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Agguato nel Napoletano all’alba, freddato un uomo di 52 anni

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Giuseppe Raimo, 52 anni, è  stato freddato intorno alle 4 di questa mattina nel Parco Verde di Caivano.
A soccorrerlo un suo vicino di casa, che l’ha condotto in auto all’ospedale di Frattamaggiore San Giovanni di Dio. Una corsa disperata al nosocomio che però non è servita a salvare la vita all’uomo, che è deceduto all’alba.

La vittima aveva dei precedenti penali, in particolare per furto e possesso di droga. Sul luogo dell’aggressione sono state trovate dalla polizia tracce di sangue e un bossolo.

In corso le indagini.

Italicum e sviluppi politici italiani sono sotto la lente di Washington

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“Se l’ Italicum resta intatto Grillo può vincere le elezioni”, scrisse l’ambasciatore a Roma John Phillips in un rapporto inviato al Dipartimento di Stato lo scorso primo dicembre, poco prima del referendum che Renzi perse.

“Se l’ Italicum resta intatto, Grillo può vincere le elezioni”

Così il Dipartimento di Stato ha letto la politica italiana a cavallo del referendum

NEW YORK – Matteo Renzi «non è obbligato a dimettersi», ma probabilmente lo farà. Subito dopo però potrebbe ricevere un nuovo incarico dal presidente Mattarella, e «ripresentarsi davanti al Parlamento per un voto di fiducia sul Renzi 2.0». Sembra un auspicio, più che un’analisi politica, questo che l’ambasciatore John Phillips inserisce nel rapporto inviato a Washington il primo dicembre dell’anno scorso. Siamo alla vigilia del referendum costituzionale, e dai documenti che La Stampa ha ottenuto nel rispetto delle leggi americane, gli Stati Uniti temono che la sconfitta del premier esponga l’Italia al rischio di una deriva estremista e populista, e di una crisi economica e bancaria. Ma quello che preoccupa di più, in prospettiva, è l’arrivo di Grillo a Palazzo Chigi: «Se vincesse il sì e l’Italicum restasse intatto, potrebbe vincere le prossime elezioni e formare il governo».

Superata la linea di confine

La scelta Grillo-casaleggesca su Di Maio supera la linea di confine

Il 30 novembre Phillips firma un primo rapporto dedicato allo «Short-Term Economic Outlook on Referendum», la prospettiva economica a breve. Via Veneto dà per scontata la vittoria del «No», e cerca di spiegare a Washington i pericoli: «I nostri contatti nel governo hanno sminuito le potenzialità di reazioni negative dei mercati immediate e serie. Tuttavia l’incertezza riguardo il futuro di Renzi, e la minaccia dell’instabilità politica, hanno aumentato la volatilità guardando al 2017, anno in cui l’Italia siederà nel Consiglio di Sicurezza dell’Onu e ospiterà a maggio il G7. Ciò potrebbe comportare difficoltà per le banche in cerca di capitali, creando sfide immediate per il piano di ristrutturazione del Monte dei Paschi di Siena. Nonostante il debito pubblico sia posizionato per sopportare le turbolenze dei mercati, la volatilità successiva al referendum potrebbe alzarne i costi. Data la convinzione nei settori di affari e finanza che il «No» sia stato già messo in conto dalle borse, l’Italia potrebbe essere colta di sorpresa, se qualunque ripercussione seria dovesse emergere a causa del risultato, minacciando la crescita (già debole), e complicando le relazioni con l’Unione europea». Phillips nota che «le azioni delle banche italiane sono scese del 14% dal voto sulla Brexit, mente il 25 novembre lo spread rispetto ai bond tedeschi è salito a 191 punti, il livello più alto dal maggio 2014». Riporta che «il settore privato favorisce le riforme, ma rigetta l’ipotesi di una catastrofe se vincesse il No».

M5S, Di Maio Candidato premier, Candidati

Di Maio corre da solo: la base insorge

Cita l’appoggio di Confindustria, «a cui si è aggiunto di recente quello del ceo di Fiat-Chrysler Sergio Marchionne», ma aggiunge che l’associazione degli industriali «non si aspetta ramificazioni economiche negative». Rivela un incontro avuto il 21 novembre con i dirigenti della Banca d’Italia, «che si aspettano un po’ di volatilità dopo la vittoria del No, ma non la fine del mondo». Anche «i leader delle due principali banche italiane ci hanno detto che non sono preoccupati. Uno, durante un incontro avuto il 21 novembre, ha definito il referendum un “non evento”; l’altro, il 28 novembre, ha detto che i rischi sono “gestibili ed esagerati”». Phillips però resta preoccupato per il Monte dei Paschi di Siena, che «lancerà il suo aumento di capitale da 5 miliardi di euro il 6 dicembre», e Unicredit, che lo farà il 13: «Le condizioni instabili dei mercati minacciano il successo dei piani di entrambe le banche. Ma mentre Unicredit ha riserve sufficienti, un collasso di Mps potrebbe richiedere un intervento doloroso». L’ambasciatore poi rivela il suo vero timore, citando un rapporto scritto l’11 novembre dalla Deutsche Bank: «I mercati finanziari restano più preoccupati per i rischi di medio e lungo termine, ossia una potenziale vittoria elettorale del Movimento anti establishment 5 Stelle nelle prossime elezioni generali, da tenersi non più tardi del marzo 2018».

Donald, Silvio e Corbyn, quel fascino rassicurante delle pantere grigie

Di Maio è controcorrente dal punto di vista dell’età: il fascino rassicurante delle pantere grigie

Phillips sta scrivendo dopo il successo di Trump alle presidenziali, e quindi sa che questi rapporti rappresentano la sua eredità politica, consegnata a chi gestirà le relazioni con Roma dopo di lui. Perciò acquista ancora più importanza il documento che invia il primo dicembre, per sfatare cinque miti sul referendum: «Le tendenze politiche europeee e americane sono un fattore in vista del 4 dicembre, ma le circostanze domestiche italiane guidano le intenzioni degli elettori». Il pronunciamento su Renzi viene prima del vento della Brexit o di Trump. Il primo mito da sfatare è che il premier doveva evitare il referendum: «È falso. La costituzione lo impone, se una sua riforma è approvata dal Parlamento con una maggioranza inferiore ai due terzi». Il secondo è che poteva concentrarsi su altre priorità: «Il governo Renzi era stato creato per fare le riforme. Il presidente Napolitano aveva accettato di prolungare il suo mandato a questa condizione». Semmai il rimpianto sta nella fine della cooperazione con Berlusconi: «Se fosse continuata, la riforma avrebbe ottenuto i due terzi in Parlamento, eliminando la necessità del referendum». Il terzo mito è che la riforma apre la strada di Palazzo Chigi a Grillo: «La legge elettorale è stata già fatta, non è oggetto del referendum. In effetti se vincesse il Sì e l’Italicum restasse intatto, M5S avrebbe una possibilità realistica di vincere le prossime elezioni e formare il governo. Ma la riforma costituzionale non dipende dalla legge elettorale, e nulla impedisce al Parlamento di cambiarla in futuro. I pro e i contro del maggioritario non sono sulla scheda il 4 dicembre». Il quarto mito è che la riforma dà troppi poteri al premier: «Ne dava di più quella tentata da Berlusconi nel 2006. È ironico che uno degli argomenti di M5S contro la riforma stia nel fatto che il nuovo Senato lo frenerebbe, se andasse al potere, perché è basato sulle Regioni che il Movimento non controlla». Il quinto mito è che la premiership di Renzi finirà con la sconfitta. Qui Phillips fa il ragionamento riportato all’inizio, nella speranza che il premier si dimetta, ma per ottenere un nuovo incarico. Del resto lo stesso presidente Obama, ricevendolo in ottobre alla Casa Bianca, aveva auspicato che il capo del governo restasse al suo posto qualunque fosse stato l’esito del referendum.

Il quinto mito però non si rivela tale, e il 5 dicembre l’ambasciatore invia a Washington un rapporto classificato come «sensitive», in cui si chiede: «Italy Votes No: Where Do We Go From Here?». Dove finirà ora l’Italia? Renzi «ha sbagliato a personalizzare il referendum, e il suo ruolo come baluardo contro populismo ed estremismo è stato duramente indebolito», ma Grillo «non è sulla soglia del potere». Phillips non crede alle elezioni anticipate: «L’esuberanza di M5S maschera una crisi di leadership nel Movimento, che gli renderà difficile giocare un ruolo responsabile nei prossimi mesi. Secondo molti osservatori l’appello per il voto è un bluff. M5S vuole più tempo per gestire la crescente crisi interna e sanare lo scisma tra i pragmatici, guidati da Di Maio e Di Battista, che vogliono il governo, e l’ala ortodossa condotta da Roberto Fico, che diffida dell’ambizione politica ed è frustrata dai crescenti scandali ed errori di gestione nel partito. Chiedendo le elezioni anticipate nonostante l’impossibilità tecnica di farle, il Movimento raccoglie i benefici del ritardo, senza partecipare al mercato delle vacche che i suoi membri oppongono visceralmente». Quanto a Berlusconi, «sollecita prudenza e suggerisce che l’attuale maggioranza può durare fino al 2017, per guadagnare tempo a favore del suo ritorno». Renzi invece si riprenderà il partito, per purgare gli oppositori di sinistra e guidarlo alle prossime elezioni: «Il sistema delle primarie aperte garantisce la sua vittoria nella corsa a segretario. A quel punto si concentrerà sulla ricostruzione, che includerà l’eliminazione dei dissidenti».

Nei rapporti successivi Phillips si arrovella sulle ipotesi di governi tecnici o istituzionali, e sulla girandola dei candidati, ma quando nasce l’esecutivo Gentiloni tira un sospiro di sollievo, anche se è «la fotocopia di quello Renzi, e D’Alema avverte che costerà al Pd un altro 5% di voti». L’ambasciatore nota soprattutto le conferme di Padoan, Calenda e Pinotti, e la promozione di Minniti all’Interno, come conferme del fatto che la stabilità dell’Italia, almeno per ora, è salva.

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Cordoba: “Juve, Napoli e Inter più forte delle altre: troppa differenza”

Le sue parole

L’ex difensore colombiano dell’Inter, Ivan Ramiro Cordoba ha parlato alla Gazzetta dello Sport:

Sa che tre squadre a punteggio pieno dopo 4 turni non si vedevano dal 1960?

«La classifica sta dicendo che Juventus, Napoli e Inter hanno qualcosa in più degli altri. E anche che la forbice tra grandi e piccoli club si allargata. Quando io giocavo in Serie A, non si vedeva tutto questo divario tecnico e ogni trasferta era dura».

Consigli colombiani per la Serie A?

«Tre nomi secchi: in difesa Yerri Mina del Palmeiras e Oscar Murillo del Pachuca, in avanti Edwin Cardona, il centrocampista offensivo che gioca in Argentina con il Boca Juniors».

L’attacco azzurro è nella storia: due nuovi primati raggiunti

L’attacco azzurro è nella storia: due nuovi primati raggiunti

L’attacco del Napoli è micidiale, ormai lo sanno tutti e in questo momento Mertens è il punto fermo dal quale non si può prescindere. Il reparto offensivo del Napoli, con 15 gol nelle prime quattro partite di campionato ha stabilito il record assoluto del club azzurro (in serie A l’ultima squadra a riuscirci fu il Milan nel 1972) ed e’ la squadra che ha la migliore media gol dei cinque campionati più importanti di Europa (3,75 a partita, secondo il Psg).

San Paolo, raddoppiata la media spettatori rispetto all’anno scorso

San Paolo, raddoppiata la media spettatori rispetto all’anno scorso

I 49.137, come riporta Il Corriere dello Sport, è un po’ come dire cinquantamila. Ed è successo per Napoli-Benevento, il derby che ha creato una sua autentica atmosfera. C’è dell’altro: 49.324: che è sempre come raccontare di cinquantamila cuori nella capanna del San Paolo, uno stadio quasi pieno il 16 agosto – fate un po’ voi – per la sfida con il Nizza, quella nella quale c’era in palio la qualificazione in Champions. Ma non è tutto: 35.102 per Napoli-Atalanta, domenica 27 agosto: finora, 133.563, che fanno una media di 44.521. C’è un’altra Napoli al fianco del Napoli e basta poco per accorgersene: un giretto negli archivi e la somma che fa la differenza emerge in fretta, in tutta la sua enormità. Un anno fa nelle sue prime tre gare interne, Fuorigrotta sembrò deserta: con il Milan (il Milan!), soltanto 27.321, con il Bologna appena 21.083 e con il Chievo addirittura 19.942. Totale da impallidire: 68.346, per una media 22.782. Siamo praticamente al doppio.

Barella e Chiesa nel mirino del Napoli, i dettagli

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Il Napoli punta sul giovane Nicolò Barella centrocampista del Cagliari

Ecco cosa scrive la Gazzetta dello Sport sul centrocampista del Cagliari Nicolò Barella: “Gol e bacio al tatuaggio sul braccio che raffigura la fidanzata che lo ha reso papà a soli 20 anni. Nicolò Barella ha lanciato la vittoria del Cagliari a Ferrara e procede forte di un’arma in più, la nascita della figlia che lo ha responsabilizzato. Patto di ferro col suo procuratore Beltrami che gli ha suggerito di restare a Cagliari per crescere. Per Nicolò, infatti, dall’età di sei anni c’è stata una sola parentesi di 6 mesi a Como in Serie B lontano dalla Sardegna. Il centrocampista ha rinnovato il contratto fino al 2021, ma dalla scorsa primavera viene corteggiato dal Milan. Senza dimenticare le attenzioni della Roma (e in seconda battuta del Napoli)“.

Un altro giovane di cui si parla sul mercato è Federico Chiesa. Lui e la Fiorentina hanno un solido accordo: il contratto è stato rinnovato fino al 2021 con un ingaggio di 400mila euro. Nei prossimi mesi è plausibile un adeguamento sulle cifre del suo accordo con lo scopo di rendere Chiesa il simbolo della nuova Fiorentina, nonostante l’attaccante sia nel mirino del Napoli dalla scorsa estate.

No, Sarri non cambia: dentro i titolari, forse solo Diawara in più

No, Sarri non cambia: dentro i titolari, forse solo Diawara in più

Come riporta Il Corriere dello Sport, con la Lazio, domani sera, o a Ferrara, sabato pomeriggio, proprio quando la Champions League si sta avvicinando, potrebbe esserci il turnover. L’idea è di continuare con gli stessi undici che domenica hanno cominciato la partita con il Benevento, si chiamano titolarissimi, etichetta che all’allenatore non piace più di tanto, pero così è. La Lazio gioca, può concedere un po’ di campo, dunque essere l’avversaria che meglio si combina con le caratteristiche di Diawara; mentre a Ferrara è probabile che oltre la linea del pallone ci sia un’avversaria con un numero maggiore di giocatore, dunque con la necessità di andare a cercare angoli di passaggio che Jorginho è più bravo a scovare. Percentuali alla pari, per il momento, anche se l’italo-brasiliano si fa preferire per freschezza. Si va sul sicuro, partendo dall’attacco: Callejon si è risparmiato con il Benevento gli ultimi ventiquattro minuti e sono troppo per uno stakanovista del suo spessore. La corsia di destra gli appartiene; quella di sinistra è di Insigne e il centravanti sarà Mertens. Hamsik non esce, neanche dopo che per la prima volta è rimasto in campo per gli interi novanta minuti; e c’è il sospetto che anche la difesa resti quella dell’altro giorno. Poi, mica per caso si chiamano «titolarissimi».

Svolta sul dramma della Solfatara, emerge un primo indagato

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Sotto accusa per omicidio colposo plurimo Giorgio Angarano, l’amministratore unico della società “Vulcano Solfatara srl”. È lui il primo indagato per la morte della famiglia torinese avvenuta il 12 settembre scorso.

L’autopsia sui corpi di mamma Tiziana, papà Massimiliano e il piccolo Lorenzo è in programma giovedì, anche se i pm incaricati a svolgere le indagini non hanno ancora dato conferma sulla data.

Intanto sono stati ascoltati numerosi testimoni dalla sesta sezione, quella qualificata sui crimini di natura professionale e sugli illeciti che avvengono sul posto di lavoro.

In vista dell’autopsia e con il procedere delle ipotesi accusatorie, l’amministratore unico Giorgio Angarano dovrà affidarsi al proprio legale difensore e a un consulente tecnico.

Al momento la Solfatara di Pozzuoli è ancora chiusa al pubblico e presumibilmente lo sarà fino a quando non saranno chiariti tutti gli interrogativi sulla tragica vicenda.

I numeri sbalorditivi di Mertens

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I numeri sbalorditivi di Mertens

Sbalorditivi i numeri di Dries Mertens che  mette a segno 31 gol nelle ultime 32 gare giocate da centravanti e con il Napoli sul podio d’Europa dopo 4 turni per gol realizzati: 15 gol in 4 partite con media di 3,75 a gara. L’allenatore lo lascerà titolare domani contro la Lazio, dato che all’Olimpico confermerà i titolarissimi che hanno battuto il Benevento. Molto dipenderà
anche dalle impressioni durante la rifinitura di questa mattina, con la partenza verso Roma prevista in treno nel primo pomeriggio. A riportarlo è l’edizione napoletana di oggi di Repubblica.

La trattativa Napoli-Federico Chiesa si complica, i dettagli

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La trattativa Napoli-Federico chiesa si complica, si sono fatte avanti squadre importanti

Federico Chiesa-Napoli, si complica anche nel lungo periodo. Il piccolo prodigio viola si è già messo sotti i riflettori in questo inizio di campionato con la maglia della Fiorentina. “Inutile nasconderlo, Federico è sul taccuino di tutte le grandi“, riporta l’edizione odierna di Repubblica di Firenze. Sull’esterno ci sono oltre al Napoli: Inter, Juventus e Bayern Monaco. E’ per questo motivo che il direttore Corvino entro due settimane tratterà con il padre-agente, l’ex calciatore Enrico Chiesa: la proposta di rinnovo. Proporrà un prolungamento contratto fino al 2022 con un ingaggio maggiore del raddoppio. La speranza è quella di poter trattenere il classe 1997, gli azzurri non mollano ma col rinnovo la situazione diventerebbe più difficile e costosa.

La scelta Grillo-casaleggesca su Di Maio supera la linea di confine

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“La scelta Grillo-casaleggesca di puntare su una propria creatura da laboratorio, senza metterla a confronto con esponenti qualificati della società civile o anche solo con i parlamentari che hanno condiviso lo stesso percorso dell’Uomo del Futuro, segna, in modo paradossale, l’attraversamento di una linea di confine”, commenta Andrea Malaguti.

Superata la linea di confine

Ambizioso, sveglio, ben educato, persino bellino, senza preparazione, storia e idee politiche che non siano state vidimate da Grillo e rivisitate dalla Casaleggio Associati, il trentunenne Luigi Di Maio è di fatto il primo candidato premier dell’epopea vincente e opaca del Movimento Cinque Stelle. Alle sgangherate primarie grilline parteciperà anche qualche altro figurante, ma la strada è tracciata. Il «movimento-partito-spersonalizzato» diventa personale. E chi meni davvero le danze è difficile da capire.

M5S, Di Maio Candidato premier, Candidati

Di Maio corre da solo: la base insorge

Indifferente all’idea di essere considerato il ripetitore automatico di voci che arrivano da stanze lontane e impenetrabili, con in tasca un diploma di liceo classico insufficiente ad archiviare il suo corpo a corpo con i congiuntivi, a chiarirgli il ruolo di Che Guevara o la distinzione tra il Cile e il Venezuela, il vice presidente della Camera, inflessibile con gli indagati che non siano lui, populisticamente tenero con gli «abusivi per necessità», si sente all’altezza di guidare il Paese, trasformandolo da «bad nation» a «smart nation» di stampo nordeuropeo, e di sedersi allo stesso tavolo di Putin, della Merkel e di Macron. Una sensazione sciocca ed esaltante, di cui Di Maio, l’Uomo del Futuro, non riesce più a fare a meno. L’autostima evidentemente non gli manca. In bocca al lupo.

Se l’ Italicum resta intatto, Grillo può vincere le elezioni

Italicum e sviluppi politici italiani sono sotto la lente di Washington

La scelta Grillo-casaleggesca di puntare su una propria creatura da laboratorio, senza metterla a confronto con esponenti qualificati della società civile o anche solo con i parlamentari che hanno condiviso lo stesso percorso dell’Uomo del Futuro, segna, in modo paradossale, l’attraversamento di una linea di confine. Perché paradossale? C’è uno che vale più degli altri. Ma, a guardare il suo curriculum, al di là della dialettica spigliata, è uno piuttosto qualunque. E’ stato scelto lui o la sua disponibilità a essere consigliato e guidato?

Donald, Silvio e Corbyn, quel fascino rassicurante delle pantere grigie

Di Maio è controcorrente dal punto di vista dell’età: il fascino rassicurante delle pantere grigie

Nei mesi che precedettero la rielezione di Giorgio Napolitano alla presidenza della Repubblica, i Cinque Stelle puntarono su Stefano Rodotà e Milena Gabanelli. Un modo per segnalare il distacco dalle logiche di Palazzo, affidandosi alla credibilità di candidati che di certo non si sarebbero fatti condizionare da una telefonata milanese. Ci voleva coraggio. Quattro anni dopo quel coraggio non c’è più.

È sempre stato chiaro che il grillismo, anche nella sua dimensione più ingenuamente rivoluzionaria, prosperava in virtù di una spensierata rozzezza fondata su una presunta superiorità di valori. Oggi però il Movimento 5 Stelle è un partito vero e proprio, acerbo, ondivago, apparentemente pronto a consegnare al candidato premier anche la leadership politica da sempre in mano a un estenuato Grillo, costringendo parlamentari come Roberto Fico a prendere le distanze da questa svolta al ribasso e spingendo Alessandro Di Battista (più carismatico e consapevole dei propri limiti del multiforme amico Di Maio) a non fare ombra al Candidato Unico. Addio democrazia orizzontale. Una differenza con gli altri partiti però rimane. Nessuno sa – dall’Europa allo ius soli – quale sia la visione politica (sempre che esista) del vice presidente della Camera. Così come nessuno sa – ci ha pensato ieri il Financial Times a sollevare la questione – quale sia la visione politica di Davide Casaleggio.

Per capirlo servirebbe un esperto di algoritmi applicati alla teolinguistica. Secondo il filosofo canadese Alain Denault «viviamo in un’epoca in cui si deve portare il marchio a livello di evangelizzazione», un meccanismo che la Casaleggio Associati conosce bene e che spinge diritti alla mediocrazia. Pochi invisibili guidano una massa di formiche efficienti convinte di essere libere. Per questo è stato costruito un premier in pectore abituato a cambiare opinione quando la cambia la maggioranza? Dubbio atroce. Non sarà una tardiva sindrome di Ambra Angiolini? Solo che Ambra si occupava di tv e, uscita dal sofisticato circo di Boncompagni, si è emancipata grazie al talento.

Invece Di Maio, programmato da Milano, vorrebbe occuparsi di tutti noi. Gli basterebbe che il suo ego la smettesse per un attimo di agitarsi come un ossesso per capire che non è pronto. Il Movimento 5 Stelle doveva essere il trasparente rifugio dei cittadini, è diventato una straordinaria dependance dell’enigmatico Casaleggio junior. E nessuno ci ha ancora spiegato come si sia passati da Zagrebelsky a Di Maio, senza dire per lo meno: scusate, questa è la politica e anche noi ci dobbiamo adeguare.

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Caos abbonamenti, 25 citazioni in giudizio e 70 diffide. L’avvocato Grimaldi: “Estremi per azione penale”

Caos abbonamenti, 25 citazioni in giudizio e 70 diffide. L’avvocato Grimaldi: “Estremi per azione penale”

La Repubblica dà spazio al caos della questione abbonamenti. «Mi spiace, ma lei non può entrare». Questa la frase che si è sentito pronunciare domenica Vincenzo Di Gennaro a pochi metri dal suo posto dei Distinti. Il tornello di quel settore del San Paolo non riconosceva la tessera, ma non è un caso o un errore: la società gli ha annullato l’abbonamento, a causa del fatto che il tifoso Vincenzo abbia fatto causa di risarcimento al club di De Laurentiis. Non è l’unico che si lamenta per aver speso lo scorso anno più soldi con l’abonamento che nell’ipotesi dell’acquisto dei singoli tagliandi, con circa 300 euro di surplus nei Distinti, 550 in Tribuna Posillipo. La class action è formata da più di 200 tifosi, con 25 citazioni in giudizio al momento e 70 diffide.

La risposta del Napoli è stata inviare una lettera alle persone interessate, comunicando la risoluzione unilaterale qualore continuasse il contenzioso, appellandosi all’articolo 3 del modulo di adesione “Il titolare dichiara e garantisce che non ha proposto, né è in procinto di proporre azioni giudiziarie nei confronti della società”. Vincenzo è un 45enne di Fuorigrotta che si sfoga così: «Frequento lo stadio da 30 anni. Ho cominciato con Rudi Krol. Ho speso 755 euro. Non voglio il rimborso, ma solo la possibilità di tornare al San Paolo. Ma all’azione legale non rinuncio: donerò i 300 euro in beneficenza. Ormai è una questione di principio», mentre l’avvocato che lo assiste, Erich Grimaldi, spiega: «Vedremo cosa succederà, ci sono stati problemi simili pure in Tribuna Posillipo, dove alcuni tifosi non si sono recati allo stadio. Valutiamo anche gli estremi per un’eventuale azione penale».

Napoli, presentato l’87° Campionato di Serie A1 “GU2STO CUP”

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Presentato a Napoli l’87° Campionato di Serie A1 “GU2TO CUP”

NAPOLI – All’insegna dello slogan “Emozioni senza confini” è stato presentato a Napoli, a bordo della nuovissima ammiraglia della flotta MSC Crociere, la nave “Meraviglia”, l’87° campionato di serie A1 di basket femminile.

Emozioni senza confini, come quella di una nuova stagione che inizia come ogni viaggio, con un carico di speranze, ambizioni e progetti per le 10 squadre in rappresentanza di 8 regioni italiane, o come quelle di una città come Napoli, la più grande del campionato per popolazione, già teatro di numerosi eventi organizzati dalla LegA Basket Femminile, o ancora come quelli del nuovo Partner che legherà il proprio nome al massimo campionato, “GU2TO”.

La conferenza stampa di presentazione è stata anche l’occasione per un ideale passaggio di consegne alla guida della Nazionale Italiana tra Andrea Capobianco e Marco Crespi, entrambi presenti a bordo della MSC Meraviglia.

Dopo gli interventi del Vice Presidente vicario della Federazione Italiana Pallacanestro, Gaetano Laguardia, e della vice presidente Mara Invernizzi, che hanno espresso apprezzamento per la vivacità del movimento femminile e per l’intraprendenza della Lega, è stata presentata la Partnership con il marchio “GU2TO”, che riunisce le eccellenze enogastronomiche dei territori di Alessandria e Siracusa, in un percorso di reciproca valorizzazione:

“Siamo orgogliosi – dicono Alice Pedrazzi e Francesco Alfieri, direttori delle Confcommercio di Alessandria e Siracusa, promotori del marchio Gu2to – diaver scelto la LegaBAsket Femminile come partner per la promozione dei nostri territori, perché crediamo fortemente nelle sinergie e abbinare le nostre eccellenze a quelle sportive espresse dal massimo campionato di basket, crediamo sia una scelta vincente. Perché come diceva il poeta greco Costantino Kavafis, l’importante non è la meta, ma il viaggio. E noi aggiungiamo: con chi lo si condivide”.

Dopo le emozioni senza confini di Gu2to, ha preso la parola il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris: “Siamo da sempre vicini al mondo dello sport – ha detto il primo cittadino -. Il riscatto della città, d’altronde, è partito proprio dallo sport, dalla America’s Cup di vela alla Coppa Davis di tennis sul lungomare. Nella nostra città la domanda di sport è enorme e spesso facciamo i conti con la sofferenza di non poter garantire l’impiantistica che tutti meritano. Il mio in bocca al lupo va alla Dike, che rappresenterà Napoli nella A1 femminile di basket”.

Le conclusioni al Presidente della Lega Basket Femminile, Massimo Protani: “Ringrazio la Fip che, a partire dal Presidente Petrucci, mai ci fa mancare il proprio sostegno, poi tutte le giocatrici presenti, i presidenti, lo staff della Lega, la città di Napoli, il nuovo partner Gu2to. Come Lega stiamo lavorando per dare al massimo campionato nazionale la maggior visibilità possibile grazie all’accordo con Sportitalia, senza però dimenticarci anche del campionato di A2, perché da lì arriveranno le forze nuove per il domani del nostro movimento”.

Ora parola al campo: appuntamento al PalaTagliate di Lucca, domenica 24, per la Supercoppa con la sfida tra le campionesse d’Italia in carica della Gesam Gas Lucca ed il Famila Schio. Poi tutti a Ragusa, per il 16° Opening Day.

/Area Comunicazione LBF

Di Maio corre da solo: la base insorge

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Luigi Di Maio è il candidato solitario del Movimento 5 Stelle, diretto a un’incoronazione nel voto online che lo porterà a correre come premier per il gruppo fondato da Beppe Grillo. I suoi sette sfidanti nelle primarie sono pressoché sconosciuti: tutti i big si sono sfilati dalla contesa per fargli posto. Ma la base del Movimento è irritata.

Parlamentari contro Casaleggio. “È l’artefice di questo pasticcio”

Nel mirino le regole cambiate negli ultimi giorni. Grillo: avanti così

ROMA – Non doveva finire così. Lo sconforto che si respira nelle stanze del M5S alla Camera e al Senato consegna l’impressione che qualcosa sia davvero andato storto, che il meccanismo si sia inceppato malamente. I dipendenti compulsano ossessivamente la rete e i social network per capire quale sia l’umore degli italiani di fronte a questo enorme pasticcio della votazione online. L’hashtag #gigginarie rimbalza impietoso da un profilo all’altro, il sarcasmo e gli sfottò annacquano ovunque qualsiasi parvenza di credibilità.

Superata la linea di confine

La scelta Grillo-casaleggesca su Di Maio supera la linea di confine

La base del M5S è incredula, una grossa fetta dei parlamentari si lamenta nelle chat e per la prima volta il bersaglio diventa Davide Casaleggio. Qualcuno anche nello staff e nella fedele cerchia di Luigi Di Maio, leader già consacrato, storce il naso. È lui, il figlio del fondatore, l’erede della società di consulenza che decide le strategie del M5S e gestirà la votazione sulla piattaforma Rousseau, a essere considerato il principale responsabile di queste primarie sconnesse e surreali. Anche perché, appunto, sarebbe dovuta andare diversamente. Il 5 settembre era ancora in piedi l’ipotesi di votare secondo il metodo adottato nel 2013 per le candidature al Quirinale: primo turno aperto, secondo turno ristretto alla rosa dei più votati. Poi qualcosa è cambiato.

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Il terrore di altri attacchi hacker ha condizionato la decisione di Casaleggio jr e lo ha convinto a puntare sul metodo delle autocandidature. Di fatto una garanzia maggiore per Di Maio, perché ha tagliato di netto le ambizioni di tutti i suoi più forti competitor. Il risultato però è sotto gli occhi di tutti. Di Maio veleggia verso la vittoria senza un vero e proprio sfidante, ma contro sette comparse convinte a partecipare per evitare la farsa della gara in solitudine del futuro candidato.

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Tutti i protagonisti di questa storia un po’ sgangherata tacciono o quasi. Alessandro Di Battista si sfila e lo fa con un annuncio che crea un altro scompiglio. «Tra poco si inizierà a votare e invito alla massima partecipazione». Tra poco? Si scopre così che non è escluso che il voto, previsto con tanto di proclamazione per sabato a Rimini, nel secondo giorno di festa del M5S, possa essere anticipato. Aspettare ancora quattro giorni – è il timore di Casaleggio – significa dare il tempo agli hacker di fare quello che vogliono e alle voci più critiche, che si stanno alzando dalla pancia del M5S, di ingigantirsi. Roberto Fico, il grande atteso, lo sfidante che alla fine non è stato tale, continua ad opporre un insistito silenzio a Casaleggio jr, a Grillo e allo staff, che fino all’ultimo hanno sperato nella sua candidatura per scongiurare questo epilogo. Escluso dal palco di Rimini, Fico, secondo alcuni parlamentari a lui vicini, potrebbe anche non presentarsi alla kermesse. Sarebbe un gesto clamoroso, forse il preludio di un addio o di una nuova battaglia da combattere con l’armatura del dissidente. Un suo post, comunque, è atteso a ore.

Se l’ Italicum resta intatto, Grillo può vincere le elezioni

Italicum e sviluppi politici italiani sono sotto la lente di Washington

Mai come ora, però, il M5S si è chiuso a qualsiasi domanda di chiarimento, insensibile alle accuse di opacità. Ma così funziona ormai nella creatura di Grillo all’alba di un nuovo inizio con Di Maio candidato e capo politico. Una prospettiva che per i custodi dell’ortodossia o i semplici nostalgici delle origini è indigesta. L’unico a dirlo apertamente resta il deputato Luigi Gallo. Chiede ai candidati di rifiutare il ruolo di capo politico: «Auspico che prima della votazione si separino» le cariche. «È la cosa più sana, che tranquillizzerebbe tutta la comunità del M5S». Chiede insomma che capo politico resti Grillo, come garanzia di unione. Ma il comico, ormai leader riluttante, non vuole, e lo ha detto anche a Fico. Non vuole più caricarsi di responsabilità politiche, delle beghe interne, né vuole vagare per le aule di giustizia di ricorso in ricorso. «Se ne occuperà Di Maio». Ieri, intanto, è rimasto a Roma, all’Hotel Forum. Nessuno gli ha fatto visita fino a sera. Tutti i contatti sono stati telefonici. Grillo però non resiste al gesto teatrale e cala le lenzuola dalla finestra per simulare una fuga. E così, forse inconsapevolmente, svela il desiderio di non rimanere più prigioniero del suo Movimento.

Donald, Silvio e Corbyn, quel fascino rassicurante delle pantere grigie

Di Maio è controcorrente dal punto di vista dell’età: il fascino rassicurante delle pantere grigie

vivicentro.it/politica
vivicentro/Di Maio corre da solo: la base insorge
lastampa/Parlamentari contro Casaleggio. “È l’artefice di questo pasticcio” ILARIO LOMBARDO

Domani 19 settembre si festeggia San Gennaro patrono di Napoli: il programma religioso

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Le celebrazioni religiose in onore di San Gennaro patrono di Napoli

Domani, martedì 19 settembre, la chiesa festeggia San Gennaro, vescovo e martire cristiano, nonché patrono della città di Napoli.

Dopo la celebrazione della santa messa alle ore otto, un prelato della cappella del Tesoro, effettuerà la canonica lettura della passione di San Gennaro, dopodiché il cardinale Crescenzio SEPE (foto) intorno alle ore dieci, con l’ausilio del caprese monsignor Vincenzo DE GREGORIO e del sindaco di Napoli Luigi DE MAGISTRIS, farà visita alla cappella del Santo dove provvederà all’apertura della cassaforte in cui sono contenute e custodite le reliquie con le ampolle del sangue.

Successivamente, le ampolle ed il busto di San Gennaro saranno portate in processione sull’altare maggiore del duomo dove Sepe celebrerà la solenne eucarestia; al termine, se avverrà l’agognata ed auspicata liquefazione del sangue, il cardinale dall’altare darà l’annuncio dell’avvenuto miracolo.

Nel pomeriggio, dalle ore sedici alle ore diciotto e trenta, le ampolle con il sangue del Santo saranno offerte alla venerazione dei fedeli, dopodichè, ci sarà la conclusiva celebrazione eucaristica officiata da un vescovo ausiliare di Napoli.

Giovanni MATRONE

Castellammare – La medusa stabiese Cassiopea incanta il web

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Nei giorni scorsi ha fatto il giro del web uno scatto fotografico nato nelle acque di Castellammare. Stiamo parlando dello scatto della giovane fotografa napoletana Gabriella Luongo, che ha immportalato al largo delle acque stabiesi un bellissimo esemplare di medusa “Cassiopea”.

Scenario della foto di Gabriella Luongo le acque del banco di Santa Croce, paradiso di biodiversità della costa stabiese, dove la medusa è stata avvistata e fotografata. Oltre ad essere bellissima, la medusa Cassiopea o Cotylorhiza tuberculata, è anche “amica” dei bagnanti in quanto non urticante.

Dunque proprio sul finire dell’estate Castellammare torna sulla ribalta grazie alle sue bellezze naturali.

Fonte: Repubblica Napoli

Foto: Gabriella Luongo

Napoli, un ragazzo di 25 anni massacrato di botte in Piazza Dante

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Napoli – Una violenta lite tra cingalesi ha scatenato il panico in Piazza Dante nel tardo pomeriggio. Pestato a sangue dai suoi connazionali un ragazzo di 25 anni.

Secondo alcune testimonianze il giovane era ubriaco e avrebbe cercato in tutti i modi un pretesto per arrivare allo scontro. È stato ricoverato al Vecchio Pellegrini, per accertare la natura delle ferite riportate.

L’intervento di una pattuglia di poliziotti è stato indispensabile per ripristinare una situazione di caos totale.

Lazio, Nani termina l’allenamento con il gruppo; rientro vicino

Buone notizie per Simone Inzaghi: Luis Nani quest’oggi ha svolto tutto l’allenamento insieme ai compagni di squadra, disputando anche la partitella in famiglia nella quale il portoghese ha anche messo a segno due gol.

L’attaccante sembra aver recuperato dalla distorsione al collaterale del ginocchio sinistro che lo tormentava dalla fine di Luglio. Ora sta ad Inzaghi decidere se utilizzarlo o meno già per la sfida di mercoledi contro il Napoli; anche se il tecnico ha fatto intendere di non volerlo rischiare già nella gara contro i partenopei per evitare ricadute; la convocazione del portoghese, dunque, non è da escludere del tutto.

Giovanni  De Falco

‘Il piccolo tifoso’ – Napoli – Benevento, sei gol da scudetto!

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Ieri contro il Benevento il Napoli ha giocato benissimo, cosa che ci speravamo e ci aspettavamo. I sei gol, di Allan, i tre di Mertens, di Insigne e Callejón, danno l’idea dell’andamento della partita. Un Napoli che ha dimostrato la sua superiorità e, diciamolo, di poter vincere lo scudetto. Sarà dura perchè l’Inter e la Juventus ci saranno sempre alle costole.

Un piccolo tifoso

ItalVolley, l’Italia batte l’Azerbaijan in amichevole

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Europei Femminili 2017: l’Italia piega 3-1 l’Azerbaijan in amichevole

ITALIA-AZERBAIJAN 3-1 (25-18, 25-22, 24-26, 25-15)

ITALIA: Orro 2, C. Bosetti 6, Chirichella 5, Egonu 12, Tirozzi 9, Folie 7. Libero: De Gennaro. Bonifacio 5, Loda 9, Danesi 7, L. Bosetti 3, Cambi 1, Sorokaite 5, Parrochiale (L). All. Mazzanti.

AZERBAIJAN: Samadova 5, Mammadova 8, Yagubova 2, Rahimova 15, Bayramova 2, Kovalenko 3. Libero: Mammadova V., Abdulazimova 1, Hasanova 4, Matiasovska 5, Karimova 4, Habibova 3, Zhidkova 3, Bessanova. N.e: Gurbanova, Karimova Y, All. Garayev.

Durata Set: 21’, 24’, 23’, 20’.

ITALIA: 12 a, 16 bs, 7 m, 30 et.

AZERBAIJAN: 7 a, 11 bs, 10 m, 40 et.

Le azzurre di Davide Mazzanti si sono aggiudicate il secondo incontro amichevole contro l’Azerbaijan 3-1 (25-18, 25-22, 24-26, 25-15), disputato questo pomeriggio a Baku. L’Italia, in maniera ancora più netta rispetto al test match di sabato, ha avuto la meglio sulle padrone di casa che solo nel terzo set sono state in grado di mettere in difficoltà Chirichella e compagne.

Come formazione iniziale il ct tricolore ha inserito Orro in palleggio, opposto Egonu, in banda Caterina Bosetti e Tirozzi, centrali Chirichella e Folie, libero De Gennaro. Nel corso della gara Mazzanti ha utilizzato tutto l’organico a sua disposizione, variando spesso lo schieramento in campo.

Domani le azzurre sosterranno l’ultimo giorno di stage nella capitale azera e poi il 20 settembre si trasferiranno a Tbilisi, dove il 22 settembre esordiranno negli Europei contro la Georgia.

Fonte: FIVAP