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Venerato: “Giuntoli ha detto di no a Casillas e Alves, ecco perché”

Venerato: “Giuntoli ha detto di no a Casillas e Alves, ecco perché”

Ai microfoni di Rainews24, è intervenuto Ciro Venerato, giornalista Rai, il quale ha dichiarato: “In settimana il Napoli attende la risposta dell’Osasuna alla prima offerta formulata per Berenguer. Si tratta di 5 milioni di euro più bonus.  C’è stata una telefonata tra Jorge Mendes e Giuntoli per il rinnovo di Ghoulam, ma non sono stati fatti passi avanti. Portiere? Il ds azzurro ha già detto no alle ipotesi Casillas e Alves: non rientrano nei piani tecnici partenopei”. 

All’università di Tor Vergata riflettori puntati sul Festival dello Sviluppo e del Turismo Sostenibile

Grande successo per il Festival dello Sviluppo e del Turismo Sostenibile che si è svolto presso l’Università di Tor Vergata, Macroarea di Ingegneria, nei giorni 5-6 e 7 giugno 

Roma- Tre giorni dedicati allo sviluppo sostenibile e al nuovo modo di intendere il turismo. Il Prof. Michele Angelaccio e la Prof.ssa Ing. Berta Buttarazzi (Dipartimento Ingegneria dell’Impresa), in collaborazione con l’Ing. Andrea Falamesca, A. D. della Great Green Group, hanno organizzato, presso la facoltà di Ingegneria dell’Università degli Studi di Tor Vergata, il “FESTIVAL DELLO SVILUPPO E DEL TURISMO SOSTENIBILE”.

Tra i molteplici ospiti che sono intervenuti al Festival nella giornata del 6 giugno, erano presenti: il Prof. Ernesto Di Renzo (Dipartimento di Lettere) che ha affrontato il tema del “Turismo Sostenibile nel Settore agroalimentare”; Tiziano Gasbarro e Lydia Postiglione (Dipartimento di Storia, Patrimonio Culturale, Formazione e Società) che hanno illustrato, nell’ambito del progetto “Turismo Urbano e Resilienza”, un esempio pratico ed interessante di orti urbani nell’ottica della riqualificazione e sostenibilità di alcune aree romane talvolta abbandonate o degradate.

La Prof.ssa Ing. Berta Buttarazzi  ci spiega come nasce quest’idea del Festival dello Sviluppo a Tor Vergata.

VIDEO: Intervista Prof.ssa Ing. Buttarazzi, On. Quintarelli, Ing. Falamesca

Abbiamo indetto questo festival proprio in queste giornate- ci spiega la Prof.ssa Berta Buttarazzi– perché vogliamo, attraverso questo evento, presentare l’agenda 2030 con i suoi 17 obiettivi, per divulgare le informazioni del principio della sostenibilità che è a molti sconosciuto. Poiché con l’Università di Tor Vergata siamo partner dell’Alleanza per lo Sviluppo Sostenibile, di cui il portavoce ufficiale è il Prof Giannini (ndr. ex ministro che insegna alla facoltà di Economia), con il nostro evento abbiamo voluto contribuire a dare maggiore enfasi al Festival dello Sviluppo Sostenibile”.

“Il mondo ormai è diventato globale, ne deriva uno sviluppo tecnologico che ha degli aspetti positivi che tutti noi conosciamo: oggi possiamo utilizzare dei servizi fino a qualche anno fa  impensabili, ma non possiamo permettere che tutto questo crei un ‘divario’ tra le persone ovvero non deve creare una società dove ci sono persone ricche e persone povere. Nessuno deve rimanere indietro perché le risorse del mondo sono per tutte le persone che ci abitano e quelli che hanno la fortuna di essere oggi più ricchi, devono pensare anche agli altri, – afferma l’Ing. Buttarazzi, –ormai le informazioni circolano sulla rete, quindi qualunque persona che ha una sua morale non può ammettere che esistano al mondo persone che muoiono di fame o che non abbiano l’acqua per bere, donne che siano trattate a livello inferiore rispetto all’uomo…  e questo è  solo qualche principio della sostenibilità”.

Non ritiene che questo possa rimanere un po’ un’utopia rispetto poi alla realtà con la quale si scontra chi è realmente povero? Basta l’informazione per superare tutto questo?

Noi ci proviamo nel nostro piccolo. Con l’informazione dobbiamo cercare di informare quelli che non lo sanno e di scuotere non solo gli animi delle persone in generale ma soprattutto quello dei politici che ci governano e che quindi, attraverso leggi, possono creare delle regole che pongano un limite a questi problemi, con atti concreti”.

Abbiamo visto tanta partecipazione, molti ospiti importanti in questi giorni, oggi erano presenti anche l’ing. Roberto Vacca e l’onorevole Quintarelli.

“Sì, c’è stata molta partecipazione. Per questo evento, che abbiamo organizzato insieme al Prof. Michele Angelaccio, io mi sono occupata dell’agenda da realizzare e ho notato che tutte le persone, veramente di alto livello, alle quali mi sono rivolta per invitarli a questo festival, hanno mostrato un grande interesse e sono venute qui a portare la loro testimonianza, a presentare il loro punto di vista ed eventuali soluzioni, o comunque ad aprire gli occhi a chi fosse all’oscuro di questi problemi. Ho trovato che c’è stata veramente un’adesione totale da parte del mondo sia Accademico, sia dell’Industria, sia della Comunicazione, dei giornalisti. Sono rimasta colpita positivamente da questo successo perché effettivamente vuol dire che il tema lo merita per essere discusso”.

Tra gli ospiti del festival dello sviluppo sostenibile, l’On. Stefano Quintarelli, informatico ed uno dei pionieri dell’introduzione di internet in Italia. Durante il convegno illustra l’era dell’evoluzione tecnologica nell’ottica della sostenibilità.

Dagli smartphon alla pianificazione dei voli via internet, dall’evoluzione della carta stampata ai prezzi che cambiano in base ad un nuovo modello di business alternativo. Le grandi trasformazioni nell’era di internet, la nuova concezione di beni materiali e beni immateriali, la proprietà privata ridefinita dall’immaterialità. Un excursus nelle abitudini che cambiano con l’evolversi della tecnologia, tutto all’insegna del risparmio, della commercializzazione e della sostenibilità.

Incontriamo l’On. Quintarelli al quale rivolgiamo una domanda sul turismo sostenibile.

Cosa pensa che manchi al turismo in Italia affinché possa parlarsi di turismo che funzioni?

Credo che in prima battuta ciò che manca sia un coordinamento nazionale: le competenze ripartite su tutte le varie Regioni è un ostacolo al coordinamento.

Noi competiamo nel turismo, competiamo per acquisire l’attenzione di consumatori in tutto il mondo e naturalmente il budget deve essere gestito nei confronti di chi fa questo. Non è pensabile che una Regione a caso delle nostre può competere come budget con quello della Spagna, per esempio. Quindi noi dobbiamo cercare sicuramente di portare prima il turista in Italia e poi, in fase di pianificazione, una volta catturato la sua attenzione, portare l’offerta.

Ecco, il fatto di avere tutta una segmentazione con una difficile attività di cooperazione tra le varie Regioni- in quanto le competenze sono a livello regionale- penso che sia il più grande ostacolo alla cooperazione per poter presentare l’offerta in un modo omogeneo e con un budget sufficiente per acquisire l’attenzione del possibile pubblico”.

 Quindi ritiene che sia un problema di budget non di risorse materiali?

 “Ma guardi, le risorse materiali in Italia ci sono ma ci sono paesi che fanno attrazione turistica molto meglio di come la fa l’Italia. Parlo a livello di paese, poi naturalmente ci sono dei singoli casi di eccellenza. Non dico che altrove è tutto perfetto, cioè, tutto è sempre migliorabile per definizione ma l’aspetto chiave è l’aspetto della collaborazione e la collaborazione oggi non è incentivata proprio a causa della frammentazione delle competenze”.

  Secondo lei il turismo è più vacanza o cultura?

“Beh, io credo che il turismo sia una parte della vita, non credo che ci sia più tanto questa differenza, le persone lavorano ovunque. Io sono sempre in vacanza, sempre al lavoro e sono sempre dietro a cose culturali e di relax, alla fine la persona è una e  quest’idea della parcellizzazione del tempo è una cosa che nel XXI secolo tende veramente ad essere molto mitigata”.

Tra gli organizzatori di questo festival c’è l’Ing. Andrea Falamesca al quale chiediamo quanto è stato difficile -o semplice- organizzare questo evento.

Intanto ringrazio come al solito voi per essere presenti con il vostro giornale online Vivicentro. Quanto all’organizzazione, è stata molto semplice in quanto è molto sentito il tema della sostenibilità del turismo, dell’ambiente e dell’ecologia e devo dire con mio enorme stupore che tutti quanti i politici, le persone di alta rappresentanza dell’Università e le persone di notevole importanza scientifica hanno voluto partecipare a questo evento.

L’organizzazione tecnica è stata molto semplice in quanto l’università ci ha dato pieno appoggio su tutto quello che volevamo utilizzare. Inoltre ringrazio il Professor Angelaccio, che è presidente dello SmartTourism Lab, con il quale abbiamo un progetto di ricerca in corso che è quello sulle case passive che introdurremo anche nel turismo, e la Professoressa Buttarazzi che si è occupata di tutto quanto attiene all’organizzazione a livello di personaggi, dell’agenda dell’evento”.

Dopo la consegna del riconoscimento, il Cavallino d’Oro, come procede il progetto delle Passivhaus?

Il progetto procede molto bene, stiamo intrattenendo anche un rapporto molto stretto con l’università San Paolo. Stiamo chiudendo un accordo anche con loro, quindi molto probabilmente presto verrà pubblicato qualche corso di studi inerente le case passive, relativo all’aspetto dell’ingegneria del pianeta, quindi sull’ingegneria, sull’ecologia.. e procediamo con lo studio degli involucri passivi. Stiamo via via migliorando quello che sono le tecnologie che applicheremo sulle nostre abitazioni”.

Abbiamo realizzato un filmato contenente delle interviste agli studenti e alle persone incontrate all’Università di Tor Vergata per dimostrare quanto sia ancora poco conosciuto tra i giovani il tema della sostenibilità.

VIDEO: Intervista studenti Universtà degli Studi di Tor Vergata- Roma

La terza giornata dedicata a questo Festival si è conclusa con l’evento finale a Montecitorio dove, in presenza delle più alte cariche dello Stato, sono stati discussi i problemi della sostenibilità.

Dall’inviata Maria D’Auriacopyright-vivicentro

Kiss Kiss – Per la porta del Napoli proposto Casillas: si attende una risposta

A Radio Kiss Kiss Napoli, nel corso di ‘Radio Gol’, è intervenuto il giornalista Diego De Luca rilasciando alcune dichiarazioni:

“C’è un nome nuovo per la porta del Napoli, è stato proposto Iker Casillas. Al momento non è ancora arrivata una risposta da parte del Porto. E’ una notizia di pochi minuti fa”.

Italiani uber alles, l’ultima furbata: farsi licenziare per ottenere l’indennità

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Cresce il numero di lavoratori ‘scorretti’ che spingono le aziende al licenziamento per ottenere i benefici dell’indennità mensile di disoccupazione, con evidenti danni per le stesse imprese. E’ l’indicazione che arriva da una analisi dell’Ufficio studi della Cgia che segnala come nell’ultimo anno i licenziamenti per giusta causa o giustificato motivo soggettivo nel settore privato abbiano registrato una crescita percentuale del 26,5 per cento. Le altre tipologie di licenziamento, invece, non hanno presentato trend di crescita così importanti. Se i licenziamenti totali sono saliti del 3,5 per cento, quelli per giustificato motivo oggettivo sono aumentati del 4,6 per cento e quelli per esodo incentivato, invece, sono addirittura crollati del 19 per cento.

“Ad averne innescato l’ascesa – denuncia il coordinatore dell’Ufficio studi Paolo Zabeo – è stata una cattiva abitudine che si sta diffondendo tra i dipendenti. Seppur in forte crescita, questo fenomeno presenta delle dimensioni assolute ancora contenute. Nell’ultimo anno, infatti, lo stock ha interessato 74.600 lavoratori. Se, comunque, seguiterà questa tendenza, è evidente che nel giro di qualche anno ci ritroveremo con numeri molto importanti”.

All’origine del fenomeno, indica la Cgia, il fatto che con l’introduzione della riforma Fornero, dal 2013 chi viene licenziato ha diritto all’ASpI: una misura di sostegno al reddito con una durata massima di 2 anni che costringe l’imprenditore che ha deciso di lasciare a casa il proprio dipendente al pagamento di una “tassa di licenziamento”.

Se si verifica questa situazione, infatti, spiega la Cgia, il datore di lavoro deve versare all’Inps una somma pari al 41 per cento del massimale mensile della NASpI per ogni 12 mesi di anzianità aziendale maturata negli ultimi 3 anni. Per una persona con un’anzianità lavorativa di almeno 3 anni, la tassa a carico dell’azienda può sfiorare i 1.500 euro.

“Se una impresa contribuisce ad aumentare il numero dei disoccupati – dichiara il segretario della Cgia Renato Mason – provoca dei costi sociali che in parte deve sostenere. Negli ultimi tempi, però, la questione ha assunto i contorni di un raggiro a carico di moltissime aziende e anche dello Stato, perché un numero sempre più crescente di dipendenti non rispetta la norma e costringe gli imprenditori al licenziamento e, di conseguenza, fa scattare la Nuova ASpI in maniera impropria”.

Anche nel primo trimestre di quest’anno si registra la medesima tendenza con un incremento considerevole del +14,7 per cento (sullo stesso trimestre del 2016) dei licenziamenti per giusta causa o giustificato motivo soggettivo. Tutto ciò, continua la Cgia, avviene per ‘inerzia’ del dipendente che in caso di dimissioni vuole evitare incombenze burocratiche e ottenere la NASpI.

Non sono pochi coloro che negli ultimi tempi hanno deciso di non recarsi più al lavoro senza dare alcuna comunicazione al proprio titolare. Essendo stata introdotta nel marzo del 2016 l’obbligatorietà delle dimissioni on-line, se il dipendente diserta la presenza in cantiere o in ufficio e non comunica telematicamente la volontà di starsene definitivamente a casa, l’interruzione del rapporto di lavoro la deve avviare il datore di lavoro attraverso il licenziamento per giusta causa o per giustificato motivo soggettivo. Procedura che, grazie alla legge Fornero, consente al lavoratore ‘scorretto’ di ricevere la NASpI, misura che non gli spetterebbe, invece, nel caso di dimissioni volontarie.

“Questo astuto espediente – conclude Zabeo – sta creando un danno economico non indifferente. Non solo perché costringe il titolare dell’azienda a versare la tassa di licenziamento ma anche alla collettività che deve farsi carico del costo della NASpI. Se quest’ultima viene erogata per tutti i 2 anni previsti dalla legge Fornero, il costo complessivo per le casse dell’Inps può arrivare fino a 20.000 euro a lavoratore“.

A conferma di questa tesi la Cgia indica i dati relativi alle dimissioni volontarie rassegnate dai lavoratori dipendenti assunti a tempo indeterminato: tra il 2015 e il 2016 la contrazione è stata del 13,5 per cento.

/adnkronos

Mario Rui, l’agente: “Napoli? Tutto inventato, resterà alla Roma sicuramente”

Il nome di Mario Rui circola in orbita Napoli fin dai tempi in cui militava tra le fila dell’Empoli. Il terzino portoghese ha trovato poco spazio alla Roma in questa stagione ma il suo procuratore Mario Giuffredi ha allontanato l’ipotesi Napoli ai microfoni di Romanews.eu:

“Napoli? Notizie inventate, abbiamo solo incontrato Monchi per fare una chiacchierata e sentire il suo pensiero su Mario Rui. Resterà alla Roma, con certezza. Se alla Roma mi dicono che stimano Mario Rui vuol dire che avranno parlato col nuovo allenatore. Resterà alla Roma sicuramente”.

Quagliarella: “La Juve resta la squadra da battere la prossima stagione. Se il Napoli continua così il distacco è minimo”

A Radio Crc, nel corso di ‘Si Gonfia la Rete’, è intervenuto Fabio Quagliarella, attaccante della Sampdoria. Ecco quanto evidenziato:

“Giampaolo erede di Sarri? E’ un grande allenatore, ha le stesse idee di gioco di Sarri. Ovviamente il potenziale della rosa è diverso, ma è una garanzia e per ora ce lo godiamo alla Samp. La squadra da battere il prossimo anno resta sempre la Juve. Se il Napoli continuerà a giocare come nell’ultimo mese, credo che il distacco abissale non esiste più. Mercato? Ho incontrato De Laurentiis, è giusto puntare su giovani di valore”.

Cragno, l’agente: “Sarri e Giuntoli lo stimano tantissimo, è un ragazzo con un grande avvenire”

Graziano Battistini, agente di Alessio Cragno, ha rilasciato alcune dichiarazioni ai microfoni di Radio Kiss Kiss Napoli:

“E’ felicissimo, il Benevento ha compiuto un’impresa storica ed Alessio è stato protagonista di questa cavalcata vincente. Ha incontrato un pubblico straordinario, persone speciali e disponibili. E’ felicissimo con i suoi compagni per il traguardo raggiunto. Il Napoli? Sarri e Giuntoli, per quanto ne so, lo stimano tantissimo. Il club ha esigenze di provare a vincere lo Scudetto e competere con realtà importanti come Juventus, Roma, Milan e Inter. E per questo ha bisogno di certezze immediate. Cragno è destinato ad arrivare ad alti livelli per le sue qualità tecniche. Ha personalità, carattere, spessore. Detto ciò, il Napoli deve capire se avrà bisogno di sostituire Reina o prendere un portiere di grande prospettiva da affiancare allo spagnolo.

Chi acquista Cragno, fa un affare enorme perché blocca un prezzo destinato a salire. Ha esperienza anche in Under 21. Ha grande avvenire. Molti ancora si soffermano sui centimetri, ma credo che siano relativi. Ci sono tanti portieri di 190cm che non parano, lui invece para ed è 185cm. E parerà sempre meglio. Vedo i prezzi venuti fuori per Donnarumma: in rapporto qualità prezzo, oggi investire su Cragno è un’occasione”.

Chiriches: “Milik può giocare 90 minuti. Zielinski? E’ davvero imprevedibile, un mago”

Vlad Chiriches, difensore azzurro, ha rilasciato una lunga intervista a Sport. pl. in vista della sfida tra Polonia e Romania. Di seguito alcuni passaggi salienti:

“Milik è pronto fisicamente per giocare una gara intera mentre Zielinski è un mago. Spesso giochiamo contro in allenamento ed ogni volta riesce sempre a sorprendermi. Ha ottima tecnica ed è davvero imprevedibile. Sappiamo che sarà una sfida delicata, sono fiducioso ma per vincere servirà una grande partita”.

Diego Alves, l’agente: “Napoli? Se parte Reina sarebbe il profilo perfetto per sostituirlo”

Graziano Battistini, agente del portiere del Valencia Diego Alves, ha rilasciato alcune dichiarazioni ai microfoni di Radio Kiss Kiss Napoli:

“Stiamo cercando delle soluzioni di alto livello per il suo futuro perché c’è la possibilità che possa lasciare Valencia. Ha bisogno di nuovi stimoli e di nuova adrenalina, è un portiere di altissimo livello e merita di giocare in un top club, senza togliere nulla al Valencia. E il Napoli è un top club. Se il Napoli sta pensando a lui? Presto per dirlo, bisogna aspettare. Nel caso in cui dovesse restare in azzurro un portiere di altissimo livello come Reina, tanti ragionamenti possono cambiare.

Bisogna avere rispetto per un campione assoluto quale è Pepe Reina e per le sue decisioni. Se, cosa interna al Napoli e nella quale non voglio addentrarmi, dovesse esserci un divorzio tra lui ed il club, penso che Diego Alves per personalità, livello ed esperienza, sarebbe un profilo perfetto per sostituire un portiere importante come Reina. Diego Alves è nel giro della Nazionale brasiliana, regge la pressione delle piazze importanti, vedi Valencia. Per questo reggerebbe bene la pressione di una piazza esigente che punta al massimo”.

Napoli su Criscito, lo Zenit può liberarlo a zero: proposto un triennale

Domenico Criscito nuovamente nel mirino del Napoli. Il terzino campano, di proprietà dello Zenit San Pietroburgo, è vicino al ritorno in Italia dopo la parentesi russa. Lo Zenit sarebbe disposto a liberarlo a parametro zero e il Genoa si è già fatto avanti offrendo cinque anni di contratto a un milione e duecentomila euro. Sul difensore, stando a quanto riporta l’edizione odierna di Repubblica, c’è anche il Napoli. L’offerta dei partenopei sarebbe superiore rispetto a quella dei liguri ma è inferiore come durata: tre anni e non cinque.

Juve Stabia: Saby Mainolfi premiato a Roma dalla FIGC

Oggi la Commissione Benemerenze del Settore Giovanile e Scolastico ha consegnato a Saby Mainolfi la “benemerenza” per la preziosa attività svolta a favore del calcio giovanile.

Saby Mainolfi

Della cerimonia di premiazione che si è tenuta presso il Centro Congressi Hilton Rome Airport in Fiumicino (Roma) ne avevamo già parlato nei giorni precedenti (CLICCA QUI).

Targa Saby Mainolfi

A Saby Mainolfi rinnoviamo i più sentiti complimenti da tutta la redazione sportiva di ViViCentro, in particolare nelle persone di Mario Vollono e Ciro Novellino che quotidianamente hanno la fortuna di seguire le sorti del settore giovanile della Juve Stabia e sperano di poterlo fare anche il prossimo campionato.

Queste sono le foto della premiazione:

a cura di Ciro Novellino

© RIPRODUZIONE DEL TESTO, TOTALE O PARZIALE, CONSENTITA ESCLUSIVAMENTE CITANDO LA FONTE– Qualunque violazione del diritto di copyright sarà perseguita a norma di legge.

Domani al voto in 1005 comuni. Alle urne 9,2 milioni di italiani: Vademecum

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Domenica 11 giugno anche l’Italia torna al voto. Le operazioni di voto si svolgeranno dalle 7 alle 23 mentre l’eventuale turno di ballottaggio si svolgerà domenica 25, sempre dalle 7 alle 23. Nelle stesse date – 11 e 25 giugno – si svolgeranno rispettivamente il turno ordinario e l’eventuale turno di ballottaggio anche in alcuni comuni delle regioni autonome Friuli-Venezia Giulia, Sardegna e Sicilia. Nelle Regioni a statuto speciale, il giorno delle amministrative è stabilito dall’autorità regionale competente: in Friuli-Venezia Giulia, Sicilia e Sardegna la data coincide con quella fissata per le regioni a statuto ordinario (l’11 giugno), mentre Valle d’Aosta e Trentino-Alto Adige hanno votato il 7 maggio. Sono chiamati alle urne 9.208.639 italiani, su una popolazione di 10.616.621, e gli aventi diritto al voto sono distribuiti in 10.852 sezioni: si vota per l’elezione diretta dei sindaci (l’elenco dei cadidati) e dei consigli comunali in 1.005 Comuni (l’elenco completo), dei quali 161 con più di 15mila abitanti.

Degli oltre 9 milioni di elettori interessati, 4.428.389 sono di sesso maschile e 4.743.637 di sesso femminile, in 10.822 sezioni elettorali. In particolare, nelle regioni a statuto ordinario, saranno interessati 785 comuni, 7.271.706 elettori, di cui 3.507.017 di sesso maschile e 3.764.689 di sesso femminile, in 8.690 sezioni.

Si vota in 25 capoluoghi di 13 regioni

  1. PIEMONTE: Alessandria, Asti, Cuneo
  2. LOMBARDIA: Como, Lodi, Monza
  3. VENETO: Belluno, Padova, Verona
  4. FRIULI-VENEZIA GIULIA: Gorizia
  5. LIGURIA: Genova, La Spezia
  6. EMILIA ROMAGNA: Parma, Piacenza
  7. TOSCANA: Lucca, Pistoia
  8. LAZIO: Frosinone, Rieti
  9. ABRUZZO: L’Aquila
  10. PUGLIA: Lecce, Taranto
  11. CALABRIA: Catanzaro
  12. SICILIA: Palermo, Trapani
  13. SARDEGNA: Oristano.

Vademecum per il voto di domenica 11 giugno  

  • QUANDO SI VOTA – La sola giornata di domenica 11 giugno dalle 7 alle 23 per l’elezione diretta dei sindaci e dei consigli comunali.
  • QUANDO AI BALLOTTAGGI – Nelle Regioni a statuto ordinario e in Friuli-Venezia Giulia, Sardegna e Sicilia il turno di ballottaggio è previsto per domenica 25 giugno. Nei Comuni sino a 15mila abitanti in caso di parità di voti tra candidati alla carica di sindaco si procede al turno di ballottaggio tra i due che hanno ottenuto il maggior numero di voti. Nei Comuni con oltre 15mila abitanti si procede al ballottaggio se nessun candidato sindaco ha ottenuto la maggioranza assoluta: al ballottaggio sono ammessi i due candidati che al primo turno hanno ottenuto il maggior numero di voti.
  • LE OPERAZIONI DI SCRUTINIO – Le operazioni di scrutinio inizieranno nella stessa giornata di domenica 11 giugno, subito dopo la chiusura dei seggi e l’accertamento del numero dei votanti.
  • LA TESSERA ELETTORALE – La tessera elettorale si rinnova presso gli uffici elettorali del Comune di residenza; il Viminale raccomanda agli elettori che hanno necessità di rinnovarla di presentarsi per tempo presso tali uffici, che resteranno aperti dalle 9 alle 18 nei due giorni antecedenti la data della consultazione e, nel giorno della votazione, per tutta la durata delle operazioni di voto. Come documento di identità valgono la carta d’identità o altro documento munito di fotografia, rilasciato dalla pubblica amministrazione, o la tessera di riconoscimento rilasciata da un ordine professionale, purchè munita di foto.
  • I VOTI DI PREFERENZA – La preferenza si esprime scrivendo negli appositi spazi il cognome (oppure il nome e cognome in caso di omonimia) dei candidati consiglieri comunali della lista votata. Le modalità di espressione del voto cambiano in funzione della popolazione dei Comuni. Nei Comuni fino a 15mila abitanti si può tracciare un segno solo sul candidato sindaco, solo sulla lista collegata al candidato sindaco o anche sia sul candidato sindaco che sulla lista collegata al medesimo candidato sindaco: in ogni caso il voto viene attribuito sia alla lista di candidati consiglieri che al candidato sindaco. Nei Comuni con più di 15mila abitanti si può tracciare un segno solo sul candidato sindaco; tracciare un segno solo su una delle liste collegate al candidato sindaco o anche sia sul candidato sindaco che su una delle liste collegate al medesimo candidato sindaco; esprimere il voto disgiunto, tracciando un segno sul candidato sindaco ed un altro segno su una lista non collegata.
  • NIENTE VOTO PER CORRISPONDENZA – Il diritto di voto deve essere esercitato nella sezione elettorale del Comune di residenza nella quale si è iscritti come elettori. I componenti del seggio, i rappresentanti delle liste dei candidati e gli uomini delle forze di polizia in servizio di ordine pubblico votano nella sezione alla quale sono assegnati. I residenti all’estero possono votare venendo in Italia, nel Comune di iscrizione nelle liste elettorali: per le amministrative non è previsto il voto per corrispondenza. I cittadini dei Paesi Ue residenti in Italia possono candidarsi a consigliere comunale e circoscrizionale, non a sindaco.
  • I RAPPRESENTANTI DI LISTA – I delegati delle liste dei candidati possono designare, presso ogni seggio elettorale, due propri rappresentanti, uno effettivo e l’altro supplente, per assistere a tutte le operazioni di voto e di scrutinio.
  • CELLULARI OFF LIMITS – Per garantire la segretezza del voto vige dal 2008 il divieto di introdurre all’interno delle cabine elettorali “telefoni cellulari o altre apparecchiature in grado di fotografare o registrare immagini”. L’elettore, al momento di presentare la tessera elettorale e il documento di riconoscimento, verrà invitato a depositare tali apparecchiature, che gli saranno riconsegnate una volta espresso il voto.
  • TUTTO SU ELIGENDO – Tutte le informazioni su adempimenti elettorali e modalità di voto, candidati sindaci e liste, corpo elettorale e tessera elettorale, normativa di riferimento e circolari sono disponibili su Eligendo, il portale delle elezioni curato dal Viminale. Su Eligendo sono consultabili anche le risposte alle domande frequenti o Faq (Frequently asked questions).

redazione/agi/adnkronos

Eccellenza, Il Real Forio cambia nome: nasce l’ASD Real Forio 2014

La società è lieta di annunciare la fusione tra l’ASD Atletico Casalnuovo (denominazione usata dal 2014 ad oggi) e l’ASD Soccer Panza Isola d’Ischia che dà ufficialmente vita all’ASD Real Forio 2014. In data odierna è stata presentata tutta la documentazione necessaria presso gli uffici del Comitato Regionale, da cui si attende l’ufficialità che certamente arriverà dopo il 22 giugno. Si tratta solo di una conferma burocratica che, in realtà, andrà solo a confermare la fusione ormai già ufficialmente avvenuta all’ombra del Torrione. La società biancoverde avrà sede a Forio continuando il progetto già avviato nel 2014. La fusione avvenuta con la Soccer Panza del presidente Luigi Esposito testimonia la volontà della dirigenza foriana di trovare sinergie sul territorio soprattutto con le scuole calcio, dando vita ad un settore giovanile che possa essere il punto di riferimento per le famiglie foriane. Pur essendo entusiasta di aver stretto un accordo così importante con la Soccer Panza, il Real Forio è aperto all’ingresso di nuovi soci e a collaborazioni con le scuole calcio del territorio al fine di armonizzare  tutto il movimento giovanile. La società, inoltre, è già a lavoro per trovare e energie necessarie per dar vita alla programmazione per il nuovo anno e quanto prima saranno comunicate le scelte relative allo staff tecnico e alla rosa per la stagione 2017/2018.

OGGI, sabato 10 giugno, niente shopping alla H&M: sciopero dei negozi

Il colosso svedese che macina utili e continua ad aprire punti vendita in Italia ricorre alla procedura del licenziamento collettivo. I dipendenti dichiarano lo stato di agitazione. Cgil, azienda dichiara 89 esuberi ma assume a chiamata. Cgil, Cisl e Uil “decisione uninalterale” che rende difficile il confronto. L’azienda replica “la dignità e la tutela delle nostre persone” ci stanno a cuore.

I lavoratori dei 150 negozi H&M in Italia incroceranno le braccia oggi, sabato 10 giugno, contro gli 89 esuberi annunciati dal gruppo svedese il 19 maggio. Lo annuncia la Camera del lavoro di Milano, dove il gruppo intende chiudere due negozi, che ha indetto per sabato anche un presidio davanti alle vetrine del punto vendita di Piazza San Babila. “Riteniamo gravissima e ingiustificata la posizione di H&M, azienda in continua espansione che ha in programma diverse aperture e che non è certo in crisi”, dice il sindacato: “H&M ha chiuso il 2016 con 756 milioni di ricavi e 16 milioni di utile”, situazione “ancora più grave se si considera l’esorbitante utilizzo di lavoratori a chiamata che sono quasi il 30% dei dipendenti totali dell’azienda”. Secondo il sindacato, poi, H&M “continua ad assumerne e ricercarne nonostante la comunicazione dei licenziamenti”, con l’obiettivo di “licenziare i lavoratori con i vecchi contratti per sostituirli con contratti a chiamata anche in vista delle nuove aperture in programma”.

H&M dal canto suo conferma in una nota le chiusure dei negozi precisando di “aver avviato la procedura formale di ‘licenziamento collettivo’ come previsto dalla legge. “H&M – si legge nel comunicato aziendale – crede nelle
persone e si è impegnata da subito a trovare le migliori soluzioni possibili per i dipendenti, conformemente alla legge e nel rispetto delle proprie politiche interne e valori”. Inoltre l’azienda afferma di aver iniziato “un percorso con i sindacati, tuttora in corso, finalizzato a trovare soluzioni condivise per i dipendenti di questi negozi, tra cui la ricollocazione dei dipendenti in altri negozi esistenti, al fine di garantire il maggior numero di posti di lavoro”.

/ansa

Il DOLORE DEL MORIBONDO (Roberto Pasini)

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Il mafioso Totò Riina  è vecchio e pieno di acciacchi,  in prigione può essere  messo a pane ed acqua e curato adeguatamente magari con una guida spirituale che lo converta.

Ma sono acciacchi che tuttavia vi sono anche in Brescia, come a Palermo e in tutta Italia famiglie che hanno sempre lavorato, dove uno o più membri hanno perso involontariamente  il lavoro.  Il loro è un buco nero, forse maggiore di quello di Capaci, ma le loro bombe sono solo interiori, nell’anima e nello spirito, e il loro pane è raffermo e senza guida spirituale.

Pane raffermo, senza acqua e senza guida spirituale perché non sono nessuno e perché, ad esempio, qui a Brescia, A2A attenta solo ai propri dividendi e surplus dei manager ha deciso in assemblea plenaria  quasi in democrazia di chiudere il rubinetto dell’acqua….. senza guida spirituale.

Nelle porte girevoli delle banche non vi è credito, solo aiuti statali per sostenere i capricci dei manager che hanno studiato; la scuola di Barbiana lontana mille anni luce nell’universo della finanza stracciona piena di sportelli a perdere che chiudono in fretta in faccia e lasciano discariche e buchi di dolore e disperazione.

Il dolore del moribondo, cieco,  e non della speranza si diffonde oltre le carceri, come un morbo senza acqua….e senza luce, nei dividendi dei mafiosi.

L’importante è la salute. Anche nella ricerca

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Degli 8,5 miliardi di finanziamenti Ue alla ricerca nel campo della salute, all’Italia è andato solo l’8 per cento del totale. Eppure in Lombardia, Toscana e Lazio si concentrano alcune eccellenze. A conferma delle disuguaglianze nel campo della sanità di cui si è parlato al Festival dell’Economia a Trento.

Dal 2007 al 2015 l’Europa ha finanziato progetti di ricerca nel settore della salute per circa 8,5 miliardi. L’Italia ne ha ottenuti solo l’8 per cento. Eppure, in alcune regioni si realizzano progetti di eccellenza, che andrebbero valorizzati meglio.

Chi realizza i progetti europei sulla salute

La ricerca scientifica e l’innovazione tecnologica nel settore della salute sono fondamentali per il benessere. Mettere a punto cure più efficaci e meno costose che consentano di far fronte alle sfide socio-economiche derivanti dai cambiamenti demografici, dall’invecchiamento della popolazione, dalle disuguaglianze, dalla povertà, dalle migrazioni e dalle epidemie è essenziale. Così come sono indispensabili una solida cultura scientifica e un rigoroso controllo regolatorio per contrastare usi spregiudicati di trattamenti privi di qualsiasi fondamento scientifico, come il caso “Stamina” testimonia. Una delle priorità del programma europeo Horizon 2020 è proprio sostenere la ricerca e lo sviluppo tecnologico finalizzati a garantire migliori standard di salute per tutti.

I programmi europei per la ricerca hanno finanziato oltre 2mila progetti nel settore della salute dal 2007 a fine 2015, per un valore di circa 8,5 miliardi di euro. Quasi 20mila organizzazioni, tra università, centri di ricerca e imprese vi hanno collaborato. I principali paesi per ammontare di risorse ottenute sono il Regno Unito (circa 18 per cento del totale), la Germania (16 per cento), la Francia (11 per cento), l’Olanda (10 per cento) e, al quinto posto, l’Italia con l’8 per cento dei fondi (circa 672,6 milioni) e 1.890 partecipazioni. In termini pro-capite, l’Italia ha ottenuto 11 euro, meno della media europea (16 euro pro-capite) e degli altri grandi paesi (17 euro in Germania e 13 in Francia). Una frazione di quanto hanno “vinto” paesi più piccoli e virtuosi come l’Olanda (52 euro pro-capite), la Svizzera e la Svezia (44 euro) (vedi figura 1).

Regioni di eccellenza in Italia

Se il nostro paese nel suo complesso non primeggia, le regioni italiane hanno risultati diversi fra loro. Vi è una forte concentrazione delle risorse in tre territori – Lombardia, Toscana e Lazio – che hanno ottenuto circa il 60 per cento del totale conquistato dall’Italia. La Lombardia, oltre a essere leader nazionale, ricopre un ruolo di spicco anche in Europa, al quarto posto tra le regioni europee per risorse procurate. Toscana e Lazio, rispettivamente seconda e terza nel panorama italiano, si collocano dopo il ventesimo posto in Europa (vedi figura 2).

Le aree di ricerca strategiche su cui si concentrano i progetti italiani sono in linea con quelle europee. Prevalgono la ricerca medica di base (23 per cento delle risorse totali), l’area dei farmaci e delle terapie (20 per cento), l’area “e-health” (19 per cento) e, in misura minore, la medicina rigenerativa e le terapie avanzate (12 per cento). I progetti di “ricerca medica di base” puntano a migliorare la comprensione dei meccanismi biologici da cui dipende la salute umana, al fine di sviluppare nuovi interventi di prevenzione e strategie terapeutiche più mirate ed efficaci per affrontare specifiche malattie. I progetti dell’area “farmaci e terapie” intendono sviluppare nuovi medicinali, dalla ricerca in laboratorio fino alla sperimentazione clinica sull’uomo. I progetti “e-health” si concentrano su nuove applicazioni Ict per migliorare la gestione ed erogazione dei servizi sanitari e per coadiuvare la ricerca scientifica. I progetti di “medicina rigenerativa e terapie avanzate” si focalizzano su nuovi prodotti di terapia genica e cellulare che aprono importanti scenari per la cura di malattie gravi e croniche e per la riparazione di tessuti danneggiati. Per esempio, l’Istituto nazionale di biostrutture e biosistemi, un consorzio interuniversitario di ventitré atenei pubblici, sta sviluppando un dispositivo low-cost per rilevare segnali precoci di tumore attraverso l’analisi del sangue. Il Politecnico di Milano ha coordinato la realizzazione di un prototipo, complementare alla risonanza magnetica, per la misurazione del flusso sanguigno e del livello d’ossigeno nel cervello dei nati prematuri, attualmente in sperimentazione nell’ospedale Mangiagalli di Milano.

I dati mostrano che l’Italia, grazie ad alcune eccellenze, è attiva nei programmi europei per la ricerca e lo sviluppo di tecnologie innovative per la salute, benché restino sono poca cosa di fronte al calo costante dei finanziamenti pubblici registrato nell’ultimo decennio. Le eccellenze nazionali andrebbero maggiormente valorizzate e messe in rete per sfruttare le economie di agglomerazione che possono derivarne, come fa per esempio il Regno Unito con i centri Catapult, creati dall’agenzia per l’innovazione (Innovate UK) per promuovere ricerca e opportunità di mercato attraverso collaborazioni tra ricercatori e imprese. La collaborazione e la sinergia tra eccellenze pubbliche e private è infatti essenziale nel settore della salute, come dimostrano i successi nelle terapie avanzate. Infatti, sono italiani 3 dei 6 prodotti approvati al commercio in Europa per il trattamento di pazienti affetti da malattie rare, gravi ustionati e adulti affetti da leucemie e altre neoplasie ematologiche.

Figura 1 – Dove vanno le risorse dei programmi europei della ricerca nel settore della salute?

Figura 2 – Chi partecipa di più in Italia e cosa fa?

Il ritorno dei contratti di lavoro precari

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Torna il contratto di lavoro a tempo determinato come formula più utilizzata nelle nuove assunzioni. È un effetto del decreto Poletti del 2014 che si manifesta oggi. Finiti gli sgravi contributivi del Jobs act e con una ripresa da consolidare. Ritorna la convenienza delle aziende ad assumere precari.

Finiti gli sgravi contributivi, i contratti a tempo indeterminato sono crollati. Così il tempo determinato è oggi la formula contrattuale più utilizzata nelle nuove assunzioni. Sono gli effetti del decreto Poletti del 2014, che per questo va modificato.

Contratti di lavoro nel 2016

A marzo del 2014, prima di diventare presidente dell’Inps, Tito Boeri nell’articolo “Per favore, cambiate quel decreto!” evidenziava i rischi, in termini di conseguenze sociali, dell’introduzione nella regolamentazione del mercato del lavoro italiano del cosiddetto “decreto Poletti” (decreto legge 20 marzo 2014, n. 34). Oggi quelle paure purtroppo sono confermate: anche senza affidarsi a complessi calcoli o stime, basta semplicemente osservare i dati sulle comunicazioni obbligatorie dal 2013 al 2016 elaborate dell’Osservatorio del precariato dell’Inps.

Nel 2015, complice il sovrapporsi di due misure (contratto a tutele crescenti + sgravi contributivi), i contratti a tempo indeterminato erano decisamente decollati: il governo Renzi aveva volutamente “drogato” il sistema di regolamentazione proprio per garantire una maggiore stabilizzazione dei rapporti di lavori e sotto molti punti di vista alla fine di quell’anno c’era quasi riuscito.

Tuttavia, al termine degli incentivi si è tornati alla normalità e il contratto a tempo indeterminato è crollato del 37 per cento, mentre quello a tempo determinato rappresenta ancora oggi il contratto più utilizzato nelle nuove assunzioni e nel 2016 è addirittura aumentato dell’8 per cento rispetto all’anno precedente. Esattamente come affermava Boeri, il contratto a tempo determinato così riformato spiazza le altre forme contrattuali (non solo il contratto a tempo indeterminato, ma anche l’apprendistato).

D’altronde, per quale “assurda ragione” un datore di lavoro dovrebbe assumere una persona alla ricerca di un lavoro con un contratto a tutele crescenti, che prevede comunque penali per uscirne, quando può utilizzare un contratto a tempo determinato per tre anni (con la possibilità di realizzare numerose proroghe), dove non è tenuto a indicare le ragioni tecniche, organizzative e produttive della cessazione del rapporto di lavoro?

Insomma, se da una parte il Jobs Act nasce per contrastare il “precariato”, il contratto a tempo determinato previsto dal decreto Poletti va nella direzione opposta. Purtroppo, riprendendo quanto scritto nel 2014 da Tito Boeri, chissà quante discriminazioni si sono già effettivamente verificate: per fare un solo esempio, “alla notizia della maternità di una lavoratrice, il datore di lavoro potrà semplicemente non rinnovare il suo contratto”. Ma non ci sono solo le eventuali discriminazioni, non dimentichiamo infatti che un effetto negativo dei contratti a termine è l’impossibilità, soprattutto per le generazioni più giovani, di costruire un percorso professionale che porti a promozioni e scatti di carriera. Anzi, davanti a loro si apre il rischio concreto di vedersi costretti dopo tre anni di lavoro a ripartire da capo, in altri ambiti o settori economici.

Una norma da modificare

Ci sono tutti i rischi di creare un modello che porti alle conseguenze già viste in Spagna, dove una parte significativa della forza lavoro rimane intrappolata in contractos temporales e dove chi vuole trovare lavoro compete con milioni di lavoratori che passano da contratto a contratto. Al momento non si conosce “quale” lavoro richieda un contratto a termine di tre anni e perché non possa andar bene il contratto a tutele crescenti a tempo indeterminato. Seppure più flessibile rispetto al passato, prevede comunque tutta una serie di condizioni e tutele che al momento gli oltre 3 milioni di lavoratori a tempo determinato sarebbero più che contenti di ricevere (in primo luogo, potrebbero affrontare con maggiore serenità tutte le future scelte di vita). Come evidenziano anche Lorenzo Cappellari e Marco Leonardi, è necessario incentivare il più possibile i datori di lavoro verso il contratto a tutele crescenti, non tanto con ulteriori sgravi contributivi, quanto con la modifica del contratto a tempo determinato, reintroducendo la causale o un costo di non-trasformazione del contratto in un rapporto a tempo indeterminato.

Francesco Giubileo

FRANCESCO GIUBILEO – giubileoÈ Dottore di ricerca in Sociologia del lavoro. Si occupa di valutazione dei Servizi pubblici per l’impiego e in particolare di analisi a livello internazionale dell’applicazione delle teorie neo-istituzionali che riguardano il rapporto pubblico/privato nell’erogazione delle politiche attive del lavoro. E’ stato Consigliere di Amministrazione di Afol Metropolitana e consulente in politiche del lavoro in Regione Friuli Venezia Giulia e in Lombardia.

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Trump e il clima, tra promesse elettorali e scelte politiche

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Il ripudio dell’accordo di Parigi sul clima da parte di Donald Trump è grave ma non distrugge quanto fatto finora per la decarbonizzazione. La cui base è nella Convenzione di Rio del 1992, non denunciata dagli Usa. Così il presidente salva la faccia con gli elettori e – sotto sotto – non scontenta troppo gli altri leader mondiali.

Gli Stati Uniti si ritirano dall’accordo di Parigi, ma non sono usciti dalla Convenzione quadro sui cambiamenti climatici. Così l’amministrazione Trump mantiene una promessa elettorale. Senza però invertire la tendenza che porta alla decarbonizzazione. 

Accordo di Parigi “figlio” della Convenzione quadro

L’ultima sortita del presidente Trump in tema di cambiamenti climatici è riuscita a serrare le fila di tutti i suoi oppositori. Unione europea e Cina – giusto per citare i più grandi – hanno ribadito una volta di più la loro adesione alle politiche espresse durante la conferenza di Parigi e meditano su un possibile accordo bilaterale di cooperazione. Da Angela Merkel a Emmanuel Macron, passando per Leonardo Di Caprio, Goldman Sachs e Papa Francesco, la pur disomogenea alleanza pro-clima ha cercato all’unisono di convincere un riluttante presidente che l’accordo di Parigi è essenziale sia per la salute del pianeta sia per la credibilità degli Stati Uniti.

Ma facciamo un passo indietro.
L’accordo di Parigi è stato firmato nel dicembre del 2015 e ratificato finora da 147 paesi, sui 197 rappresentati nella Convenzione quadro sui cambiamenti climatici (Unfccc). Per capire meglio la situazione, bisogna partire proprio da questo cruciale aspetto. L’accordo di Parigi – come a suo tempo il protocollo di Kyoto – rappresenta uno degli strumenti all’interno di una Convenzione quadro sui cambiamenti climatici firmata a Rio de Janeiro nel 1992.

L’articolo 2 della Convenzione rappresenta l’architrave della costruzione giuridica perché chiama i firmatari a “stabilizzare, in conformità con le disposizioni della Convenzione, le concentrazioni di gas a effetto serra nell’atmosfera a un livello tale che sia esclusa qualsiasi pericolosa interferenza delle attività umane sul sistema climatico. Questo livello deve essere raggiunto entro un periodo di tempo sufficiente per permettere agli ecosistemi di adattarsi naturalmente ai cambiamenti di clima e per garantire che la produzione alimentare non sia minacciata e lo sviluppo economico possa continuare a un ritmo sostenibile”.

Ma l’articolo 2 – così come il resto della Convenzione – non specifica come l’obiettivo debba essere raggiunto, né da parte di chi e neppure in quanto tempo. Per questa ragione nascono le Cop (Conference of Parties), ovvero gli incontri fra i firmatari della Convenzione (Parties) per chiarire quello che al suo interno non è previsto. Come hanno fatto Cop3 a Kyoto nel 1997 e Cop21 a Parigi nel 2015. Il preambolo serve a chiarire che Trump ha dovuto risolvere un dilemma importante: dare il benservito all’architrave della diplomazia sul clima (la Convenzione) oppure al suo ultimo figlio (l’accordo di Parigi)? Ha scelto la seconda soluzione e non a caso.

Il conto si paga. O forse no?

In un momento non semplice della politica interna americana inveire contro l’accordo di Parigi paga. L’elettorato di Trump si compiace della volontà del capo di sfidare le élite globali poiché condivide la convinzione che il cambiamento climatico sia una bufala inventata dai cinesi per vendere più pannelli solari. Trump è in realtà assai più accorto del suo elettorato e sa bene che – a norma dell’articolo 28 dell’accordo di Parigi – per uscirne ci vogliono una notifica formale e tre anni. A quel punto saremo dunque nel Trump 2. Forse.

Il presidente avrebbe potuto scegliere di uscire dall’intera Convenzione, ma non l’ha fatto, rendendo così meno complesso il ritorno di una politica ambientale più rispettosa del clima gestita da una possibile prossima amministrazione democratica.

D’altra parte, il ritiro dalla Convenzione sarebbe stata una mossa estremamente controversa non solo perché a firmarla nel 1992 è stato un presidente repubblicano (George H.W. Bush) ed è poi stata approvata dal Senato, ma anche perché avrebbe rappresentato uno strappo difficilmente riparabile. Eppure il ritiro dalla Convenzione (pur con aspetti controversi) avrebbe potuto concludersi in un anno. Perché allora decidere di uscire dall’accordo di Parigi con un percorso di tre o quattro anni? La scelta fatta dal presidente suggerisce che l’intenzione politica sia stata di pagare un debito elettorale, ma che, nelle questioni pratiche, sia meglio accettare un confortevole laissez faire.

Anche perché l’accordo di Parigi si compone di misure volontarie e non di prescrizioni legalmente vincolanti. E soprattutto le politiche di efficienza energetica pagano, tanto è vero che emissioni e intensità energetica negli Stati Uniti sono in costante declino a partire dal 2005 (figura 1): crisi economica a parte, un risultato non banale per chi si è auto-escluso dal protocollo di Kyoto. Così come è in caduta libera l’uso del carbone (figura 2), ovvero un altro dei cavalli di battaglia durante la campagna elettorale. C’è dunque da scommettere che non basteranno le parole di Trump a invertire in modo duraturo e significativo questo trend.

Naturalmente la scelta dell’amministrazione Usa rallenterà il processo e per tutti quelli che credono che il tema del cambiamento climatico vada affrontato in modo serio e deciso è uno stop difficile da digerire. Resta tuttavia acclarato che i mercati e l’industria, anche negli Stati Uniti, hanno già puntato da tempo sulle rinnovabili e sulla decarbonizzazione. La decisione di Trump è dunque poco più che simbolica. Le aziende americane legate alla decarbonizzazione dell’economia continuano a macinare utili e non sarà questo incidente di percorso a cambiare la direzione della storia.

Marzio Galeotti e Alessandro Lanza

MARZIO GALEOTTIgaleotti – E’ Professore ordinario di Economia dell’ambiente e dell’energia presso la Facoltà di scienze politiche, economiche e sociali dell’Università degli studi di Milano. Dopo la laurea in Discipline economiche e sociali presso l’Università Bocconi di Milano ha conseguito il dottorato in economia (Ph.D.) presso la New York University di New York. E’ Research Fellow ricerca presso il Centro di ricerca sull’economia e politica dell’energia e dell’ambiente (IEFE) dell’Università Luigi Bocconi. E’ stato Expert Reviewer del terzo, quarto e quinto rapporto sui cambiamenti climatici dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), gruppo di lavoro III sulla mitigazione e membro della delegazione italiana alla 9a sessione dell’IPCC Working Group III (Mitigation) (30 aprile – 3 maggio 2007) e alla 26a sessione dell’IPCC (4 maggio 2007) a Bangkok, Tailandia. E’ stato coordinatore del programma di ricerca in modellistica e politica dei cambiamenti climatici della Fondazione Eni Enrico Mattei. Ha pubblicato estesamente in riviste scientifiche nelle aree della scienza economica, dell’economia delle ambiente e dell’energia. Redattore de lavoce.info.

RO LANZAlanza – Ha conseguito il Ph.D in Economics presso l’University College of London. È stato Chief Economist dell’Eni e Direttore della Fondazione Eni Enrico Mattei e Principal Administrator dell’International Energy Agency (Energy and Environment Division). Autore di molte pubblicazioni su temi legati ad energia e ambiente è stato anche Autore principale (Lead Author) per il Third Assessment Report ed il Fifth Assessment Report per conto del IPCC (Intergovernamental Panel on Climate Change). È consigliere di amministrazione dell’ENEA in rappresentanza del ministero dello Sviluppo economico.

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Sepe, l’agente: “Futuro? L’idea è di andare a giocare con continuità. Resterebbe solo per fare il vice di Reina”

Mario Giuffredi, agente di Luigi Sepe, è intervenuto ai microfoni di Radio Crc nel corso di ‘Si Gonfia la Rete’. Ecco quanto evidenziato:

“Vogliamo andare altrove per giocare con continuità, sentiremo il parere del Napoli che ancora non è arrivato. Prima dovrà risolvere la grana Reina poi vedremo cosa succederà. Mi fa male quando si fanno altri nomi e ci si dimentica del campionato che Luigi ha fatto a Empoli. Può essere solo il vice di Reina e non di altri”.

Rog: “Il primo anno in Serie A è difficile per tutti ma sono soddisfatto della mia stagione”

Marko Rog ha rilasciato alcune dichiarazioni ai media croati direttamente dal ritiro con la propria Nazionale. Il centrocampista azzurro ha tracciato un bilancio della sua prima stagione in Italia:

“Il primo anno in Serie A è difficile per qualsiasi calciatore. Complessivamente sono soddisfatto ma sono convinto che nella prossima stagione posso fare ancora meglio. Mi auguro che la squadra possa ripetere i risultati ottenuti quest’anno ma anche migliorarli”.