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Scontri tra tifosi in Francavilla-L’Aquila, otto arresti

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Otto tifosi del Francavilla calcio, di età compresa tra 19 e 40 anni, sono stati arrestati questa mattina dai carabinieri della compagnia di Chieti perché ritenuti responsabili di lancio di materiale pericoloso in occasione di manifestazioni sportive, oltraggio, resistenza e lesioni a pubblico ufficiale.

I fatti sono avvenuti ieri pomeriggio a Francavilla allorquando prima dell’incontro di calcio Francavilla-L’Aquila nella fase di accesso al parcheggio destinato ai tifosi dell’Aquila, 40 tifosi del Francavilla provenienti da una strada laterale hanno lanciato vari oggetti fra cui accendini, bottiglie e bastoni. Una ventina di tifosi aquilani sono scesi dalle auto e hanno affrontato i francavillesi. Nessuno è rimasto ferito negli scontri che sono stati subito domati dai carabinieri. Due militari, invece, hanno riportato traumi contusivi guaribili in cinque e sette giorni. Gli arrestati verranno processati oggi per direttissima.

/ANSA

Caserta, incidente sulla strada provinciale Caudina: madre e due figli feriti

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Ennesimo incidente stradale nella serata di ieri sulla provinciale Caudina che da Sant’Agata porta a Caserta, famigerata per la sua pericolosità che ha causato già molte morti. Il fondo stradale reso viscido dalla pioggia ed il buio tra le cause dello scontro frontale in contrada Molino Corte al bivio che porta in località Presta tra un’Audi ed un’Opel Zafira, con tre feriti , tra cui una mamma con due bambini piccoli, che sono stati soccorsi da un’ambulanza del 118 che li ha trasportati all’ospedale «Sant’Alfonso» per le cure del caso. Il traffico automobilistico è stato deviato. Sul posto i Carabinieri della locale stazione, la Polizia municipale e l’associazione di volontariato di Protezione civile «il Cireneo».

/il Mattino

Il risultato del Referendum evidenzia lo scontento in Lombardia e Veneto

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Referendum in Lombardia e Veneto: “Oltre al contenuto esplicito, quello scritto sulla scheda elettorale, la tornata elettorale contiene un quesito nascosto ma altrettanto potente e motivante: siete soddisfatti o no dell’attuale stato di cose? La risposta è stato un corale e gigantesco ‘no’ che il governo e i partiti romani farebbero molto male a sottovalutare”, scrive Francesco Bei nell’editoriale.

Nuovo tassello nel mosaico dello scontento

Se il trasferimento di competenze dallo Stato alle regioni fosse un fatto puramente amministrativo, i veneti e i lombardi che a milioni si sono messi in fila ieri ai seggi avrebbero commesso un grande errore. Da questo punto di vista la strada del regionalismo «freddo» adottata dall’Emilia-Romagna è molto più veloce e produttiva. Tanto che a Bologna puntano a incassare il via libera di Roma entro la fine della legislatura, appena pochi mesi dopo il fischio d’inizio della procedura. Le regioni governate dai leghisti hanno scelto invece una strada opposta, quella del regionalismo «caldo» strappato a suon di voti. E tutto indica che dovranno trattare con il prossimo governo che uscirà dalle urne a marzo. È dunque evidente che quella che si è giocata ieri è stata una partita al cento per cento politica, anzi in una stessa mano si sono intrecciate vicende politiche diverse. Almeno due: una interna alla Lega sulla direzione che deve prendere il partito, nazionale (come vorrebbe Salvini) o indipendentista- nordista (come quella iscritta al primo punto dello statuto del movimento); un’altra dentro il centrodestra, tra Lega e Forza Italia, per la supremazia nella coalizione e la futura spartizione dei collegi del Rosatellum.

E tuttavia, al di là delle convenienze e dei calcoli immediati sul cui prodest, forse l’aspetto più rilevante della consultazione «federalista» è un altro. Per comprenderlo bastava ascoltare le voci dei cittadini ai seggi, dagli artigiani ai commercianti, dai risparmiatori truffati dalla banche agli operai. Gente normale, a prima vista più di provincia che di città – non è un caso che nella cosmopolita e ricca Milano il referendum sia andato meno bene come affluenza -, più ceto medio che élite. Come se il voto, oltre al contenuto esplicito, quello scritto sulla scheda elettorale, contenesse anche un quesito nascosto ma altrettanto potente e motivante: siete soddisfatti o no dell’attuale stato di cose? E la risposta è stato un corale e gigantesco «no» che il governo e i partiti romani farebbero molto male a sottovalutare o a trattare con un’alzata di spalle. Siamo di fronte all’ennesima dimostrazione di quella rivolta contro «il mondo di sopra» da parte del «mondo di sotto», di un altro volto di quella protesta che ormai investe le classi dirigenti in tutti i Paesi europei.

Il merito, ancora una volta, c’entra fino a un certo punto. Il Veneto, ad esempio, ha indicato come priorità, tra le materie su cui rivendica piena sovranità, anche la politica industriale. Davvero qualcuno può pensare che una piccola regione possa dire qualcosa su questo problema quando ormai la politica industriale – si pensi ai casi Ilva o Fincantieri – si gioca in una dimensione transnazionale? La Lombardia chiede di avocare a sé la ricerca. Ma di fronte alle università e ai centri di ricerca lombardi c’è la Cina, che nel 2016 ha investito in ricerca e sviluppo l’equivalente di 396 miliardi di dollari. È del tutto evidente che la dimensione regionale non è quella adeguata per la caratura mondiale delle sfide che abbiamo di fronte, almeno per quanto riguarda molte delle materie richieste dal referendum. Non è dunque la razionalità della proposta la chiave per interpretare il referendum, bensì la forza dello scontento. Un risparmiatore veneto, che ha perso i suoi soldi nel fallimento della Popolare di Vicenza, al seggio ieri ha detto di aver votato sì «per protestare perché il sistema Italia per me non funziona».

Quel «per me» è il punto centrale. Chi ha votato ieri non è diventato improvvisamente leghista, ma si sente abbandonato dallo Stato, tradito dalla classe politica nazionale, e spera che una dimensione del potere più prossima, che parli nel suo stesso dialetto, possa dargli le risposte che cerca. Sta a Roma dimostrare che si sbaglia.

vivicentro.it/editoriale
vivicentro/Il risultato del Referendum evidenzia lo scontento in Lombardia e Veneto
lastampa/Nuovo tassello nel mosaico dello scontento FRANCESCO BEI

Milano, bimbo di 4 anni precipita dal settimo piano e miracolosamente si salva

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Un vero e proprio miracolo quello avvenuto a Milano stamattina. Un bambino di 4 anni è precipitato dal settimo piano di un palazzo in via Isimbardi alla periferia sud della città.

Un momento di distrazione dei genitori e il piccolo si è arrampicato sulla ringhiera del balconcino dell’abitazione, cadendo nel vuoto per ben sette piani. Ad impedire l’impatto violento con il suolo è stata una tettoia improvvisata dai condomini i giorni scorsi.

Tempestivo l’intervento dell’ambulanza che ha condotto il piccolo in ospedale. Inizialmente le sue condizioni sono apparse critiche ma man mano il bimbo si è ripreso e in poche ore dovrebbe anche lasciare il nosocomio milanese.

La famiglia di origini filippine dopo l’iniziale spavento può tirare un sospiro di sollievo.

Monte Faito, oggi apre il cantiere in via Quisisana

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Riaprirà la strada che collega Castellammare col monte

Sarà aperto oggi il cantiere di via Quisisana. Si tratta della strada, lunga circa 13 chilometri, che collega Castellammare di Stabia con il Monte Faito. Un percorso che si trova nell’Ente Parco regionale dei Monti Lattari. Gli interventi riguarderanno la messa in sicurezza della strada, nonché la pulizia dei cigli stradali, delle cunette e dei fossi di guardia.

Ma non solo. Per il compimento delle opere saranno utilizzati anche 10 operatori della Sma Campania, messi a disposizione dalla Regione per un periodo non inferiore ai sei mesi. L’intero versante del Monte Faito sarà oggetto, anche in futuro, di interventi di messa in sicurezza e di accorgimenti, cosi come previsto dalle autorità competenti.

Criscitiello: “La Champions toglie punti, bisogna uscire al più presto dall’Europa”

Criscitiello: “La Champions toglie punti, bisogna uscire al più presto dall’Europa”

Nel suo editoriale per Tuttomercatoweb, Michele Criscitiello scrive: “Devo denunciare Sarri e Spalletti perché mi hanno fatto buttare un sabato della mia vita. Mia moglie proponeva cena di pesce o cinema. Io mi sono ribellato perché le ho ricordato che Napoli e Inter giocavano per lo scudetto. A fine serata mi ha chiesto il risultato, le ho dovuto rispondere che è stato uno 0-0 in tutto. Ci aspettavamo fuochi e fiamme invece è stata una partita molto tattica e sicuramente non bella. Ha vinto la paura di perdere e hanno vinto sia Sarri sia Spalletti perché, alla fine, il pari è andato bene ad entrambi ma sicuramente il Napoli avrebbe potuto dare una piedata in testa alla Juventus, invece così non è stato. La Champions toglierà al Napoli forza e punti. Non sarà facile, ma il tifoso napoletano – se vuole sognare – deve sperare al più presto di salutare l’Europa. Brutto da dire ma credo sia la verità, a maggior ragione per un allenatore che fa del suo dogma l’utilizzo dei soliti 12-13 calciatori. Da Ministro dell’Economia a Ministro della Difesa, sicuramente entrambi puntano a fare il Premier alle prossime elezioni. Fate in fretta prima che torni in Italia Don Antonio che di Londra è stufo e preferisce la nebbiolina torinese per lui e la sua famiglia”.

Il dopo referendum in Lombardia e Veneto: 6 domande e risposte

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Dopo il Referendum si dovrà aprire un dialogo con il governo centrale ma per arrivare a nuove competenze e maggiori risorse per le regioni ci vuole il voto del Parlamento, ed è probabile che se ne occuperanno nella prossima legislatura.

Le domande sul dopo referendum in Lombardia e Veneto

Sei interrogativi e sei risposte

1. Cosa succede adesso?  

Le due Regioni dovranno adottare una delibera con la quale si indicano esplicitamente le materie su cui rivendicano la competenza e quindi avviare una trattativa col governo. L’eventuale intesa dovrà poi essere tradotta in una proposta di legge che il Parlamento deve approvare con voto a maggioranza assoluta.

2. Veneto e Lombardia seguiranno le orme della Catalogna?  

No, la Catalogna pretende di staccarsi dalla Spagna, Veneto e Lombardia in virtù dell’articolo 116 della Costituzione possono solo vedersi attribuite «ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia».

3. Verseranno meno tasse?

No. Potranno tuttavia ottenere maggiori trasferimenti in funzione delle nuove competenze ottenute. Di certo la Lombardia non può però pensare di trattenere gli oltre 50 miliardi di surplus fiscale che rivendica.

4. Era necessario indire un referendum? 

No. Tant’è che l’Emilia Romagna, senza spendere un soldo per la consultazione popolare, ha già raggiunto un’intesa con palazzo Chigi sulle materie su cui rivendica maggiori poteri (sanità, politiche del lavoro, ambiente e imprese, ricerca e lo sviluppo) e a breve avvierà i vari incontri di merito coi dicasteri interessati.

5. Su quali temi possono trattare le Regioni?

Le Regioni possono chiedere di ottenere maggiori competenze nelle 20 materie di potestà legislativa concorrenti come coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario, lavoro, energia, infrastrutture e protezione civile e in tre materie che ad oggi sono di potestà legislativa esclusiva dello Stato (giustizia di pace, istruzione, tutela dell’ambiente e dei beni culturali).

6. In quali tempi si può completare l’iter? 

Dipendete dalla complessità della trattativa. Al contrario dell’Emilia Romagna che dovrebbe farcela, c’è il rischio che Lombardia e Veneto debbano aspettare il nuovo Parlamento.

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Genoa, Preziosi: “Con il Napoli sarà durissima”

Genoa, Preziosi: “Con il Napoli sarà durissima”

Il presidente del Genoa Enrico Preziosi ha parlato alla stampa, come riporta il Secolo XIX: “Non è il momento di pensare alla vendita del club, conta solo la squadra ed il bilancio delle due trasferte è buono, abbiamo quattro punto quando avrei firmato per due. Siamo convalescenti, potevamo fare meglio ma è un punto che muove la classifica. Le altre perdono, noi risaliamo. Peccato solo che mercoledì sia una gara molto dura col Napoli, ma se mettiamo maggiore convinzione possiamo fare punti”.

Sconcerti: “La Juve sembra inferiore al Napoli…”

Lo scrive Mario Sconcerti

Sul Corriere della Sera Mario Sconcerti scrive: “Mi è sembrata trascorsa la vecchia Juve inossidabile del passato. Già un anno fa ha vinto perdendo con regolarità cinque partite, mai per un brutto momento, ma per semplice inferiorità in alcune partite. Se giudico la partita il risultato di Udine è miracoloso, sei gol segnati senza Mandzukic. Se giudico il gioco c’è qualcosa di diverso, di non esatto nella Juve, che la riporta in mezzo al gruppo. È una squadra fortissima, dura, con attributi, ma senza più la superiorità dei sei anni trascorsi. È sembrata stavolta inferiore sia al Napoli di sabato sia all’Inter. La Juve non ha più sicurezze, non esiste più la difesa impenetrabile, ha preso 6 gol nelle ultime tre partite, questo significa squilibrio, doverne sempre fare molti per vincere. Ma significa anche una bellissima stagione per tutti”

“Tuscany Open Taekwondo”: Caputo convincente ad Arezzo, conseguita altra medaglia

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AREZZO. E’ un avvio di stagione agonistica coi fiocchi quello di Giuseppe Caputo. Il teverolese, che agli “Open Come to Neaples” di inizio ottobre aveva ottenuto il suo nono oro di fila, si è ben imposto al primo campionato interregionale di para-taekwondo di Arezzo, conseguendo una medaglia e dando prova di tutto il suo talento.

Ottima la prova nei tre match disputati, in un Palasport Estra Mario D’Agata gremito per l’occasione, con un pubblico proveniente da tutta Italia. Durante l’evento, Caputo ha mostrato tutte le sue doti nella fase di gestione e finalizzazione dell’incontro.

“Anche in Toscana Giuseppe ha portato a casa un risultato importante – dice Gaetano Caputo, il padre/allenatore -. E’ un risultato frutto dell’impegno che mette in ogni allenamento sostenuto alla palestra Blue World di famiglia, a Teverola. Credo che solo proseguendo su questa scia, si possa ambire al raggiungimento di traguardi affascinanti. Torniamo in Campania con la voglia di migliorare sempre più e portare alto il nome in tutta Italia e nel mondo”.

Repubblica sulla Primavera: “Mette in imbarazzo il club: a rischio retrocessione”

Repubblica sulla Primavera: “Mette in imbarazzo il club: a rischio retrocessione”

Gli azzurrini, sconfitti in Youth League e in campionato con il neo allenatore Beoni, non vivono un buon momento. La Repubblica scrive: Primo tra i grandi, penultimo tra i piccoli. Il Napoli che sogna lo scudetto ha un’appendice infiammata, che rischia di mettere in gravissimo imbarazzo la società di De Laurentiis. Sarebbe infatti una figuraccia storica, nel debutto del torneo Primavera con il nuovo format, la retrocessione dal girone unico a quello di seconda fascia della rappresentativa Under 19 azzurra: la rampa di lancio verso la squadra guidata magistralmente da Sarri al comando della serie A. Ma la cantera napoletana, ribattezzata scugnizzeria dopo un referendum radiofonico tra i tifosi, non sembra il posto migliore per allevare i talenti del futuro. Assomiglia, piuttosto, a un serbatoio che fa acqua da tutte le parti. Contro la Juventus è arrivata ieri la quinta sconfitta consecutiva in sei giornate, con il fardello supplementare dei quattro gol subiti in casa

Repubblica: Sarri ha l’imperativo-vittoria contro il Genoa

Potrebbero essere 4 le novità rispetto alla gara contro l’Inter

L’edizione odierna di ‘Repubblica’ scrive di un turnover ragionato per la gara del turno infrasettimanale contro il Genoa. Secondo il quotidiano, Sarri non stravolgerà la sua squadra che avrà lo stesso attacco visto contro l’Inter. Mercoledì dovrebbero essere previsti quattro cambi.
L’imperativo è sempre lo stesso: vincere! Vincere e continuare la corsa verso il titolo. Il tecnico ex Empoli e Sorrento ci penserà a partire da oggi, quando ritroverà la squadra a Castel Volturno per la ripresa degli allenamenti. Potrebbero essere quattro le alternanze con Maggio a sostituire Hysaj, Chiriches (al rientro dopo l’infortunio alla spalla) al posto di Albiol, Diawara farebbe rifiatare Jorginho e Zielinski per Allan.

Milik-Chievo, CorSport: “Ci andrebbe a Verona, solo Sarri può fermarlo”

Milik-Chievo, CorSport: “Ci andrebbe a Verona, solo Sarri può fermarlo”

Arkadiusz Milik al Chievo Verona a gennaio, in prestito fino a fine stagione, ne parla Il Corriere dello Sport: “Milik in prestito per Campedelli rappresenterebbe un affare collettivo, consentirebbe a Maran di avere un attaccante di spessore internazionale; permetterebbe al polacco di ritrovarsi in una squadra collaudata e con spazi dinnanzi a sé più accessibili rispetti a quelli che lascerebbe Mertens. Perché concederebbe all’attaccante reduce da un periodo di inattività, di guardare con fiducia al Mondiale. E Milik ci andrebbe (se Sarri non dovesse fermarlo….)”. 

Corbo: “Serve confronto Sarri-società: non si può puntare solo su 14 giocatori”

Antonio Corbo su La Repubblica

Che sia l’anno del Napoli, si capisce anche a Verona. Nel più movimentato derby veneto emerge Roberto Inglese, attaccante, 26 anni a novembre, pugliese di Lucera, acquistato da De Laurentiis con insolito anticipo. È stato facile: l’ha scoperto Cristiano Giuntoli nel Lumezzane. Da sperare che il direttore sportivo, muto per contratto, trovi le parole giuste per convincere anche Sarri, gran maestro di calcio, entusiasta dei suoi titolari fino a renderli intoccabili, scettico sui giocatori che non conosce. Proprio sabato sera, ha difeso Mertens in evidente flessione. «Giocherà sempre lui, se non c’è un ricambio di livello». Inglese ha risposto ieri, trascinando il Chievo alla vittoria con due gol. L’identikit tecnico corrisponde al 4-3-3: il modulo chiede agli esterni la profondità, alla punta centrale di rientrare e poi correre senza palla in avanti per la conclusione. È stato Higuain nelle giornate di luna piena il testimonial del ruolo. Inglese ha tecnica più modesta del bomber spergiuro, ma altri pregi: alto 1,87 è rapido grazie al baricentro basso, svetta di testa, disponibile alla fatica, rientra volentieri. Osservando il fioco Mertens delle ultime due gare, sembra un regalo del destino. Perché una delle chiavi per lo scudetto è proprio questa: occorrono dei ricambi. Deve convincersi anche Sarri, che sabato ha bilanciato meglio il centrocampo. A Manchester fu poco fortunata la scelta dei mediani: Hamsik e Zielinski, tutt’e due mediani di inserimento, ma troppo morbidi nel contrasto. Con Allan, il migliore incontrista, la coppia si è riequilibrata. Sarri l’ha anche cambiata nella ripresa, quando si è accorto che al centro dominava Vecino con Gagliardini e Joao Mario. E il Napoli non poteva uscire sulla sinistra, dov’era bloccato. Insigne generoso ma appannato e Ghoulam, rivelazione dell’anno, era impegnato da un formidabile Candreva. Poteva essere fatale l’Inter, se avesse avuto un Icardi almeno normale. Positivo il pareggio per un Napoli stanco con l’Inter massiccia che da giorni minacciava a parole il sorpasso. Il primato può essere difeso con Genoa e Sassuolo. Ma a 29 partite dalla fine, senza Milik e con la Champions ancora aperta è una utopia puntare sempre e solo sugli stessi 14 elementi: non basta inserire nella ripresa i soliti Zielinski, Diawara e Rog. La regola enunciata da Sarri («Cambio solo se c’è una alternativa di alto livello») non va trascurata. Che intende Sarri? Non c’è squadra che abbia espresso finora gioco e tenuta migliori. Ma va affrontato da De Laurentiis con il suo consigliere Chiavelli, da Sarri e Giuntoli il tema cruciale dei ricambi. Ci sono? E se ci sono, quanto valgono? Zielinski, Diawara e Rog sono al confine. Accantonati Maggio, Maximovic, Chiriches, Mario Rui. Spariti Giaccherini e Tonelli. Su Ounas è freddino: «Un libro tutto da scrivere, è un ragazzo». Arriverà a gennaio Inglese, secondo gli annunci di agosto. Quindi: a Sarri servono a gennaio altri rinforzi? Oppure ci sono già, ed è lui che esita? Un confronto tra allenatore e società sembra urgente. Coraggio, parlino chiaro tutti, è l’anno buono.

Veneto e Lombardia, gli elettori: stanchi di essere munti da Roma

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Veneto e Lombardia vincono la scommessa dei referendum per l’autonomia“Siamo stanchi di essere munti da Roma”, dicono gli elettori.

Ai seggi va in scena la rivolta fiscale: “Stanchi di essere munti da Roma”

Da Treviso a Vicenza, viaggio tra il popolo del sì: «Ora lo Stato risponda»

TREVISO – Alla fine, il senso di una giornata alle urne lo riassume Enzo Dassie, 68 anni, ex ristoratore in pensione. «Guardi, la verità è questa: vogliamo dare un segnale, siamo stanchi di essere munti da Roma».

Giacca verde, fisico corpulento e sguardo fiero, mostra il certificato di voto. Dimenticate il buon governo raccontato dagli storici della Serenissima, l’indipendenza o la vecchia secessione urlata da Bossi. La pancia del Veneto vuole altro.

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«Sì autonomia», la scritta che campeggia a caratteri cubitali sul muro di un cavalcavia della A28 vicino a Conegliano. Si scrive autonomia ma, da queste parti, si legge «schei». Soldi, risorse pubbliche da investire sul territorio. Il referendum diventa così un voto di protesta. Una sorta di rivolta fiscale contro il cattivo governo di Roma, «che ci porta via tutto». E poco importa se gli effetti immediati non ci saranno. «La cosa fondamentale è contarsi, fare vedere che si è in tanti», dicono fuori dai seggi. Tutti spiegano che, dopo una prova di forza, «lo Stato non può più restare a guardare».

Per capire cosa sta succedendo bisogna venire qui, nella provincia trevigiana. Tra giardini privati e rotonde stradali spuntano le bandiere con il Leone di San Marco, il simbolo regionale. Perché, allora, siete venuti a votare? Non risponde Orianna Bet, casalinga di 60 anni, ma indica una vecchia Audi. E spiega: «Guardi lì, quella è l’auto di mio marito, è la stessa da quasi vent’anni. Io faccio la casalinga, lui l’artigiano. Ha sempre pagato le tasse e questo è il risultato». Il marito Giovanni Dal Cin, 61 anni e ora pensionato, scuote la testa. «È così, sono stato onesto e cosa ho ottenuto?». Un senso di rabbia misto a orgoglio si respira alla scuola elementare San Francesco, il seggio dove già alle 7 mattina ha votato il governatore Luca Zaia. Un capannello di giovani discute di Catalogna. «Lì è diverso, abbiamo amici che lavorano a Barcellona», racconta Riccardo B., trentenne con in tasca una laurea in economia e finanza. Fa tutt’altro nella vita, lavora nel settore alimentare. «Ho studiato a Udine e ho visto cosa può cambiare una Regione a statuto speciale. Il nostro modello è il Trentino».

La parola d’ordine è passata. Zaia, ieri all’alba, ha ribadito l’esempio da seguire. E se il governatore regionale più amato d’Italia parla, i 4 milioni di veneti aventi diritto rispondono. Alle 12 l’affluenza raggiunge già il 21,1% del corpo elettorale. Un’onda che dal Trevigiano si muove in tutte le province, con picchi del 25% nel Vicentino (arriverà a sfiorare il 56% già alle 19). Il popolo dell’imprenditoria diffusa si muove. Dall’Altopiano di Asiago è Agostino Bonomo, 60 anni, panettiere e presidente della Confartigianato locale e regionale a spiegare i motivi: «Ci aspettiamo molto da questo voto: vogliamo meno burocrazia e risposte concrete alle nostre esigenze economiche».

L’economia e il lavoro, dunque, prima di tutto. Perché se è vero che il livello del Pil pro capite in Veneto sta tornando a quello pre-crisi, la percezione è diversa. Basta chiederlo ad Alvise Nicoletti, 29 anni, agente immobiliare. «Con la mia professione allo Stato do il 50% di tasse, vi pare normale?», dice fuori dal seggio del liceo Franchetti di Mestre (Venezia). Vai a spiegargli che, a detta degli economisti, quella crisi ha cambiato tutto e niente sarà come prima. Ed è questo l’altro aspetto: la globalizzazione in Veneto, come altrove, ha creato spaesati. Lo capisci ascoltando Liliana Halouska, 80 anni, esule istriana arrivata a Mestre trent’anni fa: «Io mi sento veneta, sia chiaro. Anzi mi sentivo. Qui un tempo le cose andavano bene. Spero che con l’autonomia si ritorni al boom degli Anni ’80, dove ci sentiva di appartenere a un mondo che funzionava, un mondo più sicuro».

E proprio l’orgoglio di sentirsi veneti il sentimento su cui fa leva Dimitri Coin, segretario provinciale della Liga veneta, mentre in serata commenta l’affluenza dalla sede del partito di Villorba: «Se fosse solo una questione economica la Lombardia, che ha un residuo fiscale più alto del Veneto, sarebbe andata in massa al voto». C’è dell’altro, dunque. Ma ora si apre il prosecco. La trattativa con Roma, per questa sera, può aspettare.

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lastampa/Ai seggi va in scena la rivolta fiscale: “Stanchi di essere munti da Roma” DAVIDE LESSI – INVIATO A TREVISO

Napoli, il Brasile chiama Jorginho

Il calciatore parla anche con Oriali

Con quale selezione nazionale giocherà JorginhoItaliaBrasile? Come racconta l’edizione odierna del ‘Corriere dello Sport’, l’azzurro ha avuto modo di sentire sia il team manager della nazionale italiana Oriali e con il commissario tecnico della selezione brasiliana Tite e il coordinatore delle nazionali brasiliane Edu.

Proprio quest’ultimo ha rilasciato alcune dichiarazioni:

“Ho parlato personalmente e a lungo con Jorginho e gli ho spiegato tutto nei minimi dettagli. Gli ho detto che dovrà essere lui a prendere l’importante decisione su quale nazionale scegliere. In futuro vedremo cosa accadrà. Il ragazzo ha capito cosa pensiamo noi di lui e del suo possibile utilizzo nella nostra squadra”.

Esordio in serie A per l’ex Juve Stabia Mamadou Yaye Kanoute

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Esordio in serie A per l’ex Juve Stabia Mamadou Yaye Kanoute. All’82’ del match Benevento-Fiorentina (0-3) il senegalese ha fatto il suo ingresso in campo con la maglia giallorossa sostituendo il suo compagno Cataldi.

Kanoute lo scorso anno ha totalizzato 31 presenze con le Vespe, con 7 reti segnate. La sua stagione a Castellammare di Stabia non fu priva di intoppi: la pulbagia che da gennaio non gli ha dato pace, la lesione del crociato avvenuta sbattendo contro il palo nella partita contro il Catania, così da non poter disputare le ultime due partite con la Reggiana nei playoff.

Ma nonostante queste disavventure l’ex numero 7 della Juve Stabia è rimasto legato ai colori della società come dichiarò al momento della sua partenza da Castellammare (clicca qui).

A cura di Luisa Di Capua

Gazzetta, Napoli: a Genova potrebbe esserci un’esclusione eccellente

A rifiatare potrebbe essere uno dei magnifici tre

Mercoledì sera, a “Marassi”, ci potrebbe essere qualche novità in Genoa-Napoli, magari potrebbe giocare uno tra OunasGiaccherini dal primo minuto, in modo da consentire ad uno tra MartensInsigneCallejon di tirare un pò il fiato.

Ad affermarlo è l’edizione odierna de La Gazzetta dello Sport di cui vi proponiamo un breve stralcio:

“La soluzione più valida, al momento, è quella di Callejon centravanti e quello dell’inserimento di Ounas sul’esterno destro per far riposare Mertens. Se dovesse fermarsi Insigne, invece, andrebbe considerata l’opzione Zielinski in posizione più avanzata rispetto al suo ruolo di centrocampista. Giaccherini resta l’alternativa a Callejon.”

In Veneto e Lombardia vince la protesta

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Veneto e Lombardia vincono la scommessa dei referendum per l’autonomia. Prevale la protesta: l’insoddisfazione porta alle urne il 57% degli aventi diritto in Veneto e circa il 40% in Lombardia. Ai seggi va in scena la rivolta fiscale: “Siamo stanchi di essere munti da Roma”, dicono gli elettori. Si dovrà aprire un dialogo con il governo centrale ma per arrivare a nuove competenze e maggiori risorse per le regioni ci vuole il voto del Parlamento, ed è probabile che se ne occuperanno nella prossima legislatura.

In Veneto una valanga per l’autonomia. Lombardia, l’affluenza si ferma al 40%

Plebiscito per i sì. Zaia sfonda il quorum e sfiora il 60%, venti punti in meno per Maroni

MILANO – Il Veneto corre. La Lombardia segue distaccata. E il sindaco di Santa Lucia di Piave vicino a Treviso Riccardo Szumski guarda molto avanti. Al seggio ci va avvolto nel gonfalone con il Leone di San Marco: «Per il momento sono un cittadino italiano di nazionalità veneta. È un distinguo non banale». Come lui da ieri sera sono in tanti. Qualcuno s’è fatto pure 6000 chilometri per tornare a votare. Alle 19, con 4 ore di anticipo, i giochi sono fatti. Mica poco in un Paese dove mediamente va a votare uno su due. Luca Zaia, il Governatore che ha sempre creduto nell’autonomia della sua Regione incassa quasi il 60% dei voti e il 98% di sì: «Questo referendum non è una buffonata. Più di 2 milioni di veneti ci hanno dato un’indicazione importante. Ha vinto la voglia di essere padroni a casa nostra. A Roma se ne rendano conto».

Più faticosa la corsa in Lombardia. Il referendum è solo consultivo. Non c’è il quorum. Il mandato al Governatore per battere cassa a Roma è meno incisivo. Il Governatore Roberto Maroni che già pensa al bis a Palazzo Lombardia per l’anno prossimo non si arrende, malgrado abbia preso molto meno del 43% che lo aveva portato a Palazzo Lombardia. Si disce soddisfatto del voto elettronico ma a a mezzanotte ci sono solo le proiezioni: «Siamo sopra il 40%. Ringrazio i lombardi che hanno votato al 95% per il sì contro il 3% per i l no. Lombardia e Veneto possono fare la battaglia insieme. Sono 5 milioni di voti che metteremo sul tavolo con il governo».

Vincono tutti e perde nessuno in questa sarabanda elettorale di fine ottobre che forse cambia la politica italiana. Matteo Salvini esulta: «Più di 5 milioni di persone chiedono il cambiamento. Meno sprechi, meno tasse, meno burocrazia. È una vittoria di chi vuole cambiare alla faccia di Renzi che invitava a stare a casa». I 5Stelle guardano a sostanza e metodo: «Vittoria della democrazia diretta. Ci vogliono più poteri alle regioni e servizi meglio tarati sui cittadini». L’unione fa la forza. Lombardia e Veneto insieme rappresentano molto e molto possono chiedere a Roma. Magari non quello che sognava un tempo il vecchio Umberto Bossi: «Il referendum è l’unica possibilità che abbiamo. Ma il mio sogno resta l’indipendenza». Di sicuro non succederà come in Catalogna, tirata in ballo assai a sproposito: dai sostenitori come chimera, dai detrattori come spauracchio. Il referendum è previsto dalla Costituzione. L’emendamento lo volle il centrosinistra. Ma oggi il Pd su questo ha i mal di pancia. Matteo Renzi minimizza: «Il referendum non porterà a una divisione. Ma vanno ridotte le differenze tra Nord e Sud». Il ministro Maurizio Martina dopo aver paventato improbabili secessioni, schifa la consultazione: «Solo uno spreco di tempo e danaro». Paolo Grimoldi della Lega in Lombardia lo impallina: «Stiamo zittendo il Pd che aveva invitato ad astensione».

Con questi risultati, su cui si assicurano litigi per giorni, da oggi toccherà anche al Pd fare i conti al suo interno. I sindaci di centrosinistra della Lombardia si sono espressi da subito per il sì. In testa quello di Bergamo Giorgio Gori. Non a caso la città dove si è votato di più. Anche Giuseppe Sala a Milano aveva detto sì. Poi ha preferito rimanere a Parigi a un summit sull’inquinamento e non ha votato. Col risultato che Milano è la città fanalino di coda delle affluenze. Mentre Roberto Maroni si toglie lo sfizio di punzecchiarlo a distanza: «Certo che uno sforzo poteva farlo…». Pure in Veneto il partito di Renzi si è schierato col sì. Simonetta Rubinato, parlamentare del Pd dopo essere stata sindaco di Roncade vicino a Treviso, ha scritto pure un libro sulle ragioni dei referendari: «Votare sì era anche un modo per riavvicinare i cittadini in questo momento di distanza di presa dalla politica». Mentre Laura Puppato aspetta il superamento della soglia minima per cantare vittoria: «Il quorum è stato raggiunto anche grazie all’indicazione del Pd del Veneto. La Lega non pensi di intestarsi questa vittoria». A Fratelli d’Italia il referendum non era piaciuto. Giorgia Meloni non snobba le urne: «Non sono stati un plebiscito. Adesso si facciano le riforme insieme coniugando presidenzialismo e federalismo».

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vivicentro/In Veneto e Lombardia vince la protesta
lastampa/In Veneto una valanga per l’autonomia. Lombardia, l’affluenza si ferma al 40% FABIO POLETTI

Inglese-Napoli: messaggio dell’attaccante gialloblu

“Non c’è nessun accordo scritto”

Protagonista nel derby di Verona con una doppietta, di testa il primo gol e su rigore il secondo, Roberto Inglese, acquistato dal Napoli in estate e lasciato in prestito al Chievo potrebbe arrivare alle falde del Vesuvio con un pò di anticipo.
Con l’infortunio di Milik, gli azzurri hanno perso un’alternativa importante per quanto riguarda il turnover e, complici i vari impegni ravvicinati, il trio d’attacco fa fatica a rifiatare. Proprio per questo motivo, Sarri è alla ricerca di un attaccante che possa permettere questo tipo di soluzione.
Lo stesso calciatore ne ha parlato nel post-partita di Chievo-Verona: “Da Quello che so non c’è nessun accordo scritto. E quindi la decisione spetterà alla società: io potrò prenderne, eventualmente, solo atto”.

A parlarne apertamente è l’edizione odierna del Corriere dello Sport:

“Il momento della scelta arriverà poi, quando Milik sarà pronto, nel prossimo dicembre o all’inizio di gennaio e Sarri deciderà se lanciarsi nel futuro con Inglese o aspettare che Milik torni se stesso […]
Uno, anzi due, per lanciare un messaggio simbolico a Sarri e indurlo a guardare, a capirlo, a ‘studiare’, semmai ad immaginarselo in quel 4-3-3 in cui non c’è spazio per nessun altro che non sia Callejon, Mertens ed Insigne”