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Juve Stabia, il programma gare del fine settimana del settore giovanile: segui due dirette radio su ViViRadioWeb!

Juve Stabia, il programma gare del fine settimana del settore giovanile: segui due dirette radio su ViViRadioWeb!

Questo il programma gare del fine settimana:

Berretti: Messina – Juve Stabia sabato 25/2 ore 14.30 stadio Celeste di Messina

Under 17: Juve Stabia – U. Fondi domenica 26/2 ore 15 Menti (diretta su ViviRadioWeb dalle ore 14:45)

Under 15: Juve Stabia – U. Fondi domenica 26/2 ore 12.30 Menti (diretta su ViviRadioWeb dalle ore 12:15)

Under 16: Juve Stabia – Scuola Calcio SPES domenica 26/2 ore 12 comunale di Casola

Giov.regionali: Progetto Europa Cesa- Juve Stabia domenica 26/2 ore 10.30 comunale di CEsa

Giov.regionali B: Juve Stabia – Millenium calcio Salerno domenica 26/2 ore 9.30 stadio Menti

I nostri sponsor:

 







 

Dopo Vibo Valentia Mister Fontana tira un sospiro di sollievo

La partita tra la Vibonese, allenata da Sasa Campilongo, e la Juve Stabia, allenata da Gaetano Fontana, ha visto le Vespe conquistare la prima vittoria di questo 2017.

Gara di sofferenza ma anche per questo la vittoria ha avuto un sapore diverso.

La direzione arbitrale ha scontentato tutti, ovviamente più la Vibonese che ha perso sul campo. Le decisioni arbitrali sono state assurde con ben 7 ammoniti e due espulsi nelle fila gialloblè e 5 ammoniti e un espulso nelle fila rossoblu.

Se per Paponi della Juve Stabia il giudice sportivo ha comminato la giusta sanzione della squalifica per una gara, a farne le spese è stato Saraniti della Vibonese che ha ricevuto ben tre giornate di squalifica. Nulla da segnalare per il comportamento antisportivo di Moi e Manzo che hanno pulito i propri scarpini sul viso del malcapitato Mastalli e che non sono stati refertati dall’arbitro.

Si temeva il peggio anche per Mister Fontana che “clamorosamente” era stato espulso al 13 del primo tempo, il giudice sportivo invece lo sanziona con una semplice ammonizione.

Salvi e Atanasov, dopo l’ammonizione ricevuta, vengono diffidati e dovranno fare attenzione dalla gara con la Reggina che precede quella con il Foggia.

A cura di Andrea Alfano

 

”Società Fusa” un libro di Tonia Bardellino e Alessandro Meluzzi | Runa Editrice (Antonella Paparelli)

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Il nostro prossimo appuntamento con l’invito alla lettura,  dell’autrice Tonia Bardellino e di Alessandro Meluzzi, è organizzato presso la GIT Libreria Mondadori per mercoledì 1° Marzo alle ore 18 (Via del Pellegrino 94 Roma) per la presentazione del libro: ”Società fusa” di Tonia Bardellino e Alessandro Meluzzi – Anomia, tra conflitti e solitudine: la strage è servita.

Partendo dalle teorie di Bauman e Durkheim, il libro propone una sorta di diagnosi sulla condizione sociale attuale, che si fonda su un senso generalizzato di disagio esistenziale, di “anomia” e di insecurity, generando nei singoli individui e nella collettività paure e insicurezze, devianza e criminalità.

Il testo non ha la pretesa di avere una completezza scientifica, ma solo lo scopo di richiamare e analizzare alcune delle principali disfunzioni dell’epoca nella quale viviamo e delle relazioni umane, tentando di spiegare perché e come nasce il comportamento criminale con l’analisi di tre tipologie di crimini e violenza: di genere, tra adolescenti e tra madre e figlio.

Tenterà, inoltre, di fornire una lettura, da un’ottica prevalentemente sociologica, del fenomeno dello “school shooter”, analizzando le differenze tra i casi statunitensi e l’episodio del 2012 accaduto a Brindisi, nel quale fu coinvolta, quale bersaglio indifeso, una scuola femminile.

L’attenzione sarà poi rivolta all’età adolescenziale, poiché la matassa va sbrogliata sin dall’infanzia.

Un auspicio, infine, affinché ognuno ritrovi la verità del proprio essere e faccia suo il fortissimamente volli di Alfieri, esorcizzando una società nichilista dove ogni individuo rischierebbe una leucemia dell’anima.

Tonia Bardellino è una sociologa, criminologa e assistente sociale. Dopo aver conseguito la laurea in Sociologia, all’Università degli Studi di Napoli, Federico II, presta attività di volontariato all’interno del Comando militare americano, Nato di Napoli, poiché interessata ad avvicinarsi a un contesto multiculturale e a migliorare la lingua inglese. Nel 2007 insegna italiano nella scuola internazionale “Montessori’’ e nel 2008 riveste il ruolo di “Social Worker”, collaborando al coordinamento e ai programmi antiviolenza dell’“US Navy”. Attualmente svolge attività di docenza, come esperta, circa l’insegnamento di Sociologia Clinica e Sociologia della Devianza e Criminalità all’Università degli Studi di Roma, La Sapienza. Dal 2014 le è stato conferito l’incarico di collaboratore esterno per l’insegnamento e le attività formative, nell’ambito del Master in Mediazione Sociale e Penale, dell’Università degli Studi di Roma, La Sapienza. Collabora inoltre alle attività di sostegno in campo sociale e pedagogico presso l’A.SPP.e.C.. (Associazione Sociopsicopedagogica e Criminologica) che persegue l’obiettivo di sostenere le persone in situazioni di disagio e di sperimentare e promuovere attività di ricerca diversificate per contrastare fragilità sociali di varia natura.

Alessandro Meluzzi è laureato in Medicina e Chirurgia e specializzato in Psichiatria. Psichiatra, psicologo clinico e psicoterapeuta, direttore scientifico della Scuola superiore di Umanizzazione della medicina, è autore di oltre duecento pubblicazioni scientifiche e di dieci monografie di psicologia, psicoterapia, psichiatria e antropologia filosofica. Spesso è ospite e opinionista in diversi programmi televisivi.

 

Giovanni Orsina analizza i problemi del Pd

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Nel suo commento Giovanni Orsina analizza i problemi del Pd nel quadro della “crisi d’identità che colpisce la sinistra in pressoché tutte le democrazie occidentali”.

La crisi della sinistra nel mondo che si trasforma

C’è sicuramente molto di contingente e, per così dire, «politicante» nel conflitto che sta dilaniando in questi giorni il Partito democratico. Quel conflitto tuttavia, se proviamo a sollevare un po’ lo sguardo dal pollaio domestico, possiamo interpretarlo pure come la conseguenza d’una crisi d’identità che colpisce la sinistra in pressoché tutte le democrazie occidentali.

Chi proclama la morte della categorie politiche di destra e sinistra, dichiarandole superate dal conflitto fra «globalizzatori» e «sovranisti», sbaglia. Destra e sinistra contano ancora. La frattura fra globalizzatori e sovranisti però pesa: s’intreccia con la divisione fra destra e sinistra, spacca sia questa sia quella, e costringe le forze politiche tradizionali a un travaglio di ridefinizione e riallineamento.

In breve: stiamo attraversando una tempesta storico-politica di prima grandezza. Anche se, naturalmente, non possiamo sapere quanto durerà, ed è ancora possibile (benché improbabile) che il calmarsi delle acque ci porti in un mare poi non troppo dissimile da quello cui siamo abituati. Parte di questa tempesta ha a che vedere con l’assalto al patrimonio di valori progressisti che viene in genere definito «politicamente corretto»: diritti individuali, cosmopolitismo, multiculturalismo. L’espressione «politicamente corretto», naturalmente, è polemica. Però mostra pure fino a che punto quei valori abbiano saputo egemonizzare lo spazio pubblico: se le sinistre ne hanno fatto una ragione di vita, anche le destre tradizionali sono state in buona sostanza costrette ad accettarli.

La sfida al politicamente corretto, e quindi la crisi della sinistra occidentale, ha a che fare con due ordini di fenomeni. Innanzitutto la rottura del rapporto fra valori e base sociale che caratterizzava la vecchia sinistra novecentesca: ammesso pure che abbia un universo sociale di riferimento, il politicamente corretto lo trova ai piani alti della società ben più che a quelli bassi. La storia non è nuova, sono almeno tre decenni che vediamo crescere lo iato fra sinistra e «popolo». Negli ultimi tempi però, con la crisi economica, la separazione s’è fatta clamorosa.

Il secondo fenomeno è la fragilità intrinseca del politicamente corretto. Multiculturale e cosmopolita, il pensiero progressista valorizza tutte le identità tranne la propria, quella occidentale. Ma è proprio dall’identità occidentale che scaturiscono, e ad essa sono ancorati, il cosmopolitismo e il multiculturalismo. Il politicamente corretto indebolisce così le proprie stesse radici, rivelando una certa somiglianza col cavaliere inesistente di Italo Calvino: deve la propria sostanza a un atto di volontà politica, ed è destinato a dissolversi se quella volontà viene a mancare. Ora, è proprio quella volontà che la depressione economica e il divorzio fra valori e popolo stanno facendo vacillare.

Gli effetti della crisi del politicamente corretto sono visibili su più livelli. La degenerazione del dibattito pubblico che è di moda definire «post-verità», ad esempio, è una conseguenza anche del dissolversi del quadro di valori che quel dibattito, bene o male, aveva fino ad ora rispettato. È evidente, a ogni modo, che le sinistre quella crisi non hanno ancora capito come affrontarla. Per un verso continuano a gridare con un tono sempre più isterico che il cavaliere inesistente esiste, nella speranza che, a forza di gridare, si rimetta in piedi. Basti pensare ad esempio a come viene affrontato Trump. Ma, per tornare a casa nostra, questa sembrerebbe pure la via di Renzi, apparentemente convinto che sia possibile far accadere le cose dichiarandole, e che la tempesta storica dentro cui ci troviamo possa passare in fretta e lasciare tracce lievi.

Per un altro verso – che è quello della minoranza Pd – le sinistre sognano invece di ricreare l’accoppiata novecentesca fra valori e popolo. È il programma di Martin Schulz, il leader dell’Spd che sta scalando i sondaggi in Germania proprio grazie a una proposta socialdemocratica di stampo tradizionale. Il problema, però, è che un programma novecentesco richiede risorse novecentesche. La Germania le ha. Ma l’Italia no.

vivicentro.it/editoriale
vivicentro/Giovanni Orsina analizza i problemi del Pd
lastampa/La crisi della sinistra nel mondo che si trasforma GIOVANNI ORSINA

Matteo Orfini, intervistato, detta l’agenda a Gentiloni

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In un’intervista con Francesca Schianchi, Matteo Orfini detta l’agenda a Gentiloni: “Basta privatizzazioni, subito la commissione d’inchiesta sulle banche e una legge per correggere voucher e ius soli”. Nel suo commento Giovanni Orsina analizza i problemi del Pd nel quadro della “crisi d’identità che colpisce la sinistra in pressoché tutte le democrazie occidentali”.

Orfini avvisa il governo: “Fiducia sullo ius soli e basta privatizzazioni”

Il “reggente” Pd: rimettere mano alle leggi sul lavoro

ROMA – «Ora ci sono priorità che il governo deve portare avanti». Avviato l’iter congressuale con la Direzione di ieri, incassata con sollievo la decisione di Emiliano di restare nel Pd, Matteo Orfini, presidente del partito e da domenica, con le dimissioni di Renzi, anche reggente, guarda avanti e fissa un’agenda di governo per i prossimi mesi: stop alle privatizzazioni, legge per «correggere» i voucher e ius soli, da approvare anche con la fiducia. E poi, l’istituzione di una commissione d’inchiesta sulle banche.

Presidente Orfini, andiamo con ordine: soddisfatto della scelta di Emiliano?  

«Certo, credo che abbiamo fatto un lavoro positivo. E spero non sia finita qui: mi auguro ancora di riportare sui propri passi anche Rossi e Speranza».

Pensa sia ancora possibile?  

«Siamo in uno stato abbastanza avanzato, ma finché non c’è stato un annuncio ufficiale è mio dovere tentare: considero la non partecipazione al congresso come qualcosa di diverso da un abbandono».

Non sarebbe stato meglio se al lavoro per scongiurare l’uscita di Rossi e Speranza ci fosse stato anche Renzi ieri, volato invece in America?  

«No, Renzi ha fatto un gesto rispettoso. Il segretario si è dimesso e ricandidato: non può essere lui a fare la mediazione. Lasciarlo fare alla Direzione e agli organismi del partito è il modo migliore per garantire che nulla venga strumentalizzato: chi ha paura del partito di Renzi non può evocarlo quando lui si dimette».

Se la scissione dei bersaniani sarà confermata, il governo sarà più debole?

«Registro un fatto oggettivo: si pensa di uscire dal Pd per fare un’altra cosa con pezzi di sinistra che oggi sono all’opposizione del governo. Chi attende fuori dal Pd chiederà, come ha già fatto Nicola Fratoianni neo segretario di Si, che il discrimine sia il governo Gentiloni. Mi pare ovvio che una scissione rischierebbe di produrre un sostegno al governo più fragile».

Lei pensa ancora al voto a giugno?

«La mia posizione la espressi pubblicamente a suo tempo. Oggi è stata fatta una scelta diversa e non posso che tenerne conto».

Ma cosa vi costava garantire il sostegno a Gentiloni fino al 2018?  

«Lo stiamo sostenendo quotidianamente. Abbiamo detto più volte che il nostro obiettivo è fare quello che serve al Paese, poi la data delle elezioni è nelle mani del presidente della Repubblica e del Parlamento. Ma mentre parte il congresso, non possiamo immaginare che il Pd si occupi unicamente di partito lasciando solo il governo».

Cosa intende dire?  

«Il Pd si deve spendere in prima persona su alcune cose che dobbiamo fare».

Quali?

«Prima di tutto, dobbiamo fare una discussione seria sull’economia. Purtroppo siamo tutti più vecchi e gli anni ’90 sono finiti: riproporre oggi come soluzione a un debito pubblico di oltre 2000 miliardi le privatizzazioni è sbagliato. Abbiamo piuttosto bisogno di rilanciare la funzione delle grandi imprese pubbliche e di capire come usare meglio in questo senso anche Cassa depositi e prestiti. Su questo dobbiamo discutere prima di procedere».

Secondo impegno?  

«È una preoccupazione giusta quella del ministro Poletti di rimettere mano alle norme oggetto dei referendum della Cgil. Così come, visto che rivendichiamo di aver restituito un Paese con più diritti, dobbiamo fare un passo avanti in quel campo».

A cosa pensa?  

«Lo ius soli è incomprensibilmente bloccato al Senato: un governo forte e autorevole come il nostro, di fronte a italiani lasciati senza diritti, può pensare ad aiutare l’approvazione con la fiducia».

Finite le priorità?  

«Poi ci sono le cose che spettano al Parlamento: dobbiamo mantenere l’impegno a insediare una commissione d’inchiesta sulle banche».

Insomma Orfini, parla veramente come un segretario…  

«Ho perfettamente chiari i limiti del mio ruolo, so che siamo in una fase di transizione, ma credo che il partito non possa restare senza un punto di vista. Dobbiamo passare dalla convegnistica ai fatti e dalle mozioni alle leggi».

Dica la verità, sono i paletti che mette al governo per avere garantito il sostegno del Pd?  

«Sono provvedimenti che renderanno ancora più forte il nostro governo».

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vivicentro/Matteo Orfini, intervistato, detta l’agenda a Gentiloni
lastampa/Orfini avvisa il governo: “Fiducia sullo ius soli e basta privatizzazioni” FRANCESCA SCHIANCHI

Castellammare di Stabia piange la scomparsa del professore D’Angelo

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La città di Castellammare piange per la perdita del Cavaliere del Sacro Militare Ordine Costantiniano Giuseppe D’Angelo, per tutti Pippo, autore di decine di libri sulla storia di Castellammare di Stabia, Soprintendente onorario dell’Archivio storico stabiese

Castellammare di Stabia. Il Professore Pippo D’Angelo è stato assessore esterno alla Trasparenza e al Bilancio del Comune di Castellammare di Stabia dal 29 gennaio del 1993 al febbraio del 1994. Iscritto all’Albo degli Avvocati del Tribunale di Torre Annunziata, con Decreto del Ministro della Giustizia del 12 luglio 2001, ha perseguito è applicato le leggi e la giustizia, nominato Giudice di Pace. Tuttavia va ricordato che il suo maggior contributo è quello che ha dato alla tutela del patrimonio storico e culturale locale. Ha infatti il merito di aver costituito e poi avviato il riordino dell’Archivio Storico «Catello Salvati» del Comune di Castellammare di Stabia di cui è stato Soprintendente Archivistico Onorario dal 1979.

Malato da tempo è andato via in silenzio, tra i suoi libri e circondato dall’affetto dei familiari. Le esequie si svolgeranno nella Concattedrale di Castellammare-Sorrento, domani, alle ore 15,30, con la partecipazione di rappresentanti delle istituzioni, della cultura e del SOM Costantiniano di San Giorgio. Alla moglie Michela e alle sue due amate figlie e ai tre nipotini Emanuela, Alessandro e Bruno, vanno le più sentite e commosse condoglianze della redazione tutta del quotidiano ROMA-Giornale di Napoli, per la perdita del Cavaliere del Sacro Ordine Militare Costantiniano di San Giorgio, professor Pippo D’Angelo.

L’amministrazione Pannullo così lo commemora in un suo comunicato:

La scomparsa del professore Pippo D’Angelo lascia un vuoto incolmabile. Persona conosciuta e stimata si è sempre identificata nella storia stessa della nostra città. Lo sconfinato amore che lui nutriva per Castellammare di Stabia è stata la costante della sua vita che l’ha contrassegnata sia con la sua professione che come studioso: non a caso era stato nominato soprintendente onorario dell’archivio storico della città.

Castellammare di Stabia perde un punto di riferimento culturale, a cui questa Amministrazione si era rivolta. “Soltanto un mese fa insieme al Vicesindaco Andrea Di Martino avevamo fatto visita al professore parlando dell’apertura del museo civico che era uno dei suoi sogni ed un obiettivo per la città. Al professore Pippo D’Angelo dedicheremo una sezione del nascente museo civico a testimonianza concreta del suo impegno per la cultura, per la tutela della tradizione e per le generazioni future” – afferma il sindaco Antonio Pannullo.

Ai familiari vanno anche le condoglianze di tutta la redazione stabiese di vivicentro.it

Emiliano sfida Renzi e ora il PD detta le sue condizioni al governo (VIDEO)

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Dopo giorni di incertezza, Michele Emiliano scioglie le riserve, rimane nel Pd e sfida Renzi per il congresso. Adesso resta da capire quale sarà il futuro del governo. In un’intervista con Francesca Schianchi, Matteo Orfini detta l’agenda a Gentiloni: “Basta privatizzazioni, subito la commissione d’inchiesta sulle banche e una legge per correggere voucher e ius soli”. Nel suo commento Giovanni Orsina analizza i problemi del Pd nel quadro della “crisi d’identità che colpisce la sinistra in pressoché tutte le democrazie occidentali”.

Emiliano resta e sfida Renzi. Bersani: io non parteciperò

L’ex ministro: «Non rinnovo la tessera». Con lui fuori 35 parlamentari. D’Alema attacca in tv: l’ex segretario prenda atto del suo fallimento

ROMA – È la Direzione delle sorprese. Ma non dovevano andare via in tre, Speranza Rossi ed Emiliano? E invece eccoti il Governatore della Puglia che ci ripensa, si presenta al Nazareno, interviene, sferza Renzi e alla fine annuncia: «Mi candido alle primarie».
 Finalmente un punto fermo. Già al mattino, Renzi, che è volato negli Stati Uniti per distaccarsi plasticamente dalle convulsioni di questi giorni, parla degli altri al passato: «È bene essere chiari: non possiamo bloccare ancora la discussione del partito e soprattutto del Paese. È tempo di rimettersi in cammino». Con una stoccata micidiale: «Se è vero che la parola scissione è una delle più brutte del vocabolario politico, ancora più brutta è la parola ricatto».

Dopo il colpo di scena di Emiliano, arriva a stretto giro anche la gelida reazione degli scissionisti. «Prendiamo atto – dice Roberto Speranza – della scelta assunta da Emiliano di candidarsi nel PdR, il Partito di Renzi».

Loro invece non si fermano. Ed è giunto il momento in cui i big ci mettano la faccia. Massimo D’Alema va in tv da Bianca Berlinguer e scandisce: «A un certo punto diventa necessario che torni a farsi sentire la voce di una forza di sinistra». Anche Pier Luigi Bersani va in televisione: «È certamente un passaggio non semplice, ma anche quando hai dei dubbi, quando non sai cosa fare, fai quel che devi». Ed è una citazione nobile, tratta da Enrico Berlinguer, che parla al popolo di sinistra.

Il messaggio dunque è questo: non siamo noi ad avere fatto lo strappo, semmai è stato Renzi. Dice D’Alema: «Appartiene a un centrosinistra che in un Paese dove ci sono 5 milioni di poveri, si tolgano le tasse ai ricchi?». E Bersani, annunciando che non rinnoverà la tessera: «Io sono rimasto sinistra di governo. È lui che si è molto spostato…».

Solito D’Alema. Si toglie qualche sassolino dalla scarpa. «Quando dissi che la legge elettorale era incostituzionale, mi dissero che ero un rompiscatole e un gufo». «Renzi ha cercato di rottamare non tanto le persone, quanto i valori della sinistra, questo era il suo vero obiettivo. E a un certo punto bisognava reagire». «Non dirigerò questo partito che non dovrà essere di Bersani o di D’Alema. Immagino che verrà scelto un segretario con le primarie». E quando gli si cita Emiliano, la smorfia parla più di ogni parola.

La giravolta del governatore della Puglia, che ieri mattina si è persino negato al telefono, brucia moltissimo agli ex compagni di strada. «Per me – scandisce Enrico Rossi – non sarebbe un comportamento normale, ma ognuno ha i suoi modi di comportarsi…».

A sera, è abbastanza chiaro il perimetro della scissione: con Bersani se ne andrebbero 15 senatori e 20 deputati. Con una dozzina di transfughi da Sel, giovedì nasceranno i nuovi gruppi parlamentari e a marzo si terrà il primo evento politico del nuovo movimento, di cui non c’è un nome ma potrebbe essere «Uguaglianza e libertà». Bersani intanto annuncia le prime battaglie. Il nuovo gruppo garantirà sostegno al governo ma si farà sentire sui decreti attuativi della scuola.

E se Andrea Orlando ancora non scioglie formalmente la riserva, ma costruisce un pezzo alla volta la sua candidatura (ieri con il lancio del blog «Lo Stato presente» ha chiuso anche lui la fase degli appelli: «Gli addii addolorano, poi bisogna andare avanti e parlare al Paese»), Emiliano per un giorno si prende imperiosamente la scena: «Renzi – dice – si è inventato un congresso con rito abbreviato. Ci hanno impedito di svolgere bene la conferenza programmatica. Non vuole concedere agli avversari le feste dell’Unità come luogo di dibattito… Di fronte a tanta avarizia, c’è stata tanta voglia di andare via come le migliaia di iscritti che se ne sono andati. Ma noi siamo qui».

Eccellenza-Real Forio: squalifica Castagna,la società annuncia il ricorso contro le 4 giornate

Il Real Forio, in merito al provvedimento del Giudice Sportivo che ha portato alla squalifica dell’attaccante Luigi Castagna per ben quattro giornate, comunica di aver presentato ricorso. Consapevole di trovarsi davanti ad un ricorso dall’esito per nulla scontato a causa della recidiva, la società punta ad avere un riduzione a due giornate come previsto dall’art.19 cgs comma 4 lettera a, o quantomeno a tre giornate. Pur condannando il gesto di Castagna  – che si è visto applicare già la sanzione prevista dal regolamento interno – si ritiene eccessivo il provvedimento da lui subìto in tale occasione.

Omicidio Varani. Trent’anni di reclusione per Manuel Foffo e rinvio a giudizio per Marco Prato.

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Per conoscere il destino dell’altro imputato nell’omicidio Varani, Marco Prato, bisognerà aspettare. Il suo legale ha infatti scelto il rito ordinario

Omicidio Varani, trent’anni per Foffo ma cadono premeditazione e futili motivi

ROMA – Trent’anni di reclusione per Manuel Foffo (pena massima prevista per l’abbreviato) e rinvio a giudizio per Marco Prato. E’ arrivata, a distanza di quasi un anno, la sentenza del gup Nicola Di Grazia nei confronti di uno dei due assassini del giovane di 23 anni Luca Varani brutalmente ucciso il 4 marzo scorso al termine di un festino a base di sesso, alcol e cocaina. Per conoscere il destino dell’altro imputato, Marco Prato, bisognerà aspettare. Il suo legale ha infatti scelto il rito ordinario.

Foffo e Prato sono in carcere, difesi rispettivamente dagli avvocati Michele Andreano e Pasquale Bartolo, accusati di omicidio cadono le aggravanti della premeditazione e dei futili motivi. I due assassini, 30 anni entrambi, hanno invitato Luca nel lussuoso appartamento di Manuel Foffo nel quartiere Collatino e dopo averlo spogliato, con l’obbiettivo di avere un rapporto sessuale, lo hanno costretto a bere l’Alcover, un farmaco che a quelle dosi avrebbe stordito anche un cavallo.

Subito dopo è iniziato il lunghissimo martirio del giovane Luca. Foffo e Prato hanno prima provato a soffocare Varani con una corda di nylon e immediatamente dopo lo hanno colpito per ben 107 volte tra pugnalate e martellate. Le prime servivano per infierire dolore alla vittima, le seconde per uccidere.

Le immagini del corpo di Luca fanno rabbrividire. Il cranio scalfito dai colpi, la bocca lacerata e il corpo bucato dalle pugnalate. Le indagini sono state condotte dai Carabinieri del Comando provinciale di Roma e coordinate dal pm Francesco Scavo.

vivicentro.it/cronaca
vivicentro/Omicidio Varani. Trent’anni di reclusione per Manuel Foffo e rinvio a giudizio per Marco Prato.
lastampa/Omicidio Varani, trent’anni per Foffo ma cadono premeditazione e futili motivi EDOARDO IZZO

Pd, Michele Emiliano resta e sfiderà Renzi al congresso. Nel pomeriggio la Direzione

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Rossi e Speranza disertano e Renzi vola negli USA. Cuperlo: Matteo fa un altro grave errore a non andare

Michele Emiliano ha deciso: resta nel Pd, il governatore pugliese parteciperà oggi alla direzione sulle regole al Nazareno e sfiderà Matteo Renzi al congresso. La scelta è arrivata a metà di una giornata trascorsa tra una lunga riunione al Mise sull’Ilva e “continui” contatti con Rossi e Speranza. Ogni ragionamento “condiviso”, spiegano i suoi: con “la volontà” di andare avanti insieme.

La probabile scissione  

La Direzione nazionale del Partito Democratico si riunirà alle 15 a Roma, nella sede nazionale di via S. Andrea delle Fratte. Potrebbe rappresentare il momento della formale scissione: all’ordine del giorno c’è infatti l’elezione della commissione nazionale per il Congresso. Se, come sembra, un pezzo della minoranza non si presenterà, sarà di fatto scissione.

Renzi negli Usa  

Gianni Cuperlo, che non fa parte degli scissionisti, lo aveva anticipato: «Sarebbe un altro errore» da parte di Renzi non partecipare alla direzione oggi, «dopo quello di domenica quando il segretario non ha sentito il dovere di alzarsi e replicare». L’ex premier infatti è partito alla volta degli Usa: «Mentre gli organismi statutari decidono le regole del Congresso, io sono in partenza per qualche giorno per gli Stati Uniti. Vi racconterò sul blog.matteorenzi.it il mio diario di bordo dalla California dove incontreremo alcune realtà molto interessanti. Priorità: imparare da chi è più bravo come creare occupazione, lavoro, crescita nel mondo che cambia, nel mondo del digitale, nel mondo dell’innovazione» ha annunciato sull’e-news. «Se qualcuno vuole lasciare la nostra comunità, questa scelta ci addolora, ma la nostra parola d’ordine rimane quella: venite, non andatevene. Tuttavia è bene essere chiari: non possiamo bloccare ancora la discussione del partito e soprattutto del Paese. È tempo di rimettersi in cammino».

Speranza e Rossi non partecipano

Roberto Speranza, e con lui la componente bersaniana dei dem, e il governatore della Toscana Enrico Rossi non parteciperanno alla riunione della direzione, rinunciando – di fatto – ad avere un uomo di fiducia all’interno della commissione di garanzia per il congresso, organismo che mira a tutelare le ragioni di tutti i candidati alla segreteria. “In questo momento, da parte mia, non ci sono le condizioni per stare nel congresso”, confessa Speranza, mentre Rossi ammette si sentirsi già “fuori dal Pd”.

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lastampa/Emiliano resta nel Pd e sfiderà Renzi, che vola negli Usa. Nel pomeriggio la Direzione

ESCLUSIVA – Danilo Rufini: “La Juve Stabia ha pagato un calo fisiologico. Cutolo e Paponi saranno decisivi”

Danilo Rufini è intervenuto al Pungiglione Stabiese.

Nel corso della puntata de “Il Pungiglione Stabiese”, programma radiofonico a cura della nostra redazione, abbiamo avuto come nostro ospite telefonico l’ex calciatore della Juve Stabia Danilo Rufini, per discutere con lui di questo momento del campionato di Lega Pro. Ecco alcuni frammenti della lunga intervista concessaci:

Danilo abbiamo avuto il piacere di incontrare, a Vibo Valemtia, Renato Mancini un bel ricordo anche per lui:

Fa sempre piacere sentir parlare di Renato. I ricordi miei sono anche i suoi perché abbiamo vinto tanto, anche in altri posti, però come ho sempre detto con lui, penso che i due anni vissuti a Castellammare sono stati indimenticabili per entrambi.

Vogliamo svelarti una “chicca”, Renato è stato con noi a fine primo tempo, e vedendo la Juve Stabia in campo ha espressamente detto che avrebbe poi vinto con un gol di scarto. È stato profetico?

Diciamo che ha avuto fortuna, sabato lo chiamo per farmi dare il risultato della mia squadra (ride n.d.a.), ovviamente accetto solo un suo risultato positivo.

Danilo guardando un po’ il campionato di Lega Pro, vediamo che le pugliesi comandano la classifica. Secondo te davvero il duo Lecce/Foggia se la contenderanno fino alla fine, oppure reputi favorito il Lecce che in questo momento ha 7 punti di vantaggio sulla Juve Stabia e altri punti di vantaggio su Matera e lo stesso Foggia, o pensi che magari possa perdersi nei momenti topici di questo campionato come fatto anche in passato?

Penso che il campionato sia ancora apertissimo, l’ho detto in una mia precedente intervista che in questo campionato sembra che si faccia a gara a chi non lo vuole vincere. Vedi la Juve Stabia che ha avuto le sue chance e non le ha sapute sfruttare, idem il Lecce o lo stesso Foggia che è andata a perdere a Taranto nel momento in cui poteva allungare. Insomma un susseguirsi di risultati che stanno rendendo incerto questo campionato, del resto ogni anno il campionato di Lega Pro e avvincente e fino alla fine non si può fare un pronostico preciso. Quindi penso che 7 punti non sono tanti, non sono tanti proprio perché in un campionato strano ci si può aspettare di tutto. Sono convinto che ci sarà ancora da lottare, da sudare e quindi le inseguitrici avranno modo, mi auguro in questo caso la Juve Stabia, di poter recuperare terreno su tutte e poter ambire ancora ad insediare il primo posto. Per me non è un campionato chiuso.

Per quanto riguarda questo momento particolare in casa Juve Stabia, noi addetti ai lavori non siamo riusciti a darci delle spiegazioni sulle cause che possano determinare questi problemi. Le vespe a gennaio sebbene abbiano acquistato calciatori importanti riuscendo a puntellare anche un ruolo, quello del terzino sinistro che in precedenza aveva creato problemi, sono stranamente spente.

Secondo te è più un problema di amalgama, oppure perché si è pensato ad un cosiddetto “richiamo di preparazione” che ora sta creando pesantezza nelle gambe  per poi risultare più brillanti verso la fine della stagione?

La situazione è apparsa paradossale in quanto la società ha puntato a rinforzare la squadra e poi invece ha ottenuto un risultato opposto. La squadra andava bene e poi ha iniziato a collezionare risultati negativi. Non ho avuto modo di vedere la Juve Stabia all’opera e quindi non posso dare un giudizio in termini di prestazioni, spesso però capita che non si ottengono i risultati, anche se poi c’è stata la prestazione che di conseguenza ti fa bene sperare per il futuro. Non mi posso esprimere in quanto non ho seguito le prestazioni della Juve Stabia e ho visto invece solo i risultati. L’amalgama? Dipende perché in questo caso la società non ha cambiato 5/6 calciatori di base, ma semplicemente ha inserito un paio di elementi in una formazione già forte. Per quanto riguarda l’inserimento di Cutolo, non credo che ci sia bisogno di amalgama in quanto le caratteristiche del calciatore sono adatte a giocare nell’uno contro uno per creare quella superiorità numerica e una sorpresa negli avversari. Secondo me dipende più da un calo mentale o fisiologico, che in effetti ci può stare dopo aver disputato tante ottime prestazioni. La vittoria di Vibo secondo me è di buon auspicio anche perché da come ho potuto leggere è avvenuta in sofferenza, e ciò dimostra che la squadra è viva, ha carattere, e soprattutto ha voglia di riprendersi. Sono convinto che con il pieno inserimento dei nuovi acquisti, ritornerà ad ottenere una lunga serie di risultati positivi.

Parlando di moduli, tu che attualmente alleni il Milazzo capolista in serie D, secondo te sono solo numeri, oppure un allenatore che si vincola ad un modulo lo fa perché la squadra si deve abituare a giocare in un determinato modo esponendosi però allo studio degli avversari.

In sostanza avere un solo modulo secondo te è un pregio o un difetto?

Ognuno ha la sua mentalità, il suo modo di allenare. Personalmente parto da un modulo base attuando delle varianti. Paragono il gioco del calcio al gioco del poker o del tresette, non posso giocare solo con le mie carte. Quindi devo rispettare anche le partite di volta in volta guardando le caratteristiche e moduli degli avversari che vado da affrontare, non vuol dire andare ad adattarsi agli avversari, studiare i loro punti di forza per poi andare a colpire nei punti deboli dell’avversario. A volte l’applicazione di determinati moduli non sono idonei se non hai le caratteristiche per andare ad affrontare quella squadra con quel tipo di modulo. Molto sta anche nella mentalità, alla fine i moduli sono solo dei numeri che esprimano il tipo di gioco che vuoi imporre, e il 4-3-3 della Juve Stabia è un tipo di modulo votato all’attacco, anche se nel secondo tempo di Vibo il tecnico ha utilizzato il 3-5-2 proprio per dare maggiore dinamismo sulle fasce e maggior copertura a centrocampo.

Un tuo pensiero in merito alla campagna acquisti di gennaio, in particolare in merito all’approdo del duo Cutolo/Paponi:

Sono calciatori di un certo rilievo, se la società ha deciso di acquistare calciatori di un certo rilievo e perché sicuramente avrà voluto dare un segno di volerci credere alla città, alla stessa squadra e alle altre concorrenti. Segnale di poter competere fino alla fine per la vittoria del campionato. Si tratta di gente motivata che sicuramente ti dà qualcosa in più soprattutto quando poi il campionato si appresta a vivere le ultime partite, in questo caso sono necessari calciatori abituati a vincere. Questi sono calciatori che fanno la differenza soprattutto nelle partite importanti, semmai in altre partite poco si notano. Come si dice: “quando il gioco si fa duro i duri iniziano a combattere”. Sono sicuro che proprio nelle partite più importanti loro risulteranno decisivi. Il curriculum dei calciatori dice questo, l’hanno sempre dimostrato e non vedo perché non possano ripetersi anche a Castellammare, in una piazza così calda che ti trascina e ti motiva a dare il massimo. Sicuramente sono convinto che daranno il loro contributo affinché la Juve Stabia possa raggiungere obiettivi importanti. Ovviamente tutto questo va unito al grande lavoro che sta facendo il mister e che sta facendo già la squadra prima del loro arrivo.

Reputi che gli scontri diretti saranno decisivi per il primo posto, oppure bisogna anche aspettarsi i così detti risultati a sorpresa, ad esempio il Foggia che andato a perdere a Taranto o lo stesso Matera che ha perso in casa contro la Virtus Francavilla?

Il Matera ha perso perché la Virtus Francavilla è una buona squadra, allenata da un tecnico competente. In diverse circostanze ho affrontato mister Calabro nell’ Eccellenza pugliese, lui è uno che fa giocare bene le sue squadre, e già a Gallipoli aveva dato il meglio di sé. Con questo voglio dire che il Francavilla non è di certo una squadretta, ed infatti il Matera ha perso meritatamente. A volte i nomi non fanno sicuramente il risultato, in realtà è la qualità di gioco che ti fa vincere le partite. Gli scontri diretti sono importanti anche se è determinante soprattutto la continuità di vittorie proprio perché negli scontri diretti in media in una classifica avulsa non sempre si riescono a vincere tutte le partite, si vanno ad equilibrare i risultati, e ed è importante constatare in che momento della stagione si raggiungono determinati risultati, che nella peggiore delle ipotesi ti possono mentalmente demoralizzare. Il segreto è avere una continuità di risultati, e di farsi trovare sempre pronti ad un eventuale passo falso degli avversari, come del resto è capitato alle altre squadre che hanno preceduto la stessa Juve Stabia, perchè in questo caso si può approfittare per poter risucchiare quei 4/6 punti in classifica che ti possono riportare in gioco.

In chiusura un tuo commento sul pubblico di Castellammare, tu che da calciatore hai potuto ammirare il calore dei tifosi ti hanno sempre amato e apprezzato, in particolare per le tue rovesciate. A Vibo a fine partita la squadra, che ha sofferto ma che è riuscita comunque a vincere per 1-0 portando a casa punti fondamentali, è stata allontanata dal pubblico di fede gialloblè. Secondo te è una decisione che accetti e condividi oppure in questo caso sono stati troppo severi?

Posso solo difendere la gente di Castellammare, dispiace ma in questo caso non posso essere ruffiano, il troppo amore a volte ti porta a fare anche dei gesti estremi in maniera tale da far capire alla squadra che non basta questa vittoria per dimenticare le ultime prestazioni. Sono sicuro che se sabato la squadra ritornerà a vincere anche in casa, avrà nuovamente gli applausi che non ha avuto domenica scorsa perché la gente ama la squadra. Un po’ come una fidanzata tradita che in quel momento ti volta le spalle. Ma nel momento in cui la squadra dimostrerà che lotta ancora per l’obiettivo, il pubblico capirà, in quanto sa apprezzare, ne sono convinto perché l’ho vissuto sulla mia pelle e così sarà sicuramente. Già il fatto che sono andati a Vibo hanno dimostrato interesse verso la squadra, evidentemente non volevano il “contentino” ma qualcosa in più perché la Juve Stabia ha nelle sue capacità di poterlo fare, adesso è una squadra competitiva con un bravissimo allenatore, le componenti ci sono tutte. Adesso non servono alibi, non vedo perché non si possono raggiungere determinati obiettivi, adesso bisogna solo lottare, sacrificarsi e metterci qualcosa in più che forse in queste 5 partite è un po’ mancato.

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Omicidio di Sarah Scazzi: ergastolo per Sabrina Misseri e sua madre Cosima Serrano.

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Lo ha stabilito la prima sezione penale della Cassazione confermando la sentenza di primo e secondo grado per la morte di Sarah Scazzi ad Avetrana il 26 agosto 2010.

La I sezione penale della Cassazione ha anche confermato la condanna a quattro anni per Michele Misseri per la soppressione del cadavere di Sarah Scazzi, morta ad Avetrana il 26 agosto 2010. La Corte ha poi ritoccato al ribasso di un anno la pena per il fratello di Michele, Carmine Misseri, riducendola a quattro anni e 11 mesi.

Cosima e Sabrina “sono due sventurate, combatteremo fino alla fine perché è una battaglia per la giustizia: è un enorme errore giudiziario“. Lo ha detto Roberto Borgogno, difensore di Cosima Serrano, condannata all’ergastolo assieme alla figlia Sabrina dalla Cassazione. “Rimaniamo convinti – ha detto Borgogno – che c’è un colpevole, Michele Misseri, e due innocenti che stanno scontando la pena al suo posto”.

Sarah ha ricevuto giustizia“. Questa la reazione del fratello della giovane vittima, Claudio Scazzi, alla sentenza di ergastolo per la zia e la cugina che ha definito “equilibrata, giunta dopo un lavoro durato tanti anni, di persone fortemente motivate. Il paese deve ringraziare chi ha lavorato a questo caso. In Italia la giustizia c’é”. “Mamma é giù, é stata informata, condivide questo pensiero, anche lei si é sempre affidata alla Procura”, ha concluso.

Ieri il sostituto pg Fulvio Baldi poco prima aveva sostenuto la colpevolezza delle due imputate al di là di ogni ragionevole dubbio. “Sono convinto della ricostruzione colpevolista della sentenza d’appello”, basata su elementi certi; i giudici tarantini, ha detto il rappresentante dell’accusa, “hanno fatto a meno” delle dichiarazioni e dei ripensamenti del contadino di Avetrana. “Sabrina – è la ricostruzione del movente secondo il magistrato – era in uno stato di agitazione e nervosa frustrazione, accusava Sarah di aver contribuito alla fine della storia con Ivano Russo, di aver rivelato dettagli della sua condotta sessuale gettando discredito su di lei e sulla sua famiglia. La madre solidarizza, con un atteggiamento da ‘madre del Sud’. Ne nasce una discussione in cui Sarah risponde da 15enne, scappa via, ma riescono a raggiungerla per darle la lezione che merita, una lezione evidentemente assassina. Poi danno ordine a Michele Misseri di disfarsi del corpo”.

ansa/Sarah Scazzi: Cassazione conferma ergastolo per Cosima e Sabrina e 4 anni a Michele

 

Eccellenza-Real Albanova,l’attaccante Guarracino:”Abbiamo conquistato tre punti importanti su un campo difficile”

La Real Albanova espugna il “Don Luigi Di Iorio, vincendo di misura lo scontro diretto per la salvezza con il Barano. La squadra casertana di mister Enzo Potenza, batte la formazione bianconera grazie a un gol di Guarracino nella ripresa,  sugli sviluppi di un calcio piazzato, che approfitta di una disattenzione difensiva dei padroni di casa. L’attaccante ex Real Forio nel gol messo a segno proprio contro il Barano è andato in doppia cifra conquistando il suo decimo gol stagionale. “Sono contento per aver trovato questo gol, perchè è arrivato dopo dieci giorni in cui sono stato fermo per un problema all’adduttore-commenta Guarracino-fortunatamente il nostro fisioterapista Sergio,mi ha curato velocemente. Al di là dei dieci gol realizzati,sono contento perchè abbiamo conquistato tre punti importanti su un campo difficile,dove poche squadre hanno portato a casa la vittoria. Ci stiamo avvicinando al nostro obiettivo:la salvezza”.

Fabrizio ti conosciamo bene sull’isola,sei stato prima a Procida e poi a Forio,in quelle due squadre forse non hai trovato abbastanza spazio. Con il Real Albanova invece ti stai riscattando e mettendo in mostra le tue qualità di vero attaccante ? “Si l’anno scorso e stato un anno un pò transitorio. Con l’Albanova a Casal Di Principe ho trovato la mia serenità,è una piazza esigente e con l’arrivo del presidente Corvino abbiamo trovato la nostra serenità da dicembre e risultati fin ora raggiunti lo dimostrano”.

In chiusura un commento sulle prospettive per la salvezza della tua squadra e poi sulle due isolane:Barano e Forio. “Con il Barano ci tenevamo a vincere,anche perchè il presidente Corvino alla vigilia della gara con una riunione effettuata negli spogliatoi è stato chiaro;vuole vincere tutte le partite da qui alla fine del campionato,noi cercheremo di accontentarlo. Per quanto riguarda le ischitane hanno tutte le carte in regola per potersi salvare tranquillamente. Il Barano è stato solamente sfortunato,gli è mancato l’ultimo passaggio per trovare il gol”. 

A cura di Simone Vicidomini

La Juve Stabia riceve una visita speciale, questo è quello che è avvenuto

Bellissima giornata quella di ieri per la Juve Stabia che dopo la vittoria con la Vibonese si gode un pò di serenità, grazie anche ad una visita molto speciale. Di cosa si tratta? Questo è il comunicato ufficiale della Juve Stabia che spiega cosa è successo:

Ieri pomeriggio, abbiamo ricevuto una visita davvero speciale. Niccolò è un giovane tifoso della Juve Stabia, che lo scorso aprile ha subito un incidente, perdendo metà della gamba sinistra. Nonostante tutto, Niccolò ha mostrato grande coraggio, ed è tornato a giocare a calcio, raccontando la sua storia ai nostri ragazzi. Prima della sessione pomeridiana è stato ricevuto da Mister Gaetano Fontana, dal Direttore Generale Clemente Filippi,  dal capitano Paolo Capodaglio e da tutta la squadra. A Niccolò è stata consegnata la maglia del suo idolo Alessandro Mastalli,  autografata da tutta la squadra.

Credit Foto: www.ssjuvestabia.it

Giustizia lenta, prosciolto pedofilo. Giudice: chiedo scusa a popolo italiano

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Cade l’accusa per l’uomo che abusò della figlia della convivente. Nel 2007 la condanna, ma in Appello tutto si è arenato. In Aula a Torino l’imbarazzo della Corte: “Bimba violentata due volte”

TORINO – “Questo è un caso in cui bisogna chiedere scusa al popolo italiano”. Con queste parole, la giudice della Corte d’Appello Paola Dezani, ieri mattina, ha emesso la sentenza più difficile da pronunciare. Ha dovuto prosciogliere il violentatore di una bambina, condannato in primo grado a 12 anni di carcere dal tribunale di Alessandria, perché è trascorso troppo tempo dai fatti contestati: vent’anni. Tutto prescritto. La bambina di allora oggi ha 27 anni. All’epoca dei fatti ne aveva sette.

Dall’aula l’hanno chiamata per chiederle se volesse presentarsi al processo, iniziato nel 1997, in cui era parte offesa. Ma lei si è rifiutata: “Voglio solo dimenticare”. Il procedimento è rimasto per nove anni appeso nelle maglie di una giustizia troppo lenta. Lo ammette senza mezzi termini il presidente della corte d’Appello Arturo Soprano: “Si deve avere il coraggio di elogiarsi, ma anche quello di ammettere gli errori. Questa è un’ingiustizia per tutti, in cui la vittima è stata violentata due volte, la prima dal suo orco, la seconda dal sistema”.

In aula, a sostenere l’accusa della procura generale, è sceso l’avvocato generale Giorgio Vitari. “Ha espresso lui per primo il rammarico della procura generale per i lunghi tempi trascorsi – spiega il procuratore generale, Francesco Saluzzo – Questo procedimento è ora oggetto della valutazione mia e del presidente della Corte d’Appello. È durato troppo in primo grado, dal 1997 al 2007. Poi ha atteso per nove anni di essere fissato in secondo”.

La storia riguarda una bambina violentata ripetutamente dal convivente della madre. La piccola, trovata per strada in condizioni precarie, era stata portata in ospedale, dove le avevano riscontrato traumi da abusi e addirittura infezioni sessualmente trasmesse. La madre si allontanava da casa per andare a lavorare e l’affidava alle cure del compagno.

Il procedimento alla procura di Alessandria parte con l’accusa di maltrattamenti e violenza sessuale. In udienza preliminare viene però chiesta l’archiviazione per parte delle accuse e l’uomo riceve una prima condanna, ma solo per maltrattamenti. Contemporaneamente, il giudice dispone il rinvio degli atti in procura perché si proceda anche per violenza sessuale. Nel frattempo, però, sono già trascorsi anni. L’inchiesta torna in primo grado e, dopo un anno, viene emessa la condanna nei confronti dell’orco: 12 anni di carcere.

Da Alessandria gli atti rimbalzano a Torino per il secondo grado. Ma incredibilmente il procedimento resta fermo per nove anni in attesa di essere fissato. Finché, nel 2016, il presidente della corte d’Appello Arturo Soprano, allarmato per l’eccessiva lentezza di troppi procedimenti, decide di fare un cambiamento nell’assegnazione dei fascicoli. “Ho tolto dalla seconda sezione della corte d’Appello circa mille processi, tra cui questo, e li ho ridistribuiti su altre tre sezioni. Ognuna ha avuto circa 300 processi tutti del 2006, 2007 e del 2011. Rappresentavano il cronico arretrato che si era accumulato”, spiega. La prima sezione ha avuto tra le mani per un anno il caso iniziato nel 1997. E l’udienza si è svolta solo ieri. “Ormai, però, era intervenuta la prescrizione”.

Un altro errore si è aggiunto alla catena di intoppi giudiziari: per sbaglio è stata contestata all’imputato una recidiva che non esisteva, il che avrebbe accorciato ulteriormente la sopravvivenza della condanna. I giudici, ascoltate le scuse della procura generale, si sono chiusi a lungo in camera di consiglio. Forse nella speranza di trovare un’ancora di salvezza. Alla fine, però, ha vinto il tempo.

vivicentro.it/cronaca
vivicentro/Giustizia lenta, prosciolto pedofilo. Giudice: chiedo scusa a popolo italiano
lastampa/Processo dura 20 anni, lo stupro è prescritto. Il giudice: “Chiedo scusa alla vittima” di SARAH MARTINENGHI

Le donne Gelose ( Diana Marcopulopulos)

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Il Piccolo Teatro di Milano e Teatro D’Europa

Presentano:

Le donne gelose

di Carlo Goldoni

regia di Giorgio Sangati

scene Marco Rossi  costumi Gianluca Sbicca – luci Claudio De Pace

trucco e acconciature Aldo Signoretti

con :

Fausto Cabra, Leonardo De Colle, Federica Fabiani, Elisa Fedrizzi, Ruggero Franceschini, Sara Lazzaro, Sergio Leone, David Meden, Daniele Molino, Nicolò Parodi, Valentina Picello, Marta Richeldi, Sandra Toffolatti 

Ambientato in una zona circoscritta della città di Venezia , in un preciso periodo , gli ultimi giorni di carnevale . Goldoni coinvolge un’unica classe sociale quella piccola borghese della quale fanno parte mercanti, bottegai, una classe sociale sulla soglia dell’impoverimento. In una Venezia silenziosa,scura,anomala a volte irreale. In una città dove gli intrallazzi della vedova Lucrezia sgretolano e ricompongono le esistenze di due nuclei familiari, in un vortice di equivoci grottesco.

È la prima commedia che Goldoni scrive interamente in veneziano e gli attori recitano in veneziano , niente panico per gli spettatori in sala ci sono i sovratitolati. Sulle scene tenebrose di Marco Rossi si evidenziano i coloratissimi costumi d’epoca di Gianluca Sbicca . In un’atmosfera tenue indefinita si svolge questa eccellente commedia di Carlo Goldoni .

Durata dello spettacolo: 3.00 compreso intervallo

Dal 22 febbraio al 25 febbraio ore 20,30 domenica 26 ore 15,30 

Al Teatro Sociale di Brescia

Via Felice Cavallotti ,20 

Orlando annuncia l’intenzione di correre per la segreteria e fa felice Renzi

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Il ministro della Giustizia Andrea Orlando annuncia l’intenzione di correre per la segreteria e così Renzi, che oggi non sarà presente alla direzione del partito, ha la strada spianata verso le primarie che potrebbero tenersi entro aprile. Il fronte degli scissionisti del Pd è già incrinato e l’addio del governatore pugliese Michele Emiliano resta in bilico. Per Giovanni Sabbatucci “non è detto che le scissioni siano dannose, possono essere necessarie o risultare addirittura utili.

Renzi fa rotta su Orlando per coprirsi con la sinistra

Il leader benedice candidature ai gazebo che parlino al mondo ex Pci. Spunta un sondaggio che lo darebbe vincente al 73% contro Emiliano

ROMA – Aspettando Godot, cioè Michele Emiliano, la ruota gira, almeno così vorrebbe Matteo Renzi, stufo di una scissione ancora incompiuta, uno stillicidio cui si deve porre termine. «Ora basta, dobbiamo evitare di continuare a parlarci addosso, di portarci appresso litanie e polemiche, una volta definita la questione, bisogna tornare a parlare delle idee». Oggi il leader Pd non sarà in Direzione, convocata per costituire la commissione congresso. Adempimento che non taglia la testa al toro della scissione, perché in teoria si possono presentare candidature al congresso ancora per dieci giorni. Renzi tramite Matteo Orfini farà un ultimo tentativo per tenere dentro il governatore pugliese e i suoi deputati, come il presidente della Commissione Bilancio Francesco Boccia, che continuano a mandare segnali di fumo cercando validi appigli per restare. E se – come fa sapere il capogruppo Ettore Rosato – su un allungamento all’estate dei tempi congressuali la porta resta chiusa, l’appiglio offerto a Emiliano sarà la conferenza programmatica: su cui si batterà il tasto, dimostrando che sarà una cosa seria per consentire un confronto vero sui nodi aperti.

Primarie il 7 maggio  

Nel Pd tutta l’area ex Dc che fa capo a Dario Franceschini spinge per tenere dentro il governatore, tanto che nel dibattito sulle date delle primarie è proprio il ministro a tifare per il 7 maggio piuttosto che per il 9 aprile. Non solo perché votare più in là scongiura il rischio di un voto a giugno, «e se non si vota a giugno si va a febbraio 2018», prevede un dirigente del gruppo. Ma anche perché allungare i tempi congressuali va incontro alle richieste della minoranza, sia quella di Emiliano e compagni, sia quella di Andrea Orlando, corteggiato dal leader per una sua candidatura al congresso. Con il primo, Renzi non avrebbe paura di misurarsi e fa girare un sondaggio riservato che lo darebbe vincente al 73,5% contro l’11,7% del governatore, l’8,3% di Rossi e il 6,5% di Speranza. Il leader Pd è convinto che Emiliano non uscirà e che lascerà i compagni di avventura col cerino in mano. Dunque si prepara a combatterlo. Le bordate in assemblea dei renziani contro il governatore vengono anche interpretate nel Pd come segno della paura di un candidato insidioso, che potrebbe riservare sorprese nelle percentuali finali e nel numero di candidati che porterà a casa nelle future liste elettorali.

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Discesa in campo di ex Ds  

Ma in attesa di Emiliano, è su Orlando che sta puntando Renzi. Il ministro della Giustizia è considerato infatti la figura più autorevole per poter disputare un congresso che non sia una passerella per rilegittimarsi in vista delle politiche. Parlando di colui che scherzosamente nell’inner circle renziano chiamano «il nostro Bernie Sanders», alludendo al senatore americano che sfidò la Clinton alle primarie, Renzi argomenta così con i suoi la validità dell’operazione Orlando. «Con lui sarà un congresso vero, quella parte della sinistra è rappresentativa di un mondo nel Pd e lui ha un’autorevolezza per misurarsi anche su opzioni programmatiche diverse». Insomma, una benedizione in piena regola anche se ancora ufficiosa. Per una sfida nei gazebo, dove il leader vuole sia ben rappresentata l’anima della sinistra, magari anche con Cesare Damiano che non esclude di candidarsi se Orlando dovesse rinunciarvi. I renziani sono convinti che le primarie saranno alla fine molto partecipate, perché «se si candida Emiliano – e se non ci fosse lui anche con Orlando – molti dei militanti filo D’Alema e scissionisti vari filo-Bersani verranno lo stesso a votare alle primarie per condizionare il voto e indebolire Matteo». Ecco, un’altra perla della fiera dei veleni che anima il Pd.

Tre regioni in subbuglio

Per il momento – dicono però i luogotenenti di Renzi che hanno acceso le sonde sul campo – dai territori non giungono allarmi particolari. Tranne che in Puglia per l’effetto combinato di D’Alema-Emiliano, in Calabria, terra di Nico Stumpo e in Basilicata dove gli ex Ds sono molto radicati e dove ha il suo bacino elettorale Roberto Speranza.

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Sabbatucci: ” le scissioni possono essere necessarie o risultare addirittura utili ”

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Per Giovanni Sabbatucci “non è detto che le scissioni siano dannose, possono essere necessarie o risultare addirittura utili”. Intanto il fronte degli scissionisti del Pd è già incrinato e l’addio del governatore pugliese Michele Emiliano resta in bilico e il ministro della Giustizia Andrea Orlando annuncia l’intenzione di correre per la segreteria e così Renzi, che oggi non sarà presente alla direzione del partito, ha la strada spianata verso le primarie che potrebbero tenersi entro aprile.

Non sempre le scissioni sono nocive

Non è detto che tutte le scissioni siano dannose. Possono essere necessarie, o risultare addirittura utili. 

Lo sono se rispecchiano una divisione profonda sui principi fondanti di un partito, se chiariscono equivoci ideologici, se interrompono convivenze oggettivamente impossibili. Rischiano di avere effetti deleteri quando nascono da contrasti personali o da piccoli giochi di potere, quando irrigidiscono e assolutizzano divergenze che potrebbero essere composte con le risorse della politica, o anche quando, come capita spesso, la linea di frattura va a situarsi nel punto sbagliato. In questi casi la scissione non solo non risolve nulla, ma tende a reiterarsi nel tempo e a riprodursi come una metastasi nelle formazioni nate da quella rottura. L’infinita casistica delle scissioni nel movimento socialista italiano offre esempi nell’uno e nell’altro senso.

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La scissione di Livorno del gennaio 1921, tanto spesso citata come concausa della sconfitta del movimento operaio nel primo dopoguerra, era inevitabile in quanto riproduceva una frattura epocale e mondiale fra comunisti e socialisti che si era aperta con la rivoluzione d’ottobre. Dannose furono semmai le modalità della scissione: ad andarsene furono i «comunisti puri» fedeli alle direttive di Mosca, mentre la maggioranza massimalista e rivoluzionaria restò nel Psi e impedì alla minoranza riformista qualsiasi alleanza politica atta a bloccare l’avanzata del fascismo (il che conferma, per inciso, che le scissioni hanno qualche possibilità di successo solo se operano un taglio netto, dando vita a gruppi omogenei e ideologicamente compatti). Per la stessa ragione fu logico il divorzio dell’ottobre 1922, quando furono i riformisti a lasciare il partito ancora controllato dai massimalisti facendo proprio lo slogan di Matteotti: «I socialisti con i socialisti, i comunisti con i comunisti». Quella volta, però, fu sbagliata la tempistica, visto che, di lì a poche settimane, Mussolini avrebbe preso il potere. Del tutto comprensibile fu la scissione di Saragat a Palazzo Barberini (gennaio 1947): sullo sfondo c’erano niente di meno che la guerra fredda e la scelta fra blocco comunista e «mondo libero». Lo stesso discorso vale per le scissioni successive: che cosa poteva tenere uniti, nel 1964, gli autonomisti socialisti che andavano al governo con la Dc e gli scissionisti un po’ operaisti e un po’ filosovietici che diedero vita (breve) al Psiup? E che cosa avevano in comune, nel 1969, i due rami della famiglia socialista, Psi e Psdi, protagonisti di una effimera riunificazione mai realmente decollata? Infine, nel ’91, come si poteva chiedere ai rifondatori del comunismo di restare in un partito (il Pds-Ds) che nasceva proprio per allontanarsi faticosamente da quel solco?

E’ facile notare come tutte le esperienze scissionistiche richiamate fin qui si caratterizzassero per un alto tasso di impegno ideologico, accompagnato a un forte riferimento internazionale. E viene spontaneo chiedersi, per venire all’oggi, se motivazioni analoghe, o ugualmente pesanti, possano essere attribuite agli uomini che si apprestano a spaccare il maggiore partito italiano (ad oggi potenzialmente il più forte del campo socialista europeo), l’unico in grado, finora, di contendere il primato a sovranisti, populisti e neo-qualunquisti. La risposta non può essere che un no secco. Certo, dietro l’imminente rottura ci sono non solo incompatibilità e risentimenti personali, non solo questioni di potere, di organigrammi e di seggi, ma anche contrasti di idee, di programmi e più ancora di stile: nulla però che ecceda la normale dialettica di un partito progressista dove tutti si dicono riformisti e tutti aspirano a occupare il polo sinistro del sistema, nulla che impedisca all’opposizione interna di giocare le sua carte nelle sedi statutarie. Ma evidentemente i promotori della scissione hanno saputo ben nasconderne le motivazioni alte e nobili, coprendole con una cortina di proclamazioni generiche e di richieste pretestuose. Consegnandoci così lo spettacolo inedito di un grande partito che si spacca sulla data di un congresso o su una telefonata non fatta. E di una minoranza che vorrebbe vincere per abbandono del principale avversario.

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lastampa/Non sempre le scissioni sono nocive GIOVANNI SABBATUCCI

Pd, si incrina il fronte anti-Renzi

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Il fronte degli scissionisti del Pd è già incrinato e l’addio del governatore pugliese Michele Emiliano resta in bilico. Il ministro della Giustizia Andrea Orlando annuncia l’intenzione di correre per la segreteria e così Renzi, che oggi non sarà presente alla direzione del partito, ha la strada spianata verso le primarie che potrebbero tenersi entro aprile. Per Giovanni Sabbatucci “non è detto che le scissioni siano dannose, possono essere necessarie o risultare addirittura utili.

Pd, crepe nel fronte anti-Renzi: in bilico l’addio di Emiliano

Il governatore prova l’ultima mediazione per ritardare il congresso

ROMA – Michele Emiliano tratta e riflette. È stato tutto il giorno incollato al telefono con gli emissari di Renzi, è andato al ministero per lo Sviluppo economico dove ha incontrato la viceministro Teresa Bellanova per la questione dell’Ilva. Ha sentito Speranza e Rossi che temono moltissimo che il governatore voglia rompere il fronte degli scissionisti. Vuole capire che spazio avrebbe se, rimanendo nel Pd, si candidasse alla segreteria e sfidasse Renzi. Lui in serata dice: «Non so se andrò alla direzione del Pd. Sto ancora riflettendo con i miei sul territorio, in Puglia e in altre Regioni. Ho parlato con molte persone che ho conosciuto in queste settimane e che guardano a me con interesse. Vediamo se ci sono le condizioni per fare un’altra cosa».
Michele Emiliano è tormentato, è in bilico, non vuole ancora sciogliere la riserva, non vuole imbarcarsi in un’avventura politica che appaia una Cosa rossa ad egemonia ex comunista, ex diessina, con la regia di D’Alema. Sta cercando di capire se sarà una cosa nuova, se tra militanti e amministratori c’è una vera scissione. Non vuole una bolla di sapone. «Comunque deciderò nella giornata di martedì con Rossi e Speranza. Rifletterò ancora questa notte perché qui non si tratta di una scelta semplice: le implicazioni sono tante, nelle Regioni e anche rispetto al governo». Il governatore spiega che sbagliano coloro che pensano che lui abbia deciso di rimanere nel Pd, come candidato anti-Renzi alla segretaria: «Chi lo scrive è fuori strada».

Intanto la macchina organizzativa della scissione da parte di Rossi e Speranza si è già messa in moto: venerdì potrebbero essere annunciati i gruppi parlamentari e all’inizio di marzo l’evento costituente del nuovo movimento dove in prima fila non ci saranno Bersani e D’Alema che ieri a Benevento ha cercato di fare il modesto. «Lo spazio di un militante della mia generazione non è quello di essere front-runner. Io sono disponibile a dare una mano. Ci sono tre candidati, Emiliano, Speranza e Rossi».

Emiliano ha sentito tutti i dirigenti del Pd che stanno con Renzi, sta cercando di convincerli a non fissare oggi, alla direzione, una data del congresso. Di aprire una stagione congressuale lunga in cui metterci dentro una conferenza programmatica. Per poi fare le primarie a fine giugno-luglio, dopo le amministrative. Renzi non è d’accordo ed è convinto che tenendo duro sfilerà Emiliano dal tridente scissionista. Ma il governatore vuole tenersi le carte coperte fino all’ultimo secondo. Oggi si riunirà con Speranza e Rossi e deciderà con loro se continueranno insieme fuori del Pd o se le loro strade si divideranno.

Speranza ha fatto ormai la scelta ed è andato a Venezia ad un incontro con l’ex sindaco di Milano Pisapia. «Per me non ci sono le condizioni per stare nel congresso, e non credo andrò alla direzione del Pd. Renzi ha fatto una scelta molto chiara, che va nella direzione di rompere il Pd».

Rossi addirittura sta pensando di consegnare la tessera del partito e chiede a Emiliano di essere «conseguente»: «Spero che andremo avanti insieme. Abbiamo firmato un documento che dice che Renzi ha provocato la scissione. Io penso che bisogna essere conseguenti».

Rossi e Speranza oggi non andranno alla direzione. Emiliano invece dice che non sa cosa farà, aumentando i sospetti. Intanto si cominciano a fare i calcoli su numeri dei gruppi parlamentari. Gruppi che daranno battaglia suo voucher, l’articolo 18, lo ius soli. «Noi – spiega Gotor che guida la pattuglia più corposa dei senatori – ci impegneremo perché sui provvedimenti che riguardano ad esempio il precariato del lavoro, il reddito di inclusione per la povertà, interventi sulla scuola, il governo possa lavorare per migliorare la situazione».

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Ecco allora che il fronte che nascerà punterà molto su un programma diverso da quello portato avanti da Renzi: battersi sui temi sociali, sulle tasse. Con uno scenario di possibili scontri in Parlamento non solo sulla legge elettorale.

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Promozione-Nuova Ischia,Mister Isidoro Di Meglio:”Siamo caduti nello loro provocazioni “

 Di Simone Vicidomini

La Nuova Ischia conquista la seconda vittoria di fila,dopo la vittoria con la Rinascita San Giovannese al “Mazzella” gli isolano battono 3-1 il Summa Rionale Trieste. La squadra isolana è tornata finalmente,dopo le ultime partite in cui si sono persi punti abbastanza pesanti. A fine partita l’allenatore Isidoro è soddisfatto:” Era questa la partita che dovevamo fare-commenta il tecnico-anche se ce la siamo complicata non chiudendola nel primo tempo. Nel secondo tempo ci siamo fatti gol da soli,bravi però a non perdere la testa restando lucidi per ottenere la vittoria”. Anche oggi l’arbitro ha condizionato la gara? “E difficile (ride Isidoro Di Meglio) commentare una cosa del genere,purtroppo in questo momento siamo sfortunati,perchè le interpretazioni vengono fatte sempre in maniera contraria. Quando Gianluca Saurino è stato ammonito la priva volta ha calciato in porta,era lui sulla palla. Poi siamo stati dei polli a innervosirci,a reagire in quel modo,però in questo momento bisogna essere più lucidi”. Una vittoria arrivata nonostante l’assenza importante in difesa di Pasquale Chiariello,uno degli elementi più importanti di questa squadra. “Abbiamo fatto un pò i furbi,sapendo dell’arrivo dell’ultima in classifica abbiamo fatto ammonire Chiariello per fargli togliere la diffida. Non avevo messo in preventivo l’infortunio di Del Deo,così come lo stesso Ciro Saurino che avevo provato in quella posizione. Ogni volta che proviamo a fare un calcolo,non siamo molto fortunati”. L’unica nota negativa del match,l’espulsione di Saurino, e per lo più la seconda in questo campionato dopo quella di Bacoli. Un giocatore che di certo non gode di un ottimo momento. “Ed ora lo avremo per due giornate,una per l’ammonizione perchè era diffidato e una per il rosso diretto. Siamo stati dei polli a cadere in queste provocazioni,perchè loro non sono venuti a qui per giocare la partita ma solo a fare pallonate in avanti “. Seconda partita consecutiva in cui Arcobelli parte dalla panchina,con Saurino solo in avanti. Domenica in virtù della squalifica di Gianluca,ci sarà spazio per lui.Al momento sembra che questo tandem d’attacco non funzioni? “In questo momento la squadra non può supportare entrambe le punte,ho cercato di sfruttare chi in questo momento mi dava delle garanzie. Arcobelli però è entrato,ha segnato,gli avevo detto in settimana che doveva scrollarsi di dosso la pressione che aveva. E’ stato bravo lucido e noi abbiamo bisogno del miglior Arcobelli. Poi ha provato anche a far segnare Saurino in tutti i modi per ricambiargli l’assist per il gol,questa è la forza del gruppo. Però vorrei che le cose vengano fatte nel modo giusto,perchè se non lo servi bene rischi di fare solo un danno. Tutto bello quello che fanno loro,però preferirei che lo mettessero in condizioni di fare gol attraverso una prestazione di squadra”.