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ESCLUSIVA – Apicella: “Inter senza dirigenza, Napoli più forte anche senza Higuain”

Le sue parole in esclusiva

Inter-Napoli, è la settimana giusta. Gli azzurri andranno a Milano, sabato, per affrontare la squadra di Roberto Mancini. Abbiamo raggiunto un amico di ViViCentro.it, Gianluca Apicella, giornalista di Magazinepragma.com e queste sono le sue dichiarazioni:

Sabato si affrontano Inter e Napoli. Ad inizio stagione, almeno sulla carta, dovevano essere due squadre a ruoli invertiti.

“Onestamente sulla carta l’Inter era inferiore alla Juventus, alla Roma ed al Napoli. Per me non si puo’ parlare di “Ruoli Invertiti”. Possiamo dire che l’Inter poteva almeno provare a giocarsi un posto Champions visto il girone di andata molto positivo, non per la mole di gioco, ma per i risultati. Adesso riprendere la Roma e’ una impresa disperata.”

Chi ti ha deluso di più in questa stagione nella squadra di Mancini?

“Sarebbe facile fare un nome. Io vorrei fare una riflessione piu’ approfondita: l’Inter da gennaio a gennaio ha comprato gente come Shaqiri, Podolski, Telles, Kondogbia, Melo, Eder, Jovetic, Santon. I primi due sono stati ceduti questa estate, gli altri non giocano praticamente mai. La domanda sorge spontanea: “E’ colpa dell’Allenatore che chiede determinati giocatori e poi li brucia, oppure e’ colpa del Direttore Ausilio che non accontenta le richieste dell’allenatore?” In una societa’ seria, con un presidente ed una dirigenza vera, da tempo si sarebbe trovato il colpevole a questa situazione molto particolare e puntuale sarebbe arrivata una risposta molto semplice, colpa di Mancini, colpa di Ausilio, colpa di entrambi. Visto che l’Inter non ha una dirigenza forte, dai tempi di Oriali e Branca, questo dato molto particolare e’ destinato a continuare”.

E chi ti ha sorpreso di più di questo Napoli?

“Non mi aspettavo un Insigne con questa vena realizzativa. Allan mi ricoda molto Alemao, ma per me il Napoli ha un altro Top Player nascosto in difesa: Kalidou Koulibaly. Il giocatore africano deve migliorare in alcuni aspetti, ma se si conferma anche per la prossima stagione, puo’ tranquillamente fare le fortune del Napoli a livello economico. Considera che in Europa i difensori latitano. Nicolas Otamendi, non un fulmine di guerra, e’ stato preso dal Manchester City per 45 milioni di euro. Con questo esempio penso di aver reso bene il concetto”.

Inter-Napoli è anche Icardi contro Higuain, peccato che però il pipita non ci sia per squalifica

“Posso dirti fortunatamente per l’Inter. Paragonare Higuain ed Icardi in questo momento e’ fantacalcio. Il Pipita e’ una Ferrari. Maurito una bella Bmw”.

Sarri ritrova Mancini e viceversa, sarà stretta di mano e pace sul campo? Finalmente…

“Hai detto bene finalmente. Spero che a fine partita possiamo commentare solo un 1 x 2 . Basta parlare di orrori arbitrali, di Finocchi, di cori razziali. Desidero tanto parlare di calcio giocato”.

Che Inter ti aspetti?

“Il Napoli e’ superiore anche con Gabbiadini. Mi aspetto una Inter dignitosa come vista nel derby di andata, oppure come nelle due gare contro la Roma e contro la Juventus nella gara del Meazza”.

Quale sarà, per te, l’undici che scenderà in campo?

“Indovinare la formazione titolare dell’Inter di quest’anno e come chiedere di uscire con Sophie Marceau, un’impresa titanica. Se Mancini gioca con il centrocampo a due rischia davvero una brutta figura. Io spero che giochi con Handanovic, D’Ambrosio, Miranda, Murillo, Telles, Brozovic, Medel, Kondogbia, Perisic, Ljajic e Icardi. Allo stato attuale e’ la formazione piu’ equilibrata per affrontare il Napoli”.

a cura di Ciro Novellino

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Conto alla rovescia per il premier

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RIFORMA BICAMERALISMO FEDERICO GEREMICCA

RIFORMA BICAMERALISMO Decenni di dibattiti e confronti, tanto che ormai nessuno ci credeva più. Poi la svolta, trenta mesi di lavoro serrato, sei votazioni tra Camera e Senato, ottanta milioni e passa di emendamenti e la conclusione eccola qui, che a ora di cena entra via tv nelle case degli italiani: l’aula di Montecitorio semideserta e fuori, nella piazza, proteste modeste e di maniera, niente cori, caroselli e «girotondi» in difesa della Costituzione.

Dunque sarà anche una giornata storica, come annotato dal presidente del Consiglio, quella nella quale la riforma del bicameralismo perfetto muove – finalmente – il suo ultimo passo: ma è una storia crepuscolare, avvelenata e per molti versi incomprensibile. Una giornata senza solennità, più avvilente che nervosa, con i banchi della Camera abbandonati da tutte le opposizioni.

Quasi fosse il giorno in cui va in scena un golpe e non il varo di un testo passato al voto parlamentare per ben sei volte.

La fine del bicameralismo perfetto – assieme all’Italicum «madre di tutte le riforme» targate Renzi – vede dunque la sua luce così: e nemmeno questo passaggio storico – vanamente inseguito o promesso da tutti i premier al governo nell’ultimo quarto di secolo – riesce a restituire alla cittadella politica quel senso di sé che pare pericolosamente smarrito. Si pensa ad altro, al voto amministrativo, al referendum trivelle, a cercare consenso politico ed elettorale in qualunque modo.

E così, Lega, Cinque Stelle, Forza Italia e sinistra abbandonano l’aula prima che Renzi cominci a parlare, in un clima irrimediabilmente avvelenato. Come fosse una cosa normale, Salvini e Grillo passano la mattinata ad insultare il presidente della Repubblica, dandogli del codardo o del venduto; per il caso «Tempa Rossa» i Cinque Stelle continuano a chiedere le dimissioni dell’intero governo, che non ha – al momento – neppure un ministro indagato. Si urla contro gli immigrati e si sbandierano gli scandali dell’uno o degli altri, in un drammatico tutti contro tutti. La fine del bicameralismo perfetto è celebrata così: in una sorta di inconfessabile disinteresse generalizzato.

Come sia questa riforma, che vantaggi proponga e quali incertezze e rischi apra, è cosa ormai nota. Matteo Renzi, intervenendo per l’ultima volta ieri alla Camera dei deputati, più che spiegarla ha tentato di rispondere, una per una, alle tante obiezioni diffuse. Ha citato Dossetti, La Pira e Terracini per dare spessore al suo intervento e annotare che dubbi e perplessità erano diffusi anche tra i padri costituenti. Ha cercato, insomma, di dare lui solennità ad un passaggio importante in sé e decisivo per il suo futuro. Il tentativo, bisogna dire, non è granché riuscito: se si trattasse di calcio, diremmo per impraticabilità del campo.

Due cose, però, sono ormai certe. La prima è che il Senato, così come finora conosciuto, ha i mesi contati: basta con le doppie letture, le leggi avanti e indietro, i voti di fiducia al governo ora qui, ora lì. I vantaggi, sul piano dell’operatività, dovrebbero essere evidenti: altrimenti non si spiegherebbe perché leader come Craxi e Berlusconi (ma anche Prodi e altri) hanno tentato per anni di aggirare le lentezze parlamentari mettendo mano ai regolamenti o affidandosi alla discutibilissima prassi dei voti di fiducia.

La seconda cosa certa è che il tic-tac, per Matteo Renzi, è cominciato: un lungo conto alla rovescia verso quel referendum confermativo («Ad ottobre sarebbe fantastico») al quale il premier ha legato la propria sorte. In fondo, il famoso «se perdo vado via» somiglia al più recente «quell’emendamento l’ho voluto io» (Tempa Rossa): un modo per personalizzare lo scontro politico (o giudiziario) nella convinzione di esser tutt’ora circondato da un’aurea di assoluta invincibilità.

Rischioso. Perché il tempo passa, le cose cambiano e non è quasi mai vero che il potere logora chi non ce l’ha. Anche il potere logora: soprattutto se accentrato e gestito in maniera spiccia, diciamo alla fiorentina. È per questo, forse, che il discorso di Renzi ieri alla Camera ha avuto tratti «tradizionali» e perfino pedanti. Niente a che vedere con l’aria sbarazzina e le mani in tasca con le quali avviò due anni fa la sua avventura proprio nel moribondo Senato.

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I Panama Papers e l’operazione trasparenza

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I Panama Papers hanno portato ai vertici dell’agenda politica la questione della trasparenza fiscale. Oggi la Commissione europea presenta proposte volte a rafforzare la trasparenza fiscale delle multinazionali che operano in Europa, per gettare luce sul mondo complesso e talora oscuro del fisco internazionale.

Le nostre economie e le nostre società dipendono da un sistema fiscale percepito come equo. A generare una sensazione di ingiustizia è il fatto che le grandi imprese, grazie alle risorse e alle strutture su cui possono contare, riescono a trovare il modo di ridurre notevolmente la loro aliquota fiscale effettiva.

Se alcune imprese pagano meno tasse, le altre saranno costrette a pagarne di più. Le piccole che non si possono permettere adeguate consulenze fiscali, che consentano loro di ridurre al minimo le tasse, si ritrovano in sostanza a pagare per le multinazionali. Ciò è inammissibile in termini di equità e di concorrenza leale.

Per questo motivo proponiamo norme che prevedono l’obbligo per tutte le grandi multinazionali che operano in Europa di rendere pubbliche le informazioni sul luogo in cui realizzano gli utili e quello in cui pagano le tasse, fornendo i dati paese per paese. Le norme interesseranno circa 6.500 imprese con un fatturato di oltre 750 milioni di euro. Le imprese sarebbero inoltre tenute a comunicare l’ammontare complessivo delle tasse che pagano fuori dall’Ue, fornendo informazioni specifiche per le imposte versate nelle giurisdizioni fiscali problematiche (i «paradisi fiscali»).

Le informazioni sarebbero rese disponibili, per un periodo di cinque anni, su un sito Internet della società, in modo che chiunque fosse interessato possa sapere dove pagano le tasse le multinazionali. Per far sì che le imprese europee non siano le uniche a dover sottostare a tali obblighi, le stesse norme sarebbero applicate anche alle grandi filiali di imprese non europee che operano in Europa.

La proposta è un modo semplice, efficace e proporzionato per contribuire agli sforzi compiuti affinché le grandi multinazionali paghino la giusta quota di imposte e si basa su un’attenta valutazione d’impatto. Non chiediamo la divulgazione di segreti aziendali né intendiamo danneggiare la competitività globale delle multinazionali, ma dobbiamo far fronte con decisione allo svantaggio competitivo di cui soffrono attualmente le Pmi.

Le misure descritte fanno parte di un più ampio programma di riforma, precedente ai Panama Papers. A livello internazionale abbiamo collaborato strettamente con l’Ocse e con il G20 per promuovere principi globali di buona governance in materia fiscale. Riteniamo che una maggiore trasparenza possa contribuire in misura determinante a sostenere questo programma. Le violazioni della legge vanno punite con condanne penali e sanzioni severe. Se invece la legge non è stata violata e le attività smascherate non sono altro che metodi legali per eludere il pagamento delle tasse, la trasparenza può aiutarci a capire se le normative in vigore sono appropriate. Qualora non lo fossero, bisognerebbe provvedere a eliminare le scappatoie. Le imprese dovrebbero chiedersi se agiscono per tutelare gli interessi superiori a lungo termine dei loro azionisti in termini di reputazione.

Affinché le imprese possano prosperare c’è bisogno di un contesto fiscale competitivo, ma sono i governi che devono pensarci, non legali e consulenti fiscali scaltri che escogitano sistemi ancora più complicati per alleggerire il carico fiscali di alcuni privilegiati. Per generare l’occupazione e la crescita necessarie, abbiamo bisogno di imprese forti e che ispirino fiducia. Una maggiore trasparenza può contribuire a rafforzare la fiducia nelle imprese e ad assicurare una concorrenza equa.

vivicentro.it-economia / lastampa / I Panama Papers e l’operazione trasparenza VALDIS DOMBROVSKIS*, JONATHAN HILL**

*Vicepresidente Commissione Europea

** Commissario Ue per i mercati finanziari

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Ecco perché Mancini voleva con insistenza Gabbiadini

Lo riporta il Corriere del Mezzogiorno

Grande prestazione per Manolo Gabbiadini domenica col Verona, il primo a godere del privilegio di esser ripescato tra le riserve e che ancora una volta ha dimostrato tutto il suo talento. Sette gol in sei partite giocate: media di un gol ogni cento minuti. E’ stata giusta la scelta del presidente Aurelio De Laurentiis di non cedelo lo scorso gennaio al Wolfsburg per un’offerta di 25 milioni di euro. Meglio ancora, con il senno di poi, aver rifiutato le offerte insistenti dell’Inter. Mancini voleva l’attaccante bergamasco per un motivi preciso: pensava aver trovato la spalla giusta al suo centravanti argentino Icardi. Ora se lo ritroverà contro, sabato prossimo. Perché l’ex Sampdoria partirà ancora dal primo minuto.

De Laurentiis disorientato e deluso dopo Udine

I dettagli

La Repubblica scrive sul ritorno di Aurelio De Laurentiis a Napoli dopo le vacanze alle Maldive: “De Laurentiis l’ha ritrovata a +6, al ritorno dalle sue vacanze alle Maldive. Tutta colpa della scioccante sconfitta di Udine, che il presidente aveva trovato il modo di seguire alla tv, in uno sperduto atollo dei Tropici. Disorientato e deluso. Al suo rientro in Italia, però il numero uno azzurro non ha commentato il ko nemmeno con una parola, nonostante l’amaro in bocca e un po’ di cose da ridire. Sull’allergia di Sarri al turn over, per esempio. E anche sulla sbandata di Higuain, il cui scatto di nervi rischia di penalizzare tutto il Napoli, costretto a fare a meno del suo campione (lautamente stipendiato) proprio nel momento più importante del campionato” 

MALAGIUSTIZIA – C’è poco da ridere

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                      MALAGIUSTIZIA MASSIMO GRAMELLINI

MALAGIUSTIZIA I quattro adolescenti rom che sguainano impavidi i pollicioni davanti alla fotocamera non sono una rock band, ma una band e basta, immortalata nella sala d’aspetto di un distretto di polizia. Hanno divelto un tombino nel centro di Vicenza alle quattro e mezza della notte e lo hanno scagliato contro la vetrina di un negozio che esponeva due nuovi modelli di iPhone. Sono stati presi mentre scappavano con la refurtiva. Il capo ha quindici anni. Gli altri, tra i quali una ragazzina fuggita da una casa-comunità, anche meno.

Dire che non sembrano pentiti è un eufemismo. È che non sembrano neanche preoccupati delle conseguenze. Si comportano da impuniti perché sanno che tanto nessuno li punirà. Infatti, subito dopo la foto, sono stati rimessi in libertà.

Ora, non dico di mandarli in carcere, dove imparerebbero soltanto a diventare peggiori. Ma cosa vieta di spedirli due ore al giorno a fare gli spazzini in un parco pubblico o i camerieri alla mensa dei poveri? Altrimenti cresceranno con l’idea che la vita sia un luogo senza regole, dove a ogni azione non segue mai qualche forma di reazione. Voglio vivere in uno Stato che non faccia paura. Ma uno Stato che non incute più rispetto si merita quei pollicioni, simbolo della sua resa.

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Un gol di Zola in Bari-Napoli 1-3 del 1992: il 12 aprile 1992

I dettagli
Il giorno 12 aprile il Napoli ha giocato dodici partite, dieci in serie A e due in serie B, ottenendo sei vittorie e tre pareggi, con tre sconfitte.
 
Ricordiamo il 3-1 a Bari nell’undicesima di ritorno della serie A-1991/92
 
Questa è la formazione schierata da Claudio Ranieri:
 
Galli; Ferrara, Francini (46′ De Napoli); Tarantino, Alemao, Blanc; Mauro, Corradini, Careca, Zola (87′ Filardi), Silenzi
 
I gol: 21′ Platt (rig), 47′ Zola, 52′ Bellucci (aut), 89′ Alemao
 
Dopo ventisette giornate il Napoli era terzo in classifica alle spalle di Milan e Juventus. A fine stagione gli azzurri chiusero al quarto posto, sorpassati dal Torino. Il gol del pareggio in apertura di ripresa porta la firma di Gianfranco Zola. Il fantasista sardo vanta 35 gol nelle sue 136 partite in maglia azzurra: 32 in 105 di serie A e 3 nelle 23 di coppa Italia. Non ha segnato nelle sue 8 presenze in Europa.

Giovanni Di Meglio (ex Juve Stabia): Vedo le vespe favorite ad Ischia. Il Presidente Fiore…

Di Meglio ospite al Pungiglione Stabiese

Nel corso della trasmissione di ViViRadioWeb, Il Pungiglione Stabiese, abbiamo ascoltato in collegamento telefonico l’ex calciatore della Juve Stabia e dell’Ischia, Giovanni Giuseppe Di Meglio

Di seguito le sue dichiarazioni.

Tu hai vestito la maglia della Juve Stabia dal 1996 al 2000, gli anni migliori di Fiore: Si, giocare a Castellammare è stata un’esperienza indimenticabile, unico neo la disfatta allo stadio Partenio di Avellino contro il Savoia. Fu un dramma, avevo 23 anni e tale sconfitta segnò la mia carriera. Dispiace, fu un’annata fantastica rovinata in toto dalla malafede arbitrale. Il presidente scese negli spogliatoi al termine del primo tempo per incitare la squadra, io in quella gara ingiustamente espulso dopo appena venti minuti di gioco e purtroppo non ricordo i particolari. Provo tanta rabbia, visto che si trattó di un furto, l’arbitro Gabrieli di Frosinone decise le sorti della gara. In questi anni la giustizia sportiva ha svolto il suo corso dopo lo scandalo Calcoiopoli. Fortunatamente poi la Juve Stabia è riuscita ad andare in serie B, lo mertitavano i tifosi, ho gioito anch’io a distanza di anni.

Il Presidente Roberto Fiore ha espresso il suo rammarico per la mancata promozione. Ci sono ricordi o aneddoti che ricordi con più piacere: E’stato un grande presidente, vulcanico e ci spronava ad ottenere risultati importanti. Quest’anno ci siamo rivisti ad Ischia. Il presidente avrebbe meritato di coronare il suo sogno, ci dava sempre un premio vittoria il giovedì successivo alla gara. Manteneva sempre le promesse e amava tanto rapportarsi con la squadra. Indossare la maglia della Juve Stabia mi ha fatto crescere tantissimo, è stato fantastico soprattutto in quel periodo dove militavano tanti campioni. Ancora oggi mi sento telefonicamente con diversi calciatori, su tutti Roberto Amodio e Fontana. L’anno scorso mi capitò di ritornare a Castellammare per visionare la sfida proprio contro l’Ischia, fu un emozione indescrivibile.

Il tuo ricordo sui tifosi: Ricordo i tifosi con affetto, in casa ci trascinavano incessantemente. In particolare lo stereo in curva, si faceva sentire e ci dava la giusta carica al nostro ingresso in campo. Non dimentico poi la semifinale play-off vinta contro il Giulianova, l’entrata in campo con il cavallo fu qualcosa di unico. Lo stadio era strapieno, l’entusiasmo dei tifosi ci trascinò oltre il novantesimo. Infine, non dimentico la presentazione alle Terme, c’era tantissimo entusiasmo e oltre 600 persone che ci accolsero. Fu una presentazione spettacolare, col presidente Fiore che invito’ ospiti illustri, su tutti l’attore Cristian De Sica e l’attuale presidente del Napoli Aurelio De Laurentis. Sono diminuiti i tifosi allo stadio? Sicuramente i tempi sono cambiati e in Lega Pro il livello qualitativo si è abbassato di molto, anche se ritengo che il tutto dipende sempre dall’entusiasmo e dalla programmazione. Sono sicuro che in futuro la Juve Stabia ritornerà ad ambire altre posizioni di classifica.

La Juve Stabia, ha vinto contro il Messina, squadra dove hai militato: Con questa vittoria le vespe sono quasi fuori dal tunnel. Ho seguito con interesse le vicissitudini della Juve Stabia, quest’anno è andata così, un’annata di transizione da archiviare in fretta. Diverse aspettative ad inizio stagione? Indubbiamente. I risultati però non sono stati soddisfacenti, in corso d’opera sono cambiati i proclami e in fondo si è capito che bisognava raggiungere una tranquilla salvezza. L’obiettivo sta andando in porto.

Dopo il match di andata, un giudizio sulla partita tra Ischia e Juve Stabia di sabato: Penso che la Juve Stabia non abbia problemi a vincere, contro un Ischia dotato di ottime individualità. I valori in campo sono indifferenti. Prima di approdare alla Juve Stabia, ebbi modo di indossare la maglia isolana, fu un’annata bellissima e importante che mi permise di consacrarmi  alla Juve Stabia. L’Ischia dopo un avvio convincente, si ritrova nuovamente a lottare per evitare la retrocessione. I tifosi sono stanchi, nessuno va più allo stadio, in quanto la tifoseria è stata illusa da pseudo imprenditori napoletani. Tante mancate promesse, hanno addirittura allontanato la squadra dal territorio e ceduto l’intero settore giovanile. La squadra si è indebolita nella sessione invernale di calciomercato. Spero che ai play-out la squadra possa riuscire a salvare l’annata, impresa difficile, ma di certo non impossibile.

Armando Mandara

ROMA-BOLOGNA FINISCE 1-1, LA PORTA E’ STREGATA PER I GIALLOROSSI

CRONACA DEL MATCH

Siamo alla trentaduesima giornata del campionato di Serie A e l’obiettivo è quello di tenere il passo del Napoli consolidando così il terzo posto per tentare di agguantare la seconda piazza. De Rossi rileva uno stanchissimo Keita, Dzeko è ancora fuori dall’11 titolare. Nei precedenti incontri tra le due squadre tantissimi sono stati i gol segnati.

PRIMO TEMPO: Al 2’ del match già Mirante compie il primo miracolo, toglie praticamente il pallone dalla rete: Iago Falque tira una sassata dalla trequarti che viene deviata in corner. All’8’ un’azione ben manovrata dei giallorossi costringe il portiere rossoblu ad un secondo intervento su Pjanic, che aveva ricevuto palla da Perotti. La Roma tenta di fare la partita ma il Bologna fa molta densità a centrocampo. Al sedicesimo minuto Salah scheggia il palo con un colpo di testa, prontamente ribattuto in porta da El Sharaawy ma il gol è annullato per fuorigioco. Subito dopo un difensore del Bologna si immola su un colpo secco di Iago Falque. Al 19’ Rudiger ci prova di testa e al 21’ De Rossi salva la porta di Szczesny, evitando che il cross di Rizzo venisse spinto a rete da Floccari. AL 23’ occasione monumentale per la Roma: Salah si lancia in una delle sue solite sgroppate, la posizione è regolare, Mirante devia su Pjanic che però scivola al momento del tiro. Al 25’ arriva l’inaspettato gol della squadra ospite: su un calcio di punizione di Zuniga, Rossettini svetta su Rudiger infilando la palla in fondo al sacco da una brevissima distanza!!! I ragazzi di Spalletti, però, non si disuniscono e si gettano subito in avanti alla ricerca del pareggio, incoraggiati dai cori del pubblico presente. Al 34’ c’è un brutto fallo di Mbaye su Perotti, Massa ammonisce il terzino del Bologna. Cominciano il riscaldamento sia Totti che Dzeko. Al 42’ altro affondo dei padroni di casa: El Shaarawy, però, fallisce il gol. Sempre nello stesso minuto prima sostituzione della gara: esce Donsah, entra Pulgar tra le fila del Bologna.

SECONDO TEMPO: Al rientro delle squadre in campo Francesco Totti subentra a Iago Falque e ad inizio secondo parziale succede l’incredibile: terzo palo per Salah. Il tiro a giro dell’esterno egiziano non riesce ad entrare nel sacco. Su assist coi controfiocchi del capitano, però è proprio Salah l’autore del pareggio giallorosso! Al 50’ minuto il punteggio si attesta sull’1-1. al 59’ seconda sostituzione per i rossoblu: entra Oikonomou al posto di Masina ma ormai in campo ci sono solo i padroni di casa: il Bologna non riesce più a venire fuori. Al 64’ Mirante respinge un tiro di piatto del capitano evitando che si completi la rimonta dei giallorossi. La Roma ormai chiude gli avversari nella sua metà campo e colleziona una serie di corner. Al 68’ il neo entrato Oikonomou rischia di commettere fallo da rigore su El Shaarawy, ma per l’arbitro non c’è nulla . Al  Al 71’ Dzeko subentra al faraone. Al 74’ Massa ammonisce Oikonomou. Al settantanovesimo Perotti percorre al piccolo trotto tutta la fascia, arrivato in area crossa in mezzo ma nessun compagno è pronto a raccogliere. All’82’ Totti confeziona un passaggio dei suoi per Salah che, peccando un po’ di egoismo decide di fare tutto da solo, tira potente ma la palla va di poco fuori. All’81’ entra Kraft ed esce Maietta nel Bologna. All’88’ ennesima occasione tinta di giallo e di rosso: Perotti servito da Totti spara alto. Al 90’ entra Keita al posto di De Rossi. I minuti di recupero segnalati sono 4. Al 91’ Pjanic consegna un pallone perfetto a Totti, che però ,mette in mezzo anziché calciare di prima intenzione e poi al 93’ viene ammonito. La gara finisce così, 1-1 all’Olimpico tra Roma e Bologna.

 

FORMAZIONI UFFICIALI:

ROMA (4-3-3) 25 Szczesny; 24 Florenzi, 44 Manolas, 2 Rudiger, 3 Digne; 15 Pjanic, 16 De Rossi, 14 Iago Falque, 11 Salah, 8  Perotti, 22 El Shaarawy

A disp: 26 De Sanctis, 5 Castan, 13 Maicon, 33 Emerson , 35 Torosidis, 87 Zukanovic, 20 Keita, 6 Strootman, 21 Vainqueur, 48 Ucan, 10 Totti, 9 Dzeko

All.: Spalletti

Diffidati: Digne, Pjanic, Keita Squalificati: Nainggolan

BOLOGNA (4-5-1) 83 Mirante; 15 Mbaye, 13 Rossettini, 20 Maietta, 25 Masina; 22 Rizzo, 30 Donsaqh, 21 Diawara, 33 Brighi, 11 Zuniga; 99 Floccari

A disp: 1 Da Costa, 32 Stojanovic, 2 Oikonomou, 4 Kraft, 5 Pulgar, 6 Crisetig, 18 Acquafresca, 19 Constant, 23 Brienza, 24 Ferrari, 28 Gastaldello, 98 Tabacchi

Diffidati: Destro, Taider, Diawara,

Squalificati: Giaccherini

Arbitro: Massa Davide di Imperia

Assistenti: Di Fiore, Crispo

Addizionali: Irrati, Pinzani

IV uomo: De Pinto

Note: totale spettatori paganti 32835

Claudia Demenica

Guardia Costiera, Canale di Sicilia: 1850 migranti tratti in salvo in 8 operazioni (VIDEO)

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                                 Guardia Costiera Soccorso Nave Diciotti CP941

Sono complessivamente 1850 i migranti tratti in salvo nella giornata di oggi, nel canale di Sicilia, nel corso di 8 distinte operazioni di soccorso coordinate dalla Centrale Operativa della Guardia Costiera di Roma del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

In particolare, Nave Diciotti CP 941 della Guardia Costiera ha soccorso 2 barconi, portando in salvo 740 migranti, Nave Cigala Fulgosi della Marina Militare, inserita nel dispositivo Mare Sicuro, ha soccorso 2 gommoni con a bordo complessivamente 255 migranti, un mercantile dirottato dalla Guardia Costiera ne ha tratto in salvo 117  infine, Nave Frankfurt, inserita nel dispositivo Eunavformed, ha salvato 738 migranti a bordo di 2 barconi e un barchino.

vivicentro.it-isole-cronaca / Guardia Costiera, Canale di Sicilia: 1850 migranti tratti in salvo in 8 operazioni (VIDEO)

NOTE:
La guardia costiera è un corpo di polizia, talvolta con status e/o funzioni militari – organizzata a livello statale, responsabile di vari servizi.
Generalmente esercita una serie di differenti competenze che possono essere diverse nei vari paesi del mondo.

Attività e competenze
Fra le responsabilità che possono essere affidate ad un servizio di guardacoste, vi è la sorveglianza del rispetto delle norme che regolamentano la navigazione, la manutenzione di boe, fari, e altri ausili alla navigazione, il controllo delle frontiere marittime, sorvegliando le acque territoriali e altri servizi di controllo.

In alcuni paesi, la guardia costiera è parte delle forze armate, in altri è una organizzazione civile o privata. In altri paesi ancora, i compiti di salvataggio in mare sono suddivisi tra più organizzazioni, compresi corpi volontari civili. In questi casi, i mezzi navali possono essere forniti dai volontari, come i Royal National Lifeboat Institution, i velivoli dalle forze armate e la guardia costiera contribuisce con i propri mezzi.

In tempo di guerra, le guardie costiere possono venire incaricate della difesa dei porti, del controspionaggio navale e di perlustrazioni litoranee.

Fisco, la Commissione Ue presenta la sua stretta anti-multinazionali

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                                          Fisco: studio fiscale Mossack Fonseca

Fisco, i Panama Papers aleggiano sulla proposta di imporre alle grandi aziende un rendiconto dettagliato della loro presenza, Paese per Paese. Dopo lo scandalo potrebbero esserci strette ulteriori: obbligo di dichiarare le strutture nei Paradisi fiscali e sanzioni in arrivo

MILANO – Lo scandalo dei Panama Papers non poteva non irrompere sul tavolo della Commissione europea, che domani lancerà una sua proposta di modifica alle normative sulla rendicontazione fiscale da parte delle multinazionali. Le grandi aziende saranno obbligate a dettagliare la loro presenza (dai ricavi ai dipendenti, passando al rapporto con il Fisco) nei Paesi nei quali operano e, dopo le rivelazioni dell’Icij alle quali ha contribuito per l’Italia l’Espresso, si preannunciano paletti più rigidi.

Quello della Ue è un tentativo di rendere più trasparente la struttura delle grandi aziende e, soprattutto, di permettere alle autorità fiscali nazionali di coordinarsi in modo da riscuotere il dovuto. Uno degli strumento prescelti, quello in lancio domani, è il Country by country reporting (Cbcr), la rendicontazione Paese per Paese, e rientra nel più ampio pacchetto anti-elusione che la Commissione ha lanciato nello scorso gennaio. La proposta, che verrà dettagliata dal commissario Johnathan Hill, potrebbe rivelarsi un po’ più incisiva rispetto alle bozze emerse nelle ultime settimane in scia ai milioni di documenti emersi dai pc dello studio Mossack Fonseca, che svelano l’universo di società offshore e conti panamensi da parte dei potenti (e non) di mezzo mondo.

Una stretta che in parte risponde al pressing degli attivisti della trasparenza e della lotta alla corruzione, ma d’altra parte risente anche dell’ondata di indignazione che ha seguito la pubblicazione dei Panama Papers. Se Luxleaks e alcuni casi aziendali avevano messo in luce le prassi fiscali delle aziende, volte a minimizzare l’impatto del Fisco, nell’ultimo scandalo i protagonisti sono i singoli individui. Ma tra le varie rivelazioni dell’Icij ci sono innumerevoli esempi di società che hanno sfruttato le triangolazioni con i Paradisi fiscali, facendo perno su Panama, per non pagare le tasse. Motivo per cui oggi si torna a chiedere da più parti di fare di più per la trasparenza.

Le ultime indiscrezioni, raccolte da Agence Europe, descrivono le modifiche allo studio della Commissione Ue rispetto ai piani iniziali. Un punto riecheggia proprio lo scandalo di Panama e la volontà espressa da Pierre Moscovici di dare un indirizzo politico più forte alla lotta alle frodi fiscali. Inizialmente si prevedeva che le multinazionali operanti nell’Unione dovessero dare il dettaglio della loro presenza nei Paesi membri, ma si potessero limitare a numeri aggregati per tutte le altre controllate fuori dal blocco dei 28. Un dettaglio che aveva fatto scattare la rabbia delle associazioni. A riassumere la posizione degli attivisti era stata Transparency International, che ha parlto provocatoriamente di una “parodia di trasparenza: se un sistema Cbcr si applica soltanto a 28 Paesi e ne lascia fuori 168, non si può veramente chiamare Cbcr. Al massimo si può parlare di un ‘reporting della Ue'”, diceva l’associazione.

Ora, invece, la Commissione chiederebbe di inserire una clausola per la quale chi opera con filiali nei Paesi offshore deve rendicontare lo spacchettamento della propria attività anche fuori dalla Ue. Una seconda modifica riguarderebbe invece la definizione di criteri per classificare i Paradisi fiscali l’introduzione di sanzioni per le aziende che non si adeguano: un lavoro da demandare al gruppo del Consiglio Ue sulla tassazione. Ma i dubbi restano: “Non si sa in base a quali criteri un Paese verrebbe definito come tale e inserito nella lista ufficiale Ue. Il rischio è che questa lista sia semplicemente il risultato di una decisione politica che escluderà moltissimi Paesi. Il risultato sarà che le aziende continueranno a servirsi di paradise fiscali che non rientrano in questa lista per evitare il Cbcr”, annota Elena Gaita di TI.

Fermi, a quanto pare, gli altri punti che hanno generato la reazione delle organizzazioni per la trasparenza: il Cbcr si imporrà solo alle aziende sopra 750 milioni di euro (per i critici è troppo alto, per la Commissione serve a non pesare sulle Pmi) e non conterrà alcune informazioni ritenute vitali dagli attivisti per avere un quadro completo, quali i sussidi pubblici staccati dai governi alle aziende.

vivicentro.it-economia / larepubblica / Fisco, la Commissione Ue presenta la sua stretta anti-multinazionali di RAFFAELE RICCIARDI

STABIA – Risposta di Cuomo a Nappi e Ventriglia

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                                             Nicola Como

CUOMO, NAPPI E VENTRIGLIA SI VERGOGNINO PER AVER MESSO PIEDE NELLA NOSTRA  CITTA’ E AVER AVUTO LA SFRONTATEZZA DI PARLARE DEL RILANCIO DELLE TERME STABIANE CHE HANNO CONTRIBUITO A FAR CHIUDERE E FALLIRE.

Durante l’incontro di sabato 9 aprile all’hotel Stabia l’ex assessore regionale al lavoro, Severino Nappi e l’ex manager del complesso del solaro, Francesco Paolo Ventriglia hanno avuto la sfrontatezza di parlare delle Terme Stabiane e di addossare alla mia amministrazione il fallimento della società.

Ricordo per l’ennesima volta che – quando nel mese di giugno 2013 ho assunto l’incarico di sindaco – le terme stabiane amministrate da Ventriglia, nominato dal centro destra di Bobbio e Nappi, erano chiuse da circa un anno, piene di debiti, con un complesso strutturale fatiscente sotto molteplici aspetti e i dipendenti in cassa integrazione.

E NIENTE È STATO FATTO: LE TERME SONO STATE LASCIATE PERSINO SENZA ENERGIA ELETTRICA!

L’amministratore Ventriglia era stato talmente inefficiente da non aver neanche predisposto i bilanci degli anni 2011 e 2012 tanto è vero che fu rimosso dalla sua carica per “giusta causa” visti i suoi palesi inadempimenti.

Nell’intervista rilasciata a Stabia Channel da questi due signori ho ascoltato soltanto chiacchiere; Nappi e Ventriglia hanno vantato ancora una volta di aver avuto e di avere dei progetti in campo (ma non si comprende quali fossero nel passato e quali siano nel presente) e mi chiedo come mai non li abbiano attuati dall’anno 2010 fino al giugno del 2013 quando l’amministrazione Cuomo non era ancora iniziata mentre erano in carica le baldanzose amministrazioni comunale, provinciale e regionale del centro destra che hanno assistito inermi al fallimento delle terme?

Nappi ha detto che non bisogna far politiche clientelari sulle terme ma gli ricordo che proprio sotto l’amministrazione di centro destra sono state compiute assunzioni clientelari e mentre i dipendenti non riuscivano a ricevere gli stipendi l’amministratore Ventriglia si pagava il proprio.

Soltanto con il contributo determinante dei nuovi amministratori Fulvio Sammaria delle Terme e Biagio Vanacore della Sint, da me nominati, si è riusciti tra mille difficoltà a predisporre e far approvare i bilanci degli anni 2011 e 2012 e a quantificare gli oltre 14 milioni di euro di debiti, di cui oggi sono chiamati a rispondere dinnanzi al giudice ordinario lo stesso Ventriglia e gli altri amministratori e componenti del collegio sindacale delle terme stabiane nominati dai miei predecessori.

Nappi meditasse sui suoi fallimenti politici e amministrativi che sono tanti!

Intende scaricare su altri le palesi inefficienze e incapacità della sua giunta regionale e della giunta Bobbio.

Forse ancora gli “brucia” e ha mal digerito quando nell’ultima ed ennesima inutile cabina di regia sul problema delle Terme -da lui organizzata prima della cocente sua bocciatura alle recenti elezioni regionali- ebbi il coraggio di dirgli ciò che tutti pensavano intorno al tavolo, e cioè che la strategia della giunta regionale sulla questione da lui seguita era incomprensibile ed inesistente e che eravamo stati chiamati soltanto per motivi elettorali non avendo il centro destra alcun progetto per le nostre terme. E la sua intervista a Stabia Channel di sabato 9 aprile, generica e priva di proposte concrete, ne è tutt’oggi la conferma.

E da questo momento in poi al trasformista e politicamente fallito Nappi, passato dalle fila della sinistra quasi estrema alla corte dei partiti berlusconiani e recentemente bocciato dagli elettori, non ho più nulla da dire.

Castellammare di Stabia, 11 aprile 2016 Avv. Nicola Cuomo

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Juve Stabia, la caccia al tesoro continua!

La vittoria contro il Messina, arrivata dopo una gara di rara intensità e bellezza, consente alla Juve Stabia di guardare al finale di stagione con maggiore serenità e con la consapevolezza di aver fatto un passo importante verso la salvezza.

Il Destino ha voluto che fosse proprio il Capitano, Francesco Favasuli, a dare la svolta alla partita ed il via alla rimonta, non soltanto con le realizzazioni dal dischetto, ma in generale con una prestazione di spessore. Proprio alla vigilia del match contro i siciliani, su nostra domanda, Mister Zavettieri aveva confessato di aspettarsi tanto dagli uomini di maggiore esperienza a sua disposizione ed, in primis, da Favasuli.

Il Capitano, frenato in questa stagione da una condizione fisica approssimativa fino a gennaio e da piccoli problemi fisici poi, è diventato il timoniere del vascello gialloblè proprio quando le acque si facevano agitate ed il mare in tempesta. Il dischetto del rigore, tanto amaro a Pagani, non ha invece scalfito la serenità di Favasuli.

La vittoria arrivata, seppur con tanta sofferenza, contro la squadra di Di Napoli è un segnale che la Juve Stabia ha mandato a tutte le rivali per la salvezza.
Raramente, infatti, in questa stagione si è vista una Juve Stabia così aggressiva, concentrata, affamata come quella che è scesa in campo ieri. Nemmeno il gol subìto dopo appena sei minuti è riuscito ad intaccare le certezze che Zavettieri aveva dato alla squadra in settimana ed, anzi, se possibile ha compattato ancora di più le Vespe.

Il Messina, come il pugile che manca il colpo del K.O. per poi subire il ritorno dell’avversario, ha fallito la rete del raddoppio con Vagenin, dando coraggio a Favasuli e compagni in vista della ripresa. Ed è proprio quello che si è visto nel secondo tempo che lascia ben sperare in vista degli ultimi, decisivi, punti da conquistare per la salvezza.

La vittoria dei ragazzi di Zavettieri è stata “rigorosa” non solo perchè arrivata dagli undici metri, ma perchè raggiunta con una durezza, una caparbietà, una grinta ed una fame imprescindibili per fare risultato; proprio le qualità che il Mister, nella conferenza di sabato, aveva auspicato di vedere in campo.

Alla luce della rabbia con cui è stata acciuffata una vittoria di importanza capitale, gli amanti del bel gioco e del tiki taka capiranno che, a volte, non conta come si vince, ma solo il risultato, a prescindere da come questo arrivi.

Adesso si metta nel mirino la trasferta di Ischia, partita ampiamente alla portata di questa Juve Stabia ma assolutamente da non sottovalutare. Capitan Favasuli è pronto a guidare la ciurma gialloblè anche alla conquista dell’isola di Ischia, in un arrembaggio finalizzato solo ed esclusivamente alla conquista di tre punti, che in questo finale di stagione valgono ben più di un tesoro.

Raffaele Izzo

Santa Teresa di Gallura, operazione di soccorso motovedette CP306 e CP 870 a traghetto (VIDEO)

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                                                 Motovedetta CP306

Intervento motovedette CP306 e CP 870 di questa mattina quando, intorno alle ore 10.15, il traghetto di linea Giraglia della compagnia di navigazione Moby che assicura il collegamento giornaliero tra il porto di Santa Teresa di Gallura e quello di Bonifacio, durante la manovra di uscita si incagliava sugli scogli all’imboccatura del porto.

Immediati i soccorsi che hanno visto l’intervento della motovedetta CP 306 e successivamente anche della motovedetta CP 870 entrambe della Guardia Costiera di La Maddalena.

La CP 306 giunta sul posto ha provveduto all’immediato trasbordo in totale sicurezza di 67 passeggeri, poi successivamente sbarcati nel porto gallurese tutti in buono stato di salute, mentre due passeggeri (autisti dei camion presenti a bordo) sono rimasti sul traghetto per collaborare con i 12 membri dell’equipaggio per un’eventuale movimentazione dei veicoli imbarcati .

Non è stata registrata in mare la presenza di  alcuna forma di inquinamento e a scopo preventivo sono state  comunque posizionate intorno alla nave panne galleggianti per il contenimento di eventuali sversamenti.

«Prima di tutto ci siamo preoccupati della sicurezza dei passeggeri e quindi abbiamo subito fatto scattare i soccorsi – spiega il comandante della Capitaneria, Leonardo Deri – Contemporaneamente abbiamo verificato che la nave non avesse falle e che nel tratto di mare circostante non ci fossero tracce di inquinamento, ma la situazione è sotto controllo».

Su disposizione dell’Autorità Marittima, che coordina le operazioni di soccorso, è stata effettuata da sommozzatori una prima ispezione allo scafo a seguito della quale non sono state registrate falle.

Ulteriori verifiche tecniche sono in corso, in attesa dell’arrivo di un rimorchiatore, per le successive operazioni di disincaglio. La Guardia Costiera di La Maddalena sta effettuando i primi accertamenti sulle cause dell’incidente.

vivicentro.it-isole-cronaca / Santa Teresa di Gallura, operazione di soccorso motovedette CP306 e CP 870 a traghetto (VIDEO)

 

Higuain venerdì davanti al giudice per lo sconto

Squalifica Higuain

Si presenterà di persona, Gonzalo Higuain, venerdì a Roma davanti alla Corte d’Appello Federale,

per difendersi e per cercare di spuntare uno sconto sulla squalifica di quattro giornate (1+3) rimediata contro l‘Udinese. Mercoledì verrà presentata la memoria difensiva, mentre sarà venerdì il giorno della discussione, alla quale l’attaccante ha chiesto di essere presente per far valere le proprie ragioni. L’obiettivo è ottenere una riduzione di una o due giornate.

Entro il week-end, quindi, Higuain saprà quante partite dovrà ancora saltare dopo aver già dovuto assistere dalla tribuna a quella contro il Verona. L’argentino ha ribadito all’avvocato Grassani – legale di fiducia del Napoli – la volontà di essere presente in prima persona per poter spiegare a voce quanto successo allo stadio Friuli, fiducioso di poter convincere i giudici sulla necessità di arrivare a una riduzione della pena di una/due giornate. Probabile invece la presenza di Aurelio De Laurentiis.

La decisione dei giudici arriverà nella serata di venerdì. E sabato c’è Inter-Napoli. La data del ricorso è forse legata alla gara di San Siro? Diciamo di noi, perché è assai remota, diciamo pure non verosimile, la possibilità che lo stop di Higuain possa essere ridotto da 4 turni a 1 giornata: i legali del Napoli seguono la linea del dimezzamento della squalifica, da 4 a 2  giornate. In modo che Higuain sia a disposizione per Napoli-Bologna. Lo riferisce Sportmediaset.

Napoli, il secondo posto vale uno scudetto!

La Champions diventa l’obiettivo

La vittoria ottenuta al San Paolo contro il Verona, fa si che il Napoli raggiunga per la prima volta quota 70 dopo solo 32 giornate di campionato. Tutti i record di Mazzarri ed i buoni risultati di Benitez del primo anno sono stati battuti. L’obiettivo potrebbero essere gli 85/88 punti. Ad inizio stagione i tifosi pensavano ad una stagione senza alti, vista anche la quinta posizione della passata e nessuno poteva immaginare ad un testa a testa per tutte queste giornate contro la Juventus, capace di 21 vittorie in 22 gare. Merito di Sarri è stato quello di riassettare la difesa azzurra, inguardabile nella scorsa stagione, e rilanciare la coppia Albiol-Koulibaly, duo solido e roccioso. Il merito principale, però, va sicuramente dato a Gonzalo Higuain, campione argentino, che dopo due anni di alti e bassi, ha raggiunto attualmente quota 30 reti in campionato. Per questo motivo, mantenere questo secondo posto sarebbe come una vittoria, riuscire a terminare davanti a squadre che in estate hanno speso cifre importanti per vincere come Inter e Roma sarebbe straordinario. Per la banda Sarri sarebbe un piazzamento che vale tantissimo e che a Napoli bisogna considerare proprio come un trionfo! Certo è che si spera ad un crollo della Juventus, anche se è pura utopia, ma il Napoli non deve smettere di crederci e continuare a lottare, poi alla fine si tireranno le somme.

a cura di Ciro Novellino

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L’ex Napoli “Pampa Sosa” Spero che l’Ischia si salvi. Futuro ad Ischia? Perchè no

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Un ospite d’onore nella partita tra Ischia e Monopoli, allo stadio “Mazzella ,era presente l’ex calciatore del Napoli “Pampa Sosa”e allenatore con una breve esperienza quest’anno sulla panchina del Savoia nel campionato di Eccellenza. Alla fine della prima frazione di gioco quando il risultato era fermo sul’1-1,l’ex attaccante si è concesso ai alla stampa per scambiare qualche commento sulla gara. “E partito meglio il Monopoli, -commenta Sosa-penso che nel calcio sia fondamentale l’approccio alla gara,passando dalla Seria A all’ultima categoria se parti male è difficile recuperare. Poi però l’Ischia ha avuto una bella reazione,anche perchè ha un giocatore come Di Vicino che se è motivato può ancora fare la differenza. E si visto perchè oggi con il suo sinistro,come da quello di Armeno sono nate delle cose molte interessanti”. Un’Ischia che si ritrova penultima in classifica,con la certezza di giocare i play-out ma sicuramente mister Porta dovrà lavorare tanto per portare questa squadra alla salvezza. “Ancora mancano un pò di giornate,è chiaro che queste partite potranno servire sia ai calciatori che all’allenatore a preparare nel migliore dei modi questi play-out. Le motivazioni sono fondamentali,spero che le trovino per uscire da questa situazione”. Per l’Ischia potrebbe essere un vantaggio sapere già da ora di giocare la salvezza tramite i play-out. “Sapere che lotti per non retrocedere non penso che sia il massimo. Purtroppo il campionato è stato questo,bisogna accettarlo e prepararsi nel migliore dei modi”. Per la seconda volta ad Ischia,potrebbe esserci un futuro sulla panchina gialloblu? “Voglio allenare,ho una grande passione e mi sto preparando seguendo un sacco di partite. Ad Ischia? Perchè no. Mi piacerebbe dimostrare quello che ho imparato da calciatore, e credo che l’allenatore possa andare avanti,dalle qualità dei giocatori e della struttura su cui ti alleni. Qui ad Ischia le strutture ci sono,però bisognerebbe migliorare la qualità dei giocatori della rosa”. Il Pampa era partito ad inizio stagione ad allenare il Savoia,una piazza calda che però ha vissuto una stagione con diversi problemi societari,fino ad arrivare alla separazione. “Sono esperienze che ti fanno crescere. Quando sono andato via,li ho lasciati in zona play-off. Io sono contento del mio lavoro. Sono pronto a tornare ad allenare perchè è la mia grande passione”. Quando indossavi la maglia del Napoli eri un vero rapinatore d’aria,e non a caso oggi il gol del pareggio dell’Ischia lo ha segnato Gomes di testa. “Ha fatto un bello stacco però forse è un pò macchinoso. Io punto molto sulle motivazioni,probabilmente ha avuto dei problemi. Nel calcio devi giocare massimo due tocchi, se la porti te la tolgono subito”. Ischia oltre ad essere un isola che vive di turismo,ha anche una forte passioni di tifosi per la squadra. Quest’anno però, hanno influito diverse problematiche ,partendo con scelte sbagliate da parte della società,i risultati negativi ma anche far allenare la squadra a Napoli e non sull’isola. “Purtroppo queste cose influiscono sui risultati,quando si parte male a livello societario. Mi dispiace perchè questa categoria può essere una realtà da sfruttare molto meglio,spero che l’Ischia si salvi così da programmare un futuro diverso”.

”La bellezza dischiusa” in un saggio di Ettore Goffi

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       Il giornalista e scrittore Andrea Barretta (a destra) con l’artista Ettore Goffi nel suo studio.

Accezione e ruolo partecipano insieme in questo libro e allo stesso modo manifestano appartenenza nel voler  descrivere un disegno unico improntato all’emozione nella ricerca del bello come capacità di coinvolgimento  incondizionato. 

di Andrea Barretta

Fatto anomalo dell’arte contemporanea è quello di un artista che s’interroga sulla bellezza e, badate bene, non con riferimento a un’estetica banalizzata da motivazioni di gusto o di moda, ma a quell’essenziale obiettivo di guardare un’opera d’arte senza l’ausilio della parola. E’ il paradosso – attuale in un dibattito culturale – che mette in campo Ettore Goffi nella dicotomia dell’artista che diventa scrittore o, se vogliamo, il contrario, non in una divisione contrapposta ma nel valicare pagine di un libro per andare oltre e approdare nello spazio che rende visibile l’immagine a dilatare il pensiero, dove appare evidente anche la dualità tra definizione di arte e l’esercizio della bellezza che possa competere con il configurarsi di una necessaria presenza dell’estetica.

Così accezione e ruolo partecipano insieme in questo saggio – dal titolo “La bellezza dischiusa” – e allo stesso modo manifestano appartenenza nel voler qui descrivere un disegno unico improntato all’emozione. C’è, insomma, la sensibilità di una ricerca del bello come capacità di coinvolgimento incondizionato. Non solo. C’è il far apparire la rivendicazione di una storia personale che Ettore Goffi racconta con il coraggio intellettuale che gli deriva dai suoi studi finalizzati in una laurea in lingue e letterature straniere moderne, e dall’aver viaggiato tra culture diverse con un lungo soggiorno a Parigi per frequentare, negli anni Novanta, la scuola del nudo al “Les ateliers des beaux-arts”. La sua produzione artistica, però, non è in argomento per un’introduzione che avverrà in altro specifico ambito, mentre ora sono queste pagine da mettere in una cornice che sia parafrasi per il lettore di quanto di eloquente è tra le righe di un discorso come avamposto di un fronte di cui ormai si sente l’esigenza: quello tra arte e bellezza. In verità l’autore tocca questo conflitto per misurarsi da artista, ma in tale veste resta in campo neutro, mentre quale scrittore prende posizione in una trincea dove si combatte una battaglia ben più importante per le implicanze nella società che chiama e c’interpella sulla “libertà di opinione e di parola, inalienabile per ogni uomo”, precisa Goffi con una citazione di Vladimir Majakovskij, interprete della cultura russa post-rivoluzionaria: “Noi non siamo schiavi, gli schiavi sono muti!”.

Per questo sostiene la comunione d’intenti tra arte e società che sia vertigine in grado di superare la condizione  dove realizzare una proporzione artistica nella filosofia dell’integrazione. Ne è dimensione e adesione l’opera  riportata in copertina in cui davvero l’aspetto culturale si confronta e convive con un assunto complesso qual è  l’umanità che si tiene per mano in una prospettiva d’emancipazione antropologica dello stare insieme, presenze  “animade” ci direbbe il nostro autore quale insegnante di letteratura spagnola.

La collettività per Ettore Goffi, di fatto, è misericordia e la società compressione di trasformazioni in atto: questi i  punti focali dei tratti pittorici in copertina in un orizzonte di figure su un piano, seppure a ostacoli, per interagire  con il possibile cambiamento del vivere globalizzato. Cosicché più volte propone in antitesi una visione locale  come interconnessione indispensabile tra creativo e comunità di appartenenza, e ne fa un’analisi tra ambito  domestico, dove vive l’artista nell’esprimere proporzione di grazia, e la pur doverosa premura di un afflato che ne  superi i confini per l’universalità come frutto della solidarietà, come unione corrisposta “capace di accogliere le sue  estasi e mitigare i suoi tormenti”.

Diventa, lo scrittore, sentinella della bellezza che vorrebbe “dischiusa” come alba verso un giorno nuovo nella  metafora di altre luci e su motivi di urgente rilevanza, perché se “l’arte è l’ignoto”, secondo quanto asserisce il  poeta francese Jules Laforgue, o è figlia della natura, come leggiamo nel riferimento a Dante, ecco che l’artista può dirsi “quasi nipote” rispetto a Dio nel seguire come per il “maestro fa il discente”. Una cosa chiara in filosofia nel dare al Creato l’incedere dell’’ingegno divino, già con Aristotele nel suo contemplare l’arte quale imitazione della natura giacché ne assume l’origine.

Mimesi e catarsi, dunque, stanno in quell’inesauribile inchiesta sull’etica nell’estetica condotta da Goffi anche in  suoi precedenti interventi sapienziali, e ne lascia l’impronta quando mette in discussione l’arte stessa se priva della  bellezza, e se stesso con domande che lascia al lettore nella percezione del presente come risorsa rinnovabile in  una linea multiculturale dove non risiedano logiche di potere. E’ il nucleo di una scrittura ritmata da citazioni e  precetti quasi a guida del comportamento morale, o della vita pratica, cui pone il racconto di ognizioni individuali, in un ritualismo inteso sia come purificazione della parola sia come riscatto dall’incoerenza di molti nel non definire l’arte né a purificarla da sperimentazioni folli, tanto che si assiste a forme che lasciano perplessi, se non esterrefatti, chiunque mastichi almeno un po’ la storia dell’arte o soltanto il buonsenso a dire in coro con l’editore Leopoldo Longanesi che l’arte è un appello al quale troppi rispondono senza essere stati chiamati.

In tale contesto sono importanti i riferimenti a ricomporre un’angolazione utile a rintracciare una ricognizione attraverso le suggestioni e le potenzialità della bellezza esercitate nella radicalità linguistica lontana dallo star system che avanza nell’affogare l’arte in un mercato fatto di stereotipi a sradicare i tradizionali rapporti tra  meraviglia e stupore, immaginazione e seduzione. Non a caso Ettore Goffi pone un diverso punto di vista che  affiora nell’autorialità usata per ridefinire un’attesa: quella di riconoscere il passato per entrare nel futuro,  nell’attualità in cui operare senza egocentrismi che corrodono l’anima e le nuove generazioni nella precarietà. E prima o poi dovremo pur affrontare l’adeguamento a essere “immunizzati da occhi nuovi” e a dare all’arte “un  significato antropologico e sociale” cui assegna una “soggettività personale” nel tentativo “mai pienamente  compiuto, di dare forma estetica” all’ispirazione, perché a dirla con Saba, l’opera d’arte è sempre una confessione.

Goffi, allora, cerca di entrare nella condizione dell’artista scrittore e di trovare un’intesa con l’alchimia tra arte e  bellezza, ma anche – appunto – tra società e quotidianità, accennando a temi forti che un breve saggio necessariamente non approfondisce e per questo lascia alcune domande al lettore per una riflessione singolare, ma  chiede di fare memoria del “vedere” e del “guardare”, per quanto è intorno a noi affinché arrivi al cuore. E’,  insomma, il richiamo principale di tutta la sua dialettica che orchestra in una sorta di caccia al tesoro per  raggiungere l’incanto epifanico del “giusto criterio delle realizzazioni”, come dettava Giovanni Paolo II in  riferimento all’arte. E ci dà un indizio fondamentale – per uscire da qualsiasi dubbio – nel citare lo scrittore  austriaco Karl Kraus, quando afferma che “il vizio e la virtù sono parenti, come il carbone e i diamanti che hanno  per base comune il carbonio”.

In “La bellezza dischiusa” l’autore indaga, e sembrerebbe venire a mancare in qualche passo rallentato, portato  avanti con la sofferenza di attimi di pessimismo, ma è proprio in questi momenti che pronuncia il polimorfismo  dell’arte a contatto con il pubblico e segna la radice letteraria della scrittura risemantizzata. Proprio qui, infatti, va a originare nuovi sigilli senza automatismi facili né censure o conformismi da far dire che la non arte evoca il brutto e il banale.

Semiotica e sociologia, quindi, sono nel suo interesse, nel lasciare le orme più profonde tra le righe dove è animato  dal desiderio di guardare dietro e dentro il sé, consapevole di cercare soprattutto un dialogo esplicitato fin dal  titolo, là dove si allontana da una vicenda esclusiva per aprirsi all’universale esplorazione della bellezza. E ci porta  in una posizione di primato grazie a questa pratica transdisciplinare a plasmare l’armonia e l’energia narrativa in paesaggi mnemonici che si fanno visibili solo a chi è capace di un’attenzione “sincera a favore della bellezza” nello “svelare il mistero nascosto di un’anima, l’identità stessa del suo autore, che non solo espone la propria opera ma si espone senza difesa alcuna”, scrive.

Un approccio, certo, ma incisivo e lucido, coeso per Ettore Goffi per non arrancare in una realtà distante, utopica,  senza uno sviluppo ascrivibile a mancati pragmatismi e riferibili alla commercializzazione dei valori che scalfisce  l’esistere. Ne è pausa e dignità, questo il cuore della riflessione, tant’è che intende provocare nel lettore  quell’emozione che, avvisa, ci sarà solo se riusciamo a sospendere “le mille distrazioni e preoccupazioni di cui siamo succubi abitualmente”, perché “il contatto con l’intera umanità nutre e dà forma all’ispirazione artistica”. E come non essere con lui, con il nostro autore, se poi convoca in una chiamata allo splendore, alla magnificenza,  all’incanto, con la pittura di Van Gogh, la musica di Beethoven e la scrittura di Dante?

E’ da adocchiare tra tele e colori seduto al tavolo a scrivere con in testa la grande arte e nelle orecchie la grande musica mentre escono dalla penna parole dalle molte aspettative e un testo che ora, caro lettore, hai tra le mani in una reazione che indubbiamente consegna benefici reciproci e che inevitabilmente risiedono nella cultura di base di Ettore Goffi. Sarebbe da cercare ma possiamo soltanto immaginarlo nell’irruenza donchisciottesca di andare contro la bruttezza con la classicità letteraria a colpire ibridi contemporanei contagiati da ammiccanti e per niente geniali déjà vu. Ma le parole non sempre sono sufficienti anche quando importune: in questo senso l’autore indica che bisognerebbe seguire unicamente la forza della bellezza che da sola dovrebbe bastare a essere energia per il cuore e per la mente, scavando nella contaminazione delle arti purtroppo senza inediti creativi e sorretta solo dalla verbosità di commenti a imprigionare l’opinione in un labirinto da cui non si vede ancora una via d’uscita.

La bellezza per Ettore Goffi è circoscritta nel dovere-obbligo per l’artista di due modi propri quali l’immanenza e la trascendenza e quindi nel cercare un ponte tra l’aspetto esteriore e quello interiore. Così inteso, entra in campo  l’universale dello spirito umano e se accostiamo questo modello alla decadenza in cui viviamo, abbiamo la  maturità di un giudizio critico nei confronti di esiti stilistici oggettuali e della parola a sostegno. Su cosa bisogna fondare la percezione dell’uno o dell’altro percorso c’è il vissuto e l’interpretazione del mondo chiuso in se stesso e autosufficiente (immanenza), e quanto il contrario suggerisce come discendente da qualche cosa d’altro (trascendenza), ed è la consuetudine a fare notare l’immanentista orientato a sembianze freudiane mediate dal  silenzio emotivo, separato e indipendente, come per la sostanza divina di Spinoza o l’Idea di Hegel, fino ai principi  conoscitivi validi solo all’interno dell’esperienza stessa riferita da Kant cui segue l’Io di Fichte che dà profilo e  contenuto alla conoscenza attraverso tesi, antitesi e sintesi.

Una ricapitolazione e una via determinata da Goffi che presuppone ideali trascurati, nel nichilismo di cui si  approfitta l’arte concettuale in obiettivi diversi e in un falso equilibrio nel mobilismo di epigoni all’assalto, senza alcun conto del “momento oscuro, il momento in cui i poveri non sono felici, perché la madre sente il bambino piangere di fame”, cita riportando un testo di Arturo Paoli, un missionario alla ricerca di una spiritualità per l’uomo d’oggi che nasca dalla responsabilità contro il pericolo della dissociazione. Ed è condivisibile perché  constata diversità secondo una descrizione dell’etica kantiana che pone nella ragione dell’uomo l’attendibilità  dell’etica al fine di proteggere la libertà. E lo è ancora di più quando imbocca il cammino del sentimento non per  una bellezza come qualità ma per l’assoluto che risiede in un valore, ovviamente non economico, in un’entropia  che continui a trasmettere principi per costruire un sistema coeso ma senza fermarsi per non entrare in una stasi  che marcherebbe la fine non solo dell’arte ma del poeta che l’autore lega all’artista nel “compito di testimoniare …  il primato della bellezza come modo di approccio al mondo”, anche “quando nella società incombe la brutalità e la violenza” o soffiano venti di guerra.

Pur sapendo, tuttavia, che ogni sistema contiene delle contraddizioni è indubbio, seguendo questo percorso, che  possiamo desiderare il bene e il bello in una convergenza al di sopra di tutto, sempre più intermedia nella nostra  esistenza a comporre la speranza cui si appella Goffi, senza illusioni estetiche né elogi soggettivi che andrebbero a  significare che non è arte e non c’è l’artista. Allora bisogna trovare la bellezza e bisogna cercarla seppure nel  deserto dell’incomunicabilità e continuare a materializzarla conservandone la sostanza. Bisogna, insomma, ci dice l’autore, operare delle scelte nel disporre risultati espressivi e funzione estetica affidata alla tensione del nostro essere, nell’indefinibile avvertito con inequivocabile trasporto intimo se c’è la presenza trascendente, per la purezza concretizzata in un carattere prevalente leggibile nell’incessante arricchimento reciproco.

In questi istanti letterari ravvisiamo lo scrittore, quando fa sua l’espressione di Bertolt Brecht sul far confluire tutte le arti nell’arte più grande di tutte: quella di vivere, e quando palesa la risolutezza di lasciare anche solo per un momento i pennelli e la sua tavolozza per essere strumento di un’idea che sia tema di facoltà nel giardino delle  opportunità, pur in un paese che si è impoverito culturalmente. In fondo basta averne la consapevolezza, ed Ettore Goffi l’ha, perché ragiona fuori da imposizioni e limitazioni, soprattutto in quel ritorno a casa, nella dimora in cui abbracciare non l’intenzione di Kant ma la realizzazione di Hegel, nell’impegno morale da versare al vero oltre il dominio di balzelli pseudo culturali, almeno nell’accostare il pensiero all’esperienza artistica, e se questa bellezza “dischiusa” non salverà il mondo come nei desideri di Dostoevskij, forse basterà a salvare l’arte.

Ettore Goffi, “La bellezza dischiusa” Ed. Primp, pagg. 64, euro 10.

Andrea Barretta

vivicentro.it-cultura / “La bellezza dischiusa” in un saggio di Ettore Goffi (Andrea Barretta)

  • Libreria Rinascita di Brescia, presentazione libro: “ La bellezza dischiusa ” di Ettore Goffi

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Allievi Nazionali: la Juve Stabia vince in rimonta con l’Ischia,con un tripletta di Chirullo

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L’Ischia perde anche l’altro scontro diretto in casa della Juve Stabia e dice così addio anche al secondo posto, scivolando di una posizione che però non preoccupa in vista dei play-off. Dopo cinque minuti Ischia in vantaggio. Schema su calcio d’angolo, Marigliano serve Cardone che salta un uomo e mette la palla a ritroso per Siviero che non sbaglia. Al 10’ ancora Sivero fa volare il portiere Pezzella (fratello dell’estremo difensore isolano) che toglie letteralmente il pallone dall’incrocio dei pali. La Juve Stabia mette in difficoltà la squadra di mister Fusaro con lanci lunghi. In due occasioni Chirullo spara addosso a Pezzella che è bravo a respingere. Sull’altro fronte ci prova Coratella che però calcia a lato. Al 25’ lancio lungo che viene letto male dalla difesa isolana, questa volta Chirullo mette in rete per l’1-1. L’arbitro concede due minuti di recupero ma, poco prima di entrare negli spogliatoi, Chirullo scatta in posizione irregolare (come dimostrano i filmati), salta Pezzella ribaltando il risultato. L’avvio della ripresa è combattuto. L’ennesimo errore difensivo (stavolta di Barrella) consente a Chirullo di allungare sul 3-1. Al 15’ Ischia in dieci per l’espulsione di Severino per fallo da ultimo uomo: eccessiva la decisione dell’arbitro irpino. La squadra di Fusaro, anche se in inferiorità numerica, cerca sempre di giocare la palla, creando un paio di occasioni pericolose, costringendo il portiere stabiese a compiere un grande intervento su Buonocore al 35’. Il big-match di giornata termina 3-1. Domenica l’Ischia ospiterà il Napoli.

JUVE STABIA-ISCHIA ISOLAVERDE  3-1

JUVE STABIA: Pezzella, Bisceglia, Matano, Imperato, Casella, Diomaiuta, Cucca, Manna, Chirullo, Bozzatore, Ceparano. In panchina Menzione, Sannino, Manzo, Maiorino, Andelora, Mercatelli, De Luca, Polito, Esposito. All. Chiaiese.

ISCHIA ISOLAVERDE: Pezzella, Barrella, Vanacore, Cardone (10’ s.t. Moreno), Rinaldi (30’ s.t. Vitiello), Sivero, Vecchione, Marigliano (30’ s.t. Buonocore), Catavere (30’ s.t. Panico), Vatiero (10’ s.t. Severino)., Coratella. In panchina D’Amato, Perna, Esposito, Gaglione. All. Fusaro.

ARBITRO: Festa di Avellino (aaa. Iodice e Natale di Caserta).

MARCATORI: nel p.t. 5’ Sivero, 25’ e 41’ Chirullo; nel s.t. 5’ Chirullo.

Da S.S.Ischia Isolaverde

I Risultati 

Juve Stabia-Ischia 3-1

F.Andria-Messina 0-3

Catania-Lecce 1-2

Akragas-Paganese 5-1

Napoli-Catanzaro 3-1

Cosenza-Matera 1-2

CLASSIFICA Gir. F: Martina Franca 58; Juve Stabia 52; Ischia Isolaverde 52; Monopoli e Catanzaro 36; Matera 35; Cosenza 32; Napoli 29; Lecce 28; Akragas 27; Fidelis Andria 24; Messina 21; Paganese 20; Catania 19.

Giovanissimi Naz.: Zaccaro trascina l’Ischia alla vittoria contro il Monopoli

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All’Ischia Isolaverde basta un gol di Zaccaro (subentrato nella ripresa) per avere ragione del Monopoli, riscattando così la sconfitta subita all’andata. Nella prima frazione il gioco si sviluppa perlopiù a centrocampo e non si registrano occasioni pericolose degne di nota. Mister Balzano decide di cambiare qualcosa e la mossa di gettare nella mischia Zaccaro risulta vincente visto che il neo entrato con una bella conclusione supera il pur bravo Gallitelli. Il Monopoli cerca la via del pareggio ma si espone ai contropiedi dell’Ischia ma prima Graziani e poi Zaccaro si rendono pericolosi, anche se le loro conclusioni risultano imprecise. Fino alla fine la difesa ischitana rintuzza i timidi tentativi dei pugliesi ma non riesce a chiudere l’incontro, pur avendone l’opportunità. Prossimo turno a Martina Franca (ultima di campionato).

Da S.S.IschiaIsolaverde.it

ISCHIA ISOLAVERDE-MONOPOLI  1-0

ISCHIA ISOLAVERDE: Ventriglia, Oliva, Tamburro, Del Gaudio, Piscitelli, De Simone, Brandi, Di Salvatore, Battipaglia, Colantonio, Graziani. In panchina Loveno, Ceparano, Lauro, Lepre, Zaccaro, Domigno, Scarpati, Ingenito. All. Balzano.

MONOPOLI: Gallitelli, Menna, Oscuro, Pirchio, Calabrese, Marangi, De Luca, Nitti, Spinelli, Benedetti, Calisi. In panchina Biasi, Diroma, Romanazzi, Felline, Dimola, Turco, Prifti, Bozzi. All. Costantini.

ARBITRO: Guida di Torre Annunziata.

MARCATORE: 10’ s.t. Zaccaro.

I Risultati

Fidelis Andria-Juve Stabia 4-1

Benevento-Bari 1-1

Melfi-Casertana 2-3

Avellino-Martina Franca 0-0

Lecce-Foggia 0-1

Ischia Isolaverde-Monopoli 1-0

CLASSIFICA Gir. G: Bari 51; Casertana 41; Martina Franca 40; Benevento 38; Avellino 37; Lecce 31; Juve Stabia 27; Fidelis Andria 26; Ischia Isolaverde 21; Foggia 15; Monopoli 14; Melfi 8.