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Il risultato dei referendum invita a riflettere

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In Lombardia Roberto Maroni sceglie la linea morbida. Per Marcello Sorgi dalle urne «esce un modello di leadership destinato a far riflettere, a destra come a sinistra».

Il territorio laboratorio di leadership

Dalle urne del referendum di Veneto e Lombardia, oltre a un risultato politico che influirà anche sulle prossime elezioni, esce un modello di leadership destinato a far riflettere, a destra come a sinistra. È quello del trionfatore del Veneto Zaia e del – già, come definirlo, vincitore o vinto? – sindaco di Bergamo Gori, schierato con il «Sì» dei leghisti promotori delle consultazioni, ma contraddetto dalla posizione ufficiale del suo partito, il Pd, che con il vicesegretario nazionale e ministro dell’Agricoltura, il milanese Martina, aveva lanciato alla vigilia del voto un appello all’astensione.

COLLEGATE: Forte del successo del referendum sull’autonomia, il governatore del Veneto Luca Zaia minaccia: «Mani libere sulle tasse o vogliamo lo statuto speciale». Il governo replica: «Proposta irricevibile, è una pre-secessione»  Secondo Ferdinando Camon, invece, «il referendum segna la distanza delle due popolazioni, la lombarda e la veneta, da Roma, capitale nemica».

Al di là della possibile – e dall’interessato sempre negata – candidatura alla guida dell’eventuale, e adesso sempre più possibile, prossimo governo di centrodestra, ipotesi lanciata tempo fa da Berlusconi, Zaia, che in una tempestosa domenica di pioggia ha portato la maggioranza dei veneti alle urne e a esprimersi a favore di una maggiore autonomia locale, ha alcune caratteristiche in comune con Gori. Il quale ha raccolto le firme dei sindaci lombardi per lo stesso obiettivo, e magari avrebbe preferito rinunciare al referendum, perché non gli era sfuggito che a incassarne i vantaggi sarebbe stata soprattutto la Lega, compreso il governatore lombardo Maroni, che lo stesso sindaco si prepara a sfidare alle prossime regionali, e che pur non avendo eguagliato il successo di Zaia, ne ha comunque ricavato una bella lucidatura della propria immagine. Ma una volta avviata la macchina, appunto, Gori non s’è tirato indietro, né ha atteso di aver indicazioni dal confuso vertice del Pd, che oscillava tra il dare la libertà di voto ai propri elettori, vale a dire non prendere posizione, e il tardivo schierarsi per l’astensione, cioè a scommettere sulla sconfitta dell’avversario, senza entrare in partita. Al contrario il sindaco, coerente con l’impegno preso insieme ai suoi colleghi primi cittadini dei comuni della Lombardia, s’è messo lo zaino in spalla, è andato in campagna elettorale, e dopo aver condiviso in parte la vittoria, ha proposto al Pd di votare all’unanimità in consiglio regionale con il centrodestra, per avviare la trattativa con il governo.

Siccome anche Salvini, leader del partito di Zaia, non era proprio entusiasta del referendum nordista proposto dai presidenti leghisti delle due regioni, e lo ha digerito con qualche difficoltà, è abbastanza facile capire qual è la caratteristica che accomuna il governatore veneto e il sindaco lombardo: essere allo stesso modo rappresentanti del territorio, conoscerne i problemi e il comune sentire, e soprattutto comportarsi di conseguenza, senza piegare il capo – o piegandolo il meno possibile – alle scelte nazionali del proprio partito, e sapendo ascoltare la propria gente anche quando questo potrebbe risultare non esattamente conveniente.

La questione settentrionale – ma non solo: basti pensare alla Puglia di Emiliano, e per certi versi anche alla Napoli di De Magistris o alla Palermo di Orlando – sta tutta qui. Quando i cittadini di un determinato territorio percepiscono che i loro rappresentanti, o quelli che li governano, non hanno a cuore i loro problemi specifici, li trascurano e come soluzioni cercano di applicare astratti modelli nazionali, che faticano a produrre effetti in periferia, o scelgono di farsi rappresentare da altri, oppure, se non trovano nessuno o nulla di convincente, si buttano nell’astensione o nelle braccia dell’antipolitica.

Ecco perché una politica moderna, non inutilmente ideologica, dovrebbe partire di qui per ridefinire i propri obiettivi e governare con sapienza le inevitabili spinte centrifughe di questo sistema.

Stupisce che ci riesca il centrodestra, seppure, come abbiamo visto, un po’ a dispetto di se stesso. E non ci riesca invece il centrosinistra, e all’interno di esso il maggior partito di governo: con un leader come Renzi, che aveva costruito la sua fortuna facendo il sindaco di una grande città come Firenze, arrivando a incontrare Berlusconi premier per fare gli interessi della propria città, e diventando poi, chissà perché, centralista a Palazzo Chigi; e ancora, tra i suoi dirigenti, un uomo come Chiamparino, già primo cittadino di Torino e attuale governatore del Piemonte, che qualche anno fa era arrivato a proporre l’eresia di un Pd del Nord, e per questo era stato politicamente – e inutilmente – massacrato.

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lastampa/Il territorio laboratorio di leadership MARCELLO SORGI

Genoa-Napoli, i precedenti in Liguria sorridono ai rossoblu

Le 56 partite in casa del Genoa
tra serie A, serie B e Coppa Italia
(nel 1973/74 si è giocato sul neutro di Piacenza)

23 vittorie del Genoa
20 pareggi
13 vittorie del Napoli

92 gol del Genoa
69 gol del Napoli

L’ultima vittoria del Genoa
3-2 il 29 gennaio 2012
31’ p.t. Palacio, 36’ p.t. Gilardino, 25’ s.t. Palacio, 35’ s.t. Cavani, 37’ s.t. Lavezzi

L’ultimo pareggio
0-0 il 21 settembre 2016

L’ultima vittoria del Napoli
1-2 il 31 agosto 2014
3’ p.t. Callejon, 40’ p.t. Pinilla, 50’ s.t. De Guzman

 

Da sscnapoli.it

Il governo replica a Zaia: «Proposta irricevibile, è una pre-secessione»

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Il governatore del Veneto Luca Zaia minaccia: «Mani libere sulle tasse o vogliamo lo statuto speciale». Il governo replica: «Proposta irricevibile, è una pre-secessione».

Governo irritato: “Condizioni irricevibili è una pre-secessione”

Ma Renzi: “Bisogna tener conto del risultato”

ROMA – «Il presidente Maroni discute nel merito. Zaia invece chiede tutte le competenze, i nove decimi delle tasse e il Veneto a statuto speciale: un’operazione pre-secessionista di chi non ha a cuore l’unità nazionale». A metà pomeriggio del day after, la risposta del governo alle pretese venete è durissima. Agli occhi del sottosegretario Gianclaudio Bressa, responsabile degli Affari regionali e delegato a trattare la questione per il premier Gentiloni, è chiara la differenza di approccio tra Lombardia e Veneto: l’una responsabile, attenta a muoversi entro il perimetro della Costituzione; l’altra “oltranzista”, lesta a far balenare ai cittadini un’autonomia assoluta impossibile da ottenere. Pronti a incontrare entrambe, è la posizione dell’esecutivo, ma solo a condizione di confrontarsi con richieste ricevibili, altrimenti «non ci sono margini di trattativa». Non a caso, a ieri sera un contatto telefonico c’era stato con il governatore lombardo Maroni, ma non con il collega veneto Zaia.

È Maroni ad alzare la cornetta per un «cordiale» colloquio sia con Bressa – due parole amareggiate sul Milan di cui entrambi sono tifosi, prima di ricevere disponibilità a discutere – e poi con Gentiloni: «Mi ha confermato – racconta il presidente leghista – il via libera al confronto su tutte le materie previste dalla Costituzione, con anche il coinvolgimento del ministero dell’Economia». Un primo passo verso il percorso già intrapreso senza referendum dal presidente dell’Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, che ieri ha sentito Gentiloni e oggi incontrerà Bressa: «Disposto anche a fare incontri collettivi con Lombardia e Veneto», ha dato la sua disponibilità al premier. Perché anche nel Pd si sono accorti che il tema è sentito: «Il risultato dei referendum non va minimizzato», ammette il segretario Renzi, che va oltre la procedura di cui si discute: «Bisogna ridurre la pressione fiscale», la sua proposta, arrivando a sperare in un «accordo» tra forze politiche nella prossima legislatura per riuscire a farlo.

Il fatto è che le richieste di Luca Zaia vanno ben al di là di un aumento dei margini di autonomia. Prova a stopparle il ministro Maurizio Martina, ricordando che le materie fiscali non sono oggetto di trattativa, e si becca una rispostaccia: «Il nostro interlocutore è Gentiloni». Il premier, che ha evitato anche nelle settimane scorse di intervenire sul tema, convinto che il risultato fosse abbastanza irrilevante essendo il governo già da tempo pronto a intavolare una trattativa, ufficialmente non parla nemmeno oggi che il Veneto chiede condizioni da statuto speciale che necessiterebbero di un cambio di Costituzione, appannaggio eventualmente del Parlamento. Una «provocazione» la fa però l’uomo che ha incaricato di occuparsene: «La sentenza della Corte costituzionale che ha consentito il referendum già aveva bocciato l’ipotesi di trattenere in Veneto l’80 per cento delle risorse definendola “un’alterazione stabile e profonda della finanza pubblica”. E far diventare tutte e 23 le materie concorrenti di competenza regionale significherebbe stravolgere la Costituzione», smonta una a una le richieste venete il sottosegretario Bressa, «l’atteggiamento di Zaia è pericoloso: se tutti facessero come lui non ci sarebbe più la Repubblica italiana». Bellunese di nascita, Bressa conosce bene le spinte autonomiste venete, tanto che fu lui a scrivere quel terzo comma dell’art. 116 che oggi consente alle Regioni di trattare. «Zaia pensa di essere El Cid Campeador del Veneto, ma ci vuole serietà. Il Veneto ha un debito previdenziale di alcuni miliardi: per pagare le pensioni, è debitore rispetto alla finanza nazionale. Quando si passa dalla poesia alla prosa la gente comincia a dire “vediamo un attimo”…».

A queste condizioni, la trattativa con Venezia e dintorni è in stallo. Ma oggi il premier sarà a Marghera, ad accoglierlo troverà il presidente Zaia e chissà se i due potranno avere un confronto. In realtà, a Palazzo Chigi sanno che il problema si porrà per il prossimo governo: stretti i tempi della legislatura, lunghi quelli di un negoziato che è una “prima volta”. Anche solo delineare i confini delle varie materie di competenza non sarà facile. Per chi vorrà provare a discuterne.

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lastampa/Governo irritato: “Condizioni irricevibili è una pre-secessione” FRANCESCA SCHIANCHI

Lazio, adesivi anti-semiti per i romanisti, in arrivo possibili sanzioni dalla FIGC

In occasione della gara tra Lazio e Cagliari, sono stati ritrovati in curva sud alcuni adesivi di stampo antisemita. Le immagini in questione riportavano la faccia di Anna Frank, nota deportata per il suo diario nel campo di concentramento di Auschwitz Birkenau, che indossava la maglia della Roma, il tutto firmato dal gruppo ultrà laziale “Irriducibili”. E pensare che allo stadio non avrebbero nemmeno dovuto esserci, i fedelissimi abitualmente abbonati in curva nord: sono potuti entrare soltanto grazie a una mossa decisa dal club di Lotito, che grazie alla sospensione degli abbonamenti ha potuto concedere i biglietti della curva “rivale” ai suoi stessi ultrà alla cifra simbolica di 1 euro. La FIGC ha aperto un’ inchiesta per razzismo e il club biancoceleste rischia una pesante squalifica. Nel frattempo la Lazio, dopo quest’ increscioso avvenimento ha dichiarato che si recherà in visita alla comunità ebraica romana.

Napoli in costante crescita: un dato fa sorridere Maurizio Sarri

I numeri del Napoli in questo inizio di stagione sono formidabili. L’edizione odierna del Corriere del Mezzogiorno si sofferma su un dato statistico particolare:

“Dopo nove giornate di campionato, i progressi sembrano esserci. Il Napoli è primo in classifica, ha subito la metà dei gol rispetto ad un anno fa e ne ha incassati quattro in meno della Juventus. L’anomalia è nelle statistiche dei bianconeri che hanno realizzato ventisette gol, ben dieci in più di un anno fa ma ne hanno subiti anche nove contro i sei incassati nelle prime nove giornate dello scorso campionato. Il Napoli contro il Cagliari, la Roma e l’Inter ha attraversato tre gare di campionato senza subire reti, non accadeva da due anni”.

Oggi avvenne, la Ssc Napoli ricorda: “La vittoria contro il Genoa nel 1976 con doppietta di Savoldi”

Il giorno 24 ottobre il Napoli ha giocato tredici partite, otto in serie A, due in serie B, una in serie C1, una in coppa Uefa ed una in coppa dei Campioni.

Ricordiamo il 3-2 al Genoa nella terza giornata della serie A-1976/77

Questa è la formazione schierata da Bruno Pesaola:

Carmignani; Bruscolotti, La Palma (71′ Pogliana); Burgnich, Vavassori, Orlandini; Massa, Juliano, Savoldi, Vinazzani, Chiarugi

I gol: 5′ Damiani, 23′ Savoldi, 38′ Onofri (autogol), 52′ Savoldi (rig), 64′ Pruzzo

Dopo aver pareggiato per 0-0 l’esordio a Catanzaro il Napoli alla seconda giornata aveva battuto per 3-0 il Verona al San Paolo grazie ad un gol di La Palma e ad una doppietta di Beppe Savoldi che la domenica successiva concesse il bis anche a Marassi contro il Genoa. A fine torneo quel Napoli chiuse al settimo posto con anche un punto di penalizzazione per il cumulo di squalifiche del campo.

Beppe Savoldi è il nono bomber della storia del Napoli. Ha segnato 77 gol (55 in serie A, 19 in coppa Italia e 3 in Europa) nelle sue 165 presenze in maglia azzurra: 118 in A, 35 in coppa Italia e 12 nelle coppe europee.

 

Da sscnapoli.it

Sfida Zaia-governo sull’autonomia del Veneto

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Forte del successo del referendum sull’autonomia, il governatore del Veneto Luca Zaia minaccia: «Mani libere sulle tasse o vogliamo lo statuto speciale». Il governo replica: «Proposta irricevibile, è una pre-secessione». In Lombardia Roberto Maroni sceglie la linea morbida. Per Marcello Sorgi dalle urne «esce un modello di leadership destinato a far riflettere, a destra come a sinistra». Secondo Ferdinando Camon, invece, «il referendum segna la distanza delle due popolazioni, la lombarda e la veneta, da Roma, capitale nemica».

Il diktat del Veneto: tre delibere per disegnare la nuova autonomia

La minaccia di Zaia: mani libere sulle tasse o vogliamo lo statuto speciale

VENEZIA – Passare dalla protesta, espressa alle urne domenica da 2 milioni e 300 mila elettori, alla proposta. È questa la sfida intrapresa dal governatore veneto Luca Zaia dopo aver vinto la scommessa del referendum. Da Palazzo Balbi, la sede della Regione affacciata sul Canal Grande a Venezia, il governatore lo scandisce chiaramente: «Il Veneto è pronto a diventare un laboratorio dell’autonomia». Per farlo, il presidente ha convocato di prima mattina la giunta. E ha estratto dal cassetto, già confezionate, tre delibere che rendono più chiari quali saranno contenuti, tempi e risorse della trattativa con lo Stato.

La proposta di negoziato 

La prima delibera istituisce una sorta di Consulta per l’autonomia. «L’obiettivo – spiega lo stesso Zaia – è riunire tutti gli stakeholders rappresentativi del sistema Veneto, compresa l’Anci (l’associazione dei Comuni, ndr), e raccogliere spunti da portare al tavolo con il governo». Ma la Regione, forte della legittimazione popolare ricevuta, ha fretta: il confronto tra le rappresentanze dovrebbe durare «una quindicina di giorni». Poi si va a Roma. «Idealmente per i primi di dicembre», assicura il governatore. Ai tavoli ministeriali, dunque. Ma con cosa? E qui entra in scena la seconda delibera che è il fulcro della proposta di Zaia: un disegno di legge regionale che contiene tutte le 23 competenze su cui verterà la trattativa. Si va dalla sanità alla gestione delle strade (il Veneto vorrebbe, tra le altre cose, rilevare i 700 chilometri ancora gestiti dall’Anas), passando dall’istruzione (compreso il personale docente e amministrativo). Senza dimenticare la tutela dell’ambiente, dei beni culturali, i rapporti internazionali e con l’Europa. L’obiettivo del «laboratorio Veneto» è creare una sorta di Regione differenziata. «Una cosa a metà tra le Regioni a statuto ordinario e quelle a statuto speciale», spiega Luca Antonini, 54enne professore di diritto costituzionale a Padova e uno dei due estensori, con il collega Mario Bertolissi, del disegno di legge d’iniziativa regionale.

Le disparità denunciate 

Il modello resta, nelle intenzioni, quello del vicino Trentino Alto Adige. «Come è possibile – si chiedono i legislatori nelle 37 pagine da sottoporre a Roma – che la spesa pubblica per cittadino della provincia autonoma di Bolzano sia di 8.964 euro, quella di Trento di 7.638 euro, mentre quella veneta sia ferma a 2.741?». È per questo che il Veneto punta a mantenere sul territorio 9/10 del gettito riscosso. Vuol dire 9/10 di Irpef, Ires e Iva. Come fanno le province autonome di Trento e Bolzano appunto (tranne per l’Iva che è a 7/10). «Trattenere le risorse dove si produce maggiore ricchezza sarà un volano per lo sviluppo del Paese e aiuterà a diminuire gli sprechi nelle regioni meno virtuose», spiega Antonini. Che fa i calcoli: «Si parla di almeno 10 miliardi di risorse che resterebbero in Veneto». Non bruscolini, considerato che la manovra in via di approvazione vale, al momento, 20 miliardi di euro.

La terza via  

La legge, nelle intenzioni della Regione veneta, vuole far diminuire il residuo fiscale, cioè la differenza tra quanto un territorio versa in imposte dallo Stato centrale e quanto ne riceve indietro in servizi (per il Veneto le ultime stime, del 2015, parlano di 15 miliardi). Non contento Zaia ha presentato una terza delibera. Un altro disegno di legge con un solo articolo che vuole modificare il primo comma dell’articolo 116 della Costituzione: «Dopo le parole Valle d’Aosta/Valléè d’Aoste sono aggiunte le seguenti: “e il Veneto”». La Regione, in parallelo ai negoziati, punta alle «forme speciali di autonomia» già previste per quelle a statuto speciale. Una mossa di Zaia per alzare la posta? O un modo per dichiararsi di nuovo vittima dello Stato centrale quando la terza via sarà bocciata da Roma? Fatto sta che questo Veneto non è più quello raccontato negli anni ’50 da Guido Piovene. «Una regione che non dà noie al Parlamento», scriveva in “Viaggio in Italia”. Nel 2017 non è più così, la sfida a Roma è diventata istituzionale.

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lastampa/Il diktat del Veneto: tre delibere per disegnare la nuova autonomia DAVIDE LESSI – INVIATO A VENEZIA

Mesto: “Il Napoli deve avere rispetto del Genoa, ma resta favorito”

Le sue parole

Giandomenico Mesto ha dichiarato a La Repubblica: «Genoa-Napoli? Sarò neutrale e non potrebbe essere altrimenti. Si affrontano le due squadre che hanno segnato la mia carriera e quindi non posso proprio schierarmi. Non riesco neanche a fare un pronostico: il Napoli ovviamente ha bisogno di vincere, ma sono convinto che ci proverà pure il Genoa».

In passato, Mesto ha vissuto l’incrocio da protagonista: «Ho realizzato il primo gol col Grifone nel 2009 proprio contro il Napoli».

Poi si è ripetuto a parti invertite: «Ho fatto lo stesso in maglia azzurra nel 2012. Vincemmo 4-2 in trasferta».

Domani sarà spettatore interessato. «Se riesco, sarò in tribuna a Marassi. Ho un impegno televisivo, ma proverò in extremis a raggiungere lo stadio».

Il menu della sfida è ricco e lo intriga. «Il Napoli è ovviamente superiore, ma deve stare attento ad un avversario in ripresa che ha collezionato 4 punti nelle ultime due trasferte. Gli azzurri dovranno avere molto rispetto. Juric incarna un po’ il dna del Genoa: intensità, determinazione e duelli individuali in ogni zona del campo».

Uniti pure ad una buona qualità. «Taarabt può creare problemi al Napoli. Doveva solo riacquistare la condizione fisica. Adesso è nuovamente in forma e quindi ha ritrovato la fiducia per esprimere il suo gioco».

Mesto, a dire il vero, ha un debole per Pietro Pellegri, il 16enne gioiello del Genoa: «Ha già segnato 3 gol in 7 partite in serie A. Ho avuto modo di conoscerlo personalmente e credo sia un predestinato del calcio. Fisicamente mi ha impressionato. Sono convinto che abbia i mezzi per sfondare. Magari un giorno potrebbe giocare in una grande squadra come il Napoli».

Napoli, evade dagli arresti domiciliari: arrestato 36enne

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I carabinieri della Stazione di San Sebastiano al Vesuvio, Napoli, hanno arrestato un 36enne del luogo già noto alle forze dell’ordine resosi responsabile di evasione dagli arresti domiciliari ai quali era stato sottoposto perché giudicabile per spaccio di droga a Napoli, nella zona delle ”Case Nuove”. Durante uno dei consueti controlli l’uomo non è stato trovato a casa e nei luoghi solitamente frequentati. Poco dopo, circa tre quarti d’ora, è stato bloccato mentre rientrava nel luogo di detenzione dal quale si sera allontanato senza alcuna giustificazione. L’arrestato attende il rito direttissimo.

Corbo: “Var, la tecnologia che sorride al Napoli…”

Il suo pensiero

Scrive Antonio Corbo nel suo editoriale per La Repubblica: “La nuova tecnologia che assiste gli arbitri “sorride” al club azzurro. Evelyn Christillin è il volto gentile del tifo juventino. È ovunque, da poco anche nella dirigenza Fifa. Ha più titoli e cariche di Franco Carraro, detto “ll Poltronissimo”, suo il successo delle Olimpiadi invernali a Torino. Studiosa di Storia demografica, una vita per la comunicazione, dalla Fiat allo sport. Ci voleva lei per chiarire: il Var o la Var. Evelyn, all’anagrafe Evelina Maria Augusta, finalmente spiega alla Domenica Sportiva: «Il Var è l’arbitro al video, la Var è la tecnologia». Grazie, seconda domanda: «La Juve che pensa della Var?» ma qui ricorre a tutta la sua grazia per non dire la verità. È nella Fifa, deve riconoscere che in Italia, Germania e Portogallo dà buoni buoni risultati. Ma Buffon fu il primo a contestarla, altri la sopportano. Ma qualcosa di nuovo c’è. La Juve non è prima, ma questo può essere un caso. Si contano più rigori: 33 contro i 20 e 18 degli ultimi anni. Ci sono meno polemiche, l’ultima è per Bonucci espulso dopo la gomitata a Rosi. Bonucci che da juventino avvicinò troppo la fronte alla tempia destra di Rizzoli in un attimo d’ira, ma fu assolto dall’arbitro: «Nessuna testata, sono stato io ad avvicinarmi». Per carità, quale testata? Oggi sono gli arbitri ad apprezzare la Var. Si sentono protetti. Non erano corrotti né in malafede, ma spesso nel dubbio soccombeva il club più debole. I limiti del professionista. In banca sono alla pari il ricco e lo straccione? Chi è fiscale con la squadra più forte, non la vede per un po’, e sparisce dal grande giro. La Var va migliorata, ovvio.

Magari allungando il recupero per il tempo perso. Ma riduce gli errori, quindi le ingiustizie. Per il Napoli può essere la volta buona, come per il Verona nel 1985, l’anno del sorteggio. Un vantaggio per chi cura poco i rapporti con il Palazzo. Si racconta che un arbitro chiese a fine partita in dono una maglia come ricordo. Anno 2015. Immaginava: Higuain, Callejòn o Hamsik? Un addetto gli porta quella di Henrique. Perché del modesto brasiliano ne aveva tante, e doveva smaltirle. Il Napoli è troppo onesto (o avaro) per avere arbitri amici. Vai con la Var”.

Rinnovo Ghoulam, il nodo è ancora la clausola: pronto un nuovo appuntamento

Rinnovo Ghoulam, il nodo è ancora la clausola: pronto un nuovo appuntamento

Il Napoli e Faouzi Ghoulam si parlano, si incontrano, si aggiornano, discutono e dunque ne hanno la volontà. Come riporta Il Corriere dello Sport, quello di Ghoulam è un rinnovo faticoso ma il Napoli vuole che il terzino sinistro resti, secondo precise e personali condizioni: “L’offerta di De Laurentiis è rilevante, la resistenza di Ghoulam (e del management) però è sulla clausola: ci sono nuovi appuntamenti all’orizzonte ed un ottimismo che induce a credere in una evoluzione positiva”.

Chievo, Pellissier: “Non consiglio ad Inglese di andare al Napoli a gennaio: deve ancora crescere”

Le sue parole

Sergio Pellissier, attaccante del Chievo Verona, ha rilasciato un’intervista alla Gazzetta dello Sport:

A giugno le scade il contratto. Arrivò nel 2000, prima del prestito alla Spal, quali sono le sue intenzioni? Il presidente venerdì ci ha detto che la vuole ancora in campo.

«Il sogno è arrivare a 20 anni di Chievo, da calciatore. Quindi supererei i 40. Ma bisogna ragionare anno per anno. Io ho Oscar Damiani come agente da quando avevo 14 anni, ma ormai mi gestisco quasi da solo».

Come sta?

«L’età conta, fai sempre più fatica, ma se vedo che sto dietro a quelli più giovani non vedo perché dovrei smettere».

Ora il perno del vostro attacco è Inglese, che è del Napoli. Gli consiglia di andarci già a gennaio?

«No. Lui per me deve giocare. Più gioca e più migliora. È forte, deve solo correre meno e pensare più a far gol».

Juventus, Buffon: “Scudetto? La concorrenza si è rinforzata, il Napoli va forte”

Le sue parole

Gianluigi Buffon, portiere della Juventus, ha vinto ieri sera il premio Fifa di portiere dell’anno e ha rilasciato alcune dichiarazioni alla Gazzetta dello Sport: “Questa stagione? Sicuramente serviva un colpo di frusta perché a un certo punto si è capito che non sarà come quelle precedenti. In campionato, la concorrenza si è rinforzata. Il Napoli sta andando benissimo, l’Inter è seconda. Il 6-2 di Udine è importante, ma ora non dobbiamo mollare. L’annata, per me e per la Juve, è partita un po’ così. A un certo punto, ho fiutato l’aria e ho capito che serviva un cambio di passo. Siamo alla fine di ottobre e novembre sarà un mese fondamentale, per la Juve e per la Nazionale”.

Scambio Milik-Inglese ipotesi concreta: primi contatti tra De Laurentiis e Campedelli

Inglese al Napoli e Milik al Chievo sta diventando più di una semplice suggestione. Lo scambio, per ovvie esigenze, potrebbe davvero concretizzarsi nella prossima sessione di mercato. Come riporta l’edizione odierna della Gazzetta dello Sport:

“De Laurentiis ha già avuto un contatto con Campedelli, il presidente del Chievo, col quale ha concluso l’acquisto del giovane attaccante nella scorsa estate. L’impressione è che lo scambio andrà in porto”.

Portici, raptus di gelosia e aggredisce la moglie. Arrestato il 42enne

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I Carabinieri della stazione di Portici hanno tratto in arresto un operatore ecologico 42enne del luogo già noto alle forze dell’ordine. Gravato da divieto di avvicinamento alla consorte 46enne, con la quale è in fase di separazione, si era comunque recato nell’abitazione della donna e, preso dall’ennesimo raptus di gelosia, l’aveva aggredita cercando di prenderle il telefonino per vedere tra contatti e chat se suoi sospetti su presunte relazioni fossero fondati. I militari dell’arma sono intervenuti d’urgenza in via poli a seguito di chiamata al 112 della donna e l’hanno fatta soccorrere: ha riportato contusioni guaribili in 7 giorni. Il 42enne si era dato alla fuga ed è poi stato bloccato mentre percorreva a piedi il corso Garibaldi venendo arrestato e tradotto a Poggioreale.

Perin nome caldo per il dopo Reina: monitorati anche altri quattro profili

Nonostante la conferma di Pepe Reina in questa stagione, già da tempo il Napoli si sta guardando intorno alla ricerca di un nuovo numero uno. Come riporta l’edizione odierna del Corriere dello Sport:

“Perin ha riconquistato rapidamente la considerazione che merita e il Napoli continua a ritenerlo un possibile erede, al momento il più fedele interprete del ruolo in chiave moderna. Candidato autorevole almeno quanto Geronimo Rulli, per il quale rimane immutata la stima.Nel database di Castel Volturno giacciono altre opzioni: Bernd Leno del Bayer leverkusen, Rui Patricio dello Sporting Lisbona, André Onana dell’Ajax”.

Napoli, esasperato dai rumori della piazza lancia un vaso dal balcone

Esasperato. Come tanti residenti napoletani del centro storico che diverse notti della settimana non riescono a dormire per il frastuono della movida selvaggia.

Il cittadino in questione abita a Chiaia, qualche giorno fa è sbottato e ha lanciato dal balcone un vaso con una pianta (che non ha colpito nessuno).

Lo hanno ribattezzato il «Masaniello di Chiaia»:

«Non ce la facevo più – racconta al Mattino – erano le 2.40 della notte, ero esasperato ma ancora cosciente. Non volevo far male a nessuno, anche se oggi non lo rifarei. Eppure avevo chiesto di smettere con quella musica a tutto volume. Ho minacciato di lanciare giù un vaso. Dalla strada mi hanno incitato a farlo, e io l’ho fatto. La verità è che a Napoli non ci sono regole e controlli, a noi residenti non rimane che chiedere i danni, come hanno fatto a Brescia».

 

Napoli, esasperato dai rumori della piazza lancia un vaso dal balcone / Redazione Campania

(notizia riportata da Il Mattino di Napoli)

Il Consigliere Nastelli al Pungiglione Stabiese: “Sabato al Menti la cerimonia Fiore e il via al nuovo manto erboso”

Il Consigliere Nastelli al Pungiglione Stabiese: “Sabato al Menti la cerimonia Fiore e il via al nuovo manto erboso”

Il consigliere comunale Giovanni Nastelli, ha parlato ai microfoni de Il Pungiglione Stabiese, trasmissione radiofonica in onda su ViViRadioWeb. Ecco un estratto delle sue dichiarazioni: “Sono contentissimo che sabato la Tribuna sarà intitolata a Roberto Fiore, con una targa commemorativa. Ringrazio Manniello e Ilardi, addetto del comune allo sport. Fiore ha dato tanto allo sport stabiese ed era giusto omaggiarlo. In questa cerimonia sarà presente anche la moglie e Gianni Improta. Il sindaco inaugurerà anche il nuovo manto erboso del Menti, che è l’orgoglio sportivo della nostra città. Manniello sta facendo sacrifici enormi, non è facile gestire una squadra a questi livelli. Il crono programma prevede prima l’ intitolazione della Tribuna a Fiore e poi l’inaugurazione da parte del sindaco del nuovo manto erboso. L’assessore Iannicelli? Ha dato tanto quand’era in vita alla Juve Stabia, era un grandissimo tifoso. Penso che la Juve Stabia abbia bisogno di tutti, è un patrimonio di Castellammare e cercheremo di sostenerla in ogni modo”.

RIPRODUZIONE RISERVATA previa citazione della fonte

Pandev: “A Napoli tre anni super. Insigne? Era chiaro che sarebbe diventato un campione”

Goran Pandev, attaccante del Genoa ed ex azzurro, a rilasciato una lunga intervista a Il Mattino. Di seguito vi proponiamo un estratto:

“Napoli è un bel pezzo di me, ho vissuto tre anni super. Con Mazzarri e Benitez mi sono divertito, avrei potuto vincere uno scudetto ma l’anno di Rafa sono state gettate le basi di questa squadra che adesso gioca il più bel calcio d’Italia. Guardiola dice che il Napoli è il simbolo della nuova Italia calcistica? Vero, ma noi all’Inter abbiamo vinto una Champions difendendo bene e ripartendo in contropiede. Quindi tanto male non è neppure il vecchio gioco all’italiana. A Londra con il Chelsea, in una delle notti storiche di quell’annata del Triplete, mi ritrovai a fare persino il terzino…”.

Su Insigne: “Mi ha sempre colpito la sua determinazione a voler vincere il campionato con la maglia della sua squadra del cuore. Ha sempre avuto grande talento ed era chiaro che aveva i numeri per diventare un campione”.

Su Mertens: “Lui ha tutto per fare qualsiasi ruolo.Da prima punta è impressionante: ha forza, tecnica, caparbietà. E non si arrende mai. Spero che sia lui a vincere il titolo di capocannoniere”.

Su Genoa-Napoli: “Dobbiamo fare punti e per fermare il Napoli dobbiamo fare il 200 per cento. Il mister sta preparando bene la partita, è difficile, sappiamo bene che loro sono in un momento straordinario.Ma anche noi arriviamo da un bel pareggio”.

Anche il nonno della piccola Fortuna arrestato per giro di prostituzione

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C’è anche il nonno di Fortuna Loffredo, la bimba di 6 anni vittima di abusi e morta il 24 giugno del 2014 dopo essere stata scaraventata giù dall’ottavo piano del palazzo dove abitava, nel Parco Iacp di Caivano (Napoli), tra le tre persone a cui i carabinieri di Casagiove (Caserta) hanno notificato due arresti domiciliari e un obbligo di dimora nell’ambito di un’indagine su un giro di prostituzione nel Casertano con annunci via web.

Provvedimenti cautelari anche per Antonietta Zuppa e Luigi Romano, ritenuti i promotori dell’associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento della prostituzione. Sequestrate abitazioni trasformate in case di appuntamento – tra Caserta, Casapulla e San Nicola la Strada – prese in affitto a prezzi di mercato dagli indagati grazie a prestanome e poi subaffittate a prezzi notevolmente maggiorati (300 euro) a prostitute e trans, provenienti da tutta Italia, che esercitavano per una o due settimane prima di lasciare il posto ad altre ‘lucciole’.

/Ansa