e che c’è ancora tanto da pedalare.

L’ultimo regalo d’amore di un ex, con cui la fiamma non si è mai spenta del tutto. O almeno è romantico leggerla così.


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