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ESCLUSIVA, Capparella: “Napoli, è l’anno tuo”

“Mertens farà la differenza”

Marco Capparella, ex calciatore del Napoli, ha rilasciato alcune dichiarazioni in esclusiva alla redazione di ViviCentro in cui si dice fiducioso sull’esito della stagione.

Ecco quanto ha dichiarato.

Diversamente dal campionato, il Napoli fatica un pò, soprattutto col Manchester City. Perchè secondo lei? “Sono stati semplicemente 25 minuti di black out, poi è uscito fuori. La qualità del City è sotto gli occhi di tutti, crea almeno 15 palle gol a partita. Entrambe le squadre sono prime in classifica ed esprimono il miglior calcio d’Europa. Il problema sta solo in quei 25 minuti”.

Dopo il City e il pareggio in campionato contro l’Inter, da cosa bisogna ripartire? “Il Napoli sta facendo una grande stagione e sono straconvinto che vincerà qualcosa. Ha tutte le carte in regola: una squadra che si conosce a memoria e un allenatore capace. Sono solo due incidenti di percorso. Chi gioca così bene non può non vincere”.

Mercoledì torna subito il campionato, quali insidie può portare la gara con il Genoa? “Sulla carta nessuna. Ovvio che ogni partita ha storia a se, ma sono certo che il Napoli non avrà alcun tipo di problema a vincere”.

Tra i calciatori del Napoli chi può fare la differenza nel lungo periodo? Mertens. E anche Insigne e Callejon saranno importantissimi perchè si sovrappongono e creano superiorità numerica e pericoli. Sono tre calciatori fenomenali”.

Come vede questa Serie A? “Molto a favore del Napoli. La Juventus è diversa rispetto a quella dello scorso anno, prende più gol e fatica a trovare risultati, al di la della partita di domenica. L’Inter è una squadra tosta con Spalletti che riesce ad ottenere cinicamente i risultati. La Roma si è rinforzata ma non credo riesca ad impensierire. La Lazio sta facendo il suo onesto campionato ma non è assolutamente da scudetto”.

Questo può veramente essere l’anno buono? “Assolutamente si! Questo è l’anno perfetto. Se non dovesse riuscire a vincere quest’anno poi sarà difficile. Le antagoniste hanno cambiato tanto e ora hanno qualche difficoltà. C’è da approfittare”.

a cura di Michele Avitabile
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Juve Stabia, la presa di posizione del club gialloblù contro razzismo ed antisemitismo

Ha fatto scalpore nelle ultime ore l’orribile gesto dei tifosi della Lazio, che hanno usato l’immagine di Anna Frank per offendere, secondo la loro distorta opinione, i tifosi della Roma.

Immediata la reazione di tutto il mondo del Calcio, con tante società che hanno vestito Aanna Frank con i proprio colori sociali. Anche la Juve Stabia non ha mancato di condannare il gesto dei tifosi laziali, usando quale imamgine profilo della propria pagina Facebook, Anna Frank che indossa la maglia gilloblù. Chiaro il messaggio della compagine stabiese contro ogni forma di xenofobia e ed antisemitismo.

Ugualmente, anche il Patron Manniello, tramite il proprio account twitter, ha confermato il messaggio lanciato dal profilo della propria squadra.

Foto fornite dalla Pagina Facebook Ss JuveStabia

Ischia Dream Run giù i veli: presentata l’edizione 2017

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Si è tenuta ieri mattina, presso il Bar di Levante del Castello Aragonese, la conferenza stampa di presentazione della Ischia Dream Run. Come già annunciato, la terza edizione sarà incentrata sulla solidarietà nei confronti delle persone colpite dal terremoto dello scorso 22 Agosto. E, non è un caso, che la gara podistica di circa 11km si svilupperà lungo i comuni di Casamicciola, Lacco Ameno e Forio. Ischia Dream Run, dunque, cambia: quest’anno  non ci sarà  il giro dell’isola, ma si correrà per le strade dei tre comuni colpiti, che oggi più che mai hanno bisogno di sostegno fisico e morale per accelerare i tempi della ricostruzione. Nel corso della conferenza stampa sono intervenuti Michelangelo Di Maio e Neil MacLeod (che insieme a Sara Coppola sono gli organizzatori della manifestazione attraverso le associazione Forti e Veloci isola d’Ischia ed Ischia Sport e Turismo), il delegato allo sport del comune di Forio avv. Giuseppe Di Maio, il presidente del Consiglio Comunale di Ischia Ottorino Mattera, il “padrone di casa” Giovanni Mattera, Paola Meluzis (promoter di gare podistiche) e Titti Mattera, atleta delle donne Forti e Veloci, nonché casamicciolese di piazza Majo, colpita duramente dal terremoto.  Da segnalare la presenza dei Carabinieri di Ischia, della Forio CB, del consigliere comunale di Forio Giuseppe Colella e soprattutto la presenza di Gaetano De Nigris. Gaetano e il suo socio Nello Di Leva, con la loro Keramos hanno creato i bellissimi premi che saranno consegnati ai primi 10 assoluti uomini e donne (sono comunque previsti premi per i primi 60 uomini e per le prime 30 donne)per tutti ci sarà la maglia tecnica in ricordo dell’evento. Keramos è una delle tante attività commerciali messe in ginocchio dopo il terremoto. Eppure il cuore e la voglia di ripartire di Gaetano, di Nello e dei loro familiari, ha fatto sì che l’attività potesse riprendere in quel di Forio. La loro partecipazione attiva ad Ischia Dream Run è un chiaro segnale che la voglia di rialzarsi è forte, ma soprattutto è una richiesta di aiuto al fine di intensificare eventi ed iniziative che possano in piccola o grande parte contribuire ad una ricostruzione difficile sì, ma non impossibile. Insieme a Gaetano e Nello è stata scelta anche l’ associazione “Catena Alimentare” di Casamicciola Terme come referente  a cui consegnare quanto raccolto, certi che loro faranno delle azioni concrete per chi ha realmente bisogno di aiuto.

LA GARA. La conferenza stampa è subito iniziata con i dettagli svelati da Michelangelo Di Maio. Il presidente della Forti e Veloci Isola d’Ischia, dopo aver introdotto e spiegato i motivi che hanno portato ad importanti cambiamenti rispetto a quelli che erano i primi progetti dell’organizzazione, ha subito illustrato il percorso che sarà di circa 11 km. Si partirà appena dopo il porto (che verrà lasciato libero per imbarchi e sbarchi) nei pressi del parcheggio Anas e si andrà verso Lacco Ameno dove si attraverserà il Corso Angelo Rizzoli, piazza Santa Restituta e si salirà per via stufe di San Lorenzo fino a scollinare a Cavallaro ed affrontando la lunga discesa per arrivare a Forio, si passerà sul porto, sotto al tunnel del soccorso per entrare sul Corso Francesco Regine per scendere poi per via Erasmo Di Lustro davanti al Bar La lucciola e prendere la stessa strada dell’andata per fare ritorno a Casamicciola Terme. Sia all’andata che al ritorno, in caso di necessità, potrà essere utilizzata la corsia opposta al senso di gara e quindi per i casi di urgenza la percorribilità sarà sempre garantita. La parola, poi, è passata a Neil MacLeod ed anch’egli ha voluto sottolineare l’importanza della solidarietà che va però dimostrata con i fatti.  Ecco perché la partecipazione all’evento da parte degli isolani e soprattutto degli appassionati provenienti dalla terraferma risulta essere fondamentale. Sulla pagina Facebook “Ischia Dream Run” è possibile sapere quali sono le convenzioni stipulate con le compagnie di navigazione (Alilauro si conferma sponsor della manifestazione) e con alcune strutture ricettive situate proprio a Casamicciola. La promozione turistica resta l’obiettivo costante che accompagna questa associazione ed oggi, abbinata al turismo, si trova anche la solidarietà: i “forestieri” potranno trascorrere un weekend in luogo magico e al tempo stesso sostenere con i fatti e non a chiacchiere chi ne ha bisogno. E comunque, domenica non ci sarà solo la gara di 11 km. E’ prevista pure una gara di 500 metri per i bambini dai 6 ai 12 anni per si svolgerà in direzione piazza marina per coinvolgere tutto il centro di Casamicciola Terme e, in ogni caso, durante la gara di 11 km le strade saranno accessibili a chi vorrà godersi una bella passeggiata a piedi sul lungomare tra Casamicciola e Lacco Ameno. Sarebbe opportuno che a scendere in campo siano anche le Associazioni Sportive con i loro bambini e ragazzi che, partecipando alla gara di 500 metri, trascorrerebbero una domenica diversa, divertente, ma al tempo stessa proficua a favore di chi è stato più sfortunato. Come detto in apertura, sono intervenuti anche Giuseppe Di Maio ed Ottorino Mattera, i quali con parole diverse, ma con la stessa convinzione, hanno sottolineata l’importanza di questo evento a maggior ragione dopo quanto accaduto. Un ringraziamento particolare va a tutte le Forze dell’Ordine e a tutti i volontari che, nonostante stiano lavorando incessantemente da quella notte, non faranno mancare il loro contributo anche dopo le energie spese per garantire la sicurezza nel corso del G7 tenutosi tra le altre cose proprio al Castello Aragonese. L’appuntamento con la corsa e con la solidarietà, è fissato per domenica a partire dalle 9.00 in piazza Marina. In loco sarà possibile iscriversi sicuramente alla gara dei bambini (che si svolgerà dopo la gara di 11 km) e fino alle 9.15 anche alla gara podistica. Ci si può in ogni caso iscrivere preventivamente on line attraverso il sito   https://www.bitebyte.biz 

Bonus Iustitiae (LoPiano SaintRed)

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Nel 1995 violento’ la figlia di soli 8 anni, abuso’ per anni di lei, a distanza di 20anni dall’epoca dei fatti, la Giustizia ha portato  a compimento il processo.

La giustizia ha condannato l’orco a 10 anni di reclusione, ma, essendo scaduti i termini di Legge, lo ha “premiato” con la prescrizione: un vero e proprio Bonus Iustitiae. 

Non faranno un giorno di carcere ne’ lui, ne’ i suoi degni compari orchi, ai quali aveva permesso di abusare della propria figlia, in cambio di qualche consumazione gratuita al bar.

L’Italia  è stata considerata la “culla” del Diritto Moderno, la maggior parte dei Princìpi e Leggi dei popoli sono ispirati al Diritto Romano, (un insieme di norme giuridiche universalmente riconosciute).
I tempi cambiano, la Giustizia e’ rimasta ferma da Secoli, il tempo ha corroso le sue norme, ha iniziato come si suol dire, a fare acqua da tutte le parti, troppi i processi hanno lasciato l’amaro in bocca ai cittadini.
In merito ad alcuni gravi reati che offendono la dignita’ umana, come l’abuso sui minori, bisognerebbe rivedere alcune Leggi e norme tutt’ora in vigore, per riparare, dove possibile tutte le falle esistenti in materia.
Alcuni reati aberranti, che vanno contro ogni morale, non dovrebbero cadere mai in prescrizione, ma essere paragonati ai delitti di mafia in subordine a crimini contro l’Umanita’.
La pedofilia, rappresenta uno dei Cancri Maggiori del nostro Secolo, episodi come questo narrato, ve ne sono a centinaia, a farne le spese sono sempre i bambini; la Legge, quella attuale, non li tutela, la Burocrazia sempre onnipresente, non li aiuta, anzi li danneggia.
 In casi eclatanti come questo, la Cassazione avrebbe il dovere morale di smentire se stessa, adottare tutte le misure necessarie per tutelare l’interesse dei minori, e dare la giusta pena a chi ha commesso un simile crimine.
Tutto cio’ non potra’ mai essere tramutato in realta’ una Legge retrograda e  tanto ingiusta, ancora una volta e’ andata a favore del reo, un esame di coscienza giudiziaria sarebbe auspicabile in tempi brevi.

Carboni al Pungiglione Stabiese: “La Juve Stabia la sento ancora mia. Ecco cosa successe nello spogliatoio…”

Carboni al Pungiglione Stabiese: “La Juve Stabia la sento ancora mia. Ecco cosa successe nello spogliatoio…”

L’ex tecnico della Juve Stabia Guido Carboni, ha parlato in esclusiva alla trasmissione radiofonica Il Pungiglione Stabiese in onda su ViViRadioWeb. Ecco le sue dichiarazioni: “Ho avuto due chiamate, ma non mi entusiasmavano particolarmente. Sono alla ricerca della squadra giusta, che possa avere delle chance importanti. Quando ho accettato Castellammare ero sicuro che questa squadra avesse tutte le possibilità per far bene. Seguo con grande affetto le sorti della mia Juve Stabia. La sento mia, perché la guida un amico che stimo, perché con Caserta si è creato un ottimo rapporto. Ero straconvinto che potessimo arrivare a Firenze perché eravamo veramente molto forti. C’è stato il grosso handicap di non giocare al Menti che non è da poco perché si perde quella concentrazione particolare quando si gioca nel proprio stadio. Credo che le Vespe avrebbero meritato qualche punto in più, se il Presidente ritrova fiducia a gennaio prende 2/3 calciatori per fare il salto di qualità. Mi sarebbe piaciuto arrivare un mese prima, perché c’ho messo 20 giorni per trovare la coperta giusta e per farmi apprezzare dallo spogliatoio, si era rotto qualcosa con i nuovi arrivi. Dispiace essere usciti in quel modo dai playoff, mi piacerebbe ritornare, sono stato molto legato alla piazza. Nel Girone C ho dato per favorito il Lecce, perché è la squadra più attrezzata anche se con la Juve Stabia non meritava di vincere. Occhio anche al Catania che ha cambiato tanto e poi ci sono squadre che hanno cambiato tanto che sono lì. Il momento più bello è stato dopo uno scontro nello spogliatoio prima della gara di Francavilla perché ho capito di essere entrato in simbiosi con la squadra. La cosa più brutta è stata la delusione di Manniello, che nello spogliatoio dopo l’ingiustizia con la Reggiana, ha perso la voglia di lottare”.

RIPRODUZIONE RISERVATA previa citazione della fonte

Napoli, sequestrati 800 chili di hascisc provenienti dalla Spagna

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Circa ottocento chili di hascisc sono stato sequestrati dai carabinieri di Giugliano (Napoli) in una vasta operazione conclusa all’alba di oggi. La droga proveniente della Spagna era diretta a rifornire non solo le piazze di spaccio del Napoletano. In manette con l’accusa di traffico internazionale di stupefacenti sono finite quattro persone di Villaricca (Napoli). Per il trasporto i corrieri avevano modificato un autobus creandovi doppifondi e un nascondiglio a tenuta stagna. L’auto di uno dei sospettati precedeva l’autobus.

Il pedinamento dei mezzi si è protratto fino al deposito dei bus, a quel punto i militari dell’Arma, coordinati dal capitano Antonio De Lise, sono intervenuti bloccando i quattro e procedendo alle perquisizioni. Tutto il carico di hascisc era stato impregnato di aceto per nasconderne l’odore e sfuggire a eventuali controlli di unità cinofile.

/Ansa

Il referendum marca la distanza tra Lombardia, Veneto e ROMA

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Secondo Ferdinando Camon, invece, «il referendum segna la distanza delle due popolazioni, la lombarda e la veneta, da Roma, capitale nemica».

Se la capitale diventa un nemico

Il referendum lombardo-veneto non l’ha vinto la Lega, come dicono tutti i giornali. L’ha vinto la Liga, cioè la Lega originaria, che era nata nel Veneto e dal Veneto fu portata via da Umberto Bossi.

La differenza percentuale dei votanti al referendum tra Veneto e Lombardia è del 20%. Un’enormità. Poiché sotto sotto il referendum voleva segnare la distanza delle due popolazioni, la lombarda e la veneta, da Roma, il risultato mostra che la distanza è infinitamente maggiore nel Veneto. Roma per i lombardi è un’altra capitale, la capitale di uno Stato rivale. Per i veneti è la capitale di uno Stato nemico. Si va a trattare, con i risultati del referendum lombardo: nuovi rapporti, nuove relazioni, economiche e fiscali. Con i risultati del referendum veneto si potrebbe andare, se le leggi lo permettessero, a trattare la separazione. L’uomo veneto odia Roma e tutto ciò che è romano, quindi anche l’Italia, sentita come una provincia romana. Il deamicisiano quesito referendario («Vuoi che alla Regione del Veneto siano attribuite ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia?»), fu inteso dai votanti così: «Vuoi che la Regione Veneto prenda più larghe distanze da Roma?». I veneti hanno risposto Sì. Ergo, Roma è più lontana.

COLLEGATE: Forte del successo del referendum sull’autonomia, il governatore del Veneto Luca Zaia minaccia: «Mani libere sulle tasse o vogliamo lo statuto speciale». Il governo replica: «Proposta irricevibile, è una pre-secessione»  Per Marcello Sorgi dalle urne «esce un modello di leadership destinato a far riflettere, a destra come a sinistra».

Ai tempi di Bossi, Roma era ladrona, cioè rubava ai veneti per dare al Sud. Ma dopo che Bossi & C. hanno pure loro rubato, questo slogan è caduto. Adesso Roma è quella delle tasse. Fatalità, siamo a poche settimane dalla nuova ondata di tasse. Anche questo ha influito sul referendum. Dopo tante giravolte, secessione, indipendenza, la richiesta si ferma sull’autonomia, intesa come autogestione delle tasse. L’odio verso Roma è la spinta che fa emergere l’identità dell’uomo veneto, che si manifesta soprattutto come identità economica e fiscale. L’uomo è i soldi che ha. Ecco perché le tre province che hanno trainato il referendum sono Padova, Treviso e Vicenza, le tre città leader del nuovo Veneto, che formano la megalopoli diffusa Pa-Tre-Vi. Una volta la megalopoli era Pa-Tre-Ve, e Ve stava per Venezia, che però è un leviatano che marcisce nella laguna, costa più di quel che rende, e dopo il Mose passa tra le gestioni corrotte. Le figure interiori dominanti sono sempre le stesse, Berlusconi, la Chiesa. Berlusconi torna in campo, e riacquista un suo credito come uomo anti-tasse. La chiesa significa il patriarca Moraglia: con sorpresa di molti, anche mia, s’è pronunciato con decisione pro-referendum, e questo ha pesato sul voto.

Sul risultato pesa anche il voto degli immigrati, perché nelle altre regioni gli immigrati che diventano cittadini diventano italiani, ma nel Veneto diventano veneti: non dicono «noi parliamo italiano», dicono «noi parliamo veneto». E votano di conseguenza. Il Veneto venetizza, non italianizza. Adesso si va a trattare. Operazione difficilissima. Soprattutto sulla parte economica. Il Veneto dice che gli spettano 15 miliardi di tasse che non gli tornano mai indietro in servizi, ma vanno ad altre regioni. Il problema è molto semplice: quei soldi lo Stato non li ha.

fercamon@alice.it

vivicentro.it/opinione
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Juve Stabia-Rende, Valter Leone: “Il punto forte dei biancorossi è la compattezza del gruppo. Attenzione a Laaribi”

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Sabato 28 ottobre le Vespe finalmente faranno ritorno al Romeo Menti contro il Rende e a rendere storica la giornata sarà la cerimonia per la nuova tribuna dedicata a Roberto Fiore.

Ma pensando alla gara, cosa è utile sapere del Rende? Cosa bisogna aspettarsi dai biancorossi di Trocini? A fare il punto sulla squadra calabrese ci ha pensato il giornalista della Gazzetta dello Sport Valter Leone, ieri ospite al programma sportivo “Il Pungiglione Stabiese”.
Questa la sua analisi:

“Il Rende è l’esempio di come andrebbe gestita la realtà calcistica nel professionismo. La società ha puntato molto su un gruppo giovane che aveva già fatto bene in serie D. Sono state inserite alcune pedine nuove come Ricciardo, attaccante infortunato in questo periodo, e Pambianchi, giocatore con esperienza. Per il resto si è puntato sulla continuità, senza fare spese folli.

Trocini è un allenatore che conosce molto bene l’ambiente, ha chiuso anche la sua carriera da calciatore qui a Rende, ed è sulla panchina biancorossa da diverse stagioni. I risultati che la squadra sta ottenendo, dimostrano che la politica societaria è quella giusta.

La piazza del Rende non ha mai brillato per presenze importanti, forse anche per la vicinanza con il Cosenza che attira più pubblico.

La squadra ora ha 14 punti in classifica e sono quelli che merita. Ha cominciato con 2 vittorie consecutive, tra cui quella nel derby con la Reggina e la vittoria fuori casa con l’Agrigento. Poi ci sono state 3 sconfitte di fila, di cui 2 al Lorenzon. Ma il turno di riposo ha fatto bene all’organico, perché si è ripreso dal black out vincendo il derby con il Catanzaro e la scorsa partita contro la Paganese. Tutto sommato il team sta rispettando in pieno gli obiettivi della società.

Il punto di forza del Rende è il gruppo, perché ci sono tanti giovani ed è una squadra compatta. Si gioca con il 3-5-2, modulo che sta funzionando. Il giocatore che potrebbe dare più fastidio alla Juve Stabia è il centrocampista italo-marocchino Laaribi: classe ’93, piccolino di statura ma con una forte personalità, capace di aggredire l’avversario, recuperare tantissime palle e far ripartire la squadra. In difesa si distingue Sansone.

L’11 che potremmo vedere a Castellammare è: Boscaglia e Rossini al centrocampo, magari anche con l’ex Monopoli Domenico Franco. Inoltre, potrebbe ritornare dal primo minuto Gigliotti, reduce da un infortuno, che può fare sia l’esterno che la mezzala destra. In avanti si prosegue con il tandem Actis Goretta, Vivacqua perché Ricciardo pare che non sia ancora pronto a giocare”.

A cura di Luisa Di Capua

24 ottobre 1917: la disfatta di Caporetto. Ecco la ricostruzione della battaglia

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Il 24 ottobre sale alla cronaca storica come l’ inizio della battaglia di Caporetto. O meglio la disfatta italiana di Caporetto. Siamo nel 1917, le truppe italiane erano guidate dal generale Luigi Cadorna, il quale mentre era nella sede del Comando Supremo ad Udine, venne informato del pesante bombardamento sulla linea Plezzo-Tolmino. Sul monte Krasij, poco a nord di Caporetto, c’era a difesa dei territori italiani, il battaglione di volontari guidato da Carlo Emilio Gadda, i quali furono svegliati dai bombardamenti, ma non subendo ancora alcun attacco. Alle ore 12 diversi soldati italiani furono inseguiti dalle truppe austro-germaniche, fino a sapere che alle ore 15 capirono che i ponti del fiume Isonzo erano saltati e quindi l’esercito italiano rimase bloccato ed aspettò con rassegnazione l’attacco nemico. I primi ordini giunsero dopo 24 ore quando il Comando Supremo venne informato che Caporetto era caduta e che gli austro-germanici erano riusciti ad avanzare a Saga e sul Kolovrat. Fu dunque  deciso l’abbandono della riva sinistra dell’Isonzo. Gadda iniziò quindi a scendere lungo il crinale. In pochi minuti si rese conto che la situazione era veramente disperata: migliaia di soldati italiani cercavano di attraversare il fiume (privo di ponti) mentre i tedeschi li inseguivano su entrambe le rive. Molti decisero di gettare il fucile, arrendersi e farsi catturare dagli uomini guidati da Krauss. Un altro battaglione delle truppe austro-germaniche, guidato da Rommel ( colui che nella seconda guerra mondiale passò alla storia per essere nominato “la volpe del deserto”) arrivò fino al Kolovrat, costringendo numerosi friulani a dover abbandonare le proprie case.

Genoa-Napoli, le probabili formazioni: qualche novità per Sarri, ballottaggio in attacco per Juric

Si torna subito in campo per il turno infrasettimanale di Serie A con il Napoli che sarà impegnato allo stadio Ferraris contro il Genoa domani alle 20:45.
Zero soste per la squadra di Maurizio Sarri che dovrà disputare ben quattro match nel giro di due settimane. Prima della sosta per gli impegni delle nazionali, gli azzurri affronteranno Genoa e Chievo in trasferta e Manchester City e Sassuolo in casa. Dopo la sconfitta contro il City in Champions League e il pari contro l’Inter in campionato, gli azzurri cercano la vittoria per mantenere la testa della classifica.
Di contro un Genoa reduce da due risultati consecutivi in trasferta: vittoria in casa del Cagliari e pareggio a San Siro contro il Milan. La squadra di Juric pare aver scacciato la crisi ma la strada per la salvezza è ancora lunga. Si profila un match molto interessante, la scorsa stagione il Genoa riuscì a bloccare il Napoli sullo 0-0.

LE ULTIME SUL GENOA – Juric deve fare ancora i conti con le assenze di Cofie e Spolli che proseguono il percorso di recupero. Solito 3-5-2 con Perin tra i pali e Izzo, Rossettini e Zukanovic in difesa. In mediana Omeonga favorito su Rigoni. Gli esterni dovrebbero essere Laxalt e Lazovic, quest’ultimo in vantaggio su Rosi. In avanti ballottaggio Galabinov-Lapadula per affiancare Taarabt.

LE ULTIME SUL NAPOLI – Sarri deve operare qualche cambio in vista degli innumerevoli impegni ravvicinati, non cambia il sistema di gioco che è sempre il 4-3-3. In difesa potrebbe rifiatare Albiol, al suo posto uno tra Chiriches e Maksimovic con il rumeno favorito. Possibile l’impiego di Maggio sulla destra anche se resta in vantaggio Hysaj. A centrocampo salgono le quotazioni di Diawara con Allan sul centro destro e Hamsik sul centro sinistra. In attacco scalpita Ounas ma non ci dovrebbero essere sorprese, si va verso la conferma di Insigne, Mertens e Callejon.

PROBABILI FORMAZIONI

GENOA (3-5-2): Perin; Izzo, Rossettini, Zukanovic; Laxalt, Omeonga, Veloso, Bertolacci, Laxalt; Taarabt, Galabinov. All. Ivan Juric.

NAPOLI (4-3-3): Reina; Hysaj, Chiriches, Koulibaly, Ghoulam; Allan, Diawara, Hamsik; Callejon, Insigne, Mertens. All. Maurizio Sarri.

A cura di Antonino Gargiulo

Il risultato dei referendum invita a riflettere

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In Lombardia Roberto Maroni sceglie la linea morbida. Per Marcello Sorgi dalle urne «esce un modello di leadership destinato a far riflettere, a destra come a sinistra».

Il territorio laboratorio di leadership

Dalle urne del referendum di Veneto e Lombardia, oltre a un risultato politico che influirà anche sulle prossime elezioni, esce un modello di leadership destinato a far riflettere, a destra come a sinistra. È quello del trionfatore del Veneto Zaia e del – già, come definirlo, vincitore o vinto? – sindaco di Bergamo Gori, schierato con il «Sì» dei leghisti promotori delle consultazioni, ma contraddetto dalla posizione ufficiale del suo partito, il Pd, che con il vicesegretario nazionale e ministro dell’Agricoltura, il milanese Martina, aveva lanciato alla vigilia del voto un appello all’astensione.

COLLEGATE: Forte del successo del referendum sull’autonomia, il governatore del Veneto Luca Zaia minaccia: «Mani libere sulle tasse o vogliamo lo statuto speciale». Il governo replica: «Proposta irricevibile, è una pre-secessione»  Secondo Ferdinando Camon, invece, «il referendum segna la distanza delle due popolazioni, la lombarda e la veneta, da Roma, capitale nemica».

Al di là della possibile – e dall’interessato sempre negata – candidatura alla guida dell’eventuale, e adesso sempre più possibile, prossimo governo di centrodestra, ipotesi lanciata tempo fa da Berlusconi, Zaia, che in una tempestosa domenica di pioggia ha portato la maggioranza dei veneti alle urne e a esprimersi a favore di una maggiore autonomia locale, ha alcune caratteristiche in comune con Gori. Il quale ha raccolto le firme dei sindaci lombardi per lo stesso obiettivo, e magari avrebbe preferito rinunciare al referendum, perché non gli era sfuggito che a incassarne i vantaggi sarebbe stata soprattutto la Lega, compreso il governatore lombardo Maroni, che lo stesso sindaco si prepara a sfidare alle prossime regionali, e che pur non avendo eguagliato il successo di Zaia, ne ha comunque ricavato una bella lucidatura della propria immagine. Ma una volta avviata la macchina, appunto, Gori non s’è tirato indietro, né ha atteso di aver indicazioni dal confuso vertice del Pd, che oscillava tra il dare la libertà di voto ai propri elettori, vale a dire non prendere posizione, e il tardivo schierarsi per l’astensione, cioè a scommettere sulla sconfitta dell’avversario, senza entrare in partita. Al contrario il sindaco, coerente con l’impegno preso insieme ai suoi colleghi primi cittadini dei comuni della Lombardia, s’è messo lo zaino in spalla, è andato in campagna elettorale, e dopo aver condiviso in parte la vittoria, ha proposto al Pd di votare all’unanimità in consiglio regionale con il centrodestra, per avviare la trattativa con il governo.

Siccome anche Salvini, leader del partito di Zaia, non era proprio entusiasta del referendum nordista proposto dai presidenti leghisti delle due regioni, e lo ha digerito con qualche difficoltà, è abbastanza facile capire qual è la caratteristica che accomuna il governatore veneto e il sindaco lombardo: essere allo stesso modo rappresentanti del territorio, conoscerne i problemi e il comune sentire, e soprattutto comportarsi di conseguenza, senza piegare il capo – o piegandolo il meno possibile – alle scelte nazionali del proprio partito, e sapendo ascoltare la propria gente anche quando questo potrebbe risultare non esattamente conveniente.

La questione settentrionale – ma non solo: basti pensare alla Puglia di Emiliano, e per certi versi anche alla Napoli di De Magistris o alla Palermo di Orlando – sta tutta qui. Quando i cittadini di un determinato territorio percepiscono che i loro rappresentanti, o quelli che li governano, non hanno a cuore i loro problemi specifici, li trascurano e come soluzioni cercano di applicare astratti modelli nazionali, che faticano a produrre effetti in periferia, o scelgono di farsi rappresentare da altri, oppure, se non trovano nessuno o nulla di convincente, si buttano nell’astensione o nelle braccia dell’antipolitica.

Ecco perché una politica moderna, non inutilmente ideologica, dovrebbe partire di qui per ridefinire i propri obiettivi e governare con sapienza le inevitabili spinte centrifughe di questo sistema.

Stupisce che ci riesca il centrodestra, seppure, come abbiamo visto, un po’ a dispetto di se stesso. E non ci riesca invece il centrosinistra, e all’interno di esso il maggior partito di governo: con un leader come Renzi, che aveva costruito la sua fortuna facendo il sindaco di una grande città come Firenze, arrivando a incontrare Berlusconi premier per fare gli interessi della propria città, e diventando poi, chissà perché, centralista a Palazzo Chigi; e ancora, tra i suoi dirigenti, un uomo come Chiamparino, già primo cittadino di Torino e attuale governatore del Piemonte, che qualche anno fa era arrivato a proporre l’eresia di un Pd del Nord, e per questo era stato politicamente – e inutilmente – massacrato.

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Genoa-Napoli, i precedenti in Liguria sorridono ai rossoblu

Le 56 partite in casa del Genoa
tra serie A, serie B e Coppa Italia
(nel 1973/74 si è giocato sul neutro di Piacenza)

23 vittorie del Genoa
20 pareggi
13 vittorie del Napoli

92 gol del Genoa
69 gol del Napoli

L’ultima vittoria del Genoa
3-2 il 29 gennaio 2012
31’ p.t. Palacio, 36’ p.t. Gilardino, 25’ s.t. Palacio, 35’ s.t. Cavani, 37’ s.t. Lavezzi

L’ultimo pareggio
0-0 il 21 settembre 2016

L’ultima vittoria del Napoli
1-2 il 31 agosto 2014
3’ p.t. Callejon, 40’ p.t. Pinilla, 50’ s.t. De Guzman

 

Da sscnapoli.it

Il governo replica a Zaia: «Proposta irricevibile, è una pre-secessione»

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Il governatore del Veneto Luca Zaia minaccia: «Mani libere sulle tasse o vogliamo lo statuto speciale». Il governo replica: «Proposta irricevibile, è una pre-secessione».

Governo irritato: “Condizioni irricevibili è una pre-secessione”

Ma Renzi: “Bisogna tener conto del risultato”

ROMA – «Il presidente Maroni discute nel merito. Zaia invece chiede tutte le competenze, i nove decimi delle tasse e il Veneto a statuto speciale: un’operazione pre-secessionista di chi non ha a cuore l’unità nazionale». A metà pomeriggio del day after, la risposta del governo alle pretese venete è durissima. Agli occhi del sottosegretario Gianclaudio Bressa, responsabile degli Affari regionali e delegato a trattare la questione per il premier Gentiloni, è chiara la differenza di approccio tra Lombardia e Veneto: l’una responsabile, attenta a muoversi entro il perimetro della Costituzione; l’altra “oltranzista”, lesta a far balenare ai cittadini un’autonomia assoluta impossibile da ottenere. Pronti a incontrare entrambe, è la posizione dell’esecutivo, ma solo a condizione di confrontarsi con richieste ricevibili, altrimenti «non ci sono margini di trattativa». Non a caso, a ieri sera un contatto telefonico c’era stato con il governatore lombardo Maroni, ma non con il collega veneto Zaia.

È Maroni ad alzare la cornetta per un «cordiale» colloquio sia con Bressa – due parole amareggiate sul Milan di cui entrambi sono tifosi, prima di ricevere disponibilità a discutere – e poi con Gentiloni: «Mi ha confermato – racconta il presidente leghista – il via libera al confronto su tutte le materie previste dalla Costituzione, con anche il coinvolgimento del ministero dell’Economia». Un primo passo verso il percorso già intrapreso senza referendum dal presidente dell’Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, che ieri ha sentito Gentiloni e oggi incontrerà Bressa: «Disposto anche a fare incontri collettivi con Lombardia e Veneto», ha dato la sua disponibilità al premier. Perché anche nel Pd si sono accorti che il tema è sentito: «Il risultato dei referendum non va minimizzato», ammette il segretario Renzi, che va oltre la procedura di cui si discute: «Bisogna ridurre la pressione fiscale», la sua proposta, arrivando a sperare in un «accordo» tra forze politiche nella prossima legislatura per riuscire a farlo.

Il fatto è che le richieste di Luca Zaia vanno ben al di là di un aumento dei margini di autonomia. Prova a stopparle il ministro Maurizio Martina, ricordando che le materie fiscali non sono oggetto di trattativa, e si becca una rispostaccia: «Il nostro interlocutore è Gentiloni». Il premier, che ha evitato anche nelle settimane scorse di intervenire sul tema, convinto che il risultato fosse abbastanza irrilevante essendo il governo già da tempo pronto a intavolare una trattativa, ufficialmente non parla nemmeno oggi che il Veneto chiede condizioni da statuto speciale che necessiterebbero di un cambio di Costituzione, appannaggio eventualmente del Parlamento. Una «provocazione» la fa però l’uomo che ha incaricato di occuparsene: «La sentenza della Corte costituzionale che ha consentito il referendum già aveva bocciato l’ipotesi di trattenere in Veneto l’80 per cento delle risorse definendola “un’alterazione stabile e profonda della finanza pubblica”. E far diventare tutte e 23 le materie concorrenti di competenza regionale significherebbe stravolgere la Costituzione», smonta una a una le richieste venete il sottosegretario Bressa, «l’atteggiamento di Zaia è pericoloso: se tutti facessero come lui non ci sarebbe più la Repubblica italiana». Bellunese di nascita, Bressa conosce bene le spinte autonomiste venete, tanto che fu lui a scrivere quel terzo comma dell’art. 116 che oggi consente alle Regioni di trattare. «Zaia pensa di essere El Cid Campeador del Veneto, ma ci vuole serietà. Il Veneto ha un debito previdenziale di alcuni miliardi: per pagare le pensioni, è debitore rispetto alla finanza nazionale. Quando si passa dalla poesia alla prosa la gente comincia a dire “vediamo un attimo”…».

A queste condizioni, la trattativa con Venezia e dintorni è in stallo. Ma oggi il premier sarà a Marghera, ad accoglierlo troverà il presidente Zaia e chissà se i due potranno avere un confronto. In realtà, a Palazzo Chigi sanno che il problema si porrà per il prossimo governo: stretti i tempi della legislatura, lunghi quelli di un negoziato che è una “prima volta”. Anche solo delineare i confini delle varie materie di competenza non sarà facile. Per chi vorrà provare a discuterne.

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vivicentro/Il governo replica a Zaia: «Proposta irricevibile, è una pre-secessione»
lastampa/Governo irritato: “Condizioni irricevibili è una pre-secessione” FRANCESCA SCHIANCHI

Lazio, adesivi anti-semiti per i romanisti, in arrivo possibili sanzioni dalla FIGC

In occasione della gara tra Lazio e Cagliari, sono stati ritrovati in curva sud alcuni adesivi di stampo antisemita. Le immagini in questione riportavano la faccia di Anna Frank, nota deportata per il suo diario nel campo di concentramento di Auschwitz Birkenau, che indossava la maglia della Roma, il tutto firmato dal gruppo ultrà laziale “Irriducibili”. E pensare che allo stadio non avrebbero nemmeno dovuto esserci, i fedelissimi abitualmente abbonati in curva nord: sono potuti entrare soltanto grazie a una mossa decisa dal club di Lotito, che grazie alla sospensione degli abbonamenti ha potuto concedere i biglietti della curva “rivale” ai suoi stessi ultrà alla cifra simbolica di 1 euro. La FIGC ha aperto un’ inchiesta per razzismo e il club biancoceleste rischia una pesante squalifica. Nel frattempo la Lazio, dopo quest’ increscioso avvenimento ha dichiarato che si recherà in visita alla comunità ebraica romana.

Napoli in costante crescita: un dato fa sorridere Maurizio Sarri

I numeri del Napoli in questo inizio di stagione sono formidabili. L’edizione odierna del Corriere del Mezzogiorno si sofferma su un dato statistico particolare:

“Dopo nove giornate di campionato, i progressi sembrano esserci. Il Napoli è primo in classifica, ha subito la metà dei gol rispetto ad un anno fa e ne ha incassati quattro in meno della Juventus. L’anomalia è nelle statistiche dei bianconeri che hanno realizzato ventisette gol, ben dieci in più di un anno fa ma ne hanno subiti anche nove contro i sei incassati nelle prime nove giornate dello scorso campionato. Il Napoli contro il Cagliari, la Roma e l’Inter ha attraversato tre gare di campionato senza subire reti, non accadeva da due anni”.

Oggi avvenne, la Ssc Napoli ricorda: “La vittoria contro il Genoa nel 1976 con doppietta di Savoldi”

Il giorno 24 ottobre il Napoli ha giocato tredici partite, otto in serie A, due in serie B, una in serie C1, una in coppa Uefa ed una in coppa dei Campioni.

Ricordiamo il 3-2 al Genoa nella terza giornata della serie A-1976/77

Questa è la formazione schierata da Bruno Pesaola:

Carmignani; Bruscolotti, La Palma (71′ Pogliana); Burgnich, Vavassori, Orlandini; Massa, Juliano, Savoldi, Vinazzani, Chiarugi

I gol: 5′ Damiani, 23′ Savoldi, 38′ Onofri (autogol), 52′ Savoldi (rig), 64′ Pruzzo

Dopo aver pareggiato per 0-0 l’esordio a Catanzaro il Napoli alla seconda giornata aveva battuto per 3-0 il Verona al San Paolo grazie ad un gol di La Palma e ad una doppietta di Beppe Savoldi che la domenica successiva concesse il bis anche a Marassi contro il Genoa. A fine torneo quel Napoli chiuse al settimo posto con anche un punto di penalizzazione per il cumulo di squalifiche del campo.

Beppe Savoldi è il nono bomber della storia del Napoli. Ha segnato 77 gol (55 in serie A, 19 in coppa Italia e 3 in Europa) nelle sue 165 presenze in maglia azzurra: 118 in A, 35 in coppa Italia e 12 nelle coppe europee.

 

Da sscnapoli.it

Sfida Zaia-governo sull’autonomia del Veneto

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Forte del successo del referendum sull’autonomia, il governatore del Veneto Luca Zaia minaccia: «Mani libere sulle tasse o vogliamo lo statuto speciale». Il governo replica: «Proposta irricevibile, è una pre-secessione». In Lombardia Roberto Maroni sceglie la linea morbida. Per Marcello Sorgi dalle urne «esce un modello di leadership destinato a far riflettere, a destra come a sinistra». Secondo Ferdinando Camon, invece, «il referendum segna la distanza delle due popolazioni, la lombarda e la veneta, da Roma, capitale nemica».

Il diktat del Veneto: tre delibere per disegnare la nuova autonomia

La minaccia di Zaia: mani libere sulle tasse o vogliamo lo statuto speciale

VENEZIA – Passare dalla protesta, espressa alle urne domenica da 2 milioni e 300 mila elettori, alla proposta. È questa la sfida intrapresa dal governatore veneto Luca Zaia dopo aver vinto la scommessa del referendum. Da Palazzo Balbi, la sede della Regione affacciata sul Canal Grande a Venezia, il governatore lo scandisce chiaramente: «Il Veneto è pronto a diventare un laboratorio dell’autonomia». Per farlo, il presidente ha convocato di prima mattina la giunta. E ha estratto dal cassetto, già confezionate, tre delibere che rendono più chiari quali saranno contenuti, tempi e risorse della trattativa con lo Stato.

La proposta di negoziato 

La prima delibera istituisce una sorta di Consulta per l’autonomia. «L’obiettivo – spiega lo stesso Zaia – è riunire tutti gli stakeholders rappresentativi del sistema Veneto, compresa l’Anci (l’associazione dei Comuni, ndr), e raccogliere spunti da portare al tavolo con il governo». Ma la Regione, forte della legittimazione popolare ricevuta, ha fretta: il confronto tra le rappresentanze dovrebbe durare «una quindicina di giorni». Poi si va a Roma. «Idealmente per i primi di dicembre», assicura il governatore. Ai tavoli ministeriali, dunque. Ma con cosa? E qui entra in scena la seconda delibera che è il fulcro della proposta di Zaia: un disegno di legge regionale che contiene tutte le 23 competenze su cui verterà la trattativa. Si va dalla sanità alla gestione delle strade (il Veneto vorrebbe, tra le altre cose, rilevare i 700 chilometri ancora gestiti dall’Anas), passando dall’istruzione (compreso il personale docente e amministrativo). Senza dimenticare la tutela dell’ambiente, dei beni culturali, i rapporti internazionali e con l’Europa. L’obiettivo del «laboratorio Veneto» è creare una sorta di Regione differenziata. «Una cosa a metà tra le Regioni a statuto ordinario e quelle a statuto speciale», spiega Luca Antonini, 54enne professore di diritto costituzionale a Padova e uno dei due estensori, con il collega Mario Bertolissi, del disegno di legge d’iniziativa regionale.

Le disparità denunciate 

Il modello resta, nelle intenzioni, quello del vicino Trentino Alto Adige. «Come è possibile – si chiedono i legislatori nelle 37 pagine da sottoporre a Roma – che la spesa pubblica per cittadino della provincia autonoma di Bolzano sia di 8.964 euro, quella di Trento di 7.638 euro, mentre quella veneta sia ferma a 2.741?». È per questo che il Veneto punta a mantenere sul territorio 9/10 del gettito riscosso. Vuol dire 9/10 di Irpef, Ires e Iva. Come fanno le province autonome di Trento e Bolzano appunto (tranne per l’Iva che è a 7/10). «Trattenere le risorse dove si produce maggiore ricchezza sarà un volano per lo sviluppo del Paese e aiuterà a diminuire gli sprechi nelle regioni meno virtuose», spiega Antonini. Che fa i calcoli: «Si parla di almeno 10 miliardi di risorse che resterebbero in Veneto». Non bruscolini, considerato che la manovra in via di approvazione vale, al momento, 20 miliardi di euro.

La terza via  

La legge, nelle intenzioni della Regione veneta, vuole far diminuire il residuo fiscale, cioè la differenza tra quanto un territorio versa in imposte dallo Stato centrale e quanto ne riceve indietro in servizi (per il Veneto le ultime stime, del 2015, parlano di 15 miliardi). Non contento Zaia ha presentato una terza delibera. Un altro disegno di legge con un solo articolo che vuole modificare il primo comma dell’articolo 116 della Costituzione: «Dopo le parole Valle d’Aosta/Valléè d’Aoste sono aggiunte le seguenti: “e il Veneto”». La Regione, in parallelo ai negoziati, punta alle «forme speciali di autonomia» già previste per quelle a statuto speciale. Una mossa di Zaia per alzare la posta? O un modo per dichiararsi di nuovo vittima dello Stato centrale quando la terza via sarà bocciata da Roma? Fatto sta che questo Veneto non è più quello raccontato negli anni ’50 da Guido Piovene. «Una regione che non dà noie al Parlamento», scriveva in “Viaggio in Italia”. Nel 2017 non è più così, la sfida a Roma è diventata istituzionale.

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lastampa/Il diktat del Veneto: tre delibere per disegnare la nuova autonomia DAVIDE LESSI – INVIATO A VENEZIA

Mesto: “Il Napoli deve avere rispetto del Genoa, ma resta favorito”

Le sue parole

Giandomenico Mesto ha dichiarato a La Repubblica: «Genoa-Napoli? Sarò neutrale e non potrebbe essere altrimenti. Si affrontano le due squadre che hanno segnato la mia carriera e quindi non posso proprio schierarmi. Non riesco neanche a fare un pronostico: il Napoli ovviamente ha bisogno di vincere, ma sono convinto che ci proverà pure il Genoa».

In passato, Mesto ha vissuto l’incrocio da protagonista: «Ho realizzato il primo gol col Grifone nel 2009 proprio contro il Napoli».

Poi si è ripetuto a parti invertite: «Ho fatto lo stesso in maglia azzurra nel 2012. Vincemmo 4-2 in trasferta».

Domani sarà spettatore interessato. «Se riesco, sarò in tribuna a Marassi. Ho un impegno televisivo, ma proverò in extremis a raggiungere lo stadio».

Il menu della sfida è ricco e lo intriga. «Il Napoli è ovviamente superiore, ma deve stare attento ad un avversario in ripresa che ha collezionato 4 punti nelle ultime due trasferte. Gli azzurri dovranno avere molto rispetto. Juric incarna un po’ il dna del Genoa: intensità, determinazione e duelli individuali in ogni zona del campo».

Uniti pure ad una buona qualità. «Taarabt può creare problemi al Napoli. Doveva solo riacquistare la condizione fisica. Adesso è nuovamente in forma e quindi ha ritrovato la fiducia per esprimere il suo gioco».

Mesto, a dire il vero, ha un debole per Pietro Pellegri, il 16enne gioiello del Genoa: «Ha già segnato 3 gol in 7 partite in serie A. Ho avuto modo di conoscerlo personalmente e credo sia un predestinato del calcio. Fisicamente mi ha impressionato. Sono convinto che abbia i mezzi per sfondare. Magari un giorno potrebbe giocare in una grande squadra come il Napoli».

Napoli, evade dagli arresti domiciliari: arrestato 36enne

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I carabinieri della Stazione di San Sebastiano al Vesuvio, Napoli, hanno arrestato un 36enne del luogo già noto alle forze dell’ordine resosi responsabile di evasione dagli arresti domiciliari ai quali era stato sottoposto perché giudicabile per spaccio di droga a Napoli, nella zona delle ”Case Nuove”. Durante uno dei consueti controlli l’uomo non è stato trovato a casa e nei luoghi solitamente frequentati. Poco dopo, circa tre quarti d’ora, è stato bloccato mentre rientrava nel luogo di detenzione dal quale si sera allontanato senza alcuna giustificazione. L’arrestato attende il rito direttissimo.

Corbo: “Var, la tecnologia che sorride al Napoli…”

Il suo pensiero

Scrive Antonio Corbo nel suo editoriale per La Repubblica: “La nuova tecnologia che assiste gli arbitri “sorride” al club azzurro. Evelyn Christillin è il volto gentile del tifo juventino. È ovunque, da poco anche nella dirigenza Fifa. Ha più titoli e cariche di Franco Carraro, detto “ll Poltronissimo”, suo il successo delle Olimpiadi invernali a Torino. Studiosa di Storia demografica, una vita per la comunicazione, dalla Fiat allo sport. Ci voleva lei per chiarire: il Var o la Var. Evelyn, all’anagrafe Evelina Maria Augusta, finalmente spiega alla Domenica Sportiva: «Il Var è l’arbitro al video, la Var è la tecnologia». Grazie, seconda domanda: «La Juve che pensa della Var?» ma qui ricorre a tutta la sua grazia per non dire la verità. È nella Fifa, deve riconoscere che in Italia, Germania e Portogallo dà buoni buoni risultati. Ma Buffon fu il primo a contestarla, altri la sopportano. Ma qualcosa di nuovo c’è. La Juve non è prima, ma questo può essere un caso. Si contano più rigori: 33 contro i 20 e 18 degli ultimi anni. Ci sono meno polemiche, l’ultima è per Bonucci espulso dopo la gomitata a Rosi. Bonucci che da juventino avvicinò troppo la fronte alla tempia destra di Rizzoli in un attimo d’ira, ma fu assolto dall’arbitro: «Nessuna testata, sono stato io ad avvicinarmi». Per carità, quale testata? Oggi sono gli arbitri ad apprezzare la Var. Si sentono protetti. Non erano corrotti né in malafede, ma spesso nel dubbio soccombeva il club più debole. I limiti del professionista. In banca sono alla pari il ricco e lo straccione? Chi è fiscale con la squadra più forte, non la vede per un po’, e sparisce dal grande giro. La Var va migliorata, ovvio.

Magari allungando il recupero per il tempo perso. Ma riduce gli errori, quindi le ingiustizie. Per il Napoli può essere la volta buona, come per il Verona nel 1985, l’anno del sorteggio. Un vantaggio per chi cura poco i rapporti con il Palazzo. Si racconta che un arbitro chiese a fine partita in dono una maglia come ricordo. Anno 2015. Immaginava: Higuain, Callejòn o Hamsik? Un addetto gli porta quella di Henrique. Perché del modesto brasiliano ne aveva tante, e doveva smaltirle. Il Napoli è troppo onesto (o avaro) per avere arbitri amici. Vai con la Var”.