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Macron ora deve affrontare un compito epocale

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Nel suo editoriale su La Stampa, Cesare Martinetti spiega che Macron affronta un compito epocale:  “Dovrà rimettere insieme la Francia, riconciliare il suo Paese con l’Europa e l’Europa con se stessa”.

La riconquista della Bastiglia

Emmanuel Macron va all’Eliseo, 65 a 34, risultato netto. È il presidente più giovane, 39 anni, e ha ora un compito epocale: rimettere insieme la Francia che mai come ieri è parsa spaccata. E poi riconciliare il suo Paese con l’Europa e l’Europa con se stessa. Marine Le Pen ottiene un risultato storico, ma non basta. Il ballottaggio è spietato come una ghigliottina: uno vince l’altro perde. Ma c’è un terzo partito che esce dal risultato di ieri: 25 per cento di astenuti (record dal 1969 a oggi) e 12 per cento di schede bianche. Questo vuol dire che Macron è un presidente di minoranza nel Paese, l’eletto di una battaglia per difetto più che per scelta. E non sa ancora con quale maggioranza dovrà governare: tra un mese ci saranno le legislative e grande favorita è la destra repubblicana di Fillon e Sarkozy, gli sconfitti della presidenziale.

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È comunque la vittoria della Francia razionale e razionalista che nei lunghi, ultimi mesi dell’infelice presidenza socialista di François Hollande sembrava destinata ad essere sommersa dall’erede della Francia nera. Non è accaduto. Ed è una buona notizia anche per noi. La vittoria del Front National avrebbe innescato un domino imprevedibile, la caduta della Francia sarebbe stata più che simbolica. Una Bastiglia all’incontrario. Dopo Brexit, non ci sarà Frexit; dopo Trump non ci sarà Le Pen.

La storia dell’Europa può ricominciare e non può farlo senza il tandem franco-tedesco. Mai Angela Merkel si era tanto spesa sulle elezioni di un altro Paese. Ed è accaduto ben prima del ballottaggio: Emmanuel Macron era il candidato della cancelliera, sempre prudente, che nel 2012 aveva persino evitato accuratamente di farsi vedere con Nicolas Sarkozy. La riforma dell’Europa non può aspettare, si riparte dall’asse Parigi-Berlino. Il presidente della Commissione Juncker ha subito diffuso il suo messaggio: felice che i francesi abbiano scelto un avvenire europeo. Si schiarisce anche l’orizzonte tedesco in vista delle elezioni politiche dell’autunno, indipendentemente da chi vincerà, Merkel o il socialdemocratico Schulz. Da quando si è aperta la competizione tra loro, gli antieuropei dell’AfD hanno perso consensi e si sono spaccati. Quando li affrontano leader veri, com’è successo in Olanda (e prima in Austria), gli antisistema cedono. Nella vecchia Europa, per ora, va così.

In Francia la battaglia è stata diversa: un candidato giovane, senza partito, contro una candidata non nuovissima, ma con un vecchissimo partito. Macron con il suo movimento «En Marche!» ha certo compiuto un miracolo politico, favorito però dal crollo dei due storici rivali: socialisti e gollisti, caduti soprattutto per difetto dei loro fragili candidati. Macron è riuscito nella sintesi tra destra e sinistra: è un liberaldemocratico più che un socialdemocratico. Ha fatto le grandi scuole, SciencesPo ed Ena, poi ha lavorato alla banca Rotschild, è stato brevemente ministro dell’Economia, conosce la finanza e l’economia globale, ha fede nell’Europa e nei fondamenti della buona grammatica repubblicana, democratica ed universalistica francese.

Dopo essere stata per quasi un anno in testa a tutti i sondaggi Marine Le Pen non ha sfondato. Il suo risultato è considerevole ma nessuno aveva mai davvero previsto che potesse diventare presidente. Il dibattito tv di mercoledì scorso è stato catastrofico per lei: di fronte alla freddezza e competenza di Emmanuel Macron è caduta la maschera, la retorica è precipitata nel vuoto delle proposte, non ha saputo andare oltre slogan e confini dell’ultradestra. Se vogliamo dirla all’italiana, non ha saputo trasformarsi in un Grillo, è rimasta Salvini.

Per Emmanuel Macron è però decisivo saper parlare alla parte meno ideologica del suo elettorato, i nuovi poveri, le vittime a vario titolo della mondializzazione che hanno votato in maggioranza per il Front. Più difficile sarà per lui parlare a quel 19 per cento di elettori del rosso-verde Mélenchon che sono il grosso di astenuti e schede bianche.

Il nuovo, giovanissimo presidente ha però saputo sorridere e parlare con ottimismo. Erano anni che non accadeva in Francia. Non è poco: «Si apre una nuova pagina della nostra lunga storia: che sia quella della speranza e della fiducia ritrovata», ha detto ieri sera. E vale anche per noi.

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lastampa/La riconquista della Bastiglia CESARE MARTINETTI

VIDEO ViViCentro – Under 15, Juve Stabia-Parma: data e ora del match di ritorno, goditi il video inedito!

VIDEO ViViCentro – Under 15, Juve Stabia-Parma: data e ora del match di ritorno, goditi il video inedito!

Il match di andata degli ottavi di finale dei playoff categoria Under 15 tra Parma e Juve Stabia, come sapete, si è concluso con il risultato di 0-0. Una gara ben giocata su un terreno di gioco allenatto dalla forte pioggia. Un pari e tutto da giocarsi al Menti. La gara di ritorno, infatti, si giocherà alle ore 11 di sabato 13 maggio. Vi proponiamo un video inedito con le immagini dell’ingresso in campo delle squadre.

a cura di Ciro Novellino

Clicca sul player per vedere le immagini

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UFFICIALE – SSC Napoli: “Maradona in campo al San Paolo, esibizione con i campioni del primo scudetto”

UFFICIALE – SSC Napoli: “Maradona in campo al San Paolo, esibizione con i campioni del primo scudetto

Attraverso il proprio sito ufficiale, la SSC Napoli annuncia un evento in memoria dei 30 anni del primo scudetto azzurro della storia:

Il Napoli organizzerà una partita amichevole in una data da identificare tra il 2 e il 7 luglio per festeggiare il trentennale della conquista del primo scudetto del 10 maggio 1987.

All’incontro, che sarà disputato allo Stadio San Paolo con la partecipazione di tutti i calciatori di quella rosa che si renderanno disponibili, è stato invitato, naturalmente, anche Diego Armando Maradona.

Alla partita si uniranno anche i calciatori del Napoli di oggi. Saranno organizzate due squadre cercando di trovare il giusto mix tra ex campioni e campioni in attività. Non sarà semplice convincere una delle due squadre a rinunciare a Maradona, un’ipotesi è che Diego giochi un tempo con una squadra e uno con l’altra.

Si è deciso di organizzare la partita nella prima settimana di luglio per consentire a Sarri e ai suoi calciatori di prendere parte all’evento alla vigilia della partenza per Dimaro.

Una giornata straordinaria per celebrare e ripercorrere l’emozione di un indelebile trionfo che resterà per sempre nella memoria, nel cuore e nella meravigliosa storia azzurra.

Juve Stabia, Zhivko Atanasov si allena a parte: rientro vicino?

La Juve Stabia di mister Carboni, ieri pomeriggio al Menti, ha battuto 1-0 il Taranto dell’ex Ciullo nell’ultima gara della regular season prima dei play off nei quali, le vespe, affronteranno il Catania.

Rosafio allo scadere ha regalato i tre punti ai gialloblù e al triplice fischio c’è stato il saluto alla curva della Juve Stabia carica più che mai in vista degli spareggi promozione Ma dopo la partita, mentre Capodaglio e compagni rientravano negli spogliatoi, il bulgaro Zhivko Atanasov, fermo ai box da mesi, si è allenato insieme al preparatore atletico sul sintetico del Menti mentre gli spettatori si apprestavano ad uscire dallo stadio.

Qualche scatto e qualche esercizio per lo stopper convocato anche dalla sua Nazionale.

Probabilmente Carboni non l’ha rischiato per poter contare su di lui nelle difficili gare dei play off.

Atanasov corre, un rientro importante per la Juve Stabia…

Salvatore Sorrentino

COLLEGATA:

JUVESTABIA – EDITORIALE

Juve Stabia – Atanasov: da possibile meteora a titolare, la scalata del difensore bulgaro

 Živko Atanasov: il bulgaro che si è preso la difesa della Juve Stabia Nel calcio, come in ogni aspetto della vita, è meglio partire in sordina per crescere e…

EDITORIALE – Juve Stabia, abbiamo fatto tutto e tutto c’è da fare..

Archiviata la gara contro il Taranto, per la Juve Stabia è già tempo di concentrarsi sui playoff. Il match di ieri ha lasciato sensazioni positive per la truppa di Carboni; il trainer toscano ha avuto la certezza di poter contare su “seconde linee” in grado di affiancarsi ai titolari in caso di necessità.
Così Salvi ha mostrato muscoli e lucidità, Camigliano si è dimostrato efficace e concreto e Rosafio si è confermato un soldatino tutto corsa e senso del gol. Le Vespe si catapultano quindi al primo turno playoff contro il Catania; l’accesso agli spareggi promozione rappresenta il primo risultato di una stagione, per la Juve Stabia, simile alle montagne russe.

Tutto è iniziato a Catania, con una sconfitta alla prima di campionato che fece tuonare il Presidente Manniello, deluso dall’eccessivo disfattismo che pervadeva la piazza; punto forse più alto della stagione gialloblù è stato il match ancora con il Catania del 22 dicembre, con i siciliani asfaltati al Menti dagli uomini, all’epoca, di Fontana. A vedere l’accoppiamento playoff con gli occhi del Destino, era quasi inevitabile che le Vespe si andassero subito a giocare il proprio sogno ancora contro la squadra rossazzurra. Citando una delle hit più famose di Jovanotti, possiamo dire la Juve Stabia in questa stagione ha fatto tutto e tutto c’è da fare.

Le Vespe hanno fatto tutto, partendo male, ma scalando poi la classifica con vittorie e bel gioco, fino ad arrivare in prima posizione; a gennaio però il tracollo, con la Società che ha esonerato Fontana per affidare la squadra a Carboni; con il tecnico toscano i gialloblú hanno ritrovato tranquillità e sicurezza.
Tutto c’è da fare perché comincia una nuova stagione, quella dei playoff. Mai come quest’anno non basterà essere perfetti in una o due gare, ma per un intero mese, puntando a sopraffare le 27 squadre in lizza per la promozione.

A ben vedere la frase “abbiamo fatto tutto e tutto c’è da fare” rappresenta in generale tutta la gestione Manniello. Il Presidente più vincente della storia stabiese, partendo da una retrocessione, ha vinto, ha rivinto, si è confermato in Serie B per poi ricadere in Lega Pro. Ora ricomincia il percorso che Manniello conosce ormai bene, con quei quei playoff, tanto belli quanto amari per i tifosi stabiesi. Se, andando indietro con la mente, gli spareggi promozione evocano ricordi felici, con Molinari e Tarantino mattatori nel 2011, il precedente più recente fa ancora soffrire i tifosi stabiesi. Quel gol assurdamente annullato a Gomez evoca ancora fantasmi per i gialloblù e siamo certi che Ripa e Cancellotti, che a Bassano erano in campo, avranno tanta voglia di vendicare l’ingiustizia subita.

Sarà fondamentale affrontare i prossimi interminabili giorni in modo unito; l’impresa non è certo facile ma rifacendoci alle parole di un sognatore coi capelli bianchi “non succede ma se succede..”.

Raffaele Izzo

Roma, Pallotta: “Non potrei biasimare Spalletti se dovesse lasciarci, i media scrivono sciocchezze ogni giorno”

NOTIZIE AS ROMA – “È stato molto bello vedere tutti i tifosi applaudire Totti e la sua mostruosa classe, ma la squadra viene sempre prima di tutto. L’allenatore ha fatto il cambio giusto, perché stiamo combattendo per l’accesso alla Champions League. E comunque se avesse messo Totti gli ultimi cinque o sei minuti qualcuno avrebbe detto che non sarebbe stato rispettoso. Spalletti? Non potrei biasimarlo se dovesse lasciare la Roma, perché i media scrivono sciocchezze ogni settimana. Aspettate la fine della stagione perché avrò molto da dire, vi racconterò tutta la storia” ha chiosato Pallotta, riferendosi a Totti.

Con queste dichiarazioni rilasciate a Il Messaggero, il patron giallorosso ha detto la sua sull’ennesimo polverone sollevatosi ieri sera dopo Milan-Roma. Al 38′ del secondo tempo sul risultato di 3-1 in favore dei giallorossi, infatti, Spaletti aveva sostituito Dzeko con Bruno Peres anziché con Totti, negando al capitano la giusta ovazione del pubblico di San Siro alla sua ultima partita disputata in quello stadio. La cosa ha mandato di traverso la vittoria per 4-1 al popolo romanista, che ha messo il proprio allenatore alla gogna sui social. Spalletti ai microfoni di Sky è esploso ed oggi sono arrivate puntuali parole di solidarietà e sostegno per lui da parte del presidente. Il futuro di Spalletti sembra, dunque, sempre più lontano dalla capitale.

Claudia Demenica

Emmanuel Macron vince e chiama subito la Merkel

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La prima telefonata di Emmanuel Macron è con Angela Merkel: in agenda hanno il rilancio dell’asse franco-tedesco per un’Europa a due velocità. 

Merkel trova una sponda per una Ue a più velocità

La telefonata con la cancelliera: a Berlino la prima visita da presidente. La Germania vuole far ripartire e rafforzare l’asse franco-tedesco

BERLINO – II cambio di velocità del motore franco-tedesco verrà suggellato simbolicamente stasera a cena con l’arrivo a Berlino di François Hollande, che verrà accolto da Angela Merkel in cancelleria per la sua visita di congedo.

Il viaggio di Hollande segna la chiusura di un capitolo che, agli occhi della Germania, si è rivelato piuttosto deludente e l’apertura di una nuova fase. Violando una tradizionale regola che impone al governo tedesco di non prendere posizione a favore di un candidato in un’elezione all’estero, Berlino ha fatto fin troppo apertamente il tifo per Emmanuel Macron.

Una scelta – criticata da chi temeva potesse rivelarsi un assist a favore di Marine Le Pen – che ha una doppia ragione. Una «negativa»: il timore, cioè, di un’implosione del progetto europeo in caso di trionfo della leader del Front National. Non a caso le reazioni alla vittoria di Macron arrivate ieri dalle sponde della Sprea mettevano tutte l’accento sull’Europa. La prima a congratularsi è stata Merkel tramite il suo portavoce, Steffen Seibert: «È una vittoria per un’Europa forte e unita e per l’amicizia franco-tedesca». L’ha seguita a ruota Theresa May, che l’Europa la vuole lasciare e che ha bisogno di una Francia più malleabile o quantomeno dialogante sul processo Brexit. Hollande, infatti, in questi 12 mesi ha rappresentato il volto più arcigno della Ue.

Ma è Berlino attorno a cui ruota tutto. Il governo è compatto nel salutare entusiasticamente Macron. Il ministro degli Esteri, Sigmar Gabriel parla di «buona giornata per la Francia! Ed è una buona giornata per l’Europa e per la Germania», si unisce al coro anche il presidente tedesco Frank-Walter Steinmeier: «Sono contento che la maggioranza degli elettori francesi abbia deciso a favore del cosmopolitismo, di un’Europa unita e di una cooperazione stretta e amichevole con la Germania». E poi c’è una ragione «positiva» per il tifo pro-Macron: la doppia speranza che possa fare le riforme necessarie per rimettere in moto la Francia – secondo partner commerciale della Germania dietro la Cina e davanti gli Usa – e dare uno scossone al motore franco-tedesco.

Una speranza riassunta al meglio nella telefonata che Merkel ha fatto ieri sera a Macron nella quale ha elogiato il suo impegno in campagna elettorale a favore di un’Unione europea unita e cosmopolita. Da mesi Merkel e Schäuble insistono sulla necessità per la Ue di cambiare passo, prendendo decisioni in modo più rapido e selezionando delle priorità su cui concentrarsi. Per l’Europa a più velocità Berlino spera insomma nella sponda francese. I temi non mancano, a partire da difesa e sicurezza. In realtà il successo di Macron, che giunge a quattro mesi dalle politiche tedesche, apre un fronte interno anche al governo federale. Se dalla Csu Hans Michelbach mette in guardia da aspettative eccessive, ricorda che Macron è rimasto vago su molte promesse e avverte che non è chiaro se riuscirà ad avere una maggioranza in parlamento per fare le riforme, il ministro socialdemocratico Gabriel preme sull’acceleratore: «Noi tedeschi siamo ora chiamati a sostenerlo, chi fa le riforme non può essere costretto al tempo stesso a seguire una linea rigorosa di austerity, in quanto ciò rende impossibile investire sulla crescita e produce meno posti di lavoro, non di più». Per questo, ha aggiunto, «adesso dobbiamo rinunciare alla nostra ortodossia di politica finanziaria, noi tedeschi dobbiamo lavorare coi francesi a un fondo d’investimento franco-tedesco. Ora la Germania deve assumersi responsabilità insieme alla Francia».

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lastampa/Merkel trova una sponda per una Ue a più velocità ALESSANDRO ALVIANI – BERLINO

 

Ucciso il capo dell’Isis in Afghanistan. Sheikh Abdul Hasib Dead (DEBORA VELLA)

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Il capo del’Isis in Afghanistan, Abdul Hasib, è stato ucciso in un raid guidato dalle forze speciali afghane nella provincia orientale di Nangarhar al confine con il Pakistan. Lo ha reso noto il presidente afghano Ashraf Ghani che su Twitter afferma che il governo è ”fortemente impegnato per annientare i gruppi terroristici nel paese e garantire la sicurezza alla popolazione afghana”.

La conferma della morte di Abdul Hasib è giunta anche dall’esercito americano, e il comandante delle forze statunitensi in Afghanistan, il generale John Nicholson, ha definito l’operazione ”un altro passo importante” della campagna per eliminare i terroristi nel paese. Eppure il 27 aprile scorso un portavoce del Pentagono ne aveva anticipato la notizia: ”Crediamo di avere ucciso Abdul Hasib, ma abbiamo aperto una inchiesta per esserne certi”.

L’annuncio* di oggi da parte dei servizi stampa del presidente afghano sembra aver fugato quell’incertezza.

LA NUOVA STRATEGIA

Lo scorso aprile il governo dell’Afghanistan aveva varato una ”nuova strategia” contro i militanti dell’Isis concentrati nella provincia orientale di Nangarhar, con l’obiettivo di eliminarli sulla base di specifiche istruzioni del capo dello stato e ”nuove direttive”. Da almeno due anni infatti i seguaci del ”Califfo” Abu Bakr al-Baghdadi stanno cercando di installare un loro quartier generale nei distretti di Nangarhar, e nel contempo hanno realizzato numerosi cruenti attentati.

Debora VELLA

Sheikh Abdul Hasib Dead (da twitter Jeff Seldin)

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Pescara: musica in ospedale

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2° Concerto dell’iniziativa “Musica in Ospedale”

Venerdì 12 Maggio 2017 – ore 16.30

Atrio antistante Unità Operativa Chirurgia Pediatrica del Presidio Ospedaliero di Pescara

Via Fonte Romana n. 8 – 2° piano

 

 

Venerdì 12 Maggio 2017 alle ore 16.30, presso l’Atrio antistante l’Unità Operativa di Chirurgia Pediatrica del Presidio Ospedaliero di Pescara, sito in Via Fonte Romana n. 8 – 2° piano, si terrà il secondo concerto dell’iniziativa “Musica in Ospedale”, un progetto sperimentale di umanizzazione dei luoghi di cura, mediante la musica da condividere con i pazienti/utenti ed il personale dipendente.

L’iniziativa può contribuire a migliorare il ruolo dell’Ospedale facendolo divenire non solo luogo di cura, ma anche di vita sociale, di integrazione, di cultura.

Emmanuel Macron ha vinto, ora dovrà passare alla prova dei fatti

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Emmanuel Macron vince il ballottaggio con Marine Le Pen e diventa il nuovo presidente francese. Ora dovrà passare alla prova dei fatti: nel suo programma lotta alle diseguaglianze e al terrorismo, difesa dell’ambiente e impegno per un legame più stretto fra l’Europa ed i suoi cittadini.

Governare la globalizzazione per far crescere il Paese e l’Europa

Una ricetta liberista con sgravi alle imprese e meno burocrazia

PARIGI – Una Francia più moderna e globalizzata. Dove la mondializzazione non sia più vista come un problema, ma come un fenomeno benefico da gestire, assieme all’Europa: c’è tutto questo nel libro dei sogni di Emmanuel Macron. Che realizzerà il suo programma con un’équipe insolita ed eterogenea.

La squadra  

Fanno parte della squadra iniziale, i primi convertiti al macronismo, due politici socialisti (e che dal Ps hanno preso le distanze), Richard Ferrand e Gérard Collomb. Quest’ultimo, 69 anni, sindaco di Lione dal 2001 (all’origine della rinascita della città), figlio di un operaio e laureato in Lettere classiche, ha sempre collaborato in maniera pragmatica con le opposizioni e con le imprese, scrutato per questo con diffidenza dai socialisti puri e duri: è il prototipo della politica realista formato Macron. Che poi si è imbarcato dietro di tutto: l’economista Jean Pisani-Ferry (già collaboratore di Dominique Strauss-Kahn, come tanti esperti utilizzati dal neopresidente), startupper più o meno giovani (il magnate delle telecom Xavier Niel sarebbe uno dei suoi), il centrista François Bayrou, l’eurodeputata Sylvie Goudard (una delle rarissime donne). E, tra gli outsider, Jean-Marc Borello (ex pr di discoteche che ha fatto fortuna nell’assistenza sociale) e il matematico Cédric Villani. Mondo vario e stimolante, per alcuni. Armata Brancaleone secondo altri.

La sua idea di Francia  

Il progetto di Macron è definito social-liberale o liberal-libertario, altri lo identificano come una versione aggiornata della vecchia tradizione socialdemocratica. Aperto e «di sinistra» sui temi di società e decisamente liberista (di destra?) sull’economia, ecco alcune delle misure previste dal neopresidente per ridare ossigeno a un Paese che non cresce a sufficienza: riduzione della spesa pubblica di 60 miliardi in 5 anni; 120 mila posti in meno nella funzione pubblica; fiscalmente, intende limitare la patrimoniale, la tassa sui più abbienti, solo agli investimenti immobiliari e alleggerire i contributi sociali a carico delle imprese, per stimolare nuove assunzioni; vuole introdurre più flessibilità sul mercato del lavoro, attualmente assai rigido, cercando di sostenere chi si vuole lanciare in nuove attività, in un Paese dove il lavoro dipendente rimane la massima aspettativa (estendendo, ad esempio, il sussidio di disoccupazione anche ad artigiani e liberi professionisti). Sogna una Francia meno rigida e burocratica (più anglosassone), con una pensione «a punti», mentre sul regime lavorativo delle 35 ore saranno le imprese a decidere: pragmatico per alcuni, vago per altri.

La sua idea d’Europa

Super europeista, guarda ad Angela Merkel come al suo riferimento principale e alla restaurazione del tandem franco-tedesco come a una priorità. Ma ha pure velleità di cambiamento: pensa a un budget, un Parlamento e un ministro delle Finanze per l’eurozona. Poi, vuole imporre l’accesso agli appalti pubblici nella Ue solo alle imprese che realizzino almeno la metà del loro fatturato in Europa: una strizzatina d’occhio al «protezionismo intelligente» della Le Pen.

I primi (difficili) passi  

In questi giorni dovrà scegliere il suo primo ministro e la composizione del Governo, ma dovrebbe annunciarli dopo il passaggio di consegne all’Eliseo, con François Hollande, previsto il 14 maggio. Poi, un inizio tutto in salita: l’11 e il 18 giugno si svolgeranno le elezioni legislative. Resisterà il nuovo esecutivo macronista a quelle consultazioni? E se «En Marche!» non riuscisse a conquistare la maggioranza parlamentare? Già durante l’estate il neopresidente ha promesso di agire per decreto, cominciando a varare una riforma del mercato del lavoro, che andrà al di là della già contestatissima legge El Khomri, approvata l’anno scorso. Sperando che prima i sindacati non scendano in piazza.

Una banale caduta e poi la morte. Shock a Baronissi (SA)

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Baronissi (SA) – Non c’è stato nulla da fare per il signor Raffaele D’Arco, 61 anni, originario del piccolo comune in provincia di Salerno, che ieri mattina ha perso la vita in seguito ad una banale caduta.

Si trovava nel suo appartamento in via Nunzio Pagliara, fin quando, come era solito fare di domenica, era giunto il momento di uscire con sua sorella, una donna che soffre di deambulazione e per questo costretta su una sedia a rotelle.

Una distrazione, un piede poggiato male e la fatale caduta: è scivolato lungo le scale della sua abitazione, sbattendo violentemente la testa. L’uomo è morto sul colpo.

Sul luogo sono giunti i carabinieri ed il medico legale per effettuare i rilievi del caso.

Un’avvenimento che ha lasciato sotto shock l’intera cittadina di Baronissi. Raffaele era molto conosciuto dai suoi concittadini perché viveva di impieghi saltuari e il suo nomadismo lavorativo gli aveva concesso di conoscere molta gente, la stessa che ora lo compiange.

Macron vince e annuncia: ”Difenderò il destino comune dei nostri popoli”

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Emmanuel Macron vince il ballottaggio con Marine Le Pen e diventa il nuovo presidente francese. Nel suo primo discorso dalla piazza del Louvre annuncia: “Difenderò il destino comune dei nostri popoli”.

Macron, il trionfo è un Inno alla gioia: “Proteggerò e unirò la Francia”

Il vincitore parla al Louvre davanti a migliaia di sostenitori: non fischiate Le Pen. Sul palco accompagnato dalla musica simbolo europeo: è una nuova pagina

PARIGI – È sulle note dell’Inno alla gioia, l’inno europeo, che il più giovane presidente della Repubblica che la Francia abbia mai scelto, Emmanuel Macron, arriva a ringraziare i suoi sostenitori all’ombra della piramide del Louvre. «Tutti mi dicevano che era impossibile: ma non conoscevano la Francia! Avete vinto, la Francia ha vinto», scandisce emozionato il 39enne sconosciuto fino a tre anni fa, mai eletto a nulla, senza un partito alle spalle, «e dico agli elettori di madame Le Pen che farò di tutto in questi cinque anni perché non abbiano più nessuna ragione per votare gli estremi», garantisce fermando i fischi che partono all’indirizzo della sfidante sconfitta, «non fischiate, hanno espresso una collera che va ascoltata».

Arriva sul palco dopo una lunga passeggiata a piedi, solitaria, nella piazza del Louvre, «questo luogo percorso dalla nostra storia», che ben lo rappresenta: né di destra né di sinistra, né la Bastiglia dei socialisti né la Concorde di Sarkozy. Dedica un pensiero a loro, i militanti che sfidano il freddo per aspettarlo, ma anche a chi lo ha votato solo per fermare il Fn, «conosco i nostri disaccordi, li rispetterò, ma restando fedele agli impegni assunti: difenderò la Repubblica». A tutti, ricorda che «porteremo avanti l’audacia, il mondo aspetta che la Francia lo sorprenda, è quello che faremo», difendendo sempre «lo spirito dei Lumi», senza «niente cedere alla paura, alla divisione, alla menzogna». E lui, da presidente, promette di lavorare per il Paese «nel nome del nostro motto: libertà, eguaglianza, fraternità, vi servirò con amore». Cori, sventolio di bandiere, e sul palco, sulle note della Marsigliese, salgono la moglie Brigitte, la première dame accolta da un boato della folla e presa per mano dal presidente, i suoi tre figli, i sette nipoti, la famiglia allargata Macron.

Poco prima, in attesa di concedersi al bagno di folla, è dal comitato elettorale blindato che ha pronunciato il breve discorso «ufficiale» da capo dello Stato eletto: «Non nego le difficoltà economiche, sociali, l’abbattimento morale. Sono cosciente delle divisioni che hanno portato a voti estremi, e le rispetto», dichiara, ma «sarà mia responsabilità lottare contro tutte le forme di diseguaglianza, voglio garantire l’unità della nazione». Una Francia che ha un solo luogo in cui stare: «Difenderò l’Europa, la comunanza di destini che si sono dati i nostri popoli, è in gioco la nostra civiltà», promette ai francesi che da Nizza ai Pirenei lo stanno seguendo davanti alla tv, e anche a chi lo guarda da oltre frontiera. Dieci minuti per tracciare «la nuova pagina che si apre»: una sorta di manifesto che va dalla lotta al terrorismo all’economia – il lavoro, le tasse – fino all’attenzione per il sociale e le diseguaglianze. Passando per l’Europa da rifondare, e i ripetuti cenni all’ambiente e all’emergenza climatica. Oltre alle fratture da riparare nella società: mentre lui parla, nel quartiere di Ménilmontant scoppiano tafferugli tra giovani antifascisti e polizia.

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I primi dati lo danno 65,8 per cento contro il 34,2 di madame Le Pen, a cui rivolge significativamente «un saluto repubblicano». Non è l’82 a 18 del 2002, quando la Francia sotto choc per l’approdo al secondo turno di papà Le Pen accorse in massa a votargli contro; oggi l’indignazione è molto più contenuta, e infatti anche l’affluenza cala, l’astensionismo supera il 25 per cento e le schede bianche fanno il record del 12 per cento. Ma è una vittoria netta.

La vittoria dell’ottimismo sulla paura, secondo i sostenitori. Delle élites sul popolo, per i detrattori. Di sicuro, è la vittoria che mostra la voglia di cambiamento dei francesi, che al primo turno hanno eliminato il candidato socialista con la seconda peggiore performance della Quinta repubblica e quello neogollista.

Cambiare facce, rinnovare la vita pubblica, moralizzare il Paese. Marine Le Pen prometteva di farlo come forza antisistema, come la riscossa degli esclusi sui salotti buoni. La Francia delle campagne l’ha portata a un passo dall’Eliseo, ma alla fine quel Fronte repubblicano che ha sempre fatto argine all’estrema destra si è ricomposto. In modo meno rumoroso del passato, ma lo ha fatto e ha fermato un Fronte nazionale che a destra fa paura per le sue ricette economiche e a sinistra per le posizioni sulle questioni sociali.

Con il giovane ex ministro dell’Economia di François Hollande, con il suo movimento «En marche!» nato dal nulla appena un anno fa, ha vinto la visione di un Paese stanco ma capace di rialzarsi, spaventato ma percorso dalla speranza. La proposta di un under 40 che rivendica il fatto di essere fuori da tutti i partiti, che promette un governo di giovani e nuovi alla politica, di rimuovere i blocchi che rallentano il Paese. E, in un clima diffuso anti-europeo, ha vinto il candidato più europeista di tutti, che ai suoi comizi distribuiva le bandiere blu con le dodici stelle.

Ha vinto ma il rischio è che in una larga parte della popolazione non abbia convinto. Avrà ora il compito di far ricredere tutti quelli che lo hanno votato solo per evitare il rischio Fn, ma che ancora gli rimproverano il passato da banchiere di Rotschild. E, soprattutto, avrà il delicato compito di pacificare il Paese, di ricomporre fratture e lacerazioni: «Sarà una responsabilità immensa riconciliare questa Francia», diceva già negli ultimi incontri pubblici.

Entro domenica ci sarà l’insediamento e il passaggio di consegne. Tra i socialisti, c’è chi ricorda ancora come il 21 aprile 2002, il successo al primo turno di Le Pen scolpito nella memoria collettiva della nazione, su Parigi splendeva beffardo un bel sole. Sulla sconfitta del Fronte, sull’arresto del populismo alle porte dell’Eliseo, ieri, soffiava un venticello gelido. Un vento nuovo.

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lastampa/Macron, il trionfo è un Inno alla gioia: “Proteggerò e unirò la Francia” FRANCESCA SCHIANCHI – INVIATA A PARIGI

UNIONE IMPRENDITORI, DIPENDENTI: L’UNIONE, IL MOVIMENTO

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COMUNICATO UNIONE IMPRENDITORI

La società Civile Italiana TUTTA si riunisce qui per dare battaglia alle dinastie politiche che hanno distrutto la  Nostra Bellissima Italia ed il Tenore di Vita delle Nostre Famiglie, minando il Futuro dei Nostri Figli!

 IL NOSTRO SINDACATO PROMUOVE LA TUTELA REALE DEL LAVORO NEI CONFRONTI DI TERZI.
ADERIRE VUOLE DIRE DIFENDERCI CON LA FORZA DELLA COSTITUZIONE NEI CONFRONTI DI TERZI.
LA CARTA COSTITUZIONALE E’ LA PRIMA LEGGE DI STATO.

IL LAVORO VA TUTELATO SOPRA OGNI COSA PERCHE LA NOSTRA REPUBBLICA E’ FONDATA SU DI ESSO.

QUANDO GLI ENTI E DIRIGENTI E DIPENDENTI STATALI NON TUTELANO IL LAVORO DEI CITTADINI DANNEGGIANDOLO GRAVEMENTE E MINANDO LA SOPRAVVIVENZA DEL LAVORO STESSO, CON INADEMPIENZE GRAVI, CONTRAVVENGONO AL PRIMO DEGLI ARTICOLI DELLA COSTITUZIONE, E LA CARTA COSTITUZIONALE E’ LEGGE DI STATO E SOVRASTA OGNI NORMA SUCCESSIVA AD ESSA.

LAVORO = AZIENDE = TITOLARI E DIPENDENTI.

LA LOTTA DI CLASSE CI HA DIVISI ED INDEBOLITI SOCIALMENTE.
UNITI SIAMO LA FORZA MOTRICE DEL PAESE !!!!
LE NOSTRE FAMIGLIE, IL NOSTRO STESSO BENESSERE, ECONOMICO E FAMILIARE DIPENDE DALLA TUTELA DEL NOSTRO LAVORO.
SENZA DI ESSO NON POSSIAMO PROGRAMMARE LA NOSTRA VITA E QUELLA DEI NOSTRI FIGLI.
VA FERMATO L’ESODO DEGLI IMPRENDITORI ITALIANI E DEI GIOVANI CHE IN MASSA STANNO ABBANDONANDO IL PAESE PERCEPENDOLO COME NON LIBERO E ANTIDEMOCRATICO.
UNIONE DEGLI IMPRENDITORI SOSTIENE TUTTI COLORO CHE HANNO NECESSITA’ DI AVERE AL LORO FIANCO STUDI LEGALI E COMMERCIALI CHE LI DIFENDANO VERAMENTE CONTRO GLI ABUSI.

LO STATO E’ LA POPOLAZIONE.
LA POPOLAZIONE E’ IL DATORE DI LAVORO DEI DIPENDENTI PUBBLICI.
IL LORO LAVORO E’ REGOLAMENTATO, COME IL NOSTRO.
QUINDI SE NON VENGONO RISPETTATE REGOLE LEGALI IL SINDACATO INTERVIENE.

I DANNI CAUSATI ALLE AZIENDE ITALIANE CON AD ESEMPIO, L’ IMMIGRAZIONE DI CLANDESTINI AMMONTA ORMAI A MILIARDI DI EURO CHE GRAVANO SULLE TASSE SUL LAVORO.
QUINDI CHI PROMUOVE L’IMMIGRAZIONE DI MASSA NON OTTEMPERA AGLI ARTICOLI COSTITUZIONALI.

UNITI CI SOSTENIAMO A VICENDA.
DIVISI PERDIAMO TUTTO.

IL PRESIDENTE
MARCO ARTURI

Spalletti nel post Milan-Roma: “Se tornassi indietro non verrei mai ad allenare la Roma”

Dichiarazioni di Spalletti, Montella e Dzeko nel post Milan Roma. 

NOTIZIE AS ROMA – Milan-Roma. È il  38′ del secondo tempo, i giallorossi conducono per 3-1 e Dzeko è costretto a lasciare il campo a causa di un problema muscolare. Due cambi sono già stati fatti ed il pubblico del Meazza (per non parlare di quello che sta guardando il match dal divano di casa) si aspetta l’ingresso in campo di Francesco Totti alla sua ultima a San Siro. E invece, inspiegabilmente, entra Bruno Peres. 3 minuti dopo, Paletta atterra Salah in area di rigore, è penalty per la Roma. Batte De Rossi e segna, ma se fosse entrato il capitano sarebbe stato lui a presentarsi sul dischetto e (probabilmente) a segnare l’ultimo gol della sua carriera nello stadio che tante volte lo ha visto protagonista e che anche stasera aveva voluto omaggiarlo con uno striscione che recita: “La Sud rende omaggio al rivale Francesco Totti”.
Il match termina per 4-1 ma al popolo giallorosso non è andato giù questo “affronto” di Spalletti nei confronti del numero 10 e sui social si sta scatenando una vera e propria gogna nei suoi confronti. Chiamato a rendere conto di questo mancato ingresso ai microfoni di Sky, il tecnico toscano è apparso molto provato ed ha rilasciato alcune forti dichiarazioni di cui riportiamo il testuale:

Se tornassi indietro non verrei mai ad allenare la Roma. Si parla sempre delle stesse cose. C’è da dare merito ai calciatori di aver vinto una partita fondamentale in un momento. Sono stato offeso quando lo faccio entrare 5′ e quando non lo faccio entrare, cosa devo fare? Prima mi dite una cosa e poi un’altra. A Palermo non entra perché aveva mal di schiena e parte la telefonata a Chivu. C’è qualcosa che non torna nel racconto che si è fatto….Non conta quello che ho deciso, si dice in fondo. Ma è un continuo ovunque: ti aspettano sotto casa, lo striscione… Una volta ho aiutato una coppia a srotolarne uno, sempre sulla questione Totti-Spalletti, dopo Sky lo riprende e te lo fa vedere da tutte le parti. A me dispiace perché Francesco in allenamento ti fa vedere ancora le qualità che ha, la mette sempre all’incrocio. Poi devo fare delle scelte “.

Dichiarazoni di  Montella nel post Milan Roma

Senza troppi giri di parole, la Roma stasera è stata superiore a noi. Mi dispiace per questa sconfitta, anche un punto poteva essere determinante per raggiungere il quinto posto. Alcune opportunità purtroppo non sono diventate occasioni da gol.

La prossima formazione la faranno loro in campo, noi vogliamo raggiungere l’obiettivo che meritiamo per come abbiamo sempre lavorato in campo. Dobbiamo raggiungere l’Europa perché teniamo troppo all’obiettivo”.

Dichiarazoni di Dzeko a fine partita, autore della doppietta contro il Milan che stasera ha raggiunto i 37 gol in campionato.

Peccato per quel gol preso ma in generale dobbiamo essere contenti, abbiamo fatto 90 minuti quasi perfetti

Domenica contro la Juve vogliamo vincere, per arrivare secondi è fondamentale battere i bianconeri”.

Claudia Demenica

Siracusa Vs Francavilla: 0-1. Sconfitta, ma con la mente ai play off.

Siracusa Vs Francavilla: 0-1

Trentottesima giornata e ultima del campionato del girone di serie C per il Siracusa che si trova a fronteggiare in casa, allo stadio “Nicola De Simone”, la Virtus Francavilla.

Salta all’occhio da subito l’assenza di Santurro a proteggere la porta aretusea, mentre in campo mancano elementi fondamentali come Catania e Valente. Scelta forse strategica di Mister Sottil per risparmiarli in vista dei play off.

Il match inizia subito a ritmi contrastanti, un po’ a favare della squadra ospitante un po’ a favore di quella ospitata.

Sin da subito il giudizio arbitrale viene messo in discussione dai tifosi aretusei e così per il resto della partita. Infatti, molte ammonizioni sono state ignorate; e quando il Siracusa ha avuto la possibilità di segnare un goal, per un fallo da un rigore non assegnato a Catania,  la dea bendata non è stata favorevole ai leoni di Andrea Sottil.

Dopo il 30’ la partita ha avuto un lungo arresto per un infortunio di Triarico sostituito con Albertini.

Poco dopo, al 34’, la Virtus Francavilla segna il goal che la porta in vantaggio e tale rimarrà per l’intera partita.

Il Siracusa prova più volte a segnare in rete, ma nulla sembra far entrare la palla e quando appare già in rete Albertazzi riesce a parare con maestria.

Al 73’ Sottil viene ammonito dall’arbitro per un disguido, infatti il Mister dichiarera’ a fine gara che le sue critiche erano rivolte contro Catania e non contro la “direzione di gara”.

La strage dell’arbitro non è terminata qui ed anche Sciannamè finisce nella lista dei cattivi.

Una brutta esibizione da parte di Diakite’ che non aiuta molto i compagni, la situazione cambia quando sul campo vengono inseriti Valente e Catania. Al 57’ Dezai, dopo tanto tempo che mancava in una partita ufficiale.

Il gioco anima i tifosi, ma la palla non sfonda la barriera ospite e la partita si chiude 0-1.

Formazione

SIRACUSA: Gagliardini; Diakitè, Turati, Pirrello, Sciannamè, Spinelli, Giordano; De Silvestro, Azzi, Longoni, Scardina.

A disposizione: Santurro, Dentice, Malerba, Russo, Persano, Palermo, Toscano, Cossentino.

Allenatore: Sottil

Sostituzioni: Azzi/Valente 57’, Longoni/Catania 57’, Sciannamè/ Dezai 78’.

VIRTUS FRANCAVILLA: Albertazzi; Biason, De Toma, Abruzzese; Triarico, Prezioso, Galdean, Alessandro, Turi; Nzola, Abate.

A disposizione: Costantini, Ayina, Salatino, Monopoli, Montagnolo.

Sostituzioni: Triarico/Albertini 32’, Alessandro/Pastore 88’, Abate/Finazzi 90’.

Allenatore: Calabro

Arbitro: Fabio Schirru di Nichelino

MILAN ROMA 1-4| Dominio giallorosso: la Roma di nuovo seconda, obiettivo Champions raggiunto, per ora

Roma- Al San Siro, alle 20,45 è di scena Milan Roma, gara valida per la 35^ giornata di campionato.

La squadra di Montella mirava all’obiettivo Europa League e quindi ad accorciare le distanze sull’Atalanta, 5^ in classifica. I giallorossi devevano riappropriarsi del secondo posto (temporaneamente occupato dal Napoli che aveva vinto nell’anticipo con il Cagliari) per ottenere l’accesso diretto alla Champions League. Due obiettivi importanti per le due squadre che hanno giocato fino all’ultimo respiro una gara entusiasmante dominata senza dubbio dalla squadra ospite che ha calato il poker al San Siro con una doppietta di Dzeko, El Shaarawy e De Rossi su rigore.

Primo tempo

Avvio di gara con una Roma determinata e aggressiva che gestisce il possesso palla.

Dopo solo 8 minuti arriva il vantaggio dei giallorossi! Dzeko sblocca il risultato dopo un doppio scambio con Salah, il bosniaco mette la palla nell’angolino destro, imprendibile per Donnarumma.

Milan Roma 0-1

Al 12’ giallorossi vicini al raddoppio con un tiro a giro di Salah che sorvola di poco la traversa, poi al 18’ ancora un’occasione con Perotti con un tiro da fuori area, ma Donnarumma si fa trovare pronto con un’incredibile parata che devia sul palo esterno!

Il Milan è in evidente affanno mentre la Roma continua ad attaccare senza sconti. A 23’ Sosa prova a battere Szczesny con un gran tiro dai trentacinque metri, ma il portiere giallorosso riesce a neutralizzare il siluro dell’attaccante spedendo la sfera sopra la traversa. Il Milan ora tenta di reagire al dominio giallorosso.

Al 28’ raddoppio della Roma! Sugli sviluppi di un calcio d’angolo, arriva la zuccata vincente di Edin Dzeko che in area stacca più alto di tutti trovando il coplo vincente!

Milan Roma 0-2

Al 38’ un super Donnarumma riesce a deviare un siluro di Nainggolan che tenta un’imbucata da metà campo: il Ninja scambia con Salah, la palla gli viene restituita al limite dell’area e parte un mancino al volo sul secondo palo, il giovane portiere ci arriva miracolosamente salvando ancora una volta il risultato. Il gran gesto si ripete al 40’: un bel tiro di Perotti viene ancora una volta neutralizzato da un super Donnaruma.

Dopo una breve parentesi in cui il Milan ha tentato di essere pericolosa, ora si ritrova schiacciata nella propria metà campo da una Roma che domina in lungo e in largo.

Viene concesso un minuto di recupero ma il Milan nella prima frazione non riesce a riaccendere la partita e subisce la superiorità degli ospiti fino all’ultimo.

Secondo tempo

Nella ripresa primo cambio per Montella: entra Bertolacci al posto di Fernandez.

La Roma riprende i ritmi del primo tempo, Spalletti decide per il suo primo cambio, al 60’ entra El Shaarawy ed esce Perotti.

Al 62’ brivido in area rossonera, Salah prova il destro a giro ma trova pronto Donnarumma che blocca la palla.

Al 63’ doppia ammonizione per Bertolacci e Manolas, un battibecco tra i due costa un giallo a testa.

Al 66’ la Roma ad un soffio dal terzo gol! I giallorossi annientano ancora una volta la difesa avversaria, Nainggolan crossa in aea per Dzeko che stavolta sbaglia e la coclusione si spegne sul fondo.

Al 69’ il Milan prova a reagire e prova a sfondare la difesa giallorossa, stavolta Manolas è decisivo per difendere la porta dall’attacco milanista.

Al 71’ crampi per Nainggolan, entra Grenier in sostituzione.

Al 75’ il Milan riapre la gara con un gol di testa in scivolata di Palasic, al suo 5’ gol in campionato, che mette ko Szczesny.

Milan Roma 1-2

Al 77’ la Roma allunga di nuovo sul Milan con El Shaarawy! Il Faraone servito da Dzeko, con un destro a giro, piazza la palla in rete alla sinistra dell’incolpevole Donnarumma. Il faraone non esulta per rispetto ai suoi ex tifosi.

Milan Roma 1-3

All’84’ entra Bruno Pers al posto di Dzeko.

I ritmi diventano più blandi nonostante la Roma sfiori il poker con Salah.

All’87’ arriva l’episodio del Ko del Milan: viene espulso Paletta per fallo da ultimo uomo su Salah e viene decretato il rigore per la Roma. Sul dischetto va De Rossi che non sbaglia, è il gol del 4 a 1.

Al 90’ si chiude così una gara entusiasmante ma dominata dai gilallorossi nettamente superiori.

FORMAZIONI
MILAN (4-3-3): Donnarumma; De Sciglio, Zapata, Paletta, Vangioni; Pasalic, Sosa, Mati; Suso, Lapadula, Deulofeu.

A disp.: Storari, Plizzari, Gomez, Gabbia, Calabria, Locatelli, Montolivo, Bertolacci, Honda, Ocampos, Bacca, Cutrone.

Allenatore: Vincenzo Montella

ROMA (4-2-3-1): Szczesny; Emerson, Manolas, Fazio, Jesus; De Rossi, Paredes; Salah, Nainggolan, Perotti; Dzeko.

A disp.: Alisson, Lobont, Vermaelen, Juan Jesus, Mario Rui, Grenier, Gerson, El Shaarawy, Totti

Allenatore: Luciano Spalletti

Arbitro: Rizzoli di Bologna

Cronaca di Maria D’Auria

Juve Stabia vs Taranto: Le pagelle gialloblè di ViViCentro

Oggi allo stadio Menti di Castellammare di Stabia si è giocata la partita Juve Stabia vs Taranto ultima giornata del campionato regolare.

Pubblichiamo le pagelle della Juve Stabia a cura della nostra redazione sportiva, dalle stesse si evince come la squadra, profondamente rivoluzionata dal turnover, abbia avuto delle difficoltà soprattutto in fase realizzativa senza però correre rischi in difesa.

Con questi tre punti le Vespe inanellano la terza vittoria consecutiva e accendono l’entusiasmo del pubblico del Menti che ritorna a fine partita a festeggiare la vittoria con la Geyser Sound Stabiese.

Questi sono i nostri voti:

Bacci 6: Praticamente inoperoso, gestisce bene comunque l’emozione per l’esordio in campionato con la maglia della Juve Stabia.

Cancellotti 6,5: Dalla sua parte la Juve Stabia gioca sempre bene sia in fase difensiva che offensiva. Il treno gialloblè corre su quella fascia mettendo dei cross in area avversaria invitanti su cui però non hanno fortuna i compagni. Un unico aggettivo è possibile: instancabile.

Morero 6: Prende il posto di Allievi infortunatosi al 20′ del primo tempo, e nonostante una diffida gioca la sua onesta partita con pulizia negli interventi senza eccedere nel contrasto. Il Taranto sbatte contro di lui.

Allievi s.v: Per lui pochi minuti per potergli dare un voto.

Camigliano 6: Meno pulito di Morero, ma ci stiamo accorgendo partita per partita che sta acquisendo quella giusta aggressività che deve avere un centrale difensivo, ringhia più di una volta sui giocatori avversari che trovano il muro eretto da Agostino.

Giron 5,5: Meglio in fase difesa che di spinta, lo vediamo ancora imballato e non tranquillo.

Capodaglio 6: Entra in campo e ancora una volta mostra come si apre il gioco sulle fasce con le sue sventagliate precise.

Izzillo 5,5: Dopo un periodo in cui aveva strabiliato tutti a suon di prestazioni importanti e gol altrettanto importanti è entrato in tunnel da cui sembra non uscirne più. E’ anche sfortunato quando una sua conclusione dalla distanza colpisce la base del palo. La speranza è che magari i play off gli diano qualche stimolo in più.

Salvi 6,5: Oggi è l’uomo di sostanza a centrocampo, non molto appariscente ma come recita una canzone di Ligabue: “sempre lì nel mezzo”.

Paponi 5,5: Gioca e sgomita impegnandosi a più non posso, una punta centrale deve però far gol e quest’oggi Daniele non ci è riuscito nonostante avesse difronte una squadra senza obiettivi e in disarmo. Alcune occasioni le ha avute ma forse la sua troppa generosità in manovra lo rende poco lucido nei momenti topici di un attaccante.

Lisi 6: Mister Carboni anche quest’oggi non può fare a meno di lui e come sempre l’esterno romano risponde presente.

Cutolo 6: Dietro le punte o esterno d’attacco nel 4-3-3 sembra non far differenza, la condizione migliora e si vede, avanti così verso i play off, ora si fa sul serio.

Kanoutè 6: Potrebbe avere mezzo voto in più se non avesse sbagliato un paio di conclusioni facili facili. Nonostante un colpo al naso, con conseguente fuoriuscita di sangue, si impegna come sempre a creare pericoli per gli avversari.

Rosafio 6,5: Pochi minuti per lui, ma ha avuto il merito di crederci fino in fondo sfruttando l’errore del portiere avversario regalando la vittoria alla sua squadra e mantenendo alto l’entusiasmo della piazza.

FOTO CLASSIFICA – La Roma travolge il Milan e sorpassa il Napoli

La Roma si impone a San Siro contro il Milan con un sonoro 1-4. Vittoria che permette alla squadra di Luciano Spalletti di scavalcare nuovamente il Napoli in classifica e di agganciare il secondo posto. Sempre una lunghezza di vantaggio in attesa del prossimo turno che vedrà il Napoli impegnato a Torino mentre la Roma affronterà la Juventus.

 

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Tmw – Il Napoli continua a seguire Meret: anche oggi presenti scout a Ferrara

Il Napoli continua a seguire con attenzione Alex Meret portiere che si è messo in luce con la SPAL ma di proprietà dell’Udinese. Secondo quanto raccolto dalla redazione di Tuttomercatoweb.com al “Mazza” di Ferrara era presente uno scout del Napoli per visionare da vicino il giovane portierino azzurro.

Il Podio Gialloblù di Juve Stabia – Taranto 1 – 0

La Juve Stabia chiude la regular season regalando la vittoria casalinga ai propri tifosi. Contro il Taranto è decisivo a tempo scaduto Marco Rosafio

PODIO
Medaglia d’oro: a Marco Rosafio, che trafigge a tempo ormai scaduto il Taranto. La rete della vittoria è il giusto riconoscimento per il numero 27 della Juve Stabia, in grado ogni qualvolta subentra in campo, di dare la scossa ai compagni. Anche oggi Rosafio entra in partita con la solita vivacità e voglia di fare, risultando uno dei pochi “non titolari” a sfruttare bene il turn over di Carboni. Il gol in zona Cesarini è più da attaccante che da uomo di fascia: Rosafio è bravo a rubare il tempo a De Toni, più attento a perdere tempo che a scegliere il giusto..tempo dell’uscita su calcio d’angolo; la spizzata di testa di Rosafio è perfetta per regalare la vittoria alle Vespe. Giornata perfetta dunque per Rosafio, che si candida ad essere jolly inaspettato anche contro il Catania.

Medaglia d’argento: a Tommaso Cancellotti, solito treno sull’out destro. Anche quando c’è ben poco da dimostrare, il numero 2 gialloblù sfoggia la solita prestazione fatta di corsa, grinta e precisione. Quasi tutte le palle gol create dalla Juve Stabia nella prima frazione di gioco nascono dalle sgroppate di Cancellotti, i cui traversoni non sono sfruttati a dovere dai compagni di squadra. La fascia di Capitano recapitatagli nella ripresa legittima l’ottima prestazione di Cancellotti, che fino all’ultimo spinge per cercare il gol da 3 punti. Prestazione di spessore.

Medaglia di bronzo: a Stefano Salvi, finalmente autore di una prova convincente. Carboni rispolvera il mediano ex Lecce che, finalmente, si rende protagonista di una prestazione concreta ed efficace. Salvi duella con Maiorano, non cadendo nelle provocazioni dell’ex di turno ed uscendo sempre vincitore dai contrasti. Pur dedicandosi più al gioco di rottura, il numero 17 stabiese si fa apprezzare anche per almeno un paio di sventagliate con cui “apre” il campo; non certo la specialità della casa ma giocate che fanno intuire come il calciatore stia riacquistando sicurezze. Anche lui potrà essere un “nuovo” innesto importante nel lungo (si spera) percorso dei playoff.

CONTROPODIO
Medaglia d’oro: a Daniele Paponi, a tratti evanescente in campo. La prestazione dell’ex punta del Latina stride se rapportata a quelle offerte dal suo “avversario” per il ruolo di centravanti, Spider Ripa. Paponi sembra essere non coordinato con il resto dei compagni, andando quasi sempre a fare il movimento opposto rispetto ai passaggi della squadra. La punta poi si fa spesso pescare in fuorigioco e, quelle poche volte in cui non accade, sbaglia in maniera grossolana facili occasioni. Così lo stop con cui aggancia l’ottimo cross di Cancellotti è da horror, come la successiva conclusione; allo stesso modo nella ripresa la punta si fa più volte recuperare dagli avversari, pur essendo in netto vantaggio. Legnoso.

Medaglia d’argento: a Nicolas Izzillo, brutta copia del centrocampista meraviglioso ammirato nella prima parte di stagione. L’emblema della metamorfosi di Izzillo potrebbe stare nella conclusione con cui il centrocampista spara la palla al di fuori del Menti, quasi non sembrando lo stesso calciatore in grado, nella prima parte di stagione, di trovare la porta con una facilità incredibile. Il centrocampista sardo si muove poco, non lasciando spazio ai micidiali inserimenti con cui tante volte ha fatto male agli avversari. Recuperare il vero Izzillo sarebbe di fondamentale importanza per la difficile gara che attende le Vespe domenica; magari il numero 19 sceglierà di tornare se stesso proprio contro il Catania, punito due volte nella gara del 22 dicembre scorso.

Medaglia di bronzo: a Maxime Giron, molto lontano dall’essere il terzino sinistro che i tifosi delle Vespe si aspettavano di vedere. Altra gara incolore per l’ex difensore della Reggiana, che non mostra né quantità né qualità sull’out mancino. Poche volte Giron si sovrappone agli esterni andando al cross, così come non mancano le volte in cui va in affanno in fase di ripiegamento difensivo. Gli ultimi dieci minuti di gara fanno registrare i primi traversoni, uno teso ed uno invece sbilenco, del calciatore francese. Troppo poco per chi era arrivato per far fare il saltò di qualità in quella zona di campo.

Raffaele Izzo