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Corsa alle elezioni in autunno: Renzi si candida a premier

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Con l’intesa sul sistema elettorale tedesco, parte la corsa alle elezioni in autunno. Pd, Forza Italia e Cinque Stelle sono d’accordo sulla soglia al 5%. L’ultima incognita è legata alle mosse di Alfano che potrebbe far cadere il governo prima del varo della legge.

C’è l’intesa sul sistema tedesco, corsa alle elezioni in autunno

Sì della direzione Pd, Orlando si astiene. Accordo con Fi, la soglia resta al 5%. Ira di Alfano, che potrebbe far cadere il governo prima del varo della legge

ROMA . La strana alleanza tra Renzi, Grillo e Berlusconi procede come un bulldozer. Il segretario «dem» ha travolto in Direzione le barricate degli orlandiani, cosicché la linea ufficiale Pd adesso non è più per il «Rosatellum» ma favorevole al sistema elettorale tedesco: proporzionale puro con soglia di sbarramento del 5 per cento. Come desidera il M5S. Come piace a Forza Italia. Come la stessa Lega è disposta ad accettare pur di andare presto alle urne. È stata quindi fissata una impegnativa «road map» che dovrebbe portare alla discussione in Aula della legge il 5 giugno prossimo. Pochi giorni per metterci il timbro, e poi di corsa in Senato dove varare definitivamente il testo «entro la prima settimana di luglio»: così hanno deciso nel pomeriggio le delegazioni Pd e di Forza Italia. Dell’intesa raggiunta sulla tempistica ha dato per primo notizia Brunetta, capogruppo «azzurro», a riprova che i due partiti procedono di conserva. Così pure i rispettivi leader. Una prova? Ieri mattina, dopo una chiamata nervosa di Renzi, Berlusconi ha spazzato via ogni dubbio sulla soglia di sbarramento che fino a qualche ora prima non sapeva se preferire al 3 o al 5 per cento: «Dipendesse da me la porterei addirittura all’8», è stata la pubblica puntualizzazione del Cav, per dire che lui non solleverà certo ostacoli.

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La mina vagante
Le resistenze continuano semmai da Alfano: con la soglia al 5 per cento dovrebbe congedarsi dalla politica perché il suo partito galleggia un po’ sotto. Continuano a circolare “rumors” di qualche possibile mossa di Ap e degli altri centristi disperati, che lo sarebbero al punto da far cadere il governo per impedire al “tedesco” di arrivare in porto. La crisi scoppierebbe non subito ma durante lo scontro finale in Senato, dopodiché si andrebbe alle urne con i monconi della normativa elettorale in vigore (più generosa verso i partiti piccoli). Alfano sembra l’ultima vera mina vagante sulla strada della legge. La penultima, rappresentata dagli orlandiani, è in parte disinnescata. Ben 31 senatori che fanno capo al ministro della Giustizia avevano sottoscritto ieri un appello-manifesto contro il proporzionale e, soprattutto, contro il ritorno immediato alle urne. Un altro documento dello stesso tenore era stato lanciato da Campo Progressista (Pisapia), con un certo numero di adesioni tra parlamentari della sinistra. Però Renzi se n’è bellamente infischiato.

Il piano di Renzi
L’ex premier non ha avuto pietà per Alfano («Il veto di un piccolo partito non può costituire un blocco»), ripetendo ben tre volte, nel suo discorso in Direzione, che il 5 per cento non lo abbasserà mai. Quindi ha detto “okay” al modello tedesco in quanto garantisce «la più larga condivisione». Dopo averne discusso al suo interno, è stata l’aggiunta, il Pd dovrà sostenerlo compatto. Così del resto si regoleranno i 31 senatori orlandiani al momento del voto in Aula. Approvare la legge entro il 7 luglio per Renzi è questione vitale, altrimenti non ci sarebbe più tempo per andare alle urne il 24 settembre, in diapason con le elezioni tedesche. Per riuscirci, occorrerà ridisegnare al voto i 303 collegi della quota uninominale, ma che problema c’è? Alla ripartizione provvederà una semplice tabella allegata alla legge. Il Colle osserva e per ora tace, sebbene chi lo frequenta gradirebbe un po’ meno precipitazione. I tecnici della materia elettorale fanno presente che, per votare il 24 settembre, le liste dei candidati andrebbero depositate il 21 agosto, con gli uffici chiusi per ferie, e i comizi si svolgerebbero sulle spiagge. Ritardando di un mese, non si correrebbe il rischio di guastare le vacanze degli italiani; ci sarebbe però da anticipare qualche pezzo della manovra economica per il 2018. Con il ministro delle finanze Ue Moscovici, l’Europa ci guarda speranzosa: «Le elezioni non sono mai un problema, ma un esercizio di democrazia», minimizza. Chissà se ci crede davvero.

Il diavolo nel dettaglio
Oggi capiremo meglio certi aspetti tecnici della legge, che così marginali non sono. Si voterà su una sola scheda anziché su due come avviene in Germania. Il numero degli eletti sarà direttamente proporzionale ai voti, ma secondo un ordine ben preciso. Per primo verrà eletto il numero uno del «listino» circoscrizionale; quindi toccherà a quelli che vincono nei collegi uninominali; infine scatteranno (percentuale permettendo) gli altri candidati del «listino». Con questo congegno, le classi dirigenti Pd, Fi e M5S non rischieranno alcuna bocciatura.

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Rotary, IX edizione del progetto fiume Sarno: la premiazione dei lavori degli studenti

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Si è conclusa oggi la IX edizione del progetto Fiume Sarno promossa dal Rotary Club distretto 2100, allo scopo di sensibilizzare le nuove generazioni sull’inquinamento di quello che può essere considerato uno dei corsi d’acqua più contaminati d’Europa.

Tra i promotori anche l’AERA (Associazione Europea Rotary per l’ambiente). La manifestazione ha avuto anche il Patrocinio del Comune di Scafati che ha concesso la struttura dell’ex Real Polverificio Borbonico sede della Casa del Sarno.

Ad aderire al progetto non solo le scuole situate nella Valle del Sarno ma anche quelle delle coste del Golfo di Napoli che continuano a subire gli effetti negativi del fiume: l’ITI Fermi di Sarno, il Liceo Scientifico Rescigno di Roccapiemonte, Liceo Scientifico Virgilio e l’Istituto Tecnico Commerciale di Mercato San Severino, Liceo Scientifico Genoino di Cava de Tirreni, il Liceo Scientifico Sensale di Nocera Inferiore, ITCGLS Leonardo Da Vinci di Poggiomarino, l’ITI Marojana di Somma Vesuviana, ISIS L. De Medici di Striano, il Liceo Scientifico Caccioppoli e ITI Pacinotti di Scafati, l’IS Graziani e il Liceo Artistico De Chirico di Torre Annunziata, il Liceo Scientifico Francesco Severi e ITI Elia di Castellammare di Stabia, il Liceo Classico Gaetano De Bottis do Torre del Greco, l’IPSP San Paolo e il Liceo Artistico Grandi di Sorrento.

I progetti scientifici, didattici o divulgativi dei ragazzi sono stati esposti nel Polverificio Borbonico di Scafati e valutati da tre specialisti: il professor Rocco De Prisco dell’Istituto di Chimica Biomolecolare dell’CNR di Pozzuoli, l’ingegnere Rosario Angellotti presidente for AfterLife Fondaution, e l’oceanografo dell’ Università Parthenope Giorgio Budillon.

Dopo che gli studenti hanno spiegato i loro lavori c’è stato un momento di ristoro realizzato dall’Is Graziani di Torre Annunziata, e poi tutti in marcia al teatro San Francesco a Scafati, “una marcia per chiedere più attenzione verso il nostro fiume!”.

Lì si è tenuto un convegno durante il quale hanno esposto la loro relazione: Chiara Russo Borsista Rotary (Università degli Studi della Campania “Vanvitelli”), Concetta Galotto Presidente Guardie Ambientali dItalia e Carmine Esposito Delegato Regione Campania – Associazione Ambientalista Marevivo.

Poi finalmente la premiazione delle scuole:

PRIMO POSTO: IPSP San Paolo – Sorrento

Il premio viene assegnato per aver affrontato il tema con originalità, ottima sintesi e una chiara esposizione del lavoro. La realizzazione del gioco sul Sarno ha evidenziato un approccio innovativo per affrontare tematiche che spesso non riscuotono interessa dal pubblico giovanile, senza tuttavia rinunciare all’approfondimento delle tematiche scientifiche e sociali che insistono sul fiume Sarno.

SECONDO POSTO: ITI Pacinotti – Scafati

Il premio viene assegnato in considerazione delle diverse tematiche affrontate in modo coerente ed organico. Le esperienze in campo e le interviste effettuate sono state affrontate con un spirito critico ed i risultati sono stati presentati in maniera sintetica ed estremamente chiara. I ragazzi hanno evidenziato una grande maturità, competenza ed una spiccata attitudine al lavoro di gruppo.

TERZO POSTO: Liceo Scientifico Genoino – Cava dei Tirreni

Il premio viene assegnato per l’ottima sintesi, per la chiarezza degli obiettivi e per il livello dei risultati ottenuti. In particolare è stato apprezzato l’utilizzo delle tecnologie informatiche per sviluppare una coscienza civile sulle tematiche ambientali attraverso sia un approccio ludico, sia attraverso la possibilità di segnalare via web eventuali abusi mantenendo l’anonimato (incentivando quindi il controllo del territorio).

Menzione Speciale

Liceo Artistico Grandi – Sorrento

La realizzazione delle magliette con diversi disegni allegorici (di ottima fattura) affronta il tema del Sarno con un approccio originale, coniugando la sensibilità delle tematiche ambientali con lo spirito giovanile ed artistico. L’iniziativa, a giudizio della commissione, meriterebbe di avere un risvolto commerciale i cui proventi potrebbe finanziare iniziative per la valorizzazione del Sarno, trasformando quella che viene tipicamente considerata una criticità in una risorsa economica.

Una campagna di sensibilizzazione che dura da nove edizioni quella del progetto fiume Sarno, e la presidente del Rotary di Scafati, la dottoressa Carla Aramo referente dell’iniziativa, non può che dirsi appagata nonostante l’impegnativa giornata.

Appuntamento quindi all’anno prossimo perché “il fiume Sarno ha bisogno di tutti noi”.

Spalletti, conferenza d’addio: “I fischi di domenica non li merito e mi hanno fatto male. Non escludo un ritorno”

NOTIZIE AS ROMA – È ufficialmente finita l’era Spalletti 2.0. Alle 13 nella sala stampa del Fulvio Bernardini di Trigoria si è tenuta la conferenza stampa di addio del tecnico toscano alla Roma. Il tecnico è stato accompagnato dal ds Monchi, che è stato il primo a prendere la parola:

Ci tengo molto ad aprire questa conferenza che annuncia la conclusione del rapporto fra la società e il mister, una relazione che a livello personale è stata breve, poco più di un mese, ma molto intensa. Come ho già detto nella mia prima conferenza, prima di arrivare qui avevo già un’ enorme stima del mister, dopo averci lavorato accanto questa stima si è moltiplicata sia a livello personale che professionale. Siamo grati al mister per i risultati ottenuti durante quest’anno e mezzo, ora per noi inizia una nuova tappa dove proveremo a continuare a crescere seguendo l’unico cammino che conosciamo: il lavoro. Spero, Luciano, che il nostro cammino un giorno possa incrociarsi. Sappi che Trigoria è e sarà casa tua.

Queste, invece, le risposte di Luciano Spalletti:

“È meglio rispondere subito al direttore. Sono state parole bellissime. Avendolo conosciuto di persona sarà sicuramente un rimpianto non poter continuare a lavorare con lui. Sembra che in questo momento ci sia bisogno di punti di riferimento, si persone forti, con personalità spiccata. Monchi ha queste caratteristiche: riuscirà a compattare tutte le risorse della Roma, probabilmente non ci sono riuscito io”.

Bilancio tecnico di questa stagione in cui la Juve è più vicina? Un voto?
“Bisogna ringraziare tutte le persone che ho avuto vicino. Il primo pensiero va a quelli che sono dietro le quinte, quelli che arrivano prima, lavorano, preparano tutte le cose affinché per noi sia più facile. Senza il loro contributo sarebbe stato difficile per me ritrovare tutte le cose a posto come mi hanno fatto trovare sempre i ragazzi in cucina, le donne delle pulizie che viaggiano a fari spenti tra i corridoi di Trigoria. Poi i calciatori, la società, il mio e tutti gli staff. È grazie a loro che si lascia una Roma sicuramente forte. Il voto? Dovete darlo voi, dovete valutare se abbiamo vinto o perso, se potevamo fare di più, se sono state troppo le sconfitte. Io voglio dire solo che ho lavorato in maniera seria per fare il bene della Roma. Ho il mio metodo di cui mi fido e siamo arrivati a questo. Ognuno gli dia poi la risultanza che vuole. Io ho gioito e sofferto molto durante la stagione”.

Lei ha fatto 133 punti in un campionato e mezzo. Fotografie di questi 18 mesi?
“I risultati sono un po’ tutto nel calcio ma la fotografia migliore è il lavoro, quello è il passaporto per fare un buon campionato, il biglietto per confrontarsi con gli altri. Se non lavori in maniera corretta è impossibile la domenica fare una buona prestazione”.

Di tutti questi record, come allenatore e come uomo qual è l’elemento di cui andrà più fiero?
“La qualità di un modo di lavorare e parlare. Riuscire a far rendere conto i calciatori del nostro obiettivo. Se non c’è coinvolgimento, disponibilità a buttar dentro le cose che ci vogliono per confrontarsi… Dalla Roma io non mi ero distaccato totalmente neppure quando ero in Russia, andavo a guardarmi risultati e prestazioni. In questo lavoro ci sono episodi e risultati fondamentali, ma la cosa più importante è che lascio una Roma forte, con delle individualità importanti, che si è comportata quasi totalmente da collettivo. Si poteva far meglio come obiettivo di tutti e probabilmente non ci sono riuscito perché non abbiamo remato tutti dalla stessa parte. Le potenzialità di questo sentimento, di questa marea che ci sta intorno sono importanti. Magari proprio ripartendo dalla partita di domenica che per certi versi sembrava una festa e per altri un addio perché c’è stato l’addio a Totti, lì si è visto rinascere qualcosa. È come una bella donna che ha in grembo qualcosa che può nascere e che dia un sostegno totale, tutti insieme, verso una direzione che è nelle possibilità dell’ambiente della Roma che è bello e che mi dispiace lasciare”.

Se si potesse tornare indietro c’è un momento che cancellerebbe o un errore che non rifarebbe?
Io di errori probabilmente ne ho fatti, ma mi sono comportato  con coerenza. Ho detto cose forti, ma si necessitava. Son o quelli i  momenti che smuovono. La dichiarazione non fa bene al gruppo, ha detto qualcuno, ma se fosse stato dentro al nostro rapporto si sarebbe accorto che era corretta in quel momento lì. Io i fischi di domenica li ho sentiti. La guerra tra me e Totti non esiste, io quei fischi lì non me li merito per come sono fatto e per come ho lavorato. Questa potrebbe essere anche una difficoltà per la Roma futura. Spero che ora si faccia il lavoro inverso: c’è un Totti di meno e bisogna sopperire. È il mio auspicio per il futuro. Questa cosa che è nata domenica, un po’ folle come la partita è stata folle perché figlia di questa massa di persone che hanno partecipato emotivamente ed hanno fatto veder l’amore per la Roma senza barriere. Anche quella storia lì ci ha tolto l’unità. Spero che questa sia la linea che poi ci compatta tutti nel senso che con Francesco vado a cena anche dopo e che la Roma possa fare risultati migliori. Io e Francesco continueremo ad essere persone che si rispettano in tutto e per tutto. Se parla qualche ventriloco può darsi che venga diverso ma io con lui sempre parole corrette e stima reciproca”.

Primo anno terzo posto, secondo anno secondo posto. Vai via perché di più non si può fare?
“Gli allenatori vanno e vengono. Posso essere maledetto e schifoso ma sono una persona per bene che fa le cose per bene per quello che è il valore del lavoro. È venti anni e oltre che faccio questo lavoro e vado per la mia strada, non seguo chi vuole suggerirmi l’inganno per la Roma. Voi avete la capacità di trasportare fuori un discorso ma poi fuori si fanno un’idea loro. Traspare un’idea di che persona sei e di quali sono i tuoi obiettivi. Il mio è stato quello di fare più risultati possibili per la Roma. A me questa divisione dispiace e se è venuta fuori probabilmente ho sbagliato qualcosa. Secondo me no ma i fischi non mi son piaciuti, mi hanno fatto male perché non li merito e se quelle persone le incontrassi una per una e fossero entrate nella mia testa solo per un momento quando abbiamo perso con il Lione o con i nostri vicini di casa non avrebbero fischiato domenica”.

Lei è arrivato secondo. Cosa manca in realtà per vincere?
“Io pensavo di avere delle qualità dentro la squadra, con il presidente abbiamo cercato di allestire, facendo uso delle potenzialità a disposizione. Poi ci sono anche gli altri. La Juve ha meritato di vincere poi c’erano altre possibilità ed obiettivi ed invece li abbiamo falliti. Ieri sera con Lo Monaco abbiamo detto che l’anno scorso la squadra era più corta ed ora si è allungata, avevamo Keita che era bravo nello stretto, Pjanic… Sono maestri nel fraseggio, nel palleggio. Quest’anno ho fatto una scelta diversa e la squadra si è allungata. Dzeko ha fatto tantissimi gol e se si pensa che anche quest’anno lo abbiamo messo in discussione perché in alcune partite non ci è sembrato lo strike adatto per la Roma… È un ragazzo sensibile, per bene. Se si scrive che quando fa gol Totti Dzeko va via a lui disturba. All’inizio del campionato Milan, Inter, Roma, Juve, Napoli son tutte pretendenti a vincere. Poi ci sono delle sterzate, delle prese di posizione. Son sicuro che con l’arrivo del direttore che è uno abituato a stare sul campo se lo si fa lavorare per bene saprà dare un contributo maggiore con le capacità che ha e con la voglia di Pallotta che ha. Non è detto che il calciatore più forte è quello che ha fatto bene nell’anno precedente. Vanno fatti lavorare e vanno supportati. Sono arrivato secondo, non è andata bene come avrei voluto, ma non vorrei sentir dire che questa seconda edizione è stata di passaggio perché ci sono dei contenuti importanti”.

Si è mai sentito lasciato solo dalla società nelle difficoltà?
“Son pettegolezzi che non voglio fare”.

Chi è che non ha remato nella vostra direzione?
“Ho parlato di quella che è la coscienza mia e di quella di altri. Penso che Francesco sia un grandissimo calciatore, che lascia un vuoto incolmabile. Spero che gli venga dato un ruolo importante per la storia che ha. C’è bisogno ancor di più di fare gruppo perché l’esaltazione di un singolo elemento portata ai massimi livelli disturba l’elemento stesso. Lui è l’assoluto, si è preso le responsabilità ma poi appiattisce gli altri e quando io difendo gli altri secondo voi è un andare contro di lui ma non è così. Se in un anno e mezzo non sono riuscito a far capire questo, vuol dire che ho fallito”.

Dal punto di vista sentimentale non le dispiace essere ricordato come il nemico di Totti? E se non ci fossero stati i fischi ma gli applausi domenica, lei sarebbe rimasto?
“Come nemico di Totti fa sempre parte della coscienza di quello che lo vede il nostro rapporto. Son diventati dei ritornelli, spero che ci sia qualcuno che poi mi ha mandato qualche messaggio di comprensione alla scelta che ho fatto. Ci sono dati tecnici fondamentali per fare delle scelte. Quando sono arrivato la Roma era in difficoltà di gioco, non c’erano molti leader, non si intravedeva un’uscita repentina da questa situazione per cui ho dovuto prendere decisioni che hanno portato ad un percorso in cui Francesco è stato penalizzato. Se lui ha giocato poco e questa Roma ha fatto il record di punti, ci sarà un’altra possibilità di arrivare alla vittoria senza nulla togliere a lui che ci ha fatto vedere giocate impossibili. I fischi partono da lontano, da quando sono arrivato. Io la gente la incontro, son venuti anche fuori dal cancello di casa. Tant’è che c’è un modo di dire qui a Roma che si è verificato: gli allenatori vanno via da soli perché c’è tutto questo contorno che poi si verifica. A me disturba un po’ meno, a qualcheduno di più perché dopo 3 mesi ha smesso di lavorare con la testa per questa volontà di metterlo contro Totti, volontà assoluta di creare il problema alla Roma. Io con Totti rimango amico, anzi, quando si renderà conto che è altrettanto bello il dopo, diventeremo stretti amici e chissà che una volta non si possa raccontare una storia insieme e che lui stesso non capisca che l’esaltazione assoluta che fa perdere di vista il noi alla squadra, si toglie la prima qualità che deve avere anche perché per lui giustamente siamo stati tutti un po’ più disponibili verso gli altri. Per me i giocatori non sono tutti uguali: guardo quello che viene prima in allenamento e si impegna di più, quello che può dare la giocata…Guardo tutte le componenti del riempimento della partita. Voi non so se le guardate tutte. Spero che continui Francesco ora che vado via. Se tutti si è d’accordo per questo. Non sono io quello che lo ha fatto smettere, ha smesso da solo perché è l’età che ha che glielo impone. L’ho fatto smettere o l’ho fatto giocare un anno in più? Facciamo un sondaggio. Secondo me lo ho fatto giocare un anno in più, gli ho voluto strabene”.

Fino alla partita di San Siro contro l’Inter la squadra andava a mille all’ora. Lei sapeva da un mese che gli incontri erano ravvicinati e si sarebbe rischiato qualcosa e infatti sono andate male le due coppe proprio nella settimana degli impegni ravvicinati…Perché non è riuscito ad evitare questo iceberg?
“Non sono riuscito a creare quegli argini che impedissero di perdere quelle partite. Ho commesso degli errori, a volte bisogna giocar d’anticipo e si andava dietro all’idea collettiva che dopo il derby perso il Napoli avesse un calendario più facile. Nello spogliatoio si avvertiva che non si trovavano risorse per reagire, perché avevamo la Juve ed il Milan e ci siamo messi a lavorare bene lì, poi siamo andati a Milano e la Roma è stata rimbalzata nello stadio di San Siro. Ho commesso errori che hanno limitato la squadra ma se poi si vuole vedere come un limite o un mancato successo il fatto di non aver portato a casa titoli state attenti, perché erano passati anni e rischiano di passarne altri se non si fa il corretto dosaggio delle richieste che vogliamo fare ad una squadra ed una società. Naturalmente ci vogliono delle spiegazioni obiettive. Bisogna far partecipare questi cuori senza che ci siano tramiti: Monchi perché è il responsabile tecnico della squadra e i tifosi. Io spero che parli molto alla gente, a quelli che hanno a cuore le sorti della Roma”.

Quando, precisamente, ha pensato di non continuare il rapporto con la Roma?
“Dici delle cose ma le devi mantenere perché da persona schifosa ma per bene le mantengo. Esprimi delle cose che devono venirti da dentro con la squadra per poter avere un rapporto, ed io ho un rapporto bellissimo ed ero convinto di vincere. Poi non puoi tornare indietro e c’è il carico di queste cose. Anche io vengo a lavorare presto la mattina, mi diverto anche con i collaboratori perché siamo convinti che ritrovarsi in  palestra dopo l’allenamento è un modo affinché ciascuno dica la sua e poi qualcosa viene sempre fuori. Avevo questo modo di vivere le giornate a Trigoria. Step by step si maturano le cose, è sempre il risultato di un modo di ragionare, di una follia collettiva come quella di domenica perché siamo tutti stati coinvolti da questo evento incredibile che mi sono filmato e terrò con me”.

Lei lascia una squadra che ha portato in Champions e diventa un candidato per la panchina per l’Inter. Cosa deve pensare il tifoso romanista se un allenatore lascia una squadra che ha portato in Champions per andare in un’altra che non fa neppure l’Europa League?
“Ma perché Di Francesco è stato annunciato? Era una trappola o un ritenermi un po’ co*****ne? Io vado a prendere contatti con chi voglio da qui in avanti. Finora non è stato così, il direttore nuovo lo sa, chiedete a lui. A me interessava finire così di fronte a quegli sportivi lì. Poi, qual è l’idea che si fa la gente, ognuno reagisce a modo suo. A volte si fa finta che qualcosa ti disturbi, la Roma muove tante situazioni per cui non mi interessa, ognuno se lo tiene per sé il pensiero. Io da qui in avanti comincio a parlare con quelli che vorranno fare uso della mia persona come allenatore, come metodo, come faccia. Vado fuori e comincio a telefonare, ascolto se qualcuno mi vuol parlare di calcio e organizzo in base a quello che mi propongono, se mi piace”.

Su Di Francesco?
“Spero che sia uno tra Montella e Di Francesco il prossimo allenatore della Roma perché conoscono la Roma, hanno fatto vedere delle qualità umane che ci vogliono oltre che quelle di allenatore. Secondo me a tutti e 2 il ricordo della Roma non è stato cancellato nonostante gli sviluppi professionali”.

Se a gennaio avessi avuto la possibilità di avere 2 rinforzi? è stato quello lo stimolo ad andare altrove?
“Dalla società ho ricevuto tutto ciò che dovevo ricevere. Mi interesso di quelle che sono le caratteristiche che abbiamo come possibilità per cui se dico ‘ci sto’ poi non vado a dire che mi dici una cosa per un’altra. Ho preso i calciatori che a me stavano bene. Anzi, c’era la possibilità di fa entrare un giocatore ma ho detto di lasciar stare per salvaguardare il carattere di un altro calciatore che già avevo a disposizione perché ritenevo più importante far star tranquillo un calciatore anziché metterlo in competizione con un altro che non era alla sua altezza poi. Pallotta nel suo modo di intendere lo sport, ha fatto vedere di voler investire. Vuol fare lo stadio per la Roma e si mette in dubbio che voglia farlo per interessi suoi? Mannaggia ragazzi, Ridiciamolo, ‘famo sto stadio’  perché va fatto e diventa tutto più facile per quelli che vogliono bene a questa squadra. È lì la chiave per avere più lavoro, più introiti, più calciatori di qualità, più spettacolo per far andare più gente allo stadio. C’è una citazione di un cantautore romano importante che sull’epitaffio ha scritto una cosa importante: ‘non escludo il ritorno’. Mi garba questa cosa qui”.

 

Diretta testuale di Claudia Demenicacopyright-vivicentro

Foraggiamento di Stato (Lo Piano – Saintred)

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In questi giorni la televisone di Stato, gia’ abbondantemente foraggiata dal vecchio Governo Renzi, (nessuno avra’ dimenticato lo scellerato connubio Luce – Canone), sta cercando di spianare la strada al Governo Gentiloni.

Giornalmente vengono mandati in onda progetti che potrebbero maturare fra una quindicina d’anni, sempre che tutto vada per il verso giusto; ieri, due sono state le interviste che hanno trovato ampio spazio nei telegiornali. Sono state discusse con tanta enfasi e dovizia di particolari, mentre sono state fatte passare in sordina altre notizie ugualmente importanti.

Notizie Stupefacenti :

La 1°, riguardante le dichiarazioni di Draghi molto ottimistiche sulla nostra economia e sul lavoro, sicuramente lui come tanti altri papaveri parlamentari, occupa un posto al sole nel firmamento lavorativo. la 2°, e’ stata esposta dal Primo Ministro Gentiloni che con molta nonchalance, ha programmato investimenti per 45 miliardi di euro, rateizzabili in 15 anni “senza Tan nè Taeg”.

Chissa’ cosa potra’ accadere fra qualche mese, potrebbe cambiare la scena politica e tutto cio’ che si e’ proposto in fase elettorale potrebbe essere rimesso in discussione con l’approvazione di altre leggine.

La campagna elettorale sta entrando nel vivo, i politici mandano nell’etere notizie “stupefacenti”, se in Italia esistesse una Legge che punisse chi le mette in onda, meta’ Senato e Parlamento si spopolerebbero.

E’ noto che nei regimi dittatoriali, le televisioni e la Stampa se non seguono le direttive del Rais, vengono del tutto
imbavagliate, in Italia non siamo ancora arrivati a tanto, ma qualche spintarella non fa mai male….

Fiumi d’interviste di Renzi vengono mandate in onda a ritmo martellante, in alcuni casi si sono protratte per minuti e minuti, mentre per gli oppositori vengono mandate in onda mezze frasi, flash, le telecamere hanno gli occhi rivolti verso piazze o passanti.

Il politico nasce bugiardo, diventa mascalzone, quando entra in contatto con i propri simili, ne viene amplificata la potenzialita’.

In questi giorni stiamo assistendo ad un gioco al massacro, il piu’ grande partito deve fagocitare il piu’ piccolo, anche se sono alleati, questa e’ la politica che ha gia’ portato l’Italia allo sfascio.

Sarri: “Con la città ho un rapporto particolare. Il segreto? Ho una squadra che si diverte”

Sarri ai microfoni della stampa

La stagione di Sarri si chiude con un importante riconoscimento, il premio Bearzot. Il tecnico ha dichiarato: “Con la città ho un rapporto particolare ed i tifosi ci sono sempre stati vicini. Anche dopo dei pareggi, il pubblico ha accettato il risultato per il gioco espresso. Credo sia un sintomo di grande cultura e questo premio lo dedico proprio a loro, considerando che non ho potuto dedicargli un altro traguardo. Il segreto di questa squadra è che si diverte, è come allenatore degli uomini che dentro sono ancora bambini. Come si fa a coniugare spettacolo e vittoria? Non lo so perché non abbiamo vinto. Abbiamo fatto partite divertenti e penso che alla base ci si debba divertire in campo durante gli allenamenti e durante le partite e non sempre è semplice. Il livello del nostro calcio? Molto sottovalutato, siamo competitivi e diamo il massimo nelle grandi competizioni. A livello tattico non siamo inferiori a nessuno ed adesso ci sono tanti giovani di grande talento. In questa ultima di campionato tutte le squadre hanno lottato fino alla fine, è segno di una crescita sul piano della mentalità. Ringrazio la Società, la squadra ed i tifosi. Voglio condividere con tutti questo Premio e dedicarlo anche a De Laurentiis che ha avuto il coraggio di prendermi come guida tecnica del Napoli. Il mio ringraziamento è per questo splendido gruppo di calciatori che mi sta dando la sensazione di avere dentro di sè un entusiasmo straordinario. Io da bambino ero tifoso del Napoli, l’unico tifoso tra tanti amici fiorentini, e poter essere l’allenatore della mia squadra del cuore mi riempie di gioia.  Ringrazio anche tutti quelli che hanno voluto assegnarmi questo premio e spero che la prossima  possa essere ancor più ricca di soddisfazioni per tutti i tifosi azzurri con i quali c’è grande feeling e che continuano a seguire la squadra con una passione unica”.

Angela Merkel prepara il G20 guardando ai partner asiatici

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Intanto, dopo lo strappo con Trump, la Cancelliera tedesca Angela Merkel prepara il G20 guardando ai partner asiatici: il suo obiettivo è un’alleanza con India e Cina su clima e commercio.

Un’alleanza su clima e commercio India e Cina, le sponde di Merkel

Dopo lo strappo con Trump la cancelliera prepara il G20 guardando ai partner asiatici. E incontra il premier Modi

BERLINO – Ribaltando il titolo di un celebre editoriale scritto nel 2003 sul «Washington Post» dall’allora leader dell’opposizione tedesca Angela Merkel, che accusava il cancelliere Gerhard Schröder di schierarsi contro gli Usa sulla guerra in Iraq per motivi elettorali («Schroeder doesn’t speak for all Germans»), si potrebbe affermare che oggi «Merkel speaks for all Germans». Il giorno dopo il suo strappo contro Trump, motivato anche da ragioni elettorali – la cancelliera sa quanto impopolare sia l’inquilino della Casa Bianca in Germania e quanto popolare sia per lei presentarsi come un’àncora di stabilità in un mondo pieno di incertezze – tutti i partiti si sono associati alle sue parole. Il candidato cancelliere della Spd, Martin Schulz, si è affrettato a rincorrerla, spiegando che «la risposta migliore a Trump è un’Europa ancora più forte», mentre il ministro degli Esteri, Sigmar Gabriel, ha accusato Trump di indebolire l’Occidente.

La stessa cancelliera è tornata all’attacco contro Washington: «Chi oggi mette i paraocchi nazionali e non guarda al mondo che lo circonda finisce in disparte», ha notato, aggiungendo che per arrivare a uno «storico successo» sul clima «c’è ancora molta strada davanti a noi». Al tempo stesso Merkel ha ribadito, tramite il suo portavoce, la propria profonda fede transatlantica, ha chiarito che i rapporti con gli Usa restano «un solido pilastro della nostra politica estera e di sicurezza» e annunciato che la Germania «continuerà a lavorare per rafforzarli».

Alla vigilia del G20 di luglio ad Amburgo e del voto di settembre, Merkel lavora su più binari. Sa perfettamente che è impossibile rinunciare agli Stati Uniti, non solo dal punto di vista economico (in nessun altro Paese al mondo la Germania esporta tanto quanto negli Usa), ma anche della sicurezza: «Prendere il destino nelle proprie mani» equivale tra l’altro ad aumentare gli investimenti nella Difesa, un tema molto impopolare in Germania, tanto più alla vigilia delle elezioni. Contemporaneamente lavora con Emmanuel Macron a rafforzare l’Europa, convinta com’è, da tempo, che Berlino possa contare alla lunga sullo scacchiere internazionale solo all’interno di una Ue forte, ma anche più snella e rapida nelle decisioni. E al tempo stesso cerca alleati internazionali su cui poter puntare in vista del G20. E guarda soprattutto all’Asia.

L’occasione per preparare il terreno su due temi per lei centrali – commercio e clima – le offre un insolito giro di consultazioni: ieri sera la cancelliera ha visto a cena alla residenza dello Schloss Meseberg, vicino Berlino, il premier indiano Narendra Modi, col quale tornerà a sedersi oggi intorno a un tavolo per le tradizionali consultazioni governative tedesco-indiane. «L’India farà di tutto affinché il G20 abbia un esito positivo», «rientriamo tra le economie più aperte del mondo e vogliamo continuare a integrarci nelle reti economiche globali», ha annunciato Modi sull’«Handelsblatt». Domani e giovedì Merkel vedrà poi, sempre a Berlino, il premier cinese Li Keqiang.

Da settimane la Germania cerca la sponda di Pechino in funzione anti-Trump: non è passata inosservata la telefonata con cui a marzo la cancelliera – il giorno prima del suo incontro con Trump a Washington – e il presidente cinese Xi Jinping hanno chiarito di volersi impegnare a favore del libero commercio e dei mercati aperti. Non che i rapporti bilaterali siano idilliaci, come dimostrano le difficoltà per le aziende tedesche in Cina o i timori per lo shopping di aziende tedesche ad alto tasso di tecnologia co-finanziato da Pechino. Tuttavia la Cina – che nel 2016 ha scavalcato gli Usa come primo partner commerciale della Germania – può diventare un alleato chiave di Merkel nella lotta ai cambiamenti climatici.

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vivicentro/Angela Merkel prepara il G20 guardando ai partner asiatici
lastampa/Un’alleanza su clima e commercio India e Cina, le sponde di Merkel ALESSANDRO ALVIANI

Macron striglia Putin su Siria, Cecenia, Ucraina e ruolo media in Russia

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Il neo presidente francese Emmanuel Macron riceve il collega russo Vladimir Putin a Versailles. Nel corso del faccia a faccia il leader dell’Eliseo parla a nome dell’Europa, chiede collaborazione contro i crimini di Assad in  Siria e critica Mosca tanto sulla repressione dei gay in Cecenia che  sul ruolo dei media.

Macron tiene testa a Putin: “Vigileremo sui diritti umani”

A Versailles il neo presidente esalta il ruolo dell’Ue: lavoriamo insieme sulla Siria. Ma su repressione dei gay in Cecenia e media russi l’Eliseo è duro con Mosca

PARIGI – Un dialogo «fermo» e «senza concessioni» in nome della Francia e dell’Europa. Dopo il vertice Nato a Bruxelles e il G7 di Taormina, Emmanuel Macron supera la prova più difficile del suo esordio internazionale: l’incontro a Versailles con il presidente russo Vladimir Putin. Dopo anni di relazioni diplomatiche ridotte ai minimi per l’Ucraina e la Siria, il leader europeista segna una svolta nel modo di relazionarsi con il capo del Cremlino. Finiti i timori reverenziali o le parole pronunciate a mezza bocca dei predecessori. Macron aveva promesso una relazione più sincera e trasparente, così è stato.

Luogo e data dell’incontro non sono stati scelti a caso. Per sfatare le reciproche diffidenze, Macron ha accolto l’omologo russo con tutti gli onori. Una cerimonia in grande stile, con tappeto rosso, picchetto d’onore, ori tirati a lucido nella reggia dei Re di Francia. «Sono impressionato», ha commentato Putin, giunto intorno alle 14 a bordo di una Mercedes nera. Non poteva ambire a un quadro più solenne. Prima di ritirarsi per oltre tre ore – ben più del previsto – nei saloni del re Sole, i due si sono scambiati una cordiale stretta di mano dinanzi agli oltre 300 giornalisti accreditati. Carico di significato anche il contesto dell’incontro: l’inaugurazione di una mostra su Pietro il Grande, lo zar di Russia che esattamente tre secoli fa, nel 1717, avviò i rapporti diplomatici tra Mosca e Parigi.

«Fu il simbolo di quella Russia che volle aprirsi all’Europa», ha esordito Macron nella conferenza stampa finale al fianco di Putin, convocando la storia al servizio del presente. «L’importante è il dialogo – ha avvertito – da 300 anni, Francia e Russia non hanno mai interrotto la loro reciproca amicizia». Poi però, quando si è trattato di entrare nel merito dei dossier più spinosi, prima sulla Siria, poi Cecenia, Ucraina, quindi sulle ingerenze nelle recenti presidenziali francesi, il trentanovenne al suo primo vertice bilaterale con Putin non ha tentennato. «Qualsiasi uso di armi chimiche in Siria – ha avvertito – sarà oggetto di rappresaglia e di risposta immediata»: Macron ha riferito di aver «indicato in modo molto chiaro» all’ospite «questa nostra linea rossa», che non si deve oltrepassare. «Transizione e stabilità» sono poi gli altri obiettivi, condivisi da Putin, il quale si è concentrato sulla lotta al terrorismo parlando della Siria: «Per noi è la priorità». Il leader francese ha proposto di istituire un gruppo di lavoro, con esperti che possano andare a Mosca. «Noi riteniamo che non si debba lottare contro la minaccia terroristica distruggendo lo Stato siriano», ha aggiunto il russo.

È toccato poi alla Cecenia e ai diritti umani in Russia: il padrone di casa ha annunciato che Putin gli ha assicurato «misure» per ottenere la «verità completa» sui sospetti di repressione di omosessuali in Cecenia. Noi, ha aggiunto, «vigileremo» su questi temi, precisando di aver convenuto su una «verifica comune» che dia risultati «all’altezza delle attese della Francia». Quando una giornalista russa ha chiesto a Macron il perché delle difficoltà di alcuni suoi colleghi nel seguire la corsa all’Eliseo di primavera, con riferimento all’espulsione dal quartier generale di En Marche! degli «inviati» di Russia Today e Sputnik, Macron ha replicato secco: «Quando degli organi di stampa diffondono controverità infamanti, non si tratta più di giornalisti, ma di organi di propaganda». Da parte loro, c’è stata «un’ingerenza grave». Sul tema Putin si è mostrato sulla difensiva. «Non abbiamo mai tentato di influenzare il risultato del voto francese». Quanto alla visita di Marine Le Pen a Mosca prima del voto: «Non vedo come avrei potuto rifiutare di riceverla».

Sul capitolo ucraino e le sanzioni a Mosca, i due hanno convenuto sulla necessità di un nuovo vertice «al più presto» con Berlino e Kiev. In serata, Putin ha visitato la nuova cattedrale ortodossa fatta costruire da Mosca nei pressi della Torre Eiffel.

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lastampa/Macron tiene testa a Putin: “Vigileremo sui diritti umani” PAOLO LEVI

Kiss Kiss – Slittato l’incontro con l’Arsenal per Szczesny, il Napoli vuole trattenere anche Strinic

In casa Napoli si continua a lavorare sul fronte rinnovi. Oltre a Ghoulam, anche Ivan Strinic potrebbe continuare la sua avventura in azzurro. Nel corso della cena a Villa d’Angelo, De Laurentiis avrebbe espresso il suo gradimento per la permanenza del laterale croato. Sul mercato in entrata si continua a lavorare per Szczesny. L’incontro con l’Arsenal, proprietario del cartellino del portiere polacco, è però slittato a dopo la finale di Champions League. Lo rivela la redazione di Radio Kiss Kiss Napoli.

Koulibaly, l’agente: “L’intenzione è quella di restare, dipenderà dalla società. Juve? Non ci andrebbe mai”

Bruno Satin, agente di Kalidou Koulibaly e socio del procuratore di Patrik Schick, è intervenuto ai microfoni di Radio Kiss Kiss Napoli. Ecco quanto evidenziato:

“Il Napoli è finalmente riconosciuta tra le squadre col più bel calcio d’Europa. Futuro Kalidou? Ha un contratto col Napoli e ha intenzione di rispettarlo, poi sarà il presidente a decidere se valutare eventuali offerte. Credo che l’intenzione del club sia quella di trattenere tutti. Il ragazzo apprezza l’ambiente e i compagni, ovviamente le dinamiche del calcio sono imprevedibili. Il Napoli ha già comprato Tonelli e Maksimovic nel caso in cui partisse qualcuno in difesa.
La Juventus è ancora superiore a livello di struttura societaria, ma sul piano del gioco gli azzurri sono da scudetto. La Juve non mi ha mai chiesto Koulibaly, non c’è nessun rischio perché il calciatore non vestirebbe mai la maglia bianconera.
Schick? Ha alcune offerte importanti e sta valutando. Il Napoli ha chiesto informazioni, ma ora sarà il calciatore a decidere”.

A cura di Antonino Gargiulo

Quagliarella: “Sono sempre a casa a Napoli. La stagione degli azzurri è da 10 e lode”

Fabio Quagliarella, presente al San Paolo per la Partita del Sole, ha rilasciato alcune dichiarazioni ai microfoni di Radio Kiss Kiss Napoli:

“Sono contento di essere qui, non potevo rifiutare questo invito. Sono sempre a casa a Napoli, è stato molto bello lo striscione che mi hanno dedicato i tifosi. Vedere quello striscione è stato come indossare di nuovo la maglia azzurra, tornando indietro nel tempo. Il Napoli merita un 10 e lode in stagione, vederlo giocare. Giocarci contro si rischiano brutte figure. Stanno facendo una grande crescita. Insigne? L’avevo invitato ad evitare certi atteggiamenti dopo il gol, siamo dei campioni e dobbiamo essere degli esempi”.

Crc – Munir nome nuovo per l’attacco azzurro, sarebbe l’alternativa a Callejon

A Radio Crc, nel corso di ‘Si Gonfia la Rete’, è intervenuto il direttore Raffaele Auriemma rilasciando alcune dichiarazioni:

“Oltre a Berenguer, profilo molto interessante, spunta un nuovo nome come vice Callejon. Pare che il Napoli stia seguendo Munir, il canterano del Barcellona prestato questa stagione al Valencia”.

Sky – Incontro De Laurentiis-Sarri: sul piatto adeguamento del contratto ed eliminazione della clausola

Giornata importante per il futuro di Maurizio Sarri al Napoli. L’allenatore toscano, a Roma per ritirare il premio Bearzot, incontrerà negli uffici della Filmauro il presidente Aurelio De Laurentiis. Si parlerà probabilmente della situazione contrattuale di Sarri: si va verso un aumento importante dell’ingaggio e, dal 2018, anche la clausola da 8 milioni potrebbe essere tolta dal contratto. Adeguamenti che tingono sempre più d’azzurro il futuro di Maurizio Sarri. Lo riferisce Gianluca Di Marzio, giornalista di Sky ed esperto di calciomercato, tramite il proprio sito ufficiale.

Da gianlucadimarzio.com

Lombardia: Maroni indice referendum autonomia (Debora VELLA)

Il presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni ha firmato il decreto di indizione del referendum consultivo per l’autonomia. Si voterà il 22 ottobre con voto elettronico e per lo stesso giorno è stato annunciato un analogo referendum in Veneto. Si voterà dalle ore 7 alle 23.

La cerimonia per la firma si è tenuta a Cremona, nella sede della Provincia, in occasione della festa della Lombardia, che cade nel giorno della battaglia di Legnano del 1176.

L’ELECTION DAY

L’Election day, secondo il governatore lombardo, “farebbe risparmiare ai lombardi molte risorse. Se a Roma  decidono di anticipare le consultazioni per il rinnovo del Parlamento, visto che nel 2013 si è votato regionali e politiche insieme, non vedo perché non farlo nuovamente”. Aggiungendo che “per tanti motivi votare in tempi brevi, per tante cose sarebbe un bene”. Nel senso che “avere già a ottobre un mandato di governo in Lombardia di cinque anni e non di cinque mesi è utile”.

REFERENDUM ANCHE IN VENETO

Lo stesso 22 ottobre è stato annunciato dal governatore Luca Zaia un analogo referendum sull’autonomia in Veneto. Immediata la reazione del Pd, che è il principale partito dell’opposizione di centrosinistra in Lombardia, che finora ha annunciato l’intenzione di scegliere il candidato che sfiderà Maroni attraverso primarie di coalizione da tenersi entro settembre.

CHE COSA SUCCEDE SE VINCE IL Sì

Per il referendum, previsto dalla riforma del Titolo V della Costituzione, non c’è nessun quorum. Secondo l’articolo 116 della Costituzione, infatti, dopo il voto referendario bisognerà intavolare un negoziato col governo: se questo andrà a buon fine, occorrerà portare in Parlamento una proposta di legge che dovrà essere approvata dalle Camere a maggioranza assoluta dei componenti, sulla base di un accordo fra lo Stato e la Regione interessata.

LE REAZIONI DEL MONDO POLITICO

Il ministro delle Politiche agricole e vice segretario nazionale del Pd, Maurizio Martina, etichetta l’iniziativa come la “solita propaganda elettorale di Maroni”. Aggiunge che “se la Lombardia avesse voluto fare un lavoro serio per il federalismo lo avrebbe fatto senza spendere 50 milioni e senza perdere tempo. Non lo ha fatto e guarda caso lo scopre adesso, a qualche mese dal voto”.

Debora VELLA

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Per gli italiani ”i mali del mondo” fanno capo all’imprenditoria

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Nel suo commento pubblicato su La Stampa di oggi, Pietro Paganini racconta “i sentimenti anti-imprese degli italiani”, un meccanismo “paradossale” che farebbe ricadere “i mali del mondo sul settore dell’imprenditoria”.

I sentimenti anti-imprese degli italiani

C’è davvero un sentimento anti industriale in Italia? La conferma arriva da più parti oltre che dalle stesse imprese che denunciano il trattamento non amichevole riservato loro dai media. La sensazione c’è, e la conferma uno studio dell’Osservatorio di Pavia. Che i media tradizionali, soprattutto le tv, accusino le imprese dei mali del mondo, dalla deforestazione all’obesità, è paradossale.

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I media infatti, che sono anch’essi un’industria, vivono degli introiti pubblicitari forniti da quelle stesse aziende che poi accusano senza possibilità di replica. Perché? Dovrebbe interessarci capire da dove viene questa propensione, per poi invertirne la rotta. Nasce sostanzialmente da tre filoni. 1) Gli italiani soffrono del successo altrui. Quello che gli altri hanno e ottengono è fonte di sospetto. Sono gli stessi italiani a fomentare quel sospetto con atteggiamenti – si veda la cronaca – che dimostrano una propensione a infrangere le regole per arrivare prima al risultato. Questo atteggiamento ha origine in una sorta di sudditanza collettiva, prima ai vari regnanti, e ancor oggi allo Stato dirigista. L’idea di Stato Liberale da noi non si è mai davvero radicata, a differenza del mondo anglosassone.

La conseguenza è che il cittadino non è responsabile delle regole della convivenza, e quindi protagonista delle libertà soggettive e oggettive. Egli è vittima delle regole che tende quindi a infrangere. Da qui la necessità di riunirsi in corporazioni per sopravvivere allo Stato con la conseguente ostilità verso l’individuo che intraprende, e quindi le imprese. 2) Questi comportamenti coinvolgono anche chi dovrebbe produrre informazione, cioè il sistema dei media, giornalisti compresi. Come ho già avuto modo di scrivere recentemente, molti giornalisti contemporanei sono più inclini a commentare che a raccontare dopo aver confutato. Come il resto dei concittadini sono ostili al metodo scientifico. L’ansia da audience poi, li guida erroneamente ad incitare l’inclinazione dei cittadini di cui sopra. Dovrebbero invece educarli al conflitto plurale tra idee, seguendo il metodo sperimentale. Soprattutto i media che vivono di finanziamenti pubblici. 3) Paradossalmente anche le imprese sono responsabili di questa situazione di cui si lamentano – fanno harakiri. D’altronde sono sempre uomini a governarle. Molte di queste infatti, convinte di preservare le proprie finalità commerciali, cedono la propria visione e le strategie alle urla di quei consumatori che ne contestano l’operato. Il modo con cui molte imprese interpretano la responsabilità sociale ne è una dimostrazione. Oppure rincorrono a poco dignitosi accordi di bottega con gruppi di consumatori o addirittura con qualche media, che dovrebbero aiutarli a migliorarne la reputazione. Gli esiti sono pessimi.

Se queste sono le tendenze, quali possono essere i rimedi? Quanto alla terza tendenza, per fortuna ci sono ancora imprese coerenti e con la schiena dritta, che quotidianamente sfornano prodotti e processi innovativi e che difendono il proprio operato nel libero mercato anche internazionale. Per affrontare gli altri due filoni, è urgente un aperto impegno culturale in campo civile. Con chiarezza e fermezza occorre dire che la metodologia individuale del cittadino – vale a dire la sua libertà e non la sua furbizia egoistica – è il motore della convivenza attraverso il conoscere, il darsi regole sul come interagire e il prendere iniziative d’ogni genere. Dopodiché il conflitto secondo le regole tra le innumerevoli proposte dei cittadini, porterà ad operare delle scelte in base ai rispettivi risultati. Senza questa disponibilità ad ingegnarsi e a confrontarsi nei fatti, è impensabile fronteggiare i ritmi della globalizzazione. Altrimenti, condanneremmo il Paese a vedere erose le proprie condizioni socioeconomiche e dei diritti civili. Naturalmente, un simile impegno culturale in campo civile sarà arduo se l’informazione non sarà disponibile a raccontare idee e fatti per come si presentano smettendo di fare la portavoce del conformismo.

@pietropaganini

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lastampa/I sentimenti anti-imprese degli italiani PIETRO PAGANINI

Mario Draghi conferma i segnali di ripresa dell’economia

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Parlando al Parlamento europeo, Mario Draghi conferma i segnali di ripresa dell’economia ma sottolinea l’esigenza da parte della Bce “di continuare a sostenere le politiche monetarie”.

Bce a sostegno dell’Europa: “Migliorano le prospettive, ma gli stimoli continueranno”

Draghi: aiuteremo le banche con i tassi bassi

BRUXELLES – La Bce continuerà a sostenere l’economia dell’Eurozona. Nonostante le cosa vadano meglio, «è molto presto per farci dire che cambieremo la linea di politica accomodante» tenuta finora, scandisce il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi. Da una parte, spiega in Parlamento europeo, le prospettive economiche dell’area dell’euro stanno migliorando e i rischi di crescita al ribasso stanno diminuendo, ma dall’altra parte mancano le riforme strutturali, che Draghi torna a chiedere, e il livello d’inflazione rimane volatile. C’è dunque «ancora bisogno» delle azioni di Francoforte, e così sarà finché almeno finché il livello del costo della vita non sarà ritenuto sostenibile.

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Draghi garantisce in questo modo un basso livello dei tasso di interesse sui depositi, quanto cioè le banche pagano per depositare i loro fondi a Francoforte, e sul tasso per le operazioni di rifinanziamento, vale a dire il costo al quale le stesse banche possono ottenere credito dalla banca centrale europea. Non solo. Si continua con il Quantitative Easing (Qe), il programma di acquisto di titoli di Stato lanciato dalla Bce per immettere liquidità nel settore finanziario e stimolare crediti ed economia. Non si esclude che lo stesso Qe possa essere esteso anche alla Grecia, Paese sotto programma di assistenza, ma «servirà un accordo tra le parti».

Quello che però serve nell’immediato è un rilancio in grande stile delle ambizioni comuni, che a Francoforte si fa fatica a vedere. Draghi le definisce «azioni strutturali a livello nazionale ed europeo», e altro non sono che le riforme che da sempre pretende dagli Stati. La politica monetaria della Bce non basta, servono misure «di accompagnamento» dei governi per dare credibilità ad Eurolandia e all’operato della Bance centrale europea. Non un messaggio nuovo. Parallelamente, occorre andare avanti con l’unione monetaria, e questo per almeno due ragioni: perché l’euro «è irreversibile», e perché la fragilità dei Paesi con la moneta unica «deriva dal mancato completamento» del progetto.

L’Eurozona è vittima delle sue paure e prigioniera delle proprie diffidenze. Gli Stati non si fidano gli uni degli altri. Draghi lo mette in evidenza quando spiega perché a oggi non c’è una capacità di bilancio dell’area euro, che pure servirebbe in nome di quel completamento dell’unione monetaria richiamato dal numero uno dell’Eurotower. Per averla servono due cose, «la fiducia e la convergenza». I Paesi appaiono al contrario ancora troppo distanti. Ed è anche in ragione di ciò che il presidente della Banca centrale europea giustifica il mantenimento delle politiche di sostegno volute finora.

Attenzione, però. Il ruolo ricoperto dalla Bce e l’intenzione di continuare a svolgerlo non deve indurre ad abbassare la guardia, perché prima o poi il sostegno dell’istituzione Ue finirà. Finirà in particolare l’effetto del Quantitative Easing, e allora «i Paesi ad alto debito e bassa crescita» dovranno fronteggiare un aumento dei tassi di interesse e disporre degli strumenti adeguati per farvi fronte, garantendo politiche di bilancio sane e favorevoli alla crescita. Un monito all’Italia, sia pure non citata direttamente, ma che risponde all’identikit tracciato ai parlamentari europei. È un nuovo appello di Draghi per le riforme strutturali e un pro-memoria a quanti finora hanno vissuto della rendita delle politiche accomodanti della Bce.

Mettersi all’opera e farsi trovare pronti deve essere il motto dell’area euro, a giudicare dalle parole del presidente della Banca centrale europea. Sullo sfondo c’è la Brexit, ragione in più per non restare a guardare. Draghi ammette che si temono contraccolpi e che internamente alla Bce si lavora a tutti gli scenari, ma fondamentale sarà la capacità delle banche di essere preparate a tutto. La politica della Bce resterà in vigore per concedere il tempo di organizzarsi, nell’auspicio che si mettano in sicurezza gli istituti di credito e si rimetta mano all’architettura dell’unione monetaria. Vanno eliminati i crediti deteriorati, vero e proprio «fardello» per il sistema bancario europeo. E poi, «non bisogna avere paura di cambiare i trattati». Draghi detta la linea, ancora una volta.

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lastampa/Bce a sostegno dell’Europa: “Migliorano le prospettive, ma gli stimoli continueranno” EMANUELE BONINI

L’ipotesi di una Finanziaria ”a rate”

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Per sistemare i conti e rassicurare i mercati in vista di un eventuale voto anticipato, il governo sta pensando a una Finanziaria “a rate”. Lo schema prevede un decreto legge da concordare con Bruxelles e far approvare nella seconda metà di giugno anticipando parte della manovra autunnale.

Una Finanziaria anticipata a rate

Per rassicurare i mercati nel Pd si ipotizzano più decreti estivi. In alternativa possibile lo slittamento a marzo delle clausole Iva

ROMA – È stata ostile l’accoglienza dei mercati alle voci sempre più concrete di elezioni anticipate in autunno, uno scenario che rischia di lasciare l’Italia senza esecutivo e governo della finanza pubblica in settimane cruciali per gli adempimenti comunitari. Certo, il lunedì nero di Piazza Affari (-2%) non autorizza di per sé ad immaginare un’escalation speculativa: il fatto che si parli di voto senza certezze sulla nuova legge elettorale non aiuta; inoltre ancora per qualche mese possiamo contare sull’ombrello protettivo della Banca centrale europea. Agli occhi degli investitori, quelli che continuano a comprare il terzo debito pubblico del mondo, resta però inevasa una domanda delicata. Se la data più accreditata per le urne è il 24 settembre, chi approverà la legge di Bilancio per il 2018, la cui bozza è attesa a Bruxelles entro il 15 ottobre? Ci sarà una maggioranza in grado di farlo entro Natale?

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Il Quirinale conosce e monitora la questione da tempo. Per Sergio Mattarella ciò che conta in questo momento è mettere in sicurezza la legge elettorale, e in nome di questo non vuole esporsi pubblicamente: l’imperativo categorico è avere una legge che non sia appellabile come l’attuale davanti ad un qualsiasi Tar. Visto dal Colle, un intervento in questa fase rischierebbe di condizionare il processo riformatore. Il problema però resta, e in queste ore turba anche il sonno di Pier Carlo Padoan.

La legge parla chiaro: il primo atto della sessione di bilancio dovrebbe essere il 27 settembre con l’approvazione della nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza. Un voto che a norma di Costituzione deve avvenire a maggioranza assoluta dei deputati. Qui si apre il primo problema: può essere il Parlamento sciolto ad approvarla a elezioni avvenute? E chi si farebbe carico dell’invio della bozza di manovra all’Europa il 15 ottobre? E infine: che ne sarebbe di quella bozza se dalle elezioni uscisse una maggioranza del tutto diversa da quella che ha approvato la bozza? Sarebbe possibile ricominciare da capo?

Nei palazzi fioriscono svariate ipotesi. Quella più quotata è di una Finanziaria «a rate». Uno scenario in parte sperimentato nel passato, ma con tratti di forte originalità. Lo schema che accarezza il Pd prevede un decreto legge da concordare con Bruxelles e da far approvare al governo Gentiloni nella seconda metà di giugno, anticipando parte della manovra autunnale. Lo strumento del decreto, lo stesso adottato da Berlusconi nel 2008 e da Monti nel 2012 per analoghi provvedimenti, consentirebbe di sfuggire all’obbligo di maggioranza assoluta degli aventi diritto. Secondo i calcoli che si fanno in casa Pd, alla Camera si potrebbe raggiungere la maggioranza qualificata senza patemi, mentre al Senato il decreto passerebbe solo a maggioranza semplice con l’uscita dall’aula di alcuni senatori delle opposizioni. Quanto alla nota di aggiornamento al Def e alla bozza della legge di Stabilità, se ne occuperebbe il nuovo governo. L’altro schema in campo prevede di spostare in avanti la scadenza delle «clausole di salvaguardia». Agli occhi dei mercati oggi sono una specie di polizza assicurativa: qualunque cosa accada, il primo gennaio lo Stato incasserebbe 15 miliardi in più con l’aumento dell’Iva. Ma se quella scadenza fosse spostata in avanti – ad esempio in marzo – si lascerebbe il tempo al nuovo Parlamento di approvare la manovra in esercizio provvisorio e di cancellare le clausole prima di far scattare la tagliola. Insomma le soluzioni non mancano, ma spiegano anche la ragione per la quale in sessant’anni di storia repubblicana non si sia ancora votato in autunno.

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lastampa/Una Finanziaria anticipata a rate ALESSANDRO BARBERA, FABIO MARTINI

Roma, il club ufficializza l’addio di Spalletti con un comunicato. Oggi alle 13 la conferenza di addio

NOTIZIE AS ROMA – Il cerchio si è chiuso e da domani Luciano Spalletti non sarà più l’allenatore della Roma. Dopo voci incessanti rincorsesi per mesi, arriva l’ufficialità della notizia direttamente dal sito ufficiale del club che ha fianlmente chiarito la questione con questa nota:

L’AS Roma comunica la fine del rapporto di lavoro tra il Club e l’allenatore Luciano Spalletti. La Società è attualmente impegnata nella nomina del nuovo tecnico.
Vogliamo porgere i nostri più sentiti ringraziamenti a Luciano Spalletti per il grande lavoro svolto e per l’importante contributo dato al club sin dal suo ritorno“, afferma il presidente dell’AS Roma Jim Pallotta. “Sotto la sua guida in questa stagione, la squadra ha conquistato il maggior numero di punti e segnato più reti nella storia del club giallorosso. Auguriamo a Luciano il meglio per il futuro“.
Il Club intende continuare il suo percorso di crescita e il nuovo allenatore condividerà i valori e la filosofia della Società, contribuendo allo sviluppo dell’AS Roma”.

(asroma.com)

Alle ore 13 di oggi nella sala stampa del Fulvio Bernardini di Trigoria, che si preannuncia gremita, andrà in scena l’ultimo atto: la conferenza stampa di addio

Al via i casting per il vice-Callejon: Berenguer e Verdi i primi nomi

Al via i casting per il vice-Callejon: Berenguer e Verdi i primi nomi

L’estate è alle porte: il Napoli è alla ricerca di attaccante esterno che possa sostituire Callejon la prossima stagione in vista dei numerosi impegni. Secondo il Corriere dello Sport, gli azzurri avrebbero bloccato il centrocampista spagnolo del Osasuna Berenguer. Il Napoli, tuttavia, non sarebbe fermo qui: il club di ADL sarebbe anche interessato al bolognese Verdi. Piacciono anche Ounas del Bordeaux e Rashica del Vitesse.

Incontro ADL-Sarri, oggi a Roma per discutere del rinnovo e adeguamento del contratto

Incontro ADL-Sarri, oggi a Roma per discutere del rinnovo e adeguamento del contratto

La Gazzetta dello Sport, oggi in edicola, apre l’edizione scrivendo dell’incontro tra ADL e Sarri che si svolgerà quest’oggi a Roma:  “Argomento centrale, però, sarà il contratto di Sarri che si aspetta un riconoscimento economico per i risultati raggiunti e che vorrebbe comunque mantenere invariata la clausola, da otto milioni, che gli permetterebbe di liberarsi il prossimo anno. De Laurentis dal canto suo sembra disposto ad aumentare l’ingaggio del suo allenatore, magari portandolo anche sopra i 2 milioni di euro (attualmente Sarri guadagna 1,4) ma togliendo la clausola”.