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Salvini-Trump, il nuovo giallo delle mail. Lega: “Non possiamo renderle pubbliche”

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Il dubbio è che quelle mail nascondano particolari imbarazzanti sul viaggio americano di Matteo

EW YORK – Sbandierate dalla Lega come prova inconfutabile che la stretta di mano Salvini-Trump c’è stata davvero il 25 aprile, a dispetto della smentita data dal candidato repubblicano in un’intervista a The Hollywood Reporteranticipata da Repubblica, le mail sull’incontro dei due leader in Pennsylvania aprono un nuovo capitolo del giallo politico transatlantico, invece di risolverlo. In un messaggio datato 8 aprile e inviato al deputato leghista Guglielmo Picchi, oltre che alla segretaria di Donald Trump e a Carey Lewandowsky, manager della campagna presidenziale del tycoon, Dan Scavino scrive: “Ti confermo che l’incontro ha ricevuto il via libera per il prossimo 10 marzo all’Università di Miami” (la data fu poi spostata).

Donald Trump e Matteo Salvini
POLITICA

Salvini replica a Trump “ci conosciamo”, giallo sull’incontro

Il magnate, Trump: “non so chi sia”. Il leader della Lega, Salvini “Non è vero”
Roma  Donald Trump nega di aver incontrato e, quindi…

Chi è Scavino? Ex-golfista e per dieci anni dirigente nella holding di Trump, è diventato, quattro giorni dopo quella mail inviata in Italia, direttore per i social media della organizzazione elettorale del suo datore di lavoro. Adesso si occupa soprattutto di Twitter (57mila follower), ma tiene anche i contatti con i sostenitori esteri dell’immobiliarista miliardario. Dunque era la persona giusta per organizzare quel faccia-a-faccia con Salvini, molto caldeggiato da due parlamentari italo-americani della Pennsylvania, Tom Marino e Lou Barletta.

Salvini, al comizio del candidato alle primarie dei repubblicani Donald Trump a Filadelfia (ansa)

Il problema? Che di quella prima mail di Scavino, come di una seconda mandata il 23 aprile dalla segreteria di Trump allo staff del Carroccio, in cui il tycoon si diceva “lusingato perché Mister Salvini aveva chiesto di incontrarlo”, i dirigenti della Lega si limitano a leggere qualche passo, senza renderla pubblica. “Non possiamo rendere pubblica una corrispondenza privata – spiegano a Repubblica – senza l’autorizzazione dei collaboratori di Trump”. Ma è una motivazione poco convincente, che fa nascere il dubbio che, in realtà, quelle mail nascondano dei particolari imbarazzanti sul viaggio americano di Matteo Salvini e che quindi la loro diffusione rischi di ingigantire il “mistero buffo” dell’incontro.

Di sicuro la smentita di Trump continua suscitare imbarazzo nei vertici della Lega (e ad alimentare il sarcasmo dei rivali politici), che non riescono a spiegarsi perché il tycoon abbia voluto negare i fatti. Il sospetto, ovviamente – avanzato dallo stesso Michael Wolff, biografo di Rupert Murdoch e autore dell’intervista al candidato repubblicano – è che Trump, con il suo carattere eccentrico e imprevedibile, abbia scaricato Salvini senza pensarci troppo: in parte per il suo disinteresse per la politica internazionale (e oggi, in un discorso a San Diego, Hillary Clinton lo attaccherà proprio su questo, definendolo “pericoloso”), in parte per non aver ben capito con chi avesse avuto a che fare.

Intanto il caso Trump-Salvini rimbalza anche in altri Paesi. La smentita del meeting viene ripresa anche dall’inglese The Independent. L’incontro con tanto di endorsement, ricorda il quotidiano di Londra, era stato prima sbandierato e poi negato: “Non volevo incontrarlo”. Il giallo è sempre più transatlantico.

vivicentro.it/politica –  repubblica/Salvini-Trump, il nuovo giallo delle mail. Lega: “Non possiamo renderle pubbliche” ARTURO ZAMPAGLIONE

Luigi Berlinguer: “L’Italia vuole superare il bicameralismo, la modifica passerà”

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L’ex ministro Luigi berlinguer: “A Renzi rimprovero di non aprire a una modifica della legge elettorale, invocata anche all’interno del suo partito”

ROMA La politica attiva è un ricordo lontano, ma Luigi Berlinguer, ex parlamentare ed ex ministro nel governo Prodi, è tra i big sponsor del comitato dei 250 per il Sì. Promette fin d’ora che questa campagna la farà “attivamente e con molto impegno”.

Cosa l’ha spinta, professor Berlinguer?
“Chiamiamo il popolo alla funzione costituente, è un’occasione straordinaria per riportare la nostra splendida Carta al centro del dibattito e per confrontarci sulla necessità di modificarla, affinché tenga conto dei mutamenti eccezionali avvenuti in questi decenni”.

Altri suoi colleghi, schierati per il Sì, paventano il rischio che venga snaturata, stravolta.
“La possibilità di modificarla al di là dei principi di fondo, è prevista dalla stessa Costituzione all’articolo 138. Quando le donne hanno ottenuto la modifica dell’articolo 51 in tema di parità, cos’altro è stato se non un doveroso adeguamento al passo coi tempi? Nutro rispetto totale per chi tra i miei colleghi, Flick in testa, la pensa diversamente. Non mi riferisco a loro ma purtroppo in Italia è diffusa la tendenza a un’adesione fideistica piuttosto che razionale alla Carta”.

In questa disputa è stato trascinato Enrico Berlinguer. Come l’ha vissuta?
“Lasciamo in pace queste figure, interpretiamo la loro grandezza per quello che sono e non per altro. Lo dico a prescindere dal rapporto di parentela”. In campo sembra ci sia il Pd contro tutti. Il Sì può spuntarla? “La politica qui non c’entra. Se facciamo del superamento del bicameralismo perfetto la questione principe del referendum, avremo l’adesione maggioritaria, non totalitaria per fortuna, ma maggioritaria sì del Paese”.

Gli avversari della riforma intravedono il rischio autoritarismo anche nella riduzione a una sola Camera.
“Se c’è una cosa che rafforza le funzioni del Parlamento è il monocameralismo. Nessun autoritarismo. Ma se posso muovere una critica a Renzi è di non aprire a una modifica della legge elettorale, che non è materia referendaria, ma è invocata anche all’interno del suo partito”.

vivicentro.it/politica –  repubblica/Luigi Berlinguer: “L’Italia vuole superare il bicameralismo, la modifica passerà” CARMELO LOPAPA

Ceccarini: “El Ghazi? Potrebbe essere una valida alternativa a Callejon”

Ai microfoni di Radio Kiss Kiss è intervenuto Niccolò Ceccarini, giornalista di Premium Sport, per affrontare diversi temi legati al mercato del Napoli:
El Ghazi? È un attaccante esterno che all’ occorrenza può fare anche il trequartista, sarebbe ideale come vice Callejon. Al Napoli però, considerato che Gabbiadini andrà altrove, occorre un calciatore più duttile capace di ricoprire anche il ruolo di seconda punta.
Vrsaljko? Ormai lo diciamo da diversi giorni: c’ è l’ accordo con il Sassuolo ma manca quello con l’ esterno che spinge per vestire la maglia dell’ Atletico Madrid. Ecco perché la società partenopea ha cominciato a sondare la pista Widmer”.

La Repubblica dei ragazzi vuole spazio

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C’è una Repubblica delle Ragazze e dei Ragazzi che in questo 2 giugno 2016 ci chiede di essere guardata e ascoltata. È composta, tra gli altri, da quegli studenti italiani che grazie a un bando ministeriale hanno detto la loro sulla scuola, e dunque la società, che vorrebbero. Ne sono usciti una serie di progetti ispirati alla ricerca del dialogo e alla connessione: spazi circolari, aule aperte, bacheche digitali, conoscenze da condividere e commentare come in un grande social network della mente.

Proposte e progetti emersi a dispetto di una educazione – quella offerta loro dagli adulti e dalle scuole attuali – oscillante tra eccessi di autoritarismo e orientamenti deboli, e resa paradossalmente più fragile da una serie di «ineducazioni» che caratterizzano quest’epoca, a settant’anni dalla nascita della Repubblica. L’educazione digitale ad esempio, che i ragazzi hanno appreso per lo più da autodidatti, circondati da adulti tendenzialmente in ritardo e spesso impauriti di fronte alla gestione dei nuovi supporti.

Loro sembrano sapere meglio di altri che non basta essere nativi digitali per imparare a muoversi nelle praterie del Web, ma in quanti hanno saputo trasmettere alle nuove generazioni le regole di una corretta andatura appresa nei campi delle vecchie scuole, spesso né peggio né meglio di quelle di adesso? L’educazione ecologica, quella che si ispira al riutilizzo di materiali esistenti, che guarda ai processi di produzione interrogandosi sui singoli passaggi della filiera, esige trasparenza e in alcuni casi il coraggio di rinunciare alle merci in eccesso. E ancora l’educazione sessuale, che dopo la liberazione degli Anni 70 e le ricadute dei decenni successivi non è stata in grado di dare sufficiente spazio alla parola, ai verbi, ai complementi, tutte cose che servono ad aumentare i margini di confronto e le soglie di tolleranza. Perché mai – si chiedeva di recente un articolo sul magazine The Atlantic – a un bambino si insegna a far di conto con le dita prima di passare al calcolo mentale e poi arrivare alle equazioni, e invece per il sesso ancora troppo spesso si tace, si rimanda, si fa finta di niente, per poi aspettare che i motori di ricerca svolgano il compito che altri hanno mancato?

Ecco, malgrado tutto questo, e chissà forse proprio in forza di tante negligenze, lo spirito mostrato dal progetto #scuoleinnovative va nella direzione di una correzione del passato non grazie a chissà quali rivoluzioni, ma al dispiegamento di idee, di quel potenziale creativo che viene non dai colpi di genio, ma dallo scambio di persone chiamate a collaborare per un miglioramento collettivo. Niente di molto diverso, a ben vedere, da quello che settant’anni fa portò alla nascita di una Repubblica.

Anche le grandi aziende se ne sono rese conto, come dimostrano i progetti di Smart Coding avviati da Samsung nelle scuole elementari e medie per insegnare la programmazione di software ai più piccoli, o le 218 borse di studio che Fiat Chrysler e Cnh Industrial hanno consegnato l’altra sera a giovani ingegneri, biochimici, archeologi e filosofi per aiutarli a vincere la loro scommessa col futuro. Un’alleanza delle idee tra istituzioni, aziende e nuove generazioni sembra oggi l’unica in grado di arginare le forze oscurantiste che premono nelle faglie più profonde della società e di far sì che anche le marginalità possano tentare di conquistare il centro della scena.

vivicentro.it/cultura –  lastampa/La Repubblica dei ragazzi vuole spazio FRANCESCA SFORZA

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CdS – C’ è l’ accordo con Herrera, manca quello con il Porto

Stando a quanto riportato dal Corriere dello Sport, Héctor Herrera avrebbe accettato la proposta del Napoli con un contratto di 5 anni sulla base di 1,5 milioni di euro a stagione più bonus vari legati a presenze, assist e gol”. Se c’ è l’ accordo con il centrocampista manca quello tra i due club: il Porto chiede 25 milioni, il Napoli è fermo a 20. De Laurentiis vuole regalare un grande colpo a Sarri ma allo stesso tempo non vuole spendere una montagna di soldi e farà leva sulla volontà di quest’ ultimo per abbassare le pretese del Porto, che spara sempre alto sui propri gioielli. Si attendono sviluppi nei prossimi giorni.

Rinnovo Higuain, proposti 7 milioni di euro all’anno

L’edizione odierna del Mattino fa il punto sul mercato in entrata e in uscita relativo al Napoli. L’intenzione degli azzurri non è quella di far partite Higuain, anzi. Il Napoli avrebbe proposto all’attaccante un biennale da circa 7 milioni l’anno e l’abbassamento della clausola rescissoria, ora a 96 milioni di euro. Se ne riparlerà dopo la Copa America. Intanto, rimandate al mittente le proposte del Barcellona per Pepe Reina. Il portiere rimarrà al Napoli. Gli unici che potrebbero partite nell’immediato sono Maggio, magari al Watford di Mazzarri, e Rafael, che farebbe ritorno in Brasile.

2 giugno, la festa di tutti gli italiani: fieri senza sottovalutare le difficoltà

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Con il referendum istituzionale del 2 giugno 1946, che segnò la nascita della Repubblica italiana, il nostro Paese ritrovò – dopo gli anni terribili della dittatura e della guerra – la libertà e l’unità perdute. E raggiunse, grazie al voto esteso a tutti, uomini e donne, una compiuta maturazione democratica.

Con il 2 giugno s’inaugurava una fase nuova nella storia del nostro giovane Stato, contrassegnata da grande partecipazione popolare, passione civile, speranza nel futuro. E, di lì a poco, si schiudeva per l’Italia un periodo di crescita economica, sociale e culturale senza precedenti. L’Italia entrava a pieno titolo tra le grandi nazioni democratiche, offrendo un contributo fondamentale alla costruzione europea, al mantenimento della pace e alla promozione della libertà.

Non sono mancate, in questa nostra storia settantennale, pagine buie e negative. Penso al terrorismo, alla mafia, alla corruzione. Fenomeni insidiosi, che hanno minacciato, e ancora continuano a farlo, la convivenza civile, ma che sono stati combattuti senza mai compiere arretramenti sul terreno della democrazia.

Volgendo lo sguardo al nostro passato ci si accorge di quanto cammino sia stato fatto dalla Repubblica per garantire agli italiani democrazia, libertà, benessere, giustizia, diritti, qualità della vita. Di quanti ostacoli siano stati superati, quando è prevalsa la coesione, il senso di responsabilità, la lungimiranza. Di questo dobbiamo essere fieri, senza che questo possa indurre a trascurare i tanti problemi e le tante difficoltà che emergono.

Questa storia ci induce quindi a guardare al futuro con maggiore ottimismo e forza d’animo: il 2 giugno, oggi come ieri, è una festa per tutti gli italiani.

*Presidente della Repubblica

vivicentro.it/editoriale –  lastampa/2 giugno, la festa di tutti gli italiani: fieri senza sottovalutare le difficoltà SERGIO MATTARELLA*

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Napoli, presentata l’offerta al Boca Juniors per Gino Peruzzi, ma non basta

Secondo quanto riporta calciomercato.it, il Napoli avrebbe presentato un’offerta al Boca Juniors di circa 3 milioni di euro per accaparrarsi Gino Peruzzi, esterno difensivo ex Catania, che avrebbe già voglia di tornare in Italia, nonostante un contratto col Boca fino al 2018. Gli argentini preferirebbero per il ragazzo una cifra vicina ai 6, anche se, nelle prossime settimane, potrebbe trovarsi un accordo.

Teste o croce

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In questi giorni si sono letti commenti di fuoco sui due motociclisti passati senza fermarsi davanti alla scena del delitto di via della Magliana, dove la povera Sara ha perso la vita in quel modo osceno. Si è molto deprecata la loro mancanza di senso civico. Poi uno dei testimoni ha raccontato la sua versione dei fatti, confermata dalla polizia. Si chiama Edoardo, ha diciotto anni e da due si divide tra l’officina di meccanico in cui lavora e la scuola serale. La notte dell’omicidio è sfrecciato in moto accanto a una ragazza che gesticolava all’indirizzo di un uomo appoggiato sul cofano dell’auto. Da simili indizi neanche Sherlock Holmes avrebbe potuto dedurne che la ragazza alterata era la vittima e quel tipo tranquillo uno stalker che l’aveva appena tamponata per costringerla a fermarsi e di lì a poco le avrebbe dato fuoco. Nonostante questo, quando la mattina seguente Edoardo ha appreso cos’era successo, è immediatamente corso alla polizia per raccontare quello che aveva visto. E da allora si tormenta per il rimorso. Non sembra proprio il rappresentante di una gioventù menefreghista e priva di senso civico. Eppure il solito mondo del web si era già espresso in migliaia di giudizi sommari e i moralisti da tastiera avevano pontificato senza prendersi il disturbo di aspettare il riscontro della realtà.

Viviamo immersi nella dittatura dell’istante, come la chiama Veltroni. Bisogna subito farsi un’opinione su tutto, possibilmente negativa. In questo caso per illudersi che la tragedia di Sara si sarebbe potuta evitare ed esorcizzare così la paura che possa capitare ancora.

vivicentro.it/opinione –  lastampa/Teste o croce MASSIMO GRAMELLINI

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UFFICIALE- Bigon non è più il direttore sportivo del Verona

Bigon non è più il direttore sportivo del Verona. Dopo la retrocessione in serie B, l’ex ds del Napoli, ha deciso di rescindere con il club scaligero. Questo il comunicato ufficiale del Verona: “L’Hellas Verona comunica di aver risolto, consensualmente, il rapporto professionale con il Direttore Sportivo Riccardo Bigon e il suo staff. Il presidente Maurizio Setti e la Società in tutte le sue componenti augurano a Bigon e collaboratori le migliori fortune professionali”.

Niente Napoli per Duvan: ecco dove giocherà l’attaccante

Secondo quanto riporta la Gazzetta dello Sport, Duvan Zapata non giocherà l’anno prossimo non giocherà nel Napoli. L’attaccante potrebbe rimanere un altro ad Udinese, ma non solo, si aprono nuovi scenari. Il colombiano, infatti, potrebbe essere utilizzato come pedina di scambio dagli azzurri. Su di lui, ci sarebbe forte la Fiorentina.

Lapadula rifiuta il Napoli: andrà alla Lazio

Secondo quanto riporta dal Tempo questa mattina, Lapadula, attaccante del Pescara, che tanto ha fatto bene in questa stagione, segnando anche il gol decisivo ieri sera per la sua squadra con il Novara, avrebbe rifiutato il Napoli e la Juventus. Il calciatore, infatti, la prossima stagione vorrebbe giocare con continuità: per questa ragione avrebbe accettato la proposta della Lazio, che gli permetterebbe di esprimersi al massimo delle sue potenzialità.

Fantastoria: in quale Italia vivremmo se avesse vinto il re?

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Esercizi di realtà alternativa. Gli Aosta al posto dei Savoia, il paese ormai spaccato in due. E il 18 aprile del ’48 l’incredibile successo delle sinistre. In rete forum e narrazioni contro-fattuali. Chi pensa che sarebbe stato meglio, chi peggio, chi uguale

A lungo andare, la Storia sfida i proverbi e si consente di giocare con i se, per cui nel tripudio anniversaristico viene spontaneo chiedersi cosa sarebbe accaduto se il 2 giugno 1946 avesse vinto la monarchia. È un trastullo meno innocente di quel che s’immagina, e il pensiero corre alle polemiche levatesi al massimo livello istituzionale dopo il finto scoop televisivo che Mixer mandò in onda nel maggio del 1990 con un’intervista-confessione a un vecchio giudice della Corte d’Appello, in realtà un attore, che rivelava di aver sottratto insieme ad altri, due milioni di voti al Re per far prevalere la Repubblica.

Oggi la rete pullula di ucronie, cioè di fanta-storie o narrazioni contro-fattuali che proiettano la continuità monarchica sull’ultimo settantennio. Ci sono forum e sondaggi: chi pensa che sarebbe stato meglio, chi peggio, chi uguale — in questo a suo modo confermando le valutazioni di Benedetto Croce secondo cui il dilemma monarchia-repubblica era “inessenziale”.

Sempre sul web alcuni ritengono che l’Italia si sarebbe divisa in due; altri che la dinastia Aosta, meno compromessa, avrebbe preso il posto dei Savoia; altri ancora pensano che alle elezioni del 1948 avrebbe vinto il Fronte delle sinistre, ma anche in quel caso Umberto sarebbe rimasto guadagnandosi l’inedito titolo di “re comunista”. Su un ucronico sito (fmboschetto.it) un signore che si chiama Franco Vezzaro si spinge nell’impossibile futuro e sostiene che il Re avrebbe scelto come inno “La canzone del Piave”, dato il primo incarico di governo a Enrico De Nicola e aperto l’Anno Santo 1950 con la Regina e Pio XII.

Ora, sembra più ridicolo che rischioso imbarcarsi in fanta-previsioni. Ma allora la monarchia in diverse zone del Nord avrebbe fatto i conti con rivolte di partigiani in armi. In questo senso «la Repubblica o il caos», celebre slogan di Nenni, più che come minaccia suonava come ragionevole ipotesi. Donde la necessità, per Umberto, di puntare a gesti distensivi, magari fissando la data di un secondo referendum istituzionale come prova di appello quando gli animi si fossero placati.

Ma intanto, al posto dello Statuto, avrebbe avuto inizio il processo costituente. Il tricolore avrebbe seguitato ad avere lo stemma sabaudo. Gli alleati e la Chiesa, rimasti formalmente neutrali nella consultazione, si sarebbero riavvicinati alla Corona. Riguardo ai primi è plausibile ipotizzare che sulle faccende italiane l’Inghilterra (monarchica) avrebbe avuto più voce in capitolo di quanta effettivamente ne ebbero gli Stati Uniti (che facevano un malcelato tifo per la Repubblica). Inoltre si sarebbero forse attenuate le fobie di Papa Pacelli riguardo al comunismo; così come molto lascia pensare che l’aristocrazia avrebbe mantenuto la presa su forze armate e diplomazia.

Assai più arduo è stabilire come una rafforzata monarchia avrebbe influito sul sistema dei partiti; in particolare nei confronti della Dc che, pur avendo una forte componente repubblicana, beneficiò dell’effetto “salto nel buio” presentandosi come partito-scudo garante dei valori tradizionali che gli sconvolgimenti avevano messo duramente a repentaglio.

Sempre a rischio di cadere nella vana congettura, si può pensare che l’istituto monarchico avrebbe fatto valere, nelle relazioni con gran parte della nuova classe politica democratica, la figura di Maria Josè, “la Regina di maggio”, che dopo una iniziale sbandata mussoliniana non solo aveva decisamente avversato il fascismo, ma anche intrattenuto rapporti con esponenti dell’antifascismo come Croce, De Gasperi, Bonomi, Einaudi, La Malfa, oltre con Monsignor Montini. Il 2 giugno Maria Josè aveva deposto nell’urna una scheda bianca, sia pure perché non le pareva “elegante” votare per il marito e in fin dei conti per se stessa. Ma alla Costituente aveva votato per Saragat.

Fin qui i dati, se non certi, almeno tali da consentire non del tutto assurdi arzigogoli. Per il resto, la fantasia si perde nel romanzo pseudo-storico. E vengono i brividi a pensare che Umberto II, figura dignitosa nell’esilio portoghese, avrebbe lasciato il trono a Vittorio Emanuele IV, che ha animato le cronache dell’ultimo quarantennio in un vortice di accuse, intercettazioni, assoluzioni e strascichi di umanità varia, dalla P2 alle fucilate dell’isola di Cavallo, da Vallettopoli alle scazzottate dinanzi al cugino Juan Carlos.

Quel che più sorprende, semmai, è che una volta cacciata dalla porta, la monarchia sembra anche in Italia rientrata dalla finestra nelle forme di un potere sempre più monocratico, presidenziale e/o aziendale che sia, comunque un comando personalizzato e con tentazioni perfino ereditarie (vedi l’esperimento del Trota o le suggestioni dinastiche di Arcore). A riprova che la Storia ogni tanto gioca con se stessa, e la sovranità è sempre a rischio di regressione.

vivicentro.it/cultura repubblica/Fantastoria: in quale Italia vivremmo se avesse vinto il re? FILIPPO CECCARELLI

Ascolta l’ oroscopo del giorno di Paolo Fox: giovedì 2 giugno

L’ oroscopo giorno per giorno

Ogni giorno Paolo Fox racconta, con il suo oroscopo in TV (Fatti vostri) e su Lattemiele, cosa le stelle hanno in serbo per noi, come andrà il lavoro, la salute, l’amore…

Questo il suo oroscopo per oggi, tratto da Lattemiele:

ARIETE
TORO
GEMELLI
CANCRO
LEONE
VERGINE
BILANCIA
SCORPIONE
SAGITTARIO
CAPRICORNO
ACQUARIO
PESCI

 

vivicentro.it/l’esperto  /lattemielecalabria/Ascolta l’oroscopo del giorno di Paolo Fox

CHI E’ PAOLO FOX:

Paolo Fox (Roma, 5 febbraio 1961) è un astrologo, pubblicista e personaggio televisivo italiano.

Biografia
Fin dagli anni novanta si occupa di astrologia nei mass media, proponendo il suo oroscopo nelle trasmissioni televisive della RAI e anche in radio, su LatteMiele e Radio Deejay; le sue prime apparizioni televisive sono state nelle trasmissioni di Rai 1 Per tutta la vita, In bocca al lupo! e Domenica In.

E’ iniziato a diventare noto al grande pubblico a partire dal 1997 quando ha iniziato la collaborazione con il network Lattemiele dove conduce uno spazio dedicato all’oroscopo giornaliero alle ore 7.40 e 19.40.

Il lunedì mattina il mago dell’oroscopo è presente anche su Radio Deejay. Per quanto riguarda il mondo della televisione, è apparso per le prime volte nei programmi televisivi Per tutta la vita, In bocca al lupo! e Domenica In.

Ha partecipato come ospite a tantissimi altri programmi tv: Festa di classe, Speciali di fine anno, Tutto Benessere, Furore, Uno Mattina, Speciale Grande Fratello, Piazza Grande, Aspettando cominciamo bene e tanti altri. Dal 2002 è una delle colonne portanti del programma tv di Raidue, I Fatti Vostri, dove legge il suo oroscopo. Negli ultimi anni risulta essere uno dei personaggi maschili più cliccati dell’anno sul web!

Annualmente cura per la RAI la serata dedicata alle previsioni astrologiche per il nuovo anno, trasmessa a fine dicembre.

È attivo anche sulla carta stampata, curando l’oroscopo per diversi settimanali

Nel 2014 ha interpretato sé stesso nel film di Natale Ma tu di che segno 6?.

Per quanto riguarda la sua vita privata non si sa praticamente nulla. E’ sposato? E’ fidanzato? Dove va in vacanza? Lui non ha mai rilasciato dichiarazioni o commenti sulla sua vita sentimentale anche perché grazie agli astri vuole indovinare quella del suo numeroso pubblico che non l’abbandona mai!

Tutto su Vecino, a 16 milioni di euro si può chiudere con la viola. Proposto un ingaggio importante

L’edizione odierna della Gazzetta dello Sport apre facendo il punto in merito al mercato del Napoli: “La priorità è Matias Vecino. Lo vuole, Maurizio Sarri, per il Napoli che verrà. Non si disdegnerà, eventualmente, l’ingaggio di Herrera(Porto) o di Vrsaljko, ma in cima alle sue preferenze c’è il centrocampista della Fiorentina, attualmente impegnato con la sua nazionale, l’Uruguay, nella Copa America. Cristiano Giuntoli, tuttavia, ha in programma un incontro con Pantaleo Corvino, il neo direttore generale del club viola, col quale tenterà di aprire una trattativa seria. Vecino è fresco di rinnovo, a metà maggio, infatti, ha firmato il nuovo contratto che lo legherà alla Fiorentina fino al 2021. In quello stesso giorno, le parti hanno pure sottoscritto una clausola rescissoria: se qualcuno fosse intenzionato a ingaggiarlo, dovrà versare 23 milioni di euro. In questo caso, trattabili, perché se De Laurentiis dovesse presentarsi con 16-17 milioni di euro, i Della Valle chiuderebbero l’affare. Il Napoli è disposto ad offrire al ragazzo uno stipendio importante, intorno al 1,5 milioni di euro a stagione per i prossimi 4 anni.” 

Napoli parla olandese: quattro i nomi per fare grandi gli azzurri

L’edizione odierna del Corriere dello Sport fa il punto sul mercato del Napoli. Secondo il quotidiano, gli azzurri starebbero guardando in Olanda, alla ricerca di giocatori giovani, forti, ma a poco prezzo. I nomi sul taccuino di Giuntoli sono: El Ghazi, attaccante dell’Ajax classe 95, Bazoer, centrocampista sempre dell’Ajax classe 96, Rashica, centrocampista albanese del Vitesse e il centrocampista norvegese classe 92 Henriksen dell’AZ.

Gazzetta- Il Napoli rifiuta 30 milioni del Chelsea per Koulibaly. Pronto un super rinnovo per il difensore

L’edizione odierna della Gazzetta dello Sport apre con un’interessante indiscrezione di mercato relativa al Napoli: “Il Chelsea è pronto a formulare per Koulibaly una offerta importante, anche se il club azzurro ha fatto già sapere, pur in via informale, che ritiene il calciatore incedibile. Certo, tutti hanno un prezzo di mercato e quindi di fronte ad una proposta “folle” De Laurentiis si siederebbe a parlare con i Blues. Per intenderci, il City ha pagato Mangala circa 40 milioni di euro e il Napoli non ritiene Koulibaly inferiore al francese. Secondo rumors inglesi, il Chelsea sarebbe disposto a sborsare quasi 30 milioni di euro per Koulibaly che, intanto, aspetta dal Napoli un aumento dell’ingaggio: la trattativa con l’agente Satin va avanti da tempo, lo stipendio di K2 dovrebbe raggiungere circa 2 milioni di euro a stagione( quasi triplicato dato che guadagnava circa 800 mila euro a stagione ndr). “

Rassegna stampa: le prime pagine del Corriere dello Sport, TuttoSport e Gazzetta dello Sport

In edicola con Vivicentro: ecco le prime pagine dei principali quotidiani sportivi in Italia.

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Pescara – Novara 4 – 2: ora è finale con il Trapani

Pescara – Novara 4 – 2_ Delfino in finale contro il Trapani

Un Pescara pimpante e brillante, riesce ad avere ragione di un Novara sceso all’Adriatico con le residue energie rimaste in questo massacrante campionato. 4 – 2 il risultato in favore dei biancazzurri, che ora si apprestano ad affrontare la finalissima, nella doppia sfida contro Il Trapani. Primo atto domenica alle 20:30, sempre in casa.

LA CRONACA – Pescara – Novara è il match di ritorno valido per la semifinale dei play – off per accedere in serie A. La vincente della sfida odierna incontrerà il Trapani nella finalissima. Pescara che può amministrare il vantaggio di 2 reti ottenuto in gara 1, dove la truppa di Oddo ha sbancato il «Piola» con il più classico dei risultati: 2 – 0 in favore dei biancazzurri. la squadra di Baroni cerca l’impresa: serve una vittoria per 3 reti di scarto agli azzurri di Piemonte per strappare il pass per la finale. Per riuscire nell’impresa, il team di Baroni si affida al modulo 4 – 2 – 3 – 1: Galabinov è l’unico terminale offensivo dello scacchiere di Massimo Oddo. Risponde il Pescara con il modulo 4 – 3 – 2 – 1: la coppia Pasquato – Caprari, agisce alle spalle del bomber, «Lapacadabra».

Pronti, via e subito il Pescara passa in vantaggio. Pasquato serve una verticalizzazione al “bacio” per Lapadula, che batte Da Costa. Sono passati appena 2′ ed il Pescara è subito in vantaggio.

Al 9′ percussione per vie centrali da parte di Caprari, la cui conclusione colpisce la traversa. Al 13′ cross dalla destra di Zampano, con il terzo tempo di Lapadula che termina sul fondo. Al 19′ ci prova Pasquato su punizione, senza fortuna. In campo c’è solo il Pescara, mentre il Novara sembra ancora essere rimasto negli spogliatoi.

Al 20′ si vede finalmente il Novara, ma la conclusione di Faragò si spegne sul fondo. La formazione ospite cerca di uscire dal guscio, ma il Pescara fa buona guardia. Al 35′ arriva il raddoppio del Pescara, con un’azione bella e veloce. Bruno crossa dalla destra per l’accorrente Pasquato, che dall’altezza del dischetto del rigore, fredda Da Costa per il 2 – 0 del Pescara, chiudendo di fatto il discorso qualificazione.

Al 38′ lancio di Caprari per Lapadula, che perde l’attimo fuggente e non riesce a siglare la rete del 3 – 0. Novara letteralmente messo alle corde. I piemontesi dimezzano lo svantaggio sul finire di parziale, grazie a Lanzafame. 2 – 1 per il Pescara, risultato con il quale termina la prima frazione.

Il Novara prova a dare un senso alla sua serata, con un colpo di testa di Lanzafame al 56′, con Fiorillo che respinge. La gara scorre via senza grosse emozioni, con le due squadre che sembrano non volersi fare male. Almeno in questa fase. Al 70′ il tiro di Benali viene deviato in corner. Al 73′ break del Novara, con Buzzegoli che sigla la rete del 2 – 2.

All’80’contropiede del Pescara, con Verde che fulmina il portiere Da Costa. 3 – 2 per il Pescara e qualificazione alla finale ply – off praticamente acquisita. Nel finale arriva il poker griffato Verde, che fissa il punteggio sul definitivo 4 – 2.

PESCARA (4 – 3 – 2 – 1)Fiorillo, Bruno, Fornasier, Pasquato, Lapadula, Zampano, Campagnaro (dal 71′ Vitturini), Caprari (dal 48′ Verde), Benali, Crescenzi, Verre (Dal 55′ Selasi). All. M. Oddo.

NOVARA  (4 – 2 – 3 -1) Da Costa, Dell’Orco, Vicari, Casarini, Faragò, Buzzegoli, Galabinov (dal 63′ Evaquo) , Gonzalez, Mantovani, Dickmann, Lanzafame (dal 69′ Adorjan) . All. M. Baroni.

ARBITRO: Abisso di Palermo

RETI: 2′ Lapadula, 34′ Pasquato, 45′ Lanzafame, 73′ Buzzegoli, 81′ Verde, 90′ Verde

AMMONITI: Mantovani, Casarini, Zampano, Faragò,

CHRISTIAN BARISANI

CONTEST CARITAS- Guerre dimenticate: a trionfare è un liceo stabiese

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Negli anni ’90 si sono registrate nel mondo 57 guerre in 45 paesi. Il Sipri (Stockholm International Peace Research Institute) ha censito 17 major armed conflicts nel 2005. Non tutte queste guerre ricevono la stessa attenzione da parte dei mass media e, di conseguenza, dell’opinione pubblica. Il risultato è l’esistenza di guerre di “serie A” e guerre di “serie B”. Tutto ciò provoca una pericolosa distorsione nella consapevolezza e nella visione della realtà, da parte dell’opinione pubblica perché, di fatto, “ciò che non si vede… non esiste”. Effetto non secondario di un’informazione distorta e disattenta è il rischio di un vuoto nella coscienza dell’opinione pubblica, con la conseguente mancanza di responsabilizzazione. La Caritas Italiana opera da anni, direttamente o a sostegno di chiese locali, nelle situazioni coinvolte e sconvolte dalle guerre. La costante attenzione della Caritas alle cause strutturali che portano allo scoppio di un conflitto armato va di pari passo con un’azione capillare di sensibilizzazione e informazione verso l’opinione pubblica.( www.caritas.it). 

E si chiama proprio “Guerre dimenticate” il contest indetto dalla Caritas per riportare alla luce tutti quei conflitti dimenticati o ignorati dall’opinione pubblica, mediante la voce delle nuove generazioni. Hanno partecipato al progetto numerose scuole della Campania, attraverso la produzione di un video, per rappresentare questa realtà, che c’è, che esiste, ma che spesso passa inosservata. I video, giunti numerossimi, sono stati consegnati ad una giuria, che ha decretato i migliori due. Le scuole vincitrici del concorso, premiati venerdì scorso dagli organizzatori con un somma in denaro, sono state il liceo scientifico Francesco Severi di Castellammare di Stabia e l’istituto tecnico San Paolo di Sorrento. Vi proponiamo, di seguito, “Questa volta non ci sto”, l’inedito preparato dalla classe 3D del Severi.