Trasferta amara per la Free Basketball targata Givova Ladies contro l’Olimpia Capri, che perde 45-43 le parole di coach Ottaviano: “Queste ragazze mi hanno riempito d’orgoglio“
Questo comunicato stampa post gara sarà un po’ diverso dagli altri fatti fino ad ora e che si faranno d’ora in poi perché racconteremo di più quella che è stata una vera e propria avventura a causa del meteo avverso che ha condizionato il viaggio di andata delle Givova Ladies, con la compagnia Caremar che ha fatto partire la tratta di andata senza garantire il ritorno. Oltre al danno della sconfitta la beffa di esser costretti a rimanere sull’isola per l’interruzione dei collegamenti per il ritorno.
Per fare ciò partiamo dalle parole di Nicola Ottaviano, coach neroarancio, che afferma: “Stasera non voglio parlare di basket, ma voglio parlare di 11 ragazze che non mollano mai, 11 ragazze che hanno dovuto affrontare un viaggio indescrivibile e scendere subito in campo senza pensare a nulla, a sudare e lottare per questa maglia e per loro, per ripagarsi di tutti i sacrifici che fanno ogni giorno. Voglio far sapere a tutti quanto sono orgoglioso di queste 11 ragazze, quanto sono fortunato ad averle conosciute e a poterle allenare. Ho visto una voglia di lottare, una voglia di aiutarsi in campo che forse non avevo mai visto prima. Aldilà del risultato ( ci vuole anche fortuna nel basket ) queste ragazze mi hanno riempito d’orgoglio. E quindi stasera non voglio parlare di basket, ma voglio dire a loro GRAZIE per come indossate la nostra maglia”.
Alle dichiarazioni di coach Ottaviano va aggiunto che quasi il cinquanta per cento delle atlete ha avuto fortissimi disturbi di stomaco dovuti alle avverse condizioni del mare nel viaggio verso l’Isola Azzurra, e dunque hanno giocato debilitate. Stoiche le ragazze andate sul parquet della tendostruttura San Costanzo di Capri tenendo testa all’Olimpia che in casa aveva una media punti realizzata di 71 e che si è fermata a 45 contro capitana Iozzino e compagne. La gara è stata combattuta ed in equilibrio nella sua interezza come testimoniano tutti i parziali, dal 14-12 del primo quarto al 21-20 all’intervallo fino al 28-26 del minuto 30.
Capri che raggiunge le Givova Ladies in classifica con 10 punti, ma grazie al +3 dell’andata, il team nero arancio mantiene un +1 nel confronto diretto che potrebbe essere importante ai fini della classifica alla fine della regular season nel caso di arrivo a pari punti.
Il tabellino delle Givova Ladies:
Olimpia Capri-Givova Ladies: 45-43 (14-12/21-20/28-26)
Givova Ladies: Sicignano, Iozzino 6, Baglieri, Panteva, Codispoti 12, Gatti 4, Tinello n.e., Sapienza 12, Stoyanova n.e., Dentamaro 9, Manna n.e. All. Ottaviano.
Arbitri: Giulio Mattera e Alberto Arciello di Napoli.

L’affondamento della corazzata Wien è il primo, grande successo italiano sul mare nel corso del primo conflitto mondiale, conseguito dopo anni di sforzi tenaci derivanti dall’applicazione del principio strategico della cosiddetta “Battaglia in Porto” (quella che oggi definiamo “Guerra Asimmetrica”), ossia la conduzione di azioni militari occulte e fulminee forzando, in questo caso, le basi avversarie con siluranti e mezzi insidiosi. Un tipo di guerra reinventato dall’Ammiraglio Paolo Thaon di Revel, due volte Capo di Stato Maggiore della Marina nel 1915 e nel 1917-1919 e artefice della Vittoria sul mare durante la Grande Guerra.
Ma torniamo alla notte di Trieste. I MAS erano dotati di speciali cesoie idropneumatiche montate a prora allo scopo di tagliare le ostruzioni poste a protezione del porto. Durante le esercitazioni quell’apparato, macchinoso ma silenzioso, aveva funzionato. Quella notte, invece, no. La diversa consistenza dei cavi austro-ungarici faceva infatti sì che le mandibole di quelle cesoie masticassero, anziché tranciare, i cavi. Ci vollero così 55 minuti di lento ruminare in luogo del fulmineo “ciak” programmato originariamente. Cinquantacinque minuti bestiali durante i quali una vedetta o una delle sentinelle che camminavano su e giù lungo la diga foranea nel tentativo di scaldarsi, avrebbero potuto dare l’allarme. Ma i nostri uomini riuscirono, alla fine, a superare le ostruzioni. Neppure il dopo fu facile. I tempi erano saltati clamorosamente a causa di quel ritardo imprevisto. Furono necessari ulteriori 40 minuti per individuare i bersagli muovendosi silenziosamente e lentissimamente nell’oscurità del porto con la propulsione smistata sui motori elettrici delle siluranti e quindi accertarsi che le corazzate nemiche non fossero protette da reti parasiluri. Per fare questo i MAS si spinsero quasi a toccare le navi da battaglia austro-ungariche per poi tornare indietro e portarsi nel cerchio di lancio a una distanza tale da attivare le teste dei siluri.


A chiedere l’accertamento dei fatti anche il ministro dell’Interno Matteo Salvini, il primo ad esprimere il suo cordoglio. Ovviamente lo fa tramite Facebook dove, senza dimenticare di pubblicizzare la convocazione in piazza, ha scritto:


