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Juve Stabia vs Lupa Castelli Romani 4 – 2: la cronaca minuto per minuto

Juve Stabia vs Lupa Castelli Romani – In un Menti semideserto le Vespe cercano i due punti che valgono la salvezza matematica contro la Lupa Castelli Romani, retrocessa con largo anticipo. Zavettieri schiera l’11 tipo, con i rientri di Contessa e Maiorano.

Juve Stabia (4-4- 2): Russo, Cancellotti, Contessa, Obodo, Polak, Navratil, Lisi, Maiorano, Del Sante, Nicastro, Diop. A disposizione di Mister Zavettieri: Polito, Atanasov, Rosania, Carillo, Liotti, Mauro, Favasuli, Grifoni, Gatto, Gomez, Mascolo.

Lupa Castelli Romani (4-3- 3): Tassi, Rosato, Colantoni, Di Bella, Aquaro, Prutsch, Ricamato, Maiorano, Morbidelli, Falasca, Mastropietro. A disposizione di Mister Palazzi: Gobbo, Anderson, Argento, Roberti, Carta, Kosovan, Rossetti, Flores, Coletti.

Curiosità, gli ospiti scendono in campo con i pantaloncini ed i calzettoni bianchi della divisa da trasferta della Juve Stabia. L’arbitro ha infatti ritenuto che quelli scuri, inizialmente indossati da entrambe le squadre, si confondessero, complicando la sua direzione di gara.

Spettatori: 478

Ammoniti: Maiorano (JS), Prutsch (L),

Primo Tempo

Minuto 2: GOOOOL JUVE STABIA!!!Subito Vespe in vantaggio. Gran cross dalla sinistra di Contessa per Nicastro, che in tuffo insacca di testa.

Minuto 4: Juve Stabia vicina al raddoppio; sinistro di Diop da fuori area, palla sulla traversa.

Minuto 9: GOL LUPA CASTELLI ROMANI. Pareggio degli ospiti con il colpo di testa di Prutsh su calcio d’angolo. Grave errore però di Russo che esce a vuoto mancando la palla.

Minuto 18: GOL LUPA CASTELLI ROMANI. Rete di Morbidelli, che beffa Polak e Navratil sul filo del fuorigioco, l’attaccante laziale insacca in diagonale su Russo in uscita.

Minuto 25: Destro dal limite dell’area di Lisi, palla di poco alta sulla traversa.

Minuto 29: Buona parata di Russo su tiro al volo ravvicinato di Di Bella.

Minuto 32: Juve Stabia vicina al pareggio; è ancora Nicastro che questa volta di sinistro costringe Tassi alla parata d’istinto.

Minuto 34: Continua la sfida tra Nicastro e Tassi; ancora grande parata dell’esterno difensore su incornata del 10 stabiese.

Minuto 39: Destro di contro balzo di Del Sante che costringe Tassi alla difficile parata.

Minuto 40: Contropiede pericoloso della Lupa che con grande facilità arriva al tiro, palla sull’esterno della rete.

Minuto 43: Grande occasione per Del Sante che arriva in scivolata a colpire il cross di Contessa, palla che sfiora il palo.

Secondo Tempo

Minuto 3: Colpo di testa di Del Sante sugli sviluppi di una palla inattiva, palla alta.

Minuto 12: Lupa Castelli vicina al raddoppio con Mastropietro che si allunga il pallone solo avanti a Russo.

Minuto 19: Doppio cambio in casa Juve Stabia; escono Maiorano e Del Sante per Favasuli e Gomez.

Minuto 22: GOOOOOL JUVE STABIA!!!!Incornata di Obodo su calcio d’angolo che insacca per la rete del pareggio.

Minuto 26: Tra i gialloblù entra Gatto ed esce Lisi.

Minuto 29: GOOOOOOL JUVE STABIA!!!Ancora cross perfetto di Contessa, questa volta per Diop, che insacca in tuffo di testa. Sorpasso per le vespe.

Minuto 43: GOOOOL JUVE STABIA!!!Poker delle Vespe con il sinistro di Nicastro su assist di Diop. Doppietta per il fantasista siciliano. Juve Stabia 4 – Lupa Castelli Romani 2.

Finisce la partita dopo quattro minuti di recupero. La Juve Stabia conquista la matematica salvezza con una rimonta rabbiosa. Adesso le Vespe possono guardare alle ultime due partite contro Monopoli e Foggia con serenità.

vivicentro.it-juve-stabia / Juve Stabia vs Lupa Castelli Romani 4 – 2: la cronaca minuto per minuto (Raffaele Izzo)

Juve Stabia vs Lupa Castelli Romani 4-2

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Palazzi: Risultato bugiardo. C’era un rigore netto a nostro favore..

Al termine del match tra Juve Stabia e Lupa Castelli Romani abbiamo ascoltato il tecnico dei laziali Mario Palazzi.

Ecco le sue parole.

 

Dispiace tanto per il risultato finale che è decisamente bugiardo. Credo di poter dire che abbiamo dominato la partita ed abbiamo preso gol solo su alcuni nostri errori.

In più a nostro favore c’era un rigore netto nel finale; dopo il mancato fischio  è arrivato il 4-2 di Nicastro quindi è stato un errore incisivo quello dell’arbitro.

Sono soddisfatto della prestazione di oggi; stiamo mettendo in campo il nostro orgoglio e la nostra dignità, dimostrando ogni domenica che teniamo a questa maglia.

Sono diventato allenatore della Lupa a campionato ormai inziato da tanto tempo, da quando sono qui questi ragazzi stanno dando l’anima e di questo sono più che contento.

Questa prestazione ci fa guardare al finale di stagione con più fiducia, ferme restando le incognite sul futuro che ci attende.

 

Raffaele Izzo

MotoGp, in Spagna dominio Rossi a Jerez; poi Lorenzo e Marquez

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Dominio di Valentino Rossi * a Jerez de la Frontera. Il 37enne fuoriclasse di Tavullia, scattato dalla pole, si è aggiudicato in Spagna la quarta prova del Mondiale, classe MotoGp, piazzando la propria Yamaha davanti a quella del compagno di scuderia Jorge Lorenzo, arrivato al traguardo con oltre 4″ di svantaggio.

Terza piazza per un altro spagnolo, Marc Marquez, staccato di 9″. Giu’ dal podio l’altra Honda di Dani Pedrosa, seguita da Aleix Espargarò e Maverick Vinales. Soltanto settima la Ducati di Andrea Iannone (out nei primi giri invece Andrea Dovizioso per un problema al retrotreno), chiudono la top ten Pol Espargarò, Eugene Laverty ed Hector Barbera.

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NOTE su Valentino Rossi (Urbino, 16 febbraio 1979) è un pilota motociclistico italiano.

Tra i piloti più titolati del motociclismo in virtù dei nove titoli conquistati, è l’unico pilota nella storia del Motomondiale ad aver vinto il mondiale in quattro classi differenti: 125 (1), 250 (1), 500 (1) e MotoGP (6). Detiene inoltre il primato del numero di Gran Premi disputati consecutivamente nel mondiale di velocità, con 228 presenze. È proprietario dello SKY Racing Team VR46.

AGGIORNAMENTO ORE 16.30 SITUAZIONE SVERSAMENTO TORRENTE POLCEVERA

Genova, 24 aprile 2016, ore 16.30: continuano ininterrottamente le attività di bonifica e recupero di ciò che è rimasto dallo sversamento di greggio nel Polcevera, avvenuto a seguito della rottura di un oleodotto della società IPLOM domenica 17 aprile, così come proseguono senza sosta le attività di monitoraggio e verifica della Guardia Costiera ligure lungo tutto il litorale del ponente genovese. Le condizioni già di per sé buone nel savonese sono ulteriormente migliorate e questo ha portato a far cessare, su indicazione dell’Ammiraglio Pettorino, Direttore Marittimo della Liguria,  lo stato di emergenza locale a Savona.

Le chiazze di iridescenza più consistenti, rilevate ieri durante la ricognizione aerea effettuata dall’ATR42 della Guardia Costiera nel tratto compreso tra Arenzano e Cogoleto, sono state anche oggi aggredite dai mezzi della Società Castalia, inviati dal Ministero dell’ambiente.

Analogamente, altri mezzi d’altura della stessa Società Castalia e dei Rimorchiatori riuniti ed i mezzi disinquinanti costieri delle ditte specializzate, stanno ultimando le  attività di recupero delle sole iridescenze di prodotto oleoso rilevate in corrispondenza di Pegli e negli specchi acquei portuali.

L’Ammiraglio Pettorino ha voluto precisare: “la situazione è nettamente migliorata, grazie anche alle condizioni meteorologiche e al presidio di contenimento e bonifica costituito sin dalle prime ore dell’emergenza. In queste ore è di nuovo in volo un aereo della Guardia Costiera che potrà fornirci ulteriori e più precisi elementi di valutazione degli eventuali residui”.

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Matera- Ischia Isolaverde: le formazioni ufficiali

Matera-Ischia Isolaverde
Matera-Ischia Isolaverde

Tra pochi minuti scenderanno in campo per la 32^ giornata del campionato di Lega Pro girone C, Matera-Ischia Isolaverde allo stadio “XXI Settembre”,fischio d’inizio alle 15:00. Mister Padalino conferma il suo 5-4-1 con due novità dal primo minuto in campo rispetto alla vigilia: giocano il giovane D’Angelo al posto di De Rose a centrocampo e Casoli sulla fascia con Rolando che si accomoda in panchina; per il resto Bifulco confermato tra i pali; in difesa Di Lorenzo,Ingrosso,Piccinni e Tomi. A completare il centrocampo Iannini,Armellino e Caretta. Unica punta in avanti l’ex di turno l’ariete Infantino. Sul fronte Ischitano ennesima rivoluzione di mister Porta che manda anche quest’oggi una formazione al quanto inedita confermando però il 4-3-3. Il pacchetto difensivo isolano è composto da Savi e Moracci centrali con Bruno sulla destra  e Sirigu sulla fascia sinistra al posto di Vandam rispetto alla vigilia. Tra i pali Modesti al posto di Iuliano colpito da un attacco influenzale. In cabina di regia torna Spezzani con ai lati Palma e Porcino. In avanti tridente formato da Kanoute e Armeno sugli esterni con Pablo Moreira centrale,alla sua prima da titolare.

LE FORMAZIONI

MATERA (4-5-1): Bifulco; Di Lorenzo, Ingrosso, Piccinni, Tomi; Casoli, Iannini, D’Angelo, Armellino, Carretta; Infantino. A disposizione: Biscarini, Scognamillo, De Franco, Zaffagnini, Rolando, Petitti, Pagliarini, Morra, Gammone. Allenatore: Aprile (squalificato Padalino).

ISCHIA (4-3-3 ): Modesti; Sirigu, Moracci, Savi; Bruno, Spezzani, Palma, Armeno, Porcino; Moreira, Kanoute. A diposizione: D’Errico, Guarino, Van Dam, Florio, Manna, Acampora, D’Angelo, Belmonte, Rubino, Gomes, DI Vicino. Allenatore: Porta.

Settore Ospiti Olimpico, è stata la Roma a decidere

La Repubblica scrive sui biglietti del settore ospiti dello stadio Olimpico

Il rischio, anche se per il momento non risultano evidenze in questo senso, è principalmente uno: l’infiltrazione di tifosi napoletani anche sprovvisti di biglietto che tentino di creare situazioni di disagio per l’ordine pubblico. Saranno ben 500 le forze dell’ordine impegnate per garantire l’ordine intorno allo stadio. Dei 2500 biglietti messi a disposizione per il settore ospiti, ne sono stati venduti appena 30/35, complice il prezzo altissimo (50 euro) disposto dalla Roma: per evitare pericolose commistioni tra romanisti e napoletani in altri settori, però, le forze dell’ordine sono pronte a aprire il settore anche ai tifosi del Napoli che hanno acquistato biglietti per altre zone dello stadio (ovviamente, soltanto chi volesse per motivi di sicurezza)“.

Sarri riconsegna il Napoli a Higuain: obiettivo quota 100 gol

La Repubblica

La giostra del gol farà tappa allo stadio Olimpico. Roma-Napoli è anche il confronto ideale per gli amanti dello spettacolo: 73 reti i giallorossi, 72 il Napoli. Vietato annoiarsi, dunque. In palio, oltre al secondo posto, c’è anche il titolo di miglior attacco del campionato. La missione di Sarri è duplice: blindare la piazza d’onore e magari compiere il sorpasso alla voce reti realizzate. Il 6-0 rifilato al Bologna è la cartina di tornasole dello stato di salute del meccanismo offensivo del Napoli, nuovamente efficace dopo il passaggio a vuoto accusato a San Siro contro l’Inter. L’attore protagonista è ovviamente Gonzalo Higuain che tornerà titolare dopo la squalifica. Il bomber argentino è l’artefice principale di un Napoli quasi mai all’asciutto. Il totale fa 98 (72 in campionato, 23 in Europa League, 3 in Coppa Italia). Il bottino a tre cifre, dunque, è dietro l’angolo e l’abbuffata contro la squadra di Donadoni ha restituito agli azzurri la possibilità di eguagliare il primato stabilito due volte da Rafa Benitez. Quota 104 non è affatto lontana e al Napoli mancano sei prodezze per agganciare il record che è il fiore all’occhiello dello spagnolo. Nell’immediato, l’obiettivo sono i cento gol. Questo gruppo potrebbe fare addirittura meglio perché non ha mai rinunciato alla compattezza, marchio di fabbrica di Maurizio Sarri. Sarà così pure domani contro la Roma. La potenza sarà affidata ad Higuain, l’equilibrio tattico sarà competenza (quasi) esclusiva di Callejòn ed Insigne. Lorenzinho dovrebbe vincere il ballottaggio con Mertens proprio per una maggiore propensione al sacrificio. Il belga, invece, garantisce maggiore velocità nell’uno contro uno e quindi sarà comunque utile in corso d’opera, così come il rinfrancato Gabbiadini. Tutti uniti per blindare i gironi di Champions e tagliare il traguardo delle 100 esultanze stagionali. Il Pipita sarà il punto di riferimento: mister 30 prodezze in campionato ha voglia di recuperare il tempo perduto e ha messo la Roma nel mirino. La Scarpa d’Oro, tra l’altro, è ancora alla sua portata, quindi è necessario riannodare il discorso interrotto al Friuli al più presto. Sarà il pericolo pubblico numero uno anche se in casa giallorossa provano ad esorcizzare il Pipita. Almeno a parole.

Occasione ghiotta, Hamsik fa 400 e spera nel gol

Raffaele Auriemma scrive su Tuttosport

“Domani l’occasione è ghiotta, ancorchè duplice, avendo gli azzurri l’opportunità di cancellare il tabù in casa della Roma (l’ultimo risultato utile è il 2-2 del 28 aprile 2012) e da gare esterne in generale, ma nel contempo di blindare il secondo posto. Per invertire la tendenza, Sarri punterà su tre nomi: Higuain, Hamsik e Insigne. Il Pipita rientrerà carico, dopo i 3 turni di stop, e col desiderio di segnare il primo gol alla Roma lontano dal San Paolo. Il capitano staccherà il tagliando numero 400 con la maglia del Napoli, oltre a sperare di ritrovare il gol che gli fa difetto da 13 giornate e che gli permetterebbe di raggiungere Maradona a quota 81 gol nella graduatoria dei migliori realizzatori in A con la maglia del Napoli. Insigne ritroverà il posto da titolare, dopo averlo lasciato al Mertens scatenato (tripletta) visto contro il Bologna. Ieri Sarri ha curato la linea difensiva, oltre ad insistere sui i movimenti degli attaccanti. La formazione sarà decisa solo dopo la rifinitura odierna. Dovrebbe esserci anche Reina che stringerà i denti nonostante un piccolo fastidio all’anca”.

Di Matteo: “La politica è incapace di colpire i corrotti, troppi attacchi ai pm”

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Di Matteo, titolare dell’inchiesta sulla trattativa Stato mafia: ” Tutti gli sforzi vengono vanificati dal sistema della prescrizione che andrebbe riformato”

PALERMO. “Mafia e corruzione sono ormai facce della stessa medaglia – dice Nino Di Matteo – ma mentre i boss sono adeguatamente puniti, i corrotti che vanno a braccetto con i padrini sono garantiti da una sostanziale impunità dalla politica”. Il pubblico ministero del processo Stato-mafia riprende le parole di Piercamillo Davigo sui politici che “continuano a rubare e non si vergognano”, sulle difficoltà nelle indagini. Le definisce: “Parole chiare, coraggiose, la stragrande maggioranza dei magistrati la pensa così”. E rilancia: “Nei pochi casi in cui si riesce ad acquisire la prova di quei fatti di reato, tutti gli sforzi vengono mortificati dal sistema della prescrizione, che non si riesce a riformare”.

Perché, secondo lei?
“Probabilmente, una parte della politica trova conveniente l’eventualità di continuare a utilizzare la prescrizione come un comodo rifugio rispetto alla responsabilità dei delinquenti dal colletto bianco”.

Si è già riaperto un conflitto fra politica e magistratura?
“Non c’è stata e non c’è una guerra fra politica e magistratura. Una guerra evoca volontà e azione bilaterali. Piuttosto, negli ultimi 30 anni, con sfumature e governi di colore diverso, c’è stata un’offensiva organizzata, costante e abilmente condotta di una parte della politica contro una parte della magistratura, quella che si ispira esclusivamente al principio dell’eguaglianza di tutti innanzi alla legge”.

La politica critica i magistrati per certi processi che si concludono con un nulla di fatto. Perché le sembra un fatto anomalo?
“Tante assoluzioni o archiviazioni riguardanti esponenti politici fanno riferimento a rapporti accertati con mafiosi, dunque a dei fatti, che però non sono diventati reato. E la politica cosa fa? Si è dimostrata del tutto incapace di reagire, punendo con meccanismi di responsabilità interna coloro che cercano i mafiosi. È molto più facile attaccare i magistrati”.

La politica invoca le sentenza definitive.
“Questo non può essere un alibi. A prescindere dall’eventuale configurabilità di un reato, certe frequentazioni fra mafia e politica sono evidenti, e la politica ancora oggi non sa o non vuole capire. Non è un caso che negli ultimi dodici anni due presidenti della Regione Siciliana siano stati processati per mafia”.

Per colpire il voto di scambio politico mafioso, la politica ha avviato la riforma dell’articolo 416 ter.
“Considero quella riforma un’occasione persa. Le pene per il voto di scambio sono molto più basse di quelle previste per l’associazione mafiosa. Non si vuole capire la gravità estrema del patto elettorale mafioso. Ritengo che la nuova norma sia stata formulata male, con aspetti di equivocità”.

C’è stato già qualche banco di prova?
“Di recente è stato assolto un politico siciliano che era stato invece condannato per voto di scambio sotto il vigore della vecchia legge”.

Su cosa si potrebbe riaprire un tavolo di dialogo fra magistratura e politica per le riforme?
“Per prima cosa, la politica dovrebbe recuperare il messaggio di Pio La Torre, il segretario del Pci ucciso dalla mafia, e ispirarsi alla sua capacità di denunciare le collusioni del potere prima ancora delle inchieste della magistratura”.

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Due record da eguagliare e un tabù da sfatare lontano dal San Paolo

La Gazzetta dello Sport fa una panoramica sui gol realizzati dal Napoli

“I numeri del Napoli, tra l’altro, evidenziano un dato inconfutabile: tatticamente l’interesse maggiore è per la fase offensiva. Basta scorrere la classifica dei cannonieri per farsene un’idea. Sui 72 gol realizzati finora, 59 sono stati segnati dagli attaccanti. E dal calcolo sono stati esclusi Hamsik e El Kaddouri, altrimenti sarebbero stati 65 concentrati in 7 giocatori. Gol mai banali, in ogni modo, che hanno permesso a Maurizio Sarri di giocarsi da protagonista il suo secondo anno di serie A, dopo quello vissuto a Empoli. E non solo. La maggior parte delle prodezze napoletane hanno la doppia firma, ovvero, Gonzalo Higuain e Lorenzo Insigne. Insieme, hanno sommato 42 reti: il primo è fermo a quota 30 dopo le tre giornate di squalifica rimediate in seguito ai fatti di Udine; il secondo, invece, con 12 gol ha stabilito il suo massimo personale. Gli altri attaccanti sono stati meno prolifici, ma importanti nell’assistenza sotto rete: dopo il Pipita e Insigne, nella classifica cannonieri del club seguono Callejon (6), Mertens e Gabbiadini (5). A quattro partite dal termine del campionato, al Napoli mancano 6 gol per stabilire il suo record di reti in serie A, 77, stabilito con Rafa Benitez nella stagione 2013-14, mentre il Pipita è ancora in corsa per la Scarpa d’Oro dopo aver battuto il suo record personale di reti realizzate, stabilito con il Real Madrid (27). Ed è proprio domani, all’Olimpico, che l’attaccante argentino rientrerà dopo la lunga squalifica. In sua assenza, il Napoli ha realizzato 9 reti (3 al Verona e 6 al Bologna), contro avversari demotivati e poco convinti, mentre nell’unica partita vera disputata, a San Siro, è stato sconfitto dall’Inter. Contro la Roma, sarà l’ultimo test impegnativo per la difesa del secondo posto e si avrà pure l’opportunità per sfatare la tradizione non proprio favorevole negli scontri diretti, giocati lontano dal San Paolo”

Grassi è sempre più un caso…

I dettagli

La Gazzetta dello Sport non esclude un’altra possibile tribuna per Alberto Grassi a Roma. L’ex centrocampista dell’Atalanta non ha mai giocato da quando è stato  acquistato dagli azzurri: “Fondamentale in un momento della stagione in cui fisiologicamente non si può essere brillanti è avere grande equilibrio tattico ed in tal senso Insigne dà molte garanzie. Lorenzinho scalpita, Hamsik freme perché domani festeggerà le 400 presenze con il Napoli. Grassi, invece, rischia l’ennesima tribuna”

Sarri cambia rispetto alle ultime due trasferte

La Repubblica scrive Sarri si affiderà ai leader domani per ipotecare la qualificazione Champions

“Il Napoli deve sfatare un doppio tabù. Il primo: il rendimento in trasferta, dalla sconfitta contro la Juventus allo Stadium, è calato nettamente. Quattro punti in cinque partite e due ko consecutivi contro Udinese e Inter. Il secondo: la Roma è avversario ostico. L’ultimo risultato utile all’Olimpico risale al 28 aprile 2012 (2-2), poi tre battute d’arresto consecutive. Il copione va modificato e Maurizio Sarri si affiderà ai suoi leader, entrambi pronti a rispondere presente all’appello. Pepe Reina lo farà a dispetto di qualche fastidio all’anca. Il portiere spagnolo sarà regolarmente al suo posto, così come Gonzalo Higuain che ha scontato le tre giornate di squalifica. A lui Sarri consegnerà le chiavi dell’attacco per mandare in tilt la difesa giallorossa e centrare l’obiettivo. La Champions è ad un passo e il Napoli vuole afferrarla”

Roma-Napoli, debutta un dispositivo inedito di sicurezza

La Repubblica scrive sulle misure di sicurezza che ci saranno all’Olimpico domani pomeriggio per Roma-Napoli

“Roma-Napoli come un Grande fratello della sicurezza. Dalle due tifoserie non sono arrivati segnali di tensione, eppure l’allerta resta massima. E il dispositivo di sicurezza prevede una novità assoluta: lungo il percorso che effettueranno le navette dei sostenitori del Napoli, saranno disposte una serie di telecamere che potranno trasmettere le immagini in tempo reale direttamente in sala operativa. Uno stratagemma dettato proprio dall’esperienza del caso di Esposito, e che consentirebbe in caso di incidenti di intervenire rapidamente anche in luoghi distanti dallo stadio (nel 2014 la rissa chiusa dalla sparatoria che uccise il sostenitore azzurro si svolse a Tor di Quinto, che domani diventerà nuovamente il punto di raccordo per i tifosi ospiti in arrivo da tutta Italia). Il rischio, anche se per il momento non risultano evidenze in questo senso, è principalmente uno: l’infiltrazione di tifosi napoletani anche sprovvisti di biglietto che tentino di creare situazioni di disagio per l’ordine pubblico. In più già predisposti i metodi alternativi d’intervento e identificazione: riprese, fotografie, persino gli idranti – utili per disperdere i facinorosi in caso di necessità – e soprattutto i controlli a largo raggio, già nelle aree distanti dall’impianto, per cogliere gente senza ticket o intenzioni poco ortodosse”

Il Napoli resterà in silenzio stampa anche nel post Roma

I dettagli

La Gazzetta dello Sport scrive sull’atmosfera che si respira a Castel Volturno prima del big match contro la Roma: “Vigilia diversa dalle altre per il Napoli. Innanzitutto, oggi Sarri sarà in silenzio. Niente conferenza e, a quanto pare, difficilmente i tesserati azzurri parleranno negli spogliatoi dell’Olimpico, a prescindere dal risultato finale. La sfida con la Roma è determinante per la conquista del secondo posto e nulla viene lasciato al caso.

Da Castelvolturno: “Lavoro specifico per i difensori venerdì mattina, ma ieri anche grande attenzione alle palle inattive. La fase di non possesso in trasferta di recente ha lasciato un po’ a desiderare e Sarri non ammetterà errori con i giallorossi. Anche per questo motivo, con ogni probabilità, preferirà Insigne a Mertens, nonostante la tripletta dell’olandese con il Bologna”

” Riforme confuse ”. Il no di 56 giuristi

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ROMA . Cinquantasei giuristi hanno pubblicato un documento di critica alla riforma costituzionale in vista del referendum confermativo di ottobre, quello su cui Matteo Renzi ha deciso di giocarsi la permanenza a Palazzo Chigi. “Non siamo fra coloro che indicano questa riforma come l’anticamera di uno stravolgimento totale dei principi della nostra Costituzione e di una sorta di nuovo autoritarismo – scrivono i firmatari, tra cui costituzionalisti come Gustavo Zagrebelsky, Valerio Onida, Antonio Baldassarre, Lorenza Carlassare, Ugo De Siervo -. Siamo però preoccupati che un processo di riforma, pur originato da condivisibili intenti di miglioramento della funzionalità delle nostre istituzioni, si sia tradotto in una potenziale fonte di nuove disfunzioni e nell’appannamento di alcuni dei criteri portanti dell’impianto e dello spirito della Costituzione”.

Maggioranza ondeggiante

La prima preoccupazione riguarda il modo con cui la riforma è stata approvata, “da una maggioranza (peraltro variabile e ondeggiante) prevalsa nel voto parlamentare (“abbiamo i numeri”) anziché come frutto di un consenso maturato fra le forze politiche”. Un timore aggravato dal fatto che l’approvazione del referendum è diventata dirimente per la permanenza in carica del governo. “La Costituzione, e così la sua riforma – si legge nel documento – sono e debbono essere patrimonio comune il più possibile condiviso”.

Senato debole

Secondo i firmatari l’obiettivo, “largamente condivisibile”, di superare il bicameralismo perfetto è stato perseguito “in modo incoerente e sbagliato”. Così, dare alla sola Camera la possibilità di votare la fiducia al governo e creare un Senato di 100 eletti (consiglieri regionali e sindaci oltre ai 5 scelti dal capo dello Stato) altererebbe gli equilibri creando una seconda Camera debole, che non ha “poteri effettivi nell’approvazione di molte delle leggi più rilevanti per l’assetto regionalistico, né funzioni che ne facciano un valido strumento di concertazione fra Stato e Regioni”.

Rischio di conflitti

I molti procedimenti legislativi differenziati, a seconda delle diverse modalità di intervento del nuovo Senato, daranno vita – per chi ha steso il documento – a incertezze e conflitti.

Regioni meno autonome

Alle Regioni, dicono i 56 giuristi, verrebbe tolto “quasi ogni spazio di competenza legislativa, facendone organismi privi di reale autonomia e senza garantire adeguatamente i loro poteri e le loro responsabilità anche sul piano finanziario e fiscale (mentre si lascia intatto l’ordinamento delle sole Regioni speciali)”.

Costi della rappresentanza

“Il buon funzionamento delle istituzioni non è prima di tutto un problema di costi legati al numero di persone investite di cariche pubbliche – si legge nel testo – ma di equilibrio fra organi diversi e di potenziamento delle rappresentanze elettive”. Vengono perciò criticate l’abolizione delle province (sarebbe stata meglio una razionalizzazione) e del Cnel.

Il documento si conclude ricordando alcuni lati positivi, come la restrizione della possibilità del governo di emanare decreti legge e i tempi certi per alcuni progetti legislativi. Esprime però un’ultima preoccupazione: un referendum confermativo con un solo quesito, sì o no. Secondo i firmatari, dovrebbero invece esserci più domande sui grandi temi della riforma.

vivicentro.it-politica / larepubblica / “Riforme confuse”. Il no di 56 giuristi di ANNALISA CUZZOCREA

La Tunisia è l’eccezione da difendere

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Ad un’ora e mezzo di volo da Roma c’è una nazione epicentro di conflitti convergenti che hanno in palio la modernizzazione dell’Islam, la Tunisia.

La Tunisia è aggredita dai jihadisti dello Stato Islamico (Isis) che vogliono invaderla dalla Libia per estendere il contagio del Califfato e dai miliziani di Al Qaeda in Maghreb arroccati sulle montagne dell’Algeria. Al tempo stesso, è il palcoscenico di un braccio di ferro tra il partito laico «Nidaa Tounes» e gli islamici di «Ennahda» sulla sorte della Repubblica multietnica che Habib Bourghiba ha costruito ed ora Beji Caid Essebsi vuole salvare dall’abisso. L’unicità della Tunisia, dove nel 2011 iniziarono le rivolte popolari contro i regimi arabi, sta nella sovrapposizione fra questi scontri, dalla cui sorte dipendono gli assetti del Maghreb ovvero la sponda Sud del Mediterraneo.

Per comprendere quanto sta avvenendo davanti alle nostre coste bisogna partire dal Sud della Tunisia. Se a Ben Guerdane i miliziani del Califfo Abu Bakr al-Baghdadi hanno fallito in marzo un’incursione terrestre, nelle strade che si diramano dal confine libico a quello algerino – attorno alla città di Ramadi – la benzina proveniente illegalmente dalla Tripolitania viene venduta agli automobilisti così come i prodotti importati dai trafficanti inondano mercati e piccoli spacci.

L’onda lunga della guerra civile libica ha creato nel triangolo meridionale una regione nella quale imperversano miliziani e trafficanti a cui il governo ha risposto scavando un fossato di 250 km lungo l’area più a rischio della frontiera. Ma i terroristi si trovano non solo nei campi di Isis a Sabrata, in Libia, bensì anche nelle montagne del Sahara algerino, dove dominano Ansar El-Sharia e Al Qaeda in Maghreb. È lo scenario dell’aggressione islamista su più fronti alla nazione tunisina, uno dei pochi Paesi arabi dove lo Stato-nazione esiste ed ha una legittimazione condivisa dalla maggioranza degli abitanti. Nel più vasto scenario dell’assalto jihadista al nazionalismo arabo la partita tunisina è un tassello strategico. Da qui il valore di quanto sta avvenendo sul fronte interno dove il patto di governo fra forze laiche e islamiche – da cui è nata la Costituzione araba più avanzata sul rispetto dei diritti dei cittadini – è scosso da una sfiducia reciproca che trasforma il presidente Essebsi nel garante di un equilibrio vulnerabile.

Il tutto avviene nella cornice di una città di Tunisi laboratorio effervescente di umanità che pulsa lungo Avenue Bourguiba articolandosi in una miriade di caffè, ristoranti, giardini e luoghi d’incontro occasionali che descrivono l’incontenibile voglia di vivere di una popolazione composta in gran parte di giovani, che si sente di appartenere al tempo stesso a Islam, Africa ed Europa, in uno spericolato bilico fra le opportunità del XXI secolo e le oscurità del Califfato medioevale. C’è un evidente interesse, dell’Italia e dell’Occidente, nel proteggere e consolidare l’eccezione tunisina, trasformandola nell’argine capace di frenare e rispondere al domino jihadista che minaccia l’intero Maghreb.

Essebsi ha in programma una visita in Italia destinata a diventare il catalizzatore di rapporti che sommano un’antica amicizia, interessi concreti ed orizzonti comuni andando a costituire un elemento di stabilità in una regione che sembra procedere invece in senso inverso. A suggerirlo è quanto sta avvenendo a Bengasi, dove Francia ed Egitto sostengono il tentativo del generale Khalifa Haftar di impossessarsi della Cirenaica, ovvero una frammentazione dei territori appartenuti alla Libia capace di favorire la moltiplicazione degli «Stati falliti», creando l’habitat più ambito dai gruppi jihadisti.

vivicentro.it-opinione / lastampa / La Tunisia è l’eccezione da difendere MAURIZIO MOLINARI

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Perché una pista ciclabile intorno al Monte Rosa è una grande opportunità per tutti

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Una pista ciclabile di 200 km dalla Valsesia attraverso il Biellese alla bassa valle del Lys, lungo le pendici del Monte Rosa. È una grande notizia, mi verrebbe da dire finalmente.   

Chi crede che, da ex corridore professionista, io pratichi soltanto il ciclismo agonistico si sbaglia di grosso. Anzi, questi nuovi e bellissimi percorsi possono rappresentare una svolta per tutto lo sport della bicicletta. Permettono a chi non è esperto, a chi non sa guidare bene una bici da corsa, di farsi comunque una pedalata anche lunga e di scoprire il fascino delle due ruote.

E poi è un’attività adatta a tutte le età, anche a chi non sarebbe più tanto sicuro di girare in mezzo al traffico, o chi non ha più il colpo di pedale di un tempo per il passare delle primavere. Terzo: la pista ciclabile è un elemento di aggregazione, perché si può percorrere con la moglie, con i bambini, con tutta la famiglia, magari andando anche in pariglia, cose che non è certo consigliabile sulle strade aperte al traffico. Quarto: fa bene alla salute ma anche al turismo, basta organizzare magari delle escursioni guidate, anche lunghe, a tappe, enogastronomiche, senza alcun assillo di velocità o di tempo, e con la possibilità finalmente di andare in bici guardando anche le bellezze paesaggistiche e magari architettoniche che ci sono intorno, cosa che invece è molto più difficile se si pedala fra auto e camion.

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In Germania e in Austria ho visto piste ciclabili bellissime, ma anche noi finalmente ci stiamo svegliando. Ho percorso personalmente quella della Val Pusteria, una meraviglia, e sono andato da Dobbiaco a Lienz, in Austria, divertendomi davvero e alternando bici da corsa e mountain bike. Ma anche il Trentino è all’avanguardia, di recente ho visto quella nella Val di Sole, bellissima. Quella di Castellania, invece, vicino alla casa natale di Fausto e Serse Coppi, nel Tortonese, non l’ho mai percorsa ma l’ho vista ed è immersa nel verde. Che dire poi delle piste ciclabili che per lunghi tratti disegnano la costa della Liguria? È l’esempio di come a volte si possono recuperare strutture in disuso e abbandonate, come la massicciata della vecchia ferrovia litoranea, sia nel Levante che nel Ponente ligure.

Vi ricordate la cronosquadre che aprì il Giro d’Italia dell’anno scorso? Era proprio sulla pista che porta da San Lorenzo al Mare a Ospedaletti, passando per Sanremo, una ventina di chilometri stupendi e sempre in riva al mare. E poi, chissà: più gente va in bici e più ragazzini magari si appassionano anche al ciclismo professionistico. E io, come ct azzurro, non posso che esultare.

* Ct della Nazionale di ciclismo

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vivicentro.it-terza-pagina / lastampa / Perché una pista ciclabile intorno al Monte Rosa è una grande opportunità per tutti DAVIDE CASSANI*

Quei tre personaggi che contano nell’Europa a pezzi

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In questa fase drammaticamente agitata in Europa i personaggi che contano sulla sorte del nostro continente sono tre:Angela Merkel, Mario Draghi,Barack Obama, da posizioni diverse e talvolta contrapposte. Ma conta anche, sia pure a un livello minore, Matteo Renzi.

È molto importante esaminare le loro rispettive posizioni e soprattutto gli interessi che muovono ciascuno di essi, non parlo di interessi personali ma di quelli che ciascuno di loro oggettivamente rappresenta.

La Merkel, ovviamente, rappresenta l’interesse della Germania ma con un “però” grande come un grattacielo: l’egemonia tedesca sull’Europa che, se fosse unificata su un modello federale, non potrebbe esser guidata che dalla Germania.

Questo è il dilemma della Cancelliera: la Germania di oggi e quella d’un possibile domani, il pensiero breve e lo sguardo lungo. Una contraddizione non da poco che fino a qualche tempo fa Angela ha saputo gestire con sapiente abilità, ma che negli ultimi due mesi sembra esserle sfuggita di mano sotto la pressione di interessi di lobby estremamente potenti e con l’approssimarsi dell’appuntamento elettorale.
In questa situazione alquanto paradossale il partito socialista alleato con la Cdu comincia a muoversi con crescente autonomia critica contro la politica di rigore economico che la Cancelliera sostiene più che mai. È difficile capire dove potrà arrivare questa nuova posizione dei socialisti, anch’essa è probabilmente ispirata dall’imminenza elettorale.

Mario Draghi, presidente dalla Banca centrale europea, non ha le contraddizioni della Cancelliera sul ruolo “a breve e a lungo” della Germania. Ha una posizione chiarissima sui compiti della Bce: derivano dallo statuto della Banca ed anche dai modi di applicarlo e dalle conseguenze che ne possono derivare. Deve realizzare la stabilità dei prezzi ad un livello appena sotto il 2 per cento d’inflazione. Questo e non altro.

Sembra facile ma non lo è affatto in un’Europa ancora così nazionalistica e quindi divisa su quasi tutti i temi di fondo: i tassi d’interesse, i tassi di cambio, la gestione dei debiti sovrani, il rapporto tra il debito pubblico e il Pil, la politica bancaria, la flessibilità economica, il neo-keynesismo e il suo contrario, la politica fiscale, le immigrazioni, la lotta al terrorismo e le risorse economiche necessarie per portarla avanti con efficacia.

Draghi è ben consapevole dell’entità di questi problemi e della loro interconnessione. È consapevole anche che la nazionalizzazione della politica è un handicap che favorisce soltanto le multinazionali. Infine è consapevole che la sua politica monetaria va ben al di là dello statuto che è in sua potestà. Nel suo caso il pensiero breve e lo sguardo lungo non creano contraddizioni, anzi aumentano la sua consapevolezza negli obiettivi finali. Del resto lo dice in modo felpato nella forma ma duro nella sostanza.

Si è creata così una dialettica poco amichevole, mentre fino a due mesi fa tra lui e la Merkel il rapporto era sostanzialmente concorde. Oggi non è più così. Passerà presto? Entrambi se lo augurano ma anche su questo tutto dipenderà dalle elezioni tedesche, vicine e al tempo stesso lontane secondo i punti di vista e gli interessi connessi al loro risultato.

Il vero solidale con Draghi è in questo momento il presidente Obama, che nel rafforzamento dell’Europa vede una delle questioni strategicamente essenziali della politica americana, di cui lascerà la guida nel prossimo novembre, ma nella quale per l’ultima volta è ancora in grado di esercitare tutta l’influenza della superpotenza Usa.

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La tastiera sulla quale il presidente degli Stati Uniti suona la sua musica riguarda varie melodie: la geopolitica contro l’inquinamento dell’atmosfera e delle energie rinnovabili; il rafforzamento dell’Eurozona in senso federale; la lotta contro il terrorismo del Califfato; l’immigrazione; la situazione in Africa e le sue conseguenze su tutto il Medio Oriente mediterraneo a cominciare dalla Libia e dalla Tunisia; il Brexit inglese; i rapporti con la Russia.

Come si vede, la tematica di Obama coinvolge una serie sterminata di problemi e determina una grande varietà di alleanze. È alleato di Draghi, di Cameron, di Renzi, di Hollande, del presidente tunisino Essebsi, del presidente libico a Tripoli. Ma è in contrasto con Putin per quanto riguarda la politica neo-imperialistica e mediterranea.

Con la Merkel c’è e permane un’antica solidarietà anche se in questa fase non mancano le nuvole. Obama cerca di convincere la Cancelliera che sarà la Germania il principale punto di riferimento europeo degli Stati Uniti e che questo rapporto dovrebbe dunque far prevalere a Berlino una politica federale europea e una crescita economica sul modello della politica monetaria e occupazionale della Fed, la Banca centrale americana.

In questo quadro estremamente complesso esiste anche una posizione italiana e un rapporto tra Obama e Renzi certamente amichevole per la consonanza degli obiettivi.

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Renzi ha avuto fino a pochi mesi fa una politica europea a sfondo nazionalista, non diversa su questo punto dalla grande maggioranza degli altri Paesi dell’Unione, dentro e fuori dall’Eurozona. Solo su un punto — tutt’altro che secondario — la politica renziana auspicava una posizione europea federalista: la gestione dell’immigrazione, la revisione del trattato di Dublino, la ripartizione degli immigrati per quote, il mantenimento del patto di Schengen sull’abolizione dei confini intra-europei.

Si tratta d’un tema di grande importanza, specialmente per i Paesi mediterranei e per l’Italia e la Grecia in modo particolare, dove la politica nazionalista dei governi europei coincide, per l’Italia soprattutto, con una posizione europeista. Così pure per quanto riguarda la politica economica fondata sulla crescita e non sul rigore.

Da un paio di mesi però Renzi ha cambiato cavallo. Improvvisamente ha imboccato una politica europeista che prevede un rafforzamento effettivo, con fatti e non con parole, dell’Unione europea, con alcuni tratti federali e una nuova architettura istituzionale europea.

Il primo di questi passi è stato il dichiarato appoggio da lui dato alla creazione d’un ministro del Tesoro unico, installato nell’Eurozona con i poteri inerenti ad ogni ministro del Tesoro: un bilancio sovrano, un debito sovrano, l’emissione di bond, una politica d’incentivazione degli investimenti pubblici e privati dell’Eurozona, con le responsabilità inerenti a poteri del genere.

Quest’apertura di carattere nettamente federalistico ha coinciso con l’analoga richiesta di Draghi, creando in tal modo una convergenza politica tra Bce e governo italiano.

Un’ulteriore conseguenza si è verificata sull’Unione bancaria. Anche in questo caso l’obiettivo è complesso e va dalla garanzia sui depositi bancari alla costante vigilanza sul sistema bancario europeo e infine sulla nascita di quel sistema amministrato in quanto tale dal ministro del Tesoro dell’Eurozona.

Infine c’è stato un passo ancora più recente e altrettanto significativo: si tratta d’un documento programmatico che porta il nome di Migration compact che propone non solo il pieno ripristino del patto di Schengen sull’abolizione dei confini intraeuropei, ma anche una politica comune europea sulla gestione delle immigrazioni provenienti dall’Africa sub-equatoriale, con l’obiettivo di trattenere gli emigranti nei Paesi d’origine, con contatti diplomatici con quei Paesi e allestimenti di campi di sostegno alla povertà ed educazione socio-professionale ai giovani.

Analoghi campi dovrebbero essere allestiti lungo il percorso di quelle masse di emigranti, nel costante tentativo di fermarli sia nei Paesi d’origine sia nel percorso intrapreso.

Infine, una serie finale di campi sulla costiera mediterranea con l’obiettivo di impedire ogni imbarco verso le coste europee, ma al tempo stesso di sottrarre quei migranti alla schiavitù cui sono attualmente sottoposti, ospitandoli degnamente. Insomma, bonificare socialmente ed economicamente i Paesi africani con investimenti adeguati europei. Questo ambizioso progetto presuppone un’Europa unita che dovrebbe assumere in futuro un ruolo euro-africano che ci compete per geografia e per storia, non più coloniale ma di civiltà, cultura, economia.

Questo è il senso del Migration compact che il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker ha fortemente appoggiato, altrettanto il presidente del Parlamento Martin Schulz e anche Obama.

La Germania l’ha contrastato opponendosi all’emissione di bond europei, sul resto ha ufficialmente taciuto, ma sembra difficile che possa contestarlo.

Renzi non ha ancora preso posizione (lo ripeto per l’ennesima volta) ad una nostra proposta di creare una polizia federale europea e un servizio di informazione comune per la lotta al terrorismo, con un ministro dell’Interno europeo che guidi la lotta contro il Califfato. Personalmente penso che Obama sarebbe molto favorevole a questo ulteriore passo federale. Lui in fondo vive con passione la nascita degli Stati uniti europei, limitata almeno per ora all’Eurozona come primo passo verso un futuro continentale.

Desidero richiamare l’attenzione dei lettori verso ciò che sta accadendo nella piccola ma importante Tunisia, il cui presidente, successore di Bourghiba, ha liberato le donne dalla sudditanza sociale che ancora le opprimeva, ha ottenuto una vera e propria libertà religiosa con la convergenza politica di musulmani e cristiani in favore di uno Stato laico e spinge verso l’educazione socio-professionale dei giovani, donne comprese.

Nel frattempo deve difendersi militarmente dagli attacchi dell’Is. Un esempio che dovrebbe mobilitare l’Europa intera in favore della Tunisia democratica.

vivicentro.it-editoriale / larepubblica / Quei tre personaggi che contano nell’Europa a pezzi di EUGENIO SCALFARI

Lapadula non si ferma più: quinta vittoria di fila per il Pescara

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Il bomber Lapadula ancora a segno: quinto goal di fila per lui, quinta vittoria di seguito per il Pescara.

Vittoria doveva essere e vittoria stata. La rete di Lapadula, siglata al 78’, ha permesso al Pescara di festeggiare al meglio il suo ottantesimo compleanno, in presenza delle sue vecchie gloria. Dal campione Leo Junior, il quale vestì la maglia del Delfino negli anni ’80 in serie A, al “profeta” Galeone, da tutti considerato il più grande tecnico della storia del Delfino (sotto la sua gestione la squadra abruzzese conobbe due storiche promozioni in A, ed un’ altrettanta grande salvezza nella massima serie, l’unica ottenuta nella storia del Delfino nella massima divisione), per passare ad Ottavio Palladini, bandiera del Pescara degli anni ’90, a Bruno Nobili, che insieme al compianto Zucchini, scomparso qualche tempo fa, ma sempre nel cuore di tutti i tifosi, formarono la meravigliosa coppia del Pescara nella prima storica promozione in serie A, avvenuta negli anni ’70.

Erano tutti presenti sugli spalti del vecchio “Adriatico” – “Cornacchia”, per gustarsi il quinto successo di fila del Pescara, che vola in classifica (quarto posto ex aequo con il Bari per gli abruzzesi a quota 64, con i biancazzurri in vantaggio negli scontri diretti con i galletti), sbarazzandosi, forse, definitivamente di una potenziale concorrente per un posto nei Playoff. Il Brescia di Boscaglia, infatti, dopo il disco rosso patito in Abruzzo, vede allontanarsi in maniera quasi definitiva il sogno post-season.

Eppure, le rondinelle, scese in riva all’Adriatico con tutta l’intenzione di vendere molto cara la pelle e per ottenere un successo che potesse rimettere loro in corsa per il discorso playoff, non hanno per nulla sfigurato, mostrandosi squadra compatta e ben ordinata.

Dopo il buon inizio del Pescara, con il solito Lapadula che ha sfiorato almeno in un paio di circostanze la rete del vantaggio, una volta con quella che è diventata la specialità della casa, vale a dire la sforbiciata, sono proprio gli uomini di Boscaglia a prendere le redini del match, passando in vantaggio con uno shot dalla distanza di Dall’Oglio, bravo a vedere Fiorillo non proprio ben posizionato tra i pali.

Una doccia fredda che rompe gli equilibri, permettendo ai lombardi di ottenere una maggiore fiducia e consapevolezza nei proprio mezzi. Ma è all’inizio di ripresa che il Pescara riesce a riequilibrare le sorti del match, con il terzo tempo vincente di Memushaj sugli sviluppi di un corner. Solita prestazione di qualità e di quantità per il mediano albanese, che si è ancora rivelato molto prezioso per questa formazione.

Ma chi ha dimostrato ancora una volta, semmai ce ne fosse bisogno, di essere praticamente insostituibile per questa squadra, è sempre e solo lui. L’italo – peruviano, Gianluca Lapadula, quando a 12’ dal termine della contesa, approfittando di una maldestra uscita del portiere Minelli, riesce a battere il portiere delle rondinelle, le quali protestano per una presunta carica da parte del bomber del Pescara. Episodio dubbio, ma che permette al Pescara di conquistare i tanto agognati 3 punti.

24esima magia per “Lapacadabra”, che fa tirare un sospiro di sollievo a tutto il nutrito parterre intervenuto per il compleanno del Delfino, oltre che a tutti i tifosi, abbastanza in ansia dopo avere visto la propria squadra in svantaggio al termine della prima frazione.

Festa grande al fischio finale per gli abruzzesi, che sabato saranno attesi dall’insidiosa trasferta di Chiavari , contro la sorpresa V. Entella, in lotta per partecipare alla lotteria de les barrages. Il Pescara è tornato a credere fermamente nella promozione. Fa bene: con Lapacadabra in squadra, nessun risultato è precluso.

 

CHRISTIAN BARISANI

Napoli Comicon, i fan in fila per Don Rosa (VIDEO)

Quest’edizione di Napoli Comicon sarà ricordata soprattutto per le interminabili file allo stand di Don Rosa. Sono infatti centinaia i fan che, dall’apertura alla chiusura della Fiera, attendono ore ed ore prima di poter ottenere un autografo, un disegno o una foto col grande fumettista americano, ideatore della Saga di Paperon de’ Paperoni. Abbiamo intervistato alcuni fan, chiedendo quale sia il loro capitolo preferito e le loro emozioni, in attesa di incontrare Don Rosa.