METEO – tornano Nebbia, Smog e inquinamento. Ecco 1035 hpa di Alta Pressione sull’Italia
Anche Renzi attacca Sarri: “Certe frasi non si devono più sentire!”
Il premier Matteo Renzi ha parlato a Rtl 102.5 del caso che ha coinvolto Sarri e Mancini. Ecco le sue parole riportate dall’edizione online della Gazzetta dello Sport: “Non mi va di entrare nel merito della questione”, ma “tutti insieme dobbiamo mettere fine al calcio che dà segnali negativi. Diamo messaggi di accoglienza, di civiltà”. “Il punto vero – ha proseguito Renzi, criticando le offese dell’allenatore partenopeo contro il mister neroazzurro – è che il calcio ha un potenza pazzesca in Italia e all’estero. A fronte di tanta sofferenza creata dall’omofobia, come si vede dai casi di cronaca, sul tema serve grande attenzione e rispetto e credo sia utile ogni segnale per evitare messaggi negativi. È tempo che certe frasi uscite negli ultimi anni nel mondo del calcio non si sentano più”.
Bertoni: “Napoli competitivo da quando s’è n’è andato Benitez!”
Il Corriere dello Sport ha intervistato Daniel Bertoni, ex calciatore del Napoli e della nazionale argentina: “La corsa scudetto, quest’anno, è tra Napoli e Juve, da lì non si scappa. Higuain? Attaccante favoloso, forse solo Lewandowski e Suarez sono superiori al Pipita e la Serie A di oggi non è quella in cui giocavo io con campioni del calibro di Maradona, Zico, Platini, Rummenigge, Boniek, Socrates, Passarella e Brady. C’erano grandi campioni in ogni squadra una volta. Talento argentino per il futuro? Mi piace Calleri del Boca che stava per andare all’Inter. Sarri? I miei amici napoletani me ne hanno parlato bene, ma vi racconto un aneddoto. Qui a Buenos Aires, il responsabilie di Alitalia è napoletano e tifosissimo del Napoli. In estate gli ho detto: ‘Sai qual è il miglior acquisto del Napoli? Benitez. Sì, Benitez che s’è n’è andato!’. Non credo sia un allenatore da grande club, visto cosa è successo col Real?”.
Venerato: “Grassi non verrà convocato dall’Atalanta: ecco le cifre”
Ciro Venerato, giornalista esperto di calciomercato, è intervenuto alla trasmissione radiofonica Si Gonfia la Rete su radio Crc: “Su Grassi, la prima notizie è che non sarà convocato dall’Atalanta in vista della trasferta di Frosinone. Grassi è un calciatore del Napoli a tutti gli effetti. Via mail definiti gli ultimi dettagli ieri sera. Non essendo convocato, l’idea del Napoli era quella di fargli fare le visite mediche lunedì o martedì. L’Atalanta ormai ha lasciato Grassi che si appresta a vivere questa nuova avventura. Cifre: basa fissa di 6.5 mln che il Napoli verserà. Ci sono una serie di bonus ed opzione scritte che porterebbero ad una certa cifra, tutte legate alle presenze. Presenze di minimo 45 minuti: scatterebbe un bous di 1.5mln. Poi c’è un altro bonus scudetto di crca 500mila euro. Poi ci sono due opzioni scritte, che se esercitate verranno pagate del Napoli. Una è su Martin De Roon, centrocampista classe ’91. E l’altro giocatore è Andrea Conti. Sportiello che pure interessa al Napoli non è entrato in questo discorso. Bloccati questi due giocatori sino a giugno. Giuntoli ha imposto nella trattativa il nome di De Roon, piace anche a Sarri. Il Milan ci aveva provato per Grassi e De Roon, forte dei soldi che dovevano arrivare dalla cessione di Luiz Adriano. Poi il Napoli aveva disponibilità immediata per concludere e a quel punto Percassi ha dato precedenza al Napoli”.
Il Napoli rifiuta 25 milioni dal Wolfsburg per Gabbiadini
Come riferisce Sky Sport, nelle ultime ore sarebbe arrivata al Napoli un’offerta da 25 milioni di euro da parte del Wolfsburg per acquistare Manolo Gabbiadini. De Laurentiis e il Napoli però reputano incedibile il giocatore, ma non è escluso però che il club tedesco possa rilanciare ulteriormente nei prossimi giorni per poter provare a prendere l’attaccante azzurro.
Sarri chiede un difensore, Giuntoli tratta con l’Empoli
Cristiano Giuntoli, archiviata la pista Maksimovic e dato che Maurizio Sarri avrebbe chiesto un difensore oltre al centrocampista, sta provando a chiudere con l’Empoli l’ingaggio di Federico Barba: “la trattativa con i dirigenti toscani è ben avviata e nella discussione entrerebbe anche Tonelli, ma per giugno. Barba sarebbe favorito anche dal fatto di aver già lavorato con Sarri nella passata stagione, e dunque già né conosce i metodi e le abitudini”.
Lo riporta il correire dello sport.
Il Punto – 22 gennaio
Dietro ai litigi verbali tra Renzi e Juncker c’è l’insofferenza Ue per l’eccessiva disinvoltura del governo e, dal lato italiano, gli stop subiti su Ilva e bad bank per i crediti incagliati. Bruciano poi le conseguenze del bail-in imposto alle quattro banche. Sullo sfondo, la normativa europea che ammette aiuti di stato solo in presenza di fallimenti del mercato o di rischi di crisi sistemica.
Licenziamento dei fannulloni in 48 ore, più trasparenza amministrativa, conferenza dei servizi meno paludata, taglio (finalmente!) delle società partecipate dal pubblico e dei Cda, accorpamento della Forestale nei Carabinieri: una raffica di decreti attuativi della legge delega Madia. Correttivi necessari, la riforma della Pa arriverà.
Dopo l’accordo sul nucleare, l’Iran ritorna sui mercati, specie su quello del petrolio. Spingendone ancora più giù il prezzo. A soffrirne sono i neo-produttori americani più Venezuela, Arabia Saudita e Russia. Quest’ultima – che esporta soprattutto prodotti energetici – è in piena recessione. L’Arabia Saudita, meno ricca di prima e isolata politicamente, deve ricorrere a politiche di austerità. Come fosse un paese normale.
Jobs act e decontribuzione fiscale, dicono i numeri, hanno fatto impennare il numero di nuovi rapporti a tempo indeterminato, mentre sono diminuiti quelli a tempo determinato e di apprendistato. Il rischio è che, allo scadere dei tre anni di decontribuzione, le aziende dicano grazie per poi tornare ai contratti precari.
Da quest’anno per i comuni si liberano gli investimenti dai vincoli del Patto di stabilità interno, si rimanda il raggiungimento degli obiettivi del Fiscal compact e si mettono a disposizione risorse per l’edilizia scolastica. Una necessaria boccata d’ossigeno. Per gli enti locali e per i loro creditori.
Un intervento di Carlo Dell’Aringa, economista e deputato Pd, sul confronto imprese-sindacati su nuovi modelli di contratti nazionali di lavoro.
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- Aiuti di stato, una scomoda sentinella
22.01.16
Michele PoloLa Commissione europea si è opposta a una soluzione attraverso il Fondo interbancario di tutela dei depositi per le ormai famose quattro banche locali italiane in base alla disciplina degli aiuti di stato. Ed è stata una scelta corretta. Le tentazioni di una politica industriale “interventista”.
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La raffica di decreti che corregge ma non riforma la Pa
22.01.16
Luigi Oliveri
Licenziamento dei fannulloni in 48 ore, trasparenza amministrativa, cambio delle regole della conferenza dei servizi, taglio delle società partecipate e dei Cda, accorpamento della Forestale nei Carabinieri: i nuovi decreti sulla Pa più che una vera riforma sono correttivi necessari. -
I paesi penalizzati dal greggio a prezzo di saldo
22.01.16
Marzio Galeotti e Alessandro LanzaDal 2014 il prezzo del petrolio è in continuo calo. I paesi consumatori possono ricavarne qualche vantaggio, ma per i produttori le conseguenze iniziano a farsi sentire. E se alcuni hanno riserve di valuta per affrontare i deficit, più preoccupante è la situazione del Venezuela. O della Russia.
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L’irrequieta Arabia Saudita
22.01.16
Rony Hamaui
L’Arabia Saudita si sente economicamente debole e politicamente isolata. Ma la crisi potrebbe essere foriera di un vero cambiamento. Le prime avvisaglie sarebbero nei tagli a spesa pubblica e sussidi alla benzina e in alcune parziali privatizzazioni. Buone notizie per il futuro della regione? -
Come è cambiato il mercato del lavoro dopo il Jobs act
21.01.16
TortugaCol Jobs act i contratti a tempo indeterminato sono cresciuti in modo netto, senza però un analogo aumento dei posti di lavoro. Questo dovrebbe comportare benefici su produttività e crescita. L’incognita è il comportamento dei datori di lavoro alla scadenza dei tre anni di decontribuzione.
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Comuni più liberi di spendere
22.01.16
Claudia Ferretti e Patrizia LattaruloLa legge di stabilità prevede un allentamento dei vincoli sui bilanci dei comuni. Significativi il superamento del patto di stabilità interno e il rinvio delle norme sul pareggio di bilancio. Ulteriori risorse per l’edilizia scolastica. Ma l’intervento è transitorio e sul futuro resta l’incertezza.
Buffon: “Il Napoli è da titolo, fase offensiva tra le migliori d’Europa!”
Gianluigi Buffon, portiere della Juventus e della Nazionale Italiana, ha rilasciato una lunga intervista alla Gazzetta dello Sport: “La Juve è tornata la grande favorita per tutti? Lo dicevano anche quando eravamo più lontani in classifica, e mi veniva da sorridere. Bello e gratificante constatare quanto rispetto e timore sappiamo incutere, ma credo che a un certo punto del campionato tutto fosse nelle mani delle nostre rivali. Credo che in caso di scudetto bianconero saranno in molti a doversi mangiare le mani. Detto questo, la strada è lunga e i giochi restano aperti. Napoli o Inter, quale la rivale numero uno nella corsa scudetto? Sono sullo stesso livello, a maggior ragione in un campionato tanto equilibrato, con la testa della classifica che cambia quasi ogni domenica. L’Inter è senza coppe, cosa che incide tantissimo nell’economia di un campionato. Il Napoli è squadra rodata, ha una fase offensiva fra le migliori in Europa e grazie all’ottimo Sarri ha ora grandi certezze anche in difesa. Il Napoli è da titolo”.
Curva A a rischio chiusura per Napoli-Empoli
Curva A a rischio chiusura per la partita del 31 gennaio contro l’Empoli. La notizia, riportata dall’edizione odierna del Corriere dello Sport, arriva dall’Osservatorio Nazionale sulle manifestazioni sportive. La decisione potrebbe arrivare a causa di presunte intemperanze di una parte del tifo azzurro in occasione della partita contro l’Inter. Un gruppo di tifosi – stando a quanto si legge sul quotidiano – avrebbe provato a sfondare i cancelli del settore ospiti per entrare in contatto con i sostenitori dell’Inter. Oggi arriverà la sentenza. A questo è dovuta, evidentemete, la sospensione della vendita dei biglietti per la gara di cui ha fatto sapere ieri il club azzurro.
E’ il giorno di Grassi: Giuntoli chiude il primo acquisto
Dovrebbe essere oggi il giorno buono, per il Napoli, affinchè possa essere ufficializzata un’operazione di mercato: secondo quanto riportato dai colleghi de Il Mattino, l’incontro tra il direttore sportivo Cristiano Giuntoli e i dirigenti dell’Atalanta ha confermato la chiusura dell’affare che porterà in azzurro il centrocampista 20enne Alberto Grassi. Contratto di quattro anni e mezzo da circa tre milioni e mezzo di euro netti totali (ingaggio base di 800mila euro con bonus legati alle presenze e agli obiettivi raggiunti) ed una valutazione del cartellino tra parte fissa e bonus che sfiora i dieci milioni. Secondo il Mattino, il Milan mercoledì aveva presentato al DS orobico Sartori un’offerta quasi pari a quella del Napoli ma ormai il presidente Percassi aveva preso un impegno con il club partenopeo: Grassi era già stato ceduto lunedì scorso agli azzurri.
Notte di soccorsi per la Guardia costiera: 2 diportisti salvati al largo di Pantelleria.
Nel Canale di Sicilia Nave Dattilo impegnata nel soccorso a migranti.
Per tutta la notte, la Guardia Costiera è stata impegnata nelle ricerche di 2 diportisti italiani, naufragati al largo delle coste siciliane. I 2 uomini, uno originario della Sicilia e l’altro del Veneto, erano partiti ieri sera dalla Tunisia a bordo di un’imbarcazione a motore di 20 mt. circa diretti a Pantelleria, quando la loro unità, per cause ancora da accertare, è affondata velocemente. Rifugiatisi su un piccolo gommone, poco dopo le 20 sono riusciti a lanciare l’allarme con il proprio cellulare alla Capitaneria di porto di Palermo che, dopo aver assunto il coordinamento delle operazioni, ha inviato in soccorso la motovedetta CP 301 di stanza a Pantelleria.
Le ricerche, rese particolarmente difficili dall’oscurità e dalla mancanza di elementi necessari alla localizzazione del gommone, si sono concluse intorno alle 3 di questa notte, quando a circa 20 miglia ad ovest dell’isola di Pantelleria, la motovedetta della Guardia costiera ha raggiunto e salvato i 2 naufraghi ormai in balia delle onde. Per le ricerche si è rivelata utile un’applicazione presente sul cellulare di uno dei diportisti, i cui dati, riferiti alla distanza dalla costa, sono stati condivisi con la Capitaneria di porto al fine di individuare più rapidamente i naufraghi.
Dalle prime luci dell’alba, invece, la Centrale Operativa della Guardia costiera a Roma del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, è impegnata a coordinare i soccorsi a 8 gommoni carichi di migranti, in difficoltà al largo delle coste libiche. Sul posto è stata inviata la Nave Dattilo della Guardia costiera che al momento ha già tratto in salvo 359 persone da 3 diversi gommoni. Nelle operazioni di soccorso è impegnata anche Nave Fiorillo della Guardia costiera.
Juve Stabia sempre sconfitta a Lecce. Tutti i precedenti (video)
Lecce e Stabia, si sono affrontate in gare di campionato al “vecchio stadio Carlo Pranzo” di Lecce tre volte, la squadra stabiese, non ha mai vinto, lo score recita di una sconfitta e due pareggi. Vediamo nei dettagli tutti i precedenti:
– 1949 / 1950– Campionato Nazionale di serie C girone ‘ D ‘
12 marzo 1950 – 6° giornata di ritorno: LECCE – STABIA 3 – 0 le reti dei salentini di Silvestri, Bicego e Cardinali.
– 1950 / 1951 – Campionato Nazionale di serie C girone ‘ D ‘
17 dicembre 1950 – 13° giornata d’andata: LECCE – STABIA 1 – 1 rete dei giallorossi di Bislenghi e pareggio dei gialloblù con l’attaccante Gaspare PARVIS.
– 1952 / 1953 – Campionato Nazionale di serie C girone ‘ D ‘
8 marzo 1953 – 7° giornata di ritorno: LECCE – STABIA 1 – 1 (arbitro Fumagalli di Milano) rete stabiese al primo minuto con il centrocampista GATTI, pareggio leccese nella ripresa con con Bislenghi.
Lecce e Juve Stabia, si sono affrontate in gare di campionato allo stadio ”Via del Mare” di Lecce quattro volte, e in tutti e quattro gli incontri, le vespe ne sono uscite sconfitte. Vediamo nei dettagli i quattro precedenti:
– 1972 / 1973 – Campionato Nazionale di serie C girone ‘ C ‘
21 gennaio 1973 – 18° giornata d’andata: LECCE – JUVE STABIA 4 – 0 (arbitro Lenardon di Siena) il poker salentino si consumò con le reti di Ferrari a fine primo tempo e negli ultimi dieci minuti della ripresa con Fiaschi, Fortunato e Carella.
– 1973 / 1974 – Campionato Nazionale serie C girone ‘ C ‘
18 novembre 1973 – 10° giornata d’andata: LECCE – JUVE STABIA 1 – 0 (arbitro Crista di Livorno) match winner dei pugliesi del sud, fu Materazzi su calcio di rigore a metà del secondo tempo.
– 1995 – 1996 – Campionato Nazionale di serie C1 girone ‘ B ‘ ( video )
28 gennaio 1996 – 3° giornata di ritorno: LECCE – JUVE STABIA 2 – 0 (arbitro Mauro Alban di Bassano del Grappa) giallorossi in gol una volta per tempo, rispettivamente con De Patre e Russo.
– 2014 – 2015 – Campionato Nazionale di Lega pro girone ‘ C ‘
6 marzo 2015 – 9° giornata di ritorno: LECCE – JUVE STABIA 1 – 0 (arbitro Valerio Marini di Roma 1) gol vittoria dei salentini a nove dalla fine con Lepore.
Giovanni MATRONE
Water… Ligt (Lo Piano Santarossa)
Un mese fa Matteo Renzi, aveva dichiarato che il nostro Paese e’ in continua crescita, e che le Banche, colonne portanti del nostro sistema finanziario, nonostante i loro continui e ripetuti crolli nella borsa, possedevano i giusti requisiti e una forte Water Ligt (tenuta stagna), in poche parole, non erano dei colabrodi.
Quell’intreccio tra politica, misteri e dolori privati FEDERICO VARESE*
L’inchiesta sulla morte di Sasha Litvinenko è un trionfo della giustizia inglese. Chi ha seguito giorno per giorno i lavori di questo tribunale sui generis ha ammirato la trasparenza, la professionalità e la cautela del giudice, degli avvocati e dello staff della Corte Suprema.
Il verdetto è inoppugnabile: due agenti – Dmitry Kovtun e Andrei Lugovoi – hanno avvelenato l’ex spia russa.
L’ordine di uccidere – scrive il magistrato – è partito «probabilmente» dal capo dei servizi segreti russi, con l’approvazione del Presidente Putin.
Dietro questo verdetto-bomba, che oggi è sulle prime pagine di tutti i giornali, si cela uno sforzo titanico per accertare la verità, in nome e per conto dei cittadini del Regno Unito.
Seguire l’inchiesta è stata un’esperienza istruttiva, dolorosa e a tratti divertente. Chiunque poteva accedere a quell’aula di tribunale di media grandezza in un’ala secondaria e remota della Corte Suprema, un palazzone in stile neogotico nel cuore di Londra. Le udienze iniziavano verso le dieci di mattina e continuavano nel pomeriggio, con una breve pausa per il pranzo. All’ingresso dell’aula, lo staff chiedeva allo spettatore se era pubblico o stampa. Il «pubblico» veniva fatto accomodare nelle prime file, proprio a ridosso degli avvocati. Per mesi abbiamo visto sfilare davanti ai nostri occhi Marina Litvinenko e il figlio Tolya, diplomatici, studiosi, poliziotti, medici, scienziati, manager di hotel e di bordelli. Le testimonianze dei membri del servizio segreto inglese venivano rese a porte chiuse, ma il pubblico poteva seguirle da una stanza adiacente. Due schermi permettevano di leggere in tempo reale tutti i documenti dell’inchiesta e la trascrizione di ogni parola pronunciata in aula. Per chi ama la microstoria, non ci poteva essere esperienza più intossicante. Centinaia di persone e le risorse di diversi Stati e agenzie internazionali si sono mobilitate per ricostruire un evento singolo, la morte di un uomo. Più si zumava su un fatto, più la verità sembrava sfuggire, e maggiore era lo sforzo per non lasciarsi scappare un brandello di certezza accumulata dopo mesi di lavoro. In questo caso, il giudice e lo storico sembravano essere la stessa persona.
La comunità di spettatori fissi che si era formata dopo mesi di udienze – composta da funzionari d’ambasciata, spie in erba, giornalisti e curiosi – non è riuscita a trattenere le risate di fronte alla figura di Dmitry Kovtun, uno dei sicari. Dmitry, cresciuto nello stesso quartiere di Mosca di Andrei Lugovoi e come lui figlio di un ufficiale dell’esercito, è stato descritto come un fallito e un alcolizzato. Militare in Germania dell’Est, nel 1991 ricevette l’ordine di trasferirsi nel Caucaso. Senza alcuna intenzione di rischiare la pelle in Cecenia, Kovtun disertò e chiese asilo politico in Germania Ovest, insieme alla giovane moglie. «Dmitry era un alcolizzato, incapace di portare a termine qualsiasi compito complesso», racconta l’ex consorte Inne Hohne. Passava le sue giornate nel quartiere a luci rosse di Amburgo e sognava di diventare un attore di film porno, ma per sbarcare il lunario faceva lo spazzino. Trovò poi un lavoro come lavapiatti in un ristorante italiano di Amburgo, «Il Porto». Messi da parte i sogni di grandezza filmica, lavorò al «Porto» dal 1996 al 2001. Grazie ad un’amnistia per i disertori, tornò in Russia e si rimise in contatto con Lugovoi, che lo assunse nel 2003.
Amburgo rimane uno snodo cruciale di questa storia. Kovtun ripasserà da lì nell’ottobre del 2006, diretto a Londra per portare a termine la sua missione (era il terzo tentativo). Il 30 ottobre 2006 Kovtun esce a cena con l’ex manager del ristorante «Il Porto» e, tra una portata e l’altra, gli confessa: «Sto andando a Londra per avvelenare Litvinenko». Kovtun cerca un cuoco nella capitale inglese che lo possa aiutare a mettere il polonio nel cibo del suo obiettivo. È difficile immaginare un agente segreto più indiscreto, stupido e vanitoso. Ma le operazioni si giudicano dai risultati e Litvinenko è morto.
Dopo la farsa, dopo le complesse spiegazioni scientifiche sulle tracce di polonio ritrovate in mezza Europa, dopo i racconti sulle prostitute frequentate dai due sicari a Londra, la nostra piccola comunità di spettatori per un giorno ha smesso di prendere appunti. Avevamo di fronte un bel ragazzo di vent’anni, vestito alla moda, con il tipico accento londinese dei giovani di oggi. Dopo la geopolitica e la criminologia, abbiamo ascoltato il dolore di un figlio. «L’ultima volta che ho visto mio padre, mi disse: “Se mi succede qualcosa, occupati di tua madre e cerca di essere una persona buona”. Il giorno dopo è mancato. Non ho potuto dirgli addio». In quell’udienza, la grande storia si trasformò nella tragedia di un uomo.
* Federico Varese è un criminologo e insegna alla Oxford University. Ha seguito in aula numerose udienze del processo e il suo libro «The russian mafia» (Oxford University Press, 2005) è stato inserito fra gli atti del dibattimento / lastampa
Acqua di Colonia. MASSIMO GRAMELLINI*
Secondo l’autorevole parere di un imam di Colonia, Sami Abu-Yusuf, la responsabilità delle violenze di Capodanno non sarebbe da attribuire ai maschietti che intimidivano e palpeggiavano, ma alle indigene che li provocavano andandosene in giro mezze nude e intrise di profumo. Rimango un ostinato fautore del dialogo, però vorrei che qualche illuminato ci spiegasse come si fa a dialogare con un troglodita che considera demoniaca la femminilità e vorrebbe estirparne ogni traccia, almeno in pubblico. Uno che, pur vivendo in Germania da decenni, non ha mai compiuto un solo passo verso la cultura che lo ha accolto, comportandosi nei fatti come un invasore arrogante e ottuso. Chiunque di noi, quando va all’estero anche solo per un giorno, si sforza di adeguarsi al contesto. A questo imam, invece, del nostro contesto non importa un fico. Ci considera una massa di degenerati e si rifiuta di prendere in considerazione la possibilità che una ragazza in Occidente si vesta come le pare e si profumi quanto le pare perché è un suo diritto farlo, senza doversi preoccupare delle reazioni ormonali che le sue scelte estetiche produrranno sui maschi irrisolti e frustrati.
La donna di Colonia potrà essere provocante, ma non è provocatoria. Si prende la libertà che il suo mondo le consente. E il suo mondo gliela consente in quanto libertà condivisa, che migliora la qualità del vivere di tutti. È una conquista recente, parziale, ancora molto fragile e proprio per questo non trattabile. Chi non è disposto ad accettarla va accompagnato alla porta con una boccetta di profumo come ricordo.
La crescita passa dall’istruzione EMANUELE FELICE*
I primi decreti sulla pubblica amministrazione sono positivi e importanti. E di portata storica, dato che la materia è oggetto di tentativi di riforma da più di vent’anni. Si discuterà molto sul licenziamento in tronco dei dipendenti assenteisti, che rischia di oscurare altri punti di minore impatto mediatico, ma davvero cruciali per la nostra economia: le procedure di semplificazione per la realizzazione delle grandi opere e degli investimenti produttivi, con la creazione di un solo ufficio per il rilascio dell’autorizzazione e lo snellimento delle conferenze dei servizi; le norme sulla trasparenza e il diritto alla conoscenza, che oltre a migliorare la performance delle amministrazioni servono a rinsaldare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.
Su questi aspetti i decreti non hanno tradito l’impostazione originaria della riforma, come speriamo non lo facciano gli altri tasselli di quest’ampio progetto che devono ancora arrivare: quelli, ugualmente fondamentali, sulla dirigenza unificata (Stato, regioni, enti locali) e sulla Scuola di amministrazione.
Per capire l’importanza di tutto ciò, occorre partire da un dato incontrovertibile: il declino dell’Italia.
È un declino che dura da almeno quindici anni, con radici che affondano nelle politiche degli Anni Settanta e Ottanta. E bisogna aggiungere che la ripresa, in corso ma incerta, non esclude affatto il declino: si torna a crescere, ma a tassi inferiori alla media Ocse. Perché avviene questo? Perché il Belpaese è rimasto indietro nelle condizioni fondamentali dello sviluppo. Fra queste, centrale è l’efficienza delle istituzioni e, in particolare, del sistema amministrativo: determina modalità e costi di realizzazione delle grandi opere (ne discende quindi la carente dotazione infrastrutturale del nostro Paese); incide sull’efficacia dei controlli e per questa via, ad esempio, anche sulla performance del sistema bancario, motivo di così forte preoccupazione in questi giorni; include il funzionamento della giustizia civile e penale, che vede da noi tempi doppi o tripli rispetto a tutti gli altri Paesi avanzati (a parità di spesa), tempi che scoraggiano gli investimenti internazionali e incentivano illegalità e malaffare; si riflette per questi e altri canali nei livelli di corruzione, percepiti e reali, che accomunano l’Italia ai Paesi sottosviluppati.
A questa situazione negli ultimi vent’anni non si è messo mano essenzialmente per responsabilità della politica (lo stesso motivo per cui siamo finiti ultimi anche nei diritti civili). Ora però bisogna riconoscere a Renzi grande attivismo: una riforma istituzionale senza precedenti nella storia della Repubblica (pur se tutt’altro che perfetta), che renderà meno farraginosa l’azione di governo, e queste nuove norme sulla pubblica amministrazione. Entrambi sono interventi di lungo respiro: incidono poco sulla crescita di questi mesi, molto su quella futura. Pongono le condizioni per evitare il declino.
A tale scopo, vi è però un’altra area in cui urge operare. È il sistema di istruzione e ricerca, dove pure tutte le statistiche ci inchiodano agli ultimi posti fra i Paesi avanzati. Qui va detto che la Buona scuola di Renzi, pur tornando ad aumentare finalmente le risorse, non ha sortito gli effetti sperati (nemmeno in termini di consenso). Il principale problema è il divario Nord-Sud, un divario esteso dagli asili all’università e che la maggiore autonomia di questi anni tende ad aumentare, anziché ridurre: in un contesto fortemente deteriorato quale è il Mezzogiorno, la discrezionalità si rivela controproducente, perché concede più potere alle élite clientelari e le rinsalda nei loro fortini – ed è una costante di tutta la storia d’Italia. Occorre pensare a come porvi rimedio, garantendo adeguate risorse ma sulla base di criteri nazionali (e internazionali, per le università); cioè una strada molto diversa da quella seguita finora. E inoltre bisogna potenziare la cultura scientifica. Vincere questa sfida significa dare all’Italia la seconda gamba su cui ripartire.
*lastampa
UFFICIALE ISCHIA: ”NELLO DI COSTANZO E’ IL NUOVO ALLENATORE”
La Società Sportiva Ischia Isolaverde comunica di aver affidato la guida tecnica della prima squadra a Nello Di Costanzo, che ha sottoscritto un contratto fino al 30 Giugno 2016.
Di Costanzo, nato a Roma il 26 Luglio 1961, da giocatore veste le maglie della Primavera di Milan e Napoli con il quale vince uno scudetto di categoria. Nel 1990 appende le scarpette al chiodo dopo aver calcato i campi da gioco con le casacche di Gladiator, Turris e Afragolese.
La sua prima esperienza in panchina è con la Viribus Unitis. Con la società di Somma Vesuviana in pochi anni scala le categorie regionali fino a raggiungere la promozione in Serie D. Dopo una breve esperienza con la Palmese e unfugace ritorno alla Viribus Unitis ( conclusosi con un secondo posto), nella stagione 2001-2002 ottiene con il Gladiator la promozione in Serie C2. L’anno successivo viene chiamato dal Benevento, dove vi rimane per due annate. Nelle stagioni 2004-2005 e 2005-2006 riesce ad ottenere due promozioni in C1 con Juve Stabia e Venezia. Nel secondo anno con i veneti perde i play off per la promozione in Serie B contro il Pisa di Piero Braglia. Grazie alla brillante esperienza in laguna viene ingaggiato dal Messina (Serie B) con il quale ottiene un agevole salvezza. Nelle due stagioni successive siede sulle panchine di Ascoli e Padova. Nelle ultime annate è sempre subentrato a campionato in corso: nel febbraio 2012 torna in panchina con il Barletta (Prima Divisione), poi Carrarese (Prima Divisione), Aversa Normanna (Seconda Divisione) e nella scorsa stagione Messina.
Ai verdiniani tre vicepresidenze di Commissioni. Minoranza Pd in rivolta: “Renzi chiarisca in Aula”
Dopo il sì alla riforma costituzioni grazie i voti di Ala, il gruppo dell’ex fedelissimo di Berlusconi riesce a piazzare Longo (Finanze), Langella (Bilancio) e Compagnone (Difesa). Ma il premier-segretario respinge le accuse: «Verdini non è entrato in maggioranza»
Dopo l’appoggio decisivo al ddl Riforme costituzionali, Denis Verdini passa all’incasso. Il gruppo Ala si prende infatti tre vicepresidenze di commissione assegnate al Senato, in quota di maggioranza. Eva Longo, Pietro Langella e Giuseppe Compagnone sono infatti stati eletti vicepresidenti, rispettivamente, delle commissioni Finanze, Bilancio e Difesa. Un’elezione che, per le opposizioni, certifica di fatto l’ingresso di Ala nella maggioranza.
Ma il premier, intervenendo a Porta a Porta, prova a smontare la polemica. «Verdini non è entrato in maggioranza», dice Renzi aggiungendo che «la maggioranza costituzionale è sempre più ampia di quella politica, tutte le volte che votiamo sulle riforme ci sono maggioranze un po’ diverse. Non vedo la notizia».
L’accordo è stato raggiunto poco prima dell’ora di pranzo in un colloquio tra il capogruppo del Pd Luigi Zanda e lo stesso Verdini. Ma la polemica è partita. La minoranza Pd insorge. «Forse è il caso che Renzi ci dica se esiste una nuova maggioranza politica che sostiene il governo e che comprende anche Verdini. Se è così si deve aprire un dibattito pubblico e in Parlamento», dice il deputato dem Roberto Speranza. Stessa lettura fornita anche da Forza Italia, che con Brunetta chiede al premier di ufficializzare l’ingresso di Verdini in maggioranza con un passaggio al Quirinale.
Con 3 vice presidenze nelle Commissioni del Senato @matteorenzi affilia ufficialmente Ala al Pd e al governo #nuovamaggioranza
«Prendiamo atto dell’ingresso di Ala in maggioranza. Non avevamo dubbi al riguardo e oggi», rincara Paolo Romani, capogruppo di Forza Italia in Senato. Ben diversa la lettura fornita dal capogruppo di Ala Lucio Barani: «Con una decisione anti-democratica siamo stati esclusi» da un accordo sulle vicepresidenze in quota opposizione «dalle altre minoranza. La maggioranza ha sanato questa decisione». Gaetano Quagliariello, da poco fuoriuscito da Ncd, la butta in versi su Twitter:
La maggioranza sai e’ affiliazione – Tu voti per cambiar Costituzione – Il giorno dopo vinci premio in Commissione…
IL BLITZ DI MATTEOLI
Alla presidenza della Commissione Trasporti e Infrastrutture, invece, viene confermato a sorpresa Altero Matteoli (Forza Italia), che ha battuto il candidato della maggioranza, l’autonomista Vittorio Fravezzi. Per il primo 12 voti, tra cui quelli di Sel e M5S, per il secondo 9. Come vicepresidenti sono stati confermati Stefano Esposito (Pd) e Massimo Cervellini (Misto-Sel). All’uscita della Commissione, Andrea Cioffi ha riferito il voto a favore di M5S per Matteoli «perché è stato un bravo presidente ed è stato garante della maggioranza e dell’opposizione. Ha fatto bene il suo lavoro. Non c’è – ha assicurato – nessun motivo politico».
LE ALTRE COMMISSIONI
Alla Giustizia esce un esponente di Forza Italia, Nitto Palma, per far posto a Nino D’Ascola (Ncd). D’Ascola è stato eletto alla seconda votazione con 14 voti contro i 7 del senatore della minoranza Pd Felice Casson, poi eletto con 11 voti vicepresidente assieme a Maurizio Buccarella del M5s.
I senatori del Pd Mauro Maria Marino e Giorgio Tonini sono stati confermati presidenti, rispettivamente, delle Commissioni Finanze e Bilancio del Senato. La conferma è giunta con 18 voti favorevoli in ciascuna Commissione. I senatori verdiniani di Ala Eva Longo e Pietro Langella sono stati eletti vicepresidenti in quota maggioranza. Per l’opposizione la carica di vicepresidente è stata assegnata a maggioranza ai senatori di Fi Franco Carraro (Finanze) e Andrea Mandelli (Bilancio).
Pier Ferdinando Casini è stato confermato alla presidenza della Commissione Esteri del Senato .Vicepresidenti sono stati confermati Paolo Corsini (Pd) e Peppe De Cristofaro (Sel); segretari sono risultati Antonio Razzi (Fi) e la “new entry” Francesco Maria Amoruso (Ala).
Anna Finocchiaro, senatrice Pd, è stata confermata alla presidenza dellaCommissione Affari Costituzionali. Vice sono i senatori Salvatore Torrisi di Ap e Claudio Fazzone di Ap. Segretari saranno Manuela Repetti (Ala) e Nicola Morra (M5S).
Massimo Mucchetti, esponente della minoranza del Pd, è stato rieletto con 19 voti presidente della Commissione Industria del Senato. Come vicepresidenti sono stati eletti la senatrice Paola Pelino di Fi (11 voti) e Aldo Di Biagio di Ap (nove voti).
Il senatore di Area popolare Ncd-Udc, Roberto Formigoni è stato confermato con 18 voti alla guida della presidenza della Commissione Agricoltura del Senato. Come vicepresidenti sono stati eletti la senatrice del Pd Leana Pignedoli con 13 voti, e la senatrice di M5S Elena Fattori con 5 voti.
Maurizio Sacconi (Ap) è stato rieletto presidente della Commissione Lavoro del Senato. Per lui 19 preferenze su 22. Come vicepresidenti sono stati eletti Maria Spilabotte (Pd) con 16 voti e Nunzia Catalfo (M5S) con sei voti.
Andrea Marcucci è stato rieletto presidente della Commissione Cultura delSenato, con 19 preferenze, a cui si aggiungono due schede bianche. Vicepresidenti sono stati eletti Marco Marini (Fi) e Franco Conte (Ap).
Ivan Juric, lo slavo che insegna calcio in riva allo Jonio
Quarantotto punti frutto di quattordici vittorie, sei pareggi e due sconfitte: è questo il bottino del Crotone Calcio, squadra calabrese militante nel campionato di serie B e capolista in solitaria, dopo ventidue giornate.
Come se non bastasse, oltre a questi numeri, il team pitagorico vanta anche la seconda miglior difesa (17 reti a pari merito con il Novara, soltanto il Perugia con 16 ha fatto meglio) ed il secondo miglior attacco dell’intero torneo con 37 reti realizzate, alle spalle soltanto della schiacciasassi Cagliari che, di reti, ne ha totalizzate ben 43.
Numeri da capogiro che, se analizzati nel dettaglio, non lasciano adito a molte interpretazioni differenti; una di esse, probabilmente la più importante, è quella legata ad Ivan Juric. Si, perchè l’ex calciatore croato con un passato italiano proprio al Crotone ed al Genoa, dall’ 8 giugno è diventato ufficialmente il nuovo allenatore del Crotone subentrando, difatto, al crotonese doc Massimo Drago, una vita spesa al Crotone passando dal settore giovanile fino ad arrivare ad allenare, con risultati straordinari, la prima squadra di calcio della sua città natale.
Per Juric impresa a tratti mastodontica quella di subentrare, in quel di Crotone, ad un totem come Drago che, per undici anni della sua carriera, ha conosciuto, vissuto e respirato ad ogni latitudine e longitudine possibile soltanto i colori rosso e blu. Tuttavia, per un professionista del calibro professionale ed umano quale è Ivan Juric, fare la cosa più difficile si è rivelata come bere un bicchier d’acqua, o quasi.
Ivan Juric, croato di Spalato, si forma calcisticamente come mediano di rottura vecchio stampo, uno con l’intelligenza non soltanto nella testa ma anche nei piedi; la sua miglior qualità era quella di saper intervenire sugli avversari ed in particolar modo sui portatori di palla o costruttori di gioco con scelta di tempo perfetta. Grazie a queste qualità, a quella naturale attitudine ad essere un allenatore in campo ma, soprattutto, sotto la guida del suo maestro di calcio e vita Gian Piero Gasperini, Juric (noto anche per il suo look piratesco e per la passione per la musica metal ndr) ha saputo farsi apprezzare delle piazze di Crotone e Genoa che non lo hanno mai dimenticato.
Tuttavia, la svolta nella sua carriera arriva quando, nel lontano 2003, la sua strada si intreccia con quella del torinese Gian Piero Gasperini. Per tre anni giocatore del ”Gasperson” al Crotone e per quattro al Genoa, Ivan Juric diventa il calciatore di riferimento per il 3-4-3 spumeggiante del trainer torinese – ”Ivan è stato il giocatore che più di ogni altro ha interpretato la mia filosofia del calcio” disse di lui Gasperini. Dopo che nel 2010 Juric annuncia ufficialmente il ritiro dal calcio giocato, il croato comincia ad intraprendere la strada che lo porterà, poi, a diventare allenatore; come un allievo, Ivan Juric assorbe ogni singola goccia di sapere calcistico dal maestro Gasperini seguendolo passo passo e cominciando come assistente tecnico in quel di Milano all’Inter nel 2011; seguono le esperienze al Palermo in panchina come vice fino ad arrivare alla prima vera esperienza da allenatore nel 2013, quando Juric subentra ad Eranio alla guida della Primavera del Genoa. Segue, nel 2014, la prima esperienza ufficiale su una panchina professionistica, quella del Mantova in Lega Pro con il quale conquista una tranquilla salvezza, i sedicesimi di finale della Coppa Italia di categoria e termina il campionato come quarta miglior difesa del torneo. E’ il preludio al bel gioco che Juric, dopo tanta gavetta, finalmente riesce a mettere in pratica e così, dallo scorso 8 giugno, Ivan Juric insegna calcio in riva allo Jonio sulle orme del maestro Gasperini, uomo e figura fondamentale per la sua crescita professionale ed umana.
”Puntare innanzitutto e soprattutto sulle motivazioni – asserì Juric alla presentazione come nuovo allenatore dei pitagorici – è stato bello essere richiamato da una società in cui sei già stato, ha più valore rispetto ad altre”. Motivazioni, si proprio la parola giusta considerando la risicata salvezza dei calabresi ottenuta l’anno prima in un campionato che li aveva visti impelagati sempre nei bassifondi dopo che, l’anno prima, si era addirittura quasi sfiorata la serie A. Con il diesse Beppe Ursino, quest’anno si è deciso di puntare sulle motivazioni di quei giocatori che avevano fatto bene nello scorso girone di ritorno e, contestualmente, inserendo anche qualche giovane di qualità cercando di non ripetere gli stessi errori che hanno caratterizzato la scorsa annata sportiva del Crotone. La vittoria per 3-1 sul rullo compressore Cagliari di Massimo Rastelli, squadra costruita per risalire immediatamente in serie A, è la dimostrazione della bontà del lavoro svolto da Juric e dal suo staff fino a questo momento. Altre dimostrazioni sono arrivate direttamente dai suoi stessi colleghi, come Massimo Oddo meno di qualche mese fa che, in sede di presentazione del match fra il suo Pescara ed il Crotone di Juric, virgolettò il croato come ”un tecnico che insegna calcio”.
L’allenatore croato è uno di quelli con le idee chiare da sempre, qualità non sempre semplice da trovare oggigiorno; predilige giocare con il 3-4-3 attaccando, aggredendo alto e pressando con continuità. Le sue squadre devono essere dinamiche e devono correre per oltre novanta minuti, devono avere sempre il pallino del gioco e del possesso palla.
In sostanza, le squadre di Juric devono essere come il Crotone di Ivan Juric, lo slavo che sta insegnando calcio in riva allo Jonio per la gioia dei tifosi pitagorici.
Taiwan – Tsai Ing-wen eletta Presidente – una donna per la svolta
Questa volta era nell’aria, ma le elezioni, nonostante i sondaggi, possono riservare sorprese, e allora la neo eletta Presidente del Taiwan, Tsai Ing-wen, ha atteso la fine dello scrutinio dei voti, prima di esprimere la sua gratitudine ai cittadini che avevano creduto in lei. Ed erano tanti, le ha concesso fiducia circa il 60% dei votanti. Ha stravinto dunque la candidata del fronte indipendentista, contro l’avversario che invece ha sempre seguito una politica filo-cinese, in sintonia con l’establishment di Pechino. La neo eletta Presidente Tsai Ing-wen, di 59 anni, è la prima donna a ricoprire un ruolo rappresentativo così importante in Taiwan, e il 16 gennaio scorso, data in cui è stata eletta, resterà comunque nella storia del suo paese.
Gli americani hanno esaltato l’evento, definendolo ‘the formidable challange’- ‘la formidabile sfida’-
I cinesi non nutrono una grande empatia nei suoi confronti. Le ragioni si conoscono ormai da anni, fin dalla sua militanza nel Partito democratico progressista (Dpp), lei del resto non ha mai fatto viaggiare in incognito le sue speranze d’indipendenza totale dal gigante che circonda le isole, e che ha sempre considerato il Taiwan (o Repubblica di Cina o Formosa), una semplice provincia della Cina (o Repubblica Popolare Cinese). E’ un filo rovente sempre teso, verso le sei isole che compongono questo cosiddetto ‘Stato de facto’, che ha poco più di venti milioni di abitanti. Un moscerino, se vogliamo, nei confronti del quasi miliardo e mezzo di abitanti che popolano la grande potenza che si trova al suo fianco, ossia la Cina. I due paesi hanno in comune la lingua, e tante caratteristiche culturali.
Ma gli abitanti di Taiwan sono sempre stati fieri della loro identità, e anche coloro che non si sono mai schierati a favore dell’indipendenza, ne difendono il ruolo in quel punto asiatico estremo.
Intanto però i portavoce del governo cinese hanno già fatto sapere che gli indipendentisti non devono farsi illusioni, e farebbero bene a non avanzare ulteriori pretese, per loro diventerebbe ‘veleno’. Come dire: ‘a buon intenditor..’ Non hanno aggiunto grandi commenti sulla vittoria della leader del partito progressista – è stata segretario di partito – i cinesi non amano circonvoluzioni di parole, misurati quali sono nel parlare, ma sono lapidari quando devono trasmettere un messaggio, e anche questa volta hanno rispettato in pieno il loro stile.
Il problema è che le loro dichiarazioni rimbalzano in un muro di ostinazione, e questa vittoria ha rinvigorito il Dpp a Taiwan, risvegliando un ideale d’indipendenza che rivendicano da decenni, e che in definitiva è sempre stato un fuoco discreto sotto la cenere. Mai brandito come arma di conflitto (anche perché consapevoli dei pericoli nei quali incorrerebbero), ma nemmeno sottomessi o disposti a tollerare una sudditanza che comporti ingerenze sulla loro politica interna.
La vittoria di Tsai Ing-wen è stata quasi travolgente contro l’avversario del Kuomintang (il partito nazionalista che ha guidato il governo prima di lei), Eric Chu. Il Kuomintang comincia la sua storia nel ’49, quando un gruppo di dissidenti parte dalla Cina e si rifugia in Taiwan con il generale Chiang Kai-shek, in seguito alla guerra civile contro Mao Zedong. Nonostante i precedenti di avversione contro la Repubblica Popolare Cinese, questo gruppo politico nazionalista, nel tempo è rimasto filo-cinese, in aperto contrasto con i progressisti. I cinesi non si sono comunque mai rassegnati allo Stato ‘de facto’ in Taiwan, e hanno continuato a insidiare le isole anche con le armi, fino ai primi anni ’90.
Infine, nel corso di un incontro diplomatico, avvenuto nel ’92, i rappresentanti della Cina Popolare e Taiwan, hanno dialogato per chiarire le ragioni delle loro controversie ‘internazionali’, ma non hanno risolto i problemi di convivenza, dato che la Cina non ha accettato la separazione delle isole dal continente, e le due parti hanno concordato per l’esistenza di un solo stato cinese. Realtà che non ha poi avuto seguito tra coloro che invece, a Taiwan, aspirano a vivere in pieno il loro sogno d’indipendenza assoluta dal grande colosso.
La nuova eletta presidente Tsai Ing-wen, ha sempre dimostrato senso della realtà ed equilibrio, dovrà ora intrecciare un ordito convincente e avviare rapporti di distensione con il governo cinese, dato che, a livello di scambi commerciali, dipende in gran parte, e per ovvie ragioni, proprio dalla Cina. Indipendenza e ‘dipendenza’, dunque, che non sono semplici da scindere e avviare su percorsi separati. Poiché a Pechino, anche per una questione di vecchia ruggine, non cederanno mai alle pressioni dei progressisti che costituiscono la coalizione del nuovo presidente, non resterà che portare avanti l’aspirazione della totale autonomia, senza urtare gli umori del vicino, evitando una politica di contrasti e tensioni che davvero recherebbe solo danno agli interessi di Taiwan.
In Cina, l’elezione di Tsai Ing-wen, è stata accolta con freddezza dal governo, ma con entusiasmo dalle ‘femministe’ di Pechino, che vedono in lei una speranza di riscatto, data la poca considerazione che le donne hanno sempre avuto. Proprio le attiviste dei movimenti femminili, considerano l’evento di grande importanza e impulso, per favorire l’emancipazione e una maggiore partecipazione delle donne alla vita pubblica di uno dei paesi forse più misogini, sono pochissime infatti le presenze femminili all’interno delle istituzioni cinesi.



