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François Fillon, candidato della destra repubblicana, annuncia: ”Vado avanti, la gente è con me”

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Il candidato della destra repubblicana François Fillon, accusato di impieghi fittizi per moglie e figli, raduna migliaia di persone a Parigi e annuncia: «Vado avanti, la gente è con me». Intanto stasera i leader di Francia, Italia, Germania e Spagna saranno a Versailles per un vertice ma, come spiega Stefano Stefanini, «non saranno tanto le riunioni quanto le elezioni in arrivo a determinare il futuro dell’Ue» ed il presidente francese François Hollande, nell’intervista a Marco Zatterin,  ha già espresso il suo parere sul futuro dell’Europa e spiega che «l’Unione deve andare a più velocità oppure sarà la fine» ed afferma che il rilancio della Ue può partire dal summit di Roma per i 60 anni dei Trattati, in particolare «dalla Difesa»

Fillon, prova di forza in piazza: “Vado avanti, la gente è con me”

In migliaia per il candidato della destra: nessuno può dirmi cosa fare. Oggi vertice dei Repubblicani. Juppé pronto a sfilarsi dalla corsa

PARIGI – «Vivere è non rassegnarsi mai»: solo contro tutti nell’avversità, François Fillon, il candidato della Destra travolto dal PenelopeGate, l’accusa di impieghi fittizi a moglie e figli, denuncia una «rapina democratica» e tira avanti da solo, anche a costo di rompere con i suoi. «Nessun ha il potere di togliermi la candidatura, e in ogni caso la risposta è no, non mi ritiro», avverte al tg delle 20 di France 2, dopo che nel pomeriggio è riuscito a portare migliaia di sostenitori in piazza a Parigi. Un’ultima disperata prova di forza prima del cruciale vertice dei Républicains che oggi si riunisce per decidere sul da farsi a meno di due mesi dal voto. Situazione ancora più intricata se come ha scritto ieri in tarda serata «L’Obs» Juppè oggi dirà di «non essere disponibile» a correre per l’Eliseo.

Ieri, nel centro-destra sono continuate le trattative per organizzare una possibile «uscita di scena dignitosa» di Fillon. Lui, che conquistò l’investitura nelle primarie, non ci sta. «Non mi ritiro. Ogni altra candidatura improvvisata condurrebbe al fallimento del centrodestra», avverte. Per i neogollisti la situazione non appare brillante nemmeno nell’attuale configurazione. Secondo un ultimo sondaggio Sofres per «Le Figaro», Fillon crolla al 17% delle intenzioni di voto al primo turno del 23 aprile. Il leader di En Marche, Emmanuel Macron, è al 25% a un punto da Marine Le Pen (26%). Il sondaggio esamina pure l’ipotesi della candidatura di Juppé al posto di Fillon: passerebbe al ballottaggio con il 24,5% dietro a Le Pen (27%), eliminato Macron con il 20%. Scaricato da duecento alleati, addirittura dal direttore della sua campagna elettorale Patrick Stefanini, dopo la convocazione dai giudici il 15 marzo, Fillon è comunque riuscito nella scommessa di riempire la Place du Trocadéro. «Erano duecentomila», esulta in tv. «Non più di 40.000», dice la questura.

Dal palco lui ha fatto subito mea culpa. «Vi devo delle scuse, anche quelle di dover difendere me stesso e mia moglie mentre l’essenziale è difendere il nostro Paese». Tutto intorno migliaia di bandiere bleu-blanc-rouge distribuite gratis a chiunque accedesse alla piazza presidiata dalla Gendarmerie. Nell’incessante apri e chiudi degli ombrelli, la folla – tantissimi i militanti della Manif Pour tous, le associazioni anti-nozze gay – lo osanna mentre lui cita i grandi della Patria, Camus, Voltaire, il Gavroche dei Miserabili che si «rialza sempre». Travolto dall’acquazzone arringa la folla: «Un giorno la giustizia mi riconoscerà innocente e allora i miei accusatori proveranno vergogna, ma sarà troppo tardi».

Poi chiede a tutti di andare avanti, come gli ha chiesto anche la moglie Penelope, al suo fianco, e che ha parlato per la prima volta in un’intervista al Journal du Dimanche. Lavorava realmente in cambio dello stipendio da assistente parlamentare che le passava il marito? «Mi occupavo della corrispondenza insieme con la segretaria, preparavo per lui appunti e schede. Gli facevo anche una specie di rassegna stampa». E intanto su Place de la République andava in scena un’altra manifestazione, con migliaia di militanti schierati in contro Fillon.

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vivicentro/François Fillon, candidato della destra repubblicana, annuncia: ”Vado avanti, la gente è con me”
lastampa/Fillon, prova di forza in piazza: “Vado avanti, la gente è con me” PAOLO LEVI – PARIGI

Versailles: stasera vertice Francia, Italia, Germania e Spagna

Stasera i leader di Francia, Italia, Germania e Spagna saranno a Versailles per un vertice ma, come spiega Stefano Stefanini, «non saranno tanto le riunioni quanto le elezioni in arrivo a determinare il futuro dell’Ue». Intanto il presidente francese François Hollande, nell’intervista a Marco Zatterin,  parla del futuro dell’Europa e spiega che «l’Unione deve andare a più velocità oppure sarà la fine» ed afferma che il rilancio della Ue può partire dal summit di Roma per i 60 anni dei Trattati, in particolare «dalla Difesa», e il candidato della destra repubblicana François Fillon, accusato di impieghi fittizi per moglie e figli, raduna migliaia di persone a Parigi e annuncia: «Vado avanti, la gente è con me».

L’Unione verso le Idi di marzo

A Versailles l’Europa è stata nella polvere e sull’altare. Dobbiamo sperare nel secondo quando, stasera, i leader di Francia, Italia, Spagna e Germania s’incontreranno per serrare le file dell’Unione Europea. È il primo appuntamento di un calendario serrato. Non saranno tanto le riunioni quanto le elezioni in arrivo (Olanda, Francia, Germania, Italia) a determinare il futuro dell’Ue. Alla fine le spinte decisive verranno dalla crescita economica e dalla tenuta dell’euro. Sono i leader però che decidono le risposte alle sfide e conquistano, o perdono, la fiducia della gente. Evitiamo di dare sempre la colpa alle urne.

L’Ue ha conosciuto la crisi del debito sovrano europeo nel 2010-2011; del debito greco nel 2015; dell’immigrazione e del terrorismo nel 2015-2016. Nel gestirle (non superarle – sono ancora con noi) innestava la marcia d’emergenza. Lo si avvertiva non fosse altro che dagli interminabili Consigli notturni. È ancora presente questo senso d’urgenza? Sarebbe il caso lo fosse. In queste, annunciatissime, Idi di marzo si giocano le sorti dell’Unione.

La vittoria di una Presidente francese che dichiara apertamente di volere l’uscita di Parigi, via referendum, le darebbe un colpo di grazia. A differenza di molti anti-europeisti nostrani, maestri nell’equivocità, tutto si può rimproverare a Marine Le Pen, ma non di nascondere le convinzioni. Con lei all’Eliseo verrebbe meno il substrato d’intesa politica su cui poggia l’integrazione europea, con o senza referendum sulla formale uscita. Game over.

Indipendentemente da una Presidente Le Pen, l’Ue è comunque a un tornante della sua storia. Il punto di svolta è stato piantato da Brexit. L’uscita di Londra è ormai, purtroppo, un dato di fatto. La materia del contendere nella separazione sarà enorme e le conseguenze pesanti (come scriveva su queste colonne Francesco Guerrera), ma non si torna indietro. Il vero problema non è il Regno Unito, ma quello a cui il Regno Unito volta le spalle, cioè noi che rimaniamo. Che effetti avrà Brexit sul resto dell’Unione? Ne innesca la disgregazione o spinge a rimanere insieme?

I quattro che si riuniscono oggi a Versailles non hanno dubbi che l’Ue deve assolutamente tenere, con la formula pragmatica delle «più velocità». Non sono una novità, esistono già. Il padrone di casa, François Hollande, illustra abbondantemente i motivi del rimanere insieme. Fra gli altri: l’Ue è alle prese con l’ostilità di Mosca e con le scarse simpatie della nuova amministrazione americana. Dopo Versailles, toccherà a Bruxelles e poi a Roma. Fra tre giorni, al Consiglio europeo del 9 marzo, bisognerà convincere tutti gli altri. E poi la concordia andrà tradotta in voglia di rilancio con la dichiarazione per il 60° anniversario del Trattato di Roma, che l’Italia ospita il 25 marzo.

Non sarà facile. La risposta uniforme dei 27 al referendum del 23 giugno non deve ingannare. E’ difensiva e animata prevalentemente da un sano spirito di difesa degli interessi nazionali. L’unità è più apparente che reale; inesistente sul futuro dell’Ue. Per accontentare tutti, il Libro Bianco della Commissione ha sventagliato ben cinque scenari sul futuro dell’Ue; ognuno scelga quale preferisce. Un’Ue à la carte può essere un buon espediente tattico e un esercizio di consenso. Non dice però dove vada l’Unione. Cinque direzioni sono quattro di troppo.

La palla passa ora agli Stati. L’Italia, terzo Paese dell’Ue a 27, gioca un ruolo di cerniera nelle celebrazioni del 25 marzo, insieme alla Presidenza di turno maltese. Il tempo stringe. A fine marzo, al più tardi, arriverà la lettera di Theresa May che chiede l’uscita dall’Ue ai sensi dell’articolo 50 del Trattato di Lisbona. O i 27 si fanno trovare uniti – non solo sulle procedure – o il difficile negoziato con Londra, quand’anche un successo nel far pagare ai britannici un conto salato, sarà il catalizzatore di altre spinte centrifughe. Ci sono Paesi Ue che hanno già detto «Brexit è un’opportunità».

I 27 non possono solo difendersi. Serve la voglia di ripartire. Con più realismo, con i piedi per terra, ma con una visione unitaria del nostro futuro europeo. Theresa May ha detto di voler fare di Brexit un successo per il Regno Unito. Buona fortuna. L’Ue che resta non deve essere da meno.

vivicentro.it/opinione
vivicentro/Versailles: stasera vertice Francia, Italia, Germania e Spagna
lastampa/L’Unione verso le Idi di marzo STEFANO STEFANINI

Mostra di Oscar Di Prata a Lograto (BS): ”Tra i drammi e le utopie del Novecento”

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La mostra in omaggio a Oscar Di Prata nasce da un sogno  e da un grappolo di disponibilità generose che sono rappresentate, prima di tutto, dall’Amministrazione comunale di Lograto e, in particolare, dal sindaco Gianandrea Telò e dal vicesindaco, assessore alla cultura, Valeria Belli, che mi hanno invitato a curare questa  mostra all’interno del percorso artistico sull’arte contemporanea  mettendo a disposizione un’ambientazione prestigiosa. Mi sono stati di incoraggiamento anche l’entusiasmo e la preziosa collaborazione di alcuni collezionisti che hanno offerto in prestito le loro opere al fine di consentire un itinerario rivelatore delle diverse fasi creative e stilistiche espresse dall’artista.

Il sogno è subito narrato. Qualche tempo fa sognai l’amico Oscar. Percorrevo la strada che conduceva alla sua abitazione sulle pendici della Maddalena. Mi apparivano subito  la recinzione e il cancellino dipinti d’azzurro che segnano il confine del suo giardino. Attraversavo il piccolo parco denso di cinguettii, salivo i gradini che conducono all’ingresso della sua abitazione ed entravo in casa. Ed ecco venirmi incontro  Eros, la sposa dell’artista, che, con un sorriso, mi diceva come al solito: “E’ di sopra, sta dipingendo, ti aspetta”. Salivo le scale ed eccomi nello studio dell’artista. Oscar era al cavalletto e stava dipingendo. Il pennello che impugnava correva lievemente sulla tela accarezzandola. La luce estenuata del tramonto, entrando dalle numerose finestre, irrorava la sua figura avvolgendola. Mentre lo osservavo dicevo tra me e me: “Ma come è possibile? Ero convinto che fosse morto, ero andato al suo funerale e in chiesa avevo anche pronunciato il saluto commemorativo di commiato, com’è possibile che, invece, sia qui e stia dipingendo!? Eppure è qui, la realtà è questa- mi dicevo. Sono stato sciocco a credere che fosse morto e non tornare a fargli visita in tutti questi anni.

In realtà, il mio colloquio con lui non si è mai interrotto perché lo sento sempre accanto in un bisogno di cuore e in un giacimento di presagi. E neppure il mio lavoro di studio e di esplorazione della sua vita nell’arte non è mai stato sospeso, come testimoniano le numerose pubblicazioni e saggi che gli ho dedicato

Del resto, il tempo, nel suo incessante scorrere, non riesce a sommergere nell’oblio la memoria di coloro che abbiamo amato. E i ricordi  non possono che affiorare continuamente dall’emozione che scaturisce da un orizzonte di antica amicizia. E, a maggior ragione, quando il rapporto d’affetto si è ancorato in profondità alimentandosi di riflessioni e  ricerche di senso che legano la creatività all’esistenza, l’arte alla vita, il sogno alla realtà, le cromie alle parole. 

Il sogno mi ha anche ricordato che  Oscar  aborriva il termine “morte, al suo posto prediligeva “trapasso perché implica la continuazione della vita lungo un differente percorso successivo al decesso della cui esistenza era convinto, illuminato da una fede intensa e vissuta anche  attraverso l’empito artistico, come testimoniano i numerosissimi affreschi, cartoni per mosaici e vetrate realizzati in santuari, chiese, santelle ed edicole, canoniche, oratori e ambienti privati

Altrettanto imponente è stata la sua produzione pittorica di dipinti che ha realizzato persino durante la sua prigionia in India, alle pendici dell’Himalaya, dopo essere caduto prigioniero degli Inglesi, a seguito di aspri combattimenti, nel deserto della Sirte nella seconda metà del 1941.

Il pittore Oscar di Prata con la sua attività creativa ha attraversato tutto il secolo scorso costituendo un prezioso ed imprescindibile riferimento non solo per il mondo artistico, ma anche per la società in generale per la tensione morale delle sue opere ed i valori che testimoniava nella vita di tutti i giorni: mitezza, bontà, accettazione e ascolto dell’altro, fede nel trascendente.

Con la sua pittura ha esplorato in profondità sentimenti ed emozioni in cui il gusto estetico si è condensato e raggrumato in valore morale.  La problematica condizione dell’uomo è stata narrata con empito gestuale attraverso ritmi compositivi aperti ai più diversi versanti artistici, reinterpretati in modo originale con autentica libertà creativa. Le sue riflessioni pittoriche continuano a mantenere viva attualità sia come la denuncia del ghigno del potere quando diviene prevaricante sul debole e l’oppresso che come solidale abbraccio pietoso del ferito, dell’oltraggiato vittima del sopruso e della violenza. E, nel contempo, appare emergere  inesplicabile l’atmosfera di misericordia nella stretta compassionevole che cinge sia la vittima incolpevole che il carnefice che non sa quello che fa, altrimenti non lo farebbe. 

Nelle sue tele, spesso, si ha la sensazione di trovarsi di fronte all’immenso che ci avvolge. Il pittore, diceva in sintesi, si sente investito da questo “immenso che ci avvolge” e cerca di esprimerlo riportandolo attraverso l’immagine. E l’immenso lo si può percepire ovunque perché è costituito da tutte quelle suggestioni che permettono di intravedere il mistero. Per Oscar di Prata la sensazione dell’immenso scaturiva continuamente dal ricordo  del deserto dove ha vissuto l’esperienza tragica della seconda guerra mondiale; un deserto inteso non soltanto come luogo geografico, ma soprattutto come evento interiore. E forse, anche per questo, le sue opere trasmettono profonda emozione. I suoi dipinti sono testimonianza della sua autenticità di uomo e di artista perché se si cercano i rapporti misteriosi che  legano tra di loro le cose e le situazioni, che si intrecciano con le sensazioni che si provano, la prima regola è essere se stessi. Ed ecco i suoi dipinti come luogo dove trovare il cuore delle cose, ma soprattutto il cuore dell’uomo nel mistero in cui è avvolto. 

La mostra si apre con un autoritratto degli anni Trenta e si chiude con alcune tele dipinte agli inizi del Duemila quando la figurazione tende a trasformarsi in soave canto cromatico, forse nel presagio dell’oltre. Si tratta di una quarantina di opere che, pur nell’esiguità del numero rispetto alla vasta produzione dell’artista, rappresentano un compendio, uno spiraglio che consente di affacciarsi sulla complessità della sua attività artistica.

Nel passato la critica ne ha indicato le ascendenze artistiche anche in Francisco José de Goya y Lucientes per la tragicità soprattutto delle fucilazioni, Marc Chagall per la lirica fantasiosità, Mario Sironi per la forza espressiva Georges Henri Rouault per il suo mettere al centro la figura umana costruita con pennellate vibranti d’empito espressionista. Ma se ne potrebbero citare molti altri come, ad esempio, Jean Louis André Théodore Géricault dal quale molto probabilmente è stato influenzato per i suoi dipinti avente per soggetto le  zattere colme di naufraghi tra i flutti del mare della storia.

I molteplici riferimenti citati, ma ne esistono numerosi altri, testimoniano come Oscar Di Prata sia  stato un uomo di vasta cultura che ha narrato gli umori, le preoccupazioni, le utopie e i drammi del Novecento vivendoli intimamente, mentre coniugava creativamente arte ed umanità con speranza perché i valori positivi possono essere offuscati, ma non sconfitti

La sua pittura continuerà a parlare al cuore dell’uomo.

 Giovanni Quaresmini

Hollande sul rilancio dell’Ue: ”l’Unione deve andare a più velocità oppure sarà la fine”

Il presidente francese François Hollande parla del futuro dell’Europa e spiega che «l’Unione deve andare a più velocità oppure sarà la fine». Nell’intervista a Marco Zatterin afferma che il rilancio della Ue può partire dal summit di Roma per i 60 anni dei Trattati. Suggerisce in particolare di «ripartire dalla Difesa». Stasera i leader di Francia, Italia, Germania e Spagna saranno a Versailles per un vertice ma, come spiega Stefano Stefanini, «non saranno tanto le riunioni quanto le elezioni in arrivo a determinare il futuro dell’Ue». Intanto il candidato della destra repubblicana François Fillon, accusato di impieghi fittizi per moglie e figli, raduna migliaia di persone a Parigi e annuncia: «Vado avanti, la gente è con me».

Hollande: “Per non morire l’Europa deve essere a geometrie variabili”

Intervista al presidente francese: «Ci sono Paesi che impediscono agli altri di andare avanti. Così l’Unione si disgrega»

PARIGI – «L’Europa dei Ventisette non può più essere l’Unione uniforme a Ventisette», sentenzia François Hollande con voce grave. Molte cose sono cambiate, nella politica continentale e negli assetti globali, così «non si può più accettare che alcuni Paesi impediscano agli altri di andare avanti». Il presidente francese assicura che, «se vogliamo fare tutto, tutti insieme, rischiamo di non fare nulla», pertanto non resta che giocare la carta delle geometrie variabili. «Per molto tempo – ammette il leader socialista -, l’idea di un’Europa diversificata, con velocità differenti, ha suscitato resistenza: oggi è l’idea che si impone, sennò sarà l’Europa a esplodere».

Mancano poche settimane al «grande addio», ma nelle stanze dell’Eliseo non c’è affatto aria di trasloco. L’ordine dell’ufficio al primo piano di Hollande, che non parla del suo futuro è perfetto: ogni oggetto ha il suo posto e il suo senso, è un simbolo forte la tessera antica del partito socialista esposta su una mensola, come lo sono le vignette di Coco che si prendono (amabilmente) gioco del presidente. La stagione richiede coraggio, suggerisce autocritica e impone nuove scelte. I populisti sono alle porte e il primo cittadino della République invita l’Europa a darsi un’altra rivoluzione, partendo già da Roma il 25 marzo. Schiera la Francia col partito delle più velocità, con Germania e Italia. «O agiamo in modo diverso – confessa -, o non saremo più insieme».

Presidente, una vittoria di Marine Le Pen sarebbe un pericolo mortale per l’Europa?

«La minaccia esiste, l’estrema destra non è mai stata così forte da 30 anni. Ma la Francia non cederà. È consapevole che il voto determinerà non solo il destino del nostro Paese, ma anche l’avvenire della costruzione europea, perché – se per caso dovesse affermarsi – la candidata del Fn si impegnerebbe in un processo di uscita da Eurozona e Ue. È l’obiettivo dei populisti: lasciare l’Europa, isolarsi e immaginare un avvenire circondati da barriere e frontiere difesa da guardie armate. La mia ultima missione è fare il possibile perché la Francia non si faccia convincere da un simile progetto e non si carichi di questa pesante responsabilità».

L’Europa, che festeggia i 60 anni il 25 marzo, è in crisi.

«Si, ma non ho perso speranza. Voglio dare all’Europa l’immagine che merita: un progetto, una forza, una potenza. Gli europei chiedono che l’Europa li protegga, che difenda le frontiere, li assicuri dai rischi del terrorismo e conservi lo stile di vita, la cultura, la comunione di spiriti».

Per proteggersi, gli europei devono potersi difendere?

«La Difesa è un argomento scientemente evitato dai Trattati di Roma. Oggi l’Europa può invece rilanciarsi con la Difesa, per garantirsi la sicurezza, essere attiva a livello globale, cercare le soluzioni ai conflitti che la minacciano. Questa deve essere, in coerenza con l’impegno Nato, la nostra priorità».

Come funzionerebbe il raccordo con la Nato?

«L’Alleanza è necessaria e l’Europa della Difesa non la contraddice. La Nato si fonda sulla solidarietà: se un Paese è aggredito, gli altri lo assistono. Trump è parso esitare, ma poi ha ribadito il sostegno per discutere meglio la condivisione degli oneri. Ciò che conta, adesso, è l’affidabilità dei partner».

Trump accelera la costruzione d’una Difesa europea?

«Si! Ne eravamo persuasi anche prima della sua elezione, ma l’annuncio d’un disimpegno americano ha favorito una piena presa di coscienza. L’Europa deve evitare le posizioni di dipendenza. La consapevolezza c’è. Va tradotta in un migliore coordinamento delle politiche di Difesa e nell’integrazione delle forze».

Il Regno Unito ha un ruolo nell’Europa della Difesa?

«Non tutti gli stati dell’Ue sarebbero parte dell’Europa della Difesa. Propongo una cooperazione strutturata, per federare i Paesi che vogliono andare più lontano. Per quanto uscito dall’Ue, il Regno Unito dovrebbe associarci a questo progetto».

Ha invitato Germania, Italia e Spagna a Versailles. Come mai questo formato?

«Con la cancelliera Merkel ci consultiamo regolarmente prima dei vertici, è nell’interesse dell’Europa. Il sessantesimo dei Trattati si tiene a Roma, dunque è sembrato logico associare Italia e Spagna. Non si tratta di imporre le idee di quattro Paesi, bensì di far avanzare l’Europa con determinazione, con un impegno che vada al di là dei nostri mandati, nel momento in cui la Commissione presenta gli scenari per il futuro».

Il patto franco-tedesco non basta più?

«È indispensabile. Se non c’è fiducia fra Francia e Germania, l’Europa non avanza. Ma non è sufficiente. Quando con la signora Merkel troviamo un accordo, poi dobbiamo convincere gli altri».

L’hanno accusata di debolezza rispetto alla cancelliera.

«La Francia ha portato la Germania più lontano di dove aveva previsto. Sull’Unione bancaria e sulla Grecia, caso in cui abbiamo evidenziato quanto sarebbe costata l’uscita dall’Eurozona, e loro ne hanno tenuto conto nel dibattito sugli impegni, poi rispettati da Tsipras».

Avete fermato Schaeuble?

«Diciamo che lo ha capito da solo. Potevamo esultare, ma se un gioco richiede frasi come “è la Francia che ha vinto con la Germania”, o viceversa, alla fine perdono tutti».

Nel 2012 promise di «riorientare l’Ue». Ci è riuscito?

«Si. Abbiamo introdotto una certa flessibilità nell’interpretazione delle regole di bilancio europee, il che ha permesso a Italia e Spagna di evitare sanzioni, e alla Francia di scampare a un’austerità distruttrice. L’Unione bancaria ha archiviato le crisi creditizie, ora pagano gli istituti non il contribuente. Il piano Juncker per gli investimenti è stato prolungato e amplificato. A dire che non l’abbiamo fatto sono, in effetti, quelli che rifiutano le regole».

Cioè la metà dei candidati presidenziali.

«Vero. Ma ciò che mi inquieta di più in Europa è il ritorno degli egoismi nazionali. Ogni Paese insegue l’interesse immediato senza contribuire a un’ambizione comune, così nessuno è soddisfatto e l’Europa perde. Senza un nuovo spirito europeo, l’Unione andrà a pezzi. Sento dire sempre più spesso “paghiamo più di quello che otteniamo”. È il ritorno della Thatcher e del “I want my money back”. Il Regno Unito se ne va, il cattivo spirito resta».

Ci sono alternative alle più velocità per l’Europa?

«In futuro, ci sarà un patto comune, un mercato interno e – per alcuni – una sola moneta. Su questa base sarà possibile, per chi vorrà, andare più lontano con la Difesa, l’armonizzazione fiscale o sociale, la ricerca, la cultura, la gioventù. In breve, dobbiamo immaginare dei diversi livelli di integrazione».

I cittadini non amano più l’Europa. Che errori avete commesso?

«L’allargamento è stato ispirato da principi rispettabili, ma ha permesso che dei Paesi venissero a fare concorrenza agli altri a condizioni molto vantaggiose. Avremmo dovuto immaginare una transizione più lunga. Oltre a questo, l’Europa non ha difeso a sufficienza i propri interessi commerciali, ha voluto essere esempio di apertura, però ha dato l’impressione di concedere troppo agli emergenti. Dobbiamo combattere il protezionismo, ma lottare contro il dumping. A partire dall’acciaio cinese».

E poi?

«Il problema maggiore dell’Europa è la lentezza delle decisioni. Facciamo piuttosto bene, ma troppo tardi. Quanto ci è voluto per l’accordo con la Grecia? E l’Unione bancaria? I rifugiati? Il terrorismo? Le nostre modalità non sono adatte al mondo dell’urgenza. I populisti vivono nell’immediatezza di twitter. Per essere efficaci dobbiamo essere veloci».

Che messaggio manda ai britannici che se ne vanno?

«Che saranno un Paese terzo e non avranno i vantaggi del mercato unico. È stata una scelta sbagliata nel momento sbagliato. Mi dispiace».

Donald Trump l’inquieta?

«Non è una questione di emozioni o convinzioni. È una realtà politica di quattro anni. Adesso conosciamo le sue linee di condotta: l’isolazionismo, la chiusura all’immigrazione e la fuga in avanti col bilancio. L’inquietudine nasce dall’incertezza e l’euforia dei mercati mi pare decisamente prematura. Quanto alla sua cattiva conoscenza delle cose europee, è il fattore che ci costringe a dimostrargli la nostra coesione, la nostra forza economica e la nostra autonomia strategica».

La vittoria di Trump gioca pro o contro i populisti?

«Tutte e due le cose. Da un lato dà credito ai nazionalisti. Dall’altro, propone a chi è aperto, ai progressisti che sono perlopiù europeisti, l’occasione di realizzare il loro progetto. In un certo senso, contribuisce a far chiarezza».

Che livello di minaccia rappresenta la Russia per le democrazie?

«La Russia vuole essere rilevante negli spazi che un tempo erano parte dell’Unione Sovietica, come in Ucraina. La Russia vuole partecipare alla risoluzione dei conflitti per trarne vantaggio, lo si vede in Siria. La Russia si afferma come potenza. Testa la nostra resistenza e misura i rapporti di forza. Allo stesso tempo, utilizza tutti i mezzi per influenzare le opinioni pubbliche. Non è la stessa ideologia dei tempi dell’Urss, ma sono spesso le stesse procedure, più le tecnologie. Ha una strategia di influenza, di rete e anche la pretesa di difendere la cristianità. Non esageriamo nulla, ma si deve mantenere l’attenzione».

Come si deve trattare con Mosca?

«Mi chiedono spesso “perché non dialogate di più con Putin?”, ma io non ho mai smesso di parlargli! L’ho fatto insieme con la cancelliera Merkel ed è stato un bene. Parlare non vuol dire arrendersi. Parlare vuol dire agire per trovare le buone soluzioni. Dire che in Siria, senza la partecipazione dell’opposizione, non ci sarà una soluzione politica. È una prova anche per l’Europa: se sarà forte e unita, la Russia vorrà mantenere una relazione duratura ed equilibrata. Quanto alle operazioni ideologiche, è necessario smascherarle, dire chiaramente chi è con chi e chi finanza cosa. Perché tutti i movimenti di estrema destra, chi più chi meno, sono legati alla Russia».

Parliamo di Italia. Renzi doveva essere il suo compagno di strada naturale. Non sembra essere andata benissimo.

«Ho avuto dei buoni rapporti personali e politici con Renzi. Abbiamo spinto insieme per la flessibilità di bilancio, per un piano Juncker ancora più robusto, e ho appoggiato la sua richiesta perché l’immigrazione non pesi solo sul Paese di prima accoglienza».

Buoni rapporti? Anche se impedite l’acquisto di Stx?

«La Francia non si oppone a che Fincantieri entri nel capitale di Stx. Noi diciamo solo che non possono avere la maggioranza. Non si tratta di una misura aggressiva o difensiva nei confronti dell’Italia, perché se altre imprese – indipendenti da Fincantieri – volessero partecipare all’operazione, siamo pronti a studiare una soluzione. L’ho detto al mio amico Paolo Gentiloni».

Non è protezionismo? In Italia c’è chi è ossessionato dall’idea di una strategia di invasione francese.

«Ogni Paese ha interesse a tutelare i posti di lavoro e proteggere gli interessi industriali, ma io sono favorevole a che in Europa si possano costruire gruppi di taglia globale. Come Airbus, ad esempio».

vivicentro.it/opinione
vivicentro/Hollande sul rilancio dell’Ue: ”l’Unione deve andare a più velocità oppure sarà la fine”
lastampa/Hollande: “Per non morire l’Europa deve essere a geometrie variabili” MARCO ZATTERIN – INVIATO A PARIGI

Una zavorra chiamata ”pink tax” (la tassa rosa)

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Per tutte le donne c’è una zavorra chiamata “ pink tax ” (la tassa rosa), una sorta di obolo mascherato che porta le donne a pagare molti prodotti più di quanto paghino gli uomini. In compenso però cresce il divario tra le donne che vivono al Nord e quelle che risiedono al Sud con precariato e basso-reddito a fare da sfondo.

Quanto costa la tassa rosa

Una tassa che costringe la metà della società che già riceve ingiustamente una retribuzione inferiore a pagare di più per i suoi acquisti

Che in Italia (come in quasi tutti i Paesi del mondo, del resto) le donne siano pagate meno degli uomini, a parità di lavoro svolto, è cosa nota. Si parla meno però del fatto che le donne – in quanto donne – pagano molti prodotti più di quanto li paghino gli uomini. Benvenuti nel magico mondo della cosiddetta «pink tax», la tassa rosa (una tassa esistente, ma che è molto ben mascherata).

Una tassa che costringe la metà della società che già riceve ingiustamente una retribuzione inferiore a pagare di più per i suoi acquisti.

Qualche esempio? Eccone alcuni. Vi siete mai accorti che gli shampoo e i conditioner per capelli mirati a una clientela femminile costano in media il 48% in più di quelli diretti alla clientela maschile? Che i jeans per donna costano il 10% in più di quelli per uomini? Che le biciclette «da donna» costano il 6% in più di quelle (equivalenti) per uomini? Per arrivare ai casi più paradossali: come ha twittato l’allora ministra per le Pari opportunità francese Pascale Boistard, le confezioni di rasoi Monoprix destinate alle donne ne contengono cinque al costo di 1,80 euro, mentre quelle per uomini ne contengono 10 e costano 1,72 euro.

La verità – che pochi ammettono – è che tutta una serie di beni e servizi che le donne sono per varie ragioni obbligate ad acquistare (prodotti per la cura personale e accessori, prodotti per la casa, abbigliamento) sono per definizione sproporzionatamente più costosi. Un taglio di capelli per uomini può costare 20 euro; in media un taglio per donna ne costa il doppio o il triplo. Per non parlare dei mille trattamenti estetici che sulla carta sono facoltativi, ma che ogni donna che ne abbia i mezzi è costretta a utilizzare da una massiccia e schiacciante pressione sociale: depilazione, anti-rughe, anti-cellulite, pulizie del viso, creme tonificanti e via dicendo. E la situazione è talmente paradossale che persino un prodotto palesemente indispensabile come gli assorbenti igienici sono nel nostro Paese trattati in modo penalizzante per le donne. A quanto risulta al Fisco e al legislatore italiano, infatti, gli assorbenti sono tassati con un’aliquota Iva al 22% perché sono considerati beni di lusso, e quindi non indispensabili. Mentre invece (chi scrive ha la barba…) i rasoi da uomo sono assolutamente un bene di prima necessità, e giustamente sono gravati da un’Iva ridotta del 4 per cento, come il pane e il latte. E i paradossi demenziali non finiscono qui, perché in nome della parità di genere di recente la maggior parte delle polizze auto – invece di premiare il fatto che le donne siano automobiliste meno a rischio degli uomini – abbiano registrato un rincaro del 4 per cento a danno delle femmine.

Di questa pink tax, tanto subdola quanto ingiusta e ingiustificata, non parla mai nessuno. E quando qualche politico tenta di porre il problema, viene sommerso da un coro – maschile – di prese in giro e sfottò di taglio maschilista e (quel che è peggio) ignorante. E’ quello che accadde nel 2016 al leader di Possibile Pippo Civati, che ebbe l’ardire di proporre di considerare gli assorbenti come un bene di prima necessità, da tassare a un’Iva del 4%. Un’idea talmente balzana da essere stata adottata anche in Francia. «L’Italia ha altre priorità», si disse, facendo in modo che la proposta di Civati cadesse nel nulla. L’Italia ha molti problemi, è vero: uno di questi è che tratta le donne in modo ingiusto e discriminatorio.

vivicentro.it/cronaca
vivicentro/Una zavorra chiamata ”pink tax” (la tassa rosa)
lastampa/Quanto costa la tassa rosa

Napoli formato trasferta convince: gli azzurri primi a +2 dalla Juventus

Napoli formato trasferta convince: gli azzurri primi a +2 dalla Juventus

Il Napoli da trasferta è il primo in serie A. Gli azzurri fuori casa risultano essere i più decisivi del campionato: con 28 punti conquistati, a +2 dalla Juventus, +3 dalla Roma, e +4 dall’Atalanta, fuori casa i partenopei hanno una media punti di 2.08 punti a gara, con 32 gol fatti e 14 subiti. Sono 8 le vittorie per gli uomini di Sarri lontano dal San Paolo, compresi anche i big match con Roma e Milan.

Il Podio Gialloblù di Foggia – Juve Stabia 1 – 0

La Juve Stabia esce sconfitta dal big match di Foggia per 1 – 0. Decisivo è il rigore di Mazzeo determinato da un fallo di Lisi

PODIO
Medaglia d’oro: a Danilo Russo, autore di un grande intervento. L’estremo difensore può fare poco o nulla sul rigore calciato perfettamente da Mazzeo, ma nelle restanti occasioni dei rossoneri è pronto e reattivo nel rispondere presente. Sempre puntuale nelle uscite, due delle quali, basse, sono perfette per coraggio e tempismo e, soprattutto, superlativo sul tiro a botta sicura di Di Piazza. L’attaccante pugliese si rende protagonista di un coast to coast da applausi ma Russo con una parata eccezionale gli nega quello che sarebbe stato un gol bellissimo. Nessuna sbavatura nella prestazione di Russo, solida come (quasi) sempre in questa stagione.

Medaglia d’argento: a Mario Marotta, che dà ancora la sveglia alla Juve Stabia. L’ottimo spezzone di gara di Vibo Valentia e la prestazione maiuscola di sabato contro la Reggina sembravano aver riconsegnato a Marotta un posto stabile tra i titolari, non invece, evidentemente, per Fontana che relega nuovamente in panchina il numero 10 delle Vespe. Che la scelta del tecnico stabiese non sia tra le più azzeccate lo confermano la verve quasi nulla di Paponi e Kanoute e la scossa che l’entrata di Marotta, nella ripresa, dà alla partita. Corsa, dribbling e tanta grinta per il fantasista stabiese, che si avvicina anche alla rete del pareggio con un bel sinistro parato, però, da Guarna. Inconcepibile non schierare dall’inizio l’uomo più in forma di tutta la rosa.

Medaglia di bronzo: a Zivko Atanasov, sempre una sicurezza in campo. Il passaggio alla difesa a tre non scombussola i movimenti del centrale bulgaro, che rappresenta l’unico baluardo concreto su cui può contare Russo. Atanasov si disimpegna bene, non soffrendo la rapidità e la tecnica delle punte rossonere; il centrale bulgaro è l’ultimo a gettare la spugna e nel finale si trasforma in centravanti cercando il tutto per tutto.

CONTROPODIO
Medaglia d’oro: al duo Morero – Santacroce, decisamente catastrofico. I difensori di maggior esperienza e blasone, quelli che dovrebbero fare la differenza, sono invece le note dolenti della squadra e del pacchetto arretrato, dove solo Atanasov mostra le sue qualità. Morero conferma il suo periodo nero con una prestazione orrenda culminata dall’espulsione finale; se la seconda ammonizione è ben “giocata” ed evita un pericoloso contropiede del Foggia, completamente folle è il primo cartellino giallo, che l’argentino sceglie di prendere uscendo dalla sua area esclusivamente per andare a falciare Sarno ben lontano dall’area di rigore. Stesse considerazioni per Fabiano Santacroce, che dopo un unico intervento positivo, perde clamorosamente la bussola. Errori elementari per l’ex Napoli sia in fase di chiusura che di gestione del pallone al limite dell’area di rigore; anche la rimessa laterale che porta al rigore del Foggia nasce da un erroraccio dell’italobrasiliano.

Medaglia d’argento: a Francesco Lisi, autore del fallo da rigore che regala la vittoria al Foggia. IL posto sul podio se lo dividono Lisi, appunto, e Mister Fontana che a sorpresa schiera l’esterno fuori ruolo, come quinto di centrocampo. Che il numero 23 non sia nella sua miglior giornata lo si capisce dalla quantità industriale di errori, anche in fase di passaggio e controllo, che condizionano le sue giocate; l’errore più grave però Lisi lo commette in difesa, fase in cui è giustamente in netta difficoltà, stendendo il suo avversario appena all’interno dell’area di rigore. Risultano francamente impossibili da capire le motivazioni che portano Fontana a schierare un calciatori fuori ruolo, avendo a disposizione Giron ma, soprattutto, Liviero. Dopo tanti mesi trascorsi, anche giustamente, a ricordare costantemente l’assenza di Liviero quale fattore negativo per la squadra, Fontana nel big match schiera nel ruolo del terzino scuola Juventus un calciatore fuori posizione. A parlare dopo si è sempre bravi, ma l’episodio che decide il match porta proprio la firma di chi è stato schierato fuori ruolo mentre Liviero sedeva in panchina.

Medaglia di bronzo: a Yaye Kanoute, corpo ormai estraneo alla squadra. L’esterno senegalese spumeggiante e devastante visto fino a dicembre ha lasciato spazio ad un calciatore spento, svogliato e quasi disinteressato a quello che succede in campo. Schierato sia da seconda punta che da esterno, Kanoute mette un briciolo del suo strapotere fisico in campo, passeggiando e corricchiando per larghi tratti della gara. Bruciata completamente, a questo punto, la fiducia di Fontana che per fare posto al numero 7 ha lasciato in panchina Marotta nonostante il suo magic moment. Vale quanto detto sopra per il parlare col senno di poi, ma forse le prestazioni di Kanoute ci dicono che a gennaio è stato ceduto l’esterno sbagliato.

Raffaele Izzo

L’ex Real Madrid Salgado: “Per i blancos sarà una partita dura. Napoli, attento a Bale”

L’ex Real Madrid Salgado: “Per i blancos sarà una partita dura. Napoli, attento a Bale”

Il Daily Mail riporta un’interessante dichiarazione dell’ex giocatore del Real Madrid Salgado in merito al match dei blancos contro il Napoli di martedì sera, valida per il ritorno degli ottavi di Champions League: “Il Napoli è una buona squadra, sarà molto difficile martedì ma la differenza potrà farla il ritorno in campo che sarà determinante quando ci saranno le ripartenze in campo aperto. Quando è in forma il gallese è un giocatore speciale”

Stroppa: oggi abbiamo dato una dimostrazione di forza al cospetto di un’ottima Juve Stabia(VIDEO)

28esima giornata di campionato di Lega Pro, allo stadio Zaccheria si affrontano nel big match Foggia vs Juve Stabia, match valevole per la conquista della vetta per il Foggia, considerando la sconfitta del Lecce, e per la conquista del terzo posto per la compagine stabiese.

Queste sono le dichiarazioni di mister G. Stroppa dopo la conquista della vittoria a discapito della Juve Stabia:
Complimenti per la vittoria e per il primato abbiamo visto un esultanza animata a fine partita scaturita sicuramente dall’importanza del match.
Di solito non sono un abituè delle esultanze ma ci tenevo tanto a portare a casa un risultato importante. Possiamo dire che ha vinto la squadra con l’allenatore che non ha snaturato il proprio credo.
Mister. Fontana ha impostato la sua squadra con il timore di subire il gol, poi nel secondo tempo c’è stata più partita con il cambio di modulo da parte della Juve Stabia che ha fatto leggermente meglio del suo Foggia.
Si, diciamo che sono le strategia che un allenatore studia e cerca di metter in campo che fanno la differenza nella partita ma la forza della Juve Stabia e la voglia di rimontare ci ha messo in seria difficoltà nel secondo tempo.
Non ha restituito il 4 a 1 dell’ andata però va bene così visto che il Foggia è prima in classifica ed è a questo punto, padrona del proprio destino.
All’andata la Juve Stabia meritava il risultato ma adesso non voglio parlare di questo, ora voglio pensare alla sfida di oggi è credo che abbiamo dato una grande dimostrazione di forza e di volontà contro una grande squadra che ha un grande allenatore che riesce ad esprimere un buon calcio.
Andrea Alfano
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Pagelle Juve Stabia di Salvatore Sorrentino

JUVESTABIA – NEWS

Foggia vs Juve Stabia, le pagelle

Ennesima delusione per la Juve Stabia che esce sconfitta dallo Zaccheria di Foggia per 1-0 contro i satanelli di Stroppa. Un rigore di Mazzeo sul finire della…

Fontana: Gara a due volti, primo tempo sbagliato ma ottima ripresa. (VIDEO)

Abbiamo ascoltato Gaetano Fontana, tecnico della Juve Stabia che ha così commentato la sconfitta rimediata a Foggia

Queste le sue parole ai nostri microfoni:

Quello che mi dispiace è aver regalato un tempo agli avversari; non abbiamo sbagliato l’atteggiamento perché quello era l’assetto da usare; non abbiamo messo qualità in campo e non abbiamo dato ampiezza al nostro gioco sfruttando le fasce. Lo abbiamo fatto invece nella ripresa, rischiando poi di pareggiare la gara. Ripeto, non si tratta di un assetto tattico, quanto piuttosto è una questione di atteggiamento e mentalità, fattori a noi mancati nel primo tempo. Mi è dispiaciuto lasciare fuori Marotta. La sue esclusione è conseguenza del modulo usato; non è un caso che per recuperare la partita l’ho subito inserito. Purtroppo siamo mancati in fase di palleggio e di iniziativa; nella ripresa proprio Marotta, Liviero e Cutolo ci hanno dato la giusta sveglia. Un po’ di lucidità in più sotto porta ci avrebbe concesso di sfruttare meglio le pesanti palle gol che abbiamo avuto. L’episodio del rigore? Non mi soffermo sulla decisione arbitrale, mi fa rabbia aver perso con un episodio non limpido e non dovuto ad una nostra lacuna. Abbiamo perso contro una grandissima squadra solo su rigore, questo deve farci riflettere su quanto di buono fatto e non deve farci perdere la fiducia nei nostri mezzi. Tornando al triste evento della scomparsa del Presidente Fiore, dispiace ovviamente tantissimo. E’ andato via un pezzo della mia vita e, dopo esserci rivisti di recente al Menti, ci eravamo sentiti spesso, rinsaldando il nostro rapporto, Avremmo voluto regalare alla memoria del Presidente un grande risultato; purtroppo non è andata così ma non molliamo, puntando magari a dedicargli qualcosa di ancora più importante più avanti. Non siamo ingenui, sappiamo che la strada è lunga ed ancora più difficile dopo questo periodo non positivo, ma daremo sempre il massimo.

Raffaele Izzo

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Pagelle Juve Stabia di Salvatore Sorrentino

JUVESTABIA – NEWS

Foggia vs Juve Stabia, le pagelle

Ennesima delusione per la Juve Stabia che esce sconfitta dallo Zaccheria di Foggia per 1-0 contro i satanelli di Stroppa. Un rigore di Mazzeo sul finire della…

Foggia vs Juve Stabia, le pagelle

Ennesima delusione per la Juve Stabia che esce sconfitta dallo Zaccheria di Foggia per 1-0 contro i satanelli di Stroppa. Un rigore di Mazzeo sul finire della prima frazione regala la vetta ai rossoneri. Poca Juve Stabia che nel primo tempo si chiude in difesa e nella ripresa non sfrutta le poche occasioni create. Una gara povera di emozioni che, forse, era destinata al pareggio.

Ecco le pagelle delle vespe:

RUSSO 6: Il Foggia non lo impensierisce quasi mai.
CANCELLOTTI 5.5: Gara difficile per lui, molto impreciso in fase offensiva.
ATANASOV 5.5: Cerca di tenere a bada come può gli avversari.
MORERO 4.5: Si lascia sfuggire Mazzeo e compagni in varie occasioni, nel finale si fa espellere.
SANTACROCE 5: Fuori forma e si vede. Moviola. Non ha ancora portato nulla alle vespe.
MASTALLI 5.5: Poco lucido. Ci prova come può ma non è serata.
IZZILLO 5: Irriconoscibile. Sembra appannato mentalmente e la dimostrazione sono alcuni tiri velleitari tentati anziché servire i compagni.
CAPODAGLIO 4.5: Male. È sempre stato uno dei migliori delle vespe, questa sera ha sbagliato tanto in fase d’impostazione.
LISI 5: Prova ad accendersi in velocità ma i difensori del Foggia lo tengono a bada.
KANOUTE 5: Nel primo tempo la strategia delle vespe era quella di sfruttare la sua velocità. Non incide mai.
PAPONI 5.5: Si sbatte come può, fa a sportellate ma è praticamente solo.
MAROTTA 6.5: Porta brio all’attacco stabiese, non capiamo come mai non sia partito dall’inizio dopo la grande prova con la Reggina.
LIVIERO: SV
CUTOLO: SV

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LEGA PRO 05 marzo 2017: Foggia vs Juve Stabia (1-0) – La Cronaca testuale

LEGA PRO
05 marzo 2017
Foggia vs Juve Stabia (1-0)
Stadio Comunale Pino Zaccheria, Foggia

Per la nona giornata di ritorno del campionato di Lega Pro la Juve Stabia di mister Gaetano Fontana è impegnata allo stadio “Zaccheria” Foggia contro la formazione allenata da Mister Stroppa. Giornata nuvolosa in terra pugliese, con lo stadio di casa che registra il tutto esaurito. Assenti i tifosi ospiti a causa della decisione del Prefetto arrivata in settimana dopo i fatti della gara d’andata.

Terreno di gioco in erba naturale ed in buone condizioni.

I pugliesi vengono da un ottimo periodo fatto di tante vittorie, l’ultima delle quale in trasferta ad Agrigento contro l’Akragas grazie alla rete di Di Piazza. Foggia che vuole continuare assolutamente questa striscia di risultati utili consecutivi considerando che il Lecce oggi è stato battuto dal Virtus Francavilla.

La Juve Stabia non se la passa bene in questo 2017, con un magro bottino di 6 punti, in altrettante partite, che hanno fatto scivolare le vespe dal primo posto (datato 29 dicembre 2017) al terzo posto in condominio con il Matera. Le vespe sono chiamate all’impresa per mantenere accesa la fiammella della speranza di chiudere il campionato al primo posto. In più i calciatori, ma soprattutto Mister Fontana, vogliono onorare la memoria dell’ex Presidente Roberto Fiore scomparso lunedì all’età di 93 anni.

Queste le formazioni ufficiali:

FOGGIA (4-3- 3): GUARNA, RUBIN, COLETTI, MARTINELLI, LOIACONO, VACCA, AGAZZI, DELI, SARNO,  MAZZEO, DI PIAZZA.

A DISP.: TUCCI, FIGLIOMENI, AGNELLI, CHIRICò, SAINZ MAZA, EMPEREUR, SICURELLA, DINIELLI, POMPILIO, SANCHEZ, GERBO, FABER.

ALL. GIOVANNI STROPPA

JUVE STABIA (3-5- 2): RUSSO, MORERO, ATANASOV, SANTACROCE, CANCELLOTTI, IZZILLO, CAPODAGLIO, MASTALLI, LISI , KANOUTE’, PAPONI.

A DISP. BACCI, LIVIERO, MATUTE, MAROTTA, MANARI, GIRON, SALVI, ALLIEVI, ESPOSITO, ROSAFIO, RIPA, CUTOLO.

ALL. GAETANO FONTANA.

ARBITRO: FRANCESCO FOURNEAU DI ROMA 1

ASSISTENTI: MATTEO BENEDETTINO DI BOLOGNA – ANDREA FUSCO DI TORINO

Prima della gara osservato un minuto di silenzio in memoria del Presidente Roberto Fiore.

1’: partiti!

5’ Primo tentativo della Juve Stabia con Paponi che da posizione defilata calcia a rete trovando Guarna pronto alla parata a terra.

Nei primi 15 minuti Foggia più manovriero che gioca bene portando palla in avanti con geometria ben precise e studiate, la Juve Stabia però è compatta e si chiude bene sventando i tentativi dei rossoneri utilizzando anche i calci d’angolo.

18’ Occasionissima per il Foggia con Rubin che parte in contropiede dalla propria metà campo si beve con una finta Cancellotti e calcia a rete trovando la stupenda risposta di un formidabile Russo. La Juve Stabia subisce questo contropiede dopo aver sprecato una punizione in zona d’attacco!

35’ Ancora Foggia vicino al vantaggio: Agazzi da fuori area calcia a rete a botta sicura, ma Morero si immola e riesce con la schiena a deviare in angolo il tiro del centrocampista rossonero.

38’ Clamoroso errore di Santacroce che prima recupera un bellissimo pallone ma poi se lo lascia rubare da Deli che serve Di Piazza ma per fortuna della Juve Stabia, l’attaccante rossonero spara alto.

39’ Risposta della Juve Stabia con Cancellotti che se ne va sulla fascia, arrivato quasi sul fondo, vede e serve Izzillo che invece di servire uno tra Kanoutè, Paponi e Lisi, calcia a rete sbagliando la conclusione.

43’ Lisi in mischia interviene in ritardo su Sarno, l’arbitro decreta il calcio di rigore per il Foggia.

44’ FOGGIA IN VANTAGGIO: Sul dischetto va Mazzeo che realizza spiazzando Russo.

Finisce il primo tempo senza recupero, con il Foggia che chiude in vantaggio questa prima frazione.

47’ Parte forte la Juve Stabia che prova subito a spingere alla ricerca del pari: dopo una serie di azioni in area di rigore rossonera non finalizzate da nessun calciatore gialloblè, la palla su una rimessa laterale arriva a Kanoutè che si libera di Rubin e da posizione molto defilata, invece di servire Paponi, calcia a rete spedendo la palla alta sulla traversa.

58’ Ammonito Morero per fallo su Agazzi. La Juve Stabia sostituisce Santacroce con Liviero e Mastalli con Marotta.

64’ Juve Stabia ancora pericolosa con Marotta che riceve palla da Cancellotti, entra in area e calcia a rete senza inquadrare la porta.

69’ Il Foggia sostituisce un infortunato Mazzeo con Sainz Maza.

71’ Il Foggia sostituisce Deli con Gerbo.

74’ Ammonito Vacca per un fallo su Kanoutè lanciato in contropiede.

75’ Ammonito Marotta per fallo su Gerbo che gli aveva rubato palla e partiva in contropiede.

78’ La Juve Stabia sostituisce Lisi con Cutolo. Il Foggia sostituisce Sarno con Agnelli.

80’ Bellissima azione della Juve Stabia: Triangolazione Capodaglio, Marotta, Paponi, Marotta con quest’ultimo che esce da un muro di giocatori rossoneri e da ottima posizione calcia tra le mani di Guarna.

82’ Ancora Juve Stabia con Marotta che serve di tacco Cancellotti, cross di quest’ultimo e Paponi e mezza sforbiciata non inquadra la porta.

Dall’ingresso di Marotta e Liviero con il conseguente cambio di modulo, la Juve Stabia fa la partita e meriterebbe il pareggio per quello che si vede in campo.

85’ Altra azione della Juve Stabia con Paponi e Cutolo che scambiano con quest’ultimo prova la botta da fuori area con la palla che finisce di poco a lato alla sinistra di Guarna. Guarna viene ammonito per perdita di tempo.

88’ Espulso Morero per fallo su Di Piazza che partiva in contropiede. Juve Stabia in 10 per questi ultimi minuti.

L’arbitro decreta 5 minuti di recupero.

92’ Ammonito Liviero per fallo su Di Piazza.

Dopo 5 minuti di recupero finisce la partita con il Foggia che per tutto il secondo tempo subisce la Juve Stabia. Bisogna ripartire dal secondo visto qui allo Zaccheria con una Juve Stabia che mostra qualità, anche se con una scarsa incisività in avanti.

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Pagelle Juve Stabia di Salvatore Sorrentino

JUVESTABIA – NEWS

Foggia vs Juve Stabia, le pagelle

Ennesima delusione per la Juve Stabia che esce sconfitta dallo Zaccheria di Foggia per 1-0 contro i satanelli di Stroppa. Un rigore di Mazzeo sul finire della…

Juve Stabia, a vincere sono sempre i tifosi!

Juve Stabia, a vincere sono sempre i tifosi!

A vincere sono sempre i tifosi della Juve Stabia. La parte forte della tifoseria stabiese ha deciso di organizzarsi per seguire, se non di persona, almeno con il pensiero la squadra di Fontana impegnata a Foggia. Dopo il divieto di poter seguire le Vespe allo Zaccheria, spunta l’idea di riunirsi fuori lo stadio Romeo Menti, dove si è cantato per tutta la durata della partita.

Promozione-La Nuova Ischia cala il tris al Quartograd e ritorna a sognare…

 

Di Simone Vicidomini

La Nuova Ischia ritorna a vincere dopo l’ennesimo passo falso della settimana scorsa in casa dell’Oratorio Don Guanella. La squadra isolana vince al “Mazzella” sul risultato di 3-0 con il Quartograd e ritorna a sperare per la vittoria del campionato,in virtù del pareggio di oggi nello scontro tra Bacoli Sibilla e Monte Di Procida. Una gara dominata sin dai primi minuti da parte dei gialloblu,contro un Quartograd ad un passo dalla salvezza diretta. Nel primo tempo ad aprire le marcature è stato Matarese. Nella ripresa è andato in gol prima Marano e poi a chiudere definitivamente il match ci ha pensato il solito Arcobelli,sempre più leader di questa squadra. La squadra di mister Isidoro Di Meglio con la vittoria ottenuta si porta a solo due lunghezze dal Monte Di Procida secondo in classifica e a -4 dal Bacoli Sibilla.  Mister Isidoro Di Meglio si affida al 4-3-3 e deve fronteggiare le assenze di Gianluca Saurino (squalificato) e Camorani (infortunato). La difesa resta invariata con Errichiello, Chiariello, Di Costanzo e Silvitelli davanti a Mennella. A centrocampo spazio a Ciro Saurino, Marano e Prestopino, mentre in attacco c’è il debutto di Trani dal primo minuto,che viene preferito a Cuomo con Matarese a destra e Arcobelli centrale. Primo del fischio d’inizio della gara viene osservato un minuto di silenzio per la scomparsa dell’ex Presidente dell’Ischia Calcio Roberto Fiore.

La Sintesi. Passano appena 30 secondo e  gli isolani potrebbero già passare in vantaggio, lancio lungo di Matarese in profondità per Arcobelli che allunga per Trani che solo davanti a Liguori ma sbaglia clamorosamente ciccando il tiro.  Al 3′ prova a rispondere il Quartograd -cross dalla sinistra di Capuano per Rizzo che colpisce di testa, sul quale Mennella è costretto ad un super intervento rifugiandosi in corner. La Nuova Ischia, nella prima parte della gara,è padrona del campo e costruisce varie occasioni da gol. Al 23′ si sblocca il match: lancio lungo per Arcobelli, che aggancia e pesca con il contagocce l’inserimento di Matarese che con il sinistro va ad incrociare e a superare il portiere avversario,con la sfera che termina nell’angolino basso. Dopo il vantaggio maturato, la squadra gialloblu va vicino al raddoppio. Al 27′ cross di Trani con Arcobelli che ci prova di testa,ma il suo tentativo è debole. Al 35′ sempre il bomber della squadra isolana ci prova,con un tiro dal vertice destro ma il portiere è bravo a deviare in corner. Al 38′ ci prova Saurino Ciro con un colpo di testa su un calcio piazzato dalla trequarti battuto da Marano,il suo tentativo sembrava indirizzato in porta,ma la sfera arriva a Prestopino che però non riesce a sorprendere l’estremo difensore ospite. La prima frazione di gioco si conclude sul risultato di 1-0 per i padroni di casa.  Nella ripresa mister Isidoro Di Meglio è costretto al doppio cambio: Errichiello deve uscire  per problemi alla schiena, al suo posto entra Del Deo e Filosa (al posto di Matarese)  in virtù della regola degli under,da schierare in campo. Tante occasioni sprecate dall’Ischia che non riesce a chiudere la pratica. Al 6′ ripartenza di Filosa,cross sul secondo palo per Trani che dribla un’avversario ma la sua conclusione termina fuori. Al 12′ punizione dai 20 metri battuta da Ciro Saurino che disegna una parabola perfetta con l’impressione che la sfera si depositi nel set,ma il pallone si stampa sulla traversa,l’azione continua con un cross dalla sinistra per Arcobelli in area che a pochi passi manda alto di poco. Al 22′ un episodio chiave gira a favore della Nuova Ischia: De Vivo, già ammonito, trattiene Arcobelli (lanciato in porta) a limite dell’area; doppio giallo e quindi espulsione per il capitano del Quartograd. L’uomo in più non può che favorire ulteriormente gli isolani. Il raddoppio arriva al 31′: azione personale di Marano che dribbla praticamente tutta la difesa e supera Liguori. Lo stesso Marano dopo il gol segnato è costretto ad uscire per una piccola botta rimediata proprio sull’azione che ha portato al gol,al suo posto entra Paradiso. Al 38′ l’Ischia cala il tris è chiude definitivamente il match: il neo entrato Filosa si invola sulla fascia destra e cross al bacio per la testa di Arcobelli che questa volta non sbaglia e può finalmente esultare con i propri compagni,ma sopratutto va ad  abbracciare il compagno Filosa per l’assist vincente. Nel finale il Quartograd resta addirittura in nove, per l’espulsione diretta di D’Ascia su un fallo commesso ai danni di Trani nella metà campo. Al 40′ ancora Filosa cross dalla destra sul secondo palo per Trani che aggancia e tenta la conclusione verso la porta,con la sfera che viene deviata in corner. Sugli sviluppi del corner,respinta corta da parte della difesa con il pallone che arriva a Ciro Saurino che da fuori area ci prova,il suo tiro sfiora il palo. E’ l’ultima azione del match da segnalare. La Nuova Ischia vince 3-0. La settimana prossima dovrà dimostrare di giocarsi il campionato fino al termine della stagione proprio nello scontro diretto in casa del Monte Di Procida. Sognare non costa nulla…basta crederci fino alla fine!

Nuova Ischia 3
Quartograd 0
Nuova Ischia: Mennella, Errichiello (1’st Del Deo), Silvitelli, Prestopino, Chiariello, Di Costanzo, Trani, Saurino C., Arcobelli, Matarese (1’st Filosa), Marano (31’st Paradiso). In panchina Telese, Oratore, Capuano, Cuomo. Allenatore Isidoro Di Meglio
Quartograd: Liguori, Scotellaro (16’st Bianchetti), D’Ascia, Saady, Baiano, De Vivo, Torino, Maddaluno, Rizzo, Capuano (35’st Monda), Nasti (29’st Di Criscio). In panchina Marini, Di Criscio, Bianchetti, Monda, Iossa. Allenatore Fabio Amazzini
Arbitri: Andrea Belluomo di Torre Annunziata; assistenti Autiero e Columbro di Ercolano
Reti: 23’pt Matarese , 31’st Marano , 38’st Arcobelli
Note: ammoniti De Vivo (Q), Rizzo (Q), Arcobelli  espulso al 22’ De Vivo per somma di ammonizioni, al 39’st espulso rosso diretto D’Ascia; corner 6-5; spettatori 100 circa

 

 

La Sicilia Cresce In Salute (Mauro Lo Piano)

Crocetta oggi è stato ospite di RAI 1, ha parlato della Sicilia, per lui l’Isola in questi ultimi 3 anni è cresciuta in salute.

Se consideriamo questa splendida isola come un bacino strapieno di amianto e di insediamenti industriali capaci di inquinare l’ambiente e di renderlo invivibile come dargli torto.

Annualmente non si contano più i decessi dovuti a problemi respiratori, l’amianto ne è la principale causa, la Sicilia è considerata una discarica di materie inquinanti a cielo aperto.

La Regione Siciliana è rimasta sempre più assente per risolvere questi problemi, l’isola è considerata una delle aree più a rischio per quanto riguarda le patologie collegate a questo problema. Annualmente si contano centinaia di decessi dovuti a problemi respiratori.

La Regione Sicilia in questi ultimi anni ha dato ampio spazio anche alle trivellazioni, la scusa era di recuperare posti di lavoro, niente di più falso, si sono solo salvaguardati gli interessi delle grandi compagnie petrolifere, non certo collegati a problemi occupazionali.

Crocetta ha rappresentato i poteri forti, una delusione per tanti i Siciliani,  che avevano creduto nelle sue parole e nelle sue capacità prima che venisse eletto.

In questi mesi l’Osservatorio Nazionale Amianto promuoverà un’azione legale contro la Regione per la mancata applicazione della Legge del 2014, per la mancata realizzazione del piano regionale sull’amianto e citera’ in giudizio anche lo Stato. Unico problema sarà il tempo ci vorranno anni luce prima che il problema possa essere risolto.

La Sicilia con il suo clima, con le bellezze naturali, avrebbe potuto vivere di turismo, il lavoro a migliaia di giovani non sarebbe mancato, purtroppo abbiamo avuto la sfortuna di essere governati da gente a volte avida altre volte incompetente che l’anno impoverita e resa una terra sterile.

Oggi la Sicilia viene chiamata la Terra dell’Amianto, in questo tragico destino vi sono alcune importanti Città :

Gela
Siracusa
Ragusa
Messina
Palermo

“Auguri” Presidente Crocetta per le prossime elezioni, visto che ha deciso di ricandidarsi, immagino che si sarà fatta una stima dei voti che potrebbe prendere, mancheranno “sicuramente”  il migliaio di voti di tutti quelli che in questi anni sono deceduti a causa dell’ inquinamento dell’ambiente.

Mauro Lo Piano

Siracusa vs Vibonese 4-1. Striscione sugli spalti: ”Da Off ai Play Off” (Dionisia Pizzo)

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LEGA PRO
05 marzo 2017 • 14.30 •
Stadio Nicola de Simone, Siracusa
Siracusa vs Vibonese 4-1

Dagli Spalti si eleva uno striscione con su scritto ” Da off ai play off ”, il Siracusa infatti sale sesta in classifica riuscendo a raggiungere il proprio obbiettivo.

Sin dal primo minuto la squadra ospitante si mostra sicura di sé, provando da subito un attacco alla porta avversaria, non a buon fine. Qualcosa cambia, il gioco rallenta, non riescono a coordinarsi fra loro, quasi non sembra la squadra che ha battuto il Matera con ben quattro goal.

I giocatori della Vibonese attaccano insieme un solo giocatore, sembra una partita difficile per il Siracusa.

La squadra aretusea, però ha sempre mostrato grinta in casa e infatti il primo goal non si fa attendere molto. Catania segna, poi tocca a Valente, Turati e lo spettacolare goal di Azzi.

Un goal anche per la Vibonese, che approfitta di un attimo di confusione creata nella porta del Siracusa che ha tolto la visione d’insieme al gigante Turati. Questo però non basta alla squadra avversaria per battere gli 11 leoni, loro corrono, segnano e vincono È magia quando il Siracusa gioca, i tifosi della Vibonese iniziano, forse delusi, a parteggiare per il Siracusa. Gli striscioni della squadra avversaria vengono tolti dai sostenitori della Vibonese, solo il Siracusa rimane unico padrone della partita. Si canta e si gioisce per i leoni e le tifoserie dedicano la vittoria a “Nonno Maniele” e al defunto presidente della Juve Stabia, Fiore.

Il Siracusa vince 4-1, “perché esserci è un’altra cosa”.

Dionisia Pizzo

Reina, il padre: “Che parata di Pepe! Felice per la vittoria a Roma”

Le sue parole

Miguel Reina, padre di Pepe Reina, ha rilasciato alcune dichiarazioni ai microfoni di Radio Kiss Kiss Napoli: “Ho visto la partita contro la Roma e sono rimasto molto soddisfatto da come si è comportata la squadra. Tutti hanno fatto bene. Sono altrettanto felice per Pepe e per la parata fatto nel finale di partita. Sono felice di come ha giocato. Real Madrid? Fu un peccato il risultato finale dell’andata. La sfida poteva terminare 3 a 2 ma è andata così. Per il ritorno ripeto che il Napoli ha giocatori di qualità per poter vincere ma si dovrà correre e lottare molto. Gli azzurri hanno comunque una squadra forte e lo hanno dimostrato anche ieri a Roma. Vedremo come andrà. Pepe mi ha invitato a vedere la partita di martedì contro il Real ma ho degli impegni e non potrò essere allo stadio. L’errore di Pepe contro la Juventus? Io gli ho detto che in quei casi l’uscita va chiamata forte, forse c’è stato un difetto di comunicazione tra lui e Koulibaly. Detto ciò sono soddisfatto della sua stagione. Se il Napoli si convince di esser forte può mettere in difficoltà tutti, anche il Real, che ultimamente ha dimostrato di non esser imbattibile”.

Sarri si è accorto di avere un grande talento come Rog

Sarri si è accorto di avere un grande talento come Rog

La Gazzetta dello Sport elogia la prestazione di Marko Rog all’Olimpico: “La migliore notizia, dopo la vittoria, è la conferma di Marko Rog. Dopo sei mesi di panchina, Maurizio Sarri s’è accorto di avere a disposizione un centrocampista di grande valore, un giocatore di cui non poter fare a meno. Ha avuto ragione, Aurelio De Laurentiis nel reclamarne l’impiego dopo la sconfitta del Bernabeu. Non sarà stato casuale che dopo la levata di scudi del presidente, l’allenatore si sia deciso a inserire il nazionale croato. Oggi il Napoli ha una certezza in più, il tecnico sa di poter contare su una mezzala che garantisce tecnica e forza fisica. Quella che occorrerà martedì sera per tentare la grande impresa”.

Esultanza Mertens, il mondo Roma chiede l’intervento della Procura

Esultanza Mertens, il mondo Roma chiede l’intervento della Procura

La Gazzetta dello Sport scrive sull’esultanza di Dries Mertens che ha scatenato non poche polemiche nell’ambiente romansita: “Il belga corre verso la bandierina portando l’indice verso il naso ad intimare silenzio, poi si mette a 4 zampe e mima di far pipì sulla bandierina, come peraltro Juliette non farebbe perché femmina. Gesto comunque non proprio oxfordiano, che in effetti scatena la rabbia di quello spicchio di Olimpico vicino a cui si è svolta la scena. Abbastanza per far sì che nel mondo giallorosso ci sia qualcuno che auspica l’intervento della Procura della Figc perché ravvisi gli estremi della provocazione, anche se negli ambienti federali c’è scetticismo in merito”.

Il fattore C ha benedetto il Napoli, ma la vittoria non va sminuita

Il fattore C ha benedetto il Napoli, ma la vittoria non va sminuita

La Gazzetta dello Sport commenta così la vittoria del Napoli a Roma: “All’Olimpico si è rivista la squadra fiammeggiante di qualche tempo fa. Verso l’imbrunire il calo degli azzurri, un po’ fisiologico e un po’ no, ha rimesso in pista la Roma, e se non fosse stato per Reina e per San Palo e Santa Traversa, celebreremmo una clamorosa rimonta. Il fattore C ha benedetto il Napoli, anche se la vittoria degli ospiti non va sminuita né considerata illegittima. Il calcio però si nutre di paradossi. Si prenda Mertens, per esempio. Nelle ultime due settimane si è dubitato di lui e si è pensato che la mossa del falso nove fosse diventata logora. Abbagli. Con la doppietta dell’Olimpico il belga sale a quota 18 in classifica marcatori. Il Napoli, Sarri e Mertens hanno ancora qualcosa da dire. Ascoltiamoli”.