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Paolo Grillo dal Siena al Siracusa

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Paolo Grillo, classe ’97, è il nuovo attaccante del Siracusa. Il giovane attaccante palermitano proviene dal U.S. Palermo e, dalla sua prima esperienza nel calcio professionistico, dal Siena.

Ha collezionato con la prima 46 presenze e 10 goal, mentre con la seconda 26 presenze e 1 goal.

Ecco il comunicato ufficiale:

BENVENUTO PAOLO GRILLO!

Siracusa Calcio comunica di aver acquisito il diritto alle prestazioni sportive di Paolo Grillo.

Attaccante esterno di 20 anni, Grillo, di proprietà del Palermo, lo scorso anno ha vestito la maglia del Siena collezionando 26 presenze e realizzando un gol.

Benvenuto in azzurro!

Benvenuto fra i Leoni.

Rai – Ghoulam-Napoli, si attende la firma sul rinnovo: restano da chiarire solo alcuni aspetti

Ciro Venerato, giornalista della Rai ed esperto di calciomercato, è intervenuto ai microfoni di Radio Crc nel corso di ‘Si Gonfia la Rete’. Ecco quanto evidenziato:

“Per quanto riguarda Ghoulam, il Napoli spera che la firma sul rinnovo arrivi presto. Il fratello dell’esterno algerino potrebbe incontrare Giuntoli e Chiavelli per chiudere. Restano da chiarire solo alcuni aspetti legati a clausole e diritti di immagine. Ghoulam resterebbe volentieri in azzurro ma il fratello proverà a strappare un piccolo ritocco sull’ingaggio. Ho la certezza che l’esterno resterà al Napoli”.

Rai – La Real Sociedad non si schioda: vuole 20 milioni per Rulli, il Napoli ha pronta l’alternativa

Ciro Venerato, giornalista della Rai ed esperto di calciomercato, è intervenuto ai microfoni di Radio Crc nel corso di ‘Si Gonfia la Rete’. Ecco quanto evidenziato:

“Rulli? Questa mattina ci sono stati nuovi contatti con l’agente. La Real Sociedad lo vende per 20 milioni, a questi vanno aggiunti i 6 da corrispondere al City con cui al momento sta trattando Giuntoli. Ieri sera Giuntoli ha proposto un’idea che però è stata subito bocciata dal club spagnolo. L’ idea era quella di un prestito oneroso a 1 milione, 1 milione e mezzo, con un diritto ad una cifra importante il prossimo anno. Il City vedrebbe di buon occhio questa operazione, Rulli giocherebbe la Champions e il suo valore aumenterebbe. Gli spagnoli però lo cedono solo a titolo definitivo.

L’operazione è nata da un’intuizione di Giuntoli e dall’avallo tecnico di Sarri. Posso dirvi però che De Laurentiis è rimasto colpito perché l’argentino non ha paura di giocarsela con Reina. Motivo per il quale si è informato molto su di lui e ha visto numerosi filmati.
Se l’affare dovesse saltare si insisterà per Karnezis. L’Udinese ha ricevuto offerte dalla Lazio e da club esteri ma il greco vuole vestire l’azzurro. L’intermediario sta aspettando il Napoli e ritiene difficile che gli azzurri possano prendere Rulli”.

Juve Stabia, un tuo ex vola in Albania

Riparte dall’Albania la carriera di Giovanni La Camera. Il centrocampista nato il 1983 a Messina, svincolato dopo l’esperienza alla Lupa Roma, ha firmato per gli albanesi del Partizan Tirana. L’ex mediano di Juve Stabia, Como e Rimini ripartirà dalla squadra allenata dall’ex Juventus Mark Iuliano. Nello staff dirigenziale del club della capitale albanese c’è anche Luciano Moggi, ex ds di Napoli e Juventus, tornato nel mondo del calcio dopo le tristi vicissitudini legate a Calciopoli. Dopo la sua partenza, La Camera è stato spesso vicino al ritorno a Castellammare, ritorno sfumato anche questa volta…

Sky – Napoli-Rulli, si attende la risposta del Manchester City: le ultime sulla trattativa

Fabrizio Romano, giornalista di Sky, è intervenuto nel corso di Sky Sport 24 per fare il punto sul mercato azzurro. Ecco quanto evidenziato:

“Per Rulli il City ha una clausola di recompra valida per tre anni. Il Napoli è disposto a dare quattro milioni al club inglese per chiudere l’affare. Al momento non sono arrivate risposte, la certezza è che Rulli ha dato la sua disponibilità al trasferimento in azzurro.
Karnezis rappresenta l’alternativa, anche nel suo caso non è stato ancora raggiunto un accordo con l’Udinese”.

Ssc Napoli, la radio ufficiale: “Campagna abbonamenti al via la prossima settimana, ci sarà una conferenza”

A Radio Kiss Kiss Napoli, nel corso di ‘Radio Gol’, è intervenuto il conduttore Valter De Maggio rilasciando alcune dichiarazioni:

“La prossima settimana partirà la campagna abbonamenti per la stagione 2017/2018. Ci sarà una conferenza stampa di presentazione, molto probabilmente il tutto sarà presentato lunedì prossimo”.

FOTO ViViCentro – La tomba del principe liberto: sensazionale ritrovamento a Pompei

FOTO ViViCentro – La tomba del principe liberto: sensazionale ritrovamento a Pompei

Durante le attività di scavo connesse alla ristrutturazione degli edifici demaniali nell’area San Paolino (nei pressi di Porta Stabia, uno degli accessi alla città) è stata scoperta una tomba monumentale in marmo con la più lunga epigrafe funeraria finora ritrovata. L’iscrizione lunga ben 4 metri e con sette registri narrativi, pur non recando il nome del defunto, ne riporta in maniera dettagliata le tappe fondamentali della vita: (acquisizione della toga virile e nozze) e la descrizione delle attività munifiche che accompagnavano tali eventi (banchetti, organizzazione di giochi gladiatori e combattimenti con belve feroci). Nell’area sono state ritrovate anche tracce del passaggio di una carovana al di sopra dello strato di oltre due metri di lapillo che copriva quella porzione della città, da porsi in relazione con alcuni scheletri ritrovati a una quota più alta rispetto ai piani di frequentazione romani. La conferenza stampa del Direttore Generale Massimo Osanna, alla quale la nostra redazione ha preso parte, ha chiarito alcuni dubbi sulla figura del defunto, sul monumento ritrovato e sugli eventuali collegamenti con gli altri monumenti ritrovati in precedenza. In primis, il dg ha annunciato che la scoperta del monumento è una delle più importanti degli ultimi decenni, inoltre ha chiarito che gli eventi presenti nell’epigrafe ritrovata, sono rappresentati nel bassorilievo marmoreo ritrovato tempo fa e conservato nel Museo Archeologico di Napoli, di conseguenza c’è uno stretto rapporto tra i due monumenti. I segni del passaggio della carovana, invece, potrebbero essere le prove della fuga dei pompeiani durante l’eruzione del Vesuvio. Passando alla tomba e al defunto, egli si trattava di Alleius Nigidius Maius, uno degli uomini di maggior rilievo del tempo nella cittadina mariana. Egli si occupava di giochi gladiatori e di venatories (combattimenti con belve feroci). Proprio per questo, per celebrare eventi importanti come l’acquisizione della toga o le nozze, organizzò grandi banchetti con tutto il popolo ed enormi combattimenti con bestie feroci provenienti dall’Africa. La sua grandezza era talmente tanta che i pompeiani lo definirono princeps coloniae, nonostante fosse nato da due liberti. La sua morte, che prima di questa scoperta era collocata nell’anno dell’eruzione, ora viene collocata nel 78 d.c. ossia un anno prima dell’eruzione del Vesuvio. Questo è un dato importante che dimostra anche il perchè la sua magnifica tomba in marmo si sia conservata cosi bene. La tomba, infatti, era pressochè di nuova costruzione nel momento dell’eruzione. Ecco le foto dello straordinario ritrovamento.

dal nostro inviato Salvatore Sorrentino

Mostri In Liberta’ (Lo Piano, Saintred)

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In Italia, chi commette un delitto, tenendo in carcere una buona condotta, anche se ha agito da mostro,non scontera’ mai la pena per intero, ha reali possibilita’ di essere rimesso in liberta’ in un tempo relativamente breve.

I fatti di cui parleremo riguardano la Giustizia spagnola, il codice penale iberico e’ simile al nostro, non prevede ne’ la condanna a morte ne’ l’ergastolo, al massimo si possono ricevere 30 anni con tutti gli sconti e le decurtazioni di pena previste.

A Madrid, e’ stato liberato un mostro, si tratta di Miguel Ricart, tutta la Spagna lo conosce con il soprannome di “el rubio”, si era reso responsabile di uno dei piu’ feroci delitti che la storia criminale ricordi in questi ultimi decenni.

Venne perpetrato in un paesino di Alcasser a sud di Valencia, 3 ragazzine poco piu’ che adolescenti, furono sequestrate, violentate, decapitate da un branco di mostri, che avrebbero soddisfatto il desiderio inumano di farle soffrire quanto piu’ possibile.

E’ stato appurato che le “belve” (riferito al genere umano), le hanno torturate per un’intera notte, usando una ferocia senza limiti e confini: i delitti vennero compiuti nel 1992.

A distanza di tanti anni l’unico reo confesso (el rubio), che in 20 anni di carcere non ha mai voluto svelare i nomi dei complici, ne’ si e’ mai pentito del gesto compiuto, pur essendo stato condannato a 170 anni, ha usufruito di uno sconto di 10 anni sulla condanna…. gia’ ridotta a 30 anni. Ora e’ libero di circolare fra la gente, pronto a commettere qualche altro delitto.

Leggendo queste righe sembra di vivere in un film dell’horror, se un mostro uccide una, cento, o mille persone potra’ racimolare al massimo 20 anni con condanna decurtata.

Il delitto ebbe un impatto mediatico talmente forte che” el rubio” uscendo dal carcere, ha avuto una proposta veramente indecente, da alcuni produttori cinematografici che avrebbero voluto trasferire in un film il suo delitto…..orrore su orrore.

Molto spesso ci si lamenta del modo in cui vengono trattati alcuni detenuti, ma in certi casi qualsiasi “trattamento” loro riservato, non potra’ mai essere comparato alla ferocia di chi si e’ macchiato di efferati delitti.

In questi casi, la pena di morte dovrebbe essere un sollievo per tali mostri.

FOTO – Juve Stabia, Pisacane al settore giovanile

FOTO – Juve Stabia, Pisacane al settore giovanile
Nuovo colpo in entrata per il settore giovanile della Juve Stabia. Arriva Pasquale Pisacane, classe 2006. Il calciatore proviene dalla società Galacticos. Ecco le foto del momento della firma.
a cura di Ciro Novellino

C’è la fila per Allan, due club della Premier su di lui

C’è la fila per Allan, due club della Premier su di lui

E’ uno dei perni prinicipali dell’undici titolare del Napoli di Maurizio Sarri che l’ha sempre utilizzato per le sue qualità indiscutibili di lottatore. Ma c’è la fila per Allan, con, tra gli altri, due club di Premier che lo vorrebbero: si tratta del Newcastle e del West Bromwich, ma per Giuntoli è incedibile. Lo riporta Il Mattino.

Raduno Fiat Panda nel biellese

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Si è svolto sabato 22 luglio 2017 il secondo raduno Fiat Panda nel biellese.

Il Raduno, organizzato dagli appassionati di Fiat Panda Michela e Nelso, è giunto alla seconda edizione e ha registrato un inatteso successo raggiungendo quota 130 equipaggi. Il numero dei partecipanti rispetto al raduno dell’anno scorso è più che raddoppiato.

Il serpentone colorato di Fiat Panda, dalle più semplici alle più personalizzate, si è dato appuntamento alle 14.00 a Villa Piazzo – Pettinengo partendo per un giro panoramico attorno alle 16.00.

Hanno partecipato Pandisti da tutto il nord Italia, tra cui il “Mongol Rally 2016 Team”, tre squadre del “Panda Raid Italia” con il presidente Roberto Bianchin, Valerio Vespa, rallista biellese con la sua 124 Sport e Andrea Bertaso, il responsabile “Fiat Panda Club” per il Nord Italia.

Le bellissime Fiat Panda hanno percorso oltre 40 km e hanno attraversato diverse cittadine, tra gli applausi festosi dei passanti di quali Andorno, Campiglia Cervo e Rosazza.

Durante la sosta al santuario di San Giovanni d’Andorno, c’è stata la benedizione di tutte le auto e un momento di ristoro per tutti. Il corteo festoso e bonariamente chiassoso ha poi attraversto la particolarissima galleria a 1488m di altezza sul livello del mare.

I soddisfatti possessori di Fiat Panda e i loro accompagnatori, sono poi giunti alle Funivie di Oropa. Le vetturette sono state accolte calorosamente dal presidente Rollono e lo tutto lo staff degli organizzatori.

Dopo uno spettacolare viaggio in funivia, ha avuto luogo una squisita cena al “Rifugio Savoia”, con la possibilità di scegliere preventivamente tre menù, con a seguire il concerto con Linus dei Farinei d’la Brigna e Deejay’s Band.

Fiat Panda Italia 90
Fiat Panda Italia 90

Nel corso della serata ci sono state anche le premiazioni per le Fiat Panda e i pandisti che si sono distinti di più. Tra tutte anche una Fiat Panda Italia 90, auto celebrativa dei mondiali di calcio nel nostro Paese del 1990, con coppe copriruota a motivo di Pallone giunta appositamente da Milano.

Panda Italia 90
Panda Italia 90 davanti il Santuario di Oropa

 

I due organizzatori, Michela e Nelso, sono stati davvero bravi e  si dicono soddisfatti di aver raggiunto l’obiettivo di radunare tanti appassionati e di essere riusciti, anche quest’anno a far conoscere una zona del Biellese.

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De Laurentiis pronto a fare follie per Chiesa: vicina un’offerta alta

De Laurentiis pronto a fare follie per Chiesa: vicina un’offerta alta

La Nazione scrive del Napoli pronto a fare follie per Federico Chiesa: “La Fiorentina lo considera incedibile. Intoccabile. Inavvicinabile. Così chi ha voglia di tentare la fermezza dei viola si spinge in alto. Sempre più in alto. Al punto che – cifre alla mano –, oggi il Napoli sarebbe già pronto a portare il proprio investimento sull’esterno a circa 27 milioni di euro. Il prezzo, la spesa folle, la si deduce da quanto fatto circolare a Napoli da fonti vicine al club azzurro: De Laurentiis per portarsi a casa il talentino della Fiorentina è pronto a mettere sul piatto i cartellini di Zapata (il Torino lo tratta per 20 milioni) e di Giaccherini (costo stimato 7 milioni). Traduzione: per Chiesa junior, che appena 12 mesi valeva 100mila euro, oggi c’è chi è disposto a spendere 27 milioni”.

Rulli ha accettato il Napoli, ma il tutto resta complesso

Rulli ha accettato il Napoli, ma il tutto resta complesso

Il Corriere dello Sport scrive sull’affare Geronimo Rulli: “All’idea Rulli è stato chiesto d’attendere pazientemente il proprio momento: l’operazione è complessa, il portiere argentino ha accettato la corte del Napoli ma la Real Sociedad non intende fare sconti, pretende la clausola (da 40 milioni) e resiste, inducendo la società azzurra a riprovarci in futuro, appena possibile, perché il profilo convince e rimarrà nei radar”.

Szczesny alla Juve, De Laurentiis non l’ha mandata giù

Szczesny alla Juve, De Laurentiis non l’ha mandata giù

De Laurentiis, nel corso degli incontri ravvicinati con Reina, ha ribadito la piena fiducia in lui, ma pensa ad un giovane. A Reina piacerebbe restare a Napoli e firmare una nuova intesa, almeno fino al 2019. Ma De Laurentiis non pensa a un prolungamento per un giocatore di 35 anni. Secondo Il Mattino, quello che il patron azzurro non ha mandato giu’ e’ il no dell’Arsenal per Szczesny: ha offerto persino piu’ della Juventus per il cartellino del portiere polacco ma alla fine i Gunners hanno preferito cederlo alla Juve, a cui lo avevano promesso da molto tempo.

La famiglia Insigne ha scelto Raiola e non viceversa

La famiglia Insigne ha scelto Raiola e non viceversa

La Gazzetta dello Sport scrive sulla volontà di Lorenzo Insigne di scegliere Mino Raiola come suo agente: “Formalmente Lorenzo, al pari del fratello Roberto, ha firmato da poco la procura che lo lega fino al 2019 ai suoi storici rappresentanti ma in realtà ha deciso, di concerto con papà, di non volersi più avvalere del loro supporto. La frizione risale a inizio giugno ed è stata per Ottaiano e soci un fulmine a ciel sereno visto che loro si erano prodigati con il Napoli anche per mettere in piedi una serie di discorsi relativi all’immagine di Insigne (si era parlato pure di un libro che ne raccontasse la storia). Nessuno si aspettava la rottura che invece è avvenuta in modo repentino a fine stagione nel periodo in cui Lorenzo era in Nazionale, e chissà che qualche chiacchierata con Gigio Donnarumma non abbia contribuito a «indirizzare» Insigne verso Mino Raiola e suo cugino Enzo. Sia chiaro, non è stato Raiola a cercare Insigne ma il contrario, d’accordo con papà Carmine, è stato Lorenzo a voler entrare in contatto con l’agente di Ibra e Verratti”.

Juve Stabia, tutti gli svincolati dal settore giovanile

Juve Stabia, tutti gli svincolati dal settore giovanile

Così come fatto dalla Lega serie A e dalla Lega serie B, anche la Lega Pro, appena ribattezzata serie C, ha pubblicato la lista dei calciatori svincolati per rinuncia dalle società, secondo l’art. 107 delle NOIF. Questa la lista dal settore giovanile della Juve Stabia:

MANNA NELLO 9 2 1999
LOMBARDI DOMENICO 10 2 1999
SORRENTINO ALFONSO 15 3 1999
IENGO PIO DOMENICO 5 8 1999
CAPASSO GIANLUCA 15 1 2000
MASI VINCENZO 8 2 2000
IMPERATO ALFONSO 11 3 2000
DE LUCA ANDREA 2 6 2000
ESPOSITO SALVATORE 13 8 2000
ANDELORA CHRISTIAN 29 9 2000
CAIAZZA GIUSEPPE 6 12 2000
ESPOSITO GIUSEPPE 27 2 2001
DI MAIO FILIPPO 6 7 2001
CANTORE FRANCESCO 2 9 2001
GUERRA DONATOFRANCESCO 12 1 2002
ARZANIELLO ALESSANDRO 13 2 2002
D’ANIELLO CHRISTIAN 20 10 2002

A questi si aggiungono i ’98 che hanno visto scadere il proprio rapporto a metà luglio:

VINCENZO VANACORE
FRANCESCO MATASSA
SIMONE MAURO (ha firmato con l’Ercolanese)
DOMENICO STRIANESE (ha firmato con il Campobasso)
EMANUELE BORRELLI
MARIO ELEFANTE
EMANUEL PROCIDA
PASQUALE CONTIERI
ALESSIO DI BALSAMO
GIANPAOLO MONTELLA
LUCA NATALE
LUIGI LUISE
SALVATORE SPAVONE
DAVIDE SERVILLO
VINCENZO SCOGNAMIGLIO (ha firmato con il Campobasso)
SIMONE DEL PRETE
CIRO BIANCO

a cura di Ciro Novellino

 

Taglio vitalizi: ecco come funzionano, quanto si risparmierebbe e come funzionano negli altri Paesi

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Riprende oggi alla Camera l’esame della pdl Richetti per lo stop ai vitalizi che, dopo il voto finale di Montecitorio previsto entro oggi, passerà al Senato per il via libera definitivo. Ma la battaglia politica resta accesissima, nonostante sulla carta i numeri dicono che la legge dovrebbe passare con ampio margine. I sì annunciati sono infatti quelli del Pd, dei 5 Stelle, della Lega Nord e di Fratelli d’Italia.

Ma prima vediamo come funzionano i vitalizi in Italia (e come si vogliono modificare)

Il vitalizio è l’ ‘assegno pensionistico’ che i parlamentari ricevono alla fine del mandato e non prima di aver compiuto il 65esimo anno di età (salvo eccezioni). L’importo viene calcolato con il sistema contributivo, analogo a quello vigente per tutti i dipendenti dello Stato.

30 gennaio 2012 – L’ufficio di presidenza della Camera modifica il sistema previdenziale dei deputati. Manda in soffitta il vitalizio (che esisteva dalla prima legislatura del Parlamento repubblicano) e introduce una nuova normativa, che si applica:

  • ‘integralmente’ a tutti i deputati eletti per la prima volta dopo il 1 gennaio del 2012, dunque a quelli della legislatura in corso, la XVII – iniziata il 15 marzo del 2013.
  • ai deputati in carica al 31 dicembre del 2011 e a quelli già cessati dal mandato e successivamente rieletti, si applica invece un sistema ‘pro rata’.

Il diritto alla pensione viene conseguito dai deputati, dai senatori e dai consiglieri regionali a 65 anni se si è esercitato il mandato da parlamentare per almeno 5 anni; i deputati di prima nomina, invece, maturano il diritto dopo 4 anni, 6 mesi e 1 giorno dalla proclamazione, ovvero 6 mesi prima della conclusione naturale della legislatura. Per ogni anno di lavoro in più alla Camera, il deputato ha poi diritto ad andare in pensione un anno prima rispetto al previsto, con un limite di 60 anni. Per ottenere la pensione gli onorevoli versano un contributo pari all’8,8% dell’indennità lorda. Per la precisione 918,28 euro al mese.

Come abolire il vitalizio

Una legge approvata dai due rami del Parlamento o una semplice delibera degli Uffici di Presidenza di Camera e Senato? Entrambe le vie sarebbero idonee per raggiungere l’obiettivo di abolire qualsiasi forma di vitalizio per gli ex parlamentari o, più correttamente, di pensione – che oggi scatta dopo una sola legislatura, esattamente dopo 4 anni e sei mesi – spettante a deputati e senatori. Tra le diverse proposte in campo, almeno 7 quelle depositate in commissione, le proposte di Pd e 5 Stelle si equivalgono nell’obiettivo: la pensione dei parlamentari uguale a quelle di qualsiasi altro cittadino.

Differisce, invece, la strada da percorrere per arrivare a raggiungere l’obiettivo.

  • Per il Movimento 5 Stelle basterebbe una decisione in tal senso da parte dell’Ufficio di presidenza della Camera e, contestualmente, di quello del Senato. Dunque, la proposta potrebbe vedere la luce in tempi non biblici, purché a deliberare siano contestualmente entrambi i due organismi. Del resto, esiste già una sorta di precedente a cui potersi rifare: Camera e Senato hanno deciso, con delibera dei rispettivi uffici di Presidenza, di revocare la pensione agli ex parlamentari che hanno subito una condanna in via definitiva con pena superiore a due anni. Si tratta di una prima decisione assunta nel luglio del 2015 e poi aggiornata lo scorso ottobre, che ha di fatto tolto la pensione da parlamentare a 24 ex tra deputati e senatori (tra cui Silvio Berlusconi e Vittorio Cecchi Gori). Tra i componenti dell’Ufficio di presidenza di Montecitorio, c’è chi ricorda che in quell’occasione fu il leghista Davide Caparini a proporre in quella sede un’iniziativa volta a eliminare qualsiasi vitalizio per i parlamentari. L’eliminazione della pensione agli ex parlamentari condannati è stata un’iniziativa degli stessi presidenti di Camera e Senato, Laura Boldrini e Pietro Grasso, nel maggio del 2015.
  • Per il Pd, invece, si può procedere anche con legge ordinaria, tanto che il dem Matteo Richetti ha presentato circa due anni fa (9 luglio 2015) una proposta di legge per una nuova disciplina dei trattamenti pensionistici dei membri del Parlamento e dei consiglieri regionali, a cui sono state abbinate altre 7 proposte di legge, tra cui una della Lega e altre del Pd.

La proposta dei Cinque Stelle

Per i pentastellati il trattamento pensionistico dei parlamentari deve essere uguale a quello di tutti gli altri lavoratori. I contributi versati dai parlamentari in carica vanno a confluire nelle casse della previdenza pubblica e valgono per il conseguimento della pensione come accade per qualsiasi cittadino.

  • Contribuzione dei deputati: il trattamento previdenziale dei deputati è determinato sulla base del metodo di calcolo previsto dalla cosiddetta legge “Dini”. Si applica, altresì anche la cosiddetta legge “Fornero”. I deputati maturano il diritto alla pensione secondo le norme previste dal fondo previdenziale presso cui sono iscritti.
  • Entrata in vigore e ambito di applicazione: il presente Regolamento entra in vigore il giorno successivo alla data della sua approvazione. Le disposizioni si applicano anche ai deputati in carica nel corso della XVII Legislatura (ovvero quella attuale).

​La proposta del Pd

Il testo a prima firma del deputato dem Richetti mira alla abolizione dei vitalizi dei parlamentari e all’estensione nei loro confronti del sistema previdenziale contributivo vigente per i dipendenti pubblici.

  • Nuove norme anche per ex parlamentari: la proposta prevede che il nuovo sistema, interamente contributivo, si applichi integralmente non solo ai parlamentari in carica, ma anche a quelli cessati dal mandato che percepiscono gli assegni vitalizi o il trattamento previdenziale nella misura definita dalla disciplina vigente al momento della maturazione del diritto.
  • Consiglieri regionali: è disposta inoltre l’estensione di tale disciplina nei confronti dei consiglieri regionali, attraverso l’adozione di provvedimenti da parte delle regioni e delle province autonome.
  • Gestione separata Inps: le nuove norme si applicano a tutti gli eletti. A quelli in carica alla data di entrata in vigore della legge, a quelli eletti successivamente e a quelli cessati dal mandato. Sarà istituita presso l’INPS un’apposita gestione separata dei fondi destinati al trattamento previdenziale dei parlamentari. Nella suddetta gestione separata, dotata di autonomia finanziaria, contabile e di gestione, afferiscono le risorse destinate unicamente al trattamento previdenziale dei parlamentari.

Taglio vitalizi, ecco quanto si risparmierebbe

La legge, nella sua filosofia, prevede l’addio ai vitalizi dei parlamentari, con l’arrivo anche per deputati e senatori del sistema previdenziale contributivo, vigente per i dipendenti pubblici. Un sistema interamente contributivo, che sarà applicato non solo ai parlamentari in carica, ma anche a quelli che – terminato il mandato – percepiscono gli assegni vitalizi. Quanto si risparmierebbe?

Con le nuove norme la spesa per i vitalizi si ridurrebbe del 40%. “I vitalizi dei parlamentari sono quasi il doppio di quanto sarebbe giustificato alla luce dei contributi versati”, spiegò nel maggio scorso Tito Boeri, in audizione nella commissione Affari costituzionali della Camera. Il risparmio, osservò il presidente dell’Inps, sarebbe “in grado di contribuire in modo significativo alla riduzione della spesa pubblica o al finanziamento di programmi sociali”.

Portando le prestazioni parlamentari ai valori normali infatti la spesa scenderebbe a 118 milioni, con un risparmio, dunque, di circa 76 milioni di euro all’anno (760 milioni nei prossimi 10 anni). Nel dettaglio, con l’applicazione del sistema contributivo il vitalizio parlamentare minimo passerebbe da 26.379 euro a 2.487 euro, mentre quello medio scenderebbe da 56.830 euro a 33.568 euro. I tagli interesserebbero il 96% dei casi.

La legge prevede inoltre che il parlamentare, per avere diritto alla pensione, dovrà avere esercitato il mandato per almeno 5 anni, mentre la pensione si potrà ricevere a partire dal compimento dei 65 anni di età. Infine è prevista la costituzione, presso l’Inps, di una apposita sezione per la gestione separata dei fondi destinati al trattamento previdenziale dei parlamentari, norma quest’ultima che – bocciata dalla Commissione Bilancio – potrebbe palesare un rischio di incostituzionalità.

Vitalizi: ecco come funzionano negli altri Paesi

Negli Stati Uniti e nel Regno Unito c’è una vera e propria pensione. In Germania un vitalizio che sostituisce la pensione. In Russia, come in Italia, ci sono entrambi e, come in Italia scatenano polemiche tra i partiti. In Europa, invece, chi è stato eletto europarlamentare prima del 2009, gode di un emolumento più ricco di chi è giunto a Strasburgo più tardi, se il proprio Parlamento nazionale garantiva stipendi più ricchi di quello comunitario. Mentre in Italia continuano a infuriare le polemiche, ecco i trattamenti economici che ricevono i politici di altri Paesi.

Usa: in pensione a qualsiasi età con 25 anni di servizio

I membri del Congresso Usa hanno diritto a una pensione all’età di 62 anni, se hanno completato almeno cinque anni di servizio. Possono invece beneficiare di una pensione già a 50 anni, ma solo se hanno accumulato 20 anni di servizio, oppure a qualsiasi età se hanno completato 25 anni di servizio. L’importo della pensione dipende dagli anni di servizio, mentre la media delle più alte corrisponde a tre anni di stipendio. Secondo la legge statunitense, l’importo di partenza di una rendita da pensionamento di un membro del Congresso non può comunque superare l’80% della sua retribuzione.

Lo stipendio di un rappresentante americano è di circa 120.000 euro all’anno, poco più di 10.000 euro al mese. I leader dei rispettivi partiti arrivano più o meno a 180.000 euro annui, mentre lo speaker della Camera guadagna intorno ai 210.000 euro. Il sistema americano è molto trasparente: ogni rappresentante eletto, secondo le morme etiche previste dall’Ethics in Government Act del 1978, deve rendere pubblica la personal financial disclosure, un documento in cui attesta la propria situazione economica. Inoltre tutte le spese delle Camere, dagli stipendi degli staff alle spese di cancelleria, vengono riportate in un documento, lo Statemente of disbursements of the House, pubblicato periodicamente sul web.

Gran Bretagna: per i parlamentari un sistema “contributivo”

L’età minima della pensione dei parlamentari inglesi è 55 anni, anche se normalmente si arriva intorno ai 65. Il trattamento si basa sulla durata del periodo di servizio e sullo stipendio finale del parlamentare. Per ogni anno di servizio il parlamentare riceverà una pensione compresa tra un quarto e un sesto dello stipendio finale in base al rateo di contributi da versare e che può essere compreso tra tre aliquote (11,9% equivale a un quarto, 7,9% equivale a un quinto e 5,9% equivale invece a un sesto).
Le pensioni potranno essere aumentate annualmente sulla base dell’aumento dell’inflazione. In media un parlamentare che abbia svolto il suo compito per 15 anni, pagando il massimo dei contributi, potrebbe ricevere una pensione di circa 22.500 sterline all’anno, ovvero un terzo del suo stipendio da deputato.

Russia: anche a Mosca c’è la polemica sui vitalizi

Anche in Russia, come in Italia, i parlamentari sono percepiti come una casta. La questione delle loro pensioni e dei vitalizi però non è oggetto di scandalo nella società, assuefatta e indifferente a certi privilegi.
Duma Consiglio della Federazione, i due rami del parlamento russo, vengono eletti con un mandato di cinque anni. I parlamentari ricevono la cosiddetta “pensione base” calcolata su anzianità e diversi altri fattori e che si aggira, come per tutti i lavoratori, intorno ai 13.700 rubli (quasi 225 euro). Quello che fa la differenza è il cosiddetto “supplemento alla pensione”, un vero e proprio vitalizio, calcolato con metodo retributivo: il 55% del salario mensile, se hai lavorato da cinque a 10 anni e il 75%, se hai lavorato oltre i 10 anni. Secondo la legge, il cosiddetto “salario di base” per un parlamentare russo e’ di 81.500 rubli (1.332 euro), di recente tagliato del 10% a 73.000 rubli (1.193 euro). La cifra non riguarda i presidenti delle due Camere, che hanno un trattamento salariale diverso. Parliamo, quindi, di vitalizi che vanno dai 40.000 ai 55.000 rubli (853 – 898 euro) al mese. I parlamentari che sono rimasti in carica meno di cinque anni non hanno diritto alla rendita aggiuntiva. Così, facendo i calcoli, la pensione di un parlamentare russo non dovrebbe superare i 68.700 rubli, l’equivalente di 1.123 euro. Da considerare, però, che il salario reale di un parlamentare in carica varia molto e può arrivare in media a 400.000 rubli (circa 6.500 euro), calcolando diverse indennità, bonus e la retribuzione che arriva dal partito. Anche se ufficialmente non sono cifre da capogiro, si tratta di pensioni molto alte, rispetto alla media nazionale, e alle quali va aggiunta anche una sorta di rendita a vita, garantita ai qui parlamentari che sono insigniti di un qualche riconoscimento statale, cosa che succede di frequente.

Il tema del trattamento pensionistico di deputati e senatori non è oggetto di accesi dibattiti nell’opinione pubblica russa. Alla Duma, però, il deputato del Partito Comunista (Kprf), Alexey Kurinny, ha presentato a gennaio un disegno di legge per abolire i vitalizi, in quanto – a suo dire – rendono le pensioni degli ex parlamentari troppo superiori alla media nazionale. Stando a Kurinny, il sistema attuale è un’ingiustizia nei confronti del resto dei pensionati russi. Il vice presidente della Commissione per il lavoro e le politiche sociali alla Duma, Mikhail Terentiev, ha dichiarato a Russia Today che sosterra’ l’iniziativa qualora si rivelasse vantaggiosa per il bilancio pubblico. Rafael Mardanshin, vice presidente della Commissione per la legislazione alla Duma, e membro del partito di governo Russia Unita, si è opposto e ha ricordato che, essendo i parlamentari equiparati per legge allo status di ministri, bisognerebbe applicare la revoca del vitalizio anche ai membri del potere esecutivo.
A ottobre, i deputati del partito Russia Giusta, inoltre, hanno proposto di livellare alla media nazionale (35.000 rubli, 572 euro) gli stipendi dei parlamentari. A loro dire, è necessario privare i membri delle due Camere del Parlamento anche di una serie di “privilegi ingiustificati”, tra cui appunto quello del vitalizio. Dal 1 gennaio 2017, la Russia ha iniziato ad aumentare in modo graduale l’età pensionabile per i funzionari pubblici che passerà dai 60 ai 65 anni per gli uomini e dai 55 ai 63 anni per le donne.

Germania: il vitalizio sostituisce la pensione

Anche in Germania non mancano le polemiche in tema di vitalizi dei parlamentari. Così, mentre una parte della Cdu – il partito di Angela Merkel, attualmente al governo con la Spd – ritiene che sia ipotizzabile alzare l’età pensionabile fino a settant’anni, dall’anno scorso i deputati tedeschi hanno la possibilità di andare in pensione a 56 anni, se avranno lavorato al Bundestag per 18 anni. Il meccanismo entra in vigore dopo gli otto anni di lavoro da parlamentare: fino ad allora l’età pensionabile scatta a 67 anni, da quel momento in poi ogni anno essa scatta in avanti ogni anno di un anno, per un massimo di dieci anni. Per esempio, un “Abgeordneter” (deputato) nato nel 1960 che avesse passato 18 anni in Parlamento, potrebbe andare in pensione anticipata appunto a 56 anni portandosi a casa un assegno di 4087 euro. Successivi introiti personali, ossia se il politico dovesse tornare a lavorare dopo l’impegno parlamentare, non peseranno sul suo regime previdenziale.
Tecnicamente, la pensione dei parlamentari tedeschi è una indennità d’anzianità che viene riconosciuta secondo il dettame della Costituzione federale, la quale afferma che essa è pensata per garantire l’indipendenza dei deputati. In pratica, questo vitalizio sostituisce il trattamento pensionistico normale, dato che durante il loro mandato non vengono sostenuti i relativi contributi.

Se l’assegno minimo di pensione è di circa 1800 euro, la somma massima equivale al 67,5% dello stipendio da deputato a circa 5000 euro, e in teoria si raggiunge dopo 23 anni di attività parlamentare, e dunque riguarda in teoria ben pochi tra i 630 deputati eletti. I quali, a partire dallo scorso luglio, si sono però concessi un aumento delle proprie indennità a circa 9327 euro mensili – si tratta di un balzo del 2,3% – a cui va aggiunta l’indennità fissa destinata a coprire le spese essenziali (piu’ di 4300 euro), sulla quale peraltro non vengono pagate tasse. Inoltre vengono garantiti trasporti gratuiti, mentre il Bundestag corrisponde la metà dell’assicurazione sanitaria. Sono previste tra le altre cose anche ulteriori indennità di funzione, per esempio capigruppo, presidenti di commissioni e similari.
L’ultima polemica riguarda una recente decisione dei deputati del Landtag (il parlamento regionale) del Baden-Wuerttemberg, dove con quello che i giornali hanno definito “un vero blitz”, i gruppi di Cdu, Verdi ed Spd avevano varato una norma che in sostanza avrebbe portato ad un aumento del loro trattamento pensionistico. Dopo critiche furibonde, è stato deciso un dietrofront altrettanto fulmineo.

Ue: pensioni d’oro possibili solo per gli eletti prima del 2009

Nessuna pensione d’oro o vitalizio per i deputati del Parlamento Europeo, anche se il ritorno alla vita da cittadino comune è facilitato da un’indennità transitoria che puo’ valere oltre 200 mila euro lordi. Dal 2009, a seguito di una profonda riforma dello statuto degli eurodeputati, le regole dell’Assemblea di Strasburgo hanno parificato il trattamento previdenziale dei suoi membri, che precedentemente erano trattati come i parlamentari nazionali. Le norme attuali prevedono che, al compimento del sessantatreesimo anno di età, gli ex deputati abbiano diritto a una pensione, che ammonta al 3,5% dello stipendio per ogni anno compiuto di esercizio del mandato, sino a un massimo complessivo del 70%. Concretamente, dopo 20 anni di mandato (quattro legislature) un ex europarlamentare può intascare ogni anno al massimo circa 71 mila euro lordi (55 mila euro netti). Dopo una sola legislatura, la pensione vale circa 17.800 euro l’anno lordi (la tassazione è minima). Il trattamento previdenziale viene erogato direttamente dal bilancio comunitario. Alcuni deputati, eletti all’Europarlamento prima del 2009, possono ancora godere dei benefici dei parlamentari nazionali e di una pensione integrativa finanziata parzialmente dall’Europarlamento.

Il valore della pensione è calcolato sulla base della retribuzione mensile dei deputati europei, che ammonta al 38,5% di quella di un giudice della Corte di giustizia dell’Unione Europea. Dal 1 luglio 2016, lo stipendio di ciascun deputato è di 8.484,05 euro lordi al mese, su cui si applicano le aliquote particolarmente vantaggiose previste per tutti i funzionari europei. Al netto delle tasse, la retribuzione mensile è di 6.611,47 euro. E’ sulla base di queste cifre che si applica il 3,5% per ogni anno, con un massimo del 70%. Il diritto alla pensione sussiste a prescindere da altri trattamenti pensionistici. La pensione, in caso di decesso, è reversibile per moglie e figli a carico (fino a 21 anni). Lo statuto dei deputati prevede anche una pensione di invalidità, nel caso in cui insorga nel corso del mandato, che ammonta a almeno il 35% della retribuzione. Gli ex deputati titolari di una pensione hanno diritto al rimborso dei due terzi delle spese mediche e delle spese derivanti da gravidanza o dalla nascita di un figlio.

Fino al 2009 per i deputati europei esisteva la possibilità di andare in pensione anticipata a 50 anni, grazie a un fondo di vitalizio volontario parzialmente finanziato dall’Europarlamento. Ma questo privilegio è stato abolito con l’adozione del nuovo statuto. Il regime vitalizio integrativo per i deputati era stato introdotto nel 1989 come pensione integrativa. Tuttavia, da otto anni, non accoglie più nuovi iscritti e viene progressivamente abbandonato. Una volta terminato il mandato, gli ex deputati europei hanno invece diritto a un’indennità transitoria pari a un mese di retribuzione per ogni anno di mandato. L’obiettivo dovrebbe essere di facilitare il ritorno verso un’altra attività professionale. L’indennità transitoria viene concessa per minimo sei mesi (circa 50 mila euro lordi complessivi) e per un massimo di due anni (circa 203 mila euro lordi in totale). In caso di assunzione di un nuovo mandato in un altro parlamento o di una carica pubblica, l’indennità transitoria viene versata sino all’inizio del mandato o all’entrata in carica.

redazione vivicentro/ Agi / Adnkronos

Blitz di Macron sulla Libia

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Il blitz diplomatico di Emmanuel Macron disegna il futuro della Libia, riunendo a Parigi il presidente del Consiglio presidenziale di Tripoli Fayez al-Sarraj e il leader ribelle Khalifa Haftar. L’intesa si basa su tre punti: cessate il fuoco, impegno a fermare i flussi di migranti e garanzia sulle elezioni nella primavera del 2018.

L’intervento della diplomazia francese relega l’Italia a un ruolo secondario nel Paese nordafricano: l’Italia poteva avere l’inviato Onu in Libia ma ci ha rinunciato, causando stupore al Palazzo di Vetro. 

Ecco perché l’Italia ha rinunciato ad avere l’inviato Onu in Libia

Roma non ha appoggiato la candidatura del nostro diplomatico Lamberto Zannier. La motivazione ufficiale: il passato coloniale. Stupore a Palazzo di Vetro

NEW YORK – Qualunque seguito abbia il vertice di Celle Saint-Cloud tra Fayez al-Sarraj e Khalifa Haftar, emerge l’intento di Emmanuel Macron di infilarsi sul terreno libico dove l’Italia ha cercato di ritagliarsi un ruolo di interlocutore privilegiato negli ultimi anni. E lo fa anche sfruttando gli spazi vuoti lasciati dalla stessa Italia in merito al dossier del Paese maghrebino, come ad esempio l’incarico di rappresentante del segretario generale delle Nazioni Unite in Libia. Incarico oggi ricoperto da Ghassan Salamè, politico e diplomatico libanese con vigorosi legami proprio con la Francia, ma che poteva essere di titolarità italiana. A confermarlo sono funzionari del Palazzo di Vetro tanto quanto fonti vicine agli ambienti governativi di Roma e Tripoli. «Antonio Guterres aveva preso in seria considerazione la persona di Lamberto Zannier quale inviato per la Libia – spiegano – e lo aveva inserito nella rosa ristretta dei finalisti, forte anche della conoscenza che i due avevano sviluppato nei rispettivi incarichi operativi proprio in ambito Onu».

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Tutto questo accadeva proprio quando Zannier, proveniente dai ranghi della Farnesina, ma fuori ruolo in organismi internazionali per gran parte della carriera, era prossimo a completare il suo mandato di segretario generale dell’Osce. Già rappresentante speciale di Ban Ki-moon per il Kosovo, il diplomatico italiano appariva all’attuale numero uno del Palazzo di Vetro la scelta forse più opportuna per sostituire il tedesco Martin Kobler, per il suo profilo e per le connessioni di carattere politico, sociale e geostrategico che il Paese maghrebino ha con l’Italia, a partire dalla questione dei migranti. La tempistica inoltre giocava a suo favore visto che avrebbe terminato di lì a poco il suo incarico alla guida dell’Osce iniziato nel 2011.

Le cose però hanno seguito un corso diverso visto che l’incarico in Libia è stato affidato dapprima al palestinese Salam Fayyad e poi al libanese Ghassan Salamè. A Zannier è stato invece assegnato l’Alto Commissariato per le Minoranze Nazionali per l’Osce, incarico assunto qualche giorno fa. «Sembra che Guterres sia rimasto sorpreso dalla posizione defilata di Roma al Palazzo di Vetro per quanto riguarda la Libia – spiegano fonti Onu – così come Ban Ki-moon rimase interdetto osservando lo stesso atteggiamento qualche anno prima», quando a farsi avanti per la Libia fu Romano Prodi. L’ex premier italiano era visto come la persona che aveva tutte le carte in regola per «tentare l’impresa», anche per la conoscenza della regione circostante sviluppata durante il suo incarico di inviato speciale per la crisi nel Sahel, dal 2012 al 1° maggio 2014. «Opportunità mancate del tutto incomprensibilmente» affermano fonti vicine all’esecutivo di Roma, e «quand’anche Prodi fosse stato ritenuto troppo “politico” avremmo potuto lanciare un diplomatico di frontiera in uscita dal secondo mandato alla guida dell’Osce».

Da Palazzo Chigi e dalla Farnesina, la linea di fatto seguita in materia è stata sempre quella del «siamo un’ex potenza coloniale, non è opportuno». O forse c’è dell’altro. In ogni caso però si tratta di un’impostazione che esclude Roma da un osservatorio, quello di inviato Onu, che ha una certa valenza per il Paese, e che lo vede ora nelle mani di Salamè, diplomatico di abilità e integrità indiscusse. Come indiscusse sono la sua formazione alla Sorbona, la sua presidenza della Scuola di studi internazionali di Parigi e, fra le altre, le onorificenze di cui è stato insignito in Francia, come quella di Cavaliere della Legione d’onore. Una candidatura la sua alla quale Macron non si è certo opposto.

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Il blitz diplomatico di Emmanuel Macron: doccia fredda per Roma

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Il blitz diplomatico di Emmanuel Macron disegna il futuro della Libia, riunendo a Parigi il presidente del Consiglio presidenziale di Tripoli Fayez al-Sarraj e il leader ribelle Khalifa Haftar. L’intesa si basa su tre punti: cessate il fuoco, impegno a fermare i flussi di migranti e garanzia sulle elezioni nella primavera del 2018.

“Le buone notizie per la Libia spiazzano l’Italia, tagliata fuori senza cerimonie dall’incontro malgrado l’impegno profuso negli ultimi dieci mesi”, commenta Stefano Stefanini.

Una doccia fredda per Roma

Da Parigi, le buone notizie per la Libia spiazzano l’Italia. La mediazione francese fra Fayez al-Sarraj e Khalifa Haftar può segnare una svolta nella crisi; come tutti gli accordi, i fatti conteranno più delle parole. Certo è un brusco risveglio per l’Italia, tagliata fuori senza cerimonie dall’incontro malgrado l’impegno profuso in Libia negli ultimi dieci mesi (siamo l’unico Paese europeo e occidentale ad aver riaperto l’ambasciata).

Le parole sono quelle giuste: cessate il fuoco e elezioni in primavera. L’attuazione sarà problematica. Non solo dal dire a Parigi al fare a Tripoli (e a Tobruk) c’è di mezzo il proverbiale mare. I due uomini forti della Libia non controllano tutte le varie milizie, fazioni, tribù sul terreno. Resta di positivo che l’accordo fa giustizia delle rispettive pretese di legittimità (internazionale di Al-Sarraj, elettorale del parlamento di Tobruk che sostiene Haftar) in favore di un reciproco riconoscimento delle principali forze in campo.

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E’ realpolitik. Se poi dell’avvio di questo processo politico beneficerà anche il controllo delle porose frontiere libiche e dei flussi migratori, non possiamo che rallegrarcene. Per Roma il filtro all’immigrazione è una massima priorità. A caval donato non si guarda in bocca.

Ciò nonostante la giornata di ieri resta un boccone amaro per l’Italia. Il nuovo presidente francese si è praticamente impossessato, dal nulla, della gestione diplomatica della crisi libica; le due parti hanno accettato senza battere ciglio il nuovo ruolo di Parigi; l’Italia, a quanto risulta, non è stata né invitata né consultata, se non tardivamente. Questo è avvenuto mentre il ministro Jean-Yves Le Drian era invitato d’onore alla Conferenza degli Ambasciatori italiani, in corso in questi giorni, e alla vigilia del passaggio da Roma anche dello stesso presidente libico, Al-Sarraj. Entrambi si profonderanno in spiegazioni poco convincenti.

Il cambio di scenario e la rapidità con cui è avvenuto comportano tre considerazioni. La prima riguarda la Libia. La linea italiana sulla Libia, ribadita anche il giorno prima dal ministro Alfano, era sostanzialmente di appoggio alle Nazioni Unite che hanno riconosciuto in Fayez al-Sarraj il legittimo presidente della Libia. A più un anno di distanza dal suo insediamento a Tripoli questa legittimità internazionale mostra la corda.

La realtà è quella di un Paese diviso con una spaccatura principale fra Tripolitania e Cirenaica. A Tobruk il parlamento rivendica la legittimità interna di essere stato eletto e il generale Haftar ha il contro-potere militare, nonché l’appoggio di Egitto (fondamentale) e di altre potenze esterne, fra cui Russia e Francia. In effetti anche l’Italia aveva sensibilmente modificato la posizione iniziale facendosi promotrice del dialogo fra le parti libiche, ma l’iniziativa di Emmanuel Macron ci ha scavalcato mettendo le due parti sullo stesso piano. Sarà difficile per Roma rimanere abbarbicata all’inefficace linea Onu. Il nostro ruolo in Libia resta forte: proprio per questo va aggiornato al nuovo scenario. La seconda riguarda la politica estera francese. Con Macron all’Eliseo la Francia torna alla tradizionale politica internazionale assertiva e tutto campo che François Hollande aveva messo in sordina. Il nuovo presidente è senz’altro europeista, ma ha ben presente l’obiettivo di ridare alla Francia un ruolo trainante – non solo in Europa, vedi l’accoglienza riservata a Donald Trump il 14 luglio. In ambito Ue questo significa puntare sull’asse con Berlino e riequilibrare l’inferiorità economica nei confronti della Germania con il dinamismo politico e le capacità militari. E’ inevitabile che questo tentativo di bilanciamento porti la Francia ad affacciarsi sul Mediterraneo occidentale.

Infine, nei rapporti internazionali conta la solidità del quadro interno. Questo è quanto oggi manca a Roma. La nostra voce è più debole; quella francese senza timidezze. Macron cavalca l’onda di una doppia vittoria elettorale. In questo momento è in una posizione più forte di qualsiasi altro leader europeo o occidentale: Donald Trump ha la palla russa al piede, Theresa May un governo di minoranza che deve negoziare Brexit, Angela Merkel è relativamente tranquilla ma non può distrarsi dalla campagna elettorale. Non si può rimproverare al governo Gentiloni di aver trascurato la Libia dove l’Italia è riuscita a mantenere, senza danni, una costante presenza. Tuttavia la fragilità della politica interna ha un prezzo e l’Italia lo sta pagando.

Dall’incontro di Parigi l’Italia incassa la possibile svolta positiva della crisi libica. La discesa in campo francese può anche condurre a un maggiore impegno della latitante Unione europea; non sarebbe mai troppo tardi. Ne traiamo però una lezione: la Francia del nuovo, giovane, presidente è sicuramente un partner per il rilancio europeo ma anche un concorrente sul piano degli interessi nazionali. Eni e Total non vanno sempre d’amore e d’accordo pur avendo interessi comuni (ad esempio prezzo degli idrocarburi, rapporti con la Russia); perché aspettarsi un rapporto completamente diverso fra Roma e Parigi?

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lastampa/Una doccia fredda per Roma STEFANO STEFANINI

Procida Calcio: ingaggiato il difensore Giorgio Russo

isola di procida eccellenza

L’ISOLA DI PROCIDA CALCIO è lieta di comunicare di aver trovato l’accordo con il difensore classe 1994, Giorgio Russo. Cresciuto nel settore giovanile del Monteruscello Calcio, si è poi fatto le ossa in Eccellenza, indossando le maglie di ASD Nuova Itri, Quarto, Puteolana, per poi cimentarsi nella Promozione laziale, con l’Atletico Formia e Sperlonga Calcio.
Lo scorso anno ha disputato il campionato di Eccellenza con la maglia di Neapolis prima e Mondragone poi.
Proprio con la maglia del Mondragone ha affrontato da avversario proprio il Procida, rimanendone folgorato.
“Sono emozionatissimo per questa nuova avventura, da avversario ho sempre ammirato il Procida, non solo per la squadra, ma per l’intero ambiente, davvero perfetto per fare calcio. Non vedo l’ora di poter dare il massimo per questi colori e sono sicuro che in una realtà così seria e affascinante, sudare la maglia e lottare per questi colori sarà un dovere e onore!”, dichiara il neo acquisto Russo.
Sul ruolo che predilige, afferma: “naturalmente non sarò io a decidere. Posso dire che sono un difensore centrale di fisico e che non ha paura di giocare con i piedi, all’occorrenza posso anche adattarmi come terzino, ma ripeto, darò il massimo ad ogni allenamento e sarò a completa disposizione della causa biancorossa, poi sarà il mister a decidere!”