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Il patto di Versailles per l’Europa a più velocità

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I leader di Italia, Germania, Francia e Spagna siglano a Versailles un patto per l’Europa a più velocità, condizione necessaria per una maggiore integrazione. “Altrimenti crolla tutto”, ha detto Angela Merkel. Il nuovo patto si deve basare su un’integrazione rispettosa delle ambizioni delle identità nazionali, sulla difesa comune e su un forte impegno per il sociale. Ora la sfida per i quattro leader è duplice: convincere gli altri partner e spiegare ai rispettivi cittadini quali sono i vantaggi della svolta.

Da Parigi parte l’Europa a più velocità. Merkel: “Se ci fermiamo, crolla tutto”

I piani dei leader di Francia, Italia, Germania e Spagna in vista delle celebrazioni di Roma Nuovo impulso all’integrazione, ma “ogni Paese deve poter avanzare ai propri ritmi”

PARIGI – A Versailles nasce l’Europa a più velocità. A tre settimane dalle celebrazioni del 60esimo anniversario dei Trattati di Roma, dalla reggia del Re Sole, alle porte di Parigi, arriva il solenne appello dei leader di Italia, Francia, Germania e Spagna – le quattro potenze demografiche (ed economiche) del continente – mai così unite nel dire che oggi lo status quo dell’Unione «non è più sostenibile». Dal lavoro alla sicurezza, dal sociale alla difesa comune, serve un grande balzo in avanti, ossia, più integrazione e cooperazioni rafforzate. Unica ricetta per dare nuovo impulso a un continente in crisi, segnato da dalla Brexit, dalle sfiorettate anti-Ue di Donald Trump e dai venti nazional-populisti alle porte del potere in Paesi come la Francia (Le Pen) e Olanda (Wilders). Roma, Parigi, Madrid e Berlino hanno «la responsabilità di tracciare la via – avverte Francois Hollande –. Non per imporla agli altri ma per essere una forza al servizio dell’Europa che dà l’impulso». Il presidente si rivolge alla stampa nei saloni di Versailles, non lottano dagli stessi dove quasi un secolo fa, nel giugno 1919, venne firmato il Trattato che sancì la fine della Prima Guerra mondiale. Alle parole del presidente fa eco Angela Merkel: «L’Europa – puntualizza la cancelliera – è stata costruita sulla pace, Versailles ne è uno dei simboli», ma «se ci fermiamo ora – avverte prima della cena a quattro – tutto quello che abbiamo costruito potrebbe crollare. Abbiamo tutti l’obbligo di continuare l’integrazione europea». Una rinuncia alla dimensione politica – incalza Hollande – sarebbe una regressione.

Insomma, il continente deve saper dimostrare la «solidarietà a Ventisette ma anche la capacità di avanzare a ritmi diversi», è il messaggio lanciato ieri a Versailles. E condiviso da Paolo Gentiloni. Serve una Ue «più integrata ma che possa consentire diversi livelli di integrazione – dice rivolgendosi ai cronisti –. È giusto e normale che i Paesi possano avere ambizioni diverse e che a queste ambizioni ci siano risposte diverse, mantenendo il progetto comune». Nel suo intervento Angela Merkel ha anche parlato di migrazioni e ribadito che la Ue «deve cercare di sviluppare una strategia comune per l’Africa».

Nelle celebrazioni di Roma – per le quali i 27 stanno preparando una dichiarazione congiunta – «l’Unione riparte dal popolo europeo», promette il capo del governo, secondo cui «non solo i nostri Paesi, ma tutti i 27 dovranno fare delle scelte, dentro la cornice del Libro Bianco della Commissione Ue, senza le quali rischiamo di mettere in difficoltà il futuro stesso del progetto Ue». Ieri si è molto insistito sulla necessità di un’Europa sociale, che guardi alla crescita e agli investimenti. «Un’Europa – ha detto il premier – in cui chi rimane indietro non consideri l’Ue come una fonte di difficoltà ma come una risposta alle proprie difficoltà». C’è poi, la questione importantissima, della «difesa comune» per «proteggere la nostra sicurezza». Altrettanti temi su cui è imperativa una maggiore integrazione, nello spirito dei padri fondatori e del sogno di quegli Stati Uniti d’Europa delineati da Altiero Spinelli nel Manifesto di Ventotene.

Mentre Hollande, dicono i ben informati, sarebbe addirittura pronto ad assumere l’incarico di presidente del Consiglio dell’Ue, nel caso di un fallimento delle trattative su una riconferma del polacco Donald Tusk.

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lastampa/Da Parigi parte l’Europa a più velocità. Merkel: “Se ci fermiamo, crolla tutto” PAOLO LEVI

Patto di Versailles per l’Europa: ora occorre spiegarlo ai cittadini

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Ora la sfida per i quattro leader di Italia, Germania, Francia e Spagna è duplice: convincere gli altri partner e spiegare ai rispettivi cittadini quali sono i vantaggi della svolta che hanno siglato a Versailles con un patto per l’Europa a più velocità, condizione necessaria per una maggiore integrazione: “Altrimenti crolla tutto”, ha detto Angela Merkel. Il nuovo patto si deve basare su un’integrazione rispettosa delle ambizioni delle identità nazionali, sulla difesa comune e su un forte impegno per il sociale.

La ricetta di Gentiloni per la svolta: giustizia sociale e difesa rafforzata

Il premier: siamo una potenza commerciale, rilanciamo gli scambi

VERSAILLES – Il crepuscolo di Hollande, il presidente «normale» che non si è ricandidato, produce proprio in extremis un ultimo bagliore in un luogo carico di storia come la reggia di Versailles, gioiello della monarchia al suo apogeo: il Capo dello Stato francese, affiancato da Merkel, Gentiloni e Rajoy, pronuncia un discorso «alto» sul futuro dell’Europa, facendo esplicito riferimento a una via d’uscita per l’impasse che paralizza il Vecchio Continente.

Una Unione europea a più velocità, nella quale chi vuole andare avanti con cooperazioni rafforzate, non soltanto possa farlo, ma sia incoraggiato su questa strada. E il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, dopo che anche Angela Merkel aveva fatto un discorso analogo, ha pronunciato un intervento nel quale per la prima volta, un capo di governo italiano abbraccia una prospettiva di questo tipo come possibile via per salvare quel che resta dell’Unione. Per Gentiloni serve un’Unione europea «più integrata ma che possa consentire diversi livelli di integrazione. È giusto e normale che i Paesi possano avere ambizioni diverse e che a queste ambizioni ci siano risposte diverse, mantenendo il progetto comune». E ha indicato due strade per il riscatto: saper costruire un’Europa sociale per rispondere alla sfida delle diseguaglianze e al tempo stesso un’Europa della Difesa, più compatta e organizzata davanti alla minaccia del terrorismo islamico.

 LEGGI ANCHE – Hollande sul rilancio dell’Ue: ”l’Unione deve andare a più velocità oppure sarà la fine” 

È presto per capire se novità così ambiziose si concretizzeranno, ma i quattro Paesi-guida dell’Unione hanno indicato una strada che è tutta dentro le regole dei trattati e che al tempo stesso richiede una forte volontà politica. Quella che i quattro hanno fatto aleggiare tra le mura della reggia di Versailles. Con un messaggio forte: o ci muoviamo, o crolla tutto. A tre settimane dalle celebrazioni del sessantesimo anniversario dei Trattati di Roma del 25 marzo 1957, l’appello arriva dai leader di Italia, Francia, Germania e Spagna, le prime quattro potenze demografiche ed economiche del continente, unite nel dire all’unisono che lo status quo dell’Unione non è più accettabile.

Davvero originale lo scenario nel quale si è consumato un passaggio, che è prematuro definire storico, ma che ha fatto segnare novità nei toni e nelle parole. Il programma prevedeva che i quattro capi di Stato e di governo di Francia, Germania, Italia e Spagna pronunciassero altrettante dichiarazioni poco prima di vedersi a cena, negli splendidi saloni del palazzo di Versailles. Ma come scenario per le dichiarazioni, il protocollo francese aveva scelto un’angusta sala stampa, di rara bruttezza, tra laminati dorati, cavi e cartongessi.

A dispetto del contesto Paolo Gentiloni ha pronunciato un breve intervento, sei minuti, col quale si è candidato nel ruolo di «regista» in vista delle celebrazioni per il sessantesimo anniversario dei Trattati di Roma, celebrazioni che si svolgeranno il 25 marzo in uno scenario, il Campidoglio, carico di storia persino più di Versailles.

Il presidente del Consiglio, che già da ministro degli Esteri aveva insistito sulla strada delle più velocità, nel suo discorso ha detto: «Abbiamo bisogno di un’Europa sociale, che guardi alla crescita e agli investimenti. Un’Europa in cui chi rimane indietro non consideri l’Ue come una fonte di difficoltà ma come una risposta alle proprie difficoltà. E non siamo ancora a questo livello». E al tempo stesso, ma sullo stesso piano, «servono passi avanti nella difesa comune» per «proteggere la nostra sicurezza» dalla minaccia terrorista.

Unico tra i quattro a parlare a braccio, Gentiloni ha pronunciato una frase che più di altre ha suscitato il muto consenso degli altri con sguardi di approvazione: «L’Europa – ha detto il presidente del Consiglio – è la più grande superpotenza commerciale, e quindi bisogna avere la capacità di promuovere gli scambi in un momento in cui questo sembra passato di moda». E ancora: «Un eccesso di sovranità concepita in modo ostile produce disastri» ed in questa fase «all’Europa si aprono spazi imprevisti e maggiori». E ha chiuso così: «L’Unione riparte dal popolo europeo».

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lastampa/La ricetta di Gentiloni per la svolta: giustizia sociale e difesa rafforzata FABIO MARTINI – INVIATO A VERSAILLES

Ab/arte Brescia: ”Da Corneille a Guttuso la seduzione nell’arte”

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A Brescia fino al 25 marzo 2017
La “Galleria ab/arte” come luogo di fascinazione
con la ”seduzione nell’arte”
di Andrea Barretta

Fino al 25 marzo in mostra alla Galleria ab/arte di Brescia opere di: Antonio Bueno, Domenico Cantatore, Goffredo Civitarese, Primo Conti, Guillaume Corneille, Salvador Dalì, Cristoforo De Amicis, Sergio Fergola, Salvatore Fiume, Antonio Fomez, Piero Gauli, Franco Gentilini, Emilio Greco, Renato Guttuso, Henri de Toulouse-Lautrec, Marco  Lodola, Giacomo Manzù, Carlo Migani, Jean Raine, Franco Rognoni, Mimmo Rotella, Aligi Sassu, Marcello  Cassinari Vettor.

Artisti di fama internazionale e compositi linguaggi creativi in un panorama plurale lontano dal naturalismo che domina l’incanto di una sperimentazione visiva nelle caratteristiche essenziali del corpo femminile nella storia dell’arte moderna.

Perché non è scontato che si possa identificare uno stile rappresentativo in linea con i canoni contemporanei, né sentire il bisogno di sottolineare realizzazioni stereotipate a livello culturale nell’attuale ambito sociale. E l’itinerario espositivo, che si snoda in due sale, comincia proprio dalla rappresentazione del nudo femminile in sospensione con il clima delle avanguardie pur nei vincoli della tradizione figurativa rimaneggiato in stilemi che proiettano diverse inclusioni e non solo estetiche, dalla dolcezza sinuosa delle forme alla seduzione della posa, dalla provocazione all’erotismo. E, ciò nondimeno, la realtà di dettagli esibiti con razionalismo fenomenico tra silenzi e paure, espressi anche solo con uno sguardo.

Comunque mai prepotenti o dirompenti in un tema universale, a partire da Adamo ed Eva riportato nei dipinti di Jean Raine o di Ulisse e Calipso di Franco Rognoni, che richiamano la soavità classica delle ninfe o di veneri che governano il passato nel presente, come nel nudo disteso di Domenico Cantatore in una sorta di destrutturazione del corpo accentuata nel riferimento cubista di Sergio Fergola, a rafforzare il confronto sugli aspetti della seduzione femminile talvolta tratteggiata o in altre solamente immaginata.

Muse – potremmo dire – che a volte suggeriscono una seduzione effimera, come delineato dalla spontaneità di Emilio Greco, o nella vulnerabilità della bellezza spogliata del pudore con gli autori di figure sensuali come Guillaume Corneille e Renato Guttuso che più volte hanno suscitato emozioni contrastanti, oppure la seduzione ambigua di Goffredo Civitarese o ammiccante di Aligi Sauu, e ancora quella drammatica di Federico Severino in antitesi con colei che promette follie di Marco Lodola, accanto all’immobile nudità di Franco Gentilini o la garbatezza delle donne di Antonio Bueno persa nella sessualità proposta da Primo Conti in un incontro surrealista e simbolista con Salvador Dalì.

Con “Da Corneille a Guttuso la seduzione nell’arte”, la “Galleria ab/arte” di Brescia si trasforma in un luogo di fascinazione che accoglie nel rigore progettuale dell’avvertire la straordinarietà di un insieme da leggere negli sguardi ammiccanti o solo attraenti nella capacità di ispirare nel visitatore l’incanto di una escursione nell’immagine della donna liberata dalla sua condizione quotidiana, e che trova la sua sintesi proprio nel connubio femminilità e seduzione, nel desiderio di riconquistare un romantico immedesimarsi nel sogno dell’amore, consapevole dell’avvolgente lirismo che costituisce il cuore della mostra.

Andrea Barretta

Mostra a cura di: Andrea Barretta
Progetto allestimento: Riccardo Prevosti.
Relazioni esterne: Umberto Chiusi
Coordinamento: Gianni Eralio

Galleria ab/arte
Brescia, Vicolo San Nicola, 6
Tel. 030 3759 779
Orario: da giovedi a sabato 9,30 – 12,30 e 15,30 – 19,30

Callejon: “A Napoli succedono cose uniche, i tifosi sono fondamentali”

Callejon: “A Napoli succedono cose unico, i tifosi sono fondamentali”

Ai microfoni del sito ufficiale della Uefa, è intervenuto José Maria Callejon, dichiarando: “A 14 anni giocavo on Andalusia con la Costa Tropical, io e mio fratello facemmo molto bene giocando anche la finale anche se poi perdemmo. Vennero molti osservatori del Real Madrid, firmammo ma non fu facile andare via di casa. Mourinho dopo un Espanyol-Real Madrid venne da me e mi chiese, credo scherzando, se volessi giocare di nuovo nel Real Madrid. In quel momento risi perché non ci credevo, poi dopo un mese la cosa venne confermata, mi chiamarono e fu grazie a Mourinho che tornai lì.  Ricordo Luis Figo, quello che mi piace di più, ma anche Ronaldo Nazario. San Paolo? Quando si leggono le formazioni, noi sentiamo tutto negli spogliatoi. Quando fai gol la curva urla il tuo nome, succedono delle cose uniche qui. E’ una parte fondamentale per la squadra.”.

Boniek: “Bel Napoli contro la Roma. Col Real Madrid c’è speranza”

Boniek: “Bel Napoli contro la Roma. Col Real Madrid c’è speranza”

Ai microfoni di Radio Kiss Kiss Italia, è intervenuto l’ex campione polacco Boniek, il quale ha dichiarato: “Complimenti al Napoli per la gara contro la Roma. Domani c’è un altro match storico, il Real Madrid comunque concede qualcosa quindi c’è speranza. Contro i giallorossi i partenopei hanno meritato la vittoria, concedendo anche qualcosa dietro, ma ci sta sicuramente. Quello che mi ha colpito è la forza d’organico del Napoli, c’è una qualità enorme soprattutto a centrocampo, dove ci sono tre giovanissimi di grandi speranze. Se oggi il Napoli mettesse sul mercato questi giocatori guadagnerebbe un miliardo davvero, complimenti a De Laurentiis.”

SU SARRI-E’ uno dei migliori allenatori della Serie A. Spesso si elogiano grandi allenatori, ma Sarri non è da meno, è riuscito a fare bene anche con le piccole. Milik e Zielinski? Ci siamo dati appuntamento il 24 in Polonia, quando ci sarà l’impegno con la Polonia. Io sono andato a salutare loro dopo il match con la Roma, sono andato a farmi rincuorare dai ragazzi perché tifavo Roma”.

Digos, Bonagura: “Napoli-Real Madrid, clima festoso e tranquillo”

Digos, Bonagura: “Napoli-Real Madrid, clima festoso e tranquillo”

Ai microfoni di Radio Kiss Kiss Italia, è intervenuto Luigi Bonagura, dirigente della Digos, il quale ha dichiarato: “C’erano mille napoletani ad attendere il Real Madrid a Palazzo Caracciolo. Non c’è stato nessun problema, a parte quello della calca che era preventivabile. Il clima è tranquillo, festoso. I segnali non sono allarmanti, dai gruppi ultras non arriva nulla di particolare, nulla di pregiudizievole per l’ordine pubblico, proprio come a Madrid. Sono arrivati i colleghi della polizia madrilena che si sono messi a nostra disposizione. Domani i cancelli saranno aperti dalle ore 15, invitiamo i tifosi napoletani ad anticiparsi, anche per consentire a noi di effettuare i controlli in maniera tranquilla”.

Zidane: “Domani gara difficile, ma siamo abituati a giocare con grandi squadre”

Zidane: “Domani gara difficile, ma siamo abituati a giocare con grandi squadre”

Zidane, allenatore del Real Madrid, nella consueta conferenza stampa pre-partita, ha dichiarato: “Lo sappiamo, ma giocheremo 11 contro 11. L’ambiente è bello, sarà una motivazione in più per noi. E’ uno stadio bollente, a noi piacere giocare in scenari come questi, sarà una gara difficile per le due squadre, non per una. Andata? All’inizio giocammo bene, ma arrivò il loro gol. Continuando a segnare poi sono arrivati i gol, domani proveremo a fare lo stesso. Noi sempre scendiamo in campo per giocare, faremo la nostra partita, giocando a calcio come sappiamo. Tenteremo di vincere, non di gestirla, sapendo che soffriremo. Dobbiamo essere intensi, soffriremo e dovremo lasciare tutto in campo. Servirà anche tecnica, non basta intensità, bisognerà giocare a calcio. Loro inizieranno con tanta intensità, lo sappiamo. Devono segnare. Loro possono giocare in ogni maniera, pressano bene, hanno giocatori forti in contropiede, ma sono una grande squadra e possono farci male. Affrontiamo una buona squadra, ma siamo abituati a giocare con grandi squadre. Domani ci saranno tanti bravi giocatori in campo, ma anche noi abbiamo una bella squadra e possiamo fare belle cose. Napoli ha un campo con i tifosi che spingono la squadra, è molto bello, ma è bello anche per i rivali che ci giocano. Sappiamo che domani sarà una gara difficile, come sempre in Champions. Lo sappiamo. Siamo pronti comunque per affrontare questa gara di ritorno”

Reina: “Il Napoli aspetta questa partita da 30 anni, lo stadio sarà una bolgia”

Reina: “Il Napoli aspetta questa partita da 30 anni, lo stadio sarà una bolgia”

Ai microfoni di una emittente spagnola, Deportes Cuatro, Pepe Reina, portiere del Napoli, ha dichiarato: “C’è molta attesa per il match di domani, da trent’anni stavamo aspettando qualcosa di simile, è un regalo per la città giocare contro una delle squadre più forti del mondo. Il Real è favorito ma ci sarà uno stadio infuocato, nel calcio si gioca undici contro undici e la squadra dovrà giocare come sa. Sergio Ramos? Non è pericoloso soltanto al 93esimo, dalla sua ha anche tanta determinazione”.

La fotogallery della gara Foggia vs Juve Stabia (1-0)

Foggia vs Juve Stabia foto di Armando Russo

Guarda le foto di Foggia vs Juve Stabia realizzate dal nostro fotografo Armando Russo che ci racconta così la sconfitta delle vespe con i ragazzi di Mister Giovanni Stroppa.

La Juve Stabia dopo aver chiuso il primo tempo in svantaggio di una rete a causa del rigore generato da Lisi e trasformato da Marotta. mette in campo tutto quello che ha nel secondo tempo senza trovare la via della rete. Arriva una sconfitta amara che di fatto chiude la corsa al primo posto e vede il Francavilla accorciare ad un solo punto dalle vespe.

FOGGIA (4-3- 3): GUARNA, RUBIN, COLETTI, MARTINELLI, LOIACONO, VACCA, AGAZZI, DELI, SARNO,  MAZZEO, DI PIAZZA.

A DISP.: TUCCI, FIGLIOMENI, AGNELLI, CHIRICò, SAINZ MAZA, EMPEREUR, SICURELLA, DINIELLI, POMPILIO, SANCHEZ, GERBO, FABER.

ALL. GIOVANNI STROPPA

JUVE STABIA (3-5- 2): RUSSO, MORERO, ATANASOV, SANTACROCE, CANCELLOTTI, IZZILLO, CAPODAGLIO, MASTALLI, LISI , KANOUTE’, PAPONI.

A DISP. BACCI, LIVIERO, MATUTE, MAROTTA, MANARI, GIRON, SALVI, ALLIEVI, ESPOSITO, ROSAFIO, RIPA, CUTOLO.

ALL. GAETANO FONTANA.

ARBITRO: FRANCESCO FOURNEAU DI ROMA 1

ASSISTENTI: MATTEO BENEDETTINO DI BOLOGNA – ANDREA FUSCO DI TORINO

5’ Primo tentativo della Juve Stabia con Paponi che da posizione defilata calcia a rete trovando Guarna pronto alla parata a terra.

18’ Occasionissima per il Foggia con Rubin  che parte in contropiede dalla propria metà campo si beve con una finta Cancellotti e calcia a rete trovando la stupenda risposta di un formidabile Russo. La Juve Stabia subisce questo contropiede dopo aver sprecato una punizione in zona d’attacco!

35’ Ancora Foggia vicino al vantaggio: Agazzi da fuori area calcia a rete a botta sicura, ma Morero si immola e riesce con la schiena a deviare in angolo il tiro del centrocampista rossonero.

38’ Clamoroso errore di Santacroce che prima recupera un bellissimo pallone ma poi se lo lascia rubare da Deli che serve Di Piazza ma per fortuna della Juve Stabia, l’attaccante rossonero spara alto.

43’ Lisi in mischia interviene in ritardo su Sarno, l’arbitro decreta il calcio di rigore per il Foggia.

44’ FOGGIA IN VANTAGGIO: Sul dischetto va Mazzeo che realizza spiazzando Russo.

47’ Parte forte la Juve Stabia che prova subito a spingere alla ricerca del pari: dopo una serie di azioni in area di rigore rossonera non finalizzate da nessun calciatore gialloblè, la palla su una rimessa laterale arriva a Kanoutè che si libera di Rubin e da posizione molto defilata, invece di servire Paponi, calcia a rete spedendo la palla alta sulla traversa.

64’ Juve Stabia ancora pericolosa con Marotta che riceve palla da Cancellotti, entra in area e calcia a rete senza inquadrare la porta.

80’ Bellissima azione della Juve Stabia: Triangolazione Capodaglio, Marotta, Paponi, Marotta con quest’ultimo che esce da un muro di giocatori rossoneri e da ottima posizione calcia tra le mani di Guarna.

82’ Ancora Juve Stabia con Marotta che serve di tacco Cancellotti, cross di quest’ultimo e Paponi e mezza sforbiciata non inquadra la porta.

85’ Altra azione della Juve Stabia con Paponi e Cutolo che scambiano con quest’ultimo prova la botta da fuori area con la palla che finisce di poco a lato alla sinistra di Guarna.

 

Eccellenza-Il Procida si aggiudica il derby delle isole 2-1 al Real Forio

Il Real Forio perde il suo primo derby delle isole. I biancorossi si sono imposti per 2-1 . Al momentaneo vantaggio di Sperandeo, ha risposto De Felice su rigore. A dieci minuti dalla ripresa è poi arrivato il 2-1 di Roghi che Chiaiese e compagni non sono mai riusciti a recuperare. Poche occasioni da una parte e dall’altra, partita non spettacolare e giocata soprattutto a centrocampo. Un pareggio, forse, non avrebbe scontentato nessuno.

LE FORMAZIONI. Mister Impagliazzo resta fedele al 3-5-2. Solita difesa davanti a Sollo composta da Mora, Calise e Di Dato. A centrocampo Conte (preferito a Fanelli) insieme a Sannino e Trofa con Vitagliano e Iacono F. sugli esterni. In attacco spazio a Chiaiese e De Felice, in panchina i fratelli Costagliola. Bruno Mandragora opta per il 4-3-3. Lamarra tra i pali, in difesa Lubrano, De Giorgi, Micallo e Signore; a centrocampo Coppola, Rinaldi e Annunziata; in attacco il tridente composto da Dodò, Sperandeo e Bacio Terracino.

LA PARTITA. Inizio di gara abbastanza brutto, squadre contratte e poco pericolose. Alla prima occasione utile, il Procida passa in vantaggio: l’errore di Calise in fase di impostazione permette ai padroni di casa di lanciare il solito Dodò sulla fascia, cross in mezzo e Sperandeo tira praticamente un rigore in movimento con il pallone che si insacca sotto la traversa. Il Forio è in partita e si vede. De Felice prova ad entrare in area,subisce una gomitata abbastanza evidente, ma l’arbitro lascia incredibilmente proseguire. Un minuto dopo, esattamente al 37′ l’azione si ripete, questa volta è Micallo a toccare De Felice. Intervento meno vistoso di quello precedente, ma l’arbitro (forse timoroso di aver sbagliato nell’altra occasione) assegna il penalty ai biancoverdi. Sul dischetto si presenta lo stesso De Felice, il giovane classe ’96 non sbaglia e mette a segno la tredicesima rete in campionato. Nel finale del primo tempo, alcune (non) decisioni arbitrali continuano a far discutere. Davide Trofa è lanciato il porta, il Forio si presenta quasi davanti a Lamarra in tre contro uno, ma il gioco viene fermato per un presunto fallo (molto dubbio) commesso da De Felice ai danni dell’unico difensore (Micallo) rimasto in copertura. Ancora  proteste dei ragazzi di Impagliazzo quando Dodò, a gioco fermo, volontariamente dà un calcio a Di Dato rimasto a terra. L’arbitro vede tutto, ma decide di ammonire Dodò (c’erano gli estremi per il rosso). La ripresa si apre nuovamente con un gol del Procida. Al 10′ Sperandeo serve con un filtrante Roghi (subentrato a Bacio Terracino), il quale supera Sollo con un diagonale. I ragazzi di Mandragora sfiorano poi il 3-1 sugli sviluppi di un calcio di punizione di Rinaldi che si avvicina all’incrocio dei pali. All’occasione dei biancorossi risponde il Forio con De Felice, il quale per due volte si fa stoppare da un miracoloso Lamarra: prima su un colpo di testa ravvicinato, poi sulla ribattuta Lamarra para anche il tap-in dell’attaccante biancoverde. Nel finale ancora episodi dubbi che fanno infuriare giocatori e dirigenti del Forio.Protagonista nuovamente Trofa, il quale subisce palesemente fallo, ma viene ammonito per simulazione davanti allo stupore di tutti (difensore del Procida compreso).  Il sig. Ambrosino di Torre del Greco completa la sua pessima prestazione con un’espulsione inventata ai danni di Nicola Mora. L’ex Napoli, a partita praticamente finita, chiedeva all’arbitro di far velocizzare i tempi con educazione e linguaggio pulito; l’arbitro, però, ha deciso di estrarre il cartellino rosso. Da segnalare, nei minuti di recupero, anche un’occasione sprecata dall’ex Lorenzo Costagliola (entrato nella ripresa, così come il fratello Tony).  Il derby termina sul 2-1 in favore del Procida. Squadra più forte e a dirlo è la classifica. Ma allo “Spinetti” il divario non si è visto, al contrario dell’arbitraggio oggettivamente discutibile che si è visto eccome. La corsa alla salvezza del Real Forio riprenderà domenica prossima (al “Calise”) contro il Mondragone.

 

 

ISOLA DI PROCIDA  2

REAL FORIO  1

 

ISOLA DI PROCIDA: Lamarra, Lubrano (24’s.t. Matrullo), De Giorgi, Annunziata, Micallo, Signore, Dodò, Coppola, Sperandeo, Bacio Terracino (1’s.t. Roghi), Rinaldi, (In panchina: Bardet, Romano, Granillo, Napolitano, Esposito) All. Mandragora

REAL FORIO: Sollo, Di Dato, Mora, Calise, Iacono F., Conte (19’s.t. Costagliola L.), Sannino, Trofa, Vitagliano (39’s.t. De Luise M.), Chiaiese (33’s.t. Costagliola A.), De Felice. (In panchina: Verde, De Luise V., Fanelli, Boria) All. Impagliazzo

ARBITRO: Ambrosino di Torre del Greco (Ass. Palomba e Robello di Torre Annunziata)

RETI: 13′ Sperandeo, 38′ De Felice (RIG), 55′ Roghi

NOTE: Ammoniti Dodò, Micallo, Signore, Sperandeo (P), De Felice, Trofa, Calise, Iacono F.. Espulso Mora (rosso diretto) al 90′

EDITORIALE – Foggia vs Juve Stabia la parola d’ordine è stata: contraddizione

Il match che la Juve Stabia ha giocato ieri allo Zaccheria di Foggia è la sintesi perfetta del momento non certo facile che stanno vivendo gli uomini di Fontana. La gara è stata contraddittoria così come di contraddizioni è fatta la stagione delle Vespe. Sì, contraddittoria e spieghiamo il perché.

Alla vigilia della gara contro il Foggia anche i tifosi più ottimisti guardavano alla gara con obiettività e con la consapevolezza che gli uomini di Stroppa fossero nettamente più in forma ed in palla rispetto alla squadra di Fontana. Il punteggio e l’andamento del match hanno dato invece risposte differenti, con i gialloblù sconfitti con il minimo scarto e sulla base di un rigore non del tutto cristallino. Poche sono inoltre state le palle gol effettivamente pericolose del Foggia.
Se il risultato non è stato “tragico” come molti pensavano, la prestazione delle Vespe è stata invece grigia. Nessuno spunto, nessun cambio di ritmo, nessuna idea da parte della Juve Stabia, apparsa come una squadra monocorde per tutti i 90 minuti. Una squadra che ha giocato con così poca fame che avrebbe potuto subire un passivo nettamente maggiore.

Le contraddizioni non finiscono certo qui ma hanno ad oggetto anche singole scelte di Fontana. Ripa e Marotta, ad esempio, ne sono l’emblea; Spider, nonostante sia il miglior marcatore delle Vespe e venisse dalla rete contro la Reggina, è stato relegato in panca per tutti i 90 minuti. Nemmeno l’assalto finale delle Vespe ha potuto contare sul bomber. Stesse considerazioni per Marotta: l’unico che nelle ultime due gare ha acceso la luce, con un assist e due reti all’attivo, è subentrato solo nella ripresa, dimostrando con la sua vivacità come sarebbe stato più giusto vederlo in campo dall’inizio.
Ancora, la contraddizione sta nel non aver visto in campo dall’inizio Liviero, calciatore in grado di fare la differenza nel suo ruolo; al suo posto Fontana ha preferito schierare un calciatore fuori ruolo, Lisi, disastroso ma non certo per colpa sua.

Contraddittorio è vedere steccare gli uomini che dovrebbero far fare il salto di qualità e dare tranquillità alla squadra. Il riferimento è a Morero e Santacroce, tra i più deludenti a Foggia. Delusione decisamente costante ormai quella che circonda le prestazioni del difensore argentino.

Le contraddizioni gialloblù sono forse le cause del tracollo degli ultimi mesi e non fanno altro che aumentare i rimpianti. Se solo si fosse mantenuta una normale continuità, non necessariamente da squadra schiacciasassi ma nemmeno da media retrocessione, ora il treno promozione sarebbe ancora a portata di mano. A questo punto conta guardarsi le spalle e mettere il massimo impegno nel nuovo campionato delle Vespe, quello per la conquista del terzo posto.

Raffaele Izzo

Champions, Sarri: “La pressione sarà tutta su di loro. Compito proibitivo ma ce la giocheremo”

Maurizio Sarri ha parlato in conferenza stampa alla vigilia del ritorno degli ottavi di Champions League contro il Real Madrid:

 
“Tutta la squadra è unita per un obbiettivo comune. Discorso con De Laurentiis? E’ inutile parlarne. Un incontro di 30 minuti in cui abbiamo parlato maggiormente di cinema, gli ho preparato una sceneggiatura. Si è parlato trenta secondi di calcio, non vedo perché non ci debba essere convergenze sugli obbiettivi. Sarà il Real a essere sotto pressione, sono loro i campioni d’ Europa e del mondo e la squadra più ricca. Noi abbiamo la tifoseria campione del mondo e domani lo vedrà tutta l’ Europa. Tenteremo di fargli girare un po’ i coglioni ma segnano da 46 gare consecutive”
Serve un colpo di genio per batterli?
“Speriamo che il genio non sia andato tutto nella sceneggiatura (Ride ndr). Sarà una partita difficile perché hanno grandi qualità tecniche e fisiche. L’ aspetto più importante è quello della fase difensiva. Anche se saremo perfetti sotto questo aspetto possono venire fuori le loro qualità offensive. In avanti possiamo avere le nostre opportunità ma si parte da uno svantaggio di due gol. Se pure le possibilità sono minime ci sono e noi proveremo a giocarcela”.
Su Mertens:
“Sembra sia stato solo un inizio di crampi. Tutti sono comunque da valutare tra oggi e domani vista la serie di partite così importanti che non era mai capitata e nessuno. Non voglio fare polemiche ma qualcosa si poteva fare. Si sapeva da tempo che Napoli e Juventus potevano essere agli ottavi e non è stata presa nella giusta considerazione. Mertens non è uscito con un problema muscolare e sarà a disposizione”.
Sul match di Roma:
“Abbiamo fatto bene per 86 minuti poi un rinvio sbagliato ha creato il panico. L’ applicazione era stata buona anche nel primo tempo a Torino prima di farci travolgere dal corso degli eventi. Aver vinto il girone e poter giocare contro il Real è comunque un successo. E’ chiaro che questo tipo di gare dovrebbero diventare abituali per noi”.
Ha pensato a qualcosa in particolare per arginare l’ avversario?
“Avevo pensato di giocare con un uomo in più ma non è possibile. Quando una squadra è forte, è forte. La loro qualità tecnica è difficile da arginare. si potrebbe dire che all’ andata i nostri attaccanti non hanno portato la giusta pressione in certi momenti. Mettere pressioni a questi calciatori di qualità risulta sempre complicato. Importante sarà la prestazione complessiva. Non possiamo concentrarci difensivamente sul singolo uomo. Se le marcature a uomo funzionassero allora calciatori come Maradona e Platini non sarebbero diventati grandi. Sappiamo che sarà un compito proibitivo”
Su Rog:
“Domani il confine di essere tra gli undici o in tribuna è sottile. Rog ha fatto un percorso, da dicembre è stato inserito gradualmente. Quando è entrato appieno ha dimostrato il suo valore. E’ tenuto in considerazione ma tutto dipenderà dagli ultimi allenamenti”.
Il Napoli con la Roma ha perso palloni sanguinosi davanti all’area, può essere questo il  punto debole?

“La Roma ha avuto palle gol solo dall’ 86′ in poi. Sono dei rischi per prenderci dei vantaggi, se esci dalla pressione poi trovi spazi, sono dei rischi quando davanti hai attaccanti veloci. Lo stesso rischio che correremo domani, dovremo uscire dalla nostra pressione, all’andata ci siamo riusciti solo ogni tanto”.
Il Real è il club più ricco e vincente, come pensi di fargli girare le scatole?

“Loro sono abituati alle grandi partite ed a condizioni ambientali non semplici. L’ambiente deve servire a noi, non per influenzare loro che sono abituati. Quello che conta è ciò che si trasmette sul campo, con l’anima. A loro non mette mai timore il casino, l’unica cosa che può dargli timore è vedere gli occhi dell’avversario di chi vuole dare tutto”.

Il Pungiglione Stabiese – Addio sogni di gloria!

Il Pungiglione Stabiese programma sportivo in onda su ViViradioWEB

Questa sera c’è il consueto appuntamento con ” Il Pungiglione Stabiese “, programma sportivo che parla di Juve Stabia a 360° gradi. Come sempre alla conduzione ci sarà Mario Vollono. Collegatevi oggi 27 febbraio 2017 dalle ore 19:30 per avere notizie in esclusiva sul mondo gialloblè. Avrete due modi per seguire la puntata:

DIRETTA

DIFFERITA (dopo 2 ore dalla diretta)

In questa puntata in studio ci saranno in studio Mario Di Capua (Radio S.Anna), Andrea Alfano (ViViCentro) e l’opinionista Armando Russo.

Ci collegheremo telefonicamente con Giorgio Corona per discutere con lui di questo momento del campionato di Lega Pro.

Presenteremo il prossimo match con la Paganese degli ex Carrillo, Carrotta e Grassadonia. Gli azzurro-stellati vengono da una serie di quattro risultati utili consecutivi e vogliono continuare in questo periodo d’oro. La Juve Stabia invece viene dalla sconfitta di misura con il Foggia che mette la parola fine alla corsa al primo posto.

Avremo come ospite telefonico Danilo Sorrentino di PaganeseMania che ci presenterà la Paganese in vista della partita con le vespe.

Ci collegheremo telefonicamente con Alberico Turi Direttore responsabile del settore giovanile della Juve Stabia, per discutere sui risultati ottenuti in questa fine settimana.

Avvisiamo i radioascoltatori che è possibile intervenire in diretta telefonica chiamando il numero 081.010.29.29 oppure inviando un messaggio Whatsapp al 338.94.05.888.

Gli ascoltatori possono inoltre scrivere, nel corso del programma, sul profilo facebook “Pungiglione Stabiese” per lasciare i loro messaggi e le loro domande.

“Il pungiglione stabiese” è la vostra casa. Intervenite in tanti!

Vi ringraziamo per l’affetto e la stima che ci avete mostrato nel precedente campionato e speriamo di offrirvi una trasmissione sempre più bella e ricca di notizie.

Promozione-Nuova Ischia,Mister Isidoro Di Meglio:” Abbiamo l’obbligo di provare a fare 21 punti”

La Nuova Ischia ritorna a vincere,dopo il passo falso con l’Oratorio Don Guanella. Al Mazzella i gialloblu battono 3-0 il Quartograd. Una gara dominata sin dai primi minuti, con una vittoria che da il morale giusto non solo alla squadra ma i fini della classifica. Una prestazione che a fine partita soddisfa il tecnico Isidoro Di Meglio-L’avevo detto alla vigilia del match ,più che essere preoccupato dei risultati degli altri,a me interessava ritrovare la mia squadra. I ragazzi hanno fatto un’ottima partita,i nostri avversari non hanno praticamente mai tirato in porta. Ora dobbiamo ritrovare anche qualità. Mi interessava fare una buona fase di possesso,i ragazzi sono stati encomiabili ed hanno fatto tutto quello che abbiamo svolto durante la settimana”. Una partita che forse si è chiusa un po troppo tardi,avendo sprecato diverse palle gol . Per cercare un piccolo lato negativo forse sotto porta dovevate essere un po più cinici. “Assolutamente si,siamo arrivati almeno quattro o cinque volte a tu per tu col portiere. Si poteva e si doveva fare meglio,diciamo che abbiamo degli spunti su cosa lavorare in settimana”. Altra nota positiva della gara vinta,oltre ad aver schierato una squadra giovane i due under Trani alla sua prima da titolare e Filosa entrato ad inizio secondo tempo,con quest’ultimo che è un ragazzo da tenere sott’occhio.” Trani lo conosco bene,lo avevo già lo scorso anno. Un ragazzo che quando è nella giusta condizione riesce a fare la differenza,ha un’accelerazione che in queste categorie pochi giocatori hanno. Inizialmente l’avevamo perso,per scelte sue poi a gennaio l’abbiamo tesserato nuovamente. Lui e Cuomo possono darci una grossa mano,seppur con delle caratteristiche diverse. Ora abbiamo anche altre soluzioni sugli esterni ed alternative diverse,che ci permetteranno di scegliere a seconda dell’avversario che abbiamo di fronte”. Vittoria fondamentale che rilancia la Nuova Ischia a quattro punti dal Bacoli Sibilla in virtù del pareggio dello scontro con il Monte Di Procida. Isidoro Di Meglio rimane con i piedi per terra e resta molto scettico sulle possibilità di credere ancora nella vittoria del campionato.” Con questo distacco possono solo perderlo loro,dovranno perdere punti…Noi dobbiamo restare concentrati solo su di noi,perchè ogni volta che dovevamo fare il passo in avanti abbiamo sbagliato. Adesso dobbiamo pensare solo allo scontro diretto con il Monte Di Procida,mancano ancora sette partite ed abbiamo l’obbligo di provare a fare 21 punti”. 

Di Simone Vicidomini

Champions, Hamsik: “Consapevoli che non sarà facile ma ci proveremo. I tifosi saranno il dodicesimo uomo”

Marek Hamsik ha parlato in conferenza stampa alla vigilia della sfida contro il Real Madrid:
“Non siamo una squadra che sa gestire. Dobbiamo andare in campo e attaccare perché siamo sotto di 2 gol. E’ chiaro che dovremo stare attenti dietro Il Napoli non sbaglia mai questo tipo di partite in casa, daremo tutto”.
E’ più complicato fare due gol al Real o non subirne?
“Sicuramente sono molto pericolosi in avanti. Lo sappiamo e dovremo stare attenti”.
Sente una responsabilità maggiore per questa partita?
“E’ un grande evento che non ci deve dare pressione. Al contrario ci deve dare la carica perché affrontiamo un grande club. Non vedo l’ ora di scendere in campo e di godermela”.
Immaginate di segnare subito come all’ andata, sarebbe un vantaggio o uno svantaggio?
“Non dobbiamo immaginare ma fare quello che sappiamo fare. Sarà una grandissima serata che aspetta tutta la città. I nostri tifosi faranno un grandissimo tifo. L’ urlo ‘The Champions’ si sentirà fino a torino. Sicuramente sarà una partita che non dimenticherò mai”.
Obbiettivo o traguardo per questo Napoli?
“Non è un traguardo, ambiamo a giocare questa competizione ogni anno. E’ una competizione straordinaria per il valore dei club e dei calciatori”.
Unico superstite della gara contro il Chelsea. Può essere d’ aiuto psicologicamente?
“Siamo sotto e dobbiamo recuperare. Proveremo a passare il turno consapevoli che non sarà facile. Vogliamo giocare e goderci questa sfida”.
Da capitano sente maggiori responsabilità, visto anche il discorso di Maradona all’ andata?
“E’ stato un bel gesto il suo. Vederlo è sempre una grande gioia. Domani ci aspettiamo l’ aiuto dei nostri tifosi che saranno il dodicesimo uomo in campo”.
Periodo difficile alle spalle, quanto è stata importante la vittoria contro la Roma ?
“E’ stata molto importante soprattutto ai fini della classifica. Giocare la Champions è bellissimo e vogliamo farlo anche l’ anno prossimo. La vittoria ci aiuta mentalmente e fisicamente”.

Crisi economica: Nord-Sud, cosa divide le donne

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La crisi economica riduce le differenze di genere nel mondo del lavoro e questo soprattutto perché la condizione degli uomini è peggiorata. In compenso però cresce il divario tra le donne che vivono al Nord e quelle che risiedono al Sud con precariato e basso-reddito a fare da sfondo. Per tutte poi c’è una zavorra chiamata “pink tax” (la tassa rosa), una sorta di obolo mascherato che porta le donne a pagare molti prodotti più di quanto paghino gli uomini.

La crisi allarga il divario tra donne del Nord e del Sud

Nel Mezzogiorno le lavoratrici più precarie e a basso reddito

Le differenze di genere nel lavoro durante questa crisi sono diminuite. Non perché le donne abbiano particolarmente migliorato la loro situazione, ma perché gli uomini l’hanno peggiorata.

Se approfondiamo l’analisi, ci accorgiamo però che, se le differenze di genere sono diminuite, le differenze tra donne sono aumentate.

Guardiamoci indietro. Torniamo agli inizi degli anni ’90. Anche allora ci fu una crisi. Una recessione che colpì l’industria e le costruzioni, e che pagarono anche in quel caso molto più gli uomini che le donne. Fu più concentrata nel tempo, non durò così a lungo. Ebbene, anche allora le donne persero meno occupazione degli uomini e recuperarono prima.

Proprio come è successo nell’ultima crisi. Già dal 1995, ricominciò la crescita dell’occupazione femminile, che continuò ininterrottamente fino al 2008, prima con un ritmo più accentuato, poi più debole. Il trend positivo si interrompe con l’arrivo della nuova crisi. Ma non tutte le donne hanno potuto usufruire della crescita dell’occupazione nello stesso modo. Nel periodo che va dal 1995 al 2008 ci sono state 1 milione 700 mila lavoratrici in più. Ma, attenzione, la gran parte della crescita è avvenuta nel Centro Nord, il Sud ha raccolto le briciole, soltanto 300 mila occupate in più.

È così che si determina una forte divaricazione delle opportunità delle donne del Nord e delle donne del Sud. E si identificano due mondi profondamente diversi. Basta pensare alle giovani da 25 a 34 anni che lavoravano nel Nord, al terzo trimestre del 2008. All’epoca erano il 73,7% del totale delle donne, mentre nel Sud il 37,7%, la metà. Le donne da 35 a 44 anni lavoravano nel Nord nel 76% dei casi e nel Sud nel 41,5%.

Oggi è peggio  

Con la nuova crisi, questo divario, a prima vista, sembra ridursi, ma al ribasso per tutte. La crisi si scarica più sulle donne del Nord, le giovani perdono 10 punti percentuali di tasso di occupazione al Nord, 3 al Sud, il divario diminuisce anche qui al ribasso, nella sostanza rimane grave. Il basso tasso di occupazione femminile al Sud è spiegato anche dal fatto che in questa zona del Paese un basso livello di istruzione, al massimo la licenza media inferiore, praticamente preclude alle donne l’accesso al mercato del lavoro. Il loro tasso di occupazione è intorno al 20 per cento. Le doppiamente escluse sono proprio loro, perché del Sud e con bassa istruzione.

Le laureate sono le uniche che arrivano al 60% di tasso di occupazione, più vicino a quello delle donne del Nord, che supera ampiamente il 70%. È così che si accentuano le distanze, le crepe sociali e di genere , intersecate fra loro, sembrano non risanarsi proprio in questo Paese. Perdono terreno più le donne poco istruite, che già stavano peggio, che le laureate Le donne del Sud, continuano ad essere sempre più disoccupate e più scoraggiate, a fronte della difficoltà di competere con gli uomini nella ricerca del lavoro, ed in buona parte hanno rinunciato perfino a sognarlo.

I ruoli di coppia

Le differenze si sono accentuate non solo nell’accesso e permanenza al lavoro, ma anche in altri aspetti di vita, come ad esempio nella divisione dei ruoli nella coppia. Nelle coppie tra 25 e 44 anni in cui ambedue i partner lavorano, con figli, si è abbassato l’indice di asimmetria e gli uomini sembrano collaborare di più in famiglia, ma la trasformazione è concentrata più nel Centro Nord, mentre la situazione del Sud è rimasta stabile rispetto a sei anni prima.

Le donne del Sud, anche se riescono ad ottenere un lavoro, risultano più penalizzate, sono di meno, più precarie, più irregolari e a basso reddito, più sovra-istruite rispetto al lavoro svolto. Inoltre, la situazione di divisione dei ruoli nella coppia non migliora, interrompono di più il lavoro dopo la nascita dei figli, hanno meno asili nido e servizi sociali a disposizione, meno spesa sociale per disabili e anziani, meno supporto delle reti di aiuto informale. Sono insomma la spia rossa del malessere generale del Paese, che sta faticosamente uscendo e con enorme sforzo da questa lunghissima crisi, molto malconcio e con un improcrastinabile necessità di affrontare radicalmente i nodi irrisolti della sua modernizzazione.

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lastampa/La crisi allarga il divario tra donne del Nord e del Sud LINDA LAURA SABBADINI

Fisco: Unimpresa, Ue pretende subito aumento Iva al 24%

Iva al 24%?  Il vicepresidente dell’associazione Pucci: “Altra stangata che rischia di massacrare la ripresa economica”

“L’Unione europea vuole imporre subito all’Italia l’innalzamento delle aliquote Iva, quella ordinaria dal 22% al 24% e quella agevolata dal 10% al 13%. La richiesta è arrivata al governo italiano e si inquadra in una manovra, studiata nei dettagli dai tecnici di Bruxelles, volta allo spostamento del carico fiscale dal lavoro ai consumi. Il caldeggiato inasprimento dell’Imposta sul valore aggiunto, pertanto, è slegato dall’eventuale azionamento delle clausole di salvaguardia previste dalle leggi di stabilità e di bilancio approvare negli scorsi anni. Ma a nostro giudizio, l’Italia non deve dar seguito a questa pretesa e respingerla fortemente: si tratterebbe di un’altra stangata di tasse che rischierebbe di massacrare la ripresa economica”. E’ quanto denuncia il vicepresidente di Unimpresa, Claudio Pucci, dopo aver visionato la documentazione predisposta dagli uffici della Commissione Ue e allegata alla comunicazione sugli squilibri macroeconomici inviata al governo italiano il 22 febbraio 2017.

“Il progetto – prosegue Pucci – prevede di utilizzare il maggior gettito derivante dall’incremento delle aliquote Iva come risorse per crediti di imposta sui redditi più bassi. Le stesse simulazioni della Commissione, però, mostrano come gli stipendi avrebbero benefici assai contenuti a fronte di sicuri aumenti dei prezzi che finirebbero col fiaccare i consumi e dunque di mettere una zavorra alla crescita del Paese. Riteniamo pertanto fondamentale che l’esecutivo guidato da Paolo Gentiloni non di seguito a questa ennesima, assurda imposizione dell’Unione europea”.

Banche: Unimpresa, da 2008 crollo prestiti aziende (-80 mld) e boom btp (+240 mld)

Lo studio dell’associazione: gli impieghi alle imprese crollati da 869 miliardi a 791 miliardi, mentre la liquidità della Bce agli istituti italiani è cresciuta di 123 miliardi. I crediti deteriorati aumentati di 240 miliardi e hanno raggiunto quota 330 miliardi. Il vicepresidente Pucci: “Banche salvate dal governo con un fondo da 20 miliardi, ma chi ci assicura che i finanziamenti ripartiranno?”. Il settore bancario si è ristrutturato per ridurre i costi operativi: 164 banche in meno e chiusi 4.628 sportelli

Sono crollati di quasi 80 miliardi di euro i finanziamenti bancari alle imprese negli ultimi 8 anni con i crediti deteriorati cresciuti di 243 miliardi, mentre gli istituti, che hanno ricevuto 123 miliardi in più di liquidità dalla Bce, hanno incrementato gli acquisti di titoli di Stato di 240 miliardi. Lo stock di impieghi alle imprese è sceso da 869 miliardi a 791 miliardi (-9%), mentre le masse finanziare prelevate dagli istituti italiani dalla Banca centrale europea sono salite da 50 miliardi a 173 miliardi (+245%); contemporaneamente, nel portafoglio delle banche italiane i bot e i btp sono aumentati da 175 miliardi a 415 miliardi (+137%) e i crediti deteriorati degli istituti (prestiti non rimborsati regolarmente) sono saliti da 87 miliardi a 330 miliardi (+280%). Questi i dati principali di un rapporto del Centro studi di Unimpresa sulle banche italiane in 8 anni di crisi tra prestiti alle aziende e investimenti in debito pubblico. “Lo Stato salva le banche, con un fondo da 20 miliardi che potrebbe non bastare, ma non ci sono certezze sulla riapertura dei rubinetti dei finanziamenti: chi ci assicura che ripartiranno?” commenta il vicepresidente di Unimpresa, Claudio Pucci

Secondo lo studio dell’associazione, che ha incrociato dati della Banca d’Italia e della Banca centrale europea, lo stock di prestiti alle aziende era a quota 869,4 miliardi nel 2008, a 864,7 miliardi nel 2012 e a 791,8 miliardi nel 2016: in otto anni è dunque diminuito di 77,6 miliardi (-8,93%). I crediti deteriorati sono saliti dagli 87,1 miliardi del 2008 ai 236,9 miliardi del 2012 fino ai 330,5 miliardi del 2016 con un incremento, in otto anni, di 243,4 miliardi (+279,45%); la parte più a rischio, ovvero le sofferenze, è passata dai 41,3 miliardi del 2008 ai 125 miliardi del 2012 ai 197,9 miliardi del 2016 con una variazione, in otto anni, di 156,6 miliardi (+379,18%). 

Alle banche italiane non è mancato il sostegno della Banca centrale europea che ha progressivamente incrementato le erogazioni di liquidità, peraltro a tassi bassissimi se non addirittura negativi. Nel 2008 lo stock di moneta prelevato dagli istituti italiani all’Eurotower era a quota 50,3 miliardi, per poi salire a 271,8 miliardi nel 2012 e attestarsi a 173,9 miliardi nel 2016: tutto questo con una variazione positiva, in otto anni, di 123,6 miliardi (+245,73%). Una quantità di denaro che ha incrementato gli asset finanziari degli istituti: erano a quota 3.634,6 miliardi nel 2008, a 4.211 miliardi nel 2012 e a 3.978,4 miliardi nel 2016: in otto anni il portafoglio delle anche è salito di 343,8 miliardi (+9,46%), ma il denaro non è confluito alla cosiddetta economia reale. Sono infatti aumentati gli acquisti, da parte delle banche italiane, di obbligazioni emesse dal Tesoro: lo stock di bot e btp si attestava a 174,9 miliardi nel 2008, a 354,5 miliardi nel 2012 e a 415,2 miliardi nel 2016 con un incremento, in otto anni, di 240,3 miliardi (+137,39%).

“Le operazioni di politica monetaria, dunque, non hanno consentito al motore del credito di ripartire regolarmente e il malfunzionamento è segnalato sia dall’ammontare di bot e btp comprati dalle banche sia dall’andamento dei crediti deteriorati e delle sofferenze” commenta ancora Pucci.

Nel corso del periodo analizzato, le banche hanno comunque dato il via a una profonda e progressiva riorganizzazione del settore: gli istituti erano 799 nel 2008, 706 nel 2012 e 635 nel 2016: in otto anni, dunque, tra fusioni e concentrazioni varie, si è registrata una diminuzione di 164 banche (-20,35%). Anche la rete ha subito un ridimensionamento, con l’obiettivo di ridurre i costi operativi: gli sportelli erano 34.139 nel 2008, 32.881 nel 2012 e 29.511 nel 2016 con un calo di 4.628 unità (-13,65%).

FOTO ViViCentro – Roma-Napoli, il racconto in scatti del match

FOTO ViViCentro – Roma-Napoli, il racconto in scatti del match

Il Napoli ha vinto a Roma un match importante per il secondo posto che vale oro, vale l’accesso diretto alla Champions League. Questo il racconto in scatti di Roma-Napoli del nostro Giovanni Somma.

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Grignetti: Romeo, su suggerimento di Bocchino, tentò di incontrarsi con Lotti

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Come racconta Francesco Grignetti nella sua ricostruzione, Alfredo Romeo su suggerimento dell’ex parlamentare Italo Bocchino tentò di organizzare anche un incontro con l’attuale ministro allo Sport Luca Lotti.  L’inchiesta sulla Consip si arricchisce di nuovi dettagli: dalle carte emerge una rete di affari molto ampia che riguarda altri appalti, numerosi politici e anche figure negli enti pubblici.

Bocchino consigliò a Romeo: dobbiamo incontrare anche Lotti

Era l’uomo da convincere, il suggerimento venne dall’ex deputato di An

ROMA – Puntavano su Lotti, dopo quella che consideravano una gran carognata. Anzi, per dirla con le parole di Alfredo Romeo, «un bidone». Già perchè lo spregiudicato imprenditore napoletano aveva nella manica l’ex amministratore delegato della Consip, tal Domenico Casalino. Quando però a palazzo Chigi arrivò il ciclone Matteo Renzi, cambiò tutto. Casalino lo mandarono a casa, vedasi sms disperato a Italo Bocchino del giugno 2015, e alla guida della Consip misero il fiorentino Luigi Marroni. E di colpo per Romeo furono porte sbattute in faccia.

Un caso è una gara di Consip contesa tra la Romeo Gestioni e la cooperativa rossa Cpl Concordia. Questione lunga e complessa, arrivata fino al Consiglio di Stato e all’Anac. Il 19 gennaio 2016, Bocchino, non sapendo che il suo cellulare è stato trasformato dai carabinieri in una micidiale microspia, si precipita a parlarne con Romeo. Bocchino: «Abbiamo preso un bidone…». Romeo: «Cpl Concordia…». Bocchino: «Un bidone». Romeo: «Chi ce l’ha tirato quel bidone là?». Bocchino: «Quello lì ce l’hanno tirato Consip e Cantone…. Tirato loro… nel senso che ce l’ha tirato Renzi». Romeo: «Chi?». Bocchino: «Sì, cioè hanno tutelato in sede politica… hanno tutelato Cpl con quella roba e Cantone gli ha fatto da sponda».

Ecco, è a quel punto che scatta l’allarme nella testa di Alfredo Romeo. Renzi sta favorendo la concorrenza? Sente di dover recuperare posizioni con i nuovi potenti. Di nuovo ad agosto si sfoga con il giovane Carlo Russo, l’amicone di babbo Tiziano, che nel frattempo si è proposto come «facilitatore» di rapporti verso il renziano Marroni. «Consip… (bisbiglia) mi trattano una chiavica!».

Da quel momento si moltiplicano gli incontri con Russo, così come le lusinghe, le promesse, i conciliaboli. Finché Alfredo Romeo si convince di avere trovato il gancio giusto con Rignano sull’Arno. Gli propone un patto segreto che chiama, con eufemismo, «un accordo quadro». E Russo, il 7 settembre, sembra proprio che abbia ricevuto il via libera da parte di chi di dovere: «Allora, lei mi dice… me l’ha detto più di una volta. Facciamo un accordo quadro… facciamo… Io ho riferito, mi dicono: “e che… che… che accordo è st’accordo quadro?».

L’accordo quadro è un pagamento periodico e regolare. Una mazzetta di quelle che si usano oggi, di cosiddetto «asservimento», non collegata a un singolo appalto. Dice Romeo: «Quindi io mi vengo a mangiare ’na… bistecca a… ogni mese! Secondo me noi dobbiamo fare un ragionamento… periodico. Perchè così non.. non si rischia! non so se lei mi segue su questo aspetto… non si rischia… uno, le telefonate mie (abbassa il tono di voce, ndr)… due, che è una cosa ordinata. che non è mang legata a un episodio, no? Ad ogni mese io me ne vado a villa san michele magari la sera».

 

Che cosa aveva in mente, Romeo lo spiega separatamente a Bocchino. E il consulente: «Così è perfetto… tu te ne vai a Firenze una volta a… una volta al mese vai a casa sua… ti pigli ’na tazz ’e cafè… e lì, e lì poi… a fa un pranzo a casa sua, eh! quello è! solo quella roba là! Perchè se fai un pranzo a casa sua…».

Certo, un salto nel buio. Ancora Bocchino si rivela il più pragmatico: «Ma poi tu lo vedi… nei primi 60 giorni vedi due cose. Uno: se fa il pranzo… Due, se la prima “cartuccella” che mandi col ragazzo… che risultato ha!». Pausa sapiente: «Voglio dire.. io questo farei… con attenzione… con garbo .. con signorilità». Sottinteso: nell’allungare il mensile al babbo.

Ma stringere un legame simile con Tiziano forse non sarebbe stato ancora sufficiente, per il duo Romeo&Bocchino. Vorrebbero agganciare un potente vero e conclamato come Luca Lotti, il sottosegretario alla Presidenza. E allora ecco ancora il consiglio di Bocchino: «Quindi a tutela di tutti e due …. soprattutto sua… facciamo in questo modo… (farfuglia, ndr). Affronta una volta al mese… un caffè… faccio la mia parte, poi lei mi aiuti e non si preoccupi….». E qui ci si riferisce all’incontro mensile che progettano con Tiziano Renzi.

Ma Carlo Russo dovrebbe organizzare anche altro. «Un caffè con lui e uno con Lotti a casa sua… (frase bisbigliata), tra …. il primo mese, e poi andiamo avanti. Quando c’è il problema, io le do la cartuccia». Annotano i carabinieri: «Il Bocchino suggerisce al Romeo di strutturare l’operazione una volta al mese per bere un caffè e di sollecitare un incontro con Lotti a casa sua». Quel Lotti che aveva alzato il sopracciglio quando Russo gli aveva sottoposto l’autocandidatura di Romeo ad acquisire l’Unità. Era lui l’uomo da convincere.

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vivicentro/Grignetti: Romeo, su suggerimento di Bocchino, tentò di incontrarsi con Lotti
lastampa/Bocchino consigliò a Romeo: dobbiamo incontrare anche Lotti FRANCESCO GRIGNETTI