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Allegri-Hamsik, le strade potevano incontrarsi per ben due volte

Allegri-Hamsik, le strade potevano incontrarsi per ben due volte

Il Corriere dello Sport fa il nome e il cognome in codice: mister X. Per restare nella privacy, per tutelare le proprie idee, per non avventurarsi in quei sentieri «scabrosi» del mercato: però ci fu un’estate, ed ormai è soltanto un ricordo, in cui si restò aggrappati a quel segreto (pubblico) che aiutò a trascorrere il tempo, ad ingannarlo con l’ironia di cui Massimiliano Allegri sa sempre fare sfoggio. «Vi possono dare un indizio: il numero delle scarpe». C’è stato un Hamsik alla «diavola» e anche uno alla «giovin signore», c’è stata un’epoca – ed in realtà sono state due – in cui Hamsik andava veramente al Max nella lista privilegiata di un allenatore nato per vincere, che con quel centrocampista-incursore-mezzala si sarebbe inventato uno schema sempre diverso. Il talento non ha età e quando Allegri arriva alla Juventus e vince il suo primo scudetto in bianconero, ci riprova con le stesse modalità: nell’elenco dei top players infila (ancora) il vanto dell’Est, un prototipo di calciatore dal quale è intrigato e stavolta la manovra di avvicinamento resta avvolta nelle tenebre sino a quando non viene rivelata direttamente da Aurelio De Laurentiis («ho ricevuto almeno dieci telefonate da Marotta») e confermata dal direttore generale della Juventus. Ma è un’impresa vana, titanica, perfettamente impossibile, praticamente irrealizzabile: casa-Napoli è casa-Hamsik.

Rinnovo Mertens, dopo la Juve il punto della situazione

Rinnovo Mertens, dopo la Juve il punto della situazione

Il Mattino scrive sul rinnovo di Dries Mertens: “Il Napoli vuole alzare l’asticella della propria offerta, spingendosi fino ai massimi consentiti: per l’attaccante belga si ipotizza un rinnovo contrattuale triennale o addirittura quadriennale con cifre che toccherebbero quota tre milioni. La società e l’entourage di Mertens faranno il punto della situazione dopo la doppia sfida alla Juventus”.

Sarri: “La Juve va battuta sul campo, molto dipenderà da cosa avremo in testa”

Sarri: “La Juve va battuta sul campo, molto dipenderà da cosa avremo in testa”

La Gazzetta dello Sport riporta altre dichiarazioni rilasciate da Maurizio Sarri dopo la vittoria della Panchina d’oro 2017: “Mi ha dato un gusto speciale arrivare per una volta davanti a Massimo (Allegri ndr). Dite che grazie a questo premio partiamo 1-0 per noi? No. I bianconeri bisogna batterli sul campo. Ed è molto difficile. La Juve ha una società forte e una squadra fortissima. Quale potrebbe essere più agevole delle due “imprese”? Dipende da quello che abbiamo in testa. Noi e la Juve. Anche se la Juve è fortissima con qualsiasi formazione. In Italia in questo momento non ha rivali. Guardando al prossimo campionato, possiamo solo sperare in un loro logoramento. Mi hanno detto che questo riconoscimento può far crescere la mia carriera. Sarà. Io penso che per la carriera ci vogliono punti, non premi. Non mi aspettavo di prendere più voti di tutti. Di solito la Panchina d’oro viene assegnata a chi vince. E lo scudetto lo ha vinto Allegri. Mi riempie d’orgoglio essere stato premiato dagli allenatori. E mi sorprende essere messo sullo stesso piano di Ranieri che alla guida del Leicester ha realizzato un’impresa a dir poco straordinaria. Un pronostico su Barça-Juve? Non la vedrò. Ora che non partecipo più al torneo non mi piace vedere altre gare di Champions. Futuro? Ho tre anni di contratto con il Napoli”.

Omicidio Morganti: il comunicato di De Falco. Movente: controllo del territorio

Nel corso della conferenza stampa del Procuratore Capo della Repubblica di Frosinone Giuseppe De Falco si è appreso che il movente può essere anche l’affermazione di controllo del territorio

Nella conferenza stampa delle 11:00, il Procuratore Capo della Repubblica di Frosinone Giuseppe de Falco ha confermato che i due fermati (rintracciati a Roma) sono i fratellastri Mario Castagnacci, di 27 anni, e Paolo Palmisani, 20 anni. Per gli inquirenti sarebbero responsabili dell’aggressione finale che ha causato la morte di Emanuele.

Queste le sue parole:

 “Le due persone fermate gravitano in ambienti delinquenziali, e non escludiamo che abbiano inteso affermare una propria capacità di controllo del territorio, e stiamo verificando se il comportamento violento sia stato determinato anche da abuso di alcool e sostanze stupefacenti”

ed ha aggiunto:

“Una volta fuori dal locale e in posti diversi ci sono state più aggressioni da parte di alcune persone, aggressioni con modalità diverse ed intensità diverse”

“Dopo la prima aggressione Emanuele ha cercato di allontanarsi ed è stato seguito, poi è ritornato per prendere la ragazza ed è stato nuovamente aggredito”.

 Al vaglio degli investigatori l’ipotesi che causa scatenante dell’efferatezza delle aggressioni forse un mix di alcol e droga assunto dagli autori. Gli indagati sono sette, compresi i due fermati.

Il dolore del fratello di Emanuele: ”Solo uno l’ha difeso …. è stata cattiveria gratuita”

Il dolore di Francesco Morganti, il fratello del giovane pestato a morte nell’aggressione del branco: “Non aveva conti in sospeso con nessuno, è stata cattiveria gratuita”

Alatri, la rabbia del fratello di Emanuele: ”Solo uno l’ha difeso. Assurdo che nessuno parli”

CASETTE DI TECCHIENA (Frosinone) . “Capisce il mio dolore?”. Francesco Morganti è il fratello grande, di dieci anni più grande, di Emanuele. È sotto la veranda della villetta – granata e con i coppi a tetto – dove Emanuele viveva con la mamma, fino a venerdì notte. Sono cresciuti qui, nella via del Convento che si perde nella campagna, tutti e cinque, padre cacciatore, madre spesso a casa, due fratelli, una sorella. Francesco s’avvicina al cancello vestito da lavoro, i capelli, diradati, sono pettinati all’insù: “Hanno portato via un angelo senza un motivo e se esiste una giustizia divina Gesù Cristo deve saperlo”. Ha gli occhi, Francesco, di chi piange da tre giorni. Al suo fianco la fidanzata. Gli dà la forza di parlare, rispondere.

LEGGI ANCHE: Omicidio Morganti: i Carabinieri di Alatri hanno fermato due persone, M.C. e P.P.

Cosa ha capito di quella notte al Miro Music Club, Francesco?
“Emanuele era lì con la fidanzata, al bancone del bar. L’hanno provocato, spinto, e poi fuori l’hanno massacrato. I dettagli non li posso conoscere, ho sentito cento versioni, non voglio aggiungere la mia. Credo nella giustizia su questa terra, e non è una frase fatta”.

Emanuele è stato attaccato da dieci, forse venti persone. Buttato a terra, preso a calci.
“Poi l’hanno finito con una sprangata alla testa: non è stata una rissa, è stata un’esecuzione. Alla fine gli hanno anche sputato addosso”.

Ecco, perché tanta violenza? Perché questa esplosione di rabbia? Non la comprendono neppure gli inquirenti, nessuno ancora l’ha spiegata.
“Si spiega solo in un modo: cattiveria gratuita. Non c’è bisogno di andare lontano”.

C’era qualcosa di pregresso tra Emanuele e il ragazzo che lo ha sfidato al bar, c’erano conti in sospeso con qualcuno che poi l’ha aggredito?
“Emanuele non aveva conti in sospeso con il mondo e non conosceva le persone che stavano al Miro, venerdì sera. Non c’è altra spiegazione, la cattiveria umana”.

Elenchiamo a Francesco Morganti i primi sei messi sotto inchiesta: padre e figlio, i due fratelli, poi altri due italiani denunciati. “Ho sentito anch’io questi nomi, ma non so chi sono, neppure Emanuele li conosceva. Posso solo aspettare, non voglio alimentare altro odio”.

Con Emanuele e la fidanzata, nel locale, c’erano altri amici?
“Almeno tre”.

Hanno visto qualcosa?
“Dicono che avevano una colonna davanti, dello screzio al bar non si sono accorti”.

Sono intervenuti?
“Uno solo, le ha prese anche lui”.

È Gianmarco, figlio della titolare di un bar di Tecchiena. Si è lanciato sul corpo di Emanuele quando l’amico era a terra, fermo, bersaglio. Ha tentato l’ultima difesa e l’hanno travolto. Alle sette di ieri sera Gianmarco è al bar di famiglia, quaranta coetanei attorno, pronti a esplodere. È graffiato in volto, non vuole parlare.

Francesco, che cosa le ha detto Ketty, la fidanzata di Emanuele?
“Sono colpito anche da questo. Ha raccontato che non ha potuto fare niente, le donne della compagnia che ha aggredito Emanuele l’avevano bloccata dentro il club prima che mio fratello fosse spinto all’esterno dai buttafuori”.

Lei come ricorda suo fratello?
“Come un ragazzo che si era fidanzato a scuola, al chimico biologico Pertini, e che dopo uno stage aveva trovato lavoro a Frosinone, sotto casa, a vent’anni. Non era il mestiere per cui aveva studiato, la Abb Sace fa elettronica, ma era felice. Lo sa che domenica, quando ci hanno comunicato la sua morte, era il giorno di Sant’Emanuele? Vi prego, regalateci un bel ricordo, lo merita tutto”.

La seconda cosa che colpisce, in questi giorni, è il silenzio di Alatri. Il sindaco dice: “Chi sa, parli”.
“Qui non parla nessuno. Sì, è impressionante”.

Sua madre è in casa, ora?
“C’è anche un medico, mia madre sta male. E devo occuparmi di lei. Eravamo in cinque, ora siamo in quattro”.

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vivicentro/Il dolore del fratello di Emanuele: ”Solo uno l’ha difeso …. è stata cattiveria gratuita”
repubblica/Alatri, la rabbia del fratello di Emanuele: ”Solo uno l’ha difeso. Assurdo che nessuno parli” CORRADO ZUNINO

Una legge, con tassazione, sui robot

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L’arrivo dei robot nelle nostre vite fa ogni giorno passi avanti e alla Camera è stata presentata una mozione per chiedere al governo di pensare a uno “sviluppo sostenibile della robotica e dell’intelligenza artificiale”. Paolo Gallina, docente di robotica, condivide l’idea: “Una riflessione comunitaria e un impegno politico sono doverosi”.

Una norma sui robot per non farci cogliere impreparati

Ieri è stata presentata alla Camera una mozione affinché il governo intraprenda azioni che portino a «uno sviluppo sostenibile della robotica, dell’intelligenza artificiale e della sicurezza informatica».

L’attenzione che viene data all’argomento potrebbe apparire eccessiva, alimentata più da preoccupazioni fantascientifiche che da una concreta necessità di vigilare. In fondo, già negli Anni 60, primordiali robot umanoidi venivano presentati alle principali fiere mondiali, informando il mondo che presto, tempo una ventina d’anni, i robot avrebbero invaso il focolare domestico. Così non è stato. Ora, il copione sembra ripetersi.

Tuttavia, se confrontiamo i pericoli di un futuro distopico allora preannunciato e la nostra realtà, emergono delle differenze sostanziali.

Innanzitutto, i robot umanoidi e le intelligenze artificiali sono diventati così evoluti da riuscire a spremere «sentimenti artificiali» dalla mente degli utilizzatori. Il fenomeno è ben noto in ambito scientifico. E viene già sfruttato commercialmente. Il termine «persuasive technology» indica tutte quelle tecnologie, digitali e meccatroniche, studiate per indurre l’utilizzatore a comportarsi in una ben determinata maniera. Ecco quindi che un robot non è solo uno strumento asettico a servizio dell’uomo, ma ha buone chance per diventare un’entità che sta a metà tra l’inanimato e il vivente, in grado di suscitare emozioni artificiali. Personalmente, ritengo che l’evoluzione di un artefatto prodotto dall’uomo, in grado di influenzarne sentimenti, stati d’animo e grado di empatia, debba essere monitorata da vicino, senza preconcetti e inutile allarmismo. Questo al fine di trarre il massimo del beneficio ed evitare qualche «buca di percorso» prodotta da uno sviluppo selvaggio.

Un secondo motivo per cui il ciclo di produzione dei robot e dell’intelligenza artificiale debba essere in qualche modo analizzato con spirito critico riguarda la scomparsa di posti di lavoro. I tecnofili osservano che è insito nel progresso il cambio di professionalità. Oggi i maniscalchi in una grande città si possono contare sulle dita di una mano a differenza degli informatici. Le professionalità emergenti (programmatore, manager, tecnologo) hanno a che fare con capacità elevate di astrazione della mente e tutto ciò rappresenta sicuramente un aspetto positivo del progresso. Tuttavia, ritengo che, rispetto al passato, i ritmi del cambiamento hanno assunto tassi di crescita pericolosamente elevati. Mio padre, che era un meccanico, ha impiegato con efficienza le competenze acquisite da studente fin oltre l’età della pensione. Attualmente, nel settore della robotica e dell’intelligenza artificiale, è sufficiente un quinquennio di mancato aggiornamento per perdere il treno della conoscenza strategica. Perciò il cambiamento di professionalità causato dalla «tecnoautomazione» della nostra esistenza va compensato con formazione adeguata.

Per ultimo, segnalo che la tecnoautomazione può – non è detto e dipende da molti altri fattori – causare un’eccessiva concentrazione di ricchezze.

Per questi motivi, che non esauriscono certo la lista, una riflessione comunitaria e un consequenziale impegno politico sono doverosi.

*Professore di Meccanica applicata alle macchine e di robotica all’Università di Trieste. Con il libro «L’anima delle macchine» (edizioni Dedalo) ha vinto il premio Galileo 2016 per la divulgazione scientifica

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vivicentro/Una legge, con tassazione, sui robot
lastampa/Una norma sui robot per non farci cogliere impreparati PAOLO GALLINA*

Pressing di Renzi sulla manovra

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La linea di Matteo Renzi, azionista numero uno del governo, è niente concessioni all’Unione europea in vista della manovra. Si apre così lo scontro tra l’ex premier, Paolo Gentiloni e Pier Carlo Padoan. È infatti in corso una trattativa tra Roma e Bruxelles per ottenere dieci miliardi di scontro sull’intervento correttivo ma la Commissione non cede sulle riforme. Nell’editoriale di prima pagina Fabio Pammolli si concentra sul futuro del lavoro e sulla necessità di un ragionamento ulteriore, oltre al Jobs Act.

Nuovi lavori con regole d’altri tempi

Il Jobs Act ha davvero trasformato le regole sul lavoro? La discontinuità, certo, c’è stata. Ma una riflessione è necessaria. A imporla, sono cambiamenti epocali nella tecnologia e nella demografia.

La narrativa e il confronto si sono polarizzati sulla disciplina del contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato. Si è rimarcata la distinzione tra lavoro dipendente e lavoro indipendente, sono stati allentati i limiti dell’obbligo di reintegrazione in caso di licenziamento per i nuovi dipendenti, si è dato un giro di vite ai contratti di lavoro parasubordinato, i vecchi contratti a progetto.

Un disegno coerente, senza alcun dubbio: il contratto di lavoro dipendente da un lato, le partite Iva dall’altro, i voucher o il lavoro a chiamata a svolgere una funzione di chiusura del mercato, a ricomprendere le prestazioni di minore entità.

Tutto chiaro, con un problema. Dispettoso, il cambiamento disturba i sonni del regolatore benevolo, incrina la tenuta dei suoi disegni razionali, introduce granelli di sabbia negli ingranaggi.

La riduzione dei costi di scambio ed elaborazione delle informazioni continuerà a trasformare l’industria e i servizi. Già oggi, l’Internet delle cose e le nuove piattaforme informatiche, da quelle più note come Uber e Airbnb a quelle meno visibili al grande pubblico come GrabCad nel design industriale, ridefiniscono le funzioni e le allontanano dai modelli di organizzazione gerarchica del lavoro che hanno segnato le relazioni con il capitale in tutto il Novecento.

Rapidamente, si è diffusa un’ampia varietà di rapporti e di percorsi di carriera non continuativi e non esclusivi, plasmati attorno alle competenze, all’iniziativa e alle capacità degli individui.

Siamo entrati in un’era di «padroncini» 4.0? Di certo, monogamia, carriere interne, dominanza del lavoro dipendente, saranno sempre meno «la norma».

Per i giovani, più direttamente toccati da queste trasformazioni, vi è un ulteriore punto critico, posizionato nel bel mezzo dello snodo tra lavoro e welfare.

Con quale coerenza possiamo chiedere ai lavoratori di domani di esser pronti a sfoderare responsabilità e iniziativa e, allo stesso tempo, imporre loro un contratto dominante e un welfare incentrato sulla contribuzione obbligatoria al pilastro pensionistico pubblico, a mamma Inps? Due vincoli, quello del contratto e quello della pensione pubblica, che promettono sicurezza ma, nei fatti, ritardano l’ingresso al lavoro e restringono le libertà di scelta.

Vista da questa prospettiva, oltre che per l’insostenibilità di un sistema pensionistico finanziato per intero a ripartizione, la riduzione del cuneo contributivo ha un senso solo se può essere per sempre, se può accompagnare tutta la vita lavorativa e tutte le forme contrattuali.

Perché possa produrre un risultato, la riduzione deve essere di almeno 10 punti, e valere al di sotto di una certa soglia anagrafica, ad esempio per tutti coloro che oggi hanno meno di 23 anni, indipendentemente dalla natura dei rapporti di lavoro.

Vi sarebbe finalmente la possibilità, non solo per i dirigenti e i professionisti, di costruirsi, con il lavoro, un fondo pensione capace d’integrare un assegno che, da solo, sarebbe destinato a riservare sorprese amare.

Accanto alle tutele, va affermato il binomio tra responsabilità e libertà di scelta degli individui, nella scrittura dei contratti e nella gestione del risparmio.

Diversamente, rimarremo prigionieri dell’attrazione fatale tra due fronti che, divisi dall’ideologia, condividono l’illusione che, in fondo, sarà la realtà a doversi adattare ai mirabili punti di equilibrio raggiunti dalla concertazione.

vivicentro.it/editoriale
vivicentro/Pressing di Renzi sulla manovra
lastampa/Nuovi lavori con regole d’altri tempi FABIO PAMMOLLI

Omicidio Morganti: i Carabinieri di Alatri hanno fermato due persone, M.C. e P.P.

Nel corso della nottata, i Carabinieri della Compagnia di Alatri, hanno eseguito, in riferimento all’omicidio di MORGANTI Emanuele, il fermo d’indiziato di delitto nei confronti di due persone.

Emanuele Morganti è morto a vent’anni per difendere la fidanzata. «Con Emanuele, dentro il locale, c’era la fidanzata e poco distante un albanese – scrive Nicoletta Fini sul quotidiano Ciociaria Editoriale Oggi. Avevano ordinato da bere. Il barista avrebbe messo sul bancone un cocktail. Quel bicchiere lo avrebbe preso subito Emanuele, pensando che fosse per lui, inconsapevole che gli sarebbe costato la vita. Quel gesto, infatti, ha scatenato l’ira dello straniero. All’interno del circolo la prima discussione, sfociata poi all’esterno con il drammatico epilogo», con il massacro del giovane a pugni, calci e sprangate operato da un branco, in una lotta impari. E, cosa ancora più grave, tra i suoi assassini – questa è la pista degli inquirenti – ci sarebbero anche i 4 buttafuori del club.

LEGGI ANCHE: Il dolore del fratello di Emanuele: ”Solo uno l’ha difeso …. è stata cattiveria gratuita”

L’ultimo aggiornamento è che, nel corso della nottata, i Carabinieri della Compagnia di Alatri, hanno eseguito alcuni fermi. Si tratta di Mario Castagnacci, ritenuto l’esecutore materiale del pestaggio, e Paolo Palmisani. I dettagli saranno resi noti nel corso della conferenza stampa, presieduta dal Procuratore Capo della Repubblica di Frosinone, che si terrà presso il Comando Provinciale alle ore 11.00 odierne.

Cronologia di una tragedia

  • Venerdì 24 marzo, ore 23 – Emanuele e la fidanzata Ketty arrivano al Mirò Music Club in piazza Regina Margherita, nel centro storico di Alatri, in provincia di Frosinone.
  • Sabato 25 marzo, ore 2 – Emanuele è al bancone del bar del locale quando un ragazzo albanese inizia a importunare la sua ragazza. Scoppia un diverbio. Gli addetti alla sicurezza portano Emanuele fuori dal locale.
    • Il massacro: un gruppo di persone, tra cui anche i buttafuori, si accanisce contro Emanuele con calci e pugni. Il ragazzo è inerme, ma per il branco non è abbastanza: qualcuno prende una spranga di ferro (o una chiave inglese, secondo altre testimonianze) e lo colpisce più volte alla testa.
    • Il ragazzo viene immediatamente trasportato prima all’ospedale San Benedetto di Alatri e poi trasferito d’urgenza al Policlinico Umberto I di Roma. Le condizioni sono gravissime: Emanuele presenta fratture cervicali, cranio sfondato ed emorragia cerebrale.
    • Nel frattempo, la stessa notte, la polizia interroga in caserma una ventina di persone.
  • Domenica 26 marzo, ore 15 – Emanuele lotta tra la vita e la morte. A nulla servono le operazioni cui è stato sottoposto: i genitori danno il consenso per l’espianto degli organi, il suo cuore smette di battere. 
  • Domenica 26 marzo, pomeriggio – Nove persone vengono interrogate dai carabinieri
  • Lunedì 27 marzo, ore 9 – La notizia è ufficiale: sono nove le persone iscritte nel registro degli indagati dalla Procura di Frosinone per la morte di Emanuele Morganti. Un gruppo misto composto da tre buttafuori italiani e uno albanese cinque giovani del posto. L’accusa per tutti è di omicidio volontario e concorso in omicidio.
  • Il locale è sotto sequestro.

Zamparini avverte: “Dybala? Potrà diventare come Messi”

Zamparini avverte: “Dybala? Potrà diventare come Messi”

Ai microfoni di Radio Kiss Kiss Italia, è intervenuto l’ex presidente del Palermo Zamparini, il quale ha dichiarato: “Non avevo più entusiasmo al Palermo, magari potrei ripartire dai dilettanti con un nuovo progetto se dovessi sentire enorme nostalgia. Dybala deve giocare un altro paio d’anni alla Juventus per arrivare al 100% e raggiungere il livelo di Messi, cosa che può fare. Rimpianti? Non ne ho nessuno, ogni esperienza mi ha lasciato qualcosa. La Juventus è la squadra più forte, per le sue seconde linee e per la grande abitudine a vincere ogni partita”. 

Aurelio De Laurentis, la giornata al Senato: incontro con Giorgio Napolitano

Aurelio De Laurentis, la giornata al Senato: incontro con Giorgio Napolitano

Il Presidente Aurelio De Laurentiis ha partecipato, in qualita’ di ospite d’onore, alla cerimonia di  inaugurazione delle celebrazioni per il bicentenario della nascita di Francesco De Sanctis (1817-2017) che si e’ tenuta questo pomeriggio presso il Senato della Repubblica. Storico della letteratura, napoletano, scrittore e docente universitario, Francesco De Sanctis fu anche deputato e primo ministro della Pubblica Istruzione nei governi guidati da Cavour e Ricasoli.

De Laurentiis ha incontrato, tra gli altri, il Presidente Emerito della Repubblica Giorgio Napolitano, il Presidente del Senato Pietro Grasso e il Ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli.

De Sanctis e’ stato un pilastro della storiografia della letteratura italiana e un grande ministro dell’Istruzione. “Un napoletano di cui essere fieri” ha detto De Laurentiis. Molti gli studenti presenti con i quali De Laurentiis si e’ intrattenuto a lungo. Il Presidente ha invitato allo stadio San Paolo, in occasione di Napoli-Juventus, il Presidente della Fondazione, Francesco De Sanctis.

Fonte: SSC NAPOLI

Juventus, Di Lello dell’antimafia: “Incontro Agnelli-Dominello fatto innegabile”

Juventus, Di Lello dell’antimafia: “Incontro Agnelli-Dominello fatto innegabile”

Ai microfoni di radio Kiss Kiss Italia, è intervenuto il segretario della commissione parlamentare dell’antimafia Marco Di Lello, il quale ha dichiarato: “La Federcalcio reputa la vicenda grave visto che attraverso il suo procuratore ha deferito alcuni dirigenti bianconeri, mi sembra strano che il dg Michele Uva smentisca con la mano sinistra quello che fa con la mano destra. Il livello di attenzione mediatica che sta ricevendo quest’inchiesta sul calcio non ha eguali. Moggi parla di morte del calcio? Mi sembra un approccio singolare, prima identificava il calcio con sé stesso, ora con Agnelli. Intercettazioni? Abbiamo tutto il materiale probatorio, e riguardano il presidente bianconero e altri dirigenti del club. L’incontro Agnelli-Dominello è un fatto acclarato e innegabile”

Hysaj: “Io capitano dell’Albania? E’ un obiettivo, sarei felice”

Hysaj: “Io capitano dell’Albania? E’ un obiettivo, sarei felice”

Ai microfoni della stampa in conferenza, Hysaj, dal ritiro della sua nazionale, ha dichiarato: “E’ bello giocare in casa con uno stadio pieno di tifosi, credo che domani ci sarà questo clima. Gli albanesi amano la nazionale ci staranno vicino. Io domani capitano? E’ un obiettivo personale, sarebbe un piacere. Sarei felice! Continuerò a dare il massimo con l’Albania, faccio tanto per la mia squadra e continuerò a farlo. Bosnia? Ha ottimi giocatori come Dzeko, Pjanic, Lulic, Zukanovic, ci siamo informati e l’allenatore ci ha preparati per giocare contro di loro.”

Mazzola: “Sarri mi piace, il Napoli può mettere in difficoltà la Juventus”

Mazzola: “Sarri mi piace, il Napoli può mettere in difficoltà la Juventus”

Ai microfoni di Radio Punto Zero, è intervenuto Sandro Mazzola, stella della storia dell’Inter e del calcio italiano, il quale ha dichiarato: “La Juventus è capace di far tutto, nei secoli dei secoli le inventa tutte lei. In questo caso c’è una partita troppo importante contro il Napoli, dunque ci può stare il ritorno dei nazionali, ma averli sempre prima, però, mi sembra un po’ strano. Al San Paolo la Juve cercherà di giocar palla nella propria metà campo e poi ripartire in contropiede, ma il Napoli ha le qualità per mettere in difficoltà i bianconeri con la rapidità dei “piccoletti” in attacco. Insigne è bravo bravo, mi piace sempre: sa dribblare, inventare, è entrato del tutto nel clima Napoli. Quelli bravi, però, costano tanto. Sarri mi piace molto, sa entrare nella testa dei giocatori chiedendogli le cose giuste con garbo. La nazionale è il momento più importante di una carriera perché ogni calciatore rappresenta un paese intero, sta ai ct far capire questo ai proprio giocatori. L’Italia di Ventura mi piace, certo ci vorrà tempo per trovare il giusto equilibrio. Insigne esterno ci può stare, ha le caratteristiche per far bene in questo ruolo”.

Ugolini: “Il Napoli non ha bisogno di complimenti, ora solo conferme”

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Ugolini: “Il Napoli non ha bisogno di complimenti, ora solo conferme”

Ai microfoni di Radio Kiss Kiss Italia, è intervenuto il giornalista di Sky Massimo Ugolini, il quale ha dichiarato: “Quelle con la Juve sono due partite molto difficili, servirà un’importante gestione mentale da parte di entrambe le squadre. L’accesso alla finale di Coppa Italia forse ha qualcosa in più come valore, il Napoli ha bisogno di conferme, di risultati, non solo di complimenti”.

EDITORIALE – Juve Stabia, poca testa ma tanto cuore

La vittoria al Menti per la Juve Stabia sembra diventare un miraggio. Ad una prima parte di stagione in cui lo stadio di Via Cosenza era tornato ad essere un fortino praticamente inattaccabile, con nove vittorie dei gialloblù nei primi dieci incontri casalinghi, fa seguito un 2017 in cui il giocare al Romeo Menti è diventato quasi un incubo per le Vespe. La gara di ieri contro il Catanzaro si è assestata sullo stesso copione, con gli ospiti addirittura rammaricati a fine gara per non aver portato a casa l’intera posta in palio.

Quello che colpisce della Juve Stabia versione 2017 è la fragilità mentale che ormai alla prima difficoltà si insinua nella mente dei gialloblù fino a travolgerli completamente. Il copione è sempre lo stesso: si vedano le gare con Siracusa, Fondi, Reggina, Paganese ecc. Un po’ come le ciliegie, una insicurezza tira l’altra e fa si che una squadra che era a tratti devastante sia diventata fragile psicologicamente come una compagine che lotta per una risicata salvezza. La stessa, per il momento brevissima, gestione Carboni, pur potendo vantare quattro punti in due gare, ha evidenziato tutte le insicurezze della Juve Stabia.

A Cosenza è bastata la rete dell’ex Baclet a far sprofondare le Vespe nei proprio dubbi, con i calabresi arrivati ad un passo dal clamoroso 3 – 3. Solo Turbo Lisi ha poi ristabilito le distanze permettendo di vivere gli ultimi minuti di gara senza cuore in gola.
Contro il Catanzaro sembrava che il solito copione fosse stato strappato dal gol immediato di Paponi, ancora innescato da un meraviglioso Lisi, ma non è stato così.
La amnesie difensive di Santacroce e compagni hanno permesso al Catanzaro di arrivare al facile pareggio; da quel momento in poi, nonostante i riflettori del Menti accesi poco dopo, la Juve Stabia ha spento la propria luce finendo col farsi superare da una squadra che occupa le ultime posizioni della graduatoria. Tutte le insicurezze sono venute a galla, le paure dei gialloblù si sono fatte più forti che mai, paralizzando le idee perfino del metronomo, Capitan Capodaglio.

In mancanza del fattore mentale, però, le Vespe si sono affidate al cuore; si dice che mettendoci il cuore non si sbaglia mai in quello che si fa e per la Juve Stabia così è stato. I vari Lisi, Matute, Marotta e Cancellotti hanno spinto quasi fisicamente i compagni verso la porta del Catanzaro, aumentando una pressione poi diventata fortissima. Proprio Cancellotti a tempo quasi scaduto ha avuto il coraggio di tentare e di riuscire in una accelerazione da urlo, conclusa col cross in area stoppato dalla mano di Patti.

Dopo una partita del genere, ed in attesa di una sicurezza mentale da acquisire quanto prima, diventa imprescindibile affidarsi al cuore, quello mostrato ieri in campo.
Lo stesso cuore che i tifosi hanno apprezzato, applaudendo la squadra a fine gara.
Se la testa dei gialloblù al momento fa registrare qualche battuta a vuoto, il loro cuore è caldissimo ed è l’elemento da buttare sempre in campo, nelle prossime settimane così come nei play off.

Raffaele Izzo

Napoli Comicon 2017, in arrivo il teaser con tre star del fumetto

Napoli Comicon 2017
Napoli Comicon 2017

Napoli Comicon 2017 è alle porte. Il XIX Salone Internazionale del Fumetto si terrà dal 28 aprile al 1 maggio nell’ormai consueta sede della Mostra d’Oltremare. Tema di quest’anno sarà il rapporto tra il fumetto e il web. L’attesa è alle stelle e gli abbonamenti sono già esauriti, mentre restano in vendita i tagliandi per i singoli giorni. È di queste ore la notizia, pubblicata sulla pagina ufficiale facebook del Comicon, che il teaser ufficiale della manifestazione avrà come protagonisti tre grandi artisti: Milo Manara, già magister dell’edizione 2015, Zerocalcare, in corsa per i premi “Micheluzzi” 2017 con la sua “Kobane Calling”, e per finire Giacomo Bevilacqua, ideatore e creatore della serie di successo “A Panda piace”. Occhi puntati quindi sul canale YouTube del Comicon https://www.youtube.com/channel/UC5YqKYELfrXece8QvtaS1Kw, che pubblicherà nelle prossime ore il video.

Bagnoli, Falco: saccheggio opere è beffa dopo danno

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Il presidente Confapi: «Puntare su pubblico-privato per rilanciare area»

NAPOLI  «Il saccheggio delle opere di Bagnoli è la beffa che si aggiunge al danno di avere un rione da vent’anni fermo in attesa di una riqualificazione che pare non arrivare mai».

Lo ha detto Gianpiero Falco, presidente Confapi Napoli.

«I mancati collaudi e il rischio di dover restituire all’Europa 100 milioni di euro di finanziamenti – aggiunge – sono il segno della difficoltà, da parte del pubblico, di portare avanti progetti che impongono una presenza e una continuità di intervento costanti».

«Bagnoli e l’area flegrea possono rappresentare un perfetto campo d’applicazione per strategie di investimento pubblico-privato – continua Falco –. Penso, ad esempio, al project financing che consente di coniugare trasparenza e meritocrazia, perché solo i progetti migliori sopravvivono alla selezione, e di creare un effetto moltiplicatore per il territorio».

«Il modello a cui guardiamo è quello di Pomigliano d’Arco dove la convergenza degli obiettivi della parte pubblica e di quella privata – sottolinea il presidente Confapi – sta dando vita, pur se tra non poche difficoltà, a un piano di investimenti su 60mila metri quadrati antistanti gli stabilimenti Fiat dove troveranno spazio un centro commerciale, un incubatore d’imprese, parcheggi e il nuovo comando gruppo dei carabinieri oggi di stanza a Castello di Cisterna».

«A Bagnoli potremmo sperimentare un progetto simile – conclude Falco –. Confapi Napoli si propone come advisor per gli Enti locali che intendono puntare sul project financing e sugli altri strumenti di partenariato pubblico-privato offerti dalla normativa come il contratto di disponibilità, il baratto amministrativo, la locazione finanziaria di opere pubbliche o di opere di pubblica utilità. Abbiamo l’esperienza, il know how e le capacità per coordinare e assistere queste progettualità».

Teatro Sociale di Brescia, ”Il mio nome è nessuno. L’ ULISSE”

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TEATRO SOCIALE
Via Felice Cavallotti, 20 – Brescia
RASSEGNA ALTRI PERCORSI
DA MARTEDI’ 28 a GIOVEDI’ 30 MARZO 2017 (ore 20.30)
Sicilia Teatro presenta
Sebastiano Lo Monaco in
Il mio nome è nessuno
L’ULISSE
di Valerio Massimo Manfredi
adattamento e drammaturgia del testo Francesco Niccolini
regia di Alessio Pizzech
scene Antonio Panzuto – costumi Cristina Da Rold
musiche originali Dario Arcidiacono – Davide Summaria
disegno luci Nevio Cavina
con Maria Rosaria Carli,
e con Turi Moricca, Carlo Calderone
L’Orchestra Sax in Progress
del Conservatorio Perosi di Campobasso
Durata dello spettacolo: 1.40 (senza intervallo)

Da martedì 28 a giovedì 30 marzo 2017 alle ore 20.30 al Teatro Sociale di Brescia sarà in scena lo spettacolo Il mio nome è nessuno L’ ULISSE, di Valerio Massimo Manfredi, adattamento e drammaturgia testo di Francesco Niccolini, regia Alessio Pizzech, prodotto da Sicilia Teatro.

Lo spettacolo è interpretato da Sebastiano Lo Monaco, Maria Rosaria Carli e con Turi Moricca, Carlo Calderone, accompagnati dall’Orchestra Sax in Progress del Conservatorio Perosi di Campobasso.

Dagli scritti di Valerio Massimo Manfredi, Francesco Niccolini ricava una sceneggiatura teatrale che affonda le radici  nella tragedia classica e si dirama nel moderno teatro di narrazione. E’ Ulisse stesso che narra la sua storia  incrociandola con quella di dei olimpici, re e condottieri, soprattutto con i dieci interminabili anni della guerra di Troia, con Elena, Circe, Calypso, Nausicaa, Athena e poi con Achille e Patroclo ed alla fine con Penelope ed il figlio Telemaco.

Una sceneggiatura che punta al ripudio della guerra, ultima ratio per dirimere le questioni umane: è la parola l’arma con cui combattere, la guerra è irragionevole, è inumana. Un Ulisse contemporaneo, amante del  ragionamento e della giustizia.

La regia di Alessio Pizzech, rappresenta il lungo viaggio tra poesia, disperazione ed erotismo di un uomo che ama farsi chiamare Nessuno ed alla semplicità della narrazione si aggiunge un tocco di utopia con i vari personaggi che si confrontano con Ulisse e che sono spesso quasi fantasmi. La pièce è accompagnata dall’orchestra di ottoni Sax in Progress che ravvivano alcuni passaggi con musiche a volte ritmate e arricchiscono la rappresentazione.

Lo spettacolo rientra nella Rassegna IMPRONTE TEATRALI, rassegna teatrale a carattere multidisciplinare inserita nel progetto Circuiti Lombardia Spettacolo dal vivo, promossa dalla Regione Lombardia a sostegno del sistema teatrale lombardo, dell’innovazione dei linguaggi teatrali e della contaminazione di diverse forme di spettacolo.

La stagione di Prosa 2016/2017 è realizzata grazie al sostegno del Gruppo A2A, e della Fondazione ASM Gruppo A2A  di Brescia.

Vendita biglietti singoli:

TEATRO SOCIALE

I biglietti sono in prevendita alla biglietteria del Teatro Sociale in orario della stessa.

Via Felice Cavallotti, 20 – Brescia

Biglietteria tel. 030 2808600 biglietteria@centroteatralebresciano.it

PUNTO VENDITA CTB

È possibile acquistare i biglietti al nuovo punto vendita nella sede del CTB in Piazza della Loggia, 6 – dal martedì al

venerdì dalle ore 10.00 alle 13.00 (esclusi i sabato e festivi ) -Tel. 030 2928609

ON-LINE in tutti i punti vendita del circuito Vivaticket.it

LIBRERIA SERRA TARANTOLA

Via F.lli Porcellaga, 4 – Brescia · Tel. 030290171

Orari: 9.15 – 12.15 /15.30 – 19.00 (lunedì mattina e domenica chiuso)

Prezzo dei biglietti singoli:

Platea Intero € 27,00 – Ridotto gruppi 24,00 – Ridotto speciale 19,00

Galleria centrale Intero € 19,00 – Ridotto gruppi 17,00 – Ridotto speciale € 14,00

Galleria laterale Intero € 13,00 – Ridotto Gruppi € 12,00 – Ridotto speciale € 11,00

INFO: CTB Centro Teatrale Bresciano

Piazza della Loggia, 6 – 25121 Brescia – tel. 030 2928617 – fax 030 2928619

(dalle ore 9.00 alle 12.30 e dalle ore 15.00 alle ore 17.30)

e-mail: info@centroteatralebresciano.it – www.centroteatralebresciano.it

Rai – Il Napoli ha fatto un tentativo per Chiesa, la Fiorentina non vuole cederlo in estate

Quello di Federico Chiesa è un profilo che piace, e non poco, a Cristiano Giuntoli e al tecnico Maurizio Sarri. Il Napoli, alla ricerca di un esterno offensivo da alternare a Callejon, ha provato a fare un tentativo per classe ’97 di proprietà della Fiorentina. Contatti con il club viole e il papà ci sono stati in seguito alla gara del Franchi pareggiata dagli azzurri. Almeno quest’ anno il ragazzo non dovrebbe muoversi da Firenze, presto potrebbe arrivare anche il rinnovo di contratto. Lo ha rivelato Ciro Venerato, giornalista RAI esperto di calciomercato, ai microfoni di Radio Crc.

Rai – Il Napoli tenta l’ affondo per Castillejo: offerti 20 milioni al Villarreal

Ciro Venerato, giornalista di Rai Sport ed esperto di calciomercato, è intervenuto ai microfoni di Radio Crc nel corso di ‘Si Gonfia la Rete’. Ecco quanto evidenziato:

 

“Il Napoli è alla ricerca di un esterno offensivo e non nasconde l’ interesse per Samu Castillejo. Il suo profilo convince tutti, una prima offerta di 20 milioni è stata rispedita al mittente. Il Villarreal lo valuta almeno il doppio considerando la concorrenza di tanti altri top club”.