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Circumvesuviana, chiusura fermata Ponte Persica: decisione che parte 10 anni fa ma quanti disagi, le ultime

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Circumvesuviana, chiusura fermata Ponte Persica: decisione che parte 10 anni fa ma quanti disagi, le ultime

La chiusura della stazione della Circumvesuviana di Ponte Persica sta creando molti disagi ai residenti. E’ così che il sindaco di Pompei Pietro Amitrano ha incontrato il presidente Eav Umberto De Gregorio per scongiurare la soppressione dell’unico mezzo di trasporto a disposizione degli abitanti della periferia.

All’incontro di ieri erano presente anche il primo cittadino di Castellammare di Stabia Antonio Pannullo e alcuni suoi consiglieri. La soppressione della stazione era stata prevista già dieci anni fa ma fu poi «congelata». Da ieri sono stati avviati i lavori e non possono essere fermati. Oggi è previsto un incontro con la Regione per decidere la data di un tavolo tecnico il quale cercherà una soluzione.

Cose che accadono (things that happen): Dibba lascia il palazzo

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Sarò ingenuo, ma la decisione del parlatore seriale Alessandro Di Battista di lasciare il Palazzo mi sembra sincera. La stanza dei bottoni è uno dei luoghi più uggiosi del mondo, specie da quando sono scomparsi i bottoni, saldamente nelle mani della finanza internazionale.

«Che» Dibba

Di Battista detto Dibba è un oratore efficace, l’unico grillino (a parte Grillo) non imparentato con una marca di sonniferi. Ma basta guardarlo in faccia per capire che in quella stanza si annoia. Se vuoi il potere, devi amarlo. Provare un piacere fisico per la trattativa estenuante, il ricatto insinuante, il compromesso debilitante. Gli innamorati del potere gli hanno attribuito dei doppi fini che in realtà appartengono al loro modo di pensare. Con le dovute proporzioni, ci mancherebbe, Dibba sta a Di Maio come «Che» Guevara a Fidel. L’uno è un artista, l’altro un burocrate. E gli artisti, persino gli artisti del nulla, stanno più simpatici dei burocrati perché danno l’impressione di amare la vita più del potere. Prendete una popstar italiana di fama internazionale come Berlusconi. Gli è bastato uscire dal teatrino della politica per perdere chili e riguadagnare consensi. Compreso quello di Scalfari, l’arcinemico, che dopo averlo dipinto per vent’anni come l’anello di congiunzione tra un padrino e un playboy ha dichiarato di preferirlo a Di Maio. A sinistra qualcuno comincia a preferirlo anche a Renzi, che forse sarebbe già tornato in auge, se un anno fa avesse trovato la forza di sparire. Ma, proprio perché non l’ha avuta, rischia di sparire adesso.

lastampa/«Che» Dibba (Massimo Gramellini)

Eccellenza-Barano,arriva in prova il centrocampista Emanuele Aprea

A cura di Simone Vicidomini

Eccellenza-Barano,arriva in prova il centrocampista Emanuele Aprea

Il Barano come già annunciato da tempo,è alla ricerca di calciatori che possano andare a rinforzare una rosa che al momento sembra essere molto ristretta, in virtù anche degli infortuni prima dell’attaccante Angelo Arcamone e poi il suo omonimo centrocampista Kikko. L’attaccante dopo la rottura del legamento crociato rientrerà soltanto per la prossima stagione. Per il centrocampista invece, dovrà stare fermo ai box per almeno un mese per un problema alla spalla con interessamento alla clavicola. Nella giornata di ieri al campo sportivo “Don Luigi Di Iorio” è arrivato ad allenarsi il centrocampista Emanuele Aprea classe ’95 . Dopo l’arrivo in prova dell’attaccante Alberto Cirelli ormai ex Mariglianese (tenuto fuori rosa forse per scelta tecnica),la squadra bianconera sonda il terreno per un possibile rinforzo a centrocampo. Il giovane centrocampista al momento è ancora vincolato con la maglia della Battipagliaese,squadra che milita nel campionati di Eccellenza girone B. Nei prossimi giorni si dovrà decidere se tesserarli o meno,perchè il 1 dicembre si aprirà la finestra del calciomercato di “riparazione”. Il Barano,inoltre ha fatto un timido tentativo con Ciro Saurino,centrocampista attualmente in forza al Procida Calcio. Il giocatore isolano doc,al momento non sembra essere intenzionato a lasciare la squadra dell’isola della Graziella,in virtù degli ultimi risultati ottenuti dalla squadra.

Napoli – Maxi blitz delle forze dell’ordine nel Rione Sanità

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Nella giornata di ieri gli agenti del Commissariato San Carlo Arena, con il supporto della Squadra Mobile, dell’Unità del Reparto Prevenzione e Crimine Campania  e dell’Ufficio di Prevenzione Generale e del personale della Guardia di Finanza e dei Vigili del Fuoco, hanno eseguito l’attività di controllo nel quartiere Sanità.

Nel mirino delle forze dell’ordine è finito “Borgo Fontanelle”, nota roccaforte del clan camorristico riconducibile alla famiglia Vastarella.

Nel dettaglio, gli agenti hanno eseguito 21 perquisizioni domiciliari nelle abitazioni di diversi soggetti appartenenti alla famiglia Vastarella che erano sottoposti a misure di sicurezza e agli arresti domiciliari. Effettuati anche diversi posti di blocco da cui sono scattate diverse contravvenzioni al codice della strada .

Eseguti anche i controlli nelle sale scommesse. Denunciato il titolare di una delle sale per aver violato le disposizioni di legge.

In una  abitazione di  G.S., 60enne napoletana, sono stati trovati e sequestrati Kg 3.5 di T.L.E.  e la donna deferita.

Durante la perquisizione effettuata con il supporto delle unità cinofile, nell’abitazione della 38enne napoletana Rita Cantalupo, vedova di Giuseppe Vastarella, rimasto ucciso in un agguato di stampo camorristico nel mese di aprile del 2016, sono state ritrovate confezioni di hashish per un peso totale di 219 grammi, e la somma di 1.100 euro in banconote di piccolo taglio.

La donna  è stata arrestata con l’accusa di detenzione al fine di spaccio di sostanza stupefacente e tradotta presso la casa Circondariale femminile di Pozzuoli. Mentre la droga ed i soldi  sono stati sottoposti a sequestro e messi a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

 

L’attacco torna a girare, si rivede il super Napoli di inizio stagione!

L’attacco torna a girare, si rivede il super Napoli di inizio stagione!

Tre gol, tutti nella stessa partita, non si vedevano da un po’, dalla sfida interna contro il Sassuolo di fine ottobre. Ma il Napoli di Maurizio Sarri è tornato a girare, a vincere con ampio margine, a divertire e divertirsi. Nell’ultima gara interna di Champions League contro lo Shakhtar, gli azzurri hanno saputo trasformare la scialba prima frazione di gioco in una ripresa da urlo: i gol di Insigne, Zielinski e Mertens hanno spalancato le porte del successo ai padroni di casa che ora tornano a sperare con maggiore intensità nel passaggio del turno, da giocarsi tutto fino all’ultimo respiro contro il Feyenoord con un occhio in Ucraina, il prossimo 6 dicembre. L’attacco di Sarri torna a girare. Gli stop a reti bianche contro Inter e Chievo sembrano ormai un lontano ricordo. Il Napoli è infatti al momento tra le squadre più produttive dell’intero continente europeo. Solo il super Paris Saint Germain di Neymar e Cavani (69 gol nelle prime 18 partite in stagione per una media di 3,8 gol per match) e il Manchester City (55 gol) hanno saputo fare meglio. Lo riporta Il Mattino.

La sentenza dell’Aja contro Mladic ridà speranza e fiducia ai Balcani e all’Europa

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#Ergastolo a #Mladic, per le cose che sono accadute (things that happened) durante la guerra in Bosnia tra il 1992 e il 1995. Tre anni in cui vennero massacrate più di ottomila persone e che gli fecero meritare l’appellativo di #boia di #Srebrenica. «La condanna di Mladic risuona ben al di là dei Balcani – scrive Stefano Stefanini nel suo editoriale – . In un momento di fragilità politica e di ansie illiberali, l’Europa scopre la tenuta dei valori e delle idee su cui è fondata».

I valori dell’Europa nella forza del Diritto

Il percorso della giustizia è stato lungo. E’ arrivato a destinazione dopo un quarto di secolo. La condanna all’ergastolo di Ratko Mladic da parte del Tribunale dell’Onu per l’ex Jugoslavia è la prova che esiste ancora una comunità internazionale di valori e diritti umani.

Non è ridotta a un’anarchica competizione d’interessi e sovranità nazionali.

Fare giustizia era indispensabile per i Balcani; la riaffermazione dei valori era importante per un’Europa che dubita di se stessa.

Sono passati più di 22 anni dall’eccidio, a sangue freddo, di Srebrenica. Furono massacrate più di ottomila persone. Quel luglio del 1995 l’exJugoslavia toccò il fondo del precipizio di guerre civili, pulizie etniche e barbarie umanitarie. Per Europa e Occidente divenne impossibile continuare a guardare dall’altra parte.

Prima l’intervento militare e le missioni di stabilizzazione, poi gli allargamenti hanno trasformato i Balcani occidentali. Oggi quattro Paesi sono nella Nato (Slovenia, Croazia, Albania, Montenegro), due nell’Ue (Slovenia e Croazia); tutti gli altri sono candidati all’una, all’altra o ad entrambe. I semi di democrazia, rispetto dei diritti umani, legalità hanno attecchito, quand’anche faticosamente. Condizioni di vita e di benessere hanno fatto un balzo in avanti. I Balcani hanno ancora terreno da recuperare ma sono irriconoscibili rispetto agli Anni 90. In molto meglio.

Restano cicatrici non rimarginate. In Bosnia, dove il leader serbo-bosniaco Milorad Dodik, non ha ritegno nel chiamare Mladic «eroe»; in Macedonia dalla difficile coabitazione fra slavi e albanesi; fra Serbia e l’indipendente, ma non riconosciuto, Kosovo; in una miriade di micro-conflittualità dormienti. Giocano col fuoco i vagheggiamenti politici di «Grandi» Stati monoetnici – mai esistiti (gli Imperi ottomano e austroungarico erano, per definizione, multinazionali e plurietnici), dimenticando la lezione di Srebrenica e di altri orrori. La condanna di Ratko Mladic e quella, prima di lui, di Radovan Karadzic, costituiscono un potente ammonimento.

Il Tribunale per l’ex Jugoslavia è stato in attività per ventiquattro estenuanti anni (circa 500 testimoni, per il solo processo Mladic). Missione compiuta. La stessa del Processo di Norimberga per la Germania nazista. Di quella catarsi liberatoria hanno bisogno oggi i popoli balcanici. Ma non c’è liberazione senza «completa rievocazione degli eventi responsabili, che vengono rivissuti, a livello cosciente, sia sul piano razionale che su quello emotivo» (Treccani). E’ avvenuto senz’ombra di dubbio in Germania – e questo ne fa il grande Paese europeo che è oggi. Nei Balcani c’è chi se ne mostra capace; penso al Presidente serbo, Aleksandar Vucic, che l’anno scorso sfidò la sassaiola proprio a Srebrenica. C’è chi si avvita nel nazionalismo etnico, come Dodik e altri leader, non solo in Bosnia. Riflettano un attimo sulla sentenza di ieri.

La condanna di Mladic risuona ben al di là dei Balcani. In un momento di fragilità politica e di ansie illiberali, l’Europa scopre la tenuta dei valori e delle idee su cui è fondata. Non solo. Scopre che hanno una presa universale. Quella dell’Aja non è giustizia «occidentale»; è giustizia dell’Onu da parte di un tribunale la cui composizione riflette cinque continenti. Con buona pace del relativismo. Questo vale anche per i crimini contro l’umanità che sono stati e continuano, purtroppo, a venir commessi in Africa, in Asia, in qualsiasi parte del mondo.

L’Europa non vive un momento politicamente felice. E’ attraversata da faglie divisive, interne ed esterne. La crisi d’identità ha colpito il pilastro transatlantico con Brexit e col nazionalismo economico della presidenza Trump. Europa e Occidente continuano però a ritrovarsi nei valori fondanti e nelle radici culturali; la catarsi è un discendente diretto di Sofocle ed Euripide. Tenuta di valori e tutela di legalità e diritti umani sono spesso affidate a istituzioni internazionali, come Onu, Ue, Nato, Osce, che vengono messe in discussione dalla miopia egoistica e irrazionale dei movimenti populisti. Ragione di più per difenderle.

La sentenza dell’Aja contro Mladic non può riportare in vita le migliaia di vittime di Srebrenica e di altre barbarie. Ma ridà speranza e fiducia ai Balcani e all’Europa.

Napoli, cento milioni di motivi per innamorarsi di Insigne!

Napoli, cento milioni di motivi per innamorarsi di Insigne!

Insigne è sicuramente un patrimonio del Napoli e il prolungamento del contratto fino al 2022 a cifre importante ne è la dimostrazione. Contratto a quanto pare inattaccabile vista l’assenza di qualsiasi clausola, eventualmente da insidiare solo con un’offerta da capogiro, da stimare intorno ai 100 milioni di euro. Insigne è intoccabile, sino a prova (indecente) contraria, il manifesto di un progetto che guarda da lontano ma da un bel po’, la sintesi di una Filosofia che De Laurentiis ha impresso e poi ha cavalcato, rinforzandosi con la conferma di un nucleo storico che ha portato il monte ingaggi su livelli stratosferici e che ha nello scugnizzo il fuoriclasse più retribuito. Come si legge sul Corriere dello Sport, ci sono almeno cento milioni di motivi per innamorarsi (ma follemente) di Insigne.

L’arma dei Carabinieri a tutela dell’ambiente

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Ancora un altro successo per Il Comando dei Carabinieri che tutela l’ambiente.

Continua l’attività dei Carabinieri, in particolare il Comando di Serre, che il 21 novembre insieme al personale tecnico del Nucleo Provinciale Guardie Ambientali Accademia Kronos Salerno, dopo una lunga indagine, ha scoperto che una nota azienda  creava un sistema di pozzetti , tubazioni, saracinesche ed interrate che consentivano di smaltire illegalmente i residui nei territori non coltivati della valle, incentivando in tal modo l’inquinamento, tutto per per smaltire  illegalmente i reflui zootecnici  le acque di lavaggio della sala mungitura e le parti liquide . Il personale AK insieme al lavoro dei militari dopo le prime verifiche effettuate con la fluoresceina,  ha accertato che il titolare dell’azienda al fine di raggiungere una nuova area di stabulazione, aveva depositato materiali di origine edilizia che venivano spianati con macchine meccaniche, distruggendo l’intera vegetazione.
Al termine del controllo tecnico, i militari hanno confiscato il centro aziendale ed una pala meccanica impiegata per la movimentazione dei rifiuti. Il titolare è stato denunciato all’Autorità Giudiziaria per i reati di bellezze naturali ed abusivismo edilizio ed illecito smaltimento di rifiuti speciali , sia di tipo pericoloso che di tipo non pericoloso .

Pompei, M5S: “Serve piano di sviluppo: il governo ritiri subito il progetto dell’Hub ferroviario, sarebbe un danno”

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Pompei, M5S: “Serve piano di sviluppo: il governo ritiri subito il progetto dell’Hub ferroviario, sarebbe un danno”

Pompei. “Il governo ritiri subito il progetto dell’Hub ferroviario di Pompei, un mostro che alimenterebbe la speculazione e avrebbe conseguenze nefaste in termini di ricaduta economica e culturale sulla Buffer Zone e sulla stessa città di Pompei. Voglio ricordare a questo governo che ci sono ben 9 Comuni vesuviani (Portici, Ercolano, Torre del Greco, Trecase, Boscotrecase, Boscoreale, Torre Annunziata, Pompei e Castellammare di Stabia) riconosciuti in un distretto Unesco come Patrimonio Mondiale dell’Umanità che da anni aspetta un rilancio economico, sociale e una riqualificazione urbanistica”.

Luigi Gallo, deputato del Movimento 5 Stelle, presenta così la risoluzione depositata in Commissione Cultura per impegnare il governo a ritirare il progetto dell’Hub Scavi, realizzare un interscambio tra le due attuali stazioni di FS ed EAV ex-Circumvesuviana, e usare i fondi europei del Pon Cultura e Sviluppo 2014-2020 destinati alle Regioni del Sud per approvare il piano di sviluppo “Distretto di Grande Bellezza Pompei” che punta “alla creazione di percorsi tematici nell’intera buffer zone – si legge nella risoluzione – all’interno dei quali organizzare un sistema turistico territoriale con lo scopo di trattenere il turista nell’area e di permettergli di conoscere tutte le bellezze culturali, artistiche, archeologiche, paesaggistiche, naturali e della tradizione eno-gastronomica”.

Controlli nelle copisterie di Napoli, sequestrati master e libri di testo

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Controlli nelle copisterie di Napoli, sequestrati master e libri di testo

In concomitanza con l’inizio del nuovo anno accademico, la Guardia di Finanza del I Gruppo Napoli ha eseguito controlli nelle copisterie presenti nelle vicinanze dei principali Atenei di Napoli.

In base alla legge 633/1941 è possibile fotocopiare fino al 15% del testo. I militari al termine delle isperzioni hanno riscontrato che in suddette copisterie i libri venivano fotocopiani nella loro interezza e venduti agli studenti a prezzi più bassi rispetto al prezzo di copertina.

Le Fiamme Gialle hanno rinvenuto 6346 master e hanno sottoposto a sequestro 100 libri di testo, diversi hard disk e vari supporti informatici. I 7 responsabili sono stati denunciati alla locale Autorità Giudiziaria per le violazioni previste dalla normativa di settore.

L’ergastolo a Mladic, il boia di Srebrenica

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Il boia di Srebrenica è stato condannato all’ergastolo. Il Tribunale dell’Aia lo ha riconosciuto colpevole per genocidio, crimini di guerra e contro l’umanità perpetrati durante la guerra in Bosnia tra il 1992 e il 1995. Tre anni in cui vennero massacrate più di ottomila persone. «La condanna di Mladic risuona ben al di là dei Balcani – scrive Stefano Stefanini nel suo editoriale . In un momento di fragilità politica e di ansie illiberali, l’Europa scopre la tenuta dei valori e delle idee su cui è fondata».

Ex Jugoslavia, Mladic all’ergastolo per genocidio

L’Aia condanna l’ex generale per Sarajevo e Srebrenica. Espulso dall’aula per insulti ai giudici durante la sentenza

BRUXELLES – «Sono menzogne, tutto quello che dite sono menzogne». Ratko Mladic nega fino all’ultimo di essere «il macellaio di Bosnia», di essere responsabile dell’assedio di Sarajevo e del genocidio di Srebrenica perpetrato contro i bosniaci più di vent’anni fa, durante la guerra civile nell’ex Jugoslavia.

Il Tribunale penale internazionale dell’Aia però ha confermato i reati di genocidio, crimini di guerra e crimini contro l’umanità, condannando l’ex capo delle milizie serbe all’ergastolo. La sentenza giunge al termine di una giornata convulsa, contraddistinta da interruzioni e attacchi verbali dell’imputato nei confronti dei giudici, che hanno letto il verdetto in sua assenza dopo essere stati costretti a espellerlo dall’Aula.

Mladic affronta il Tribunale senza alcun timore, e addirittura lo sfida. Entra in Aula sorridendo e mostrando ai presenti e alle telecamere il pollice alzato, gesto usato sin dall’antichità per indicare la concessione della grazia. Un modo per ribadire di non riconoscere la validità del processo, sostenere la sua innocenza e l’estraneità ai fatti di cui è stato accusato. Sono undici i capi di accusa a suo carico (due di genocidio, cinque di crimini contro l’umanità, e quattro per crimini di guerra). Tanti, e tutti troppo «importanti» per potersi attendere un’assoluzione. La Corte dell’Aia non la concede. Decide invece per il massimo della pena.

Bisogna attendere un’ora e mezza in più del previsto per la sentenza. I legali di Mladic chiedono l’interruzione dei lavori per permettere all’ex generale di andare in bagno. Al ritorno propongono di sospendere la seduta per via della pressione troppo alta dell’imputato, oggi 74enne.

Richiesta respinta, il processo va avanti e Mladic attacca. Si alza in piedi, il braccio sinistro prima sull’orecchio per ascoltare la traduzione, poi teso verso il presidente dell’Aula in gesto di accusa. Per un attimo le parti si ribaltano. «È tutto falso», urla più volte. Seguono ripetuti richiami all’ordine, che rimangono inascoltati. Mladic prosegue con le invettive e viene espulso dall’Aula. È fatto accomodare in una stanza attigua ed è lì, sul divanetto della sala in cui è confinato, che segue in diretta la lettura della sentenza che lo condanna al carcere a vita.

È un pronunciamento che arriva a sei anni dalla cattura del «macellaio di Bosnia». È nel 2011 che Mladic viene arrestato dopo anni di latitanza in patria, protetto da familiari ed ex commilitoni. Con la sentenza del Tribunale penale internazionale segue il destino di Radovan Karadzic, ex generale serbo condannato lo scorso anno a 40 anni di carcere per le stesse ragioni, genocidio, crimini di guerra e contro l’umanità.

Anch’egli, come Mladic, soprannominato «il macellaio di Bosnia», e anch’egli, come prima di Mladic, perseguito per il massacro di Srebrenica del 1995. Una ferita impossibile da rimarginare, ma che all’Aia hanno deciso non lasciare impunita.

vivicentro.it/cronaca
vivicentro/L’ergastolo a Mladic, il boia di Srebrenica
lastampa/Ex Jugoslavia, Mladic all’ergastolo per genocidio EMANUELE BONINI

#Ergastolo a #Mladic, per le cose che sono accadute (things that happened) durante la guerra in Bosnia tra il 1992 e il 1995. Tre anni in cui vennero massacrate più di ottomila persone e che gli fecero meritare l’appellativo di #boia di #Srebrenica

Oggi avvenne – Napoli, il 23 novembre il primo gol di Carnevale

Oggi avvenne – Napoli, il 23 novembre il primo gol di Carnevale

Il giorno 23 novembre il Napoli ha giocato quattordici partite, undici in serie A, una in serie B, una in Champions League ed una in coppa Uefa, conquistando cinque vittorie e cinque pareggi, con quattro sconfitte. Nel 1947 il primo gol azzurro di Naim Krieziu, che decise l’1-0 alla Pro Patria, mentre nel 1986 la prima rete con la maglia del Napoli di Andrea Carnevale, nel 4-0 all’Empoli.

Ricordiamo l’1-0 a Bordeaux nell’andata degli ottavi di finale della coppa Uefa-1988/89

Questa è la formazione schierata da Ottavio Bianchi:

Giuliani, Ferrara, Francini, Fusi, Corradini, Renica, Crippa, De Napoli, Careca (75′ Carannante), Maradona, Carnevale

Napoli, non solo Vrsaljko: occhio anche a Criscito!

Napoli, non solo Vrsaljko: occhio anche a Criscito!

Vrsaljko non sarebbe l’unico obiettivo del Napoli per sostituire Ghoulam sulla fascia sinistra. Infatti, stando a quanto riportato da gianlucadimarzio.com, gli azzurri avrebbero anche messo gli occhi sul 31enne terzino di Cercola, Domenico Criscito, in scadenza di contratto con il suo Zenit il prossimo giugno. Su di lui vi sarebbe, però, forte anche la pressione dei grifoni di Genova, che punterebbero su un suo ritorno. Vigile anche l’Inter di Luciano Spalletti.

Quartieri illegali e ghettizzati: «Fuggire è la nostra unica speranza» prima di morire (before to die)

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Le grandi città si dimenticano dei quartieri delle loro periferie e dei 15 milioni di persone che ci vivono.  Nel suo reportage Niccolò Zancan racconta il disagio di chi vive nel quartiere Falchera di Torino: «Fuggire è la nostra unica speranza».

Falchera, la Torino senza futuro: “Fuggire da qui è l’unica speranza”

Nella periferia tra discariche abusive e abbandono

TORINO – Erano sogni di fuga già ai tempi del Real Falchera Football Club. «Se facessi 13 al Totocalcio e vincessi 300 milioni, io non li investirei da nessuna parte. Il mio sogno sarebbe girare tutto il mondo. Ma con i soldi. Non da vagabondo». Il portiere della squadra del quartiere più periferico di Torino si chiamava Andrea Moretti: maglietta verde pisello, di quelle abbondanti. Si chiama ancora così, anche se non gioca più. Dai tempi del cortometraggio girato nel 1991, di viaggi ne ha fatti pochi. Adesso abita in provincia. Ha recitato qualche parte in altri film più importanti. Ultima occupazione nota: dipendente in un’impresa di pulizie.

«Ce ne siamo andati quasi tutti dalla Falchera», racconta il regista Giacomo Ferrante. È suo l’unico documentario che racconta quel quartiere con le case alte e i nomi delle vie dedicati alle piante – ulivi, abeti, querce – che non si è mai sentito davvero parte della città. Ma proprio per questo, ha sempre avuto un senso speciale di appartenenza. Un orgoglio, nelle difficoltà.

«Siamo stati costretti a cambiare quartiere e anche città», dice il regista Ferrante, che nel frattempo è diventato autista per la Regione Piemonte. «Ce ne siamo andati per cercare lavoro, per accettare un affitto a prezzi convenienti. Ma torno spesso a trovare mia madre Antonietta, ho ricordi bellissimi. Tutti noi, ragazzini, sempre per strada. I genitori al balcone. Le macchine inventate con le assi di legno, il gioco dei tappi. Le partite a calcio. E certo, il Real Falchera F.C.».

Dall’autostrada Torino-Milano vedi i palazzi che svettano in mezzo ai campi. Sono un arrivederci o un benvenuto. Il quartiere era nato nel 1974: Falchera Nuova. Era per gli operai del Meridione italiano, Puglia, Calabria, Sicilia, e per quelli arrivati dal Veneto. Nasceva accanto a Falchera vecchia, dove già alloggiavano molti esuli istriani. «Era come trovare tutta Italia nelle stesse strade», ricorda Ferrante.

Erano famiglie come non ce ne sono più. Case popolari proporzionate: 120 metri quadrati, sei stanze. Tutti avevano come minimo due figli. Il 1971 per Torino è stato l’anno con il record di natalità: 19.683 nati, 11.393 morti, saldo naturale 8300. Vita. Tanta vita. Anche in quel quartiere separato da tutto il resto, anzi escluso.

Ora il campo del Real Falchera F.C. è in disgrazia totale. Hanno rubato cavi elettrici, panchine, luci, tombini. L’erbacce sono alte più di un metro, a malapena si vedono le porte. Il proprietario del chiosco, accanto al vecchio impianto sportivo, ha cercato di occuparsene. «Ho scritto lettere, mandato petizioni, ma è stato tutto inutile», dice arrabbiato. Dietro al campo c’è una discarica abusiva lunga un chilometro. E dietro alla discarica, sulla strada parallela, cinque giorni fa hanno sparato ai gestori del distributore Tamoil. Ugo Esposito e la moglie Filomena, 68 e 65 anni, che hanno cercato di difendere l’incasso. Sono entrambi ricoverati in ospedale in gravi condizioni.

È sempre così alla Falchera. Arriva qualche notizia tragica a portarsi via ogni volta tutta la fatica e l’orgoglio dei residenti. E ce ne sono state, negli anni, di notizie terribili. A cominciare dall’omicidio di Antonino Micciché, 25 anni, un esponente di Lotta Continua soprannominato «il sindaco del quartiere». Perché era il leader del comitato di lotta per le case popolari. Venne ucciso da una guardia giurata per un garage abitato abusivamente. Gli Anni di Piombo. La droga. La rabbia. La povertà. Anche molto recente. Matteo, un bambino di quattro mesi, morto di stenti, disidratato e denutrito, in via delle Querce. Oppure la storia dell’orco della Falchera, come era stato soprannominato quel padre che per 25 anni aveva violentato la figlia in uno di questi palazzoni. Prima di essere arrestato.

Adesso diversi alloggi sono vuoti. In una sola torre abitano dodici vedove. Li chiamano «alloggi sottoutilizzati». E periodicamente torna all’ordine del giorno per l’Atc, l’ente gestore, l’ipotesi di trasferire le vedove altrove. Ma la Falchera si è sempre opposta. Ora ci si batte per la storia.

«Sono nato qui, ma alla fine sono dovuto andare via anche io», racconta Massimo Gelini al bancone del Bar Quadrifoglio. «Era una lotta per tutto. Per l’acqua che pioveva dentro casa. Per i troppi alloggi dati alle famiglie rom invece che a quelle italiane. Per avere il tram. Per avere qualche iniziativa culturale nel quartiere. Qui ci siamo sempre sentiti abbandonati. I politici sono venuti solo ed esclusivamente per prendere voti. Li abbiamo visti sparire tutti. Uno dopo l’altro. E alla fine, te ne devi andare. Ma mi si stringe il cuore a ripensare alle domeniche da bambino, quando eravamo tutti poveri anche se non ci sembrava di esserlo. Dividevamo le angurie e passavamo l’estate, stando insieme».

Oggi ci sono appartamenti in vendita a 800 euro al metro quadrato. L’unico supermercato della compagnia «Tuodì» è chiuso da tre mesi. L’unica edicola ha dimezzato gli incassi nel giro di un decennio. Il 35% dei 26.343 residenti ha più di 65 anni. Ma i ragazzini hanno aperto un buco nella rete arrugginita per tornare a giocare a pallone, proprio accanto al vecchio campo del Real Falchera F.C.

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lastampa/Falchera, la Torino senza futuro: “Fuggire da qui è l’unica speranza” NICCOLÒ ZANCAN

Violentata e segregata per 10 anni, salvata dall’intervento dei Carabinieri

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Violentata e segregata per 10 anni, salvata dall’intervento dei Carabinieri

Ancora episodi di violenza contro le donne: questa volta la vittima una donna di 29 anni, è stata segreata in casa e poi una baracca fatiscente per 10 anni. Il suo aguzzino, un italiano di 52, è stato arrestato dai carabinieri di Lamezia Terme, su richiesta della Procura. L’uomo è accusato di maltrattamenti in famiglia, riduzione in schiavitù e violenza sessuale pluriaggravata. Dalle indagini svolte dai militari dell’Arma è risultato che la donna è stata sottoposta ad ogni forma di violenza fisica e sessuale dalla quale sono nati due figli di 9 e 3 anni. E’ emerso inoltre che alcune lesioni provocate alla donna, anche nelle parti intime, sono state suturate dall’uomo cona lenza da pesca. Il 52enne minacciava i figli perchè voleva che prendessero parte alle violenze che perpretava ai danni della sua convivente romena.

Il capo della polizia Gabrielli annuncia l’arrivo di più agenti per gli spari ai baretti di Chiaia

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Il vertice della polizia di stato Franco Gabrielli rassicura su un maggior controllo per la sicurezza ai baretti di Chiaia.

Oggi a Portici, il capo della Polizia di Stato Franco Gabrielli,durante la manifestazione in occasione dei 110 anni della polizia Ferroviaria, dopo le vicende di rissa dove stati coinvolti giovani ragazzi, tra cui 6 rimasti feriti, rassicura che si farà il possibile per la sicurezza della movida giovanile.

Il capo della Polizia commenta così: “Credo che la risposta più efficace sia riportare ordine e sicurezza in questi territori e al di là di tutte le considerazioni e delle analisi servono risposte, e le risposte devono avvenire sul territorio con la presenza delle forze dell’ordine, cosa che giustamente la gente reclama”. (fanpage)

Si prevede quindi, la presenza di un cospicuo numero di agenti della polizia sul luogo che ha interessato la vicenda, in particolare nel fine settimana, ovvero quando l’affluenza dei giovani è maggiore.

La rivincita di Mario Rui e la sua risposta ai giudizi prevenuti

La rivincita di Mario Rui e la sua risposta ai giudizi prevenuti

Sicuramente non è stato accolto dai tifosi con il clamore dei campioni ma Mario Rui, prestazione dopo prestazione, si sta ritagliando il giusto spazio. Alfredo Pedullà ha speso due parole su di lui: “Mario Rui non sarà il Roberto Carlos dell’ultima generazione, ma di sicuro stiamo parlando di un eccellente professionista e di un buonissimo interprete del ruolo. In un’orchestra che già funziona e con un allenatore che conosce bene può dare un contributo molto importante, come evidenziato in casa del Chievo e contro il Milan. Non a caso Sarri aveva spinto non poco per portarlo alla sua corte e il Napoli fatto uno sforzo economico non indifferente per il portoghese, roba da dieci milioni. Particolare non trascurabile: Mario Rui nella stagione precedente con la Roma aveva giocato pochissimo, condizionato dal grave infortunio che aveva minato alcune certezze. Eppure i vari Ciro e Antonio di turno avevano massacrato Mario Rui nelle ore successive all’infortunio di Ghoulam. Salvo salire sul treno in corsa, un classico dei corvi che non sanno più cosa inventarsi quando danno un giudizio e vengono sbugiardati dai fatti. A maggior ragione dopo le affidabili prestazioni di Mario, chi ha sempre creduto in lui non avrebbe avuto alcun dubbio. L’ennesima risposta a giudizi prevenuti e senza senso, un classico spesso su quegli schermi.”

Chiriches non ha risolto i problemi alla spalla: sarà operato!

Chiriches non ha risolto i problemi alla spalla: sarà operato!

Chiriches continua ad avere problemi alla spalla destra, sulla quale dovrà intervenire chirurgicamente durante la sosta”. Il difensore del Napoli aveva già accusato problemi contro il Bologna ma in Champions è sceso ugualmente in campo da titolare. Effettivamente non ha superato quel trauma e dovrà essere operato tra la fine di dicembre e l’inizio di gennaio. Lo riporta l’edizione odierna di Tuttosport.

I residenti di Ponte Persica invadono il Consiglio Comunale di Pompei

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I residenti di Ponte Persica invadono il Consiglio Comunale di Pompei

Nella giornata di ieri un folto gruppo di manifestanti provenienti dal quartiere di Ponte Persica è intervenuto mentre si svolgeva il Consiglio comunale a Pompei per manifestare il disagio causato dalla prossima chiusura dell’omonima fermata alla della Circumvesuviana.

Per gli abitanti della zona il treni della Circumvesuviana sono considerati l’unico mezzo di trasporto le le zone limitrofe.

Il Comune di Pompei ha comunicato di aver incontrato i vertici dell’EAV per trovare una soluzione che permatta sia all’Ente di procedere ai lavori sulla liena Napoli-Sorrento sia ai residenti di Ponte Persica di continuare ad usufruire della stazione.

Per il momento le Amministrazioni comunali di Pompei e Castellammare di Stabia avrebbero optato per l’incontro con il presidente del CdA EAV, Umberto de Gregorio, in una riunione anche con la Regione Campania con l’obiettivo di trovare una soluzione condivisa che potrebbe essere quella di una variante al progetto avallato dalla Regione.

Questa decisione ha tranquillizato la maggior parte dei manifestanti, ma i più esagitati sono sono soddisfati di questa scelta e hanno minacciato azioni estreme di difesa della Stazione locale.

Quattro arresti a Benevento: tentata estorsione ai cantieri del metanodotto

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Sarebbero stati quattro strozzini a chiedere quarantamila euro per il pizzo per i canteri di Casalbore e Paduli nelle scorse settimane.

Un blitz del reparto dei carabinieri ha permesso l’arresto di Carmine e Vincenzo De Rosa, rispettivamente di 33 e 37 anni, entrambi di Paduli, Marino Tascione, 53 anni, di Casalbore, Diego Spina, 39 anni, di Casalbore, con l’accusa di tentata estorsione ai danni del cantiere che si occupava della costruzione del metanodotto Snam. I carabinieri hanno iniziato le indagini in seguito a due attentati incendiari avvenuti la prima volta lo scorso agosto.  La notte tra il 6 ed il 7 furono incendiati alcuni mezzi di lavoro nel cantiere di Casalbore. Nel mese successivo toccò ad altri mezzi  siti in zona Paduli.

Secondo le ricostruzioni, sarebbero avvenute cinque intimidazioni, anche a ditte subappaltatrici: venivano richiesti quarantamila euro come protezione per atti incendiari.