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L’allarme dello smog da Legambiente

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Le nostre città sono più inquinate: a gennaio nove capoluoghi italiani, tra cui Torino, hanno registrato 15 o più superamenti della soglia della media giornaliera di polvere sottili (smog). Luca Mercalli spiega che la situazione migliorerà grazie alle perturbazioni atlantiche, ma non c’è una soluzione strutturale all’orizzonte.

Ancora smog sulle nostre città, ancora superamenti delle soglie di sicurezza. Problema annoso, se già nel 1958 Calvino gli dedicava il racconto «La nuvola di smog», immaginando l’Epauci, un ambiguo e poco efficace «Ente per la Purificazione dell’Atmosfera Urbana dei Centri Industriali». Oggi le Agenzie regionali per l’Ambiente non si stancano di misurare dati e stimolare l’adozione di misure contro l’inquinamento, ma poi ogni inverno la situazione si ripropone, anche a causa degli anticicloni che inibiscono le precipitazioni, e soprattutto in pianura Padana riducono la ventosità provocando ristagni d’aria. L’ultimo rapporto di Legambiente «Mal d’aria 2017» parla chiaro: complice proprio la recente scarsità di pioggia e neve al Nord e sul versante tirrenico, solo in questo primo mese dell’anno nove città italiane – e in particolare Cremona, Torino e Frosinone – hanno già registrato 15 o più superamenti della soglia media giornaliera di 50 microgrammi di polveri (Pm10) al metro cubo d’aria, limite che non andrebbe oltrepassato per più di 35 giorni in un anno intero. Una situazione che conferma la tendenza negativa del 2016, che ha visto un capoluogo di provincia su tre superare i 35 giorni con particolato fuori limite. Torino l’anno scorso è stata la città italiana con la peggiore qualità dell’aria, con ben 89 superamenti in periferia Nord, primato che non stupisce se si considera la posizione della città subalpina, collocata in una delle pianure più urbanizzate e meno ventilate d’Europa, chiusa tra Alpi e Appennino settentrionale.

Tuttavia non dimentichiamo che queste classifiche sono solo indicative: ci sono anche città dove semplicemente il dato o non è significativo o addirittura non esiste. Ma quali sono le maggiori fonti di emissioni di particolato? Tra i principali imputati c’è il traffico veicolare, soprattutto i vecchi diesel, ma negli ultimi anni è aumentato anche il ruolo della combustione di biomasse come legna e pellet, soprattutto nelle zone rurali, ma non trascurabile nemmeno nelle grandi città. A Milano, stufe e caminetti contribuiscono per il 18% alle polveri fini (Pm2,5) rilevate nell’aria. Del resto un solo fuoco di foglie umide e sterpaglie può inquinare come centinaia di caldaie a metano, mentre i caminetti aperti fumano molto più di quelli moderni con inserto chiuso da vetro: anche per stufe e camini si va infatti facendo strada la certificazione. Infine ci sono le fonti industriali, gli inceneritori e le centrali elettriche, che sono comunque più controllate. Insomma, la miscela delle emissioni è varia e complessa, cambia a seconda delle zone e dei giorni, proprio come la fluttuante nuvola di smog di Calvino. Nei prossimi giorni la situazione migliorerà grazie alle perturbazioni atlantiche che da giovedì porteranno piogge e nevicate sopra i 1000 metri – non solo al Nord-Ovest, ma anche tra Lombardia e Nord-Est. Come sempre si tratterà di un aiuto temporaneo: in assenza di rimedi strutturali, l’aria tornerà malsana al primo anticiclone.

Le liste di Grillo: buoni – cativvi

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Beppe Grillo prepara una nuova scure sul dissenso interno: gli autoconvocati per l’assemblea segreta romana sono stati diffidati da un post del blog. Ora si pensa a una lista di buoni e cattivi per le ricandidature.

Grillo, nuova scure sul dissenso M5S

A Roma gli autoconvocati vengono diffidati con un post. Deferito un consigliere della Liguria che aveva difeso un fuoriuscito. E ora si pensa a una lista di buoni e cattivi per le ricandidature

ROMA – Era da settembre che negli ambienti dei 5 Stelle romani c’era chi chiedeva un’assemblea plenaria per discutere la brutta partenza della giunta di Virginia Raggi e lo scollamento con la militanza di base. Ora si farà, ma sotto lo sguardo attento e l’indice puntato di Beppe Grillo che appena una settimana fa aveva provato a fermare iniziative del genere.

Bisogna fare un piccolo salto indietro, al 23 gennaio. Sul blog appare un lungo post sul reddito di cittadinanza e alla fine il solito “P.s.”: «Non esistono assemblee di coordinamento fisico tra eletti o sedicenti attivisti, né a Roma né altrove». Due righe, sfuggite a molti, ma non ai diretti interessati. Come Claudio Sperandio, storico militante, tra i fondatori dei Grilli romani, il seme originario del M5S a Roma di cui fa parte Roberta Lombardi. Sperandio però, nella geografia della faida capitolina, è oggi considerato vicino a Daniele Frongia, ex vicesindaco, silurato da Grillo dopo l’arresto di Raffaele Marra, con lui, la sindaca e l’ex capo della segreteria Salvatore Romeo, parte del cosiddetto «raggio magico».

A Roma il M5S è balcanizzato. Le divisioni, storiche, si sono acuite in questi mesi di pasticciata amministrazione. Al momento ci sarebbero qualcosa come 15 meet-up che non parlano tra di loro e litigano tra chi insiste a difendere Raggi e chi, guardando a Lombardi, vuole liquidare la sindaca. Nelle scorse settimane sono stati almeno tre i diversi tentativi di organizzare un’assemblea dopo mesi di tira e molla e di dibattito interno. Ci ha provato anche Francesca De Vito, sorella di Marcello, presidente dell’assemblea capitolina, tra le prime a sfogarsi pubblicamente contro Raggi.

Alla fine ha prevalso Sperandio che ha tirato dritto nonostante il diktat di Grillo e nonostante qualcuno, nel forum di discussione del meet up, ha provato anche a porgli dubbi sull’opportunità di procedere con l’assemblea visto il post di Beppe: «Anche noi ci siamo preoccupati e abbiamo cominciato a chiedere se fosse rivolto a noi – ha risposto – Abbiamo feedback da Casaleggio Jr e ci hanno detto che il ps non era per noi». In realtà però le regole sull’assemblea vengono cambiate in corso di organizzazione: «Sarà un’assemblea No Logo, senza votazioni, o atti d’indirizzo» scrive. Ci saranno tavoli di lavoro sui municipi e non sono previsti interventi dal palco. Ma soprattutto non dovrebbero partecipare, a differenza di come era inizialmente previsto, i portavoce, cioè, i grillini eletti, locali e nazionali, proprio per evitare scontri tra fazioni opposte. Grillo non vuole che l’assemblea si trasformi in un processo contro Raggi proprio nei delicati giorni dell’interrogatorio di fronte ai pm di Roma che si dovrebbe tenere entro la settimana e proprio mentre i sondaggisti di Ipr e Tecné registrano che, se si andasse a votare oggi, la sindaca prenderebbe meno del 50%. Un crollo.

Mai come in questa fase il controllo di Grillo sta diventando capillare, spietato verso le voci più critiche e le pulsioni correntizie. In Parlamento si parla addirittura di una lista di buoni e cattivi, tra deputati e senatori uscenti, con cui verranno selezionate le future ricandidature. Ieri, invece, in un altro “P.s.” il leader ha deciso di imperio di mettere sotto procedura il consigliere regionale ligure Francesco Battistini, affidando il giudizio sulla sua condotta ai probiviri, come previsto dal codice. La colpa di Battistini? Aver pubblicamente difeso Paolo Putti, ex candidato alla guida di Genova, uscito, assieme ad altri due consiglieri comunali, dal Movimento in polemica con la gestione di Grillo. Ed è proprio contro questi ultimi addii che si deve leggere il post di ieri sull’«effetto cadrega»: un attacco a chi ha lasciato il M5S senza essersi dimesso e un nuovo inno al vincolo di mandato.

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lastampa/Grillo, nuova scure sul dissenso M5S – ILARIO LOMBARDO

Il piano Ue per i migranti: niente navi europee nei pattugliamenti in acque libiche

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La bozza del vertice Ue sui flussi migratori in agenda per venerdì non prevede navi europee nelle acque libiche: sarà la Guardia Costiera di Tripoli a intercettare i migranti diretti in Europa e riportarli a terra, ovvero attuare i cosiddetti respingimenti. La strada verso una soluzione che garantisca anche il rispetto dei diritti umani è però ancora intricata.

Il piano della Ue per i migranti. “La Libia farà i respingimenti”

La bozza del vertice sui flussi: niente navi europee nei pattugliamenti. I 28 divisi su rimpatri e campi. L’ambasciata tedesca in Niger: sono lager

BRUXELLES – «Stiamo camminando sul filo del rasoio». Tra i diplomatici al lavoro sul documento finale del prossimo summit Ue, in programma venerdì a Malta, c’è questa convinzione. Il vertice dei capi di Stato e di governo sarà dedicato ai flussi migratori nella rotta centro-mediterranea, con un focus sulla Libia. «L’urgenza della situazione – si legge nell’ultima bozza circolata ieri tra gli sherpa – richiede ulteriori misure operative». Per questo bisogna agire «rapidamente e in modo determinato». Con un dettaglio da non sottovalutare: l’Ue darà il suo «sostegno agli sforzi e alle iniziative dei singoli Stati membri che si stanno impegnando in Libia». Il riferimento è al piano del governo italiano promosso dal ministro Marco Minniti: l’Italia è stata il primo Paese occidentale ad aver riaperto la sua ambasciata. Ieri anche la Turchia ha seguito la stessa strada.

Ma il dossier su Libia e migranti si gioca su due diversi terreni, altrettanto scivolosi: quello legato al rispetto dei diritti umani – per le condizioni in cui vivono i migranti nei centri sulla terraferma – e quello, più geopolitico, che ha a che fare con i rapporti con la Russia di Vladimir Putin, sostenitrice del generale Haftar. Per questo, si legge nel documento di tre pagine diviso in 7 punti, «gli sforzi per stabilizzare la Libia sono ora più importanti che mai». Giovedì la visita ufficiale di Fayez al-Sarraj a Bruxelles sarà un momento-chiave in questo percorso. Salvo colpi di mano dell’ultimo minuto (qualche delegazione ci sta provando), i governi ribadiranno il «pieno supporto» al Governo di Accordo Nazionale di Tripoli.

Nella «dichiarazione» che sarà approvata venerdì dai leader non verrà nemmeno menzionata l’ipotesi di far entrare le navi europee nelle acque libiche (la fase 2B dell’Operazione Sophia). Non ci sono le condizioni. L’Ue continuerà ad affidare il pattugliamento delle acque libiche alla Guardia Costiera di Tripoli, che intensificherà la sua attività. In cambio di addestramento, forniture e interventi economici per favorire lo «sviluppo socio-economico delle comunità locali». I libici avranno il compito di intercettare tutte le navi e riportare a terra i migranti. Tecnicamente non si potrebbe parlare di respingimenti, ma nella pratica lo sono.

Qui però sorge il problema a cui i 28 non hanno ancora trovato una soluzione: che fine faranno quei migranti? Commissione e governi sono d’accordo nel «promuovere i rimpatri volontari» per i migranti economici. La proposta firmata da Mogherini e Avramopoulos parla anche di reinsediare in Europa chi ha diritto all’asilo e fa un appello agli Stati. Ma il fatto che di questa ipotesi non ci sia traccia nella bozza del Consiglio la dice lunga sulla volontà delle Capitali di collaborare. E poi c’è il problema delle condizioni di «detenzione».

Ieri la Guardia Costiera libica ha fatto sapere di aver intercettato due imbarcazioni al largo di Sabratha. A bordo c’erano 700 persone, che poi sono state trasferite in un centro per migranti. Per la Commissione le condizioni in quei centri sono «inaccettabili e lontani dagli standard di rispetto dei diritti umani». Un documento riservato dell’ambasciata tedesca in Niger parla addirittura di «condizioni peggiori di quelle dei campi di concentramento», con «esecuzioni, torture e stupri».

L’obiettivo è di garantire l’accesso alle agenzie dell’Onu, ma il problema è che la stragrande maggioranza dei centri è fuori dalle aree controllate da Sarraj. Che per ora resta l’unico interlocutore. A questo si aggiunge il rischio che, nel caso in cui i pattugliamenti dovessero funzionare, i trafficanti potrebbero spostarsi ad Est. Alcune cancellerie temono che i flussi possano finire sotto il controllo del generale Haftar e del suo principale sponsor Putin.

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vivicentro/Il piano Ue per i migranti: niente navi europee nei pattugliamenti in acque libiche
lastampa/Il piano della Ue per i migranti. “La Libia farà i respingimenti” MARCO BRESOLIN – INVIATO A BRUXELLES

Batti e ribatti, ora anche i centri islamici sono diventati obiettivi

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Alexandre Bissonette, giovane canadese, apre il fuoco sui fedeli in preghiera nella moschea di Quebec City, in Canada. In attesa di conoscere i motivi del suo gesto ciò che colpisce – come scrive Lorenzo Vidino de La Stampa – è che si è trattato di un attacco terroristico contro una moschea in Occidente, con molte vittime. E ciò impone all’anti-terrorismo di più Paesi di iniziare a considerare anche i centri islamici come obiettivi da proteggere.

Se le vittime diventano i musulmani

Al di là del fatto che sei fedeli sono stati uccisi, al momento esistono solo poche certezze in merito all’attentato contro la moschea di Quebec City. Le ultime notizie fanno pensare che il sospettato principale, lo studente ventisettenne Alexandre Bissonette, abbia agito da solo e, come si evince dall’analisi dei suoi profili social, avesse simpatie di destra.

Non si può ancora escludere che sia stato mosso da qualche motivo personale. Ma è invece molto più probabile che ci si trovi davanti, pur restando al momento il dubbio sulla matrice ideologica, al primo attentato di dimensioni significative contro una moschea in un Paese occidentale. Sin dall’11 settembre si sono registrati sia in Nord America sia in Europa vari attacchi a luoghi di culto islamici, spesso meri atti di vandalismo ma in certi casi veri e propri atti di terrorismo. Il più drammatico era stato in Inghilterra, dove nel 2013 uno studente ucraino aveva piazzato degli ordigni esplosivi in varie moschee.

Prima aveva ucciso a coltellate un ottuagenario di origine asiatiche che usciva da una piccola moschea di Birmingham. Al processo l’uomo dichiarò che il suo obiettivo era quello di scatenare una guerra razziale nel Paese e nel resto d’Europa.

Episodi meno drammatici si sono verificati con crescente frequenza negli ultimi anni. Spesso si tratta di graffiti o vetri rotti. In altri casi di rudimentali ordigni esplosivi piazzati davanti a moschee, spesso in orari notturni e senza pertanto colpire persone. Era successo così a Milano nel 2007, quando l’ex militante di Prima Linea Roberto Sandalo, a nome del sedicente Fronte Cristiano Combattente, aveva perpetrato due attentati incendiari contro due moschee locali (Segrate e via Quaranta).

Quebec City stupisce quindi per la drammaticità ma non totalmente per l’obiettivo. La maggior parte delle azioni violente contro moschee europee o nord americane sono state compiute da militanti di destra o comunque da soggetti mossi da motivazioni xenofobe. In certi casi però motivi settari interni alle comunità islamiche, spesso trasposizioni di conflitti visti in Paesi mediorientali, erano le cause degli attacchi. Da quando è emerso sulla scena lo Stato Islamico, infatti, sono stati registrati vari attacchi contro moschee sciite o di varie sette minoritarie, come gli ahmadiyya, perpetrate da militanti sunniti.

Sono dinamiche ben note alle comunità islamiche e alle forze anti-terrorismo occidentali. Infatti, nel nostro Paese come in altri, molte moschee hanno spesso adottato vari sistemi di sicurezza e quelle più importanti sono protette dalla vigilanza delle forze dell’ordine. La stessa semi-militarizzazione che soffrono da decenni i luoghi di culto ebraici, che sempre più spesso, in particolare dopo lo sgozzamento di un prete in Francia quest’estate e l’attacco al mercatino di Natale di Berlino, tocca a quelli cristiani, affligge e, dopo l’attacco di ieri, affliggerà ancora di più anche quelli islamici.

Nelle prossime ore si saprà di più su cosa è successo, anche se nel mondo sempre più parcellizzato e dominato da teorie complottistiche dei social media e delle «fake news» molti non arriveranno mai a sapere le vere dinamiche sull’attacco anche dopo che verranno scoperte e ufficialmente diffuse, seguendo invece teoremi infondati ma che rimbalzeranno con insistenza in vari angoli del web. In piccole comunità virtuali legate all’estremismo di destra si parlerà in ogni caso, anche se la teoria fosse totalmente smontata dai fatti, di atto compiuto da estremisti islamici, come si diceva dopo che era stato riportato che uno dei soggetti arrestati era di origine marocchina. Lo stesso avverrebbe, mutatis mutandis, in ambienti islamisti o dell’estrema sinistra. Quello che è certo è che, qualunque siano i motivi dell’attentatore, gli eventi di Quebec City contribuiranno ad accrescere la tensione e la polarizzazione che turbano le nostre società in misura sempre crescente.

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lastampa/Se le vittime diventano i musulmani LORENZO VIDINO

L’attacco del nerd emarginato alla moschea in Canada

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Un giovane canadese apre il fuoco sui fedeli in preghiera nella moschea di Quebec City, in Canada. È un attacco che colpisce i musulmani e lascia a terra sei vittime, compreso l’imam, e sei feriti. Il premier canadese Justin Trudeau rassicura le comunità musulmane: «Questa è casa vostra, vi difenderemo». Paolo Mastrolilli, inviato de La Stampa, descrive il profilo del ragazzo di 27 anni che è stato fermato per l’attentato.

Alex, nerd emarginato, fan di Trump e Le Pen “Odia sinistra e immigrati”

Secondo i compagni era attratto dai suprematisti. Gli altri universitari: stava soltanto con il fratello

WASHINGTON – Ammira Donald Trump, Marine Le Pen e le forze armate israeliane, ma anche il senatore McCain, George Bush, il New Democratic Party del Canada, e viene descritto dai compagni di classe come un «nerd» solitario ed emarginato. Il profilo di Alexandre Bissonnette, lo studente di 27 anni incriminato per la strage nella moschea di Quebec City, corre lungo il confine tra l’estremismo xenofobo e l’instabilità caratteriale.

Bissonnette è un canadese francofono, nato a Cap-Rouge e iscritto alla Université Laval, dove seguiva i corsi di Scienze politiche. La sua pagina su Facebook, cancellata dopo l’arresto, pubblicava foto personali non particolarmente significative, tranne quella che lo ritraeva come cadetto della Royal Canadian Army, ma anche alcune indicazioni delle sue opinioni. I «like» erano dedicati al nuovo presidente degli Stati Uniti, alla candidata della destra francese all’Eliseo, e alle forze armate israeliane, ma anche al senatore McCain, che sta emergendo come uno degli oppositori repubblicani più determinati del capo della Casa Bianca, e al New Democratic Party del Canada, cioè una formazione di sinistra.

Davanti alla domanda se Bissonnette sia stato motivato dalle dichiarazioni di Trump sugli immigrati, dalle polemiche suscitate dal suo decreto che bandisce i cittadini di sette Paesi islamici, o dalla decisione del primo ministro Justin Trudeau di offrire ospitalità ai rifugiati rdagli Stati Uniti, il premier della regione del Quebec Phillippe Couillard ha risposto così: «Viviamo in un mondo dove le persone tendono a dividersi, invece di unirsi. Il nostro Paese, il Canada e il Quebec, deve rimanere un faro di tolleranza».

Per capire meglio la personalità di Alexandre, i media locali si sono rivolti a chi lo conosce, in particolare ai suoi compagni di studi. Mikael Labrecque Berger ha detto a «Le Journal de Quebec» che Bissonnette ha un fratello gemello con cui passava quasi tutto il suo tempo: «A parte lui, non lo vedevo mai con altra gente». Secondo Labrecque, il killer era «un nerd non popolare, e gli altri ragazzi non lo prendevano sul serio. Rispondeva agli insulti che riceveva, ma non usava mai la violenza fisica. Lui e il fratello non erano integrati con i compagni». In altre parole un emarginato, con un profilo che ricorda quello dei giovani introversi e isolati, che in altre occasioni sono esplosi soprattutto nelle scuole americane, sfogando la loro frustrazione con stragi tipo quella avvenuta a Columbine.

Altri compagni, però, intravedono una forte motivazione politica nel suo attacco. Secondo Eric Debroise, che ha contattato la polizia per offrire informazioni, Alexandre «ha opinioni politiche molto a destra, vicine agli ultra nazionalisti e ai suprematisti bianchi». Quindi ha aggiunto: «Amava molto Trump e aveva un malcontento permanente contro la sinistra».

Un altro studente citato dal «Journal de Quebec», Jean-Michel Allard-Prus, ha raccontato che era in contatto con Bissonnette e spesso discuteva con lui di politica: «Aveva idee di destra, pro Israele, e anti immigrazione. Ho avuto diversi dibattiti con lui riguardo Trump, era evidentemente in suo favore».

Il gruppo Bienvenue aux Réfugiés ha scritto che il killer «era noto a diversi militanti del Quebec, per le sue prese di posizione identitarie pro Le Pen e antifemministe all’Université Laval». L’inchiesta è appena cominciata, e il fatto che Alexandre è stato catturato vivo aiuterà a capire le sue motivazioni. Nel frattempo il sindaco di New York de Blasio ha deciso di rafforzare la sicurezza davanti alle moschee della città, temendo il contagio delle violenze contro i musulmani.

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lastampa/Alex, nerd emarginato, fan di Trump e Le Pen “Odia sinistra e immigrati” PAOLO MASTROLILLI – INVIATO A WASHINGTON

ESCLUSIVA – Luigi Pavarese: ”I ragazzi della curva sono straordinari. Manniello e i tifosi meritano il ritorno in serie B”

L’intervento dell’ex D.S: Luigi Pavarese al Pungiglione Stabiese

Nel corso della puntata de “Il Pungiglione Stabiese”, programma radiofonico a cura della nostra redazione di ViviRadioWeb abbiamo avuto come ospite telefonico l’ex D.S. gialloblè Luigi Pavarese. Con lui abbiamo fatto un’analisi di questo momento negativo delle Vespe, e ascoltato anche le sue considerazioni su questo mercato di riparazione con le trattative portate a termine dalla società stabiese.

Questi sono alcuni frammenti della lunga intervista concessaci:

Direttore lei ha vinto un campionato di serie C2 con la Juve Stabia con mister Rastelli in panchina. Poi dopo le strade si sono divise, via Rastelli e via anche Pavarese. Qual’è stato il motivo del suo abbandono?

Ebbi la fortuna di arrivare l’anno successivo la brutta retrocessione in serie C2 e di far parte di quella Juve Stabia che ritornò in serie C1 per poi fare la splendida cavalcata in serie B. Inutile guardare al passato, altrimenti non si ha futuro. Io guardo avanti e adesso devo pensare al mio Modena. Conservo sempre un ricordo graditissimo della città di Castellammare. Sono legato alla piazza perché li è nata una forte amicizia con una persona a cui ci tengo tantissimo: mi riferisco ad Alberico Turi responsabile del settore giovanile. Forse in quell’anno non ci capimmo, ma comunque mi reputo fortunato ad averlo conosciuto in quell’annata. Nei fatti è nata una forte amicizia. Al di la di tale amicizia conservo un grandissimo ricordo soprattutto dei ragazzi della curva che sono veramente il dodicesimo uomo in campo.

In futuro potrebbe avvenire un suo ritorno a Castellammare?

Sarebbe bello, magari! Possiamo dire che sono affezionato ai colori gialloblù, infatti a Modena abbiamo gli stessi colori (ride n.d.a.). In Emilia sarà però difficile sperare in una promozione come avvenne a Castellammare; ottenere la salvezza significherebbe tanto e speriamo di riuscirci. Tra l’altro la squadra è stata affidata a Ezio Capuano che davvero sta facendo bene.

Lei conosce bene mister Fontana, dai tempi sciagurati con la Nocerina, si aspettava che lottasse per il vertice?

Ho avuto la gioia di lanciare come allenatori Moriero e Rastelli, due ex calciatori a cui gli avevo tolto la serie A, però li ho lanciati da allenatore. A Nocera è stata la prima esperienza tra i professionisti per Gaetano. Ho avuto modo di apprezzare le qualità prima come uomo e poi nelle vesti del tecnico professionista, è molto preparato, e non mi meraviglio di ciò che sta facendo alla Juve Stabia. Già sapevo del suo valore, e quando lo dicevo, in molti sorridevano credendo che parlassi solo per affetto della Juve Stabia e nei confronti di Gaetano.

Direttore questo è stato finora un mercato un po’ particolare per la Juve Stabia. L’obiettivo era, ed è stato nell’intento, di migliorare la rosa che però in queste due partite ha steccato sotto il profilo dei risultati:

Si, purtroppo un pari in casa dopo aver dominato, e una sconfitta in trasferta su un campo oserei dire “inimmaginabile” dove la squadra ha lottato fino al termine costruendo tante occasioni. Adesso mi trovo a Milano, ho incontrato Polito e gli ho detto che se quella partita fosse durata 3 giorni, la Juve Stabia comunque non avrebbe fatto gol. Sono partite che nascono storte, speriamo che il periodo negativo per la Juve Stabia sia finito a Messina, che possano rimettersi in marcia sperando in un passo falso degli altri. Finora alle concorrenti è andata sempre tutto per il verso giusto, un passo falso dovranno pur commetterlo e sono certo che per la qualità dei calciatori, soprattutto per la qualità tecnica e societaria, la Juve Stabia lotterà fino alla fine e gli auguro veramente di ritornare in serie B, perché la città e i tifosi lo meritano.

La Juve Stabia anche con Braglia riuscì ad arrivare ai play-off, quest’anno ci auguriamo di vincere direttamente il campionato. Pizzico di sfortuna o inesperienza di mister Fontana?

Il campionato è ancora lungo e ci sono ancora gli scontri diretti. Assolutamente no, nessuna inesperienza dell’allenatore ci mancherebbe, credo sia solo un fatto di sfortuna, da quello che mi risulta comunque la squadra ha lottato fino alla fine. Sono episodi negativi, le altre volte gli avversari facevano gol alla terza occasione che gli veniva concessa, adesso gli avversari hanno fatto goal alla prima occasione capitata. Questo non è demerito dei calciatori o dell’allenatore assolutamente. La squadra ha lottato con il Monopoli, ha raggiunto il risultato di parità e poi ha mancato il colpo decisivo. A Messina purtroppo tra tanti occasione create non è arrivato il pari. Purtroppo vuoi la sfortuna e vuoi anche un po’ il terreno di gioco e pervenuta la sconfitta.

Dalle sue parole si capisce che lei segue ancora con passione la Juve Stabia:

Seguo le vespe con grande attenzione e posso assicurarvi che dopo il risultato del Modena e del Napoli c’è subito la Juve Stabia. Quindi sotto questo punto di vista non dico bugie, sono molto sincero.

Dopo le due vittorie consecutive del suo Modena che di fatto è uscito fuori dalla zona playout, si pensa eventualmente a puntare al decimo posto e quindi accedere ai play-off?: Guardi a differenza del girone C e del girone A, il girone del Modena è molto difficile e lo dimostra soprattutto il numero di squadre raggruppate in pochi punti. Dovessimo noi riuscire in un filotto positivo di partite, potremmo comunque incominciare anche a pensare a sognare un eventuale arrivo ai play-off. Credo che bisogna stare con i piedi per terra, domenica contro il Teramo abbiamo avuto una grandissima reazione dopo un primo tempo dove ci ha visto soccombere non solo da un punto di vista del risultato ma soprattutto sul piano del gioco. Nel secondo tempo c’è stata la reazione della squadra, vuoi anche per la strigliata che ha fatto Capuano negli spogliatoi e vuoi per il cambio di modulo adottato dal Mister. Questo dimostra che abbiamo un organico duttile e non camaleontico e dei calciatori che sono pronti a sacrificarsi e a buttare il proprio spirito oltre l’ostacolo. Sono qualità che cercavamo soprattutto per uscire da questa brutta situazione. Dobbiamo vivere alla giornata è solo così pian piano possono arrivare dei risultati che prima potevano sembrare insormontabili.

Direttore, lei ha parlato di questa forte amicizia con Alberico Turi responsabile del settore giovanile ormai da anni, da quando Manniello è qui a Castellammare. Noi di Vivicentro che seguiamo in esclusiva tutto il settore giovanile possiamo dire che il direttore insieme ai suoi collaboratori ha fatto un ottimo lavoro, in tutte le categorie, la Juve Stabia si è piazzata nei primissimi posti. Qual’è secondo lei il segreto del direttore Turi nella gestione di questo settore giovanile?

È facile giudicare i calciatori per quanto riguarda la prima squadra, è difficile poi individuare tra i giovani quelli che hanno potenzialità per il futuro. Alberico è uno di quelli che ha “l’occhio lungo”, sa il fatto suo, oltre ad essere un bravo organizzatore, soprattutto uno di quelli che sa vedere i giovani e i calciatori. Questa è una grande forza che ha Manniello e la Juve Stabia, è un capitale che assolutamente bisogna custodire e mai e poi mai perdere.

Per quanto riguarda il rapporto con Manniello, lei cosa ci può dire in merito:

Con Manniello resto in buoni rapporti, è stato il mio presidente e quindi figuriamoci. Mantengo buoni rapporti con tutti, ci siamo sentiti anche pochi giorni fa per scambiarci un po’ di impressioni sul calciomercato, lo facciamo spesso, a sottolineare i buoni rapporti che abbiamo ancora.

In chiusura, un messaggio che vuole fare alla città di Castellammare e ai tifosi? Ribadisco, la curva mi è rimasta nel cuore. Spero di non venire mai a Castellammare da avversario, il mio cuore sarebbe diviso. Un saluto a loro e sempre forza Juve Stabia.

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Strage in moschea a Quebec City in Canada, 6 morti. Arrestato un franco-canadese

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Un testimone: i killer gridavano “Allah akbar!”. Primo ministro canadese Trudeau: “attacco terroristico”.

Strage alla moschea di Quebec City. Il terrorismo sconvolge il Canada: sei persone sono state uccise e altre otto sono rimaste ferite da alcuni uomini che hanno aperto il fuoco su decine di fedeli riuniti per la preghiera della sera nell’Islamic Cultural Center of Quebec, la moschea di Quebec City, Canada.

Lo ha reso noto il presidente del Centro culturale islamico Mohamed Yangui e subito il primo ministro Justin Trudeau ha condannato quello che ha definito un “attentato terrorista”.

Justin Trudeau
@JustinTrudeau
Tonight, Canadians grieve for those killed in a cowardly attack on a mosque in Quebec City. My thoughts are with victims & their families.
04:35 – 30 Gen 2017

Per il momento c’è soltanto un arrestato. Il principale e unico indagato è il franco-canadese Alexandre Bissonnette, mentre il canadese di origini marocchine, Mohamed Khadir, è trattenuto dalle autorità come testimone.  Lo fa sapere la polizia.

Gabbiadini-Southampton, ci siamo: il ragazzo questa sera a Londra

Gabbiadini-Southampton, ci siamo: il ragazzo questa sera a Londra

Nuova avventura per Manolo Gabbiadini: questa sera il ragazzo raggiungerà Londra per iniziare la sua nuova esperienza al Southampton. L’attaccante percepirà 2,5 milioni di euro all’anno per quattro anni.

Zamparini: “Pareggio risultato giusto, il Napoli è la mia seconda squadra”

Zamparini: “Pareggio risultato giusto, il Napoli è la mia seconda squadra”

Ai microfoni di Radio Gol, è intervenuto il presidente del Palermo Zamparini, il quale ha dichiarato: “Il Napoli è la mia seconda squadra, mi sarebbe dispiaciuto vincere. Il pareggio è il risultato giusto, visto anche quello che è successo alle altre big del campionato; De Laurentiis non può vincerle tutte. Siamo stati anche fortunati e Posavec, con quell’errore, ha ripagato tutte quelle situazioni. Io credo ancora alla salvezza del Palermo e dopo aver visto Diego Lopez ne sono ancora più convinto; dobbiamo fare 6 punti nei prossimi due incontri. Gli azzurri avrebbero dovuto prendere Dybala, è un grandissimo giocatore. Se De Laurentiis avesse voluto glielo avrei ceduto, non c’entra nulla la volontà dell’attaccante; Aurelio doveva credermi su di lui. Nestorovski è un ottimo centravanti, ma mica posso venderli tutti al Napoli?”. 

Pianeta senza luce (M. Lo Piano e Raffaella Spadaro)

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La Citta di Messina e’ un pianeta senza luce, come una cometa non brilla di luce propria. 
La Citta’ ha avuto per piu’ di un trentennio, un declino costante, le varie Amministrazioni che si sono successe l’hanno resa sempre piu’ arida, brulla e sterile: gli amministratori hanno pensato piu’ ai loro interessi sia personali che partitici, che al bene dell’intera Comunita’.
Con l’elezione di Renato Accorinti, i Messinesi hanno voluto scegliere un uomo che veniva dal basso, non facente parte di una schiera di burocrati dal pelo lungo e consumato, in tanti avevano pensato che qualcosa sarebbe potuto cambiare.
Purtroppo a distanza di 3 anni dalla sua elezione, non si e’ avuto un miglioramento ne’ dal punto di vista economico  e neppure nella qualita’ della vita. Messina manca di servizi essenziali; strade dissestate, raccolta rifiuti, manutenzione dei torrenti ridotti a cloache a cielo aperto, (e’ in corso un’indagine della Procura delle Repubblica in merito), Turismo zero, Commercio e Artigianato al collasso.
La lista delle incompiute e’ molto lunga, quando si e’ scelta la via degli esperti per ogni settore questa  si e’ dimostrata peggiore del male e del tutto insoddisfacente.
L’improduttivita’ per la Citta’ di Messina e’ una costante fissa, piu’ passa il tempo e piu’ ci si rende conto di correre il rischio che fra qualche anno diverra’ una Citta’ di soli pensionati, visto che le attivita’ produttive prima nascevano e poi morivano, ora neppure nascono.
Gia’ da alcuni mesi nel Municipio di Messina si erano avute le prime avvisaglie di guerriglie politiche, poi tramutatesi in veri e propri scontri verbali, successivamente sfociate nelle 17 firme per esautorare Accorinti.
Per mandare a casa Accorinti bisogna raggiungere il quorum di 27 firme, solo allora il Sindaco potra’ essere esautorato dalle sue funzioni. Accorinti giudica una “Congiura di Palazzo” la mozione di sfiducia firmata dai 17 Consiglieri comunali, come se fossero dei ribelli, ma sara’ consapevole che il suo destino potrebbe essere “segnato” da Francantonio Genovese.
L’ex capogruppo PD, da poco tempo traghettato in FI, gia’ condannato a 11 anni di reclusione e indagato per frode fiscale, se dovesse puntare il pollice verso nei confronti di Accorinti, ne decreterebbe la fine.
La permanenza di Accorinti e’ legata ad un tenue filo, basterebbe anche una piccola folata di vento per spezzarlo.
Mauro Lo Piano e Raffaella Spadaro
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El Kaddouri-Empoli, salta l’accordo: il marocchino resta al Napoli

El Kaddouri-Empoli, salta l’accordo: il marocchino resta al Napoli

Omar El Kaddouri non lascerà Napoli in questa sessione di mercato: il giocatore ha infatti rifiutato la destinazione Empoli, che mai ha convinto per davvero il marocchino, di ritorno dalla coppa d’Africa. Il calciatore ha deciso di restare alla corte di Sarri per i prossimi sei mesi, per poi accasarsi a parametro zero in estate. A riportarlo, la Gazzetta dello Sport.

Higuain a Premium: “Ritorno al San Paolo? Sono molto tranquillo”

Gonzalo Higuain torna a parlare di Napoli ai microfoni di Premium Sport in vista dei prossimi impegni tra azzurri e bianconeri:

 

“Il mio ritorno a Napoli? Sono tranquillissimo. Per me sarà solo una gara speciale e basta. Sono cose che nel calcio possono capitare. Sarà un ritorno speciale e sono sereno, essere nervosi sarebbe peggio ».

Sky – E’ fatta per Gabbiadini al Southampton: le cifre

Finisce l’ avventura azzurra di Manolo Gabbiadini. Il Napoli, stando a quanto riferisce Sky Sport 24, ha trovato l’ accordo definitivo con il Southampton. 17, 5 milioni di parte fissa più 3 milioni di bonus e il 10%  su una futura rivendita. Restano da risolvere le ultime questioni burocratiche, con Gabbiadini pronto a partire in serata per porre la firma sul nuovo contratto.

Il Pungiglione Stabiese – Le vespe affondano ancora nello stretto di Messina

Il Pungiglione Stabiese programma sportivo in onda su ViViradioWEB

Questa sera c’è il consueto appuntamento con ” Il Pungiglione Stabiese “, programma sportivo che parla di Juve Stabia a 360° gradi. Come sempre alla conduzione ci sarà Mario Vollono. Collegatevi oggi 30 gennaio 2017 dalle ore 19:30 per avere notizie in esclusiva sul mondo gialloblè. Avrete due modi per seguire la puntata:

DIRETTA

DIFFERITA (dopo 2 ore dalla diretta)

In questa puntata in studio ci saranno in studio Mario Di Capua (Radio S.Anna), Claudio Scotognella, Francesco Maresca e Gianfranco Piccirillo (StabiAmore)

Ci collegheremo telefonicamente con il l’ex D.S. gialloblè Luigi Pavarese per fare un’analisi di questo momento negativo delle Vespe. Ascolteremo anche le sue considerazioni su questo mercato di riparazione con le trattative portate a termine dalla società stabiese.

Presenteremo il prossimo match con il Siracusa, la seconda trasferta consecutiva in terra siciliana, con i “fratelli” aretusei allenati da Mister Andrea Sottil.

Avremo come ospite telefonico Gabriele Midolo del quotidiano on-line Magazine Pragma che ci presenterà la squadra del Siracusa in vista di questa importante partita tra gli aretusei e le vespe.

Ci collegheremo telefonicamente con Alberico Turi Direttore responsabile del settore giovanile della Juve Stabia, per discutere sui risultati ottenuti in questa fine settimana.

Avvisiamo i radioascoltatori che è possibile intervenire in diretta telefonica chiamando il numero 081.010.29.29 oppure inviando un messaggio Whatsapp al 338.94.05.888.

Gli ascoltatori possono inoltre scrivere, nel corso del programma, sul profilo facebook “Pungiglione Stabiese” per lasciare i loro messaggi e le loro domande.

“Il pungiglione stabiese” è la vostra casa. Intervenite in tanti!

Vi ringraziamo per l’affetto e la stima che ci avete mostrato nel precedente campionato e speriamo di offrirvi una trasmissione sempre più bella e ricca di notizie.

Mal’aria di città: i dati e le proposte antismog di Legambiente. Le città devono tornare a respirare, ecco come.

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A gennaio 9 città italiane hanno registrato già più di 15 giorni di superamento di PM10 Cremona, Torino e Frosinone le situazioni peggiori. Nel 2016 un capoluogo su tre è risultato fuorilegge   Ma le città devono tornare a respirare. Legambiente disegna la città di domani,   una metropoli innovativa e sostenibile con zero consumo di suolo, spazi pedonali e boschi urbani, mobilità dolce e a zero missioni, rigenerazione e riqualificazione urbana, efficienza energetica e rinnovabili   Flash Mob a Bologna “Ci siamo rotti i polmoni!” “Urgente ripartire dai centri urbani. Le Regioni e il Governo abbiano il coraggio di andare in questa direzione attraverso interventi strutturali e progetti strategici”

Le polveri sottili invadono sempre più le città. Anche il 2017 si è aperto nella morsa dello smog: nei primi 25 giorni di gennaio sono ben 9 le città italiane che hanno registrato oltre 15 giorni di superamento del limite giornaliero previsto per il PM10. Cremona (centralina Fatebenefratelli) con 20 giornate (il 60% di quelle consentite per tutto il 2017), Torino (Rebaudengo) con 19 e Frosinone (Scalo) con 18 giornate, sono le tre situazioni peggiori, seguite da Treviso, Padova, Vicenza e Reggio Emilia con 15 giorni di sforamento (il 40% del totale). Dati che non promettono nulla di buono, e che fanno seguito ad un 2016 davvero nero per l’aria italiana: lo scorso anno ben 33 città italiane sono risultate fuorilegge con il livello di Pm10 alle stelle, prima fra tutte: Torino (con 89 superamenti), seguita da Frosinone (85), Milano e Venezia (entrambi 73). A livello regionale, le regioni a cavallo della pianura padana sono quelle che hanno registrato le maggiori criticità. Numeri preoccupanti se si pensa anche ai rilevanti impatti sulla salute: ogni anno, stando alle ultime stime, l’inquinamento dell’aria causa oltre 467 mila morti solo in Europa e i costi sanitari associati quantificabili sono tra 400 e 900 miliardi di euro all’anno sempre in Europa.

A denunciarlo è Legambiente con il suo dossier Mal’aria di città 2017 – Come ridurre lo smog, cambiando le città in 10 mosse e la campagna annuale “PM10 ti tengo d’occhio” che monitora l’andamento giornaliero dei 96 capoluoghi di provincia di cui sono disponibili i dati tenendo in considerazione solo le centraline urbane di fondo e di traffico. Far uscire le città dalla cappa di smog è una priorità. Legambiente ne è convinta e sfida le amministrazioni disegnando le città di domani, utilizzando le migliori esperienze che già oggi sono una realtà: ecco dunque una metropoli innovativa e sostenibile, sempre più verde dove gli alberi tornano ad essere i protagonisti del centro e delle periferie “sposando” anche l’architettura per dar vita a palazzi che respirano. E poi reti ciclabili, mezzi pubblici e auto elettriche, ecoquartieri, edifici che tornano a nuova vita grazie a progetti di rigenerazione urbana e riqualificazione energetica per centri urbani sempre più smart, partecipativi e inclusivi. Una città che molte amministrazioni, spesso troppo miopi, faticano a vedere e sulle quali invece dovrebbero puntare. In questa partita è fondamentale il ruolo delle Regioni nel predisporre piani e misure e nuovi fondi da destinare a progetti innovativi, a partire dal settore della mobilità, se davvero si vogliono rilanciare i centri urbani, oggi in forte sofferenza e indietro rispetto alle sorelle europee come testimonia Roma. Se non si attua un nuovo rinascimento urbano, alla Città Eterna serviranno 80 anni per recuperare anni di ritardo sulla mobilità e raggiungere le capitali europee.

La città immaginata da Legambiente, spiegata nel dossier Mal’aria, si basa su 10 idee innovative e proposte anti-smog che l’associazione ambientalista ha presentato oggi a Bologna alle Regioni dell’area padana riunite con il ministro dell’Ambiente Galletti per un incontro governativo sulla qualità dell’aria e le azioni unitarie da adottare nel bacino padano. Poco prima del tavolo tecnico, Legambiente, davanti al palazzo della Regione Emilia Romagna, ha organizzato anche un flash mob con i presidenti regionali di Legambiente Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna, per ricordare la grave emergenza smog che soffoca ormai le città italiane con lo slogan “Ci siamo rotto i polmoni”. Per l’associazione ambientalista non si può più perdere tempo ed è urgente definire politiche e metterle in pratica, mettendo a sistema quanto già è stato fatto di positivo.

“La qualità dell’aria nelle città italiane – dichiara Rossella Muroni, presidente nazionale di Legambiente – deve diventare una priorità di governo, a scala locale, regionale e nazionale, altrimenti continueremo a condannare i cittadini italiani a respirare aria inquinata. Per questo oggi abbiamo presentato una ricetta completa di proposte e soluzioni per metterla in pratica, chiamando in causa prima di tutto i Comuni e le Regioni, e poi il governo, ciascuno per le sue competenze. Auspichiamo poi l’istituzione e il funzionamento di un coordinamento forte e permanente tra i diversi livelli di governo del territorio, autorità ambientali e sanitarie e i diversi soggetti interessati, per riuscire ad essere efficaci nell’azione. Occorre uscire dalla logica dell’emergenza e garantire un diverso modo di pianificare gli spazi nelle aree urbane, investimenti nella riqualificazione e nell’innovazione nell’edilizia e nel riscaldamento, sistemi di mobilità innovativi e investimenti sul verde urbano”.

Città libere dallo smog – Si parte col ridisegnare strade, piazze e spazi pubblici e la creazione di zone 30, in cui imporre il limite di velocità massimo di 30 km/h. Centri urbani completamente sicuri e rinnovati, in grado di tornare a respirare anche grazie alla creazione di nuovi spazi verdi e alla piantumazione di nuovi alberi in città, nelle vie del centro e delle periferie, ma anche sugli edifici e sui tetti perché le alberate svolgono un’altra funzione importante: riparano gli edifici dal calore e dal freddo con un risparmio stimato del 10% dell’energia necessaria per regolare la temperatura di un edificio e quindi di emissioni. (Fonte Trees for cities). Un successo quello dei boschi urbani dimostrato anche dai tanti progetti di architettura che stanno prendendo piedi, tra questi anche quello del bosco sociale di Ferrara.

La città del futuro si basa anche su una rete ciclabile che attraversa nelle diverse direttrici i centri urbani e sul potenziamento del trasporto pubblico (1000 treni pendolari, metropolitane, tram e 10 mila bus elettrici o a bio-metano) con strade dedicate e corsie preferenziali. Un intervento a basso costo per le amministrazioni comunali e velocemente realizzabile. Spostarsi in bici, o semplicemente camminare, nella città di domani sarà più semplice, piacevole e sicuro. Sempre in tema di spostamenti, Legambiente mette al centro del restyling urbano anche una mobilità a emissioni (quasi) zero ricorrendo alla trazione elettrica e-bike, moto, auto e bus. La mobilità di prossimità, la micromobilità (ciclabile ed elettrica) deve connettere tutti alle stazioni e alle fermate dei mezzi pubblici. Per far questo lo Stato deve cessare tutte le agevolazioni e gli incentivi (vedi autotrasporto) alle vecchie tecnologie “fossili” e concentrare politiche, incentivi e agevolazioni esclusivamente sulle tecnologie a zero emissioni.

Nella città del futuro disegnata da Legambiente ci saranno poi sempre meno veicoli inquinanti, a partire da quelli diesel. Per arrivare a ciò, è fondamentale fissare standard ambientali sempre più alti per l’utilizzo dei veicoli privati circolanti nelle città, crescenti negli anni, con limiti nei periodi di picco in modo da avere un quadro chiaro delle prestazioni che si vogliono raggiungere nel parco circolante e stimolare l’innovazione e gli investimenti delle imprese. Limitazioni analoghe devono essere previste anche per i veicoli e i macchinari utilizzati nei cantieri all’interno delle aree urbane e ai veicoli commerciali destinati al trasporto e alla movimentazione delle merci in città. In questo periodo di transizione, per limitare l’ingresso nei centri abitati di veicoli inquinanti e per favorire la mobilità dolce e l’uso di veicoli più efficienti e a zero emissioni, per Legambiente è fondamentale istituire zone a pedaggio urbano (sul modello dell’AreaC milanese) e implementare una differente politica tariffaria sulla sosta. I ricavi ottenuti devono essere interamente vincolati all’efficientamento del trasporto pubblico locale e di forme sostenibili di mobilità.

Parlare di città liberare dallo smog significa anche parlare di riqualificazione degli edifici pubblici e privati, per ridurre i consumi energetici e le emissioni inquinanti e rendere gli edifici più sicuri dal rischio sismico e idrogeologico con l’obiettivo di riqualificare in 30 anni tutti gli edifici pubblici e privati, ovvero il 3% all’anno. Per fare questo si stimano oltre 400 mila interventi all’anno tra ristrutturazioni radicali e ricostruzioni. È poi fondamentale intervenire sulle altre fonti di inquinamento, il settore industriale e quello energetico. Per Legambiente occorre dare priorità a strumenti come l’Aia e applicare le migliori tecnologie per ridurre le emissioni delle industrie; prevedere programmi di innovazione e riconversione rispetto alle tecnologie e alle lavorazioni maggiormente inquinanti; dotarsi di  sistemi di monitoraggio in continuo da installare sui camini e sulle fonti emissive, in modo da avere costantemente un quadro sulle concentrazioni delle sostanze inquinanti che vengono emesse in atmosfera e, nel caso, prendere gli adeguati provvedimenti per la qualità dell’aria e la tutela delle persone. Mentre sul fronte delle attività portuali, l’associazione ambientalista tra le varie misure anti-smog, invita a rendere operativi i piani energetici e ambientali (Pea) e a introdurre misure incentivanti per il rinnovo delle flotte.

Infine per ridurre l’inquinamento in città, è anche importante riscaldare senza inquinare. Vietando l’uso di combustibili fossili, con esclusione del metano, nel riscaldamento degli edifici e incentivare, a partire dalle aree urbane, l’utilizzo delle moderne tecnologie che migliorano l’efficienza e riducono le emissioni, come le pompe di calore che già oggi sono una alternativa. Facendo rispettare l’obbligo di applicazione della contabilizzazione di calore nei condomini per ridurre i consumi da subito e attenzione coloro i quali non l’anno fatto (compresa l’edilizia pubblica) e attuando in modo sistematico i controlli sulle caldaie (come previsto dalla legge) e sulle emissioni prevedendo un sistema sanzionatorio efficace.

Ecco in sintesi le 10 mosse per la città di domani, libera dallo smog:

  • Ridisegnare strade, piazze e spazi pubblici delle città;
  • Aumentare il verde urbano;
  • Una mobilità verso “emissioni zero”;
  • Priorità alla mobilità pubblica;
  • Fuori i diesel e i veicoli più inquinanti dalle città;
  •  Road pricing e ticket pricing;
  • Riqualificazione degli edifici pubblici e privati;
  • Riscaldarsi senza inquinare;
  • Rafforzare controlli su emissioni auto, caldaie, edifici;
  • Intervenire su industrie e aree portuali

Il dossier di Legambiente “Mal’aria di città 2017, come ridurre lo smog cambiando le città in 10 mosse” su:

https://www.legambiente.it/contenuti/dossier/malaria-2017

Bonus bebè 2017: importo, domanda e requisiti ISEE

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Bonus bebè 2017: tutte le informazioni su importo, come presentare domanda e requisiti ISEE. Ecco una guida aggiornata con le ultime novità.

Bonus bebè 2017: chi può presentare domanda? L’assegno di natalità è stato confermato anche per il 2017 ma è importante ricordare che l’importodell’agevolazione per le famiglie con figli è legato al reddito risultante dal modello Isee e pertanto non tutti hanno diritto a ricevere il bonus bebè e l’assegno non viene erogato in tutti i casi nel medesimo importo.

Con la Legge di Bilancio 2017 si era parlato del radoppio del bonus bebè nel 2017 e si era inoltre vociferato che l’assegno sarebbe stato corrisposto per un periodo maggiore, ovvero fino ai 5 anni di vita del bambino.

Queste indiscrezioni sono state per il momento smentite e nulla cambia su domanda, importo e durata del bonus bebè 2017 ma a sostegno delle mamme e dei papà sono state inserite nuove ageolvazioni, ovvero il bonus mamme domani 2017 ed è stato prorogato il bonus baby sitter e asilo nido.

Sono in tanti i genitori che si chiedono quali sono i requisiti per richiedere il bonus bebè 2017, entro quando presentare domanda e quale la soglia di reddito risultante da modello Isee che non bisognerà superare in base alle indicazioni Inps.

Le novità, le informazioni e le precisazioni da fare sono tante e, per fare chiarezza su chi può presentare domanda, requisiti Isee e scadenze vediamo di seguito tutte le indicazioni utili per presentare richiesta di bonus bebè 2017.

Bonus bebè 2017: importo, domanda e requisiti ISEE

Bonus bebè 2017: per prima cosa specifichiamo che in base alle ultime indicazioni Inps non risulta raddoppiato l’importo mensile e non è stata estesa la durata dell’assegno fino al compimento dei 5 anni di vita del proprio figlio.

Il bonus bebè 2017 potrà essere richiesto da tutte le famiglie con figli nati o adottati tra il 2015 e il 31 dicembre 2017 e per rientrare tra i beneficiari dell’agevolazione è bene sottolineare che non bisognerà superare la soglia di reddito da modello Isee di 25.000 euro.

L’Inps ha recentemente spiegato quali sono gli adempimenti necessari per non perdere il bonus bebè 2017: le famiglie che hanno già presentato domanda dovranno, obbligatoriamente, presentare il nuovo modello Isee 2017 poiché, ricordiamo, quello relativo al 2016 è scaduto ed ha perso il suo valore legale al 15 gennaio 2017.

Chi può presentare domanda di bonus bebè 2017? Quale l’importo dell’assegno in base al modello Isee 2017? Di seguito cercheremo di rispondere a tutte queste domande e di chiarire una volta per tutte come fare domanda, entro quando e di quanto è l’importo del bonus bebè nel 2017.

Bonus bebè 2017: importo e requisiti ISEE

Come abbiamo già detto l’importo del bonus bebè 2017 dipende dal valore di reddito calcolato con modello Isee 2017. Infatti l’Inps ha precisato che anche per quest’anno resta invariato il limite Isee per presentare domanda che non potrà essere superiore a 25.000 euro l’anno.

Il bonus bebè è una prestazione a sostegno del reddito legata alla propria situazione economica e quindi non è erogata nei confronti di tutte le famiglie, a differenza del nuovo bonus mamme domani 2017, ovvero gli 800 euro erogati in favore di tutte le donne al 7° mese di gravidanza.

Oltre ai requisiti di reddito è previsto che potranno presentare domanda di bonus bebè tutte le famiglie per ogni figlio nato o adottato tra tra il 1° gennaio 2015 ed il 31 dicembre 2017 e per il calcolo dell’importo dell’assegno verrà preso a riferimento proprio il valore del modello Isee 2017: per le famiglie con reddito da modello Isee inferiore a 25mila euro il bonus bebè è di 80 euro al mese mentre per redditi inferiori ai 7 mila euro l’importo sarà di 160 euro mensili.

Il bonus bebè viene erogato alle famiglie fino al compimento del 3° anno di vita del figlio e, per non perdere le mensilità spettanti di diritto, è necessario presentare domanda entro il 3° mese di vita del proprio figlio. Infatti, per coloro che presenteranno domanda successivamente, le mensilità precedenti non saranno erogate e quindi si perderà parte dell’importo dell’assegno di natalità.

Vediamo tutti i dettagli su modalità e tempi per presentare domanda per ogni figlio nato, adottato o affidato entro il 31 dicembre 2017.

Bonus bebè 2017, domanda: tempi e modalità

Possono presentare domanda di bonus bebè 2017 tutti i genitori che rientrano nella soglia di reddito da modello Isee di 25.000 euro, ovvero genitori naturali o adottivi con cittadinanza italiana, europea o extracomunitari in possesso di regolare permesso di soggiorno.

Ulteriore requisiti per presentare domanda è la convivenza con il figlio, ovvero avere residenza o domicilio nello stesso Comune.

Per poter usufuire del Bonus bebè 2017 bisognerà presentare domanda entro 3 mesi dalla nascita del figlio o dall’arrivo in casa del figlio adottato. Importante rispettare le tre mensilità: se la domanda viene effettuata successivamente, il Bonus bebè 2017 sarà erogato a partire dalla data di presentazione della domanda e fino al compimento dei 3 anni del figlio, senza il diritto a ricevere gli arretrati.

Il modulo di domanda bonus bebè 2017 è presente al sito Inps, nella sezione Servizi Online. Per inviare la domanda bisognerà essere in possesso di Pin dispositivo Inps o di credenziali Spid. Per chi non ne fosse in possesso è possibile presentare la domanda per il Bonus bebè 2017 recandosi al Patronato o al Caf, oppure ancora contattando il numero verde 803.164 da telefono fisso o 06 164.164 da cellulare.

La domanda dovrà essere presentata una sola volta e per ogni figlio nato ma, ricordiamo, è fondamentale presentare ogni anno il modello Isee aggiornato per non perdere le mensilità dell’assegno di natalità.

Inoltre l’Inps ha specificato che il modello Isee 2017 deve essere presentato successivamente alla nascita del figlio perché è necessario che nella DSU siano presenti anche i dati anagrafici del neo arrivato.

Chi non presenterà la DSU e il modello Isee 2017 entro la scadenza perderà il diritto al bonus. Quindi, in caso di mancata presentazione di una nuova DSU, il beneficio viene sospeso.

Per quanto riguarda le tempistiche sull’erogazione del bonus bebè 2017 ricordiamo che la somma totale di 960 euro per i redditi compresi tra i 7 e i 25 mila euro e i 1.920 euro in favore dei nuclei familiari con redditi sotto i 7 mila euro è erogato in 36 mensilità rispettivamente con rate di 80 euro o 160 euro.

L’accredito del bonus bebè avviene solitamente ogni 5° giorno del mese e, per coloro che presenteranno nuova domanda, l’importo dovrebbe essere corrisposto a partire dal mese di luglio con gli arretrati delle mensilità precedenti.

Anna Maria D’Andrea/informazione fiscale

Il Napoli ha fatto un passo indietro quando doveva decollare

Il Napoli ha fatto un passo indietro quando doveva decollare

Non è stata la migliore partita possibile, quella di ieri sera tra Napoli e Palermo: il gol fatto dopo pochi minuti dai rosanero ha spinto la squadra di Diego Lopez a difendersi per tutto il match. La Gazzetta dello Sport scrive: “Quando è il momento di decollare, stavolta per mordere da vicinissimo il secondo posto della Roma, il Napoli frena e gli frana in mano il gennaio perfetto. Potevano essere sei vittorie su sei, restano solo sei partite su sei con almeno un gol preso. E’ anche da questi particolari che si giudica una squadra che vuole pensare in grandissimo: se essere bello vuol dire anche essere concreto, ieri sera il Napoli ha fatto un passo indietro”. 

 

FOTO ViViCentro – Il racconto in scatti di Napoli-Palermo

Foto di Giovanni Somma per Vivicentro.it

Il Napoli pareggia la gara interna di campionato contro il Palermo. Vivicentro.it vi propone il racconto in scatti del match.

CLICCA SULLE FOTO per ingrandirle

Anteprima AMARONE 2013 (Diana Marcopulopulos)

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Sabato 28 Gennaio 2017 al Palazzo Gran Guardia di Verona il “Consorzio per la Tutela dei Vini  Valpolicella ” ha presentato alla stampa l’anteprima AMARONE 2013 . 
Per la prima volta la giornata inaugurale e’ stata dedicata solo alla stampa.
Attraverso un dibattito  il conosciutissimo critico d’arte Prof . Philippe Davero  e il giornalista e scrittore appassionato di vini Andrea Scanzi  hanno sciorinato tutto il loro sapere  intrecciando le opere d’arte con l’Amarone . La discussione è stata preceduta  da  un video del Ministro  Martina , il quale elogia il territorio ,il consorzio ,l’Amarone che è un porta bandiera dell ‘eccellenza Italiana . “Porto i saluti del Governatore del Veneto Zaia” , con queste parole l’Assessore alla cultura della regione Veneto Palma apre il suo intervento. Esalta il lavoratore che è dedito alla produzione  dell’Amarone . ..”L’agricoltore e’ da elogiare ..ripete. Siamo l’unico comparto che investe nell’artigianato . L’ Amarone coniuga territorio e tradizione. L’ecosostenibilità   e’ un tema importante della viticoltura sia per il fruitore finale che per coloro che abitano e vivono in queste zone, con queste parole l’assessore chiude il suo intervento  . Ringraziando le 78 aziende ,che sono gli attori principali, il Presidente  del Consorzio Valpolicella Marchesini interviene e continua dicendo che  :”il 2013 e’ stata un’ annata  non facile perché piena di pioggia ma per fortuna è cambiata, e’ stato un anno complicato , nel primo periodo la vite ha subito un clima avverso caratterizzato da frequenti piogge e basse temperature , poi da Giugno fino alla maturazione vi è stato un periodo caldo e luminoso , uva sana e matura,appassimento lento ed equilibrato , per fortuna è cambiata la mano. Quindi è stata definita un’annata di qualità medio-alta “.
  …ho l’età dell’Amarone ecco perché mi avete invitato a questo evento….con questa battuta Philippe Davero apre il suo talk show . 
 
“Il Caravaggio …osservato attentamente …ha in mano un bicchiere pieno di AMARONE . Nel quadro delle nozze  c’è l’Amarone e se annusate …si sente l’Amarone “. Dal Caravaggio a Leonardo per Daverio ogni bicchiere raffigurato era pieno di Amarone . Continua  il suo intervento facendo un parallelismo con i vini prodotti in Alsazia e Bordeaux “…anche perché una parte del mio DNA è francese quindi non posso esimermi dal farlo …”
Continua dicendo che l’Amarone è un recupero di una coscienza sporca, la domanda che ci dobbiamo porre  è :” perché non è stato buttato ? “
Non poteva mancare un confronto tra AMARONE e musica . 
“L’ AMARONE non è Veneto ma Italiano” . Così ha chiuso l’apertura inaugurale della prima giornata dell’anteprima amarone 2013   l’eccentrico Professore.
Diana Marcopulopulos

Hamsik: “Dovevamo assolutamente vincere, c’è il rammarico per la perdita di due punti”

Le sue parole

C’è dispiacere nel Napoli, cosa che si evince anche dalle parole del capitano del Napoli Marek Hamsik, trascritte sul proprio sito ufficiale: “Dovevamo assolutamente vincere, c’è il rammarico per la perdita di due punti. Certamente potevamo fare meglio, ma abbiamo avuto un numero abbastanza buono di opportunità per vincere. Non vincere è un danno, certo, ma adesso dobbiamo pensare alla prossima partita e focalizzarci sul Bologna”.