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Terrorismo, al setaccio i transiti da Bari

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Terrorismo- L’allarme della Dda: “Qui la centrale dei documenti falsi”

Terrorismo – L’inchiesta riguarda persone coinvolte a vario titolo negli attacchi di Parigi e Bruxelles. Tre arresti nelle scorse settimane: gli inquirenti sospettano che la città sia una base per i foreign fighters

Sarebbe Bari la centrale pugliese dei documenti falsi su cui sta indagando la Dda del capoluogo pugliese nell’ambito di un’inchiesta sul terrorismo internazionale di matrice islamica. Lo si apprende da fonti vicine agli ambienti giudiziari nell’ambito degli accertamenti su un presunto flusso di visti e passaporti falsi destinati a cittadini soprattutto iracheni che arrivano in Europa passando da Bari.

Nelle scorse settimane l’inchiesta ha portato all’arresto di tre persone, un iracheno e due britannici, in carcere per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e possesso di documenti falsi e indagati a piede libero per terrorismo. L’ipotesi degli inquirenti è che Bari sia luogo di passaggio e soprattutto base per supporto logistico a foreign fighters: per questo motivo si sta cercando di individuare il luogo di fabbricazione e smistamento dei documenti falsi.

A confermarne la provenienza barese sarebbe stato proprio il 38enne iracheno Ridha Shwan Jalal, arrestato il 14 marzo perché trovato in possesso di un falso passaporto della Repubblica Ceca. In un interrogatorio al quale l’uomo è stato sottoposto nei giorni scorsi all’interno del carcere di Bari, avrebbe spiegato di aver ricevuto il documento falso da un cittadino albanese residente a Bari. Circa due settimane fa, poi, l’appuntamento con i due britannici (poi arrestati) per consegnare loro altri cinque visti falsi la cui destinazione è tuttora in corso di accertamento da parte dell’Antimafia.

Per questo una specifica delega di indagini per individuare eventuali passaggi sospetti da Bari di presunti terroristi è stata affidata dalla Procura antimafia. Gli accertamenti, delegati a Digos e carabinieri del Ros, hanno come punto di partenza gli elenchi delle persone a vario titolo coinvolte negli attentati terroristici di Parigi e Bruxelles.

Gli investigatori baresi, coordinati dai pm Roberto Rossi e Renato Nitti, vogliono verificare se oltre ad Abdeslam Salah, intercettato al porto di Bari il primo agosto 2015 diretto in Grecia, altri presunti componenti di cellule jihadiste abbiano scelto il capoluogo

pugliese per uscire o entrare in Europa. Per ora non risultano altri passaggi sospetti, ma gli accertamenti sono in fase iniziale e si ricollegano a un’altra inchiesta barese su un presunto componente della cellula jihadista di Ansar Al Islam, il 45enne iracheno Muhamad Majid, arrestato a dicembre e attualmente detenuto nel carcere di massima sicurezza di Rossano, in provincia di Cosenza.

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Valeria Lembo la donna uccisa dalla chemioterapia a Palermo

                                                                 Valeria Lembo

Valeria Lembo morì al Policlinico di Palermo per una dose letale del farmaco per la chemioterapia. Durissime le motivazioni con cui sono stati condannati l’oncologa, il primario e uno specializzando. Gli imputati avrebbero solo pensato “a negare qualsiasi assunzione di responsabilità, incolpandosi a vicenda”

PALERMO – È stato “un assassinio” in piena regola, “la più grave colpa medica mai commessa al mondo” e dopo la quale gli imputati hanno solo pensato “a negare qualsiasi assunzione di responsabilità, incolpandosi a vicenda” della morte di Valeria Lembo, uccisa a 33 anni da una dose killer di chemioterapico iniettatole nel reparto di Oncologia del Policlinico di Palermo. Il giudice Claudia Rosini ha utilizzato parole dure nelle 277 pagine di motivazione della sentenza nei confronti dei medici e delle infermiere riconosciuti come responsabili della morte della paziente. La donna era all’ultima seduta per un linfoma, quello di Hodgkin, che nell’80 per cento dei casi viene curato con successo. “L’utilizzo del termine assassinio non è casuale – scrive la giudice – perché di questo si è trattato, avendo gli imputati cooperato a cagionare la morte di una paziente per avvelenamento somministrandole una dose di vinblastina dieci volte superiore a quello dovuto”.
Valeria Lembo era da poco diventata mamma, il suo bambino, quando morì il 29 dicembre del 2011 dopo un’agonia atroce durata 22 giorni, aveva compiuto sette mesi.

Nelle sue vene vennero iniettati “a forza”, 90 milligrammi anziché 9 di Vinblastina per uno zero in più trascritto per errore in cartella e nonostante i numerosi “campanelli d’allarme”. Una dose, ha sottolineato il magistrato, compatibile con “un pachiderma di 600 chili” e non con una donna che pesava 52 chili. Proprio la Lembo chiese il perché di quella dose così eccessiva preparata in una flebo e non in una siringa come era avvenuto nelle sedute precedenti. “È lo stesso”, le rispose l’infermiera Elena Demma. Su questa e altre frasi si è soffermata la giudice stigmatizzando il comportamento degli imputati. “Hanno allungato con decine e decine di testimoni i tempi del dibattimento – ha scritto nelle motivazioni – in attesa di una auspicata prescrizione del reato”. Valeria Lembo aveva ben capito che stava andando incontro alla morte già l’11 dicembre, quando ancora quell’errore veniva taciuto dai medici. “Zia, sicuramente mi hanno sbagliato la chemio, me ne sono accorta”, disse la donna in lacrime. Valeria tentò anche di interromperla quella seduta mortale sottolineando il bruciore al braccio per la somministrazione e la dottoressa Di Noto “si limitò solo a rallentare la somministrazione senza porsi alcuna domanda”.

La giudice ha condannato a 7 anni la oncologa Laura Di Noto, ritenuta la principale responsabile della morte della donna. Fu lei a richiedere in farmacia la dose killer. La giudice l’ha definita “una copiatrice di dati, scelta dal primario Sergio Palmeri (condannato a 4 anni e 6 mesi, ndr) perché sempre presente. Una dottoressa che aspettava indicazioni del sovradosaggio da un’infermiera”. Anche lo specializzando Alberto Bongiovanni “scriveva sotto dettatura e non aveva idea di cosa fosse la vinblastina”. Sergio Palmeri, circondato da “fidati vassalli”, si preoccupò solo delle conseguenze sulla sua carriera trentennale. Quando rivelò la verità al padre della vittima disse: “Una dose in più. Mi darei pugni in testa”.

Nel processo durato un paio d’anni si sono susseguite menzogne su menzogne. Bongiovanni ha persino “strumentalizzato la vittima riferendo parole in sua difesa da parte della Lembo, sapendo di non poter essere smentito”. E poi, consulenti di parte che hanno agito come “meri assistenti”, “paurose voragini” nella organizzazione del Policlinico, la professione medica “affidata al caso”, una “criminale omissione di atti”. “Solo un ricambio completo del sangue, subito, avrebbe potuto dare una speranza alla paziente”, scrive la Corsini. Invece, per ben cinque giorni quell’errore venne mascherato come una gastrite post chemio, lo zero in più venne cancellato da Bongiovanni. Le infermiere, Guarnaccia e Demma, si preoccuparono solo della “irritazione di Palmeri”. “Solo lo studente Gioacchino Mancuso (unico assolto, ndr) ha riferito in dibattimento in lacrime – scrive la giudice – la verità sconvolgente e ha rinunciato alla specializzazione in oncologia”. Una fotografia “sconfortante” di un reparto allo sbando dove “la vita della famiglia Lembo è stata sconvolta per sempre”.

vivicentro.it-cronaca-isole / larepubblica / Donna uccisa  dalla chemioterapia a Palermo, il giudice: assassinio in piena regola, di ROMINA MARCECA

Il Punto del 29 marzo

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                                                                    Il Punto del 29 marzo

 Il Punto del 29 marzo –  Analisi, approfondimento e commento di Cronaca, Poitica ed Economia della settimana a cura degli esperti de lavoce.info

L’attuazione degli impegni di deficit e debito assunti dal governo dipende molto da un solo numero: la crescita del Pil nel 2016. Le previsioni indicano cifre superiori all’1 per cento. Ma qualche conto basato sulla velocità della ripresa finora suggerisce che probabilmente ci aspetta un altro anno con lo zero virgola.
Il lutto per le 13 ragazze morte nell’incidente in Spagna non può oscurare il grande successo trentennale del programma Erasmus. Le ricerche condotte sui suoi effetti mostrano che gli studenti partecipanti hanno visto crescere in modo significativo le loro possibilità di trovare lavoro, anche fuori dal loro paese di origine.
Alla riunione annuale della Royal Economic Society si è parlato ovviamente di Brexit. Quasi tutti gli economisti inglesi sono contrari e – con poche eccezioni – prevedono che il Regno Unito non uscirà dalla Ue. Il racconto in una “Lettera da Londra” che spazia dai costi dell’eventuale uscita per le famiglie ai minori investimenti dell’Aston Martin.
Per realizzare un sistema di welfare europeo servirebbe una coesione sociale di cui non c’è traccia in un’Unione minata alle fondamenta dalla crescita dei movimenti nazionalisti e populisti. Ma non c’è alternativa: oltre che offrire un’unione economica, l’Europa deve anche far sentire i suoi cittadini socialmente al sicuro. Sono necessarie più coraggiose cessioni di sovranità degli stati. Che però da tempo sono assenti. C’è invece un’erosione dei margini di manovra dei governi nazionali e locali per i vincoli della Ue. A scapito del ruolo della politica.

  • La sgradevole algebra della crescita 2016
    29.03.16
    Francesco Daveri
    L’economia italiana continua a crescere, ma senza mettere il turbo. Se continua così, la crescita 2016 rimarrà al di sotto dell’1 per cento. Rispetto alle riprese del passato a partire dal 1999 mancano il traino delle esportazioni e degli investimenti.
  • Ciò che Erasmus dà ai giovani
    29.03.16
    Maria De Paola e Davide Infante
    L’incidente dell’autobus in cui hanno perso la vita 13 studentesse ha suscitato una forte emotività nel pubblico e ha messo il programma Erasmus sotto i riflettori dei media. È bene parlarne, evidenziando anche come l’esperienza all’estero migliori le prospettive dei giovani.
  • Eurowelfare: come evitare la rotta di collisione
    25.03.16
    Renata Targetti Lenti
    La costruzione di sistemi di welfare nazionali sembra essere diventata uno dei principali ostacoli a un’integrazione europea non solo monetaria. Nel suo ultimo libro, Maurizio Ferrera ne analizza le cause e indica le possibili soluzioni. Dalla flessibilità sostenibile alla sicurezza dei cittadini.
  • Tempi di post-politica
    24.03.16
    Paolo Roberto Graziano
    Dall’Unione Europea arrivano vincoli crescenti che non riguardano solo la politica economica o fiscale. I margini di manovra dei governi nazionali, regionali o locali si riducono di conseguenza. Ma così si restringe lo spazio per il pluralismo delle scelte. E diminuisce il ruolo della politica.

vivicentro-terza-pagina / lavoce.info / Il Punto del 29 marzo

Corbelli: “Se la Magistratura non mi avesse fermato…”

Le sue parole

A Radio Crc nel corso di “Si Gonfia la Rete” è intervenuto Giorgio Corbelli, ex presidente del Napoli:

“Sto seguendo il Napoli con grande simpatia. E’ una squadra piacevole che ha in rosa giocatori straordinari e Higuain credo sia il più forte giocatore attualmente in Italia. Aver retto il passo della Juventus è già un merito straordinario, il Napoli se la gioca per lo scudetto perché tre punti di ritardo non sono molti, ma è chiaro che dipenderà molto dalla Juve e da ciò che lascerà, ma il campionato del Napoli è straordinario.

Il compito di Naldi era diverso dal mio, ha gestito due anni da assoluto proprietario. Il mio era un viaggio serio con un progetto importante e non potevo esplicitare quello che c’era dietro. C’era un grande operazione con quotazioni in borsa e avevo avuto anche il supporto della banca di Roma con un finanziamento di 4 anni perché questo processo durava 4 anni e iniziava con la liquidazione di Ferlaino e io riuscii a far questo in 1 anno e mezzo.

Io finito in una trappola? Assolutamente no. Il Napoli era un progetto davvero importante e avevo superato l’esame della liquidazione di Ferlaino, poi c’è stato un attacco della magistratura e quell’arresto ingiustificato e immotivato ha interrotto il mio percorso. La liquidazione era avvenuta, il 12 febbraio del 2002 e avevo ancora due anni e mezzo di tempo per completare l’operazione e portare il Napoli in borsa col supporto di Banca di Roma quindi era tutto già pianificato.

Gli anni fanno dimenticare tutto, sono sereno e vivo il Napoli con grande simpatia dopo aver trascorso due anni importanti lì, ma non ho risentimenti. Non ho mai incontrato De Laurentiis, ma stimo il suo lavoro perché sta dando ai napoletani soddisfazioni importanti e non dimentichiamo che gli avversari sono molto forti economicamente. Ciò che è stato fatto in questi 11 anni non è da tutti, De Laurentiis è stato molto bravo.

De Canio è una brava persona che ama profondamente il suo lavoro. E’ un allenatore che stimo, l’ho rivisto anche dopo l’esperienza napoletana e con lui ho avuto sempre un rapporto sincero. Ha svolto il suo lavoro pur non schierandosi sempre apertamente dalla parte della società, ma non dimentichiamo che quello fu l’anno più difficile.

Con lo sport ho chiuso, sono a riposo, ho avuto piccole esperienza nel basket e adesso seguo i miei bambini sugli scii. Ho trascorso 5 giorni meravigliosi sulla neve e adesso sto andando a Milano, vivo con tranquillità”. 

Comicon 2016, le nomination ai Premi Attilio Micheluzzi

Di seguito le nomination ai Premi Attilio Micheluzzi 2016

La Giuria 2016 è composta da: Mauro Marcheselli (Presidente di Giuria), Francesca Fornario, Gabriele Mainetti, Silvano Mezzavilla, Valeria Parrella.
I vincitori di ogni categoria verranno proclamati sabato 23 aprile presso il Teatro Mediterraneo di Napoli COMICON 2016 alle ore 19:30.

Comicon 2016 - locandina
Comicon 2016 – locandina

La selezione dei titoli nominati per ogni categoria è stata affidata a un Comitato di Selezione esterno al festival composto da giornalisti, professionisti e critici di varie città d’Italia, fatta eccezione per la categoria Miglior Webcomic. Quest’anno infatti, come lo scorso anno, la scelta dei 5 candidati a questo Premio è stata affidata alla redazione di un media Partner, Lo Spazio Bianco.
Il Comitato di Selezione 2016 è composto da: Loris Cantarelli (Direttore di “Fumo di China”), Laura Pasotti (Garage Ermetico), Raffaele De Fazio (esperto e critico), Susanna Scrivo (traduttrice e esperta di manga), Stefano Perullo (giornalista e libraio), Andrea Antonazzo (critico e redattore del portale Fumettologica.it) e Gianfranco Giardina (fondatore e responsabile della Scuola Redhouse).

NOMINATION  PREMI ATTILIO MICHELUZZI 2016

Miglior Fumetto

  1. Quaderni Giapponesi – Igort – Coconino Press / Fandango Editore
  2. Biliardino Alessio Spataro – Bao Publishing
  3. Il Porto Proibito – Teresa Radice, Stefano Turconi – Bao Publishing
  4. Le Variazioni d’Orsay – Manuele Fior – Coconino Press / Fandango Editore
  5. Viaggio a Tokyo – Vincenzo Filosa – Canicola

Miglior Serie dal Tratto Realistico

  1. Dragonero – Stefano Vietti e Luca Enoch/AA.VV. – Sergio Bonelli Editore
  2. Coney Island – Gianfranco Manfredi, Giuseppe Barbati, Bruno Ramella  – Sergio Bonelli Editore
  3. Lilith – Luca Enoch – Sergio Bonelli Editore
  4. Real Life – Alessandro Ferrari, Paola Barbato, Micol Beltramini, Barbara Baraldi – Panini Comics
  5. Tex nn.651-662 – AA.VV. – Sergio Bonelli Editore

Miglior Serie dal Tratto Non Realistico

  1. Rat-Man – Leo Ortolani – Panini Comics
  2. Le avventure di Fantomius  – Marco Gervasio – Panini Comics (su Topolino nn.3107-3108)
  3. Topolino e l’impero Sottozero – Casty – Panini Comics (su Topolino nn.3092-3093)
  4. Pippo Reporter – Teresa Radice, Stefano Turconi – Panini Comics (su Topolino 3089, 3112, 3126)
  5. Fumettisti ragguardevoli – Tuono Pettinato – Baldini & Castoldi (su Linus)

Miglior Disegnatore

  1. Stefano Turconi – L’Isola del Tesoro – (su Topolino nn.3094-3096)
  2. Andrea Bruno – Cinema Zenith / 2 – Canicola
  3. Igort – Quaderni Giapponesi – Coconino Press / Fandango Editore
  4. Manuele Fior – Le Variazioni d’Orsay – Coconino Press
  5. Corrado Mastantuono – Tex nn.651-652-653 “Luna Insanguinata” – Sergio Bonelli Editore

Miglior Sceneggiatore

  1. Alessandro Bilotta – La casa delle memorie (su Dylan Dog Speciale n.29) – Sergio Bonelli Editore
  2. Teresa Radice – Il Porto Proibito – Bao Publishing
  3. Casty – Tutto questo accadrà ieri (su Topolino n.3130)
  4. Alessandro Tota – Il ladro di libri – Coconino Press / Fandango Editore
  5. Marco Tabilio – Marco Polo: Le vie della seta – Becco Giallo

Miglior Fumetto Estero

  1. Sam Zabel – Dylan Horrocks – Bao Publishing
  2. Qui – Richard McGuire – Rizzoli Lizard
  3. Gli Ignoranti – Etienne Davodeau – Porthos
  4. Il Celestiale Bibendum – Nicolas d Crecy – Eris Edizioni
  5. Il cane che guarda le stelle – Takashi Murakami – J-Pop
  6. Beowulf – David Rubin – Tunué

Miglior Serie Straniera

  1. Sex Criminals voll. 1-2 – Matt Fraction, Chip Zdarsky – Bao Publishing
  2. Blast voll.3-4 – Manu Larcenet – Coconino Press / Fandango Editore
  3. Wet Moon – Atsushi Kaneko – Star Comics
  4. Batgirl – Cameron Stewart, Brenden Fletcher, Babs Tarr – RW Lion
  5. Lumberjanes voll. 1-2 – Noelle Stevenson, Grace Ellis, Brook Allen – Bao Publishing
  6. Ms. Marvel nn.5-15, di G. Willow Wilson, Jake Wyatt, Adrian Alphona e Takeshi Miyazawa – (su Incredibili Avengers nn.21-28) – Panini Comics

Miglior Webcomics a cura di Lo Spazio Bianco

  1. From Here to Eternity, di Francesco Guarnaccia
  2. Vivi e Vegeta, di Francesco Savino e Stefano Simeone
  3. Ross, di Claudia “Nuke” Razzoli
  4. To Be Continued, di Lorenzo Ghetti
  5. Rusty Dogs, di Emiliano Longobardi, AA.VV.

Miglior Edizione di un Classico

  1. Il Mago di Oz – Anna Brandoli, Renato Queirolo – ComicOut
  2. Hitler – Shigeru Mizuki – Rizzoli Lizzard
  3. Maison Ikkoku Perfect Edition nn.1-9 – Rumiko Takahashi – Star Comics
  4. The ‘Nam vol. 1 – Lettere dal fronte – Doug Murray, Michael Golden Panini Comics
  5. Zenith: Fase Uno – Grant Morrison, Steve Yeowell – Panini Comics
  6. Dr. Slump Perfect Edition vol.1 – Akira Toriyama – Edizioni Star Comics

Miglior Storia Breve

  1. Kobane Calling – Zerocalcare – (su Internazionale n.1085) – Internazionale
  2. Tutto questo accadrà ieri – Casty, Massimo Bonfatti – (su Topolino n.3130) – Panini Comics
  3. Per sempre Altrove / Altrove Per sempre – Francesco Guarnaccia, Lorenzo Ghetti – Mammaiuto
  4. Dick Tracy in: Braccio di Ferro – Ratigher – (su Linus n.599) – Baldini & Castoldi
  5. I giorni della merla – Manuele Fior – (in L’età della febbre. Storie di questo tempo) – Minimum Fax

I gol di Stellone, il ko dell’Arechi: il ricordo di De Canio

Tutto sul passato

Mancini, Bonomi, Troise, Villa, Baccin, Husain, Jankulovski, Bocchetti, Moriero, Stellone, Sesa: a rileggere la formazione del primo Napoli 2001-02 ci scappa anche qualche sorriso. A fine agosto la doppietta di Stellone stese il Genoa a Marassi e regalò agli azzurri la prima di sedici vittorie complessive per un totale di 61 punti, bottino notevole ma insufficiente per l’immediato ritorno in Serie A ad un anno esatto dalla retrocessione firmata Zeman-Mondonico. In panchina, nell’anno del quinto posto alle spalle dell’Empoli (67 punti), c’era Luigi De Canio, lo stesso allenatore che domenica prossima, alla guida dell’Udinese, affronterà da avversario gli azzurri.

DESTINO SEGNATO. In quella stagione furono diversi i motivi alla base del fallimento sportivo: squadra rivoluzionata, società allo sbando (era l’anno dei due presidenti, Corbelli e Ferlaino), tifosi delusi per la recente retrocessione e la discontinuità in campionato. Non bastarono gli undici gol di Roberto Stellone, non bastò la striscia di sette vittorie ed un pari tra la 15esima e la 22esima giornata, non bastò il ritrovato entusiasmo della piazza per sorpassare l’Empoli del giovane Di Natale (capocannoniere del torneo con 16 gol). Fatali gli scontri diretti coi toscani: 1-0 al Castellani, 0-0 al San Paolo.

SAN PAOLO INAGIBILE. Il Napoli partì forte, vinse a Genova ma poi crollò, conquistando due punti nelle successive cinque partite. A metà settembre, complice la forte alluvione che colpì l’intera città, il San Paolo risultò inagibile per oltre quattro mesi, costringendo il Napoli a trasferirsi prima a Cava de’ Tirreni e poi, per sette giornate, allo stadio Santa Colomba di Benevento. «Ho ricordi più brutti che belli, fu una stagione difficile. Un casino micidiale». Di quel Napoli, Oscar Magoni era capitano orgoglioso e ferito: «Non è mai facile giocare con la società in bilico e le contestazioni dei tifosi. Napoli è una città meravigliosa che meritava ben altro. In quella stagione ci furono tante cessioni, tanti acquisti, tanti stranieri, tanti giovani. Facemmo il massimo delle nostre possibilità».

CAOS CALMO. Ben presto anche i tifosi si accorsero che la squadra, nel ventre d’una stagione in salita, riuscì a resistere fino alla fine, sfiorando la promozione: «Alla prima al San Paolo facemmo il record negativo di presenze – ricorda Matteo Villa, difensore al suo primo anno a Napoli – ma la gioia più grande fu riportare la gente allo stadio. La mancata promozione fu un rimpianto, ma i 70mila al San Paolo contro la Reggina (1-1, gol di Vidigal) fu una soddisfazione che nessuno potrà mai cancellare». Prima degli applausi, però, furono soprattutto fischi: «Ricordo tante contestazioni in casa, tante polemiche. Fu un’annata storta e fu un peccato – spiega Magoni – perché a Napoli ti senti professionista vero. Rifarei altre mille volte la scelta di lasciare la Serie A per giocare qui».

DISASTRO DERBY. Tra le delusioni più acute il ricordo delle due partite contro la Salernitana. Pagine nere non solo dal punto di vista sportivo: «All’andata, al San Paolo, il nostro pullman fu assalito dai tifosi avversari», ricorda Magoni, che poi fa mea culpa per il 3-1 dell’Arechi contro l’ex Zeman: «Giocammo davvero male, meritammo la sconfitta. Fu una giornata molto triste». Ancor più buio fu il pomeriggio della sfida d’andata. Contro la Salernitana, il 27 gennaio 2002, il Napoli tornò a giocare al San Paolo dopo l’esilio di Benevento. Segnò Villa, poi la beffa: «Quel gol – ricorda il difensore ex Cagliari – fu l’emozione più grande della mia carriera. Non ho mai segnato tanti gol, quello fu speciale. Assaporavo già l’idea di essere l’uomo derby, peccato…». Il pareggio di Lazzaro al 94’, sotto la Curva B, è un ricordo amaro, indimenticabile. Ma a pensarci oggi, ad un passo dal sogno impronunciabile, fa decisamente meno male.

Il Roma

Sarri come san Girolamo: fare di necessità virtù

“Sarri come san Girolamo: fare di necessità virtù”.

Titola così l’editoriale di Raffaele Auriemma sul Corriere dello Sport: ““Facere de necessitate virtutem” è una frase di Sofronius Eusebius Hieronymus, meglio noto come san Girolamo, un teologo romano (340-420) che invitava a fare con buona disposizione d’animo e non controvoglia, le cose che vanno fatte obbligatoriamente. Una regola che, applicata al mondo del calcio, giustifica in parte le ragioni che hanno portato il Napoli ad essere meglio di quanto fosse prevedibile all’inizio di questa stagione ancora da decifrare. “Fare di necessità virtù” è anche il motto nel quale spesso s’imbattono gli allenatori italiani, costretti a raddrizzare campionati compromessi da tecnici stranieri che, loro sì, ottengono tutto quanto chiedono ai presidenti convinti di sceglierli secondo un criterio di superiore conoscenza e professionalità. Balle. Il caso-Benitez è eclatante. «Lo abbiamo preso per crescere in Europa», con questa frase roboante il presidente De Laurentiis annunciò il definitivo salto di qualità del club. Oltre a Benitez, che pesò sul bilancio del Napoli per circa 7 milioni di euro a stagione, fu aumentato del 30 per cento il tetto ingaggi e fu preso Higuain per 37 (più 3) milioni di euro: mai tanto era stato speso per un calciatore nella storia del sodalizio partenopeo. Gli effetti del biennio tutto fumo e chiacchiere (la conquista di una Coppa Italia e di una Supercoppa ai rigori era il minimo a fronte di investimenti anche ingenti) si sono riverberati su questa stagione priva, per la seconda volta di fila nell’era Rafa, delle risorse Champions, tra la delusione diffusa della gente anche per un mercato estivo il cui unico aspetto positivo sembrava essere la permanenza in azzurro dei vari big”.  

Ecco la reazione di Callejon al no della Nazionale

I dettagli

La Gazzetta dello Sport scrive su Josè Callejon: “Un po’ si era illuso, ci aveva creduto nella convocazione. Ma dalla Spagna è arrivato il no di Vicente Del Bosque, il commissario tecnico, che l’ha ignorato ancora una volta. Così a José Maria Callejon non è rimasto altro da fare che sfogare la delusione allenandosi col Napoli, inanellando giri di campo, uno dietro l’altro, sotto lo sguardo attento e interessato del tecnico Maurizio Sarri, l’unico, probabilmente, ad aver gioito per la mancata convocazione del suo giocatore. Se lo ritroverà fresco e arrabbiato al punto giusto, alla ripresa del campionato, in previsione della trasferta di Udine, dove il Napoli non potrà permettersi passi falsi per non perdere contatto con la Juventus”.

Callejon-Napoli, rinnovo fino al 2020

I dettagli

La Gazzetta dello Sport scrive sulfuturo di Callejon: “Potrebbe esserci ancora Napoli nel futuro di José Maria Callejon. A 29 anni compiuti e con il contratto in scadenza a giugno 2018, non è escluso che Aurelio De Laurentiis decida di prolungargli di qualche anno l’accordo, magari aggiungendone altri due a quello attuale. A fine campionato ci sarà l’incontro tra il presidente e Manuel Gracia Quillon, il procuratore dello spagnolo, per perfezionare l’intesa e firmare il nuovo contratto”.

Zapata: “Il Napoli s’è fatto sentire solo una volta, vorrei segnare”

Le sue parole

Duvan Zapata, attaccante del Napoli in prestito all’Udinese, ha rilasciato alcune dichiarazioni al Messaggero Veneto: “Il Napoli s’è fatto sentire? Mi hanno telefonato soltanto una volta, dopo l’infortunio e l’operazione, per augurarmi un pronto recupero. D’altra parte io sono sì all’Udinese a titolo temporaneo, ma si tratta di un progetto lungo due campionati: non in tutto e per tutto un giocatore bianconero e per questo io penso solo a come fare punti per la mia squadra.

E’ una gara speciale per me, ma mi piacerebbe segnare un gol per l’Udinese che la scorsa estate ha puntato su di me. De Canio sta lavorando sulla mentalità, ci chiede di giocare tranquilli.

Sarri? Posso dire che non si nasconde dietro le parole e che si fa sentire quando serve.

Sono i migliori come gioco, ma a volte la pressione là si fa sentire. Credo che sia una cosa che hanno ereditato dalla gestione precedente, quando c’ero anche io. A volte per questo possono perdere la testa e fare degli errori che di solito non commettono. Noi domenica dovremo essere bravi a incanalare la partita su questi binari. Higuain è uno dei centravanti più forti al mondo, sente la fiducia della squadra e dell’allenatore”.

Zielinski: “Napoli? Lo so e c’è qualcosa in più…”

Le sue parole

Piotr Zielinski, centrocampista dell’Empoli, ha parlato a Futbolfejs: “Napoli? L’interesse è vero e personalmente sono al corrente: so che c’è qualcosa in più. Sto lavorando tanto con l’Empoli per poter giocare in una big dal prossimo anno. Mi piacerebbe giocare con Coutinho, ha grandi capacità tecniche, ma al momento non so nulla sul Liverpool”.

Careca: “Il Napoli di Sarri ricorda il mio: voglio il terzo scudetto!”

Dopo Maradona anche Careca promette attraverso il Corriere dello Sport, di venire a Napoli in caso di terzo scudetto

Visto dal Brasile, come finirà questo campionato? “Analizzando il calendario credo che a tre giornate dalla fine si potrà decretare la vincitrice, mi sembra evidente che nelle prossime cinque gare sarà tutto deciso. Le ultime gare non prevedo grosse sorprese come risultati”.

I bomber allora avranno la grossa responsabilità per lo scudetto? “E’ evidente che Higuain è in uno stato di grazia eccezionale. Una stagione davvero incredibile, purtroppo per lui la Juventus non molla di un centimetro e segna molto in quest’ultimo periodo”.

Disse in gennaio che i bianconeri erano i favoriti aveva ragione. “Anche se erano indietro in classifica loro sono sempre una compagine che non molla niente, lottano sempre ed hanno il successo nel loro d.n.a.”.

Questo campionato è davvero meraviglioso che ne pensa? “Sicuramente il migliore degli ultimi anni. Il Napoli rispetto alla Juventus gioca e si diverte, ma per rimanere impressi nella storia devi vincere lo scudetto. Difficile ma non impossibile second me”.

Il Napoli di Sarri ha qualche similitudine con quello del 1989? “Sicuramente si. In quel campionato eravamo ad otto turni dalla fine con due punti da recuperare al Milan e mi ricordo una sconfitta contro la Juventus che risultò decisiva. Quest’anno potrebbe accadere a campi invertiti e fare lo sgambetto alla squadra di Allegri”.

Fu anche l’anno della monetina che colpì Alemao. “Tutti pensarono che quella situazione risultò decisiva per il nostro scudetto, ma io ero convinto che l’avremmo vinto. Fu decisivo il nostro successo a Bologna e la sconfitta a Verona del Milan”.

Il calendario delle due squadre ha lo stesso coefficiente di difficoltà. “Il Napoli sfiderà fuori casa Inter e Roma, la Juventus andrà a Milano e Firenze, perciò dopo quelle partite avremo un quadro preciso della situazione. Anche se le bucce di banana come Empoli e Udinese del prossimo turno non vanno affatto sottovalutate”.

Lei di recente è stato a Napoli… “Si ed ho avuto sensazioni bellissime, direi che è stato fantastico girare per la città e vedere che loro ti trasmettono allegria. Ho provato a camuffarmi ma loro mi hanno subito sgamato (ride n.d.r.)”.

Parlava di allegria, anche lei quando giocava procurava lo stesso effetto. “Eravamo una grande squadra, un gruppo forte e coeso e poi avevamo in campo lui. Giocare al fianco di Maradona è stato un privilegio”.

Napoli è per lei cosa? “Un’emozione unica, quando indossi quella maglia e giochi al San Paolo non puoi non emozionarti, senza contare che vincere lo scudetto a Napoli non è come da altre parti e auguro alla squadra di Sarri di provare queste sensazioni indescrivibili”.

Il suo Napoli e questo sono simili? “Credo che quella squadra era forte perchè era un gruppo unito, io direi che eravamo una famiglia. Chi conosce la squadra partenopea attuale mi dice che è la stessa cosa di allora e credo che questo aspetto sia un enorme vantaggio”.

Qual’è il suo sogno nel cassetto? “Naturalmente di essere di grande aiuto al Napoli per quanto riguarda lo scavare i maggiori talenti del Sudamerica. Incontrai di recente Giuntoli ed ho dato la mia disponibilità, lavorerei pure gratis, girando l’intero Sudamerica”.

Le generazioni attuali spesso hanno accostato Cavani e Higuain a lei, chi le assomiglia di più? “Credo che erano tempi e periodi diversi, credo che i nomi da lei citati sono due grandissimi centravanti, ma se devo dire uno che si avvicina a me direi Cavani, ma il “Pipita” è un mostro”.

Può bastare il bomber argentino per vincere lo scudetto? “Fino ad ora i suoi gol sono stati decisivi per tenere accesa la fiammella per lo scudetto, però io credo che da qui alla fine conterà vincerle tutte e se anche la Juventus dovesse fare altrettanto allora ci dovremo levare tutti il cappello”.

Che nome farebbe come futuro campione dal Brasile? “Io terrei d’occhio a Lucas Lima, lui è un classico numero 10. Lui ha tutto per incantare il calcio europeo, fa tutto e nel modo giusto e in un periodo di transizione in Brasile credo che sia un calciatore di assoluto talento”.

Anche il Napoli ha mezzo Brasile dal punto di vista tecnico. “Allan e Jorginho sono due calciatori davvero straordinari, sono straordinari in una squadra che è un piacere per gli occhi dal punto di vista tecnico”.

Facendo il classico gioco delle percentuali come finirà la stagione agonistica? “Non è semplice, nel senso che il Napoli sicuramente non farà calcoli e giocherà sempre per vincere, così come l’undici di Allegri che punta sempre al bottino pieno. Dopo la giornata dove giocheranno Fiorentina-Juventus e Roma-Napoli, avremo un quadro preciso della situazione. Dovesse succedere a Napoli verrei a festeggiare in città promesso…”.

Per Hysaj niente di grave, ma Sarri pensa alle alternative

I dettagli

Tra qualche giorno Maurizio Sarri potrà tirare un sospiro di sollievo, perchè i dodici calciatori convocati dalle nazionali torneranno a Napoli tra domani e giovedì a Napoli, in vista del match di domenica contro l’Udinese. Elseid Hysaj si è fermato per un problema alla caviglia rimediato durante la sfida con l’Austria ed è stato richiamato a scopo precauzionale dalla società, ma non dovrebbe essere niente di grave. Non sembra nulla di serio ma in caso di forfait, ma il tecnico valuterà soluzioni alternative tra cui Maggio dall’inizio oppure Koulibaly spostato a destra, con Chiriches al centro.

L’inesistente teoria del complotto a favore dei vaccini

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                                                   EUGENIA TOGNOTTI

 EUGENIA TOGNOTTI  Ha qualcosa di veramente inquietante – per quello che rivela – la straordinaria virulenza e smodatezza dei seguaci del ben noto «ciarlatano antivaccinazione» Andrew Wakefield.

Un comportamento censurabile quello dei proseliti del sostenitore del collegamento vaccini-autismo, per come hanno accolto la scelta di Robert De Niro – co-fondatore del raffinato festival cinematografico Tribeca – di ritirare il film documentario del noto profeta antivaccini, il cui titolo è tutto un programma: Vaxxed: from Cover up to Catastrophe. (Vaccinati: dalla copertura alla catastrofe). Quello che si è aperto in queste ore è una specie di vaso di Pandora da cui stanno emergendo pericolose tossine. I toni e gli attacchi – che spaziano dall’insulto al dileggio – prendono di mira non soltanto l’attore. Esaltato fino a pochi giorni fa come un campione della libertà di parola per la sua disponibilità a proiettare in anteprima il documentario di Wakefield, è ora disprezzato per «aver voltato le spalle al figlio autistico» e aver tradito – sostengono – la causa dei genitori dei bambini autistici di tutto il mondo danneggiati dai vaccini.

Sotto tiro anche i grandi media, che seguirebbero docilmente gli ordini del Cdc, acronimo del Centro per la Prevenzione e di controllo delle malattie, l’organismo di controllo della Sanità pubblica negli Usa. Dopo aver evocato ogni sorta di nefandezza – dalla corruzione dell’industria farmaceutica a quella «criminale» dei medici in tutta l’America, dalla sistematica frode scientifica negli studi clinici allo sfruttamento dei bambini per esperimenti medici illegali – ecco l’inevitabile domanda che rimanda alla teoria del complotto. A che genere di pressioni e di minaccia (alla carriera e, addirittura, alla vita, la propria, quella della moglie e del figlio) è stato sottoposto l’attore per indurlo a cancellare dal programma Vaxxed? Chi erano i misteriosi «consulenti scientifici» con cui si sarebbe consultato venerdì scorso prima dell’annuncio ufficiale e di cosa ha parlato al telefono per più di un’ora con un potente politico? Le polemiche infuriano. I ripensamenti e le tardive e tormentate spiegazioni di De Niro, in verità, non hanno convinto neanche il fronte opposto: pensava davvero di sostenere la causa del figlio autistico ammettendo al Festival un film basato su una frode scientifica e sulla screditata teoria che il vaccino trivalente provoca l’autismo? In effetti l’affermazione di De Niro sulla volontà di aprire un dialogo, partendo dal documentario di un personaggio come Wakefield è perlomeno discutibile.

Nell’annunciarne i contenuti, la direzione sembrava dar credito alla sua screditata teoria, riducendo una questione cruciale, sul tappeto da anni, ad una trama hollywoodiana: il dibattito più al vetriolo della storia della medicina che prende le mosse dalla notizia che un anziano scienziato del Cdc ha nascosto documenti segreti, dati e mail interne che confermavano ciò che milioni di genitori devastati e medici «screditati» avevano sospettato. Inutile dire che non c’è stata nessuna cospirazione e che le bugie di Wakefield sono state smascherate. Autore dello studio che nel 1998 ha lanciato la bomba del collegamento vaccini-autismo dalle pagine di una delle più autorevoli riviste mediche al mondo, Lancet, è stato in seguito smentito da innumerevoli studi clinici. Tra l’altro una commissione ha appurato che la ricerca era gravata da gravi conflitti scientifici e finanziari, oltre che da pecche etiche: una parte dei costi sarebbe stata sostenuta dagli avvocati dei genitori di bambini autistici che intendevano citare in giudizio e chiedere i danni ai produttori di vaccini. Inoltre l’autore dell’articolo aveva brevettato, l’anno prima, un vaccino contro il morbillo che avrebbe potuto trovare un grosso mercato se il vaccino combinato fosse stato screditato. In conclusione l’autore si era comportato in modo disonesto, infrangendo le norme di base dell’etica e mostrando un «cinico disprezzo» per la sofferenza dei bambini coinvolti nella sua ricerca, sottoposti a test invasivi. Di fronte alla dimostrazione della falsificazione dei dati utilizzati per lo studio, Lancet ritirò formalmente l’articolo di Wakefield che è stato anche radiato dall’ordine dei medici della Gran Bretagna.

Ma, intanto, il danno per la salute pubblica – e che danno – era fatto: antiche paure e nuovi allarmi si erano diffusi a macchia d’olio, conferendo forza agli agguerriti e radicati movimenti vaccinofobi. Pregiudizi, diffidenza e scetticismo investivano anche i vaccini comuni, cosa che ha provocato un’impennata dei casi di morbillo negli ultimi anni. Diciamocelo pure: l’incidente del Tribeca non promette niente di buono. In qualche modo il ritiro del film-documentario ha dato modo a Wakefield di atteggiarsi a martire e di trovare una nuova ribalta per le sue teorie. Gridano alla censura i suoi seguaci che denunciano la volontà di spegnere il confronto. Come se si trattasse di un documentario sui rifugiati siriani, sul sistema elettorale americano, sull’aborto, sulla fertilizzazione in vitro. Il falso legame vaccini-autismo non è un qualsiasi argomento difficile, controverso, provocatorio, su cui dibattere e confrontare diversi punti di vista. Non ci sono «lati opposti del problema» da considerare nella frode, nell’inganno e nella scorrettezza.

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La crescita infelice

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                                                  MASSIMO GRAMELLINI

 MASSIMO GRAMELLINI  Per Marcel Fratzscher, un economista tedesco non allineato al pensiero unico, quando una minoranza di persone si arricchisce ai danni di tutte le altre, il prodotto interno lordo dell’intero Paese peggiora. A prima vista sembra una banalità: se pochi ricchi rastrellano il rastrellabile e la maggioranza dei consumatori ha sempre meno soldi in tasca e tantissima paura di spenderli, chi può ancora permettersi di comprare frigoriferi, maglioni e telefonini, alimentando la fantomatica Crescita? Invece gli economisti tedeschi di sistema si sono scagliati contro il tapino, sostenendo che i suoi dati (peraltro desunti dall’Ocse, non da Disneyland) sono sbagliati e le sue conclusioni abborracciate. Perché è vero che anche in Germania i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri più poveri, ed è verissimo che il risanamento dei conti pubblici lo hanno pagato il ceto medio immiserito e i giovani disoccupati o sottopagati. Ma lungi dal mortificarla, l’aumento della disuguaglianza e dell’infelicità collettiva ha fatto bene alla signorina Crescita. Infatti il reddito pro capite è in salita, seppure a scapito di tre tedeschi su quattro, che come nella storia dei polli di Trilussa si ritrovano abbondantemente sotto la media.

Mi guardo bene dall’entrare in queste dispute tra scienziati. Ma se anche i rivali di Fratzscher avessero ragione, un sistema economico che cresce sulla pelle di tre quarti della popolazione e trova degli economisti disposti a menarne vanto senza proporre uno straccio di alternativa, sancisce il passaggio definitivo dal capitalismo al sadomasochismo.

vivicentro-opinioni / lastampa / La crescita infelice. MASSIMO GRAMELLINI

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La crescita infelice

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                                                  MASSIMO GRAMELLINI

 MASSIMO GRAMELLINI  Per Marcel Fratzscher, un economista tedesco non allineato al pensiero unico, quando una minoranza di persone si arricchisce ai danni di tutte le altre, il prodotto interno lordo dell’intero Paese peggiora. A prima vista sembra una banalità: se pochi ricchi rastrellano il rastrellabile e la maggioranza dei consumatori ha sempre meno soldi in tasca e tantissima paura di spenderli, chi può ancora permettersi di comprare frigoriferi, maglioni e telefonini, alimentando la fantomatica Crescita? Invece gli economisti tedeschi di sistema si sono scagliati contro il tapino, sostenendo che i suoi dati (peraltro desunti dall’Ocse, non da Disneyland) sono sbagliati e le sue conclusioni abborracciate. Perché è vero che anche in Germania i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri più poveri, ed è verissimo che il risanamento dei conti pubblici lo hanno pagato il ceto medio immiserito e i giovani disoccupati o sottopagati. Ma lungi dal mortificarla, l’aumento della disuguaglianza e dell’infelicità collettiva ha fatto bene alla signorina Crescita. Infatti il reddito pro capite è in salita, seppure a scapito di tre tedeschi su quattro, che come nella storia dei polli di Trilussa si ritrovano abbondantemente sotto la media.

Mi guardo bene dall’entrare in queste dispute tra scienziati. Ma se anche i rivali di Fratzscher avessero ragione, un sistema economico che cresce sulla pelle di tre quarti della popolazione e trova degli economisti disposti a menarne vanto senza proporre uno straccio di alternativa, sancisce il passaggio definitivo dal capitalismo al sadomasochismo.

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Inamovibile Reina, ma gli altri? Il punto sui portieri

Il campionato è fermo e cominciano a trapelare le prime indiscrezioni di mercato per la prossima stagione. Tanti i nomi che circolano in queste ore in casa Napoli: da Mammana, Caceres e Maksimovic per la difesa a Klaassen e Vecino per il centrocampo, passando per Lapadula. Ma tra i pali?
Inamovibile al momento Pepe Reina, resta da svelare il ruolo di secondo e terzo. Di portieri tra le fila azzurre ce ne sono tanti, forse troppi: Reina, Gabriel, Rafael, Sepe ed Andujar. Proviamo a fare un pò il punto.
Tra i partenti figura sicuramente Rafael, probabilmente in prestito, che ha assolutamente bisogno di continuità per ritrovare la giusta condizione mentale. Acquistato per la cifra di 5 milioni dal Santos il brasiliano non è riuscito ad ambientarsi anche se le qualità non gli mancano: farlo giocare altrove potrebbe consentire alla società di recuperare almeno una parte dell’ investimento.
Le cose stanno diversamente per l’ attuale vice, Gabriel, in prestito dal Milan. Diversi gli scenari possibili: il ragazzo, dopo una stagione convincente con il Carpi in serie B, era approdato in città in quanto fortemente voluto dal ds Giuntoli; la sua stagione non è stata esaltante visto il poco spazio a disposizione, solo 3 presenze in Europa League. Il Napoli ha provato a fare qualche passo in avanti considerando che il Milan non sembrerebbe intenzionato a puntare su di lui per il futuro, il titolare è Donnarumma e Abbiati il vice; le cose potrebbero cambiare solo se quest’ ultimo si ritirerà a fine campionato, allora il brasiliano potrebbe far comodo ai rossoneri.
Ma conviene spendere soldi quando la soluzione è presente in casa? Ecco allora Luigi Sepe che, al termine della stagione, tornerà dal prestito alla Fiorentina. Una sua permanenza all’ ombra del Vesuvio non è così scontata: il portiere napoletano ha avuto modo di lamentarsi molto poiché poco impiegato da Paulo Sousa, a Napoli avrebbe comunque scarso minutaggio a disposizione.
C’ è poi da sistemare Mariano Andujar che, dopo una stagione altalenante all’ Estudiantes, rientrerà quasi sicuramente in città; per lui si profila un rinnovo di contratto, spalmando l’ attuale stipendio su più anni, che lo porterebbe a essere la terza opzione.

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Comicon 2016, ecco la locandina e il Magister!

Comicon 2016 - locandina
Comicon 2016 – locandina

Continua il viaggio di ViViCentro alla scoperta del Comicon 2016, la manifestazione che si terrà dal 22 al 25 aprile a Napoli, presso la Mostra d’Oltremare e che vi racconteremo LIVE con foto, video e articoli, grazie ai nostri inviati. Oggi vi presentiamo la locandina di quest’edizione, che sarà la 18esima, dal 1998 ad oggi.

 

Ad essere raffigurati nella locandina sono due personaggi molto noti del mondo dei fumetti e non solo: Lupo Alberto ed Enrico La Talpa, nati dalla matita e dal genio di Silver.

Silver-Guido Silvestri
Silver (Guido Silvestri)

Sarà proprio il disegnatore, nato a Modena e diventato famosissimo proprio grazie alle strisce sugli animali della Fattoria McKenzie, ad avere il ruolo di Magister del Comicon 2016. A Silver sarà dedicata la mostra principale della manifestazione e verrà affidato il ruolo di garante e maestro della Fiera.

Juve Stabia: nelle sabbie mobili muoviti il meno possibile..

“Quando sei nelle sabbie mobili muoviti il meno possibile. Più ti agiti, più vai giù!”

Abbiamo deciso di iniziare il nostro editoriale con una frase sentita in tanti film e che ben si incastra con la situazione attuale della Juve Stabia. La doppietta in casa, nefasta dal punto di vista dei risultati, come ormai ogni anno accade, ha portato soltanto un punto ai gialloblù ed ha decisamente accorciato la classifica nelle zone calde. La Juve Stabia, a quota 32 punti, ha visto avvicinarsi chi sta sotto, in primis il temibile Catania, uscito vincitore nel derby siciliano contro il Messina.

Juve Stabia 32, Catanzaro 30, Monopoli e Catania 29, con Melfi più staccato a 24 punti: saranno queste le squadre che si giocheranno la salvezza diretta ed il piazzamento negli spareggi per mantenere la categoria.
Il riferimento alle sabbie mobili con cui abbiamo esordito è facilmente intuibile. Si dice spesso che quando si incappa nella trappola delle sabbie mobili, la cosa da fare è stare fermi, muoversi il meno possibile in quanto qualsiasi movimento non indispensabile non fa altro che avvicinare la fine.

E’ proprio questo che deve fare la la Juve Stabia, sotto la pressione delle “sabbie mobili” della zona play out, affidarsi cioè alle proprie certezze ed evitare qualsiasi mossa non essenziale, le cui conseguenze potrebbero essere letali.
Anzitutto sarà fondamentale trovare, anzi, non perdere, la compattezza tra squadra e tifosi. L’apporto della splendida tifoseria stabiese è imprescindibile per le sorti della squadra ed anzi, dire che la Curva Sud è il 12esimo uomo in campo è forse riduttivo, visto il sostegno e la carica con cui i tifosi gialloblù spingono le Vespe. In questo senso assumono rilevanza gli applausi riservati ai calciatori dopo il pareggio contro il Matera e la sconfitta amara nel derby contro il Benevento.

Sarà inoltre decisivo ripartire dalle sicurezze tattiche acquisite dai ragazzi di Zavettieri dopo il mercato di gennaio che ha rivoluzionato la squadra stabiese. Non è il momento di provare esperimenti o cercare il coniglio nel cilindro; serve una squadra combattiva che sa cosa fare in campo. Di importanza capitale sarà il recupero degli uomini chiave nello schema tattico stabiese. Abbiamo scelto quattro elementi da cui ripartire. Ci riferiamo a Stefano Russo, che ha finalmente conquistato continuità nelle sue prestazioni ed appare finalmente libero da problemi fisici; ancora a Sergio Contessa, che in questo finale di stagione deve mettere il turbo, dai suoi piedi e dalle sue sgroppate passa buona parte della salvezza stabiese; a Kenneth Obodo, il Capitano che ha tirato la carretta per una stagione intera e che deve trascinare le Vespe anche e soprattutto in questo ultimo scorcio di campionato. Infine parliamo di Stefano Del Sante, il grande colpo del mercato di gennaio, l’ariete in grado di abbattere le difese avversarie e che, si spera, si sia conservato i gol più pesanti per il finale di campionato.

A sei giornate dal termine della regular season, la salvezza della Juve Stabia passa, a nostro avviso, da tre partite decisive. Gli scontri con Messina, Ischia (da giocare sull’isola) e Lupa Castelli Romani, appaiono alla portata delle Vespe e, se ben approcciati, possono dare la spinta ai gialloblù per uscire dalle sabbie mobili dei play out.

Saranno tre le parole d’ordine cui affidarsi: compattezza, coraggio e cuore.

Raffaele Izzo

BANGKOK, Pakistan: molti musulmani vittime attentato al parco

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                                                        BANGKOK, funerale vittime (lapresse)

BANGKOK, attentato al parco – Almeno 70 morti nell’attacco suicida del giorno di Pasqua, diretto nella rivendicazione dei talebani alla comunità cristiana. Si segue la pista del sabotaggio al governo secolare di Sharif, che è tornato ad attaccare le spinte fondamentaliste

BANGKOK – C’erano 29 bambini e sette donne tra le settanta vittime confermate dell’attacco suicida di domenica sera nel grande parco Gulshan-e-Iqbal della città pachistana di Lahore. Almeno 14 vittime sono state identificate come cristiane e 44 come musulmane, secondo la polizia di Lahore. Altri 12 corpi non sono stati identificati. Pare che anche la maggioranza dei 340 feriti fossero musulmani, sebbene la rivendicazione di un gruppo fondamentalista abbia indicato come obiettivo “i cristiani”, raccolti nel giorno di Pasqua con altri cittadini nei giardini pubblici tra altalene, aquiloni e banchetti di dolciumi.

A farsi esplodere con ben 28 chili di tritolo addosso è stato un 28enne, Muhammad Yousaf, da Muzaffargarh. Era insieme ad altri tre uomini fermati durante un controllo e tutti fuggiti all’esterno del parco tranne Yousaf. Di lui si sa che da due mesi aveva interrotto i contatti con la famiglia, anche se quattro fratelli e uno zio sono subito stati arrestati come sospetti complici durante un rastrellamento nel Sud Punjab, la nuova frontiera filo talebana dove negli anni sono fiorite incontrollabili centinaia di madrassa sunnite ultra-ortodosse.

Gli investigatori hanno ancora qualche dubbio sulla pista della rivendicazione di Jamaat ul-Ahrar, un gruppo già al quinto attentato dalla separazione di due anni fa con il Tehereek i talib, i talebani del Pakistan accusati di essere troppo morbidi e di trattare con il governo una riconciliazione.  Ma molta attenzione è dedicata alla coincidenza nel giorno della strage a Lahore di una violenta manifestazione pro-sharya avvenuta a Islamabad, con quasi 30mila persone all’assalto dei poliziotti di guardia al Parlamento per commemorare un loro “eroe”, appena giustiziato come assassino di un politico “filo-cristiano”. L’episodio accresce il timore di una possibile aperta alleanza tra gruppi di fuoco e masse intolleranti normalmente pacifiche, istigate contro il governo “secolare” di Nawaz Sharif.

Accusato di indebolire la fede islamica con l’apertura all’Occidente e agli infedeli di altre religioni come quella cristiana – che in Pakistan conta poco più del 2 per cento – Sharif ha reagito con parole di sfida: “Il nostro obiettivo non è solo quello di eliminare l’infrastruttura del terrore – ha detto visitando i feriti della strage – ma anche la mentalità estremista, che è una minaccia al nostro modo di vivere”.

Intanto anche ieri 3000 irriducibili musulmani hanno continuato a tenere sit in e lanciare slogan ai bordi della “zona rossa” di alta sicurezza della capitale, e minacciano di continuare finché non saranno accolte le loro domande. Oltre alla sharya e all’impiccagione della “cristiana blasfema” Asia Bibi, chiedono l’onorificenza pubblica di “martire” alla guardia del corpo Mumtaz Qadri, l’assassino dell’ex governatore del Punjab Salman Taseer. E’ questo delitto di 5 anni fa un altro tassello dell’inchiesta che porta al massacro di domenica nel parco. L’ex governatore Taseer aveva infatti difeso a spada tratta la donna cristiana dalle accuse di blasfemia e chiesto la revisione della rigida legge che prevede la morte per impiccagione. Non fu il solo a essere ucciso per questo. Un mese dopo di lui, anche l’unico ex ministro cristiano del governo nazionale, Shahbaz Bhatti, venne assassinato da un ex militante del Tehereek i talib passato all’ala ancora più estrema del movimento talebano.

Asia Bibi, madre di cinque figli, 45 anni, è intanto nel braccio della morte dal 2010 sulla base delle accuse di un gruppo di contadine musulmane che non volevano farle usare un pozzo pubblico del villaggio e l’hanno accusata di aver infangato il nome del Profeta. Convinti che si sia trattato di una vendetta, in suo favore non si erano mossi solo i due politici uccisi, ma i governi di molti Paesi e lo stesso papa emerito Benedetto. Ora il caso sembra tornare al centro di questa nuova fase di tensioni e violenze, che vede da una parte i gruppi filo-talebani indeboliti dalle recenti divisioni, dall’altra la nascita di nuclei di “cani sciolti” se possibile ancora più pericolosi e intolleranti.

Ieri tutti i parchi della città capoluogo del Punjab sono stati chiusi, e nessuno è andato a scuola o in ufficio per la giornata di lutto proclamata dal governo. La situazione è considerata talmente grave che, per la prima volta, il premier Sharif, durante un vertice d’emergenza nella casa di Lahore (feudo del suo potere politico e finanziario), ha preso in considerazione l’ipotesi di far intervenire i militari nei pattugliamenti di luoghi a rischio e nella caccia a sospetti e simpatizzanti. Non a caso una parte del messaggio di rivendicazione dei terroristi era rivolto a lui: “Vogliamo dire al primo ministro Nawaz Sharif che siamo entrati a Lahore”, hanno dichiarato.

vivicentro-cronaca / larepubblica – BANGKOK – Pakistan, molti musulmani vittime dell’attentato al parco. Si indaga su estremismo islamista di RAIMONDO BULTRINI