Gli animalisti di prima e quelli di oggi

Gli animalisti di prima e quelli di oggi, di Amelia Ciarnella, racconto della maestra in pensione che, con una rubrica fissa, collabora con il nostro giornale.

Gli animalisti di prima e quelli di oggi

Quando gli animalisti di oggi vanno all’estero per diporto, vedono dei bellissimi cuccioli di animali feroci, li comprano e li portano in Italia, senza pensare alle molte responsabilità cui vanno incontro.

Poi però appena questi piccoli crescono e mettono le “unghie, i loro padroni si accorgono che tenerli in casa, oltre ad averne paura loro stessi, poiché non tutti hanno il coraggio e l’abilità di un domatore, capiscono che è una cosa troppo impegnativa oltre che costosa.

E da finti animalisti quali sono, non perdono tempo a pensarci sopra e li lasciano in qualunque bosco, a rischio e pericolo di chi in seguito se li trova improvvisamente davanti affamati, con le conseguenze che ne seguono.

Inoltre alcuni di costoro, che per fortuna è solo una minoranza, si dichiarano veri animalisti, ma lo sono soltanto a parole, poiché quando arriva il momento delle vacanze, fanno fare la stessa fine anche ai poveri cani e gatti abbandonandoli sulla strada senza un briciolo di coscienza.

Cosa che oggi succede molto meno di prima, ma succede ancora.

Ovviamente ci sono anche animalisti seri che sono persone responsabili, che amano veramente gli animali, anche feroci.

Uno di questi, era il nipote di un mio lontano parente, che portò in Italia un cucciolo di leone allevandolo come fosse stato un cane, tenendolo sempre nel giardino della sua villa alla periferia di Roma.

Un giorno questo mio parente insieme a sua moglie, andò a far visita al nipote e mentre attraversavano il viale, sentirono improvvisamente un ruggito di leone da dietro la siepe che per poco non fece venire l’infarto ad entrambi.

Ma il leone poverino, aveva fatto solo il suo dovere, poiché qualunque cane vedendo entrare degli estranei in villa, avrebbe “abbaiato” come lui.

Solo che la voce del leone era troppo potente e diversa da quella del cane! –  In più proprio in quella occasione il leone uscì dal cancello lasciato aperto dallo zio per dimenticanza, o forse per lo spavento del ruggito, non so

Fatto è che il nipote lo dovette recuperare in una stradina poco lontana, per fortuna senza che avesse procurato danni a nessuno, ma solo spavento

Così in seguito alla visita dello zio, il nipote decise di trasferire il leone in un parco Nazionale, ma non ricordo quale.

Però quelli che amano gli animali più di ogni altro, in particolare i cani, sono le persone anziane che non sapendo con chi parlare, parlano col cane che, per loro è come una persona.

Non solo, ma ci sono alcuni cani così intelligenti e responsabili che al bisogno, salvano anche la vita al padrone, come successe poco tempo fa al marito di una mia amica.

Una mattina rimasto solo in casa, ebbe un malore e svenn

Il suo cane che era vicino a lui, capì che non era un gioco, ma una cosa seria e cominciò a leccargli il viso, come per dargli i bacetti e lo risvegliò.

Il padrone che per fortuna aveva anche il cellulare in tasca, trovò la forza di chiamare il pronto soccorso e dopo una ventina di minuti era già in ospedale dove si salvò.

Quasi la stessa cosa accadde al nonno di un’altra mia amica, al quale fu regalato un cucciolo di cane che lui allevò con grande cura e affetto, lasciandolo però sempre nel suo casolare di campagna dove, da quando c’era il cane, ci poteva lasciare qualunque cosa poiché nessuno poteva avvicinarsi né toccare nulla.

Un giorno un confinane di terreno staccò un fico dal ramo di un albero, cosa che in genere si faceva, poiché a quei tempi la frutta era abbondantissima e nessuno ci faceva caso

Però il cane saltò addosso al vicino, mordendogli il braccio, facendogli cadere il fico a terra.

Ed era sempre così, attento e guardingo in tutto, anche alla cosa più stupida, come appunto un fico.

Un giorno, questo nonno, verso mezzogiorno, mentre raccoglieva alcune fave per potersele gustare col pecorino, ebbe un malore anche lui e cadde svenuto dove nessuno lo avrebbe mai visto, poiché le fave erano alte e fitte

Il cane che era sempre con lui, cercò di rianimarlo ma senza riuscirci.

Corse allora sulla strada, dove vi erano alcuni operai a riparare una perdita d’acqua e abbaiando con insistenza, fece capire loro di seguirlo, guidandoli sul campo dove trovarono il suo padrone che giaceva svenuto per terra fra le fave

Fu quindi preso immediatamente e portato in ospedale, dove fu curato e grazie al suo cane si salvò.

Gli animali sono straordinari.

Certamente ognuno di essi ha il proprio carattere

Ce ne sono di buoni e intelligenti, di cattivi nervosi e imprevedibili. Bisogna sempre conoscerli bene prima di potersi fidare.

Esattamente come ogni persona umana.

Qualche anno fa mi trovavo a Roma per trascorrere le feste natalizie, ma in seguito ad un’influenza mi venne anche un ictus cerebrale ischemico e finii in ospedale.

Capitai in una stanza dove c’era una signora romana sulla sessantina, ricoverata perché diabetica grave.

Mi parlava continuamente del suo cane che aveva dovuto lasciare.

Suo figlio non poteva tenerlo poiché impegnatissimo con il lavoro e lo aveva dovuto regalare ad un amico di Firenze.

Il cane si chiamava Bric.

E mentre parlava del suo cane, quella signora, poverina, piangeva sempre.

Mi faceva molta tenerezza.

Raccontava che quando era in casa, ogni pomeriggio faceva il solito riposino.

Il cane le si accucciava sui piedi, ma quando lei sentiva caldo gli diceva: “Bricche, scendi che ho caldo ai piedi!”

Lui sentiva, capiva e scendeva subito, accucciandosi a terra vicino al letto.

Era molto intelligente e capiva tutto, anche le parole.

E mentre così diceva piangeva accorata, poiché già sapeva che non lo avrebbe più rivisto.

Che pena mi faceva!

E di queste persone anziane che vivono sole, ce ne sono tante.

L’unica cosa utile sarebbe quella di offrire a tutti, dopo una certa età, uno psicologo gratis, una volta a settimana, che servirebbe a rincuorarli e dare loro un po’ di coraggio, per continuare ad andare avanti per quell’ultima fase della vita che è sempre la più difficile.

Nei tempi passati però, i vecchi del mio paese, difficilmente vivevano da soli.

Io non ne ricordo nemmeno uno che non avesse qualche familiare intorno.

Forse perché a quei tempi le famiglie erano molto più numerose di quelle di adesso. Oltretutto finché potevano camminare andavano sempre in campagna.

Là nessuno si sentiva solo, poiché di compagnia ce n’era fin troppa.

Ogni giorno il paese si svuotava e la campagna si riempiva.

Lungo le vie che portavano a qualunque podere, ovunque si guardasse, c’erano persone che lavoravano, anche con i buoi.

A quei tempi di macchinari non ce n’erano e per fare i lavori pesanti usavano esclusivamente cavalli, asini, muli e buoi.

Perciò si vedeva sempre qualcuno e se non si vedevano, si sentivano parlare, cantare o discutere.

La solitudine non esisteva assolutamente.

Quando al mattino si usciva di casa, specie in primavera, già nel sentire quel forte e gradevole profumo di erba fresca falciata da poco, bastava a farti sentire rincuorato, rilassato e soddisfatto.

La campagna con i suoi alberi i suoi colori e i suoi profumi, in qualunque stagione, è sempre meravigliosa

E ancora, sebbene a quei tempi la parola animalista non si conosceva nemmeno, tutti amavano gli animali, e non soltanto a parole, ma col cuore e con i fatti, perché all’occorrenza li salvavano, li aiutavano, li curavano, amandoli e tenendoli in casa, dove poi l’animale rimaneva, sempre affezionato e fedele alla persona che lo aveva salvato.

Gli animali ricordano tutto, molto meglio delle persone e non tradiscono mai.

Io non sono molto propensa a tenere in casa gli animali perché sono allergica a tante cose.

Però ho avuto lo stesso e per anni, sia un cane che un gatto, perché mio marito e il mio primo figlio erano entrambi appassionatissimi di gatti; mentre il mio secondo figlio aveva ed ha, un debole per i can

Una volta tornando da una gita con alcuni amici, fecero una sosta sulla strada che stavano percorrendo e quando salì in macchina trovò sul sedile una cagnetta bianca, che forse avevano abbandonato in quel momento e lei, vista la portiera aperta, si era infilata dentro, accucciandosi sul sedile, calma e tranquilla, come fosse stato mio figlio, il suo vero padrone

Questa cagnetta la tenemmo cinque anni e prima di farla sterilizzare fece cinque bellissimi cuccioli che poi regalai.

Era una cagnetta molto buona, intelligente e brava in tutto. La portavo anche a Roma con me, dove andavo spesso e me ne sono occupata sempre io finché ho potuto.

Poi per motivi di salute, non mi fu più possibile tenerla e la regalai al parroco del mio paese che la sistemò presso una famiglia amante di animali da sempre, dove la cagnetta si trovò molto bene.

Nel mio paese di allora quelli che non amavano gli animali si potevano contare

Infatti erano soltanto due. Il primo, lo vidi una volta mentre dava una bastonata in testa al suo asino, ma la povera bestia saltò dal dolore e quel satanasso gliene diede un’altra sulla faccia facendogli uscire anche del sangue. Ero troppo piccola per potergli dire qualcosa, altrimenti lo avrei denunciato.

Il secondo era un uomo bestiale e senza cuore che teneva sempre legato un cane sul suo terreno dandogli da mangiare solo quando se ne ricordava

Inoltre quando per vari motivi gli si avvicinava e il cane poverino speranzoso, gli correva incontro facendogli le feste, lui lo allontanava con un calcio lasciandolo a guaire per il dolore!

A nulla mai sono valse le minacce dei vicini per indurlo a cambiare atteggiamento nei confronti di quella povera bestiola.

Non c’è stato mai nulla da fare.

Cosicché, dopo poco tempo di questa straziante “vita da cane”, la povera bestiola ha “tirato le cuoia andandosi a riposare nel paradiso degli animali.

Nel paradiso degli animali per fortuna sono tutti felici e si divertono molto, perché là ci sono soltanto animali e nessun padrone!

Niente guinzagli, niente corde, niente recinti, ma tutti liberi a correre sui prati disseminati di bistecche e piccole pozze d’acqua limpida dove potersi dissetare!

E qui il povero cane finalmente, avrà potuto godere la sua libertà, rotolandosi sul prato verde del paradiso, dove gli angeli degli animali, avranno certamente gradito le sue “feste” e non lo avranno certamente scacciato con un calcio!!

AMELIA Ciarnella

Giovanni Matrone
Nato a Castellammare di Stabia, il 20 marzo 1971. Diploma di perito capotecnico Informatica - laurea triennale in “Scienze della Pubblica Amministrazione” e magistrale in "Studi Strategici e Scienze Diplomatiche". Dipendente della Giunta Regionale della Campania - Direzione Generale Istruzione, Formazione, Lavoro e Politiche Giovanili. Iscritto all'ordine dei giornalisti pubblicisti della Campania.

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