Il premier Renzi interviene nella polemica tra il ministro delle Riforme e l’Anpi
ROMA – Matteo Renzi, a Radio 105, ritorna sullo scontro fra il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi e l’Anpi, che ha provocato anche la dura reazione della sinistra Pd:
“Non vedo né gaffe, né particolari polemiche” ha detto il premier. E poi – ha aggiunto: “Fra i partigiani che hanno fatto la resistenza qualcuno voterà no, e qualcuno voterà sì. Ad esempio ‘il diavolo’ (Germano Nicolini, 97enne, ndr) ha detto che pur non essendo renziano, voterà a favore. Insomma, ci sono i veri partigiani che voteranno sì. E ci sono i veri partigiani che voteranno no. E noi rispettiamo e vogliamo bene a tutti i partigiani”.
vivicentro.it/politica Renzi: “I veri partigiani votano sì, ma anche no. Rispettiamo tutti. Da Boschi nessuna gaffe”
NOTA:
Matteo Renzi
Presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica Italiana
Matteo Renzi è un politico italiano. È presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana dal 22 febbraio 2014 e segretario del Partito Democratico eletto alle elezioni primarie dell’8 dicembre 2013.
Data di nascita: 11 gennaio 1975 (età 41), Firenze
Altezza: 1,8 m
Coniuge: Agnese Landini (s. 1999)
Carica: Presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica Italiana dal 2014
Figli: Francesco Renzi, Ester Renzi, Emanuele Renzi
Genitori: Tiziano Renzi, Laura Bovoli
È stato presidente della Provincia di Firenze dal 2004 al 2009, sindaco di Firenze dal 2009 al 2014[4], ministro delle infrastrutture e dei trasporti ad interim dal 20 marzo al 2 aprile 2015 in seguito alle dimissioni di Maurizio Lupi[5], e ministro dello sviluppo economico ad interim dal 5 aprile al 10 maggio 2016 in seguito alle dimissioni di Federica Guidi.
Divenendo presidente del Consiglio dei ministri a 39 anni e un mese, è il capo del governo più giovane della Repubblica Italiana; è inoltre il primo presidente del Consiglio della Repubblica Italiana, con l’eccezione dei governi tecnici, a non essere parlamentare al momento della nomina.
Nel 2014 è stato classificato come la terza persona più influente under 40 del mondo dalla rivista americana Fortune e indicato come uno dei Top 100 pensatori globali di politica estera
Maria Elena Boschi
Ministro per le Riforme Costituzionali
Maria Elena Boschi è una politica e avvocato italiana, Ministra senza portafoglio per le Riforme Costituzionali e i Rapporti con il Parlamento con delega all’attuazione del Programma di Governo nel Governo Renzi dal 22 febbraio 2014.
Data di nascita: 24 gennaio 1981 (età 35), Montevarchi
Studi: Università degli Studi di Firenze
Partito: Partito Democratico
Genitori: Pier Luigi Boschi, Stefania Agresti
Fratelli: Emmanuel Boschi
Residenza: Montevarchi, Arezzo
Nata a Montevarchi ma cresciuta a Laterina, piccolo comune della provincia di Arezzo dove la sua famiglia risiede da generazioni; figlia di Pierluigi Boschi (1948), titolare dell’impresa agricola “Il Palagio”, membro di decine di consorzi agricoli e vinicoli del territorio, dirigente provinciale della Coldiretti, membro del Consiglio della Camera di Commercio di Arezzo, dal 2004 al 2010 Presidente della Confcooperative di Arezzo, e dal 2011 al 2015 consigliere d’amministrazione di Banca Etruria, di cui dal 2014 è stato anche vice-presidente, e di Stefania Agresti (1957), Dirigente Scolastico e impegnata nella politica locale, tre legislature nel Consiglio Comunale di Laterina, di cui l’ultima da vice-Sindaco, e candidata non eletta nel 2010 alle elezioni regionali in Toscana per il Partito Democratico; prima di tre fratelli, Emanuele Boschi, commercialista e revisore contabile presso lo Studio BL di Firenze, precedentemente Program e Cost Manager in Banca Etruria, e Pierfrancesco Boschi, ingegnere civile.

Si tenevano, poi la follia. In un video di 10 minuti e 21 secondi, l’ultima notte di Aniello Mormile e Livia Barbato. La corsa ad alta tensione contromano in tangenziale dura sei minuti. Poi l’impatto.
I vicoli di Ballarò dormono ancora quando i poliziotti della squadra mobile entrano nel mercato. Ormai, conoscono tutto di questi luoghi. I soprusi, le vessazioni, le imposizioni del racket. Un mese fa, dieci commercianti hanno parlato, hanno trovato la forza di denunciare. Sono dieci commercianti coraggio. Anche perché arrivano da un paese lontano da Palermo, il Bangladesh. Hanno denunciato le vessazioni dei nuovi boss del pizzo. E questa mattina, poco prima dell’alba, è scattato un blitz della polizia a Ballarò. Dieci arresti fra gli esponenti di un gruppo criminale che fa capo alla famiglia Rubino, un clan di giovanissimi che negli ultimi mesi ha seminato il terrore fra gli immigrati. Il provvedimento di fermo porta la firma del procuratore capo Francesco Lo Voi, dell’aggiunto Leo Agueci e dei sostituti Sergio Demontis ed Ennio Petrigni. Agli ultimi esattori del pizzo di Palermo viene contestata non solo l’aggravante del metodo mafioso, ma anche della discriminazione razziale. Alcuni si sono barricati in casa questa notte, è stato necessario l’intervento dei vigili del fuoco per aprire le porte. Intanto, il mercato era circondato dalla polizia.
I commercianti stranieri hanno raccontato alla squadra mobile di aver subito continue violenze. Qualcuno pagava anche da anni. “Chi provava a ribellarsi era vittima di rapine parecchio violente”, ha raccontato un uomo che vive ormai da molti anni a Palermo. “Andavano in giro sempre armati”, ha spiegato un altro commerciante. Una lunga stagione di paura che un mese fa era culminata in un’aggressione a colpi di pistola: Emanuele Rubino aveva sparato contro un giovane del Gambia che si era permesso di opporsi alla sua arroganza. “Tu da qui non passi”, aveva detto il giovane boss. E, presto, era arrivato tutto il branco per ribadire ancora una volta la legge del più violento. Ma, alla fine, Rubino venne arrestato nel giro di 24 ore. “Proprio quel caso risolto in così breve tempo ha dato fiducia a quei commercianti – dice il capo della squadra mobile Rodolfo Ruperti – dopo anni di vessazioni di ogni genere hanno trovato la forza di dire basta rivolgendosi alla polizia. Così abbiamo scoperto un fenomeno molto più ampio di vero e proprio racket di estorsioni commesse con metodo mafioso. Le vittime erano le comunità più deboli del centro storico”.





