Editoriale: Tra la Lazio e il Napoli a vincere è la paura: 0-0 scialbo all’Olimpico con poche emozioni

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Nel nostro editoriale post Lazio – Napoli esprimiamo il nostro pensiero sull’andamento della gara tra i partenopei e i padroni di casa.

Il Napoli pareggia 0-0 contro la Lazio allo stadio Olimpico di Roma, al termine di una gara oggettivamente assai noiosa e avara di spunti degni di nota.

Editoriale: Le attenuanti azzurre per Lazio – Napoli

L’attenuante principale, per provare a giustificare soprattutto la pochezza offensiva sfoderata dai partenopei, è il dato eloquente legato al numero delle assenze eccellenti nella banda Mazzarri: le indisponibilità contemporanee di Osihmen, Kvara e Simeone sono sicuramente un fattore di cui tener conto, tanto più se associate ai contestuali forfait – a vario titolo – di Anguissa, Cajuste e Meret, unitamente ai lungodegenti Natan, Olivera e il neo acquisto Hamed Traorè. Insomma, Walterone Mazzarri, in mezzo al campo e in attacco, ha davvero gli uomini contati ed è forse anche per questo che preferisce iniziare con Ngonge e Lindstrom dalla panchina, lasciando al solo Jack Raspadori l’arduo ed amaro compito di salvare il salvabile come unico riferimento offensivo, missione non certo facilitata dal 3-5-1-1 abbottonato con cui il Napoli aveva deciso di approcciare alla partita.

Le novità

La novità più vistose sono il ritorno dal primo minuto in serie A per Diego Demme e la ricomparsa sempre gradita dall’inizio del prossimo partente Piotr Zielinski; i restanti sono gli uomini che hanno stretto i denti con dedizione nelle due sfide di Supercoppa, con Ostigard stavolta braccetto di destra titolare nella difesa a 3 e Mazzocchi che nell’occasione non comincia dall’inizio, con esterni di ruolo sul rispettivo piede naturale capitan Di Lorenzo e Mario Rui. La Lazio, dal canto suo, sconta le mancanze degli squalificati Immobile e Zaccagni e dell’infortunato Patric, ma nella sfida a chi sta messo peggio, è sicuramente il Napoli a risultare tristemente vincitore.

Editoriale: Il racconto di Lazio – Napoli

Sin dalle prime battute, si avverte in campo un clima di tensione e pesantezza di nervi: nessuna delle due contendenti vuole commettere il minimo passo falso e rischiare di concedere un qualsivoglia vantaggio all’altra, la gara rotola sul filo del rasoio e lo spettacolo è il latitante numero uno del match. E se Walter Mazzarri decide di coprirsi, non rende onore alla sua fama di coach propositivo Maurizio Sarri, che anziché tentare di approfittare di un Napoli rimaneggiato, pensa piuttosto a infoltire il centrocampo per chiudere ogni linea di passaggio ai partenopei.

L’ovvio risultato di queste premesse è che di palle goal non se ne vede manco l’ombra e la gara risulta bloccatissima, con un canovaccio stantio che sa di copione già visto. Il Napoli preferisce palleggiare comodamente nella propria metà campo, utilizzando il possesso palla basso più come stratagemma per togliere la manovra alla Lazio che non come tentativo credibile di creare presupposti pericolosi; i biancocelesti fanno una fatica bestiale a trovare spazi nella linea a 5 del Napoli in fase di non possesso e al tempo stesso hanno timore di alzare un pressing super offensivo, nella paura di essere infilati alle spalle dagli uomini di punta di Mazzarri.

Conseguenze logiche di quanto sopra sono il fatto che Provedel e Gollini non debbano mai seriamente sporcarsi i guantoni; l’unica variazione è il tentativo – peraltro piuttosto timido – che gli uomini di Sarri fanno nel finale di prima frazione, quando provano a rendere più alto e deciso il pressing sui primi portatori del Napoli, che però non va mai seriamente in affanno e riesce quasi sempre a non rischiare nulla, gestendo bene di reparto ogni potenziale pericolo.

Il primo tempo sfuma via così.

La sensazione è che, una partita del genere, possa sbloccarsi o con un errore decisivo o con una straordinaria prodezza di un singolo.

E non è un caso che la rete si gonfi, nei primi istanti della ripresa, proprio quando el Taty Castellanos si esibisce in un controllo di petto con rovesciata a pallonetto incorporata che beffa Gollini: il fuorigioco però rende vano il gran gesto tecnico e si resta bloccati sullo 0-0 di partenza.

La prevedibilità delle giocate resta il leitmotiv principe di una partita da sbadigli, almeno fin quando – all’ora di gioco – la prima alternativa tattica la offre Mazzarri, che sostituisce Demme con Gaetano ( con il primo già gravato da cartellino giallo) e aumenta il tasso qualitativo del Napoli a centrocampo: con il numero 70 in campo, a parlare la stessa lingua con un Lobotka in giornata di grazia, arrivano più rifornimenti per gli esterni e ne traggono beneficio Politano e Zielinski su tutti, più liberi di svariare e avanzare il proprio baricentro.

La Lazio è tutta un “vorrei ma non posso”: qualche corridoio illuminante di Guendouzi fa tremare la retroguardia azzurra, che però non vacilla e tiene botta; il resto è poca cosa.

Tardivi gli ingressi, nel Napoli, di Ngonge, Lindstrom e Dendocker, con in particolare l’ex Hellas Verona a mettersi in luce con qualche sprazzo di imprevedibilità.

Troppo poco per dare alla partita un destino diverso da quello che entrambe le sfidanti hanno desiderato più di ogn’altra possibilità: un pareggio che non scuote e non incanta, ma che permette alle due compagini di fare un piccolo passettino in classifica senza farsi male più del necessario.

Le considerazioni finali del nostro editoriale post Lazio – Napoli

Il Napoli, pur tra svariate peripezie, sta indubbiamente recuperando un fattore: fargli goal, in questo momento, è ritornata una cosa difficile. Il che significa fase difensiva di reparto in grosso miglioramento, come attestano i numeri: nelle ultime 4 partite solo 2 goal subiti, uno per merito di una grande giocata individuale di Candreva, l’altro a conclusione di una bella azione corale della corazzata Inter ( che prima del Napoli aveva strapazzato proprio la Lazio e che contro gli azzurri ha potuto beneficiare della superiorità numerica per l’intero ultimo quarto di gara).

Di contro, è la fase offensiva a risultare pesantemente deficitaria: nessuna rete messa a segno neanche stasera, come era già capitato in ben 6 delle ultime 8 partite tra serie A, Coppa Italia e Supercoppa.

Più allarmante della carestia di goal c’è solo ciò che di questo dato è origine e spiegazione: il Napoli segna poco perché crea pochissime azioni a partita, attacca con pochi uomini e conclude, per logica conseguenza, con ancor meno interpreti.

Tradotto significa: con questo spartito di approccio, segnare sarà sempre un’impresa, come attesta un’altra statistica inquietante: stasera contro la Lazio, gli azzurri non hanno effettuato neanche una sola conclusione nello specchio della porta.

E se a Walter Mazzarri abbiamo abbuonato – anche con non pochi elogi – questo atteggiamento prudente vista la penuria di uomini di punta e la necessità di provare a vincere la Supercoppa nell’unico modo che ci pareva possibile – ora è tempo di aggiungere, ad una ritrovata solidità difensiva, maggiore coraggio in zona d’attacco.

Le speranze per il prosieguo del campionato

I primi riscontri potranno essere visibili già dalla prossima: con l’Hellas Verona vincere sarà un imperativo a cui il Napoli non potrà sottrarsi e per farlo dovrà tornare a far goal e dunque a creare i presupposti per segnare.

La strada – per essere concorrenti credibili nella corsa per la qualificazione alla prossima Champion’s League – passerà per buona percentuale anche da lì.


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