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Imprese: accordo Unimpresa e Confintesa sulle relazioni sindacali

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Un patto  Unimpresa e Confintesa per il futuro dei lavoratori e delle micro, piccole e medie imprese.

Grazie al potenziamento di relazioni industriali condivise e partecipate, con un nuovo sistema bilaterale nazionale e territoriale confederale delle pmi. Affrontare i temi rinviati dalla contrattazione nazionale e decentrata oltre che dalle leggi in vigore. Erogare servizi e prestazioni certe, esigibili e qualitative per i lavoratori e le aziende del mondo delle micro, piccole e medie imprese. Questi gli obiettivi principali dell’accordo interconfederale presentato oggi a Castellammare di Stabia (in provincia di Napoli) presso la sala Convegno di Unimpresa (Unione nazionale di imprese) e Confintesa (Confederazione Intesa per l’Autonomia sindacale). L’accordo è stato firmato dal presidente di Unimpresa, Giovanna Ferrara, e dal segretario generale di Confintesa, Francesco Prudenzano.

L’intesa siglata da Unimpresa e Confintesa prevede, tra altro, la creazione di una commissione paritetica per definire regole condivise sul meccanismo delle relazioni industriali e contrattuali e del sistema bilaterale (nazionale e territoriale) delle micro, piccole e medie imprese oltre che per definire le modalità di erogazione di prestazioni e servizi alle aziende associate e ai lavoratori.

È stato costituito un ente bilaterale nazionale (Ebinforma) per la predisposizione dei contratti tipo delle micro, piccole e medie imprese nei settori tra cui artigianato, agricoltura, commercio, industria, turismo, servizi, pesca, nautica, costruzione, trasporti. È stato pure costituito un ente bilaterale nazionale (EbinWelfare) per il settore socio sanitario assistenziale educativo con la sottoscrizione dei relativi contratti collettivi nazionali di lavoro (Ccnl).

L’accordo include la nascita di un Osservatorio nazionale sullo stato delle micro piccole e medie imprese, sul mercato del lavoro e della formazione professionale e sul welfare aziendale composto da esperti in materia, da economisti e universitari. Nella stessa occasione sono sono stati firmati vari  protocolli: anzitutto sulla sicurezza nel lavoro così come previsto dal decreto legislativo 81 del 2008, e sull’apprendistato, così come previsto dal decreto legislativo 81 del 2005 (articoli 43 e 45). Altri protocolli, poi, sono stati sottoscritti per la costituzione delle rappresentanze sindacali unitarie (Rsu), sulla riforma degli assetti contrattuali, per la disciplina del lavoro temporaneo, per la disciplina dei minimi contrattuali, per l’erogazione dei premi di produttività.

L’accordo generale si incardina nel contratto collettivo nazionale di lavoro, al quale resta affidata la definizione del quadro dei trattamenti sia economici minimi e che normativi di tutti i lavoratori. Verranno definite regole condivise volte a favorire lo sviluppo e la diffusione della contrattazione collettiva di secondo livello. Obiettivo è favorire l’occupabilità e la valorizzazione delle risorse umane, gestire gli elementi di flessibilità contrattuale, prevenire e gestire momenti di crisi, sostenere nuovi investimenti economici ed avvio di attività, favorire forme di partecipazione dei lavoratori, incentivare il conseguimento di obbiettivi concordati di produttività, redditività, qualità, efficienza e definire intese, impegnative per le parti, in ogni materia secondo le previsioni dal contratto collettivo o dalla legge. Verrà valorizzata la contrattazione individuale garantendo le opportune procedure di tutela e di assistenza del lavoratore.

“La crisi e la profonda recessione hanno segnato l’economia italiana e abbiamo bisogno di strumenti nuovi per dare futuro al nostro Paese. Quello di oggi è un accordo importante, col quale vogliamo dare il giusto peso e riconoscimento al mondo delle micro, piccole e medie imprese e ai suoi lavoratori. Ma vogliamo soprattutto dare futuro ai lavoratori e alle aziende che ancora credono nella crescita dell’economia italiana. L’obiettivo è agevolare la competitività, la produttività, delle imprese, l’occupazione e la valorizzazione delle risorse umane. Il patto firmato con Confintesa prende le mosse dalla consapevolezza che le nuove sfide sollecitano una visione comune e una convergenza di interessi tra imprese e lavoratori “commenta il presidente di Unimpresa,  Giovanna Ferrara.

“E’ fondamentale che i lavoratori siano coinvolti nelle scelte strategiche dell’azienda, anche per evitare conduzioni manageriali non condivisibili o allegre che trovano soluzione comode con la cassa integrazione, con il licenziamento, con la sottrazione di grandi capitali, con l’indebitamento dei piccoli risparmiatori, con lo spostamento della produzione dove la manodopera costa poco, i regimi sono amici e il sindacato inesistente. A nostro avviso, il profitto non può né deve essere il solo elemento correlato al capitale ma tutto deve tendere a un nuovo e radicale processo di umanizzazione dell’economia.Per questi motivi abbiamo intrapreso un dialogo comune con Unimpresa, confidando di poter stabilire dei precedenti utili e emulabili da altre parti del tessuto imprenditoriale e del mondo del lavoro“ commenta il segretario generale di Confintesa, Francesco Prudenzano.

 

Cavani torna a Napoli: grande entusiasmo dei tifosi per il Matador

Entusiasmo sul lungomare di Napoli per il ritorno in città di Edinson Cavani. L’attaccante uruguayano è stato accolto da decine di tifosi che gli chiedevano selfie e lo chiamavano dimostrandogli un affetto mai sopito. Cavani è a Napoli per ricevere un premio nell’ambito di Football Leader, manifestazione organizzata in collaborazione con l’Assoallenatori. L’attaccante del Psg ha recentemente aperto a un suo possibile ritorno in azzurro in futuro, prima della fine della carriera.

A cura di Antonino Gargiulo

Parigi, sparatoria nei pressi di Notre Dame: polizia ferma aggressore

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Sparatoria nei pressi di Notre Dame di Parigi. Secondo la Bbc, la polizia sta facendo evacuare l’area.

La polizia parigina è intervenuta a seguito di un allarme lanciato dopo che sono stati avvertiti degli spari presso la cattedrale di Notre Dame. Il quartiere è stato isolato. Si tratterebbe, secondo le prime informazioni, di una persona che ha aggredito un agente a colpi di martello sul sagrato della cattedrale parigina.

Un altro agente è intervenuto aprendo il fuoco. L’aggressore è stato neutralizzato, ma al momento si ignorano le sue condizioni. Le autorità hanno dispiegato la Brigata di ricerca e intervento, Bri, per cercare eventuali complici. Il quartiere è stato completamente isolato.

redazione/news da agenzie

vivicentro.it/cronaca

La coppia Sorrentino-Servillo presto sul set di Loro, film su Berlusconi

Si intitola Loro il nuovo attesissimo film del premio Oscar Paolo Sorrentino incentrato sulla controversa figura di Silvio Berlusconi.

IL NUOVO PROGETTO

Il regista napoletano inizierà questa estate le riprese del film interpretato dall’attore feticcio Toni Servillo, già nei panni di un’altra figura assai enigmatica, Giulio Andreotti.

Il nuovo progetto, prodotto da Indigo Film, è stato acquisito da Focus Features e verrà distribuito da Universal Pictures Italy per il mercato italiano.

IL TEMA DEL POTERE

Dopo lo straordinario successo di The Young Pope su Sky sul potere della Chiesa, Sorrentino si cimenta nel racconto di un altro tipo di potere, quello politico e mediatico dell’ex premier Silvio Berlusconi.

Già con Il Divo, Sorrentino si era sporcato le mani trattando della politica, quella vera.  Ne era nato un grottesco ritratto di una figura che, nel bene e nel male, ha rappresentato la storia della politica italiana. Giulio Andreotti, interpretato da un Toni Servillo lontano anni luce dalla mera imitazione del personaggio, nelle mani del regista napoletano è un uomo aduso al potere e profondamente consapevole delle proprie contraddizioni.

IL FASCINO DELLE SERIE TV

Anche il premio Oscar ha ceduto alle lusinghe della serie tv ( fino a qualche anno considerate prodotti di serie b) diventate ormai piccoli gioielli di narrazione. The Young Pope ha il volto del bellissimo Jude Law nei panni di Papa Pio XIII, un uomo bello come un divo ma nemico dell’apparire e un papa che confessa di non credere in Dio.

La serie tv, al contrario del film, permette di dilatare la narrazione nel suo svolgersi, fatta di attese e osservazione. La propensione per i racconti lunghi, infatti, è un marchio di fabbrica del regista napoletano: La Grande Bellezza dura ben due ore e mezza, senza i director’s cut.

Il cinema sta vivendo una crisi senza precedenti – soprattutto in Italia – e la televisione ne sta approfittando attraverso un prodotto in grado di contagiare spettatori di ogni fascia d’età.

 

 

 

Kiss Kiss – Chiriches a un passo dal Galatasaray: il Napoli vuole portare a termine la trattativa

Vlad Chiriches a un passo dal Galatasaray. Già nei giorni scorsi i media turchi davano l’operazione come fatta, conferme arrivano anche dalla redazione di Radio Kiss Kiss Napoli. Il futuro del centrale rumeno sembra essere sempre più lontano da Napoli. Il Napoli è intenzionato a portare a termine la trattativa, Chiriches potrebbe dunque essere la prima cessione in casa Napoli.

Hamsik, l’agente: “No alla Juventus? Marek privilegia il Napoli anche ad un Pallone d’oro”

A Radio Crc, nel corso di ‘Si Gonfia la Rete’, è intervenuto Juraj Venglos, agente di Marek Hamsik. Ecco quanto evidenziato:

“Non c’è bisogno di comprare grandissimi calciatori per migliorare questo Napoli. Già quest’anno gli azzurri hanno lottato con la Juventus per lo scudetto. Per fare meglio, bisognerà non perdere punti contro chi è dietro. La differenza l’anno prossimo bisognerà farla contro le piccole. Il no di Hamsik alla Juve? Marek è sempre voluto stare al Napoli. Di queste cose se ne occupano i club, ma non è un segreto l’interesse della Juventus e di altri club per Hamsik che però, ha sempre voluto il Napoli. Marek è a Napoli da 10 anni e privilegia la sua squadra anche ad un pallone d’oro. L’anno prossimo può raggiungere e superare Maradona e sarebbe già un grande traguardo. Sto già pensando ad una celebrazione particolare, non vi anticipo nulla, ma coinvolgerà un po’ tutti.

Nelle ultime partite è vero che ha accusato un problema muscolare, ma sta seguendo un programma specifico in Nazionale per essere al top all’ inizio della prossima stagione. Preliminari di Champions? Sono sicuro che stavolta il Napoli passerà il turno”.

Osasuna, il presidente: “Berenguer al Napoli? Il ragazzo piace ma non è arrivata alcun offerta”

Luis Sabalza, presidente dell’ Osasuna, è intervenuto ai microfoni di Radio Crc nel corso di ‘Si Gonfia la Rete’. Ecco quanto evidenziato:

“Non sappiamo ancora se il giocatore andrà via, il Napoli con noi non si è ancora fatto sentire. L’ Athletic Bilbao si è fatto sentire con un’offerta che non abbiamo accettato. si aggirava intorno alla metà del valore della clausola rescissoria. Sappiamo che però al Napoli piace, se dovesse arrivare un’offerta la analizzeremo con affetto. Di sicuro dovrebbe essere superiore rispetto a quella dell ‘Athletic. Non abbiamo stabilito nessuna deadline per il trasferimento. Per noi vendere il calciatore non è una priorità, anzi da tifoso spero che resti.

Quali sono le caratteristiche di Berenguer? E’ un giocatore che ha grandi qualità. E’ molto coraggioso, crea superiorità e punta sempre la porta avversaria. Non è ancora esploso, ma sono convinto che lo farà a breve.
Per cederlo vorremmo che venisse rispettata la clausola, ma aspettiamo di ricevere l’offerta ufficiale e risponderemo di conseguenza. Se la cifra proposta sarebbe vicina non ci dispiacerebbe”.

Kiss Kiss – Ottimismo per il rinnovo di Reina: possibile nuovo incontro tra ADL e l’agente

A Radio Kiss Kiss Napoli, nel corso di ‘Radio Gol’, è intervenuto il direttore Valter De Maggio rilasciando alcune dichiarazioni:

“Sarri vuole che Pepe Reina rimanga a Napoli, anche da parte del portiere c’è la volontà di restare in azzurro. Possibile trovare un compromesso tra le parti, magari un prolungamento di un anno. Potrebbe esserci a breve un nuovo incontro con Quilon, agente dello spagnolo”.

Auto storiche a Nerviano: Ruote Quadre

Si è tenuto a Nerviano il 2 giugno scorso il raduno di auto storiche del neonato gruppo ‘Ruote Quadre Nerviano’.

Ruote Quadre a Nerviano
Ruote Quadre a Nerviano

 

I complimenti più sinceri vanno espressi ad Andrea Gagliardi, Enzo Accietto e Andrea Re, fondatori del gruppo ‘Ruote Quadre Nerviano’ per il loro primo raduno di auto storiche organizzato nella splendida cornice di Nerviano.

Oltre 60 automobili, immatricolate rigorosamente prima del 1988, sono arrivate da tutta la Lombardia, e anche dalla Svizzera, nella cittadina che le ha accolte in maniera calorosa e affettuosa.

Dopo il giro turistico e panoramico per le principali vie del centro di Nerviano, tra l’entusiasmo di tutti i cittadini che hanno molto apprezzato il serpentone colorato formato dai gloriosi mezzi, le auto hanno raggiunto in corteo la torre civica, resa accessibile e visitabile per l’occasione. Un aperitivo gustoso e generoso attendeva i partecipanti per i quali è stato possibile apprezzare, in una bellissima giornata di sole con caldo moderato, un panorama mozzafiato da 33 metri di altezza sui 41 complessivi della torre.

Bellissima e innovativa l’idea del Servizio Taxi proposta dal gruppo Ruote Quadre Nerviano che ha permesso, ai curiosi e ai visitatori del raduno, di poter salire a bordo dei bolidi datati per un giro pirotecnico che ricorderanno a lungo.

L’evento, realizzato con semplicità e amicizia, è risultato riuscitissimo e molto apprezzato dai frequentatori assidui dei raduni. E’ stata sicuramente nodale la collaborazione attiva e fattiva delle associazioni “Giovani Nervianesi / Big Bang Music Fest”, Ortografia Urbana, Radio Soccorso Nerviano e “Facciamo Quadrato”.

I tre organizzatori hanno sottolineato a gran voce la fondamentale importanza dell’appoggio ricevuto dalle associazioni e dall’amministrazione comunale locali. Ne sono testimonianza i bellissimi e originalissimi gadget di cui è stato fatto dono a tutti gli equipaggi.

Una cosa è certa: è stato solo il primo appuntamento di una sicura lunghissima serie: https://www.facebook.com/ruotequadrenerviano/

Alcuni dei mezzi storici intervenuti
Alcuni dei mezzi storici intervenuti

Pescara. La Polizia sequestra 3,4 chilogrammi di marijuana.

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Questa mattina, gli agenti della squadra mobile di Pescara, con il supporto di unità cinofile della Squadra Volanti, a seguito di attività investigativa svolta a Montesilvano (PE) in Via Ariosto, ha proceduto al sequestro a carico di ignoti di 3,4 Kg di marijuana. L’ingente quantità di stupefacente era sotterrato in un terreno adiacente ad una delle palazzine sgomberate la scorsa settimana, ed era custodito in una confezione sottovuoto ermeticamente chiusa ed avvolta con del nastro adesivo contenente del caffè macinato, secondo una metodologia notoriamente usata per eludere l’olfatto dei cani antidroga.

Sulla base delle attività investigative fino ad ora condotte, lo stupefacente era destinato allo spaccio al minuto ad opera di un gruppo di cittadini stranieri originari del centro Africa che in precedenza occupavano alcuni degli appartamenti sgomberati. Sono in corso ulteriori accertamenti per risalire all’esatta identificazione dei componenti del suddetto gruppo.

 

Virgilio… Il Pentito – VIDEO (Lo Piano – Saint Red)

CCXIX (219a) udienza del processo Mafia Capitale, Il difensore di Salvatore Bruzzi, l’Avv. Alessandro Diddi, paragonando il suo assistito a Virgilio, ha dichiarato che gravi responsabilita’ erano da attribuire al Pool antimafia della Procura romana.

Questa, ha proseguito il penalista, ha perso una grande occasione, aveva a sua disposizione un Virgilio reo confesso, disposto a guidarla in questo tortuoso percorso giudiziario, ma ha preferito andare alla ricerca di farfalle all’interno della foresta, costruendo alla fine, in maniera veramente eccessiva, un mostro di processo che aleggia sotto questo 416 bis.

Sempre secondo il difensore di Bruzzi, si sarebbe potuto comprendere meglio come avvenivano le spartizioni a livello politico delle grandi gare e come erano gestiti i rapporti con la Pubblica amministrazione.

(video d’archivio: 9 dicembre 2014)

Lui, “Virgilio” il pentito, era pronto a consegnare le chiavi per scardinare un sistema marcio e corrotto a tutti i livelli (Comune, Regione, Parlamento), ma la Procura, per l’Avvocato Diddi, ha sprecato questa opportunità, liquidando Bruzzi come soggetto non credibile e’ affidabile.

Per dovere di cronaca, 36 sono le imputazioni a suo carico, da cui si dovra’ difendere.

Continuando nella sua arringa l’Avvocato Bruzzi ha affermato nell’udienza di ieri che il suo assistito avra’ sbagliato, sara’ stato un grande mazzettaro, un corrotto, ma non certo sarebbe dovuto essere considerato a livello di mafioso e andare incontro ad un processo come imputato da 416 bis.

I Magistrati della Procura romana, hanno chiesto pene sueriori ai 25 anni di carcere per i principali imputati in questo processo: in totale sono 500 gli anni di detenzione per tutti gli imputati..

Se l’accusa reggera’, i responsabili del sacco di Roma, non se la caveranno con qualche mese di galera, per poi godersi a vita i beni che sono riusciti ad occultare in anni di ruberie, saranno graditi ospiti delle patrie galere per anni e anni (speriamo).

Salerno marito porta moglie in tribunale per soprusi, violenze e minacce

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9 anni di continue violenze, di bastonate e di calci, il tutto davanti agli occhi della loro bambina. Sono i maltrattamenti domenistici che la signora M.C.G. ha riservato a suo marito dal 2006 al 2015.

Ieri l’uomo ha raccontato la sua infernale vita matrimoniale al giudice della terza sezione penale di Salerno, ha denunciato gli assidui soprusi e le costanti minacce. La prima denuncia è stata presentata nel 2015, e da lì si è passati man mano alla separazione della coppia.

Ascoltata dal giudice anche la sorella della vittima, che ha confermato gli episodi esposti dal fratello. Inoltre l’ex moglie, assistita in aula dall’avvocato Alfredo Pellecchia, avrebbe più volte lasciato il focolare domestico, durante gli anni del matrimonio, per intere settimane non dando notizie di sé.

Ma ad aggravare maggiormente la situazione della donna sono le accuse di violazione degli obblighi di assistenza familiare e gli abusi compiuti davanti alla loro bambina, la quale fin dalla tenera età avrebbe visto il padre subire la follia della madre.

Luisa DI CAPUA

Ladispoli. Gli studenti dell’I.C. Ilaria Alpi incontrano Giorgio Ajò, testimone della Shoah

All’Auditorium M. Freccia di Ladispoli, gli studenti della Scuola Secondaria dell’I.C.Ilaria Alpi, incontrano Giorgio Ajò, esponente della comunità ebraica di Roma e membro del “Progetto Memoria”, che racconta quanto accadde il 16 ottobre 1943 nel ghetto di Roma.  Organizzatore dell’evento, il prof Alessandro Borghi.

Ladispoli- Giorgio Ajò: la storia di un ebreo romano scampato con la sua famiglia alla deportazione e all’orrore dello sterminio della sua razza, perpetrato dalla Germania nazista nei confronti di tutti gli ebrei d’Europa, in forza di assurde leggi razziali.

Era il 16 ottobre del 1943, Giorgio aveva solo 6 anni quando con i suoi genitori fu costretto a lasciare Roma e a celarsi dietro un falso nome per non essere scoperto dai tedeschi che deportavano tutti gli ebrei. Sono passati più di 70 anni da quell’orrore ma i ricordi sono ancora nitidi e vivi negli occhi e nella mente di Giorgio che racconta con limpidezza e semplicità “LA” Storia.

Esponente della Comunità ebraica e membro dell’Associazione “Progetto Memoria”, il 31 maggio scorso Giorgio Ajò ha incontrato gli studenti della scuola secondaria dell’Istituto Comprensivo Ilaria Alpi di Ladispoli presso l’Auditorium “Massimo Freccia”, un evento sulla memoria storica organizzato dal Prof. Alessandro Borghi, docente all’Istituto Ilaria Alpi. Attraverso l’interesse per la musica concentrazionaria (la musica composta nei lager dai musicisti ebrei), il prof. Borghi incontra il sig. Ajò; nasce un rapporto culturale che culmina con l’invito all’evento organizzato per gli studenti di Ladispoli. “Lavoriamo cercando di sensibilizzare i nostri alunni a certe tematiche- spiega il prof Borghi– I libri di scuola sono sicuramente utilissimi ma il contatto diretto con il problema serve a sensibilizzare di più”.

Accompagnati dai propri docenti, gli alunni hanno potuto ascoltare il drammatico racconto di Giorgio Ajò, simbolo della memoria storica che non va perduta, custode di un passato che vive attraverso le sue parole, membro di un progetto che guarda al futuro (quello dei giovani di oggi) con l’intento  di prevenire gli errori del passato: è questo  il valore educativo della memoria storica, di quella memoria che non va dimenticata perché costituisce un alto obiettivo per una società civile.

VIDEO: Intervento Giorgio Ajò. Domande degli studenti

Sotto lo sguardo attento dei giovani studenti, Giorgio ha raccontato, con gli occhi di un bambino di appena sei anni, il clima di terrore vissuto da milioni di ebrei nel periodo della Shoah.

Il primo inganno dei tedeschi che, arrivati nel quartiere di Roma quel 16 ottobre del 1943, chiedevano la consegna di 50 kg di oro in 36 ore sotto la minaccia di fare prigionieri 200 ebrei, e con la promessa che, ricevuto i preziosi, li avrebbero lasciati liberi. Ma, consegnato l’oro, ne catturarono 1023. Il racconto della razzia, un quartiere saccheggiato, e quei 1023 ebrei tutti deportati. I soldati fascisti che aiutavano i tedeschi a setacciare le strade che i primi non conoscevano; l’ordine di radunare in 20 minuti tutti i propri vestiti e preziosi per poi mettersi in fila ed essere condotti in un posto dove ricevevano assistenza e accoglienza: era il secondo inganno. Tutti eseguivano gli ordini dietro la minaccia di essere uccisi. Pensavano così di scampare alla morte. Ma di quell’inganno, Giorgio, seppe solo “dopo”, perché chi partiva non faceva più ritorno e nessuno sapeva, fino alla fine dell’occupazione tedesca, quale fosse l’atroce fine che spettava ai prigionieri. Il racconto struggente del viaggio dei deportati, dalla stazione Tiburtina, 5 giorni con una sola borraccia d’acqua; l’arrivo; la “selezione” effettuata da un medico delle SS (famoso per i suoi esperimenti sulle persone): quelli a destra con destinazione verso Auschwitz dove venivano direttamente uccisi con il gas, e quelli a sinistra utilizzati come cavie. Poi la fuga della famiglia Ajò verso Agello, un paesino sulle rive del lago Trasimeno, con una nuova identità e la paura di essere scoperti. Infine il ritorno a Roma dopo la liberazione degli alleati, che restituirono lavoro e dignità ai suoi genitori e una vita “normale” a Giorgio.

Oggi Giorgio è nonno e quella storia l’ha raccontata prima ai suoi figli e poi ai suoi nipoti divenuti adolescenti. Ma non si è fermato qui. Giorgio porta la sua testimonianza da circa 10 anni nelle varie scuole d’Italia “perché un orrore del genere non si ripeta mai più. Il genocidio degli ebrei è stato un fatto unico e, spero, irripetibile. Purtroppo l’animo umano è quello che è… e noi andiamo in giro nelle scuole a parlare ai ragazzi per infondere loro un senso di ripulsa verso questi avvenimenti”.

Al termine della sua testimonianza, i giovani studenti hanno rivolto al Sig. Ajò molte domande, a riprova che un incontro sulla Shoah consente di chiarire e approfondire tante domande che, diversamente, non avrebbero trovato risposte.

Di Maria D’Auria

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Segui l’ultima puntata de “Il Pungiglione Stabiese 2.0”

Ritorna in onda ” Il Pungiglione Stabiese “

Ci siamo, martedì 06 giugno 2017 alle 19:30 andrà in onda l’ultima puntata de “Il Pungiglione Stabiese 2.0” in diretta facebook, sul profilo facebook di Mario Vollono,  Ciro Novellino e sulle pagine Vivicentro.it e Magazine Pragma Sport – Notizie 24h e sul canale Youtube ViViCentro Network (https://www.youtube.com/user/ViViCentroNETWORK).

Come sempre alla conduzione ci sarà Mario Vollono. 

Vi ringraziamo per la stima e l’affetto che ci avete mostrato anche nelle puntate precedenti con una media di oltre 5000 persone collegate.

In studio ci saranno Ciro Novellino che aiuterà nella conduzione del programma, oltre a Giovanni Malafronte, dirigente dell’Asd San Paolo, a Vincenzo Onorato, ex calciatore delle Vespe e oggi allenatore dell’Asd San Paolo, e al Direttore del settore giovanile della Juve Stabia, Alberico Turi.

Avremo in collegamento telefonico Saby Mainolfi, responsabile del settore giovanile della Juve Stabia e Gianni Improta, ex presidente della Juve Stabia.

Nel corso della puntata ci sarà la premiazione, grazie alla collaborazione con FlyLine, sito in Castellammare di Stabia, dei migliori protagonisti del settore giovanile della Juve Stabia. 

Verranno eletti, tra i tre finalisti (in ordine casuale nella lista presente sotto), il miglior portiere della stagione, il miglior difensore, il miglior centrocampista, il miglior attaccante, il bomber del settore e il gol più bello:

Miglior portiere:

Riccio, Esposito, Menzione

Miglior difensore:

Casella, Bisceglia, Annibale

Miglior centrocampista:

Marrone, Vecchione, Costanzo

Miglior attaccante:

Del Prete Pio, Procida, Chirullo

Premio speciale al bomber dell’anno

Dario Pistola

Premio speciale al gol più bello

Bozzaotre, Marrone, Del Prete

Premio FlyLine, migliore della stagione Berretti

Simone Mauro

Potete fare le vostre domande tramite i commenti alla diretta facebook, oppure utilizzando i messaggi whatsapp al 3389405888.

Vi aspettiamo in tanti anche oggi…. “Il Pungiglione Stabiese” è la vostra casa. Intervenite in tanti!

Vi ringraziamo per l’affetto e la stima che ci avete mostrato nei precedenti campionati e speriamo di offrirvi una trasmissione sempre più bella e ricca di notizie ed ora rinnovata nella grafica.

Rinnovo Ghoulam, si attende l’accelerata decisiva per il rinnovo

Rinnovo Ghoulam, si attende l’accelerata decisiva per il rinnovo

Il rinnovo contrattuale di Faouzi Ghoulam è un altro tema caldo in casa Napoli. Si attende l’accelerata decisiva per il si del giocatore, al quale e’ stato proposto il rinnovo a 1.8 milioni piu’ bonus con possibile introduzione di una clausola rescissoria di 25 milioni. Ma l’algerino ha preso tempo aspettando qualche club europeo (il Liverpool?) con un’offerta importante da valutare. Lo rivela Il Mattino.

Dall’Audi Cup ad un match contro una squadra di Premier: le amichevole a tinte azzurre

Dall’Audi Cup ad un match contro una squadra di Premier: le amichevole a tinte azzurre

Il programma delle amichevoli estive del Napoli è più o meno già definito. Gli azzurri cominceranno come ogni anno a giocare contro i dilettanti del Trentino e successivamente con una squadra d’Eccellenza locale. Successivamente, prima del ritorno a Castel Volturno, gli azzurri sfideranno una squadra professionistica che farà il ritiro in zona (al momento non trapela alcun nome). L’1 e il 2 agosto, il Napoli dovrebbe disputare l’Audi Cup con Bayern, Borussia Dortmund e Liverpool. Anche qui il condizionale è d’obbligo perchè, come riporta il Corriere dello Sport, manca ancora l’accordo contrattuale. Poi (8 agosto) il Napoli dovrebbe andare in Inghilterra contro il Bournemouth.

Sarri vuole tenersi Reina, ma il rinnovo è complicato: si lavora al nuovo colpo

Sarri vuole tenersi Reina, ma il rinnovo è complicato: si lavora al nuovo colpo

Per Sarri, Pepe Reina “è un punto di riferimento, un ragazzo di grandi valori. Spero che rimanga il nostro portiere a lungo”, ed è per questo che potrebbe prendere quota l’ipotesi del rinnovo dell’estremo difensore per un altro anno, ma a cifre piu’ basse: lo spagnolo guadagna 2.5 milioni, il prolungamento fino al 2019 potrebbe scattare intorno al milione e mezzo, ma gli è giunta un’offerta del Newcastle di 3 milioni. Con Szczesny ormai vicinissimo alla Juve, si pensa a Neto. L’alternativa e’ Skorupski, altro nome caldo Leno del Bayer Leverkusen. E si lavora su un profilo giovane: seguiti Meret dell’Udinese e Cragno del Cagliari.

Widmer più vicino al Napoli, spunta la cifra della sua cessione

Widmer più vicino al Napoli, spunta la cifra della sua cessione

Il Napoli è sulle tracce di Silvan Widmer dell’Udinese. Secondo la Gazzetta dello Sport l’affare è vicino alla chiusura: “Silvan Widmer è stato trattato anche nell’estate scorsa, ma Napoli e Udinese non trovarono l’accordo per chiudere l’operazione, mentre il ragazzo fu tentato dall’interesse del Milan poi sfumato per questioni di bilancio. Il diesse napoletano è disposto a riprovarci e, quest’anno, la questione potrebbe essere più semplice da trattare e concludere. Dopo Zielinski, dunque, con l’Udinese si potrebbe aprire un nuovo dialogo che dovrebbe concludersi con il trasferimento a Napoli di Widmer. La valutazione si aggira intorno ai 12-13 milioni di euro. Il dirigente napoletano ha già preso contatti con Fredy Strasser, il procuratore del giocatore”.

Per battere incubi e paura ci vuole il coraggio della passione

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Per rispondere alla paura che probabilmente ha originato il panico in piazza, Antonio Scurati scomoda il filosofo Thomas Hobbes: non dobbiamo “continuare ossessivamente a commemorare”, bensì “lottare con il pensiero, l’intelligenza, lo spirito critico”.

Il coraggio per battere gli incubi

La sola passione della mia vita è stata la paura.  

Lo annotò quattro secoli fa Thomas Hobbes, il grande filosofo di un’Inghilterra tormentata dalla guerra civile. Giungeremo alle sue stesse malinconiche conclusioni anche noi, bersagli di una guerra contro la civiltà? Lasceremo che la paura diventi la sola passione della nostra vita? No, non lo permetteremo. Dobbiamo questo impegno ai nostri nonni che combatterono per garantirci la libertà, ai nostri padri che lavorarono per il nostro benessere e ai nostri figli che dovranno ereditare entrambi.

Rinnovata la promessa, si tratta di capire cosa stia succedendo, quale sia la linea di tetano che avvelena i nostri svaghi, i nostri piaceri, le nostre partite del cuore e le nostre canzoni cantate con gli amici.

Guardiamo, perciò, con coraggio in fondo all’abisso che ci si spalanca sotto i piedi. Vedremo allora che il crepaccio ha attraversato, inavvertito come un’incrinatura sottile, le nostre vite per decenni. Per decenni abbiamo vissuto un’esistenza scissa, abbiamo abitato due case diverse, la casa mediatica infestata dai fantasmi della violenza globale e la nostra casa reale che, per quanto modesta, era un luogo di pace.

Qualunque cosa facessimo per guadagnarci pacificamente e modestamente da vivere – ufficio, officina, redazione – ci accompagnava sempre una bolla di immagini tragiche, terribili, sanguinolente, proveniente dai quattro angoli del pianeta, soffiata dagli schermi televisivi o di Internet, in cui si rappresentava la distruzione violenta di vite altrui, la sofferenza e la crudeltà di un’umanità che comunque, per quanto vivida fosse l’immagine, restava straniera.

Ciò fu vero anche con lo spettacolare terrorismo mediatico dell’11 settembre e con le guerre che lo hanno preceduto e che ne sono seguite. Per noi sono rimasti comunque tutti eventi mediatici. Dopo le torri gemelle, per la prima volta gli psichiatri statunitensi diagnosticarono la sindrome post-traumatica da stress, la malattia professionale dei reduci, in spettatori televisivi. Era il paradosso di un’umanità traumatizzata da un’esplosione la cui eco restava inaudibile dalla vita vissuta. Sapevamo che quegli accadimenti terribili ci riguardavano, segnavano la storia del nostro tempo, eppure nella nostra esperienza quotidiana – in ufficio, in officina, in redazione – non ne trovavamo traccia. Eravamo scissi, spaccati a metà.

Ora accade che la spaccatura si ricompone, le due case diventano una sola. Questa nuova, subdola, vigliacca forma di terrorismo da stadio, da mercato rionale, da struscio domenicale, attaccando con fendenti di coltelli da cucina, con arnesi domestici le nostre esistenze quotidiane, conficca la violenza mediatica globale nella base d’esperienza delle nostre vite. E allora ci guardiamo attorno, al bar, sul treno, allo stadio, in piazza, nei cento luoghi consacrati dall’Occidente al culto della libertà, e ovunque cerchiamo l’assassino ignoto che, insinuandosi nelle maglie larghe del nostro benessere, ci scannerà. Ogni nuovo assassinio funge da moltiplicatore della paura perché ogni nuova vittima è colpita in quanto simbolo della nostra libertà.

Che fare allora? Continuare ossessivamente a commemorare, a compiangerci, a intitolare i nostri concerti, i nostri stadi, le nostre discoteche alle vittime? Continuare a pensare a noi stessi soltanto come potenziali vittime inermi, come vacanzieri minacciati dall’uragano?

No, non è questa la strada. Thomas Hobbes ce la indica. Il grande filosofo rispose alla paura che lo avvinceva costruendo una possente cattedrale di pensiero consacrata al culto del laicismo, del secolarismo, dello Stato moderno e del vivere civile contro la brutalità primordiale. In altre parole, Thomas Hobbes rispose alla paura con la lotta. Lottò, coraggiosamente, vittoriosamente, con i suoi mezzi: il pensiero, l’intelligenza, lo spirito critico. Questo dobbiamo fare: lottare. Solo così si vince la paura, nella lotta. Lottare per rimanere noi stessi, con i nostri ridicoli calzoni a vita bassa e le febbri del sabato sera, lottare per difendere dalla lugubre pulsione di morte la disperata gioia di vivere che è il fiore della nostra civiltà.

Chiediamoci allora: siamo disposti a lottare per le partite di pallone, per le libere elezioni, per le risate con gli amici? Siamo disposti a lottare per il diritto delle nostre donne all’istruzione, alla dignità del lavoro, al libero amore e per la nostra piccola, impagabile gioia nel vedere le ragazze sorridere, le ragazze ballare?

Se vi risponderete di sì, non c’è da aver paura: i mezzi della lotta sono tanti. Non ci sono solo i coltelli.

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vivicentro/Per battere incubi e paura ci vuole il coraggio della passione
lastampa/Il coraggio per battere gli incubi ANTONIO SCURATI

In piazza San Carlo non c’era un piano di emergenza

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La notte della finale di Champions League in piazza San Carlo a Torino non c’era un piano di emergenza e la linea dettata dal capo della polizia per i grandi eventi è stata disattesa. Sono le accuse più pesanti che ora potrebbero aprire un nuovo fronte nell’inchiesta della Procura: si indaga sulle carenze di Comune, Questura e Prefettura.

A Torino non c’era un piano di emergenza. Ignorata la circolare di Gabrielli

Disattese le misure dettate dal capo della Polizia dopo la strage di Manchester. Per piazza San Carlo assenti il centro di coordinamento, steward e punti raccolta per feriti

TORINO – Subito dopo l’attentato di Manchester il capo della Polizia, Franco Gabrielli, aveva dettato – con una circolare datata 25 maggio – le linee guida da adottare in occasione dei grandi eventi.
  • Verifiche preliminari: «Specialmente nei luoghi dopo possono essere celate insidie».
  • Controlli agli accessi: «Valutando l’adozione di impedimenti anche fisici all’accesso dei veicoli nelle aree pedonali».
  • Presenza di steward degli organizzatori: «Come per gli eventi sportii»,
aveva scritto il prefetto nella nota inviata a tutte le questure d’Italia.
  1. Perché gli attacchi di Parigi, Nizza e Berlino hanno cambiato la percezione della sicurezza.
  2. Perché ogni manifestazione di piazza è potenzialmente un obiettivo.
  3. E perché, nell’immaginario, è entrato ciò che prima non c’era: la figura del terrorista.

È attorno a tutto questo che adesso ruota la domanda delle mille pistole: «Ma, a Torino, s’è fatto davvero tutto il possibile?». E tutto ciò che Gabrielli ha imposto-suggerito? Se l’allerta attacchi ha fatto innalzare il livello dei controlli – sabato in piazza c’erano 200 circa tra poliziotti e carabinieri più 100 e rotti vigili – ciò che è mancato in toto è un piano per l’emergenza. Cioè una strategia per i soccorsi in una piazza che potenzialmente può contenere 30 mila persone. E questo era compito degli organizzatori. Anche con gli steward. Che non c’erano. Come non c’era un punto di raccolta feriti, uno per le persone disperse o spaventate, un centro di coordinamento interforze. Tutte cose che nella notte della finale non si sono viste. E che si sono concretizzate sul tardi grazie all’intervento di un vicecomandante dei Vigili del fuoco di Torino che ha organizzato i soccorsi e cercato di dare una forma agli aiuti nella piazza impazzita mettendo in comunicazione istantanea tutte le forze coinvolte. Ma ormai era mezzanotte passata. Quasi due ore dopo il disastro.

C’era un punto di soccorso, è vero. Ma era in un angolo della spianata (lato opposto al maxi-schermo) ed è stato quasi travolto dall’ondata di gente in fuga. Se i feriti sono andati in ospedale è per la decisione del capo della polizia municipale che ha deviato in zona otto autobus che hanno portato via oltre 120 feriti. Intuizioni dei singoli. Non strategia pianificata a tavolino. Non c’era una via dedicata all’arrivo dei mezzi di soccorso. E il parcheggio sotterraneo, quello che corre sotto la piazza e prosegue per tutta la lunghezza di via Roma, sabato era aperto. Chiusi soltanto gli accessi pedonali su piazza San Carlo. Ma un’auto in fiamme lì sotto – per caso o perché incendiata – avrebbe provocato, nonostante i sistemi antincendio, colonne di fumo che avrebbero invaso comunque piazza San Carlo.

Se ci sono responsabili per tutto questo è una questione tecnico-giuridica che è troppo presto da definire. Dopo l’attacco di Parigi, i gestori dell’ordine pubblico a Torino avevano comunque già dato una stretta in tema di sicurezza. Ma è rimasta sospesa la «safety», ovvero la gestione dell’emergenza. E l’organizzatore dell’evento, Turismo Torino, per ora non commenta: «Aspettiamo di confrontarci con gli avvocati».

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lastampa/A Torino non c’era un piano di emergenza. Ignorata la circolare di Gabrielli LODOVICO POLETTO