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Koulibaly: “L’albergo è stato pagato dalla federazione, non da me”

Koulibaly: “L’albergo è stato pagato dalla federazione, non da me”

Attraverso i social, Kalidou Koulibaly ha smentito le voci che vedevano il difensore pagare in prima persona l’albergo alla nazionale, scrivendo: “Voglio chiarire la situazione! L’albergo è stato pagato della federazione senegalese di calcio (FSF) e non da io! Ho solo offerto un modo di pagamento! La somma è stata rimborsata ! Grazie a tutti! Forza Senegal !”.

Ugolini: “Panchina d’oro a Sarri, silenzio inspiegabile di ADL”

Ugolini: “Panchina d’oro a Sarri, silenzio inspiegabile di ADL” 

Ai microfoni di Sky, il giornalista Massimo Ugolini ha dichiarato: “Eppure si sono sentiti, così pare almeno, subito dopo la premiazione per la Panchina d’oro, i complimenti del presidente a Sarri, in forma privata, e non sui social tanto cari a De Laurentiis. Un silenzio che aveva fatto rumore, considerando la propensione al tweet del numero uno azzurro. Un silenzio per certi aspetti inspiegabile pensando anche al valore del premio raggiunto da Sarri con la collaborazione decisiva di De Laurentiis che lo aveva scelto un un anno e mezzo fa per guidare il Napoli”.

DIECI E LODE è il brand italiano che nasce a Castellammare

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Serata importante quella trascorsa da tanti stabiesi che ieri sono accorsi al Soho Vintage Pub di Castellammare di Stabia per assistere alla cerimonia d’inaugurazione del nuovo marchio italiano della moda DIECI E LODE.

Questo innovativo brand italiano si sviluppa intorno al binomio “CALCIO – MODA”. Offre capi originali ed esclusivamente made in Italy, realizzati con tessuti ricercati e di prima qualità.

Il gestore del Soho Vintage Pub, Gabriele Di Somma, esprime ai nostri microfoni tutta la sua soddisfazione nel poter ospitare nel suo locale l’inaugurazione di una nuova attività stabiese ideata da due suoi amici. Il Pub che gestisce, ha visto la luce solo due anni fa e questo conferma che le nuove attività se ben gestite possono continuare ad esistere.

Il brand DIECI E LODE si interessa, oltre che della moda, anche dell’organizzazione di eventi calcistici e mondani, rivolgendosi ad un target sempre più attento ai dettagli e alla cura dei particolari.

Gli ideatori di questa iniziativa sono Giovanni e Simone Somma originari di Castellammare di Stabia, rispettivamente padre e figlio.

Simone ci spiega che il nome non è casuale ma deriva dalla votazione che ha ottenuto quando ha conseguito la licenza media nel 2013. Da quel momento i genitori hanno continuato a ripetergli: “sei da DIECI E LODE ”. Da lì è nata l’idea di trasformare questo tormentone familiare in un brand.

Simone ci conferma che per ora si è pensato solo a commercializzare magliette e felpe, ma che in un futuro non molto prossimo ci saranno altre idee che saranno messe in campo.

Chi volesse acquistare un capo firmato “ DIECI E LODE ” può farlo contattando la pagina facebook: https://www.facebook.com/diecielodeadmaiora/

Giovanni invece ci illustra come è nata l’idea di abbinare la moda al calcio. L’idea moda nasce dalla passione che ha Simone per l’abbigliamento, tant’è che il padre scherzosamente ci rivela le ingenti cifre che è costretto ad investire, su richiesta del figlio Simone, per l’acquisto di capi d’abbigliamento. Il calcio invece è inserito in questo progetto perché da sempre Giovanni è amante del gioco del calcio e in particolare del calcio giovanile.

Come ha affermato l’Avv. Pasquale Scognamiglio, l’aspetto molto bello di questa idea è sicuramente l’investimento in “coraggio” che Giovanni e Simone hanno realizzato. In un territorio difficile come quello di Castellammare, far nascere una nuova attività è sempre un aspetto importante. In più Simone sta inseguendo questo suo sogno di affermarsi nel campo della moda, non tralasciando però gli studi, che sono fondamentali per la crescita di un uomo di successo.

Noi di ViViCentro facciamo un grosso in bocca a lupo a questi due stabiesi, con la speranza che questo loro sogno sia solo all’inizio e che si trasformi ben presto in una bellissima realtà del territorio stabiese.

Che dire siete già da “Dieci e Lode” e allora… Ad maiora!

Il Pungiglione Stabiese – La Juve Stabia si dimostra ospitale!

Il Pungiglione Stabiese programma sportivo in onda su ViViradioWEB
AGGIORNAMENTO:

SI SEGNALA che purtroppo, per PROBLEMI TECNICI, la trasmissione di questa sera non potrà essere trasmessa.

Questa sera c’è il consueto appuntamento con ” Il Pungiglione Stabiese “, programma sportivo che parla di Juve Stabia a 360° gradi. Come sempre alla conduzione ci sarà Mario Vollono. Collegatevi oggi 20 marzo 2017 dalle ore 19:30 per avere notizie in esclusiva sul mondo gialloblè. Avrete due modi per seguire la puntata:

DIRETTA

DIFFERITA (dopo 2 ore dalla diretta)

In questa puntata in studio ci sarà in studio Andrea Alfano (ViViCentro).

Ci collegheremo telefonicamente con l’allenatore stabiese doc Giovanni Esposito. Con lui discuteremo di questo momento del campionato di Lega Pro e della Juve Stabia in generale.

Presenteremo il prossimo match con la Casertana degli ex Pezzella e Ciotola. La Casertana viene dal pareggio interno con il Cosenza che ha allungato a tre i risultati utili consecutivi (due pareggi ed una vittoria). La Juve Stabia viene anch’essa dal pareggio interno con il Catanzaro che ha rinviato la prima vittoria casalinga di questo 2017.

Avremo come ospite telefonico Serena Li Calzi di GoldWeb TV che ci presenterà la Casertana in vista della partita con le vespe.

Ci collegheremo telefonicamente con Alberico Turi Direttore responsabile del settore giovanile della Juve Stabia, per discutere sui risultati ottenuti in questa fine settimana.

Avvisiamo i radioascoltatori che è possibile intervenire in diretta telefonica chiamando il numero 081.010.29.29 oppure inviando un messaggio Whatsapp al 338.94.05.888.

Gli ascoltatori possono inoltre scrivere, nel corso del programma, sul profilo facebook “Pungiglione Stabiese” per lasciare i loro messaggi e le loro domande.

“Il pungiglione stabiese” è la vostra casa. Intervenite in tanti!

Vi ringraziamo per l’affetto e la stima che ci avete mostrato nel precedente campionato e speriamo di offrirvi una trasmissione sempre più bella e ricca di notizie.

Martusciello: “Sarri vuole vincere qualcosa al Napoli. Panchina d’Oro? Premio meritato”

Giovanni Martusciello, allenatore dell’ Empoli, ha rilasciato alcune dichiarazioni ai microfoni di Radio Crc nel corso della trasmissione ‘Si Gonfia la Rete’. Ecco quanto evidenziato:

 

“Sarri ha vinto la Panchina d’Oro perché è un grande professionista oltre che un grande uomo. Parliamo di un allenatore che mastica calcio 24 ore al giorno. Per lui il calcio è una passione e i risultati in campo lo dimostrano.
Con Saponara ha fatto un lavoro straordinario, con lui il ragazzo ha messo in mostra tutte le sue qualità. Quello che sta facendo con il Napoli lo ha sempre fatto anche in passato. Segnali che qualcosa stesse cambiando li ho avuti già il primo anno a Empoli
Domenica ho parlato con lui un’oretta a fine partita , poi l’ho incontrato anche ieri. Mi ha manifestato il suo grande desiderio di contraccambiare il grande affetto dei tifosi napoletani. Vincere a Napoli non è semplice, lui però vuole spazzar via la forza della Juventus. Ha grande rispetto per le altre squadre, ma crede di poter vincere qualcosa di concreto”.

Sky – Rodriguez pista complicata: clausola alta e ingaggio elevato

Gianluca Di Marzio, giornalista di Sky Sport ed esperto di calciomercato, ha rilasciato alcune dichiarazioni ai microfoni di Radio Marte. Ecco quanto evidenziato:

 

Rodriguez? Sul laterale l’ Inter sembrava avere una corsia preferenziale, i nerazzurri valutano anche altri nomi. Il ragazzo guadagna 7 milioni lordi al Wolfsburg. Bonus particolari gli permettono di arrivare a 4,5 netti di ingaggio, più del doppio di Mertens. Inoltre va sottolineato che ha una clausola rescissoria da 22 milioni”.

Osservatorio, Longhi: “Il settore ospiti resterà chiuso in occasione di Napoli-Juve, questione di ordine pubblico”

A Radio Crc, nel corso di ‘Si Gonfia la Rete’, è intervenuto Carlo Longhi, ex arbitro ed attuale ispettore dell’ Osservatorio. Ecco quanto evidenziato:

” Per quanto riguarda la doppia sfida tra Napoli e Juve è stato rinviato tutto al CASMS che ha deciso di non avere tifosi ospiti al San Paolo. Dunque per una questione di ordine pubblico il settore ospiti resterà chiuso. Potranno accedere allo stadio tutti coloro che hanno acquistato il biglietto a Napoli. Per tutte le altre città possono accedere allo stadio solo i tifosi in possesso della tessera del tifoso emessa dal Napoli.”

Sky – Mertens-Napoli, tre fattori potrebbero convincerlo a rinnovare

Continua a tenere banco in casa Napoli la questione legata al rinnovo di Dries Mertens. Gianluca Di Marzio, giornalista Sky esperto di calciomercato, ha fatto il punto della situazione ai microfoni di Radio Marte:

“In carriera il belga non aveva mai segnato così tanto. Considerando che non è più giovanissimo è comprensibile che stia aspettando per cercare di capire quali opportunità ci sono per il suo futuro. Spero per il Napoli che possa decidere in fretta. La società punta sul fatto che il calciatore possa essere indotto a restare da tre fattori. Dal modo di giocare di Sarri, dal rapporto con la città e da un ingaggio che sarà comunque importante. Moglie? Sono cose che appartengono alla vita privata, preferisco non esprimermi al riguardo”.

Juve Stabia, il programma gare del settore giovanile: segui le dirette radio su ViViRadioWeb!

Juve Stabia, il programma gare del settore giovanile: segui la diretta radio su ViViRadioWeb!

Si torna in campo, questo il programma gare del fine settimana del settore giovanile della Juve Stabia:

Berretti: Catanzaro – J. Stabia sabato 01/04 ore 15 Centro Tecnico Federale LND di Catanzaro

Under 17: J. Stabia – Monopoli domenica 02/04 ore 15 campo San Michele di Gragnano (diretta su ViViRadioWeb dalle ore 14:45)

Under 15: J. Stabia – Monopoli domenica 02/04 ore 11 comunale di Casola

Under 16: J. Stabia – Juve Domizia domenica 02/04 ore 12.45 comunale di Casola (diretta su ViViRadioWeb dalle ore 12:30)

2003: V. Riccio – Juve Stabia domenica 02/04 ore 12.30 comunale di Brusciano

2004: Club Napoli – Juve Stabia sabato 01/04 ore 18.30 campo Olimpia di S. Antonio Abate

a cura di Ciro Novellino

I nostri sponsor:






 

Reja: “Il premio a Sarri è il giusto merito alla gavetta”

Reja: “Il premio a Sarri è il giusto merito alla gavetta”

Edy Reja ha commentato così su Il Mattino il premio “Panchina d’oro” dato ieri a Sarri: “Sono contento che abbia vinto Sarri perché è uno di quegli allenatori la cui mano si vede sulle squadre che guida, basti vedere Empoli e Napoli.E poi è un tecnico che fatto una lunga gavetta e per questo mi fa ancora più piacere che abbia ricevuto questo riconoscimento. Napoli-Juve? Due bellissime partite tra due squadre forti, due partite sicuramente da vedere e molto interessanti”

Napoli, una squadra dal cuore d’oro: da C’è Posta per Te ad Aurora

Napoli, una squadra dal cuore d’oro: da C’è Posta per Te ad Aurora

Come scrive il Corriere del Mezzogiorno, Aurora ha il cancro e la passione per il calcio le ha alleviato molte sofferenze. Ha un amore ideale che non nasconde, lui si chiama Dries Mertens e già due anni fa l’attaccante belga andò a vederla in ospedale dopo un trapianto di midollo. Lei gli aveva chiesto di non andare via da Napoli, rivelandogli il suo amore. E Dries non la deluse. Andò da lei e poi su Instagram postò: «Sei una ragazza meravigliosa, peccato che sono già sposato». Per Aurora fu una gioia. Gli ha inviato un altro messaggio in cui ha insistito: «Non andartene». Mertens come Reina e tanti altri compagni – da Gabbiadini a Milik a Koulibaly a Hysaj – sono sensibili e attenti al mondo del sociale e soprattutto degli ammalati. A Natale scorso hanno visitato i piccoli ricoverati negli ospedali cittadini, hanno portato doni in occasione della festa dell’Epifania. Quest’anno Mertens e Reina sono andati da Maria De Filippi a «C’è Posta per te» per incontrare una coppia napoletana bisognosa. L’opera di charity viene svolta con l’assenso della società e dimostra come una squadra formata essenzialmente da giocatori stranieri non è estranea alla città. Tutt’altro. Ne condivide le gioie in occasione di partite vinte ma anche i dolori e le sofferenze, intervenendo laddove è possibile anche solo per strappare un sorriso a chi soffre. A gennaio Hamsik, Pavoletti e (sempre lui) Mertens avevano fatto visita ai ragazzi detenuti nel carcere di Nisida, avevano portato un messaggio di speranza, trascorrendo un paio d’ore nel laboratorio delle pizze e, insieme con loro, si erano improvvisati fornai. Domenica al San Paolo arriva Gonzalo Higuain e, per la verità, neanche lui si è mai sottratto. A Castel Volturno vengono spesso invitati all’allenamento ragazzini disabili, e ci sono gli spagnoli Reina e Callejon a fare gli onori di casa. La squadra più straniera di tutti i tempi è molto più napoletana di quanto sembra. Nel cuore.

Esperienza, una semplice parola che non sempre risolve i problemi!

Esperienza, una semplice parola che non sempre risolve i problemi!

Esperienza. Una parola, una semplice parola, che nel calcio è usata, strausata e forse anche abusata. Eppure, sia per quanto concerne la classifica sia per la ricorrenza con cui appare nelle parole degli addetti ai lavori, è impossibile non pensarla. Esperienza, quella decantata, quella che per molti è la risoluzione ai problemi, quella che ti regala quel quid in più. Eppure non sempre è così.

La Juve Stabia ha deciso, come sempre fatto nella gestione Franco Manniello, di puntare su un mix di giovani, con al suo fianco i veterani che avrebbero dovuto fare da chioccia ai giovani Mastalli e Izzillo su tutti. Nel periodo ‘Fontana’, proprio questi giovincelli sono stati l’arma in più di una squadra che volava in classifica, che puntava al primo posto e che faceva sognare una città intera. Poi arriva la sosta, il mercato e la storia di questo campionato cambia radicalmente. Si cerca di dare maggior ‘esperienza’ al gruppo ed ecco arrivare i vari Paponi, Cutolo, Santacroce e Matute, oltre ai vari Liviero e Capodaglio già presenti. La musica cambia, anche l’allenatore, arriva Carboni, e il tutto diventa negativo, dopo una vittoria importante in trasferta che tira o sembrava potesse tirare fuori dal periodo ‘no’. Fuori i giovani, dentro l’esperienza ma i risultati sono a dir poco negativi, al di là della prestazione del singolo, è il gruppo a risentirne.

In un calcio dove ci si lava spesso la bocca con progetti e voglia di dare spazio ai giovani, gli stessi finiscono in panchina o nel peggiore caso non vengono fatti salire dal settore giovanile, evitando di dare loro la possibilità, se chi guida la squadra lo ritiene opportuno e li ritiene pronti, di esprimersi e perchè no, mettere in campo la propria voglia di dimostrare.

Esperienza si, ma non sempre è la qualità vincente in una categoria difficile come la Lega Pro. Il mix quello è giusto, forse questa è la strada da seguire!

a cura di Ciro Novellino

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Allegri-Hamsik, le strade potevano incontrarsi per ben due volte

Allegri-Hamsik, le strade potevano incontrarsi per ben due volte

Il Corriere dello Sport fa il nome e il cognome in codice: mister X. Per restare nella privacy, per tutelare le proprie idee, per non avventurarsi in quei sentieri «scabrosi» del mercato: però ci fu un’estate, ed ormai è soltanto un ricordo, in cui si restò aggrappati a quel segreto (pubblico) che aiutò a trascorrere il tempo, ad ingannarlo con l’ironia di cui Massimiliano Allegri sa sempre fare sfoggio. «Vi possono dare un indizio: il numero delle scarpe». C’è stato un Hamsik alla «diavola» e anche uno alla «giovin signore», c’è stata un’epoca – ed in realtà sono state due – in cui Hamsik andava veramente al Max nella lista privilegiata di un allenatore nato per vincere, che con quel centrocampista-incursore-mezzala si sarebbe inventato uno schema sempre diverso. Il talento non ha età e quando Allegri arriva alla Juventus e vince il suo primo scudetto in bianconero, ci riprova con le stesse modalità: nell’elenco dei top players infila (ancora) il vanto dell’Est, un prototipo di calciatore dal quale è intrigato e stavolta la manovra di avvicinamento resta avvolta nelle tenebre sino a quando non viene rivelata direttamente da Aurelio De Laurentiis («ho ricevuto almeno dieci telefonate da Marotta») e confermata dal direttore generale della Juventus. Ma è un’impresa vana, titanica, perfettamente impossibile, praticamente irrealizzabile: casa-Napoli è casa-Hamsik.

Rinnovo Mertens, dopo la Juve il punto della situazione

Rinnovo Mertens, dopo la Juve il punto della situazione

Il Mattino scrive sul rinnovo di Dries Mertens: “Il Napoli vuole alzare l’asticella della propria offerta, spingendosi fino ai massimi consentiti: per l’attaccante belga si ipotizza un rinnovo contrattuale triennale o addirittura quadriennale con cifre che toccherebbero quota tre milioni. La società e l’entourage di Mertens faranno il punto della situazione dopo la doppia sfida alla Juventus”.

Sarri: “La Juve va battuta sul campo, molto dipenderà da cosa avremo in testa”

Sarri: “La Juve va battuta sul campo, molto dipenderà da cosa avremo in testa”

La Gazzetta dello Sport riporta altre dichiarazioni rilasciate da Maurizio Sarri dopo la vittoria della Panchina d’oro 2017: “Mi ha dato un gusto speciale arrivare per una volta davanti a Massimo (Allegri ndr). Dite che grazie a questo premio partiamo 1-0 per noi? No. I bianconeri bisogna batterli sul campo. Ed è molto difficile. La Juve ha una società forte e una squadra fortissima. Quale potrebbe essere più agevole delle due “imprese”? Dipende da quello che abbiamo in testa. Noi e la Juve. Anche se la Juve è fortissima con qualsiasi formazione. In Italia in questo momento non ha rivali. Guardando al prossimo campionato, possiamo solo sperare in un loro logoramento. Mi hanno detto che questo riconoscimento può far crescere la mia carriera. Sarà. Io penso che per la carriera ci vogliono punti, non premi. Non mi aspettavo di prendere più voti di tutti. Di solito la Panchina d’oro viene assegnata a chi vince. E lo scudetto lo ha vinto Allegri. Mi riempie d’orgoglio essere stato premiato dagli allenatori. E mi sorprende essere messo sullo stesso piano di Ranieri che alla guida del Leicester ha realizzato un’impresa a dir poco straordinaria. Un pronostico su Barça-Juve? Non la vedrò. Ora che non partecipo più al torneo non mi piace vedere altre gare di Champions. Futuro? Ho tre anni di contratto con il Napoli”.

Omicidio Morganti: il comunicato di De Falco. Movente: controllo del territorio

Nel corso della conferenza stampa del Procuratore Capo della Repubblica di Frosinone Giuseppe De Falco si è appreso che il movente può essere anche l’affermazione di controllo del territorio

Nella conferenza stampa delle 11:00, il Procuratore Capo della Repubblica di Frosinone Giuseppe de Falco ha confermato che i due fermati (rintracciati a Roma) sono i fratellastri Mario Castagnacci, di 27 anni, e Paolo Palmisani, 20 anni. Per gli inquirenti sarebbero responsabili dell’aggressione finale che ha causato la morte di Emanuele.

Queste le sue parole:

 “Le due persone fermate gravitano in ambienti delinquenziali, e non escludiamo che abbiano inteso affermare una propria capacità di controllo del territorio, e stiamo verificando se il comportamento violento sia stato determinato anche da abuso di alcool e sostanze stupefacenti”

ed ha aggiunto:

“Una volta fuori dal locale e in posti diversi ci sono state più aggressioni da parte di alcune persone, aggressioni con modalità diverse ed intensità diverse”

“Dopo la prima aggressione Emanuele ha cercato di allontanarsi ed è stato seguito, poi è ritornato per prendere la ragazza ed è stato nuovamente aggredito”.

 Al vaglio degli investigatori l’ipotesi che causa scatenante dell’efferatezza delle aggressioni forse un mix di alcol e droga assunto dagli autori. Gli indagati sono sette, compresi i due fermati.

Il dolore del fratello di Emanuele: ”Solo uno l’ha difeso …. è stata cattiveria gratuita”

Il dolore di Francesco Morganti, il fratello del giovane pestato a morte nell’aggressione del branco: “Non aveva conti in sospeso con nessuno, è stata cattiveria gratuita”

Alatri, la rabbia del fratello di Emanuele: ”Solo uno l’ha difeso. Assurdo che nessuno parli”

CASETTE DI TECCHIENA (Frosinone) . “Capisce il mio dolore?”. Francesco Morganti è il fratello grande, di dieci anni più grande, di Emanuele. È sotto la veranda della villetta – granata e con i coppi a tetto – dove Emanuele viveva con la mamma, fino a venerdì notte. Sono cresciuti qui, nella via del Convento che si perde nella campagna, tutti e cinque, padre cacciatore, madre spesso a casa, due fratelli, una sorella. Francesco s’avvicina al cancello vestito da lavoro, i capelli, diradati, sono pettinati all’insù: “Hanno portato via un angelo senza un motivo e se esiste una giustizia divina Gesù Cristo deve saperlo”. Ha gli occhi, Francesco, di chi piange da tre giorni. Al suo fianco la fidanzata. Gli dà la forza di parlare, rispondere.

LEGGI ANCHE: Omicidio Morganti: i Carabinieri di Alatri hanno fermato due persone, M.C. e P.P.

Cosa ha capito di quella notte al Miro Music Club, Francesco?
“Emanuele era lì con la fidanzata, al bancone del bar. L’hanno provocato, spinto, e poi fuori l’hanno massacrato. I dettagli non li posso conoscere, ho sentito cento versioni, non voglio aggiungere la mia. Credo nella giustizia su questa terra, e non è una frase fatta”.

Emanuele è stato attaccato da dieci, forse venti persone. Buttato a terra, preso a calci.
“Poi l’hanno finito con una sprangata alla testa: non è stata una rissa, è stata un’esecuzione. Alla fine gli hanno anche sputato addosso”.

Ecco, perché tanta violenza? Perché questa esplosione di rabbia? Non la comprendono neppure gli inquirenti, nessuno ancora l’ha spiegata.
“Si spiega solo in un modo: cattiveria gratuita. Non c’è bisogno di andare lontano”.

C’era qualcosa di pregresso tra Emanuele e il ragazzo che lo ha sfidato al bar, c’erano conti in sospeso con qualcuno che poi l’ha aggredito?
“Emanuele non aveva conti in sospeso con il mondo e non conosceva le persone che stavano al Miro, venerdì sera. Non c’è altra spiegazione, la cattiveria umana”.

Elenchiamo a Francesco Morganti i primi sei messi sotto inchiesta: padre e figlio, i due fratelli, poi altri due italiani denunciati. “Ho sentito anch’io questi nomi, ma non so chi sono, neppure Emanuele li conosceva. Posso solo aspettare, non voglio alimentare altro odio”.

Con Emanuele e la fidanzata, nel locale, c’erano altri amici?
“Almeno tre”.

Hanno visto qualcosa?
“Dicono che avevano una colonna davanti, dello screzio al bar non si sono accorti”.

Sono intervenuti?
“Uno solo, le ha prese anche lui”.

È Gianmarco, figlio della titolare di un bar di Tecchiena. Si è lanciato sul corpo di Emanuele quando l’amico era a terra, fermo, bersaglio. Ha tentato l’ultima difesa e l’hanno travolto. Alle sette di ieri sera Gianmarco è al bar di famiglia, quaranta coetanei attorno, pronti a esplodere. È graffiato in volto, non vuole parlare.

Francesco, che cosa le ha detto Ketty, la fidanzata di Emanuele?
“Sono colpito anche da questo. Ha raccontato che non ha potuto fare niente, le donne della compagnia che ha aggredito Emanuele l’avevano bloccata dentro il club prima che mio fratello fosse spinto all’esterno dai buttafuori”.

Lei come ricorda suo fratello?
“Come un ragazzo che si era fidanzato a scuola, al chimico biologico Pertini, e che dopo uno stage aveva trovato lavoro a Frosinone, sotto casa, a vent’anni. Non era il mestiere per cui aveva studiato, la Abb Sace fa elettronica, ma era felice. Lo sa che domenica, quando ci hanno comunicato la sua morte, era il giorno di Sant’Emanuele? Vi prego, regalateci un bel ricordo, lo merita tutto”.

La seconda cosa che colpisce, in questi giorni, è il silenzio di Alatri. Il sindaco dice: “Chi sa, parli”.
“Qui non parla nessuno. Sì, è impressionante”.

Sua madre è in casa, ora?
“C’è anche un medico, mia madre sta male. E devo occuparmi di lei. Eravamo in cinque, ora siamo in quattro”.

vivicentro.it/centro/cronaca
vivicentro/Il dolore del fratello di Emanuele: ”Solo uno l’ha difeso …. è stata cattiveria gratuita”
repubblica/Alatri, la rabbia del fratello di Emanuele: ”Solo uno l’ha difeso. Assurdo che nessuno parli” CORRADO ZUNINO

Una legge, con tassazione, sui robot

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L’arrivo dei robot nelle nostre vite fa ogni giorno passi avanti e alla Camera è stata presentata una mozione per chiedere al governo di pensare a uno “sviluppo sostenibile della robotica e dell’intelligenza artificiale”. Paolo Gallina, docente di robotica, condivide l’idea: “Una riflessione comunitaria e un impegno politico sono doverosi”.

Una norma sui robot per non farci cogliere impreparati

Ieri è stata presentata alla Camera una mozione affinché il governo intraprenda azioni che portino a «uno sviluppo sostenibile della robotica, dell’intelligenza artificiale e della sicurezza informatica».

L’attenzione che viene data all’argomento potrebbe apparire eccessiva, alimentata più da preoccupazioni fantascientifiche che da una concreta necessità di vigilare. In fondo, già negli Anni 60, primordiali robot umanoidi venivano presentati alle principali fiere mondiali, informando il mondo che presto, tempo una ventina d’anni, i robot avrebbero invaso il focolare domestico. Così non è stato. Ora, il copione sembra ripetersi.

Tuttavia, se confrontiamo i pericoli di un futuro distopico allora preannunciato e la nostra realtà, emergono delle differenze sostanziali.

Innanzitutto, i robot umanoidi e le intelligenze artificiali sono diventati così evoluti da riuscire a spremere «sentimenti artificiali» dalla mente degli utilizzatori. Il fenomeno è ben noto in ambito scientifico. E viene già sfruttato commercialmente. Il termine «persuasive technology» indica tutte quelle tecnologie, digitali e meccatroniche, studiate per indurre l’utilizzatore a comportarsi in una ben determinata maniera. Ecco quindi che un robot non è solo uno strumento asettico a servizio dell’uomo, ma ha buone chance per diventare un’entità che sta a metà tra l’inanimato e il vivente, in grado di suscitare emozioni artificiali. Personalmente, ritengo che l’evoluzione di un artefatto prodotto dall’uomo, in grado di influenzarne sentimenti, stati d’animo e grado di empatia, debba essere monitorata da vicino, senza preconcetti e inutile allarmismo. Questo al fine di trarre il massimo del beneficio ed evitare qualche «buca di percorso» prodotta da uno sviluppo selvaggio.

Un secondo motivo per cui il ciclo di produzione dei robot e dell’intelligenza artificiale debba essere in qualche modo analizzato con spirito critico riguarda la scomparsa di posti di lavoro. I tecnofili osservano che è insito nel progresso il cambio di professionalità. Oggi i maniscalchi in una grande città si possono contare sulle dita di una mano a differenza degli informatici. Le professionalità emergenti (programmatore, manager, tecnologo) hanno a che fare con capacità elevate di astrazione della mente e tutto ciò rappresenta sicuramente un aspetto positivo del progresso. Tuttavia, ritengo che, rispetto al passato, i ritmi del cambiamento hanno assunto tassi di crescita pericolosamente elevati. Mio padre, che era un meccanico, ha impiegato con efficienza le competenze acquisite da studente fin oltre l’età della pensione. Attualmente, nel settore della robotica e dell’intelligenza artificiale, è sufficiente un quinquennio di mancato aggiornamento per perdere il treno della conoscenza strategica. Perciò il cambiamento di professionalità causato dalla «tecnoautomazione» della nostra esistenza va compensato con formazione adeguata.

Per ultimo, segnalo che la tecnoautomazione può – non è detto e dipende da molti altri fattori – causare un’eccessiva concentrazione di ricchezze.

Per questi motivi, che non esauriscono certo la lista, una riflessione comunitaria e un consequenziale impegno politico sono doverosi.

*Professore di Meccanica applicata alle macchine e di robotica all’Università di Trieste. Con il libro «L’anima delle macchine» (edizioni Dedalo) ha vinto il premio Galileo 2016 per la divulgazione scientifica

vivicentro.it/opinioni
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lastampa/Una norma sui robot per non farci cogliere impreparati PAOLO GALLINA*

Pressing di Renzi sulla manovra

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La linea di Matteo Renzi, azionista numero uno del governo, è niente concessioni all’Unione europea in vista della manovra. Si apre così lo scontro tra l’ex premier, Paolo Gentiloni e Pier Carlo Padoan. È infatti in corso una trattativa tra Roma e Bruxelles per ottenere dieci miliardi di scontro sull’intervento correttivo ma la Commissione non cede sulle riforme. Nell’editoriale di prima pagina Fabio Pammolli si concentra sul futuro del lavoro e sulla necessità di un ragionamento ulteriore, oltre al Jobs Act.

Nuovi lavori con regole d’altri tempi

Il Jobs Act ha davvero trasformato le regole sul lavoro? La discontinuità, certo, c’è stata. Ma una riflessione è necessaria. A imporla, sono cambiamenti epocali nella tecnologia e nella demografia.

La narrativa e il confronto si sono polarizzati sulla disciplina del contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato. Si è rimarcata la distinzione tra lavoro dipendente e lavoro indipendente, sono stati allentati i limiti dell’obbligo di reintegrazione in caso di licenziamento per i nuovi dipendenti, si è dato un giro di vite ai contratti di lavoro parasubordinato, i vecchi contratti a progetto.

Un disegno coerente, senza alcun dubbio: il contratto di lavoro dipendente da un lato, le partite Iva dall’altro, i voucher o il lavoro a chiamata a svolgere una funzione di chiusura del mercato, a ricomprendere le prestazioni di minore entità.

Tutto chiaro, con un problema. Dispettoso, il cambiamento disturba i sonni del regolatore benevolo, incrina la tenuta dei suoi disegni razionali, introduce granelli di sabbia negli ingranaggi.

La riduzione dei costi di scambio ed elaborazione delle informazioni continuerà a trasformare l’industria e i servizi. Già oggi, l’Internet delle cose e le nuove piattaforme informatiche, da quelle più note come Uber e Airbnb a quelle meno visibili al grande pubblico come GrabCad nel design industriale, ridefiniscono le funzioni e le allontanano dai modelli di organizzazione gerarchica del lavoro che hanno segnato le relazioni con il capitale in tutto il Novecento.

Rapidamente, si è diffusa un’ampia varietà di rapporti e di percorsi di carriera non continuativi e non esclusivi, plasmati attorno alle competenze, all’iniziativa e alle capacità degli individui.

Siamo entrati in un’era di «padroncini» 4.0? Di certo, monogamia, carriere interne, dominanza del lavoro dipendente, saranno sempre meno «la norma».

Per i giovani, più direttamente toccati da queste trasformazioni, vi è un ulteriore punto critico, posizionato nel bel mezzo dello snodo tra lavoro e welfare.

Con quale coerenza possiamo chiedere ai lavoratori di domani di esser pronti a sfoderare responsabilità e iniziativa e, allo stesso tempo, imporre loro un contratto dominante e un welfare incentrato sulla contribuzione obbligatoria al pilastro pensionistico pubblico, a mamma Inps? Due vincoli, quello del contratto e quello della pensione pubblica, che promettono sicurezza ma, nei fatti, ritardano l’ingresso al lavoro e restringono le libertà di scelta.

Vista da questa prospettiva, oltre che per l’insostenibilità di un sistema pensionistico finanziato per intero a ripartizione, la riduzione del cuneo contributivo ha un senso solo se può essere per sempre, se può accompagnare tutta la vita lavorativa e tutte le forme contrattuali.

Perché possa produrre un risultato, la riduzione deve essere di almeno 10 punti, e valere al di sotto di una certa soglia anagrafica, ad esempio per tutti coloro che oggi hanno meno di 23 anni, indipendentemente dalla natura dei rapporti di lavoro.

Vi sarebbe finalmente la possibilità, non solo per i dirigenti e i professionisti, di costruirsi, con il lavoro, un fondo pensione capace d’integrare un assegno che, da solo, sarebbe destinato a riservare sorprese amare.

Accanto alle tutele, va affermato il binomio tra responsabilità e libertà di scelta degli individui, nella scrittura dei contratti e nella gestione del risparmio.

Diversamente, rimarremo prigionieri dell’attrazione fatale tra due fronti che, divisi dall’ideologia, condividono l’illusione che, in fondo, sarà la realtà a doversi adattare ai mirabili punti di equilibrio raggiunti dalla concertazione.

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vivicentro/Pressing di Renzi sulla manovra
lastampa/Nuovi lavori con regole d’altri tempi FABIO PAMMOLLI

Omicidio Morganti: i Carabinieri di Alatri hanno fermato due persone, M.C. e P.P.

Nel corso della nottata, i Carabinieri della Compagnia di Alatri, hanno eseguito, in riferimento all’omicidio di MORGANTI Emanuele, il fermo d’indiziato di delitto nei confronti di due persone.

Emanuele Morganti è morto a vent’anni per difendere la fidanzata. «Con Emanuele, dentro il locale, c’era la fidanzata e poco distante un albanese – scrive Nicoletta Fini sul quotidiano Ciociaria Editoriale Oggi. Avevano ordinato da bere. Il barista avrebbe messo sul bancone un cocktail. Quel bicchiere lo avrebbe preso subito Emanuele, pensando che fosse per lui, inconsapevole che gli sarebbe costato la vita. Quel gesto, infatti, ha scatenato l’ira dello straniero. All’interno del circolo la prima discussione, sfociata poi all’esterno con il drammatico epilogo», con il massacro del giovane a pugni, calci e sprangate operato da un branco, in una lotta impari. E, cosa ancora più grave, tra i suoi assassini – questa è la pista degli inquirenti – ci sarebbero anche i 4 buttafuori del club.

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L’ultimo aggiornamento è che, nel corso della nottata, i Carabinieri della Compagnia di Alatri, hanno eseguito alcuni fermi. Si tratta di Mario Castagnacci, ritenuto l’esecutore materiale del pestaggio, e Paolo Palmisani. I dettagli saranno resi noti nel corso della conferenza stampa, presieduta dal Procuratore Capo della Repubblica di Frosinone, che si terrà presso il Comando Provinciale alle ore 11.00 odierne.

Cronologia di una tragedia

  • Venerdì 24 marzo, ore 23 – Emanuele e la fidanzata Ketty arrivano al Mirò Music Club in piazza Regina Margherita, nel centro storico di Alatri, in provincia di Frosinone.
  • Sabato 25 marzo, ore 2 – Emanuele è al bancone del bar del locale quando un ragazzo albanese inizia a importunare la sua ragazza. Scoppia un diverbio. Gli addetti alla sicurezza portano Emanuele fuori dal locale.
    • Il massacro: un gruppo di persone, tra cui anche i buttafuori, si accanisce contro Emanuele con calci e pugni. Il ragazzo è inerme, ma per il branco non è abbastanza: qualcuno prende una spranga di ferro (o una chiave inglese, secondo altre testimonianze) e lo colpisce più volte alla testa.
    • Il ragazzo viene immediatamente trasportato prima all’ospedale San Benedetto di Alatri e poi trasferito d’urgenza al Policlinico Umberto I di Roma. Le condizioni sono gravissime: Emanuele presenta fratture cervicali, cranio sfondato ed emorragia cerebrale.
    • Nel frattempo, la stessa notte, la polizia interroga in caserma una ventina di persone.
  • Domenica 26 marzo, ore 15 – Emanuele lotta tra la vita e la morte. A nulla servono le operazioni cui è stato sottoposto: i genitori danno il consenso per l’espianto degli organi, il suo cuore smette di battere. 
  • Domenica 26 marzo, pomeriggio – Nove persone vengono interrogate dai carabinieri
  • Lunedì 27 marzo, ore 9 – La notizia è ufficiale: sono nove le persone iscritte nel registro degli indagati dalla Procura di Frosinone per la morte di Emanuele Morganti. Un gruppo misto composto da tre buttafuori italiani e uno albanese cinque giovani del posto. L’accusa per tutti è di omicidio volontario e concorso in omicidio.
  • Il locale è sotto sequestro.