Il Telegraph: “Rovine più che uno stadio ma atmosfera da sollevazione popolare”
Secondo la classifica del Telegraph lo stadio San Paolo è al sedicesimo posto tra gli impianti più passionali, nel quale c’è un tifo caldo. Al comando c’è il Signal Iduna Park di Dortmund, davanti al Mestalla di Valencia e al Camp Nou di Barcellona. Il commento è una fotografia reale di quello che è l’impianto di Fuorigrotta: «Potrebbe assomigliare più a un impianto in rovina che a uno stadio ma si capisce come il Napoli sia stato capace di mettersi tutti alle spalle alla fine degli anni 80 quando si ascoltano i suoi sostenitori nelle grida al massimo del loro volume».
Il Napoli entra d’impeto. Le vittorie di Juve e Roma caricano di responsabilità. Reagisce bene, applicando il sistema Sarri: non cede mai la palla, la gestisce guardandosi troppo allo specchio, con la vanità di chi sa attaccare in velocità. Ritmo e geometria, scatti e triangoli, scambi di posto e stop eleganti. L’incubo del Palermo dura mezz’ora, si lascia schiacciare, ma appena possibile trova in due scintille il coraggio per risollevarsi. Un contropiede di Vasquez accanto a Gilardino, subito dopo un disimpegno forbito di Struna: due attimi di luce, e passa dal terrore alla ragione. Si sarà chiesto il Palermo, già sotto di un gol per un rigore, perché mai dovesse sdraiarsi sotto la pressione di un Napoli dilagante ma autoreferenziale. Il primo tempo del Napoli è un esercizio estetico. Come se a Palermo fosse per insegnare calcio piuttosto che vincere. La coreografia dei movimenti solleva i primi dubbi: si può comandare la partita con quest’aggressione ossessiva ed essere in vantaggio solo grazie ad un rigore discusso, anche se magistrale di Higuain? Nella lussuosa confusione si disperdono Insigne e Hamsik, appannato dall’influenza. Al contrario emerge Jorginho,seguito a sinistra da Ghoulam e a destra da Allan e Callejon. Un tempo è sufficiente a Novellino per correggere il corso. Nella ripresa riordina il Palermo nel suo modulo preferito. Il 4-4-2, rieccolo, dopo aver ipotizzando un incerto 4-3-3, con l’ossidato Gilardino punta centrale, il creativo Vasquez di scorta a sinistra, più defilato ma pronto al sacrificio Quaison. Vasquez rimane, ma Novellino gli affianca un intrigante Djurdjevic, ordinando a Gilardino di correre subito a Mondello, in attesa delle brezze marine di primavera. Visto e bocciato, ormai. Si affida ora Novellino, l’indio di Montemarano, ad una difesa solida: Struna non soccombe mai a Insigne, i centrali Gonzalo e Andelkovic reggono contro l’ondivago e isolato Higuain. Pezzella sale di tono e non teme più Callejon, che Sarri deve ritirare. Prende quota anche Chochev. Sembra un Palermo diverso, più audace e insidioso, ha può cuore e più idee. Il 4-4-2 diventa nei picchi offensivi 4-1-4-1, con Vasquez vertice. Ma un’ora è abbastanza per suggerire cambi: a sinistra appare finalmente Mertens, il Napoli sposta senza speranze Insigne a destra, sottrae alle sue malinconie Hamsik inserendo David Lopez, che produce un effetto: allevia la fatica del centrocampo e della vigile coppia Albiol-Koulibaly, rafforza anche lo strapotere di Jorginho. Nella sobrietà, dopo gli eccessi retorici del primo tempo, il Napoli rimarca la sua superiorità. Nel finale entra da protagonista Sarri, imponendo la sua razionalità. Sa che deve solo vincere. Prende atto della migliore forma di Mertens a sinistra, della fase calante a destra sia di Callejon che di Insigne, li cambia uno dopo l’altro. Sarà El Kaddouri a bloccare gli spifferi che arrivano da quella parte. Come mimare un atteggiamento offensivo, in realtà il Napoli controlla tutto. Dà un giro di chiave alla vittoria. Si può discutere il rigore, l’usura di qualche elemento cardine, ma non meriti e superiorità del collettivo. Per avvicinarsi alla Juve, riesce anche ad imitarla nelle vittorie più astute. Come questa.
La settimana scorsa aveva parlato in conferenza stampa e aveva paragonato la Juventus a Eddy Merckx ed il suo Napoli al francese Bernard Thévenet. Però Maurizio Sarri, allenatore del Napoli, adesso si ritrova davanti nove partite di cui cinque casalinghe al San Paolo. Il Corriere della Sera scrive: “Fin qui in casa zero sconfitte, 11 vittorie su 14, media spaventosa di 2,57 punti alla volta, superiore anche alla Juve, 2,50. Sì, già, spiccioli. Perché non è finita finché non è finita, ma a qualcosa questo Napoli si deve pure attaccare, per crederci fino in fondo. Usando una metafora ciclistica, come piace a Sarri, al traguardo mancano 9 tornanti, 5 dei quali al San Paolo”.
E’ stato uno dei Napoli più produttivi a livello di gioco, e di possesso palla, dell’intera stagione e il Corriere della Sera paragona la squadra di Sarri al Barcellona, unica squadra in Europa che riesce a toccare percentuali così alte anche in trasferta: “Nella sua versione «Executive», solo titolarissimi, il Napoli ha quindi messo subito le cose in chiaro toccando livelli catalani di possesso palla, qualcosa come 79% nei primi 22’, quando è arrivato il gol del vantaggio su calcio di rigore concesso per spinta di Andelkovic su Albiol e realizzato da Higuain. Da lì in poi c’è stato però un rilassamento collettivo che ha evocato cattivi pensieri ai 300 tifosi arrivati dalla Campania”.
La Gazzetta dello Sport scrive su Gonzalo Higuain, autore della rete decisiva al Renzo Barbera di Palermo
“La notte del posticipo, al di là della rete, ha confermato pure la buona condizione fisica del giocatore. Da quando Aurelio De Laurentiis ne mise in discussione il peso, Higuain non ne ha più sbagliata una, rispondendo con i fatti alle critiche del presidente. Ieri sera, il Pipita s’è distinto anche per il grande dinamismo, per quella voglia di lottare che è di esempio per il resto della squadra che ha in lui il vero punto di riferimento in campo. Il suo intento, in ogni modo, è quello di entrare nella storia del Napoli. E per farlo ha a disposizione un solo modo: vincere lo scudetto che manca da 26 anni. Le premesse ci sono tutte, la sfida tecnica e psicologica con la Juve va avanti senza interruzioni. Resta da capire chi delle due cederà prima. E, soprattutto, chi tra Higuain e Dybala risulterà più determinante in questa avvincente contesa. Di sicuro, il valore del Napoli cala di botto quando il rendimento del Pipita non è regolare. In più occasioni si è avuto la conferma che senza l’apporto dell’argentino la squadra perde il 50 per cento della propria forza. Una dipendenza piacevole, comunque, anche perché la presenza in squadra di un talento simile è sinonimo di garanzia per chi, come il Napoli, vuole ritornare a vincere. Nulla è cambiato, dunque, nelle zone alte della classifica. Ancora una volta il Pipita è stato determinante. Ed il sogno continua, così come aveva chiesto Maurizio Sarri alla vigilia di questa trasferta”.
Tuttosport bacchetta severamente l’arbitro Rocchi per aver dato un rigore generoso al Napoli: “La Juve scappa? Il Napoli ricuce. Un rigore (generoso) di Higuain per risalire a -3 dai bianconeri e continuare a sognare lo scudetto. Resta, poi, l’ombra del rigore. A parti inverse il Palermo si sarebbe visto fischiato un rigore nell’abbraccio Andelkovic-Albiol? Per passare il Napoli non deve inventarsi niente, lo fa l’arbitro Rocchi che al 22′ consegna il rigore agli azzurri. Andelkovic e Albiol si abbracciano come «innamorati» in area e, siccome l’arbitro aveva già avvertito due volte il rosanero (ingenuo!), quando lo spagnolo va giù è… subito rigore. Higuain non sbaglia, 27° gol, l’undicesimo nelle ultime nove trasferte. Resta la sensazione che al Palermo potrebbe essere stato fatto un torto e c’è la sicurezza che qualcuno (il presidente Zamparini) si arrabbierà”.
Milano M5s : consultazioni online o ‘riserva’ delle primarie? L’ex candidata chiede ai militanti di appoggiare Gianluca Corrado, terzo classificato a novembre. Casaleggio ai suoi: “Lasciamo calmare le acque”
Milano M5s nel caos. L’addio alla candidatura a sindaca di Patrizia Bedori getta nel caos il Movimento Cinque Stelle, a pochi mesi dalle elezioni a Milano per la scelta del sindaco. “Ho capito di non essere tagliata per fare questo”, ha detto tra le lacrime Bedori, 52 anni, disoccupata, con un passato nel mondo delle associazioni, che aveva vinto le primarie pentastellate di novembre. “C’è una tensione pazzesca dei mass madia che è difficile da reggere per una come me”. Un “passo di lato”, come l’ha definito lei parlando davanti a un centinaio di attivisti riuniti in assemblea, che apre una serie di incognite per il partito di Grillo a Milano.
“Sarò sicuramente in lista”, ha assicurato la Bedori, che ha chiesto ai militanti di appoggiare ora la candidatura di Gianluca Corrado, l’avvocato siciliano 39enne che era arrivato terzo a novembre (il secondo classificato, aveva già annunciato il ritiro), anche se inizialmente era stato dato per favorito. “Mi sono resa conto in questi giorni che il mio ruolo nel movimento non è questo, e siccome faccio parte di una comunità, lascio il posto a un altro portavoce. Sarò al suo fianco per tutta la campagna elettorale e non farò mancare mai la mia presenza per supportarlo in questa fase difficile”. Un appello all’unità che la maggioranza dell’assemblea ieri ha accolto, anche se nel partito non manca chi chiede adesso di azzerare tutto e di ripartire con una nuova votazione online.
Ipotesi quest’ultima che però non piace a una parte dei grillini milanesi, che temono di dover avere a che fare con un candidato sconosciuto. Ecco perché si farebbe strada anche una terza ipotesi: una nuova consultazione in rete con nuovi candidati, alla quale potrebbe partecipare anche Corrado che alle primarie aveva preso solo 65 voti contro i 74 della Bedori, ma che in questo modo potrebbe partire con un discreto vantaggio sugli altri ed essere alla fine legittimato anche dalla rete. In ogni caso dovrà essere un candidato che “non soffra ogni volta che deve rilasciare un’intervista”, come ha confessato la stessa Bedori.
Questa soluzione potrebbe essere gradita anche dal direttorio del partito e da Gianroberto Casaleggio. Anche chi lo ha sentito ieri riferisce che il numero due del movimento non sarebbe andato oltre questo laconico commento: “Lasciamo che si calmino le acque a Milano poi vedremo cosa fare”. Per quanto attesa, la scelta della Bedori ha provocato uno shock dentro i Cinque Stelle. Già a gennaio si era ventilata l’ipotesi di un suo ritiro, ma dopo un colloquio con Casaleggio la Bedori aveva assicurato senza esitazioni: “Vado avanti”. Poi erano arrivate le incomprensioni.
Le accuse di scarsa partecipazione. Di non saper comunicare e “bucare” il video. Fino all’implacabile bocciatura anche del premio Nobel Dario Fo, da sempre vicino al movimento, che si era detto “molto preoccupato”. La situazione è quindi nuovamente precipitata venerdì, quando nel corso di una riunione con gli stessi militanti presenti ieri in un appartamento di via Barilli, nella periferia Sud, la Bedori aveva preannunciato: “Io mollo”.
/ larepubblica / Milano M5s nel caos cerca un altro candidato ANDREA MONTANARI *
Tanti palloni giocati per il centrocampista del Napoli Jorginho: nel primo tempo ha chiuso con 70 passaggi completati su 76 tentati, nell’intero match è arrivato a 152 su 164 con un Palermo che, mettendo assieme i quattordici giocatori in campo, ne ha sommati soltanto 46 in più. Una grande prestazione: “Divide con Jajalo quell’appezzamento di terreno, del quale si impadronisce: gioca una enormità di palloni, magari scolastici, ma utili, sino a quando non può verticalizzare, per divertire in una ripresa sontuosa”.
Graziano Cesari, ex arbitro e moviolista di Mediaset Premium, ha commentato così l’episodio del penalty fischiato al Napoli contro il Palermo: “Rocchi, che aveva già avvertito i difensori rosanero, indica a Sorrentino che sono due i falli commessi in area, uno su Albiol e uno su Higuain. Penalty ineccepibile e netto”. Lo spagnolo accentua la caduta con esperienza dopo essere stato trattenuto, ma al centro dell’area proprio nello stesso attimo c’è un fallo sul Pipita evidente. La Ssc Napoli ha pubblicato due scatti (guarda le immagini in allegato realizzate da Italo Cuomo).
Walter Novellino, allenatore del Palermo, ha parlato a Radio 1 Rai durante “Radio Anch’io Sport: “Ho parlato con Zamparini dopo la partita, mi ha detto che siamo stati bravi in fase difensiva e a centrocampo. Il presidente va saputo prendere, inizialmente va fatto sfogare. È normale che c’è delusione, lui ha investito molto in questa squadra. Lavorando possiamo uscire da questo momento. Il presidente in questo momento è dispiaciuto. Bisogna dire una cosa: inizialmente il fallo l’aveva fatto Albiol se guardiamo bene. Il Napoli ha grandi giocatori però mi scoccia prendere gol in queste situazioni, ho rivisto l’azione stanotte e Albiol è stato bravo a trascinare Andelkovic. Questo mi dispiace perché quel gol ha dato una visione diversa della partita”.
La Gazzetta dello Sport analizza la vittoria di Palermo.
La rincorsa continua. La speranza resta. Higuain raggiunge se stesso e si lancia verso traguardi impensabili chiamati Angelillo e Nordahl. Sembra di sentirlo, Sarri: continuiamo a non guardare la Juve, chi la guarda resta una testina. Andiamo avanti così, per la nostra strada. Il Napoli resta a distanza di una partita, a un soffio di vento. La Juve non sbaglia, ma hai visto mai. Non la considerate. Il Napoli inanella un’altra trasferta vittoriosa, l’ottava. Soltanto una squadra ne ha conquistate di più (10), inutile dire quale. Ma non la nominate. Per il Palermo non finisce come a Udine, ma quasi. Nessun confronto duro giocatori-tifosi, quei pochi tifosi. Ma un’ondata di fischi sì. Eppur qualcosa si muove. Il Napoli è stato padrone del campo fin dall’inizio, con un gioco veloce e di prima piacevole ma non schiacciante. A parte un’occasione che Insigne si è creato da solo rubando palla a un Gonzalez in sonno (bravo Sorrentino), il Napoli è riuscito a passare grazie al fischio di Rocchi, che punisce con il rigore una trattenuta di Andelkovic ad Albiol sugli sviluppi di un calcio d’angolo. Anche se la strattonata è reciproca. Così è arrivata la sentenza di Higuain, che eguaglia il suo record personale di 27 reti in un campionato firmato da giovane a Madrid. Il Napoli è un’orchestra in movimento perpetuo, che conquista il 90 per cento delle seconde palle. Un’orchestra ben diretta da Jorginho, che non ha sbagliato un pallone. L’italo-brasiliano con Sarri ha dimenticato la stagione grigia con Benitez. Se vogliamo trovargli un difetto per questa tranquilla nottata, è la poca cattiveria sotto porta. Comunque, rigore dubbio a parte, non c’è nessun dubbio che la vittoria sia meritata.
Palermo – Napoli: Guarda le foto realizzate dal nostro fotografo Giovanni Somma, che ci racconta così la vittoria del Napoli con il Palermo allo Stadio “Favorita”.
Davanti a circa 30000 spettatori Il Napoli di Sarri vince di “rigore” la gara con i siciliani e si riporta a tre punti dalla capolista Juventus che aveva battuto venerdi il Sassuolo, aspetto più importante tiene a debita distanza la Roma di Spalletti che conquista l’ottava vittoria consecutiva e insidia il secondo posto occupato dal Napoli.
Il Napoli riesce con il minimo sforzo grazie al rigore di Higuain, che eguaglia il suo record di gol stagionali, a conquistare l’intera posta in palio in una partita in cui i partenopei sono apparsi però troppo superficiali e poco concreti.
Exomars – Accesi i motori, il razzo Proton è partito dalla base di Baikonur. E’ la prima fase della missione Esa-Roscosmos, che andrà alla ricerca di tracce della presenza di vita, presente o passata, sul pianeta rosso. L’astronauta Vettori: “opportunità unica per capire il nostro vicino di casa”. Matteo Renzi: “questa è l’Italia di cui siamo orgogliosi”
Exomars, è partita la missione. Alle 10:31 italiane nella base russa di Baikonur, nel Kazakhstan, si sono accesi i motori del razzo Proton, sul quale si trovano la sonda che per sette anni resterà nell’orbita marziana e il modulo di discesa dedicato all’astronomo italiano Giovanni Schiaparelli. Quando la sonda lo rilascerà, in ottobre, il modulo comincerà una spettacolare discesa attraverso l’atmosfera marziana, imbattendosi in una tempesta di sabbia, e sarà il primo veicolo italiano a posarsi su Marte.
Nata dalla collaborazione fra l’Agenzia spaziale europea (Esa) e quella russa Roscosmos, la missione ExoMars, che segna il ritorno dell’Europa su Marte a dodici anni dal lancio di Mars Express, è organizzata in due fasi: la prima è quella che parte oggi con la sonda e il modulo Schiaparelli per raccogliere dati su eventuali spie della presenza di vita presente o passata, come il metano, e per dimostrare la capacità dell’Europa di atterrare su Marte. Uno degli aspetti chiave della missione è infatti quello di acquisire e mostrare la capacità e la tecnologia europea per atterrare sul pianeta rosso ed esplorarne la superficie con un apposito rover capace di analizzare anche il sottosuolo, prelevare campioni e compiere analisi “in diretta”.
La sonda consentirà le comunicazioni con la Terra sia in questa prima fase, sia nella seconda fase, prevista nel 2018 con un rover che si sposterà su Marte e ne perforerà il suolo fino alla profondità di due metri con un trapano italiano.
L’Italia è in prima linea nella missione: l’Associazione spaziale italiana (Asi) è infatti il principale finanziatore della missione, alla quale partecipa con 350 milioni di euro, pari al 32% del valore complessivo di 1,3 miliardi per entrambe le fasi. E anche la tecnologia parla italiano, con Finmeccanica e Thales Alenia Space Italia (Thales-Finmeccanica), alla quale l’Esa ha affidato la leadership di entrambe le missioni e la responsabilità complessiva di tutti gli elementi. Importante anche il contributo scientifico dell’Italia, con Istituto nazionale di astrofisica (Inaf), Università di Padova e Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn).
Vettori: “grande opportunità per capire il nostro vicino di casa”. Per l’austronauta italiano Roberto Vettori è “una grande opportunità per capire il nostro vicino di casa, il pianeta rosso”. Dopo la partenza di Proton questa mattina, l’appuntamento successivo sarà tra otto mesi l’appuntamento successivo, quando la sonda si avvicinerà al pianeta rosso e comincerà la manovra di rallentamento per atterrare, una fase molto delicata della missione. Exomars “è l’opportunità di portare la civiltà al di fuori della terra dove siamo nati, un’opportunità unica”. Anche se, rileva l’austronauta, immaginare la vita dell’uomo su Marte al momento è difficile perché il viaggio è molto lungo. “Sono circa 6 mesi, bisogna aspettare sistemi propulsivi che consentano di ridurre i tempi di viaggio – conclude – e non è immediatamente evidente il tempo necessario per svilupparli”.
larepubblica / Il giorno di Exomars, partita la missione europea su Marte
Zimbabwe – Si tratta di due padovani: Claudio Chiarelli di 50 anni e Massimiliano di 20. L’uomo faceva la guida nei safari. L’ambasciata: chiamati dai rangers a partecipare ad una operazione contro i cacciatori di frodo nel parco di Mana Pools. Sono stati freddati per errore dalle stesse guardie della riserva
PADOVA – Due padovani – padre e figlio – uccisi in Zimbabwe. I due stavano partecipando ad una operazione contro i bracconieri e sono stati freddati dalle stesse guardie che stavano aiutando. La notizia, riportata dal Mattino di Padova, è stata confermata a Repubblica.it dall’ambasciata italiana di Harare (l’ex Salisbury, chiamata così, all’inglese, quando il nome del Paese era Rhodesia).
Claudio Chiarelli, di 50 anni, era nel Paese africano da decenni. Per professione accompagnava i turisti nei safari. Assieme al figlio Massimililiano, ventenne – spiegano dalla nostra rappresentanza diplomatica nel Paese – erano stati chiamati dai rangers della riserva di Mana Pools, un’area interdetta alla caccia, a partecipare ad una operazione contro i bracconieri. La dinamica dei fatti è ancora da chiarire ma sembra che i due italiani siano stati scambiati per i cacciatori di frodo ai quali veniva data la caccia. L’Unità di crisi del ministero degli Esteri italiano, sempre contatta da Repubblica.it., fa sapere che sono in corso, da parte delle autorità di polizia del Paese africano, delle indagini per stabilire come sono andate realmente le cose.
Lo Zimbabwe, dopo l’indipendenza e la fine dell’apartheid, seppur poverissimo è diventato una delle mete turistiche più gettonate della regione soprattutto da chi ama il contatto con la natura o è appassionato di caccia, come nel caso di Walter Palmer, il dentista americano che uccise Cecil, il leone simbolo della riserva naturale di Hwange e dell’intero Zimbabwe, scatenando le proteste degli animalisti di tutto il mondo.
di GIOVANNI GAGLIARDI / larepubblica / Zimbabwe, uccisi padre e figlio italiani. Scambiati per bracconieri
Da ieri sera l’Europa è più piccola, Angela Merkel è più debole e, in attesa del referendum inglese sull’uscita di Londra dalla Ue (la cosiddetta Brexit), un nuovo vocabolo già si affaccia nel lessico politico: Frexit.
Frexit. Se lo mettete su Google vi darà l’indirizzo di un hotel di Friburgo, in realtà è l’annuncio di un nuovo choc che potrebbe non tardare: anche i francesi vogliono uscire dalla Ue, secondo un sondaggio degli ultimi giorni addirittura al 60 per cento.
Per ora facciamo i conti con il voto tedesco, amarissimi per la Cancelliera. La sua leadership è apertamente in discussione ma il successo dell’Afd (come quello di Marine Le Pen in Francia) non è valutabile con le normali e antiche categorie della dialettica politica. Rappresenta invece qualcosa di più, è il cambio del paradigma politico novecentesco: la discriminante ora non è destra/sinistra, ma pro o contro l’Unione europea. È una rivolta per via elettorale e dunque democratica contro questo sistema Europa.
La crisi dei migranti è stata il detonatore che rischia di far saltare il sistema. La generosa ma avventurosa apertura della Cancelliera al flusso biblico di quest’estate aveva in pochi giorni messo in crisi anche la collaudata organizzazione teutonica e da allora Angela Merkel ha capito che la sua stagione poteva finire. Però il malessere dell’Europa viene da più lontano e si sarebbe manifestato anche senza la crisi dei migranti. È qualcosa di molto più complesso, è la fine di quella solidarietà che aveva accomunato le destre e le sinistre democratiche all’uscita della Seconda guerra mondiale e su cui era stato edificato il sogno dell’Unione europea.
È il crollo di un’egemonia culturale che delegittimava qualunque pulsione nazionalista, era per l’appunto un’utopia che si sta schiantando contro il riemergere di sentimenti diffusi come la difesa delle proprie radici e l’esigenza di riconoscersi in un’identità anche economica di fronte al ciclone della globalizzazione. Ma è anche la rivolta contro un ceto politico che ha perso il senso di quell’utopia e ridotto l’Europa a un groviglio di regole inestricabili e – apparentemente – sempre penalizzanti. La lingua comune appresa dai ragazzi delle «generazione Erasmus» (questa sì un vero successo) si è mutata in un lessico tecnocratico irriconoscibile. E questa è una responsabilità vera dei politici che hanno governato a Bruxelles, di destra e di sinistra.
È per questa ragione che se il voto tedesco ha indubitabilmente un carattere «antisistema», se davvero vogliamo capire cosa succede, dobbiamo smettere di liquidare questi risultati elettorali con la vittoria dei «populisti», un termine che serve soltanto ai partiti al potere per autoassolversi dalle loro gravi responsabilità. Quella che esce dalle urne tedesche, come a dicembre da quelle francesi, è una domanda politica legittima e comprensibile. È una domanda di autodifesa di una società che si sente impoverita e minacciata.
Frauke Petry, interrogata da un giornale francese, ha respinto qualunque somiglianza con Marine Le Pen: «Lei ha un programma economico socialista, noi siamo liberali…». Non è dunque un fronte compatto quello che emerge, ma che sa parlare alla gente, spesso al di fuori del galateo politico e non raramente al di là della grammatica democratica. Ma o la politica tradizionale saprà interpretare il sentimento popolare e condurlo dentro una nuova dialettica europea o per l’Europa può davvero essere la fine.
Twitter @cesmartinetti
*lastampa / Le forze anti-sistema che scuotono l’Europa ( FREXIT ). CESARE MARTINETTI*
La politica sull’ immigrazione di Angela Merkel non e’ piaciuta agli Stati confinanti, in tre di essi Sassonia An Haltn, Baden Wurttemberg, e Renania, Populisti e Social Democratici di Dx alternativa, stravincono con una percentuale di preferenze tra il 21 e il 23% attivando, così, un campanello d’allarme.
Campanello D’Allarme – Dopo anni di diktat indiscusso, primo campanello d’allarme per la Cancelliera tedesca, il voto regionale segna il più grande balzo della destra in Germania dopo la Seconda guerra mondiale. Qualcosa sta cambiando in Germania, con questo voto si e’ espressso un malumore generale, un malessere politico che si potrebbe ripercuotere in tutta la Repubblica Federale.
Parte della popolazione tedesca non vuole nei propri territori i migranti, come dimostrato in questa tornata elettorale. Sempre piu’ tedeschi temono che dietro il diritto d’asilo da concedere a chi fugge dalle guerre, si nasconda un’esodo migratorio, che se non viene frenato in tempo, potrebbe alterare gli equilibri sociali del Paese, e metterne in crisi perfino la forza economica.
Chi poteva immaginare che quei Paesi satelliti di Berlino, Austria, Slovenia, Ungheria, e altri ancora, si scagliassero contro le decisioni della Merkel, proprio loro che avevano rappresentato per anni l’ossatura, la struttura portante delle alleanze europee con la Germania.
In questi ultimi mesi, gli Stati confinanti, sono arrivati a chiudere le proprie frontiere, non condividendo piu’ le scelte della Cancelliera, il voto di ieri ha dato loro ragione.
Cosa succedera’ adesso? la Merkel fara’ un passo indietro? o continuera’ ad accogliere i migranti, visto che la Germania e’ ancora un Paese fra i piu’ ricchi al Mondo? Certamente la Cancelliera, non demordera’ tanto facilmente, mostrera’ i muscoli, alzera’ la voce, ma quanti quanti saranno coloro che la seguiranno con la consapevolezza che tutta la sua politica potrebbe andare incontro ad un flop elettorale senza precedenti?
Sono tutte domande a cui oggi non si puo’ dare una risposta, di certo vi e’ solo una cosa: quando un Popolo si sente minacciato, risponde con un voto che non ammmette discussioni.
Allan è intervenuto a fine gara ai microfoni di sky; queste le sue dichiarazioni:
” Cerchiamo di pensare solo a noi stessi e di proseguire sulla nostra strada. Non è facile non guardare ai risultati delle altre, ma non possiamo rischiare di giocare con l’ ansia e di sbagliare l’ approccio alla gara. Mancano molte partite da qui alla fine, dobbiamo dare il massimo in questo momento”.
Il neo tecnico Novellino, in conferenza stampa, ha commentato così la sconfitta dei suoi ragazzi contro il Napoli: “Rigore? Si sono spintonati tutti e due. Non l’ho visto bene, ma la palla ancora non doveva arrivare. A livello caratteriale ci siamo, la linea a quattro ha funzionato. Abbiamo subito il loro palleggio, ma d’altronde questo è il Napoli, non troveremo sempre questa squadra contro. Non sono deluso. Essendo loro una squadra che lotterà per lo scudetto abbiamo subito il palleggio. E’ un risultato che ci penalizza in classifica, ma dobbiamo ripartire dalla prova. E’ stata una gara affascinante. Ho fatto capire alla squadra che ho entusiasmo, voglia di fare e questo è determinante. Oggi incontravamo una compagine che in alcune cose siamo riusciti a bloccare. Scudetto? Con la Juventus combatterà fino alla fine, sono le due squadre più forti. Il secondo tempo mi è piaciuto, anche nelle ripartenze. Quindi dobbiamo ripartire da qui”.
Record su record: stagione straordinaria quella del Napoli, nonostante un febbraio nero. La società azzurra dà un po’ di numeri, attraverso il profilo twitter ufficiale, sottolineando come, ad oggi, il club sia a 64 punti, uno in più rispetto a quelli raccolti dalla squadra nell’intero campionato dell’anno scorso, guidati da Rafa Benitez, oggi al Newcastle.
Maurizio Sarri, tecnico del Napoli, ha analizzato la partita ai microfoni di Premium: “Di Higuain non si può parlare, parlano i numeri per lui: ha giocato per la squadra ed è stato molto altruista. Siamo ad un punto in più rispetto al Napoli della scorsa stagione e qualcuno sostiene che siamo calati ma al ritorno abbiamo fatto due punti in più del girone di andata. Questa era una gara a grande rischio, siamo stati sciolti, forse anche troppo. Ci siamo divertiti un po’ troppo nel palleggio. Jorginho è cresciuto molto, si fa vedere e va incontro ai difensori, stasera ha toccato 166 palloni. La Juventus è una squadra che fa un altro sport e a noi fa piacere essere la squadra che rende diverso il campionato. Gabbiadini cresce molto, l’infortunio subito in Nazionale lo ha condizionato ma nelle ultime settimane l’ho visto diverso e penso che a breve lo rivedremo in campo”.