A CURA DI FRANCESCO CECORO – Insulti, minacce e un’automobile danneggiata: l’ex sindaco di Roma riferisce di essere stato aggredito insieme a Massimo Arlechino durante le manifestazioni di oggi. Presentata una denuncia al Commissariato di Trastevere. Un episodio che, se confermato nei termini descritti, impone una riflessione sul clima politico e sul significato stesso dell’antifascismo.
La libertà di manifestare è un diritto fondamentale. Lo è altrettanto la libertà di circolare, di esprimere le proprie idee e di non essere aggrediti per le proprie convinzioni politiche o per la propria storia personale. Sono principi che dovrebbero accomunare tutti, al di là delle appartenenze ideologiche.
Eppure, ancora una volta, una giornata di manifestazioni torna a far discutere per un episodio di presunta violenza politica.
A denunciare quanto accaduto è Gianni Alemanno, già sindaco di Roma e oggi aderente a Futuro Nazionale, che riferisce di essere stato accerchiato e minacciato insieme a Massimo Arlechino da un gruppo di manifestanti. Secondo il suo racconto, l’episodio sarebbe avvenuto poco dopo le 11, all’angolo tra via Rattazzi e via Carlo Alberto, mentre i due si trovavano in automobile nel traffico provocato dalle proteste.
Alemanno afferma di aver sporto denuncia presso il Commissariato di pubblica sicurezza di Trastevere per le minacce, l’aggressione e i danni riportati dal veicolo. La ricostruzione dei fatti è quella contenuta nella sua dichiarazione, che riportiamo integralmente.
Al di là delle appartenenze politiche, resta una questione fondamentale: se qualcuno viene insultato, minacciato o aggredito per le proprie idee, non si è di fronte a una manifestazione di dissenso democratico, ma a un comportamento che deve essere accertato e, se ne ricorrono i presupposti, perseguito nelle sedi competenti.
Di seguito, il comunicato integrale di Gianni Alemanno.
IL COMUNICATO INTEGRALE DI GIANNI ALEMANNO
MANIFESTAZIONI, ALEMANNO: SONO STATO ACCERCHIATO E MINACCIATO DAI MANIFESTANTI.
“Oggi, poco dopo le ore 11, mentre eravamo rimasti imbottigliati nel traffico causato dalle manifestazioni di protesta, io e Massimo Arlechino siamo stati fatti oggetto di una vera e propria aggressione da parte di attivisti di sinistra. All’angolo tra via Rattazzi e via Carlo Alberto sono stato riconosciuto da un folto gruppo di 3-400 manifestanti, studenti inquadrati da attivisti più adulti, che andavano verso il corteo che si stava costituendo a piazza dei Cinquecento. Dopo numerosi insulti lanciati dal gruppo, una decina degli attivisti più adulti, armati di caschi da moto, hanno circondato la macchina minacciando me e Arlechino, lanciando sputi e colpendo ripetutamente l’autovettura con colpi di casco e calci. Era presente solo un agente di polizia in borghese che ha vigilato sulla situazione, senza intervenire per non farla degenerare. Dopo molti minuti, per la presenza di questo poliziotto e per l’intervento di manifestanti più responsabili, gli aggressori si sono riuniti al gruppo principale, in cui continuavano a partire minacce e cori conteo me e Roberto Vannacci.
La macchina di proprietà di Massimo Arlecchino ha riportato danni e ammaccature per i colpi inferti. Abbiamo sporto denuncia per l’aggressione, le minacce e i danni subiti, presso il Commissariato PS di Trastevere. Rimango impressionato da come ancora oggi all’interno di queste manifestazioni si sviluppi un diffuso odio antifascista che provoca aggressioni contro persone che come noi non costituivano nessuna forma di minaccia o provocazione politica. Sono bastati i nostri volti per scatenare un odio viscerale e gesti di violenza che per poco non sono degenerati in qualcosa di più grave. Ho visto con chiarezza che a fianco dei manifestanti più giovani, dei veri e propri studenti, ci sono elementi molto più pericolosi che svolgono funzioni di organizzazione e di provocazione di violenza. Inutile dire che questo non può essere il modo per protestare per veri problemi sociali e che anche da questo semplice episodio emerge una chiara strategia di provocazione e di violenza.” Così ha dichiarato Gianni Alemanno, già sindaco di Roma oggi aderente a Futuro Nazionale.
IL COMMENTO | I FASCISTI NON SI RICONOSCONO DALLE VITTIME, MA DAI COMPORTAMENTI
C’è una questione che merita di essere affrontata senza ipocrisie e senza doppi standard: la violenza politica non diventa accettabile soltanto perché viene esercitata in nome di un’ideologia che si considera moralmente superiore.
Se la ricostruzione di Alemanno troverà conferma, chi lo ha accerchiato, minacciato e aggredito dovrà rispondere dei propri comportamenti. Non importa se si definisca antifascista, rivoluzionario, militante di sinistra o in qualsiasi altro modo. Nessuna etichetta politica può trasformarsi in un’immunità morale o giuridica.
L’antifascismo, nella sua dimensione democratica e costituzionale, è un valore che richiama la difesa della libertà, della dignità umana e del pluralismo. Non può essere ridotto a uno slogan da utilizzare per giustificare intimidazioni, aggressioni o spedizioni punitive contro chi la pensa diversamente. Chi ricorre alla violenza tradisce proprio quei principi di libertà che sostiene di difendere.
Ed è qui che occorre evitare ogni ambiguità: non è l’etichetta che una persona si attribuisce a renderla democratica, ma il rispetto concreto delle libertà altrui. Non basta proclamarsi antifascisti per essere automaticamente dalla parte della democrazia, così come le responsabilità di una persona non possono essere stabilite soltanto sulla base delle sue appartenenze politiche.
Il fascismo storico ha rappresentato una dittatura che ha soppresso le libertà, perseguitato gli oppositori e distrutto il pluralismo politico. La sua natura e le sue responsabilità storiche non vengono cancellate da un episodio di violenza contemporanea. Ma proprio la memoria di quella storia dovrebbe insegnare che la sopraffazione, l’intimidazione e l’aggressione non possono essere accettate quando colpiscono gli avversari.
Il punto, dunque, non è stabilire chi possa fregiarsi di una patente di democraticità, né trasformare ogni episodio in una gara a chi è più antifascista o più anticomunista. Il punto è affermare un principio che dovrebbe essere elementare: nessuno deve temere per la propria incolumità perché porta un volto riconoscibile, esprime un’opinione sgradita o appartiene a un’area politica invisa a una parte dei manifestanti.
La piazza è uno spazio di libertà e di protesta, non un tribunale improvvisato nel quale una folla decide chi abbia diritto di passare e chi meriti di essere intimidito. Il dissenso si esprime con le parole, con le idee, con le iniziative politiche e con la partecipazione democratica. Quando si passa alle minacce e alle aggressioni, si abbandona il terreno del confronto e si entra in quello della sopraffazione.
Chi aggredisce una persona per le sue idee non difende la democrazia: nega, con il proprio comportamento, il principio fondamentale che permette alla democrazia di esistere, cioè la libertà di dissentire senza paura.
E questo vale per tutti. Senza eccezioni, senza indulgenze ideologiche e senza doppi pesi e doppie misure.
Fonte foto: Wikipedia.

Castellammare, inseguita e picchiata dal compagno: si rifugia in un negozio, carabiniere blocca l’aggressore
Castellammare di Stabia, aggressione al pronto soccorso dell’ospedale San Leonardo: Arrestato un 50enne
Il padre di una paziente aggredisce Dottoressa a Castellammare. Chiesto l’intervento delle forze dell’ordine