2023 Festa della liberazione: Castellammare, Medaglia d’Oro al Merito Civile

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2023 Festa della liberazione, una festa di tutti gli Italiani: la lotta per la Liberazione nazionale a Castellammare di stabia nell’estate del 1943.

2023 Festa della liberazione: Castellammare, Medaglia d’Oro al Merito Civile

Il 25 aprile si celebra in tutta Italia la Festa della Liberazione, una festa nazionale simbolo della resistenza e della lotta del popolo italiano contro l’oppressione nazista iniziata l’8 settembre del 1943, il giorno in cui fu reso noto l’armistizio di Cassibile.

Perché si festeggia proprio il 25 aprile? Perché in questa data ebbe inizio la ritirata dei tedeschi e dei soldati della Repubblica di Salò da Milano e Torino, dopo lo sfondamento della Linea Gotica ad opera degli Alleati.

Il Re Umberto II a guerra finita emanò un decreto, su proposta del presidente del Consiglio Alcide De Gasperi, con cui la data del 25 aprile 1946 veniva dichiarata festa nazionale.

Ogni anno, da allora, in tutto il territorio nazionale il 25 aprile si svolgono imponenti celebrazioni pubbliche per commemorare la Liberazione del nostro Paese.

Dove ha avuto inizio questo lungo e doloroso processo nazionale, culminato con la liberazione di Milano il 25 aprile del 1945?

Quando si parla di Liberazione, si pensa subito ai partigiani della “Linea gotica”, alle stragi di Marzabotto, di Sant’Anna di Stazzema o delle Fosse Ardeatine, ignorando che una resistenza all’invasione straniera, col suo tributo di sangue, c’è stata anche nel Sud.

Per molti anni si è pensato che la lotta di liberazione sia stata combattuta solo dalle popolazioni dell’Italia settentrionale, mentre su quelle meridionali gravava il giudizio negativo che avessero in gran parte aspettato inerti l’arrivo degli Alleati.

Da più recenti studi dei vari Istituti Storici della Resistenza, grazie anche alla scoperta di documenti che fino a pochi anni fa erano stati volutamente nascosti, si è scoperto che non è stato così.

Una delle pagine più tristi della nostra storia è stata esaminata in una nuova ottica, evidenziando come la resistenza contro l’invasore sia nata proprio nel Meridione e come la gente del Sud, esasperata dai soprusi nazisti, abbia impugnato le armi già nel 1943, sacrificando la vita per la pace, la giustizia e la libertà.

La lotta di liberazione del Mezzogiorno si svolse nell’estate del 1943 e culminò nelle cosiddette “Quattro giornate di Napoli” dal 28 al 30 settembre dello stesso anno, quando la popolazione, ribellandosi all’occupazione nazista, si liberò da sola prima dell’arrivo degli Alleati.

Diversi giorni prima delle “Quattro giornate”di Napoli, la città di Castellammare di Stabia, all’epoca importante polo industriale della provincia partenopea, aveva già preso le armi per difendere le sue industrie e la sua gente dalla violenza nazista.

Nei venti giorni che precedettero l’arrivo degli Alleati (29 settembre 1943), i cittadini di questa operosa città campana, come testimoniano numerosi studi, furono tra i primi a cadere vittima della barbarie nazista.

Per Castellammare di Stabia i giorni tra l’1 e il 30 settembre del 1943, furono tra i più tragici della sua storia con ben 32 morti, 16 feriti ed oltre 2000 deportati nei campi di concentramento di Germania, Austria e Polonia.

I primi segni della Resistenza stabiese all’invasore tedesco si ebbero già dal Primo settembre del 1943 (l’Armistizio di Cassibile con le forze alleate anglo-americane sarà reso noto solo l’8 settembre successivo, con tutte le tragiche conseguenze che ne derivarono).

Con una manifestazione di piazza, il Primo settembre 1943, circa mille operai dell’Avis Meccanica sfilarono in corteo per le strade del centro, chiedendo “pace e pane”.

Alla manifestazione erano presenti anche molte donne e ragazzi, ma furono dispersi con i lacrimogeni e vi furono alcuni feriti e 80 arresti.

I prigionieri furono liberati dal Carcere circondariale di Salita S. Giacomo dopo 17 giorni, con un tumulto popolare, organizzato dalle donne stabiesi, salvandoli così dalle deportazioni nei campi di concentramento.

La data più tragica per la cittadinanza fu l’11 settembre, perché persero la vita valorosi civili stabiesi e marinai della Regia Marina, nel vano tentativo di difendere i Cantieri Navali e le navi ancorate nel porto dalla furia distruttrice dei nazisti.

I soldati tedeschi tentarono di entrare nei cantieri per distruggere i macchinari e far saltare le navi, ma furono fermati dal fuoco dei marinai agli ordini del comandante Domenico Baffigo.

Alcuni valorosi stabiesi, che cercarono di fermare l’avanzata del nemico, si unirono ai combattimenti. La parola d’ordine era quella di salvare i Cantieri Navali ad ogni costo.

A Piazza Quartuccio cominciò la guerriglia urbana.

Una bomba a mano lanciata dal tetto di un palazzo centrò in pieno una camionetta tedesca e tutti, civili e i militari, iniziarono a sparare, da Piazza ferrovia a Piazza Quartuccio e a Via Gesù, con perdite da entrambe le parti.

Anche nei pressi dell’Avis e dei CMI e nelle azioni di guerriglia si ebbero degli scontri, e tra i civili persero la vita il meccanico Agostino Circiello e l’operaio dei Cantieri Navali Santolo Contaldo, eroici cittadini stabiesi.

I pochi marinai nei Cantieri Navali, intanto resistevano alla soverchiante forza nemica, ma i nazisti li catturarono con l’inganno: alzando bandiera bianca e chiedendo di parlamentare, dissero loro che, se i marinai italiani avessero cessato le ostilità, i Cantieri Navali sarebbero stati risparmiati, ma purtroppo ciò non avvenne.

Il Comandante Domenico Baffigo, fidando nelle tradizioni militari, uscì dalle mura dei Cantieri per trattare col nemico, ma i tedeschi, venendo meno alla parola data, lo catturarono.

L’eroico comandante fu fucilato insieme ai tenenti Francesco Bottino ed Ugo Molino e al marinaio stabiese Vincenzo De Simone nei giorni successivi, non si sa precisamente dove, forse a Napoli.

Altri marinai furono brutalmente giustiziati sul posto ma non ne conosciamo i nomi.

Nei giorni seguenti, i Cantieri Navali vennero purtroppo distrutti e le navi affondate.

Sorte analoga ebbero tutte le altre industrie stabiesi:

  1. la Cirio,
  2. l’Avis,
  3. il Cmi,
  4. l’Oleificio Gaslini,
  5. la Voiello e gli altri pastifici,

che dal 26 al 28 settembre vennero bruciati e saccheggiati.

In quei tragici giorni, dal 21 al 28 settembre, furono deportati inoltre circa 2000 uomini tra i 18 e i 45 anni e, finita la guerra, soltanto 627 di essi fecero richiesta per ottenere i benefici pensionistici, gli altri morirono di stenti nei campi di concentramento.

Il 28 settembre le armate tedesche finalmente si ritirarono, lasciandosi alle spalle “terra bruciata” e una scia di morti innocenti: otto furono i civili uccisi per rappresaglia, tra cui un bambino, a Largo Pozzano alla periferia della città, il 21 o il 22 settembre.

A Largo Pozzano furono fucilati:

  1. Gaetano Aprea di anni 31,
  2. Vincenzo Curcio di anni 34,
  3. Antonio Gianniello o Giannullo,
  4. Liberata Infante,
  5. Pietro Longobardi di anni 25,
  6. Umberto Palatucci di anni 8,
  7. Vincenzo Pennarola di anni 44,
  8. Luigi Santaniello di anni 21.

Altri due stabiesi furono uccisi dai nazisti il 30 settembre e il Primo ottobre nei dintorni di Castellammare.

Successivamente altri cittadini stabiesi furono uccisi dai tedeschi per rappresaglia o in combattimento nei comuni vicini o in varie località d’Italia.

Tra essi ricordiamo:

 Manfredi Talamo, tenente colonnello dell’Arma dei Carabinieri, nato a Castellammare di Stabia il 2 gennaio 1895 e trucidato con altri 334 civili o militari nell’eccidio delle Fosse Ardeatine a Roma, il 24 marzo del 1944.

 Renato Rajola, cittadino stabiese nato nel 1916, comandante partigiano in Emilia Romagna, che fu fucilato dai tedeschi in provincia di Piacenza nel 1944.

 Attilio Uvale, partigiano stabiese di 23 anni, fucilato a Firenze con altre undici persone.

 La famiglia stabiese composta da De Martino Antonio di anni 41, De Martino Ciro anni di anni 3, De Martino Luigi di anni 24, Paone Maria di anni 32, tra le 393 vittime della strage nazista a Sant’Anna di Stazzema il 12 agosto del 1944.

I Rangers della 5°armata neozelandese, comandati dal generale Mark Clark, entrarono nella città soltanto il 29 settembre, dopo la partenza delle truppe naziste, dispensando sorrisi e generi alimentari.

Le truppe alleate erano sbarcate a Salerno il 9 settembre ma, stanziate ad Agerola, aspettarono che i tedeschi si ritirassero, abbandonando Castellammare e i Paesi limitrofi al loro triste destino.

Alla città di Castellammare di Stabia, per i tragici eventi del settembre 1943, dall’ex presidente della Repubblica Italiana Carlo Azeglio Ciampi fu conferita nel 2006 la Medaglia d’Oro al Merito Civile, orgoglio e vanto di tutti gli stabiesi, con la seguente motivazione:

    • “Importante centro del Mezzogiorno, all’indomani dell’armistizio, fu oggetto della violenta reazione delle truppe tedesche, che, in ritirata verso il Nord, misero in pratica la strategia della terra bruciata, distruggendo il Cantiere Navale simbolo della città, altamente difeso dai militari del locale presidio e gli altri stabilimenti industriali.
      Contribuì alla guerra di liberazione, con la costituzione spontanea dei primi nuclei partigiani, subendo deportazioni e feroci rappresaglie, che provocarono la morte di numerosi concittadini. 1943, 1945, Castellammare di Stabia.”

Castellammare di Stabia è stata dunque tra le prime città del Sud a sperimentare la ferocia nazista dopo l’armistizio di Cassibile, tra le prime a ribellarsi e ad iniziare la lotta per la Liberazione nazionale.

Ai caduti stabiesi per la libertà va tutto il nostro rispetto e la nostra riconoscenza.

Adelaide Cesarano

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