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Roma, primo Convegno sull’Etica della Felicità

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A Roma, per la Giornata Internazionale della Felicità, il primo Convegno sull’Etica della Felicità

Roma – Appuntamento da non perdere il 22 marzo, alle ore 18.00 presso il Palazzo Della Valle – Sala Serpieri in Corso Vittorio Emanuele II, 101 –Roma: in occasione della ricorrenza della Giornata Internazionale della Felicità, si terrà il Convegno “L’Etica della Felicità – Sviluppo del Ben-Essere Umano all’interno del Sistema Sociale”, organizzato dall’Accademia della Formazione e della Felicità e dall’Associazione Internazionale FeelGood Training.

L’Assemblea generale delle Nazioni Unite consapevole, che la ricerca della felicità è un scopo fondamentale dell’umanità, riconoscendo inoltre di un approccio più inclusivo, equo ed equilibrato alla crescita economica che promuova lo sviluppo sostenibile, l’eradicazione della povertà, la felicità e il benessere di tutte le persone, invita tutti gli stati membri, le organizzazioni del sistema delle Nazioni Unite, e altri organismi internazionali e regionali, così come la società civile, incluse le organizzazioni non governative e i singoli individui, a celebrare la ricorrenza della Giornata Internazionale della Felicità in maniera appropriata, anche attraverso attività educative di crescita della consapevolezza pubblica. (risoluzione A/RES/66/281 dell’Assemblea dell’ONU)

Prospettive etiche per un eco-sistema della Felicità. 

La missione è dare corpo ad una diversa percezione della Felicità possibile, in funzione di un approccio consapevole per pensare il Ben-essere della Persona in chiave non solo individuale ma sistemica è strutturata, nelle Aree più importanti della nostra vita: Salute, Cultura, Economica, Società.

L’obiettivo del Convegno è realizzare uno sviluppo equilibrato in tutti gli aspetti della vita, che è essenzialmente la nostra felicità. Sensibilizzare l’importanza del Ben-Essere Umano all’interno dei vari sistemi sociali.

Per confermare la propria presenza è possibile iscriversi via modulo web al seguente indirizzo: https://goo.gl/1GryVV entro e non oltre il 20 marzo ore 18.00.

Al termine del Convegno verrà rilasciato a tutti i partecipanti un Attestato di Partecipazione.

Convegno “L’ETICA DELLA FELICITÀ ” 22 marzo H. 18.00

Palazzo della Valle – Sala Serpieri

Corso Vittorio Emanuele II, 101 –Roma

 

Trump e il petrolio

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Le riserve di petrolio negli Stati Uniti segnano nuovi record e il barile torna sotto i 50 dollari, nonostante i Paesi produttori dell’Opec abbiano deciso di tagliare la produzione. L’oscillazione premia il presidente americano Donald Trump, che vuole rendere l’America impermeabile alle dinamiche geopolitiche, portando il petrolio dal Canada al Nebraska con il nuovo e controverso oleodotto Keystone XL.

Oleodotti e giacimenti minerari, Trump non si fida degli sceicchi e punta all’autonomia energetica

Il presidente vuole dettare le regole e mobilita il Paese: “Dobbiamo essere indipendenti dalle nazioni ostili”

NEW YORK – Nel quarto giorno dell’era Trump, il neoeletto presidente degli Stati Uniti ha firmato – fra gli altri – due decreti esecutivi per completare altrettante opere infrastrutturali del comparto energetico, la cui realizzazione era ostaggio di un’impasse della precedente amministrazione. I provvedimenti puntano ad agevolare e accelerare la messa in opera dell’oleodotto Keystone XL da parte di TransCanada, e il completamento del Dakota Access da parte di Energy Transfer Partners. Due pilastri della più ampia strategia di primato energetico nazionale col quale Donald Trump punta a consolidare l’indipendenza del Paese, mettendolo al riparo dalla volatilità finanziaria internazionale e dalle dinamiche di prezzo dettate dall’Opec.

La strategia Trump in materia energetica, di cui la controriforma ecologista e il rilancio dell’industria mineraria sono aspetti strategici, giunge in un momento di nuova volatilità del prezzo del petrolio, con il barile di Wti a quota 48,49 dollari, ovvero ai minimi dal 29 novembre. L’impressione è che si sia innescato nuovamente quel trend che aveva portato in circa un anno e mezzo il prezzo del barile da 110 dollari ai 26 dollari di gennaio 2016, sotto l’azione della lunga mano saudita. Il congelamento dei tagli di produzione da parte di Riad, capofila Opec, con conseguente depressione dei prezzi, aveva messo fuori gioco i Produttori minori e portato alla bancarotta circa 80 aziende Usa del comparto. E in ultima istanza innescato ricadute negative sulla stessa Arabia Saudita, costretta a ricorrere all’austerity in stile occidentale. Una spirale viziosa dinanzi alla quale lo stesso ministro per l’energia di Riad, Khalid Al-Falih, e la controparte russa Alexander Novak, avevano messo a punto una strategia di tagli dell’output varata a dicembre, ma nonostante la quale, tre mesi dopo, il prezzo del greggio ha ripreso a scendere, sia per l’aumento delle scorte Usa sia per l’incertezza sulla durata dei tagli.

Non si è nella situazione di un anno fa, come spiegano fonti autorevoli, visto che ora tutto il mercato, sia finanziario che delle materie prime, «sta vivendo un’influenza positiva post elezione Trump. In più la corsa agli armamenti, auspicata dal nuovo presidente, di norma sostiene il mercato dell’oro nero, e anche le controriforme ambientaliste meno ostili ai combustibili fossili aiutano». Questo vuol dire che il «crude» a 50 dollari al barile è un prezzo che non è così lontano dal suo valore reale. «Il quadro generale geo politico è cambiato, e comunque se non cambiano le logiche storiche sul greggio, l’imprevista vittoria di Trump, l’aumento della spesa militare e l’allenamento alle strette ambientaliste sosterranno i prezzi verso un intervallo di oscillazione compreso tra i 60 e 45 dollari per un bel periodo di tempo». Fattore questo che consentirà a Trump di tenere a bada i Paesi produttori del Golfo.

In sintesi in tale mutato quadro generale di riferimento gli Usa possono iniziare a dettare le loro regole, primo perché l’entrata in scena di Trump ha innescato meccanismi che influenzano il sistema stesso (politiche energetiche, militari e ambientali). Secondo perché il presidente vuole dotare il Paese di una corazza che lo renda praticamente impermeabile «a certe dinamiche indotte e opache», anche perché il greggio è la linfa vitale dell’economia Usa. E questo dotandosi di risorse interne, accrescendo gli standard energetici di consumo e produzione, sviluppando alternative per il trasporto veicoli a gas, elettrici o a idrogeno.

In questo contesto rientra il Keystone XL (5 mila km in tutto) per trasportare il petrolio dall’Alberta, in Canada, al Nebraska, dove sarebbe poi interconnesso ad un’altra struttura che lo porterebbe in Illinois e nelle raffinerie di Louisiana e Texas, sfruttando anche le sabbie bituminose del Canada. E il Dakota Access, un’opera di 1.886 km che consentirebbe il trasporto di greggio dal giacimento share Oil di Bakken in North Dakota sino a Patoka in Illinois, osteggiata dalle popolazioni Sioux per l’impatto che potrebbe avere sulle loro terre. Istanze quelle dei nativi americani che nulla possono dinanzi alla ragion di Stato, secondo il 45 esimo presidente americano. Elemento questo che rientra nell’ultimo tassello della dottrina Trump, la sicurezza energetica, per il quale è stata creata una commissione bipartisan alla Camera col compito di studiare le ricadute delle decisioni Opec sul mercato energetico globale, individuare misure di contrasto agli effetti negativi prodotti dal cartello, e proporre misure e azioni in questo senso sul piano diplomatico, legale, e regolamentare e politico. Insomma quello che Trump ha compendiato nel suo «America First Energy Plan», ovvero: «Divenire e rimanere del tutto indipendenti dall’Opec e da qualsiasi nazione ostile ai nostri interessi».

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lastampa/Oleodotti e giacimenti minerari, Trump non si fida degli sceicchi e punta all’autonomia energetica FRANCESCO SEMPRINI – NEW YORK

L’atrocità di Palermo (Gianni Riotta)

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L’Italia è scossa dalla fine tremenda di un clochard a Palermo, bruciato vivo per una gelosia. L’editorialista de La Stampa, Gianni Riotta, è tornato nella sua città per scoprire cosa sia avvenuto, in cerca di un esame di coscienza collettivo.

Una tragedia figlia della povertà. Palermo scopre il suo volto nascosto

Viaggio nella città dove un senzatetto è stato arso vivo da un rivale in amore. Prima l’accusa ai clan e ai “giovani bene”, poi un esame di coscienza collettivo

PALERMO – «Da noi queste cose non succedevano mai. Al Nord, magari, sì ma da noi mai». «Veramente, da noi, scioglievano i bambini nei barili di acido per ricattare le famiglie, altro che bruciare i senzatetto in strada con la benzina».

«E qui lei sbaglia, signor mio, forse manca da troppi anni da Palermo. Quelli che nel 1986 sparano per vendetta al piccolo Claudio Domino di 11 anni, erano mafiosi. Ma i palermitani normali si curano degli altri, come magari non accade nelle grandi città settentrionali».

La conversazione si tiene nel salone di un barbiere a Palermo, un locale dove per tanti anni gli impiegati della Regione Siciliana hanno fatto la sfumatura alta per andare in ufficio e che ora taglia creste irochesi ai loro nipoti. La morte di Marcello Cimino, senza casa di 45 anni, inondato di benzina e arso vivo da un compagno di strada e coetaneo, Giuseppe Pecoraro, apre in città un esame di coscienza che per tutto il weekend, radio, tv, web, giornali, parrocchie, feste familiari, alla predica dell’arcivescovo Lorefice, si chiede perché?

I ragazzi «da fuori»

Da Don Ciotti, qui amato per le sue cooperative di Libera, si punta il dito sul degrado, la povertà di chi resta solo, e dapprima la reazione sembra quella contro la banda dei ricchi balordi che, per gioco, manda sul rogo un disgraziato, come a volte è accaduto «al Nord». In coda nella pasticceria nota, dietro la villa dove viveva lo scrittore Leonardo Sciascia sabato mattina si diceva «Sono ragazzi di certo», «Venuti da fuori», «Hai presente quelli del giro della cocaina bene? Quando pippano non hanno testa, l’hanno fatto per ridere, magari ubriachi». E nel pomeriggio i ragazzi che da questa città millenaria che gli Arabi chiamavano «felice», provano a trasformare l’infelicità in protesta, con una fiaccolata. Sul web il cinismo corrosivo li investe subito, «E questa è Palermo, un barbone muore bruciato e quelli fanno la fiaccolata di protesta, e contro di chi per cortesia?».

La protesta è in fondo un miraggio, ci fosse un colpevole, la povertà, la miseria, l’odio tra depravati viziati, quelli che hanno abbandonato tennis, vela e macchine sportive da Targa Florio dei loro padri per sprecare la vita a bordo piscina con la coca, forse Palermo si sveglierebbe domenica mattina – sotto una luce azzurra ripulita dal vento sotto il Monte Pellegrino amato da Goethe – meno dispeptica. Ma intanto la verità è emersa, dalle indagini di polizia e magistratura, con l’ausilio delle telecamere ubique. Niente odio, niente razzismo, niente gioventù bruciata e dramma dell’emarginazione. Ogni fretta sociologica, ogni filippica contro quella che il vecchio sociologo Paul Goodman chiamava «Gioventù assurda», dai comizi, dai pulpiti, dalle colonne sussiegose dei giornali è frettolosa. Cimino è stato ucciso da un altro povero come lui, Pecoraro faceva il benzinaio precario, vestito con la maglietta di un gigante petrolifero, per questo ha potuto riempire il suo secchio bianco, «dottore di solito ci mettiamo le olive in salamoia», di benzina e sacrificare il povero Cimino. Un gesto così poco preparato che anche a Pecoraro prendono fuoco pantaloni e barba, e spegnendo le fiamme si ustiona le mani, prova che lo condurrà alla confessione.

Dramma del cuore

Dietro il rogo un dramma d’amore. I due uomini mangiavano spesso alla mensa che i padri Cappuccini hanno allestito per i poveri, «legga il giornale, lo legga: a Sant’Egidio dicono che solo da noi i senza tetto sono 2887, solo a Roma e a Milano ce n’è di più. Ma Cimino non era un lavavetri della Circonvallazione arrivato con gli sbarchi, capisce? Qua non siamo a Fuocammare, dottore. Questo era un idraulico, aveva la sua casa a Villaggio Santa Rosalia, ma le ha viste le sorelle e le figlie? Come sono vestite? È gente perbene. Poi perdi il posto e finiscono in mezzo a una strada mi spiego o mi rendo infelice? Altri tempi e il benzinaio campava sereno e l’idraulico aveva la capanna per fare i bagni alla spiaggia di Mondello ogni estate».

Cimino è morto sotto i portici del chiostro dei padri Cappuccini, che con pazienza, come gli uomini di Biagio Conte, Missione di Speranza, Boccone del Povero, Sant’Egidio, Don Calabria, Caritas, si ammazzano di fatica e carità per sfamare ogni giorni i nuovi poveri.

Un passo

Un vecchio sociologo in pensione, di quelli che animavano il ’68 a Palermo, uno dei primi atenei della rivolta giovanile con Trento, fa i conti amaro «Spiegaglielo agli economisti della decrescita infelice, a quelli dei festival che consumiamo meno e stiamo meglio. Qua al Sud il passaggio dal certo medio a dormire sotto un ponte, come in America, è grande un passo solo ok?».

Quel passo Cimino e Pecoraro l’hanno fatto, e una fiamma, in gelosia per una donna compagna di povertà che pare si contendessero, li ha portati alla tragedia. Il falò umano dietro le Catacombe dei Cappuccini che Thomas Mann rende metafora di paura e dietro la tomba di Lampedusa, il Gattopardo. Qui la mafia cominciò nel 1971 la grande mattanza uccidendo il procuratore Scaglione, qui il caos del XXI semina morti «contro cui a che serve predicare e protestare dottore, più diventiamo poveri più la corda pazza dei siciliani che in Pirandello pure faceva ridere ammazza. Capisce».

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lastampa/Una tragedia figlia della povertà. Palermo scopre il suo volto nascosto (GIANNI RIOTTA)

Renzi: ”L’uomo che sogna a occhi aperti”

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Renzi, dopo la stagione del rottamatore e quella del governo, ora deve trovare una terza via, ma il compito non è facile. Il Lingotto è stato utile per capire il Pd che Renzi ha in mente, dopo fasi diverse della sua storia politica, osserva Federico Geremicca.

Non c’è più un uomo solo al comando

«L’uomo che sogna a occhi aperti» (definizione di un applauditissimo Marco Minniti) esce dalla tre giorni del Lingotto più forte di come ci era entrato: e già questo è un risultato non scontato, se si ripensa a certi fuorionda e a certe tensioni serpeggiate nelle settimane scorse nello stesso campo renziano. Nessuno dei problemi che il Pd si ritrova di fronte, naturalmente, può esser considerato risolto: ma gli interventi con i quali l’ex segretario ha aperto e chiuso l’happening torinese per il lancio della sua ricandidatura, possono rappresentare – se non traditi dai fatti – un incoraggiante punto di partenza.

Matteo Renzi, infatti, ha tratteggiato il profilo di un partito che non intende mettere nelle vele il vento del populismo e della paura (ma su questo, sull’immigrazione in particolare, è già sfidato da Andrea Orlando); che non rinuncia a difendere il «sogno europeo»; che si promette più inclusivo, anche rispetto ad un recente passato; e che, infine, annuncia di voler sostituire una leadership assai personale – il famoso «io» – con una direzione più collegiale (lo sconosciuto «noi»).

Certo: più che un vero e proprio programma – per il quale bisognerà attendere la mozione congressuale – si tratta di una sorta di dichiarazione d’intenti; intenti che però appaiono, nell’enunciazione, in larga misura condivisibili.

Una convention, dunque, non inutile: né per gli osservatori di processi politici e nemmeno per Matteo Renzi (pur solitamente refrattario a riti e liturgie). Anzi. Al Lingotto, infatti, è andata in scena una notevolissima prova di forza dell’ex premier nei confronti non solo di chi ha deciso di sfidarlo alle primarie (Orlando ed Emiliano) ma della sua stessa area di riferimento. Con Paolo Gentiloni in prima fila ad ascoltarlo, mezzo governo alla tribuna e una copertura mediatica ancora da segretario-premier, l’happening torinese è servito – se non altro – a mettere in chiaro ad amici e avversari quanto potere rimanga intatto nelle mani dell’ex rottamatore.

E veniamo appunto a lui, Renzi, «l’uomo che sogna ad occhi aperti» o anche il Maradona del Pd (citazione dal solitamente sobrio Delrio). Vinse le sue prime importanti primarie – a Firenze – nel febbraio di 8 anni fa e poi – nel dicembre 2013 – quelle che lo hanno portato alla guida del Pd. È stato per quasi tre anni, contemporaneamente, presidente del Consiglio e segretario dei democratici: il dominus assoluto, insomma. Ricordiamo queste date solo per annotare come la semplice idea – ammesso che esista – di riproporre in queste primarie o alle prossime elezioni politiche stile, toni e argomenti dell’era della “rottamazione” non potrebbe che rivelarsi perdente (oltre che difficilmente comprensibile).

La sensazione è che Matteo Renzi lo sappia perfettamente, ma fatichi a trovare un’altra cifra, un’altra via. È una difficoltà comprensibile, e da affrontare – per di più – in uno scenario del tutto trasformato dalla sconfitta nel referendum del 4 dicembre: cambiate le regole del gioco (dal maggioritario al proporzionale); cambiati e aumentati i giocatori in campo (dall’Mpd a un M5S ingigantito rispetto a cinque anni fa); cambiato, inevitabilmente, il suo stesso appeal.

Di fronte all’ex rottamatore, insomma, ci sono due sfide (primarie e poi elezioni) che non potrà affrontare con le innovazioni, le battute e le promesse con le quali è arrivato fino a palazzo Chigi. Nella storia repubblicana, solo due uomini – Berlusconi e Craxi – hanno governato più a lungo di lui. A volerla dire tutta, si tratta di una circostanza che sarebbe meglio valorizzare, piuttosto che tentare di occultare dietro toni che, a volte, ancora lambiscono il populismo. Un Renzi “di governo”, un Renzi “in doppiopetto” potrebbe, forse, non funzionare. Ma la tre giorni del Lingotto, però, dice che in fondo ci si può almeno provare…

vivicentro.it/opinione
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lastampa/Non c’è più un uomo solo al comando FEDERICO GEREMICCA

Calore … Politico (Lo Piano – Saintred)

Tanti politici  quando si accorgono di essere arrivati a fine legislatura, vanno in calore.

Dopo mesi e mesi passati in letargo, si risvegliano e pensano di portare a compimento tutto quello che non sono stati capaci di fare negli anni che hanno avuto a disposizione.

In questa affannosa ricerca riescono a calpestare ogni legge naturale.

Si sentono smarriti, fragili, indifesi, per tale motivo tentano con tutte le loro forze di accoppiarsi sia con soggetti appartenenti alla stessa specie, che con altri di credo politico diverso.

Da questi incesti politici nascono spesso delle figliate cieche e con poco cervello, per tale ragione i discendenti vengono chiamati microcefali.

In questo variopinto intreccio di razze,  vi sono pure i randagi che girovagando da un “letto” all’altro  non riusciranno mai a trovare una fissa dimora politica.

In Italia dal punto di vista della instabilità si stanno vivendo momenti drammatici, i gatti politici, mammoni dominanti, fanno a gara per dividersi gli ultimi avanzi dei voti degli indecisi, o di coloro che non hanno nessuna voglia di esprimere una loro volontà politica .

Ci sarà chi tirerà a dx  chi a sx, altri per il centro, per fortuna questa volta sarà il Popolo ad eleggere coloro che li dovranno rappresentare nei Palazzi del potere.

Sembra che stia per finire il tempo dei palazzinari turisti per sempre, anche se le radici politiche sono difficili da estirpare, spesso si “tramandano” di generazione in generazione, fortunatamente gli ortolani di una volta sono ormai estinti.

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BCE. Mario Draghi esclude misure di tapering, nonostante il pressing di Schaeuble

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Il Presidente della BCE, Mario Draghi, ancora una volta sotto gli strali del ministro Wolfgang Schaeuble e dei falchi tedeschi della finanza. Il ministro torna all’attacco chiedendo a Draghi d’intervenire sulle misure di politica monetaria espansiva in atto, che a suo avviso non hanno più ragione d’essere, in quanto l’Eurozona è fuori dall’emergenza, e l’aumento tendenziale del tasso d’inflazione sarebbe già sintomatico di questo processo di ripresa.

“Pur tenendo conto dell’autonomia delle banche centrali – sostiene Schaeuble – mi sto già facendo promotore di provvedimenti volti alla ‘exit strategy’.” Secondo il ministro “gli interventi di politica fiscale e monetaria hanno raggiunto il limite, a causa del forte impatto che causano nel settore finanziario”. Per questo ritiene che sarebbe opportuno venirne fuori quanto prima.

I tedeschi, del resto, non hanno mai veramente creduto nelle misure adottate dalla BCE per affrontare la crisi, che a partire dal 2007, ha messo a dura prova le resistenze e gli equilibri economici di tanti paesi dell’Ue. E non occorre essere analisti per intuire che la Germania, pur non essendo stata immune dall’aggressione della forte crisi – che non ha risparmiato tante roccaforti dell’economia mondiale, grandi potenze come USA e Cina – ha certamente retto meglio i colpi. E dunque i tedeschi ora non hanno interesse a mantenere bassi i tassi d’interesse, per questo esercitano pressioni sulla banca centrale europea, affinché l’acquisto di asset, sia drasticamente ridotto fino all’annullamento.

Nonostante le pressioni, il presidente della BCE non ha mai permesso condizionamenti sul suo operato, è più che mai persuaso che le strategie di Qe abbiano sostenuto e aiutato i paesi dell’Eurozona, che in qualche modo, anzi, sia stato come un Caronte che al momento opportuno ha contribuito a traghettare nell’altra sponda i problemi più insidiosi, e ad alleggerire le situazioni di emergenza. Uno stimolo forte, che ha avuto riflessi importanti. Oggi, peraltro, è possibile valutarne l’impatto in termini di effetti positivi, come il miglioramento dell’occupazione, per esempio. Il tasso di disoccupazione infatti si è abbassato, indice di ritorno verso la crescita.

Ma ci sono anche altri dati macro che hanno registrato un buon movimento in positivo, l’inflazione e il tasso di crescita della produzione industriale sono tra questi. Insomma, Draghi è soddisfatto delle strategie di politica monetaria espansiva, e non accetta le obiezioni di Wolfgang Schaeuble, d’altronde, su questi temi, non hanno mai viaggiato nella stessa lunghezza d’onda. Draghi è stato negli anni scorsi attaccato anche dal presidente della Bundesbank, Weidmann, che sull’argomento ha sempre polemizzato con i vertici della BCE. Una vecchia ruggine con l’establishment della finanza tedesca, che va avanti da anni, perché chiaramente difende gli interessi dell’aquila.

Draghi comunque ha intenzione di proseguire la ‘terapia d’urto’ del Qe. “Si andrà avanti anche oltre dicembre prossimo – afferma – mentre i tassi non subiranno variazioni, semmai potrebbero essere addirittura abbassati per un lungo periodo. Il tasso d’interesse principale resterà fermo allo 0,00% (al suo minimo storico), mentre quello sui depositi bancari a -0,40%, il tasso di rifinanziamento marginale allo 0,25%.

Non ci saranno misure di tapering, dunque, non sono previsti cambiamenti di rotta, perché i risultati sono considerati positivi per l’economia dell’Ue, e in questa fase di transizione, invertire il corso degli interventi potrebbe essere perfino dannoso.
Ci sono tante spie luminose in questo processo di rivolgimenti positivi per i paesi dell’Eurozona. L’economia, secondo Draghi, “procede con slancio, in tanti paesi in modo stabile e risoluto”. Gli indicatori di fiducia di famiglie e imprese, sono nettamente migliorati, anche se, secondo Draghi, è necessario monitorare con costanza senza mai abbassare la guardia.

A sostegno delle affermazioni del presidente della BCE, ci sono i numeri: il Pil nel 2017 si stima che raggiungerà un +1,8%, dunque si va anche oltre il target precedente, che era del +1,7%. Mentre nel 2018 dovrebbe stabilizzarsi con +1,7%.
Il Qe, che da aprile in avanti verrà ridotto a 60 miliardi di euro al mese, potrebbe anche andare oltre il 2017, l’acquisto di asset sarà quindi subordinato alle specifiche condizioni congiunturali, in particolare dipenderà dalla stabilità di alcuni indici fondamentali per l’assetto economico dell’Eurozona.

A destare ancora preoccupazione sono i valori dell’inflazione base, che restano fragili, nonostante l’aumento di quella nominale, dovuta in gran parte alla lievitazione dei prezzi nel settore dell’energia e degli alimentari.
Le stime della Banca centrale europea sull’inflazione infatti sono caute, per il corrente anno è previsto un target in crescita, ossia all’1,7% (era dell’1,3% tre mesi fa), mentre per il prossimo anno, si prevede che faccia un piccolo passo indietro, ossia all’1,6%. Ancora elementi d’incertezza, dunque. L’inflazione base, al netto dei prezzi energetici e alimentari, nonostante l’indiscutibile fase di ripresa, resta l’anello debole di tutta la catena, e poiché è un indice importante, è necessario procedere con prudenza.

I ‘rischi al ribasso’ non sono stati del tutto bypassati, ammette Draghi, anche se l’inflazione ha praticamente raggiunto il target del 2%, ed esistono altri presupposti per valutare in positivo la crescita.
Nella riunione della BCE del 9 marzo, Draghi ha ribadito, considerando il clima di tensione e instabilità che proviene dalle imminenti elezioni in Francia, che in ogni caso l’’Euro è irrevocabile’.

A sostegno delle sue dichiarazioni ci sono le indicazioni dell’Eurobarometro, che danno al 70% il favore verso la moneta unica della popolazione europea, tendenza peraltro in rialzo.
Per questo non si può rinunciare alla politica monetaria adottata fino ad ora, secondo Draghi, il supporto si è rivelato essenziale, e sarà tanto più ‘funzionale’ se il Qe agirà in sinergia con le strategie che verranno adottate dai singoli stati, che dovranno intraprendere misure veramente efficaci, con una serie di riforme strutturali in grado di potenziare l’economia.

Intanto, Janet Yellen, parlando all’Executives Club of Chicago, nei giorni scorsi, ha detto che molto probabilmente, nel prossimo meeting, che avrà luogo entro marzo, si darà corso all’atteso aumento dei tassi. La Presidente della Fed lascia intendere che non sarà l’unico provvedimento nella politica dei tassi. Qualora le condizioni dell’economia americana dovessero confermare il quadro di crescita in atto, sarebbero previsti ulteriori rialzi durante il 2017.

Promozione-Nuova Ischia,Mister Isidoro Di Meglio:”Era il tipo di partita che dovevamo fare…”

Di Simone Vicidomini

La Nuova Ischia vince lo scontro diretto a Monte Di Procida e conquista il secondo posto e si porta a solo  quattro lunghezze dal Bacoli. Un Monte Di Procida che non perdeva da 16 partite consecutive,ma grazie a una grande prestazione,i gialloblu sono riusciti a portare a casa il massimo risultato,sfatando anche questo tabù. Una vera impresa quella della formazione di Mister Isidoro Di Meglio che a fine partita è molto soddisfatto della gara dei suoi ragazzi. ” Sì, il nostro campionato passava da questa partita dove si sono affrontate due squadre che, credo, abbiano espresso chi in un modo e chi in un altro un calcio bellissimo, penso sia difficile trovare due squadre che riescano a proporre prestazioni del genere in un campionato di Promozione”. Alla vigilia della gara il tecnico isolano aveva dichiarato che si doveva sfruttare al meglio tutti gli episodi a favore e cercare di limitare il più possibile gli avversari. “Sì era il tipo di partita che dovevamo fare. Sapevamo di affrontare una squadra ostica e sul loro campo le hanno vinte quasi tute. I ragazzi oggi hanno fatto una buona prestazione e sono contento “. Una vittoria arrivata con i gol di Ciro Saurino che ritorna a segnare,con Camorani e questo giovane ragazzo Filosa un classe 2000 alla sua prima da titolare trova un gol importantissimo in uno scontro diretto. “Filosa, io l’ho visto crescere perché l’ho avuto un anno con me nei Giovanissimi e l’anno scorso con mio fratello come allenatore. Ha avuto una crescita incredibile in questi due anni, complimenti ma non dobbiamo mettergli pressione. Filosa si va ad aggiungere ad un gruppo di ragazzi isolani su cui puntare per quello che sarà il futuro dell’Ischia.” La Nuova Ischia vince quindi lo scontro diretto,dopo quel ko nel big match con il Bacoli perso soltanto da un episodio dopo aver dominato l’intera gara. Tra le tre squadre in lotta per il campionato cosa ci dobbiamo aspettare? ” Per le altre non so dire, ma so quello che dobbiamo fare noi, dobbiamo far 18 punti nelle prossime partite.”

La sfida dei migranti per il Pd

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L’intervista a Andrea Orlando che pubblichiamo apre un nuovo campo di contesa nel Partito democratico che al Lingotto ha visto l’avvio della campagna per la rielezione del segretario uscente Matteo Renzi. Orlando propone al Pd di organizzare una grande manifestazione di piazza per accogliere i migranti, come hanno fatto altri partiti della sinistra europea, pur consapevoli dell’impopolarità della mossa.

Orlando lancia la sfida a Renzi: “In piazza per i migranti. Solo io posso unire la coalizione”

Il ministro: manifestare darebbe un senso politico alle primarie

ROMA – «Io posso vincere questa sfida contro Emiliano e Renzi», sostiene Andrea Orlando. I sondaggi, che pure lo danno in crescita, preoccupano il Guardasigilli «solo perché dicono che verranno a votarci poche persone», non perché fotografano una larga distanza tra lui e il segretario uscente. «Al fronte di un leader che si è consolidato in questi anni, vedo che il mio messaggio, non gridato, che non parla alla pancia, viaggia. Su un pezzo di mondo deluso e politicizzato, ma anche molto tra i giovani, che seguono le mie iniziative».

Quanto può farle gioco la rete di appoggi che le vengono attribuiti, come Prodi o Letta?

«Non nascondo che conto in qualche modo di rappresentare una prosecuzione di capitoli positivi della storia del Pd. Se siamo qui è perché qualcuno ci ha fatto arrivare fin qui. Dobbiamo tenerlo sempre presente. Ma se mi richiamo all’Ulivo è perché ho fatto sempre parte della sinistra che ha scommesso su questa prospettiva, quella dell’unità dei riformismi che ci ha portato fino al Lingotto e poi qui. Credo in un Pd che con tutte le sue culture faccia i conti con la questione sociale. Noi non dobbiamo spostare l’asse a sinistra in senso geometrico, un centro riformista e una sinistra riformista possono lavorare insieme».

È un’apertura ad un’alleanza con Alfano alle politiche?

«Alfano, al quale va dato merito di aver rotto con Berlusconi in un momento difficile per il Paese, ha sempre rivendicato il raggiungimento di obiettivi di centrodestra. Non escludo che al centro si organizzi un campo di forze. Il problema è se accettano o no la questione sociale come discrimine e l’esigenza di andare oltre a logiche che siano di pura accettazione di dinamiche di mercato. Non mi dimentico mai il fatto che in Italia il welfare in larga parte sia stato costruito dal centro. Ma ci deve essere una rottura molto netta con la stagione del liberismo e un’adesione esplicita ad una prospettiva di centrosinistra».

Ma in un’alleanza bisogna anche fare i conti con il tema più scottante, l’immigrazione. Concorda con la proposta di Veltroni di tenere una manifestazione a favore dei migranti, come quella fatta a Barcellona?

«Sì, senza esitazioni. È un tema identitario e forte che deve caratterizzare una sinistra che riconosca la dignità delle persone. È una sfida che lancio a tutto il partito, facciamola presto. Sarebbe un modo per dare un senso politico alle primarie, farle diventare un momento di grande mobilitazione. La cosa che mi preoccupa dei sondaggi è che rischiano di andare ai gazebo poche persone. Se riusciamo a fare delle cose insieme è un modo per rappresentare un progetto politico».

Cosa lascia sul campo questo Lingotto 2017?

«È uno dei luoghi simbolo patrimonio di tutti, che converrebbe frequentare tutti insieme. Detto questo, la grande partecipazione ai tavoli sul programma conferma che fosse giusto quello che dicevo: se si fosse fatta una conferenza programmatica di tutto il partito, saremmo arrivati alle primarie con un progetto più robusto. Poi registro un riconoscimento tardivo del tema del partito, il grande assente di questi anni. Sul campo resta pure il tentativo di coprire a sinistra. Che mi preoccupa, ma non per le primarie. Si affronta il problema in modo anacronistico, rimettendo in moto parole come Frattocchie, citazioni di Lenin, ricette economiche di altre stagioni. Invece credo dovremmo discutere tutti insieme quale debba essere il nuovo asse».

Che speranze ha il Pd di battere i 5 stelle alle politiche?

«Io penso dovremmo avere toni e argomenti radicalmente diversi rispetto ai populisti. Che si nutrono dell’incapacità della politica di affrontare la questione sociale. E c’è pure il tema della costruzione di un sistema di alleanze».

Se vincesse le primarie, farebbe il segretario del Pd. Chi dovrebbe essere il candidato premier?

«Sarebbe ragionevole prima costruire la coalizione e poi scegliere un candidato con le primarie».

Pensa di poter essere solo lei il segretario Pd in grado di unire il centro sinistra con Pisapia, vista la pregiudiziale dei «compagni» nei confronti di Renzi?

«Sì penso di essere in grado di farlo e di avere una cultura del dialogo e dell’ascolto, che deve essere al primo posto per costruire una coalizione».

La mozione di sfiducia a Lotti sarà respinta?

«Penso e spero proprio di sì».

E la riforma del processo penale, passerà con la fiducia, malgrado le resistenze di Alfano?

«È stata autorizzata dal Consiglio dei ministri e credo si procederà così».

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vivicentro/La sfida dei migranti per il Pd
lastampa/Orlando lancia la sfida a Renzi: “In piazza per i migranti. Solo io posso unire la coalizione” CARLO BERTINI

Il Parlamento alla prova del biotestamento (#FINEVITA)

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La battaglia per i diritti ritorna oggi in Parlamento: la Camera discute la proposta di legge sul testamento biologico, ovvero la dichiarazione anticipata di trattamento che un paziente può firmare da cosciente, immaginando di trovarsi in una condizione in cui gli è preclusa la possibilità di scegliere se ricevere ancora le cure. La politica italiana aveva iniziato a dibattere del fine vita otto anni fa, quando Eluana Englaro morì tra le polemiche.

La legge sul testamento biologico alla Camera: che cosa prevede e perché fa ancora discutere

A 8 anni dal caso Englaro inizia l’esame in Aula ma restano le divisioni tra i partiti

La morte di dj Fabo ha rilanciato il dibattito sul “fine vita” e ora gli occhi sono puntati sul Parlamento che dovrà occuparsi di sbloccare leggi ferme da anni a causa di veti incrociati e divergenze tra le forze politiche. Il primo testo ad approdare in Aula è quello sul testamento biologico che inizia l’esame a Montecitorio. Non si parla di eutanasia (che in Parlamento è confinata in altre 4 proposte di legge) ma solo di “disposizioni anticipate di trattamento”. Per questo, prima di entrare nel merito del disegno di legge sul biotestamento, è utile distinguere i diversi casi che genericamente vengono accostati al concetto di “fine vita”.

TESTAMENTO BIOLOGICO

È quello in discussione alla Camera. Sono le volontà in materia di cure mediche (anche nutrimento e idratazione) che un paziente, da cosciente, dichiara immaginando di trovarsi in una condizione in cui gli è preclusa la possibilità di scelta. Se applicate queste disposizioni porterebbero portare al distacco di un paziente dalle macchine e quindi alla morte. Si tratta di una procedure che viene anche definita “eutanasia passiva”.

SUICIDIO ASSISTITO

È la possibilità per un paziente malato, dopo un colloquio e una prescrizione medica, di accedere a un trattamento (solitamente un farmaco) che metta fine alla propria vita. È quanto avvenuto a dj Fabo in Svizzera. Il paziente che accede a questa pratica è cosciente (perché deve assumere o attivare personalmente la procedura) e non necessariamente si trova in fin di vita.

EUTANASIA

È l’interruzione della vita di un paziente provocata da un intervento da parte di un medico (solitamente mediante la somministrazione di un farmaco), per questo motivo si parla di “eutanasia attiva”. A seconda della legislazione può avere confini e protocolli differenti.

 

TESTAMENTO BIOLOGICO, A CHE PUNTO SIAMO

La legge sul testamento biologico arriva alla Camera dopo un anno di scontri, modifiche e rinvii. Il testo è composto da 5 articoli ma a far discutere è soprattutto il terzo, quello che introduce i “Dat”, le “Disposizioni anticipate di trattamento”, ovvero la possibilità per un paziente di dichiarare la volontà di interrompere la nutrizione e l’idratazione artificiale nel caso in cui si dovesse trovare in una grave situazione clinica. «Ogni persona maggiorenne – dice la legge – in previsione di una propria futura incapacità di autodeterminarsi può, attraverso disposizioni anticipate di trattamento (Dat), esprimere le proprie convinzioni e preferenze in materia di trattamenti sanitari nonché il consenso o il rifiuto rispetto a scelte terapeutiche e a singoli trattamenti sanitari ivi comprese le pratiche di nutrizione e idratazione artificiali».

IL FRONTE DEL NO

Da mesi si consuma uno scontro tra lo schieramento trasversale di deputati cattolici (da Forza Italia a Lega Nord, Udc e Area popolare) e il fronte dei promotori: Pd, M5S e Sinistra Italiana. Al momento del voto in Commissione, i parlamentari contrari hanno lasciato i lavori in segno di protesta e ora che l’argomento arriva a Montecitorio invitano i promotori a «non soffocare il dibattito in Aula per stringere i tempi della discussione». A guidare il fronte dei contrari Forza Italia e Lega Nord. Per Renato Brunetta (Forza Italia) ci sono «due valori in conflitto, le libertà costituzionalmente tutelate e la sacralità della vita». Massimiliano Federiga (Lega) si sofferma sul ruolo del medico: «Non può essere obbligato a interrompere le terapie». Ma c’è anche chi si spinge oltre come Alessandro Pagano (Lega Nord) che parla di «un ddl che legalizza l’eutanasia per omissione» con «l’unico obiettivo di agitare una bandiera ideologica».

LA MAGGIORANZA DIVISA

Dopo l’ok in Commissione il Pd attraverso Titti Di Salvo aveva parlato di «diritti inseguiti per tanti anni che finalmente arrivano e restituiscono dignità a tante persone» e ora si ritrova impegnato nel difficile compito di mediazione all’interno della maggioranza soprattutto nei confronti della componente di Area Popolare-Ncd. Per Ettore Rosato (Pd) «è una legge equilibrata che tiene conto dei diritti del malato e tutela il personale sanitario» ma «siamo pronti a discutere mini-aggiustamenti». Maurizio Lupi (Ncd) sottolinea che «il medico non può essere un mero esecutore della volontà altrui» mentre la presidente dei senatori Laura Bianconi inviata il Pd a «evitare forzature e fughe in avanti su provvedimenti delicati che rischierebbero solo di produrre tensioni sulla maggioranza». La sponda più importante del Pd è rappresentata dal M5S. Vincenzo Caso riassume la posizione dei grillini e promette che il gruppo è pronto a «votare il testo in modo convinto se non ci saranno modifiche» mettendo in guardia «da compromessi al ribasso».

I PUNTI CRITICI

1) Il ruolo del medico

Con il passaggio in Commissione il testo ha subito delle modifiche, ma il ruolo del medico resta una delle questioni più dibattute. Il comma 7 dell’ articolo 1 recita che «il medico è tenuto a rispettare la volontà espressa dal paziente» ma al tempo stesso «il paziente non può esigere dal medico trattamenti sanitari contrari a norme di legge, alla deontologia professionale e alla buone pratiche clinico-assistenziali». Questa contraddizione è uno dei temi sollevati da chi vorrebbe dare più libertà ai pazienti ma anche da chi vede minacciata l’autonomia dei medici. Dubbi che emergono anche leggendo il comma 8: «Nelle situazioni di emergenza o di urgenza il medico assicura l’assistenza sanitaria indispensabile, ove possibile nel rispetto della volontà del paziente». Il rapporto medico-paziente è stato oggetto anche di un intervento dalla Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri che si è detta favorevole a «una legge in grado di normare una materia tanto complessa» ma a due condizioni: «che si vada nella stessa direzione del codice deontologico e che si rispetti l’autonomia del medico, quale garante dell’autodeterminazione della persona assistita».

2) Le modalità del consenso

Un’altro tema molto controverso è il cosiddetto consenso informato e cioè la procedura attraverso cui il paziente avrà la possibilità di dichiarare le proprie intenzioni. Le modalità sono regolate dal primo articolo della legge e si basano sul concetto che «nessun trattamento sanitario può essere iniziato o proseguito» senza il consenso della persona interessata. Le intenzioni vanno presentate in forma scritta e possono essere revocate in qualunque momento ma «il rifiuto del trattamento sanitario indicato o la rinuncia al medesimo non possono comportare l’abbandono terapeutico» e saranno sempre assicurati «il coinvolgimento del medico e le cure palliative». Qui i sostenitori denunciano una limitazione alla libertà dei pazienti e chiedono di dare più responsabilità al fiduciario mentre gli oppositori sostengono che la definizione porti a istituire una forma di eutanasia mascherata.

3) La figura del fiduciario

Terzo elemento oggetto di dibattito è la figura del fiduciario. Istituita dall’articolo 3 (comma 1) è una figura scelta dal paziente «che ne faccia le veci e lo rappresenti nelle relazioni con il medico e con le strutture sanitarie». Ma anche qui non mancano le criticità come quelle previste al comma 4 dove si legge: «Il medico è tenuto al rispetto delle “Dat” le quali possono essere disattese, in tutto o in parte, dal medico, in accordo con il fiduciario, qualora sussistano terapie non prevedibili all’atto della sottoscrizione».

4) La sedazione palliativa profonda continua

Nel disegno di legge sul testamento biologico non è presente un riferimento alla “sedazione palliativa profonda e continua”, una tecnica utilizza recentemente anche in un malato terminale nel Trevisano che consente al paziente di entrare in un sonno profondo e arrivare alla morte senza sofferenza. L’associazione Luca Coscioni ha raccolto un testo firmato da oltre 150 dottori, la “Carta dei medici per il testamento biologico”, per chiedere che questa tecnica venga inserita nel testo della legge.

L’APPELLO DI MARCO CAPPATO

Proprio l’Associazione Luca Coscioni da tempo invoca l’approvazione della legge sul testamento biologico e nel giorno dell’approdo in Aula ha organizzato un presidio davanti a Montecitorio per ribadire l’urgenza. Il tesoriere Marco Cappato (indagato per aver accompagnato a morire dj Fabo) rivolgendosi alle forze politiche ha spiegato: «Se prevale la convinzione dei singoli parlamentari con l’opinione pubblica sempre più favorevole, questa legge passa. Se invece a dominare è la logica dei partiti, delle coalizioni e delle alleanze allora non passerà mai» spiega precisando che «ogni giorno che si perde aumenta il rischio di non arrivare alla fine dell’iter legislativo».

LA SITUAZIONE ALL’ESTERO

L’Italia è uno dei pochissimi Paesi europei a non essere ancora dotata di una legge sul testamento biologico. Quando si pensa al “fine vita” viene subito in mente la Svizzera, ma il paese transalpino non è l’unico a vantare una regolamentazione in merito. In Inghilterra e Galles i diritti dei pazienti sono regolati dal “Mental Capacity Act” che risale al 2005. In Germania la legge prevede la figura del fiduciario, anche Spagna, Portogallo, Francia, Ungheria, Repubblica Ceca e i Paesi scandinavi hanno una legislazione in vigore. Poi ci sono Olanda, Belgio e Lussemburgo dove, con alcune specificità, la legge consente anche il ricorso all’eutanasia. Fuori dall’Europa esistono leggi sul testamento biologico in molti degli Stati Uniti, in Canada e in Australia dove la dichiarazione anticipata di trattamento è regolata da due leggi che risalgono al 1998 e 2000.

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lastampa/La legge sul testamento biologico alla Camera: che cosa prevede e perché fa ancora discutere ALBERTO ABBURRÀ

Dalla Rambla con furore. Si spezza il sogno di Gianni Sasso.

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L’atleta foriano ancora detentore record mondiale alla Zurich Maratò 2017, ma una caduta impedisce la realizzazione dell’impresa.

Spesso i sogni si avverano. Soprattutto se coltivati con l’impeto e il furore del desiderio di acciuffarli. E se a sognare è Gianni Sasso allora vuol dire dal sogno alla realtà il passo è breve. Gianni sogna e ci lascia sognare nel tentativo di realizzare il tempo record mondiale nella maratona con stampelle. Primato da lui stesso detenuto nella maratona di New York, 2009, migliorato ad Amsterdam 2012 e, purtroppo, solo inseguito alla Zurich Maratò di Barcellona.

Gianni Sasso, con il pettorale numero 16379 ha sentito il vento fischiargli nelle orecchie, lui che ormai è abituato alle imprese difficili ci ha entusiasmato fino alla fine. Un ostacolo imprevisto. Una caduta, Sfuma per questa volta il sogno ma non cuore. Un cuore grande che batte con furore nel petto. E che fa emergere le grandi potenzialità di un atleta che potremmo paragonare, per la sua dedizione all’atletica, a Pietro Mennea. Consociamo già le vicende umane e le avversità che hanno infranto i sogni giovanili di Gianni Sasso, con rilevanti opportunità per diventare ottimo calciatore, quando a seguito di un incidente stradale, gli fu amputata la gamba sinistra. Ma ciò non lo scoraggiò. Anzi lo fece emergere, in altre discipline sportive come l’atletica, il nuoto e la bici. La tenacia, la resilienza, la forte tempra interiore gli permisero di superare quello che lui stesso definisce una disabilità mentale. Quella di non riuscire a portare a termine un progetto che ci si prefigge, perché volere è potere e tra i ventimila al nastro di partenza di Avenida Reina Maria Cristina, passando davanti al Camp Nou, alla Casa Batlló, e alla Sagrada Famiglia, Gianni Sasso è stato acclamato a furore di popolo dalle migliaia di spettatori. La squadra, guidata dal tecnico Emanuel Scotto D’Abusco, corre insieme con lui, facendogli da scudo, e lui vola sui quaranta chilometri che si snodano dalle 08.30 fino al traguardo nella metropoli di Barcellona La città catalana ospita ogni anno una maratona che la vede inondata di runners da tutto il mondo. Il percorso si presenta veloce, con passaggi all’interno del cuore del centro storico che permette di ammirare i più importanti monumenti. Nell’intervista che ci ha gentilmente concesso, prima della partenza per la gara, Gianni Sasso si è raccontato. Ed è emerso l’uomo-atleta, che reagisce con vigore e furore  alle difficoltà dell’ambiente e della disabilità.

Durante la conferenza stampa di presentazione della gara abbiamo applaudito l’atleta. Cercheremo ora di fotografare la personalità di Gianni Sasso. Come ha reagito l’uomo Gianni Sasso alle difficoltà derivate dalla sfortunata vicenda?

«A sedici anni, quando realizzai di non poter più inseguire il mio sogno, cioè di giocare a calcio ad altissimi livelli, dopo l’incidente, la mia priorità era di non essere di peso alla famiglia. Con l’aiuto della famiglia e degli amici ho continuato a praticare lo sport, anche se a livello amatoriale e con il peso delle stampelle. Lo sport è stato un traino che mi ha permesso di superare tante barriere e vivere eccellentemente in modo diverso ma appagante. Dopo qualche anno mi sentivo tranquillamente integrato nel sociale».

Gianni, tu hai avuto tantissime affermazioni sportive e nella vita, quale ricordi con maggiore soddisfazione?

«Nonostante la disabilità, la mia vita finora è colma di soddisfazioni. Sia in campo lavorativo, sia nel campo sportivo. Sono stato addetto al ricevimento al ristorante Oasis, (uno tra i più attraenti ristoranti isolani ndr) per diciotto anni ricevendo tanti attestati di stima. Nel campo sportivo ogni vittoria, ogni traguardo raggiunto per me è uno stimolo a rincorrerne nuovi ma non ne ho uno in particolare più significativo».

Gianni, un atleta del tuo calibro meriterebbe certamente maggiore attenzione dalle istituzioni. Pensi che lo abbiano fatto?

«Io amo lo sport. Non cedo che mi sia dovuto qualcosa dalle istituzioni, anzi essere stato nominato Ambasciatore di Ischia nel mondo e aver potuto diffondere la conoscenza dell’isola, specialmente alle paraolimpiadi di Rio de Janeiro, è stato per me un onore. Devo dire che in generale le amministrazioni sono state attente a quello che facevo e mi hanno insignito di numerosi riconoscimenti. In questo periodo la Ferder Alberghi di Ischia mi ha nominato portavoce isolano anche con il logo I love Ischia».

Ci sono competitors che temi particolarmente, Gianni?

«In effetti, in passato c’era una certa concorrenza ma a Barcellona l’obiettivo è di migliorare il mio record, portandolo a quattro ore e venticinque. Abbiamo impostato la gara con severi allenamenti e, aiutato dalla squadra che sarà il mio cordone ombelicale, spero di poter infrangere questo muro».

Segui un particolare piano alimentare per tenerti in forma?

«Il riposo notturno è alla base di ogni tipo di dieta. Per quanto riguarda il cibo, dipende dal tipo di allenamento. Dopo tanti anni di sport so perfettamente come gestire l’apporto calorico preferendo carboidrati quando eseguo allenamenti di qualità e proteici sugli allenamenti di fondo».

Grazie Gianni, In bocca al lupo.

«Crepi a Barcellona! »

Luigi Castaldi

PALERMO ROMA 0-3|I giallorossi espugnano il Barbera, crisi superata?

Prova del nove per Spalletti che al Barbera supera l’esame vincendo 3 a 0, un risultato che scaccia il periodo “buio”

Roma- Al Barbera si gioca il posticipo della 28esima giornata del campionato di Serie A, è di scena Palermo-Roma. I giallorossi provano ad interrompere la sequenza di sconfitte che stavano innescando una crisi interna e ci riescono vincendo (e convincendo) con 3 gol all’attivo che li stabilizza al secondo posto in classifica. Un risultato che ridona positività alla squadra in vista dei prossimi impegni in Europa e in campionato.   

 Primo tempo

Avvio di gioco piuttosto blando, dopo 5 minuti il primo brivido lo regala il Palermo con un gol che viene annullato perché segnato in fuorigioco, Nestorovski aveva battuto Szczesny. Il ritardo con cui il guardialinee sventola la bandierina, fa prima esultare il popolo rosanero e poi arriva la delusione per una giusta decisione arbitrale.

Si risveglia la Roma con Salah ed El Shaarawy, pericolosissimi in area avversaria.

Al 22’ i giallorossi passano in vantaggio, El Shaarawy sblocca il risultato: il faraone scappa a Morganella e  su assist di Grenier, piazza un macino di precisione.

Palermo Roma 0-2.

Arriva la reazione dei rosanero, Sallai prova la conclusione ma la palla finisce alta sulla traversa.

Al 42’ Nainggolan sfiora il raddoppio, un gran tiro del belga di prova a chiudere la gara ma la palla finisce fuori di poco alla destra della porta. Palermo graziato.

Secondo tempo

Avvia di ripresa più intenso per il Palermo che rimodula l’assetto in campo, Lopez inserisce Diamanti e passa a 3 in difesa.

Al 50’ il Palermo sfiora il pareggio con un sinistro incrociato proprio del nuovo entrato, ma Szczesny si fa trovare pronto. I rosanero sono più aggressivi e incisivi in questa frazione di gioco, pericolosi in più riprese. .

Al 63’ sostituzione per la Roma, Spalletti manda in campo Dzeko al posto di Grenier, il bosniaco al 71’ si divora un gol a pochi metri dalla porta.

Al 76’ Nainggolan ispira Edin Dzeko, l’attaccante bosniaco stavolta non sbaglia e anticipa Fulignati con un tocco sotto.

Palermo Roma 0-2

La Roma riacquista fiducia, entra De Rossi al posto di Salah.

Al 90’ contropiede della Roma, Bruno Peres chiude la gara con un destro in diagonale che batte Fulignati. È il gol del 3 a 0.

FORMAZIONI

PALERMO: 68 Fulignati; 89 Morganella, 15 Cionek, 4 Andelkovic, 19 Aleesami; 14 Gazzi, 18 Chochev; 20 Sallai, 25 B. Henrique, 11 Embalo; 30 Nestorovski (cap.).

In panchina: 1 Posavec, 55 Marson, 2 Vitiello, 8 Trajkovski, 12 Gonzalez, 23 Diamanti, 28 Jajalo, 44 Sunjic, 60 Bonfiglio, 61 Ruggiero, 98 Lo Faso.

Allenatore: Diego Lopez.

ROMA: 1 Szczesny; 2 Rudiger, 20 Fazio, 3 J. Jesus; 13 Peres, 5 Paredes, 7 Grénier, 21 M.Rui; 11 Salah, 4 Nainggolan (cap.); 92 El Shaarawy.

In panchina: 19 Alisson, 98 Crisanto, 6 Strootman, 9 Dzeko, 10 Totti, 15 Vermaelen, 16 De Rossi, 30 Gerson, 33 Emerson.

Allenatore: Luciano Spalletti.

ARBITRO: Gianluca Rocchi (Firenze)

Maria D’Auria

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Regionali, S. Nicola-Juve Stabia 1-1: il tabellino del match

Regionali, S. Nicola-Juve Stabia 1-1: il tabellino del match

La Juve Stabia 2003 ha giocato contro i 2002 a S.Nicola di Cisterna. Il risultato finale è di 1-1, rete di Criscio su rigore. Grande prestazione sotto età contro una squadra importante come il S. Nicola. Si segnalano due pali con Damiano e Martino.

Così in campo:

Tornincasa, Criscio, Abissinia, Roma, Campagnuolo, Minicozzi, Fabrizio (Sannino), Romilli (Migiaccio), Tosto (Martino), Damiano (Amore), Iengo.

a cura di Ciro Novellino

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VIDEO ESCLUSIVO – Under 17, Juve Stabia-Lupa Roma 1-0: le immagini del match

VIDEO ESCLUSIVO – Under 17, Juve Stabia-Lupa Roma 1-0: le immagini del match

Una vittoria fondamentale per l’Under 17 della Juve Stabia di Di Somma. Tre punti che staccano la quarta e fanno si che le Vespette siano saldamente al terzo posto. Un gol di Casella è bastato e la Lupa Roma è caduta. Finisce 1-0. Le immagini del match.

dal nostro inviato Ciro Novellino

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Eccellenza-Il Real Forio batte 3-1 il Mondragone e salvezza quasi raggiunta

Un’altra importante vittoria per il Real Forio. In uno stadio “Calise” vuoto a causa del provvedimento del Giudice Sportivo che ha costretto i biancoverdi a giocare a porte chiuse, il Mondragone si arrende nel finale ai ragazzi di mister Impagliazzo. Nel primo tempo la squadra casertana aveva sbloccato la gara al 24′ con Cafaro, poi Chiaiese era riuiscito a trovare il pari al 41′. Nel secondo tempo la squadra di Amorosetti ha subito la migliore forma fisica degli isolani, che prima hanno trovato il 2-1 con Calise (su punizione) all’81’ e poi il definitivo 3-1 di De Felice a partita finita. La gara è terminata tra gli applausi dei tifosi appostati nelle proprietà confinanti con l’impianto sportivo, a dimostrazione del fatto che il pubblico foriano ci tiene eccome a questo Real Forio. Tre punti d’oro per la salvezza diretta che ormai è davvero ad un passo, Chiaiese e compagni meglio non potevano arrivare all’appuntamento col Barano. Sabato prossimo, al “don Luigi Di Iorio” ci sarà, infatti, il derby ischitano. A dirigere l’incontro è stata la signora Rosa Fiume Giallo di Ercolano ed è forse la prima volta che al “Calise” arbitra una donna. Il fischietto rosa ha tutto sommato ben diretto la sfida, di sicuro la sua prestazione non ha nulla a che vedere con quanto visto la scorsa settimana in quel di Procida. Da segnalare il gemellaggio tra Real Forio e Mondragone che anche questa volta ha visto le due società scambiarsi prodotti tipici locali prima della gara come avviene ormai da anni. Sono queste le scene a cui vorremmo assistere ogni domenica.

LE FORMAZIONI. Impagliazzo deve rinunciare ai due calciatori di maggiore esperienza – Mora e Trofa – entrambi squalificati. Ancora infortunato Christian Iacono, mentre Sannino va in panchina per via del fastidio muscolare accusato in settimana. Nel  3-4-1-2 biancoverde, Francesco Iacono va a sistemarsi nei tre di difesa insieme a Di Dato e Calise con Sollo tra i pali. A centrocampo Vitagliano e Tony Costagliola sugli esterni, nel mezzo Conte e Fanelli con Chiaiese ad agire dietro le punte Castagna e De Felice. Mister Amorosetti schiera Lamin, Caiazza, Guadagno e Di Crosta davanti a Navarra. A centrocampo Aprile, Arenella e Basso: in avanti Cafaro, Matacena e Improta.

LA PARTITA. Le due squadre iniziano sin da subito ad attaccare. La posta in palio è alta e l’agonismo in campo c’è e si vede. Nonostante la grinta e l’approccio positivo di entrambe le compagini, la gara (equilibrata) si svolge prevalentemente a centrocampo. Poche sono le occasioni veramente importanti, ancor meno i tiri in porta; quasi mai i due portieri vengono chiamati in causa. Il primo brivido è per il Mondragone: al 6′ Castagna effettua un cross rasoterra, De Felice in spaccata non ci arriva di un soffio. La risposta del Mondragone arriva all’11’ con Cafaro che viene lanciato in profondità e va al tiro terminato poi non lontanissimo dalla porta di Sollo. Dopo un inizio più o meno spumeggiante i ritmi calano. Il Forio prova a rendersi pericoloso con De Felice e Vitagliano, ma le azioni terminano in un nulla di fatto. A sorpresa arriva, invece, il gol del vantaggio del Mondragone al minuto 24: su una punizione da centrocampo, la retroguardia biancoverde si fa trovare impreparata, Sollo esce male e Cafaro calcia praticamente a porta vuota sulla respinta corta della difesa foriana. I ragazzi di Impagliazzo sembrano subire psicologicamente lo svantaggio. Dopo il gol, il Mondragone prende coraggio pur non riuscendo a creare palle-gol rilevanti o comunque ad impensierire Sollo con qualche conclusione. Al 41′ arriva il pareggio del Real Forio: azione confusa al limite dell’area, i calciatori del Mondragone si fermano per un presunto fuorigioco, Chiaiese vede il portiere fuori dai pali e in rovesciata mette a segno l’1-1 tra le proteste della squadra casertana. Prima della fine del primo tempo, Conte prova la conclusione da fuori area, ma il pallone termina abbondantemente fuori. Nella ripresa il Mondrgone non sembra essere quello del primo tempo. Tanti errori in fase di impostazione permettono al Forio di creare diversi pericoli in ripartenza. Nei minuti iniziali, De Felice si presenta in area quasi a tu per tu su Navarra, subisce l’intervento di un difensore forse falloso, il fischietto rosa è lontano e lascia proseguire. Amorosetti si accorge che qualcosa non va e sostituisce Lamin in evidente confusione. Impagliazzo prova a mescolare le carte prima sostituendo Tony Costagliola con Sannino e poi invertendo i due esterni Vitagliano e Castagna. Così come accaduto nel primo tempo, i due portieri non vengono praticamente mai impegnati. Il Forio, però, sembra avere più gamba e i presupposti per andare in vantaggio ci sono tutti. Per l’ultimo quarto d’ora, Impagliazzo manda in campo anche Lorenzo Costagliola (al posto di un opaco Castagna). Ma il 2-1 del Forio arriva su punizione al 36′ della ripresa: dal limite dell’area, Conte tocca il pallone per Calise che calcia un destro potente e preciso che si insacca nell’angolino. Il Mondragone prova il tutto per tutto e per poco non trova il pari nei minuti di recupero: su una punizione battuta lunga dai casertani, la difesa foriana respinge corto, il pallone finisce tra i piedi di Aprile che calcia nel cuore dell’area ma Sollo esibisce una parata che vale praticamente un gol. Nelle ultime battute delle gara, i ragazzi di Amorosetti provano l’assalto e finiscono per subire anche il terzo gol: De Felice, in contropiede, scarta il portiere mettendo a segno con un tocco facile facile la 14esima rete stagionale su cui termina la gara.  Il Real Forio sale a quota 33 punti, a +4 sulla Real Albanova e a +6 su Mariglianese e Mondragone con la Sessana che resta in scia a 22 punti.

 

REAL FORIO  3

MONDRAGONE  1

 

REAL FORIO: Sollo, Di Dato, Iacono F., Calise, Conte, Fanelli, Vitagliano, Costagliola T. (17’s.t. Sannino), Castagna (34’s.t. Costagliola L.), Chiaiese (45’s.t. De Luise M.), De Felice. (In panchina: Verde F., Boria, De Luise V., Verde T.) All. Impagliazzo

MONDRAGONE: Navarra, Lamin (10’s.t. Barra), Di Crosta, Aprile, Caiazza, Guadagno, Cafaro (23’s.t. Taglialatela), Matacena (43’s.t. Fusco), Improta, Arenella, Basso. (In panchina: Buonocore, Masiello, Russo, Suwaibou) All. Amorosetti

ARBITRO: Rosa Fiume Giallo di Ercolano (Ass. Luciano di Nola e Leonetti di Frattamaggiore)

RETI: 24′ Cafaro, 41′ Chiaiese, 81′ Calise, 90’+3′ De Felice

NOTE: Partita giocata a porte chiuse. Calci d’angolo 2-3. Ammoniti Conte, Fanelli (F), Caiazza (M). 3′ di recupero nel s.t.

Juve Stabia vs Paganese: Urge uno scossone che sia tecnico o mentale (VIDEO)

Oggi per la ventinovesima giornata del campionato di Lega Pro girone C in programma al Romeo Menti c’era la partita Juve Stabia vs Paganese.

Derby molto sentito da entrambe le tifoserie ma disputato in assenza dei tifosi ospiti a cui è stata vietata la trasferta.

Una Paganese galvanizzata dagli ultimi risultati positivi, è venuta al Romeo Menti di Castellammare per sfidare una Juve Stabia assolutamente non in forma.

Tutti i tifosi stabiesi si aspettavano che questa potesse essere la partita della ripresa, ma cosi non è stato in quanto al minuto 57 un errore in fase difensiva da parte dell’estremo difensore Russo in collaborazione con Liviero, ha permesso al calciatore della Paganese, Bollino, di regalare il gol vittoria alla sua squadra.

Proprio dal minuto 57 dalla curva Sud sono partiti i primi cori di protesta, dapprima contro i giocatori con il classico “andate a lavorare” per poi essere indirizzati ripetutamente contro il mister Fontana e la società in generale.

La contestazione è continuata, con i relativi cori e insulti, anche dopo la fine dell’incontro quando i calciatori sono stati chiamati sotto la curva Sud per giustificarsi e dare spiegazioni di quest’altra pessima prestazione. Non tutti si sono presentati all’appello con i soli Cutolo, Marotta, Capdaglio e Russo che hanno avuto il “coraggio” di affidarsi alle critiche e proteste del pubblico stabiese, mentre tutto il resto della rosa a debita distanza assisteva ala contestazione.

I tifosi non contenti dell’atteggiamento offerto dal resto della squadra, si sono spostati al di fuori del campo di gioco aspettando l’intera squadra affinchè potessero sentire le proprie ragioni. In un primo momento, con fare furbesco, i calciatori giallobè provavano a scappare dall’uscita che collega la palestra all’esterno dello stadio, venendo però intercettati dagli ultras che non ne permettevano la fuga. Successivamente anche per stemperare un pò i toni è stato permesso, dalle forze dell’ordine, ad un solo rappresentate della tifoseria stabiese di poter esprimere le proprie ragioni con i calciatori.

Dopo tale confronto i tifosi si sono allontanati dallo stadio, mostrando ancora una volta un grande stile civile.

Dopo questo “teatrino” messo in piedi dai calciatori al fine di non affrontare i tifosi e non provare nemmeno a cercare un chiarimento o magari di assumersi le proprie responsabilità, crediamo che la squadra sia arrivata “alla frutta”.

Urge in definitiva, un cambiamento, uno scossone, che possa essere tecnico o di mentalità sia all’interno sia all’esterno dello spogliatoio, per non buttare definitivamente al vento tutto ciò che di buono è stato costruito fin ora. Mentre le prime della classe (Foggia e Lecce) si fanno sempre più lontane, ci sono squadre come V. Francavilla e Siracusa che ormai stanno veramente con il fiato sul collo delle Vespe, per cui con questo andamento neanche il terzo posto è assicurato.

Napoli-Crotone 3-0, i voti di Vivicentro: vola Insigne!

Napoli-Crotone 3-0, i voti di Vivicentro: vola Insigne!

Vince il Napoli con il risultati di 3-0 contro il Crotone. Questi i voti di ViViCentro.it:

Reina 6.5; Hysaj 6, Chiriches 6, Koulibaly 6.5, Strinic 6.5; Rog 5 (10′ st Zielinski 6), Jorginho 6.5, Hamsik 6.5; Callejon 6, Pavoletti 5 (17′ st Mertens 6.5), Insigne 7 (27′ st Giaccherini s.v.). A disp. Sepe, Rafael, Maggio, Albiol, Maksimovic, Ghoulam, Allan, Diawara, Milik. All. Sarri

a cura di Ciro Novellino

Il Podio Gialloblù di Juve Stabia – Paganese 0 – 1

Tunnel senza fine per la Juve Stabia, che esce sconfitta anche dal derby interno con la Paganese.

PODIO
Medaglia d’oro: a Gianluca Esposito, positivo dopo tanto tempo passato in panchina. L’ ex centrocampista del Savoia viene preferito a sorpresa a Mastalli e ripaga la scelta di Fontana con una prestazione assolutamente degna di nota. Sembra a tratti di essere tornati all’inizio di stagione, con Capodaglio infortunato, ed Esposito a dettare i ritmi del centrocampo stabiese. Corsa e qualità nella prestazione del centrocampista napoletano, che scuote anche la traversa con una conclusione che avrebbe meritato miglior fortuna. Peccato che a sorpresa nella ripresa venga richiamato in panchina nonostante colleghi di reparto ben più in affanno di lui.

Medaglia d’argento: a Mario Marotta, ancora unico con i suoi guizzi a creare problemi agli avversari. La partita del 10 della Juve Stabia non è certo paragonabile all’ultima casalinga contro la Raggina, quando arrivò una doppietta, ma Marotta e il solo che tenta di accendere la luce nell’opaca giornata dei gialloblù. Il fantasista ci mette grinta e voglia di fare e, a volte, di strafare cercando di mandare in rete i compagni; proprio Marotta, con un gioco di gambe che fa ubriacare Carillo, offre un assist delizioso Esposito il cui tiro a colpo sicuro si stampa sulla traversa. Nel marasma gialloblù Marotta è senza dubbio l’uomo più lucido.

Medaglia di bronzo: a Fabiano Santacroce, più in palla rispetto a quanto visto a Foggia. L’ex Napoli è protagonista di una gara tutto sommato positiva, in cui non va praticamente mai in difficoltà, intervenendo sempre con puntualità ogni volta che viene chiamato in causa. Santacroce dimostra anche attaccamento alla maglia rischiando di farsi male sbattendo sulle recinzioni nel tentativo (riuscito) di chiudere un avversario. Incolpevole inoltre sulla rete della Paganese.

CONTROPODIO

Medaglia d’oro: a Danilo Russo, da horror la sua “uscita” in occasione della rete della Paganese. L’estremo difensore della Juve Stabia “firma” il secondo flop casalingo; già il pareggio interno con il Fondi infatti è arrivato a causa di una grave disattenzione del numero 22. Questa volta Russo trasforma nel gol della Paganese un cross innocuo, non intervenendo, forse a causa del sole che gli impediva una visione chiara, e consentendo così a Bollino di insaccare indisturbato. La metamorfosi della Juve Stabia vede il suo emblema proprio in Russo, passato da essere certezza assoluta a incognita costante.

Medaglia d’argento: a Nicolas Izzillo, irriconoscibile rispetto a quello del girone d’andata. Il centrocampista sardo in quelle rare occasioni in cui tocca il pallone é quasi irritante; Izzillo sbaglia costantemente la scelta di gioco, apparendo anche in affanno fisicamente. Proprio il calo fisico è uno degli elementi che più salta all’occhio confrontando le attuali prestazioni di Izzillo e Capodaglio a quelle della prima parte di stagione. Sul voto negativo di Izzillo pesa inoltre come un macigno l’enorme occasione divorata dal centrocampista a pochi istanti dal triplice fischio: il rigore in movimento fallito dal centrocampista accompagna le Vespe alla sconfitta più cocente.

Medaglia di bronzo: ad Aniello Cutolo, delusione senza fine di questa seconda parte di stagione. Visti i precedenti, oggi non ci si aspettava un calciatore che, una volta entrato in campo, avrebbe recuperato la partita da solo, ma nemmeno quanto poi si è visto. Ancora una volta Cutolo è stato impalpabile, non riuscendo a dare la scossa, e tentando di fare il protagonista in una situazione dove sarebbe servito l’esatto contrario. Sarebbe importante mettersi a disposizione della squadra, dei compagni e non tentare la conclusione dalla distanza da qualsiasi posizione. Due sono le istantanee del match di Cutolo: il tentativo di controbalzo da circa 35 metri fallito miseramente e la stanchezza dopo il fischio finale dell’arbitro, stanchezza anormale per chi ha giocato poco più di mezz’ora. Negli anni scorsi abbiamo imparato che i campionati di Lega Pro si vincono con i giovani e con la fame, purtroppo in sede di calciomercato qualcuno se ne è dimenticato.

Raffaele Izzo

VIDEO ViViCentro – Under 17, Casella: “Contento per il gol e per la vittoria!”

VIDEO ViViCentro – Under 17, Casella: “Contento per il gol e per la vittoria!”

Una vittoria fondamentale per l’Under 17 della Juve Stabia di Di Somma. Tre punti che staccano la quarta e fanno si che le Vespette siano saldamente al terzo posto. Un gol di Casella è bastato e la Lupa Roma è caduta. Finisce 1-0. Al termine del match abbiamo ascoltato Francesco Casella.

dal nostro inviato Ciro Novellino

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VIDEO ViViCentro – Under 17, Juve Stabia-Lupa Roma 1-0: il tabellino del match e le parole di Di Somma

VIDEO ViViCentro – Under 17, Juve Stabia-Lupa Roma 1-0: il tabellino del match e le parole di Di Somma

Una vittoria fondamentale per l’Under 17 della Juve Stabia di Di Somma. Tre punti che staccano la quarta e fanno si che le Vespette siano saldamente al terzo posto. Un gol di Casella è bastato e la Lupa Roma è caduta. Finisce 1-0.

Così in campo:

JUVE STABIA – Menzione, Maiorino (Follo), Matarazzo, Ceparano, Casella, Diomaiuta, Bozzaotre (Esposito), Fibiano (Cucca), Del Prete (Masi), Stallone, Capasso (Pistola). A disp. Pezzella, Mercatelli, Imperato, Caiazza. All. Di Somma

LUPA ROMA – Martina, Piano S., Dell’Aquila, Conti (Rossini), Karas, Di Giacomo, Tonetto (Covarelli), Piano M., Verdirosi, Carbonelli (Bianchi), Tocci (Grappasonni). A disp. Reggina, Pezzi, Mastropietro, Sturba. All. Turriziani

AMMONIZIONI – Maiorino (J), Del Prete (J), Piano M. (L)

ESPULSIONI

GOL – 5′ st Casella (J)

Al termine del match abbiamo ascoltato proprio mister Nunzio Di Somma.

dal nostro inviato Ciro Novellino

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Juve Stabia- Paganese, le pagelle

Altro capitombolo per la Juve Stabia di Fontana, che perde 0-1 al Menti contro la Paganese dello squalificato Grassadonia. Secondo sconfitta interna del campionato per le vespe, oramai irriconoscibili.

Ecco le pagelle:

RUSSO 4.5: La Paganese non è mai pericolosa ma nell’unica occasione in cui si getta in avanti approfitta del suo errore per portarsi in vantaggio.

CANCELLOTTI 5.5: Uno dei meno peggio.

SANTACROCE 5: Nel primo tempo gioca discretamente, nella ripresa diventa lento e prevedibile. È fuori forma e si vede.

ATANASOV 5.5: Anche lui, nel secondo tempo, perde la bussola.

LIVIERO 5.5: Buona corsa, tanti cross ma con nessuno capace di buttarla dentro di testa…

ESPOSITO 6.5: Gagliarda la prova del giovane napoletano che non giocava da mesi.

CAPODAGLIO 5.5: Spento. Era la luce del centrocampo, ma ora quella luce si è spenta.

IZZILLO 4.5: Un altro giocatore rispetto al meraviglioso centrocampista goleador visto fino a dicembre. Sbaglia di tutto.

KANOUTE 4.5: Stesso identico discorso fatto per Izzillo.

PAPONI 5: Il sul score parla per lui, il gol non è nel suo DNA ma oggi sono venute meno anche la grinta e il gioco di sponda.

MAROTTA 6: Salta praticamente sempre l’uomo ma al centro non c’è nessuno capace di buttarla dentro, stesso discorso fatto per Liviero.

CUTOLO 5: Prova qualche guizzo ma la condizione non è delle migliori, per usare un eufemismo.

LISI: SV

ROSAFIO: SV

FONTANA 4: La squadra non lo segue più e i risultati parlano chiaro.