Il Collaboratore Antonino Filocamo è morto sotto protezione
Il Collaboratore Antonino Filocamo è morto sotto protezione

Il Collaboratore Antonino Filocamo è morto sotto protezione. Suicidio! (?)

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Il Collaboratore Antonino Filocamo è morto sotto protezione. L’ipotesi, al momento, è suicidio.. destinato forse al titolo di “eccellente”. O magari da allegare alla serie: “è stato suicidato”, chissà. Nell’Italia delle stragi impunite, dei segreti di Stato sulle stesse, delle deviazioni e dei depistamenti (sempre ad alto livello), un singolo “suicidio” è quasi una bazzecola, per costoro.

Ancora un suicidio, destinato forse al titolo di “eccellente”. Nel paese dei misteri e delle mezze verità, raccontare storie vere in tempo reale diventa sempre più difficile.

Quella amara, di oggi, parla ancora di un Collaboratore di Giustizia, morto sotto protezione. L’ipotesi al momento, parla di suicidio.

Antonino Filocamo aveva solo 33 anni, i familiari, allertati dalla mancanza di sue notizie da ore, si sono rivolti ai carabinieri, i quali lo hanno trovato morto, nell’appartamento al centro di Lecce, dove viveva sotto protezione.

Tra non molto avrebbe dovuto deporre al processo contro la cosca dei Serraino. Arrestato la scorsa estate, aveva subito deciso di collaborare con la DDA diretta dal procuratore Giovanni Bombardieri e con i Pubblici ministeri di Reggio Calabria, Walter Ignazitto e Stefano Musolino.

L’attuale ipotesi del suicido è supportata dal fatto che non vi sono segni di violenza sul corpo della vittima, né tracce di collutazione nella casa.

Nella casa neppure si trovano tracce di biglietti di addio, tipici di un suicida e niente altro, pare avvalorare questa tesi.

Klaus Davi, su strettoweb.com dichiara di essere sempre stato in contatto con lui, nell’ultimo anno e di averci messaggiato fino a venerdi. Davi lo aveva conosciuto il Marzo scorso e da allora aveva iniziato a svelargli la ‘ndrangheta di Reggio Calabria, già otto mesi prima di diventare collaboratore. I due si sono incontrati più volte, e le dichiarazioni che Filocamo rese in quelle occasioni, hanno ricevuto conferma da altre acquisizioni, nel tempo. Klaus afferma che non fosse affatto depresso ma anzi attivo e partecipe, inviando anche, poco prima del “suicidio” un commento per un suo intervento a TgCom.

I due avrebbero dovuto incontrarsi a breve e Davi ribadisce con forza che non fosse affatto depresso, anzi innamorato della sua bambina e attivo sul fronte di quella lotta contro la ‘ndrangheta, che aveva fatto sua, proprio per regalare alla sua famiglia, un futuro diverso.

Abbiamo interrotto la nostra serie dedicata ai Collaboratori di Giustizia e volevamo proseguire sui diritti violati ai minori, coinvolti nel Programma di Protezione, quando questa triste notizia, si è inserita di prepotenza nella nostra scaletta.

Klaus Davi è un giornalista d’inchiesta e come a tutti noi capita, mantiene contatti per lavoro, con personaggi fuori dal comune, che in molti casi diventano veri amici, intessendo rapporti di stima reciproca e affetto.

Sempre grazie a lui, sappiamo che la salma di Antonino è stata affidata al medico legale di Nardo’ Roberto Vaglio, i cui esiti conosceremo, prima o poi.

Qui si fermano i fatti e iniziano le riflessioni.

Un Collaboratore di Reggio Calabria, sotto protezione a Lecce… i Tornese, locali, sono in ottimi rapporti con i “Riggitani”, leggermente infastiditi, dalle denunce del Filocamo, in veste di Collaboratore.

Da madre, ho un concetto diverso di protezione ma anche da cittadina inesperta, trovo curioso che per proteggerti ti mettano in una fossa di serpenti velenosi, senza una nuova identità, così magari, prima o poi ti suicidi o ti suicidano…

Tempo fa scrivevamo sul caso di Attilio Manca, il giovane medico che si è “suicidato” sparandosi in vena due overdosi di oppiacei, dei quali non aveva mai fatto uso… se li è iniettati nel braccio sinistro benché fosse mancino ma prima di morire, ha rimesso il tappo salva ago e posizionato le siringhe in due posti diversi, ripulendo tutto dalle impronte digitali.

(NOTA: un po’, diciamo, come il “suicidio” un altro famoso personaggio, al secolo GARDINI.
Per la Cronaca, ricordiamo che era il 23 luglio 1993 e che quella mattina, guarda caso, Raul Gardini avrebbe dovuto testimoniare a Di Pietro e al pool di Mani Pulite sul più grave scandalo di corruzione mai avvenuto in Italia: “la madre di tutte le tangenti”, al centro di Tangentopoli ma…. mai si presentò perché preferì “suicidarsi”:

        1. sparandosi DUE COLPI da una pistola caricata con tre colpi invece dei quattro possibili;
        2. riponendo poi la pistola sul comodino;
        3. sparendo in corpore e portandosi dietro anche le lenzuola

Questo è quanto si apprese, nell’immediato, dalla Cronaca dell’epoca.)

Anche in quel caso, nessun biglietto di addio, nessun dubbio, una bella autopsia e via, tutto a posto.

“Suicidato” e non se ne parli più.

Poi un altro Collaboratore parlò… e allora gli toccò di parlarne nuovamente. Che brutto vizio c’hanno questi eh?

Ci sono voluti 17 anni perché i genitori di Attilio venissero ascoltati in Commissione Antimafia ed anche se abbiamo ascoltato le deposizioni, a distanza di tutto questo tempo, era quasi tutto segretato.

Invece dietro la morte di Attilio, questo brillante giovane chirurgo c’è l’ombra della mafia con i suoi alleati nello Stato, sempre quello in cui siamo ridotti e non vogliamo vedere…

Ma da noi la verità emerge poco alla volta, 17 anni prima che qualcuno desse ascolto ai genitori di quella povera vittima e ancora, non possiamo udire quel che hanno da dire?

Sono stati persino estromessi dal processo del figlio, non permettendo loro di costituirsi parte civile, fecero confessare ad una donna, di avergli venduto la droga ma anche lei è stata già assolta, mentre Attilio Manca è ancora suicidato.

La Commissione Antimafia esaminò le consulenze medico legali dell’epoca.

Antonino FilocamoIl prof Luigi Gaetti, esperto anatomopatologo, ed allora, vicepresidente della Commissione, le definì piene di errori incredibili, commessi in una perizia infame, con inattendibili consulenze aggiuntive, come la consulenza tricologica che è un test tecnico irripetibile.

Ricordo anche una sua intervista dove affermava che in tale autopsia non si era affatto seguito le normali procedure di base, note anche agli studenti, pur essendo stata svolta da una collega blasonata e che lo studio a posteriori non permetteva di confutare l’eventuale falsità di alcuni dati riportati.

Ecco perché oggi speriamo che il medico Legale Roberto Vaglio, al quale è stata affidata la salma, sia uno scienziato di prim’ordine, specialmente morale, così come sappiamo che lo sono i magistrati ed i Pubblici Ministeri che stavano raccogliendo le testimonianze di Tonino.

Antonino Filocamo 2Ma Klaus Davi dovrà attendere 17 anni prima di essere sentito sul caso o facimm’ampress?

Questo è sempre il nostro tormento.

Abbiamo uomini straordinari, capaci di sacrificare la propria vita per la nostra salvezza, giudici incorruttibili, investigatori illuminati, periti appassionati e Uffici Sbagliati…dove finirà l’intricata matassa? Fra dita sapienti e ballerine, capaci di districarla o gettata frettolosamente nel cestino dell’Ufficio Sbagliato?

Questo solo ci resta, perché Tonino non c’è più, non ci saranno le sue prossime deposizioni e forse sempre meno Collaboratori a disturbare i mafiosi, che purtroppo escono vincenti in questa orribile vicenda.

Non scordiamo certo i nostri uomini al fronte e le loro vittorie quotidiane ma da cronisti, dobbiamo registrare anche le sconfitte e questa purtroppo lo è.

Anche se fosse un “suicidio protetto”, sarebbe comunque un ossimoro, un passo fuori tempo, dopo una nota sbagliata dagli orchestrali…

Francesca Capretta / Cronaca Calabria