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Ucraina-Russia, il piano di Zelensky: “Putin nel mirino”

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(Adnkronos) – Volodymyr Zelensky non esclude che l’Ucraina possa uccidere il presidente russo Vladimir Putin se ve ne sarà l’opportunità.Allo stesso tempo, il presidente è ucraino sa bene di essere da tempo nel mirino di Mosca.

Interrogato dal tabloid britannico The Sun su un eventuale ‘piano’ per eliminare Putin, Zelensky risponde senza scomporsi: “Questa è la guerra e l’Ucraina ha tutto il diritto di difendere la sua terra”.
 Del resto, viene ampiamente ricordato nell’intervista, non si contano i tentativi russi di uccidere o rovesciare Zelensky dall’inizio della guerra.Il primo tentativo ha causato panico, “un po’ come il Covid”, ma ormai ve ne sono stati una dozzina e il presidente ucraino afferma di aver perso il conto.

Mosca “vuole ancora” destituirmi, sottolinea, l’ultimo piano “punta a rovesciarmi entro la fine dell’anno.Il nome in codice dell’operazione è Maidan 3.

Punta a cambiare il presidente.Ciao, ciao.

Forse non uccidendolo, ma cambiandolo.Useranno ogni strumento a disposizione -spiega Zelensky – questa è l’idea.

Entro la fine dell’anno.Hanno anche dato un nome in codice all’operazione.

Ma noi ci conviviamo”.  A Mosca, le news rimbalzano ma non sembrano creare particolari allarmi.L’Ucraina “non ce la farà” a uccidere il presidente russo Vladimir Putin, dice il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov. “Se ricordate bene, Putin è stato attaccato verbalmente molte volte dall’Ucraina, a diversi livelli.

Ne siamo ben consapevoli.Non ce la faranno”, dice Peskov. “Non abbiamo dubbi che tutti gli obiettivi dell’operazione speciale verranno raggiunti”, aggiunge citato dalla Tass, riferendosi al conflitto in Ucraina.  —internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Tumore alla prostata, IA per evitare biopsie inutili e migliorare la diagnosi

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(Adnkronos) –
Intelligenza artificiale per migliorare la diagnosi del tumore della prostata evitando le biopsie non necessarie, con vantaggi sostanziali per i pazienti e per il sistema sanitario, grazie alla riduzione dei costi. È l’obiettivo del progetto Flute (Federate Learning and mUlti-party computation Techniques for prostatE cancer) che punta a sviluppare uno strumento di Ia all’avanguardia per la diagnosi di questa neoplasia, la seconda più comunemente individuata negli uomini in tutto il mondo e che in Italia, nel 2022, con 40.500 diagnosi risulta la più frequente negli uomini nel nostro Paese.Flute è un’iniziativa finanziata nell’ambito del programma quadro Horizon Europe per promuovere l’assistenza sanitaria basata sui dati.  La Commissione europea ha concesso un finanziamento totale di 7 milioni di euro per un consorzio della durata di 3 anni che comprende un team interdisciplinare di 11 partner: l’unico italiano è l’Istituto Romagnolo per lo studio dei tumori ‘Dino Amadori’ – Irst Irccs di Meldola. “La sopravvivenza a 5 anni nel tumore della prostata in Italia supera il 90% e abbiamo a disposizione diversi strumenti per contrastare la malattia, che spaziano dalla chirurgia alla chemioterapia alla radioterapia alle terapie mirate fino alla medicina nucleare”, spiega Giovanni Martinelli, direttore scientifico dell’Istituto ‘Dino Amadori’.  La cura di questa malattia richiede un approccio multidisciplinare, in cui è necessario comprendere da oggi anche l’intelligenza artificiale.

Il progetto Flute è destinato a rivoluzionare l’utilizzo dei dati sanitari, grazie a un approccio che preserva la privacy dei pazienti, garantendo che i dati non debbano lasciare i database ospedalieri sicuri in cui sono archiviati.  “Uno degli obiettivi di Flute è validare il modello di Federated Learning nella cura del tumore della prostata”, afferma Nicola Gentili, coordinatore Data Unit dell’Irst ‘Dino Amadori’ Irccs e Principal Investigator del Progetto Flute. “Oltre a quelle cliniche – continua – vi sono anche finalità metodologiche molto importanti.Infatti nel consorzio costituito da 11 membri sono inclusi sia centri di cura che partner tecnologici.

Il Federated Learning è una tecnica di Machine Learning collaborativo capace di sfruttare le conoscenze presenti in più banche dati, senza la necessità di metterle in comune.In questo modo i dati rimangono all’interno dei centri che li possiedono, in totale sicurezza, e vengono utilizzati per creare un modello predittivo comune, cioè un algoritmo condiviso”. Gli 11 membri del consorzio sono costituiti da tre partner clinici e di dati provenienti da Paesi distinti, tre piccole medie imprese tecnologiche, tre partner di ricerca tecnologica, un partner legale/etico e un’organizzazione di standardizzazione.

Le diverse competenze dei membri del consorzio garantiranno un’attuazione completa ed efficace del progetto.  —salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Roma, sfonda vetro tram 8 con un calcio: ferita da schegge una 19enne

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(Adnkronos) – Ha colpito con un calcio la porta di vetro, anteriore destra, del tram della linea 8 dell’Atac e si è poi allontanato per le vie limitrofe riuscendo a fare perdere le proprie tracce.Una 19enne, studentessa straniera, che era seduta vicino alla porta, ha riportato lievi escoriazioni alla gamba provocate dalla schegge.

E’ accaduto ieri sera verso le 17 all’altezza della fermata di piazza Gioacchino Belli a Roma.Dopo la segnalazione giunta al numero di emergenza 112, i carabinieri della stazione Porta Portese e del Nucleo Operativo della Compagnia Trastevere sono intervenuti sul posto.  La giovane è stata medicata sul posto dal personale medico del 118 e ha rifiutato il successivo trasporto in ospedale.

Sono in corso, da parte dei militari, mirate indagini per rintracciare l’autore del danneggiamento, anche attraverso l’acquisizione delle immagini di video-sorveglianza presenti sul mezzo pubblico e di quelle presenti in zona. —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Amadori: “Aggressività non solo da uomini ma anche da donne”

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(Adnkronos) – “Le polemiche per la mia collaborazione sul tema della violenza di genere al ministero?Preciso che non ho una consulenza, sono solo un consigliere del ministro Valditara e seguo alcuni progetti all’Istruzione sull’apprendimento”.

Lo dice all’AdnKronos Alessandro Amadori, il professore finito nella polemica per la nomina a Viale Trastevere a coordinatore del progetto ‘Educare alle relazioni’.Nomina che registra le critiche (e pure interpellanze parlamentari) di chi ha ricordato le sue posizioni sul tema della violenza di genere, ritenute da alcuni anti-femministe.

Posizioni che però l’autore del libro scritto a ridosso delle ultime politiche con il futuro ministro Valditara, ‘L’Italia che vogliamo’, con prefazione di Matteo Salvini, ora circoscrive, senza rinnegare: “Ho solo sostenuto che anche da parte delle donne c’è una sfera di aggressività, che non è quella criminale dell’uomo, ma porta a valutazioni troppo rigide nei confronti dei maschi”. Amadori cita un altro volume: “Come si legge nel libro ‘La guerra dei sessi’, che ho pure scritto con una donna (Cinzia Corvaglia, ndr), le donne usano uno schema quasi antropologico per valutare i maschi, aumentando le distanze tra i sessi.Mentre se da una parte bisogna imbrigliare l’aggressività maschile, dall’altra anche per le donne serve un percorso per arrivare a una vera alleanza di genere”. “Queste -assicura – sono cose su cui sto studiando da tre anni, e noto che i due sessi sono sempre più separati ed esercitano forme crescenti di rigidità, quella maschile è criminale, quella femminile è la cifra di una crescente separazione, anche se è vero che da parte loro si sta assistendo a una certa maturazione”. “L’aggressività – sottolinea il direttore Scientifico di Yoodata – è parte del genere umano, dell’uomo e anche della donna, non si può considerare il maschile come unica forma di ogni male, ogni genere lo esprime in forma diversa.

Oggi – ammette – c’è una emergenza di quello maschile, ma dobbiamo lavorare sui due generi contemporaneamente, altrimenti non ci sarà soluzione”.  —politicawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Israele, zio del 12enne ostaggio: “Rilascio Yagil? Scottati da troppi annunci, aspettiamo certezza”

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(Adnkronos) – “Solo quando avremo una telefonata da parte di una autorità, che sia il governo o l’esercito, che ci darà informazioni certe sui nostri cari in ostaggio, allora potremmo crederci.Troppe le notizie circolate e poi smentite dai fatti”, “siamo scottati”.

Così ad Adnkronos Yaniv Yaakov, zio del 12enne Yagil, apparso due settimane fa in un video della Jihad islamica palestinese che ne annunciava il rilascio imminente per questioni umanitarie dopo essere stato rapito dal Kibbutz Nir Oz lo scorso 7 ottobre.Rilascio che non è ancora avvenuto, ma che oggi potrebbe sembrare più vicino mentre si rincorrono le voci di un possibile accordo imminente mediato dal Qatar, mentre si attende di vedere la lista degli ostaggi che verranno liberati e che Doha diffonderà. Yaniv ricorda la gioia e poi lo sconforto dopo aver visto il nipote nel filmato.

Ricorda che si sono “alzati da tavola e hanno urlato di gioia”, poi si sono “messi a ballare in cucina, eccitati” Yaniv e la sua famiglia. “Hanno detto che lo avrebbero rilasciato”, che la sua liberazione era “imminente”, ricorda Yaniv il cui figlio “ha solo un anno in meno di Yagil ed è molto legato a lui, per lui è come un fratello maggiore”.Ma ad oggi Yagil, così come anche il fratello di 16 anni Or, il padre Yair e la compagna di lui Meirav Tal, sono ancora nelle mani dei rapitori.  “Quando abbiamo capito che non lo avrebbero rilasciato veramente, che era solo un altro trucco psicologico, è stato un colpo psicologico durissimo: da allora non hanno liberato né lui, né nessun altro”, afferma Yaniv. Tuttavia, aggiunge, “abbiamo cercato il lato positivo.

Abbiamo visto Yagil, lo abbiamo visto parlare.Sembrava un po’ debole e siamo molto preoccupati perché ha una allergia gravissima alle noccioline”, ma vederlo “ci ha dato anche molta forza, come famiglia”, la forza di “raccontare al mondo cosa è successo e cosa non deve più succedere, il rischio che tutta l’umanità sta correndo perché questa non è una guerra contro gli israeliani, ma contro la pace”.

Spiegare ad esempio che “non si può andare in piazza a manifestare il proprio sostegno a una organizzazione terroristica, perché tutto il mondo è in pericolo”. Ieri Yaniv Yaakov ha avuto un incontro con ministri del governo israeliano per parlare della “situazione degli ostaggi, per fare il punto della situazione di quello che abbiamo vissuto e stiamo vivendo”.Imprudente sarebbe diffondere i dettagli dell’incontro di ieri sera, “è una questione troppo delicata”. Un rilascio che la nonna di Yair “continua a elemosinare”, racconta Yaniv, “mia madre vive agonizzante da quel 7 ottobre.

Io sono lo zio, a lei hanno rapito il figlio e i nipoti.Da allora sta elemosinando al mondo di fare qualcosa perché vengano rilasciati”.

Yaniv, che vive a Gan Yavneh nel centro di Israele, vuole quindi “rivolgere un appello per il rilascio della mia famiglia e di tutti gli ostaggi.Perché sono civili e non hanno alcun modo per proteggersi.

Perché i terroristi sono andati nella loro casa, che è il posto più sicuro per tutti, o almeno così dovrebbe essere, e li hanno presi.E’ inammissibile”.

Un appello, Yaniv lo estende alla “Croce Rossa internazionale, il minimo che dovrebbe fare è farci avere un segnale che tutti gli ostaggi ricevono le cure di cui hanno bisogno, che sono in buona salute”. Ma la crisi degli ostaggi, prosegue, non riguarda solo Israele e avverte: “State attenti, nessuno è al sicuro”.Ed è per questo, chiede, che ”il mondo deve restare unito e combattere insieme la minaccia.

Perché in Israele sono entrati nelle case e hanno ucciso e rapito donne, bambini, anziani, uomini.Questo è incredibile”.

Ma “abbiamo visto anche molta violenza per le strade dell’Europa e questo non dovrebbe accadere, non dovrebbe diventare pericoloso anche solo camminare per strada.Questo va impedito”.

Secondo Yaniv ”quello che il mondo deve capire è questo: la situazione è pericolosa per tutti, per l’umanità intera.Proprio per questo che serve un’azione comune per la pace, non mi stancherò mai di ripeterlo”. Yaniv Yaakov, che lavora nella direzione dell’azienda informatica VMware, aggiunge che ”siamo cresciuti con la convinzione che tutti, dall’altra parte, hanno una madre.

E dobbiamo essere comprensivi per la loro situazione.Ma so e credo che non siano cresciuti allo stesso modo” i palestinesi di Hamas.

Perché nell’attacco sferrato il 7 ottobre ”sono stati brutali nei confronti di bambini e di persone innocenti.Non se ne sono preoccupati”. —internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

“Giulia Cecchettin non sia dimenticata”, il minuto di silenzio al liceo Newton di Roma – Video

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(Adnkronos) – Uno stridio di sedie e banchi che si spostano, poi tutti in piedi in silenzio, il capo chino, qualcuno che guarda fuori dalla finestra.Al Liceo Scientifico Isacco Newton di Roma la 3°D, insieme a tutte le altre classi dell’istituto capitolino, ha rispettato un minuto di silenzio in memoria di Giulia Cecchettin, la 22enne di Vigonovo, Venezia, uccisa dal suo ex fidanzato, Filippo Turetta. “La vicenda di Giulia ha colpito profondamente i nostri ragazzi”, racconta all’Adnkronos Cristina Costarelli, preside del Newton. “Sappiamo che stanno organizzando una manifestazione in ricordo della ragazza, c’è grande attenzione da parte loro, soprattutto da parte dei ragazzi delle classi superiori, perché Giulia è una di loro, una coetanea, c’è una forte identificazione”. “Il minuto di silenzio è stato significativo”, racconta all’Adnkronos Sara, una studentessa del 4° anno. “Penso sia importante che si parli di quello che è accaduto a Giulia, perché è qualcosa che sta succedendo sempre più spesso e non possiamo lasciare che accada nel silenzio generale e che il femminicidio di questa ragazza finisca nel dimenticatoio come tutti gli altri”, conclude.  La morte di Giulia ha riportato sotto i riflettori la piaga dei femminicidi e della violenza di genere, e proprio nel contrasto a tali fenomeni s’inserisce la proposta del ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara: un’ora di “educazione alle relazioni” per gli studenti delle superiori, in orario extracurricolare e per tre mesi l’anno.

La bozza è stata scritta dal Dipartimento del Ministero dell’Istruzione e del Merito dopo aver sentito il parere delle associazioni dei genitori, degli studenti, dei docenti, dei sindacati, dell’ordine degli psicologi e di diversi esperti fra cui anche giuristi e pedagogisti. “L’iniziativa è da apprezzare perché quello dell’educazione sentimentale è un tema che va affrontato nelle scuole”, spiega la preside Costarelli. “Va sottolineato che negli istituti ci sono già molti percorsi attivi, che pongono attenzione sulle questioni di genere o sulla piaga del femminicidio.La cosa apprezzabile della proposta di Valditara è che parlare del tema diventa sistematico e obbligatorio per tutti e la speranza è che in futuro poi, il progetto si estenda anche alle scuole di grado inferiore, perché per ora parte come iniziativa nei licei ma sappiamo bene che l’attenzione ad alcuni temi comincia dalla prima infanzia”.

La dirigente scolastica ha poi sottolineato l’importanza dell’appoggio delle famiglie nella formazione dei più giovani: “Se non c’è supporto e condivisione da parte delle famiglie non si riesce a vincere questa sfida, perché gli esempi di rispetto di genere i ragazzi li respirano nelle famiglie nei primi anni di vita.La scuola si può inserire ma se nel quotidiano viene a mancare l’esempio le possibilità di successo da parte nostra sono basse”, conclude.  —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Maltempo estremo sull’Italia con vento, nubifragi e neve: dove e quando colpirà

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(Adnkronos) – Vento, nubifragi e neve fin sulle coste.Secondo le ultime previsioni meteo di oggi e domani sarà un maltempo estremo quello che colpirà l’Italia nei prossimi 10 giorni di novembre, in particolare per il settore italiano del Centro-Sud. Secondo Lorenzo Tedici, meteorologo del sito www.iLMeteo.it che invita tutti alla massima prudenza, nelle prossime ore un ciclone impatterà sull’Italia con venti forti e piogge.

Nel dettaglio si prevedono precipitazioni intense su Emilia Romagna e Marche, ma i fenomeni saranno diffusi anche sul resto delle regioni centrali (Sardegna compresa) e Campania.I venti tenderanno ad intensificarsi, come in tutti i cicloni, e la direzione di provenienza sarà per lo più da Nord-Est: questi venti, provenendo da Nord, porteranno quindi anche una generale diminuzione delle temperature massime, specie al Centro. Ma l’attività ciclonica principale si svilupperà tra mercoledì e giovedì con il vortice in moto verso il Sud: mercoledì 22 novembre sono attese dapprima piogge intense su Medio Adriatico e Basso Tirreno, anche con nevicate in collina tra Marche e Molise; la quota neve minima sarà intorno ai 900 metri.

Dalla sera, però, ancora più attenzione: saranno possibili fenomeni abbondanti tra Sicilia e Calabria ionica che proseguiranno anche giovedì 23.  
Il 23 novembre, infatti, sembra essere la giornata peggiore di questa prima fase perturbata: i modelli sono concordi nel prevedere nubifragi sul versante ionico, con accumuli oltre i 100 mm/24 ore tra Salento, Calabria Ionica e Sicilia orientale e settentrionale.Insomma il ciclone svilupperà la massima potenza entro il 23 novembre, complici i mari ancora caldi al Sud: tutto il calore dell’acqua si trasformerà in nubifragi autunnali molto pericolosi. 
Una tregua, durante questa terza decade di novembre movimentata, è attesa per venerdì 24: ma subito dopo, l’ultima settimana del mese sarà pronta a sorprenderci ancora.

Infatti, sabato 25 sono previste altre piogge al Sud e neve in collina al Centro sul Medio Adriatico: questa previsione conferma anche un primo graduale ma forte calo delle temperature su tutto il Paese; domenica mattina si potrebbero avere al Centro-Nord le prime gelate diffuse in pianura, il primo freddo importante della stagione. Analizzando però la tendenza, ovviamente da confermare, scopriamo dalle mappe un’altra figura estrema: una ‘sciabolata artica’ potrebbe colpire il Centro-Sud alla fine del mese con neve fin sulle coste adriatiche.La classica colata di aria gelida è prevista scendere dalla Russia con fenomeni nevosi di stampo invernale: insomma nei prossimi 10 giorni vivremo le montagne russe del meteo, dal ciclone ventoso alle piogge alluvionali, fino alla sciabolata artica possibile tra mercoledì 29 e giovedì 30 novembre. Se tutte queste previsioni, alcune a lunga scadenza e quindi da valutare bene, venissero confermate ci attende un calo delle temperature di 16 gradi in 10 giorni: da una coda estiva ad un gelido inverno in una sola decade. NEL DETTAGLIO 
Martedì 21.

Al nord: piogge in arrivo sull’Emilia Romagna.Al centro: maltempo su Marche e Umbria, poi Abruzzo e Appennini.

Al sud: instabile in Campania. 
Mercoledì 22.Al nord: sole prevalente, venti sostenuti da nordest.

Al centro: maltempo su Adriatiche con neve a 900 metri.Venti forti da nordest.

Al sud: fortemente instabile.Ventoso. 
Giovedì 23.

Al nord: sole prevalente.Al centro: qualche fenomeno sulle Adriatiche, ventoso altrove.

Al sud: maltempo estremo tra Calabria e Sicilia, rischio alluvioni.Venti forti. 
Tendenza: miglioramento graduale anche al Sud ma via via più freddo; gelate in pianura al Centro-Nord nel weekend. —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Malagò: “Sinner spot per sport italiano. Coppa Davis? Lecito sognare”

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(Adnkronos) – “Sinner?Sono andato sabato e sono rimasto a Torino per la finale.

E’ uno spot di tutto lo sport italiano.Un ragazzo che si fa fatica a non elogiarlo sotto tutti i punti di vista.

La Coppa Davis?E’ quasi obbligato a sognare, ma non sottovalutare l’Olanda.

Djokovic è sempre molto affamato, lo potremo affrontare in semifinale, ma è lecito sognare.Djokovic vuole vincere le Olimpiadi?

Si ma anche Sinner”.Lo ha detto Giovanni Malagò, presidente del Coni, a margine della Giunta del Coni sull’exploit di Jannik Sinner alle Atp Finals di Torino. Sulla Nazionale qualificata ad Euro 2024 Malagò ha parlato di “risultato molto buono in una partita non semplice.

La squadra non mi è dispiaciuta, ma con l’Italia le cose facili non ci sono mai state”.  Poi Milano-Cortina. “E’ un calvario, ma non mi sono pentito – ha detto Malagò tornando sui problemi organizzativi dei Giochi di Milano-Cortina 2026 – Questo è un Paese scientificamente impostato, salvo grandi eventi sportivi non si è costruito nemmeno un impianto pubblico da Roma ’60 e Cortina ’56, sfido chiunque a dimostrare il contrario.Io che sono portabandiera di questo mondo dico: come possiamo migliorare e crescere se non c’è infrastruttura?”.  “I governi da Cortina ’56 non sono mai riusciti a costruire un palazzo dello sport pubblico, è tutta roba vecchia, per cui lo dico: è un calvario, ma secondo me sarà la migliore Olimpiade di sempre e sarà un successo”, ha aggiunto Malagò che ha fatto l’esempio delle Atp Finals a Torino: “Si parla molto di tennis, giustamente, ma perché Torino è riuscita a vincere la partita delle Finals?

Senza le Olimpiadi di Torino 2006 quel palazzetto (il Pala Alpitour, ndr) non si sarebbe mai fatto”.  —sportwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Ricette, certificati e consulti: un medico su 3 ‘perde’ fino a 3 ore al giorno al telefono

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(Adnkronos) –
Ore e ore al telefono e su Whatsapp per ricette, certificati e consulti che ‘rubano’ tempo per le visite.E’ la vita del medico, di “un camice bianco su tre”, dei pediatri di libera scelta e degli specialisti che sono vittime delle incombenze burocratiche della professione. “Quasi 20 ore a settimana, circa 80 in un mese, per gestire situazioni che potrebbero essere delegate tranquillamente a una piattaforma digitale”.

Sono alcuni dati di un’indagine conoscitiva inedita realizzata da Datanalysis su 1.000 medici di medicina generale, pediatri di libera scelta e specialisti e direttori generali.I risultati sono stati presentati oggi a Roma, nel corso del convegno ‘Dalla prevenzione alle liste d’attesa.

Come gli strumenti digitali possono creare nuovo valore nella sanità’, promosso e organizzato da MioDottore Connect, secondo appuntamento annuale del ciclo ‘I leader della sanità’.  La ricerca ha analizzato molti punti, tra cui spicca un ‘ritorno al passato’.Indica ad esempio che, tra le varie opzioni di assistenza, “la quasi totalità dei medici, generalisti e specialisti, considera ancora le visite in presenza come le più affidabili.

La telemedicina piace, anche se più agli specialisti, circa il 25% dei quali ritiene vada potenziata.I professionisti delle cure primarie, medici di famiglia e pediatri di libera scelta – si legge – ritengono invece centrale puntare sul rilancio della prevenzione (25%) e sulla semplificazione e riduzione del carico burocratico (23%).

Sul fronte dell’assistenza sanitaria territoriale, l’intervento ritenuto prioritario da oltre il 30% dei medici intervistati è quello dell’incremento di professionisti, medici di famiglia e specialisti, mentre per il 25% è fondamentale aumentare le Case della salute”.  “L’innovazione tecnologica ha due risvolti in tema di impatto sulla funzionalità e sulla sostenibilità del sistema – ha spiegato Americo Cicchetti, direttore generale della Programmazione sanitaria del ministero della Salute – L’innovazione di prodotto tende ad incrementare i costi dell’assistenza, evidentemente con enormi benefici per la salute dei cittadini che vi possono accedere.Ma è l’innovazione di processo quella che può garantire la continuazione della missione del Servizio sanitario nazionale, e quindi la garanzia della sua sostenibilità.

Dai servizi sul territorio, al domicilio, alla telemedicina, che necessariamente dobbiamo mettere in campo”. “Oggi le piattaforme come MioDottore garantiscono un altro ulteriore obiettivo, molto importante: quello di creare integrazione tra le competenze distribuite tra le professioni attraverso il lavoro in team – ha aggiunto Cicchetti – Per ottenere tutto questo c’è bisogno di una base tecnologica e di innovare le competenze dei professionisti.Così come è importante coinvolgere i cittadini, sempre più vicini al digitale, ma consapevoli che la popolazione anziana può trovare qualche ostacolo.

Ben venga dunque un dibattito sulla potenzialità dell’utilizzo di piattaforme digitali e su tutto ciò che fluidifica i rapporti tra i professionisti, il sistema sanitario e i cittadini”. Secondo i camici bianchi intervistati, “il ricorso a una piattaforma sanitaria digitale che consente di prenotare visite e controlli potrebbe influire sulla sanità territoriale ed ospedaliera, in primis riducendo le liste d’attesa (lo dice circa il 34% dei medici) e, in subordine, prevenendo la necessità di ricoveri (25%)”.Lo conferma Barbara Cittadini, presidente nazionale di Aiop, Associazione italiana ospedalità privata. “In un processo, oggi indispensabile e improcrastinabile – ha evidenziato – di digitalizzazione e modernizzazione del settore sanitario ed ospedaliero, le piattaforme digitali per la prenotazione di visite e controlli, integrando il rapporto tra medico e paziente, rappresentano uno strumento molto efficace di management dell’assistenza: dalla prevenzione dei ricoveri ospedalieri fino alla gestione a distanza di assistenza e cure, le piattaforme digitali possono essere anche un valido alleato per il governo delle liste d’attesa, garantendo che la domanda di assistenza dei cittadini sia gestita secondo principi di equità di accesso”. Tra gli elementi distintivi di queste piattaforme online per prenotare visite e controlli, i medici hanno citato la possibilità di ridurre telefonate e messaggi (il 30% dei medici di famiglia e il 35% degli specialisti) e il risparmio di tempo che può essere dedicato ad attività cliniche (il 26% dei medici generalisti ed il 35% degli specialisti). “Oggi però il tema non è solo l’opportunità di avere supporto ad una migliore organizzazione del lavoro – ha precisato Nicola Calabrese, tesoriere della Federazione italiana medici di famiglia (Fimmg) – bensì uno strumento professionale che supporti il medico di medicina generale nel percorso di relazione fiduciaria medico-paziente, che è prioritario per la medicina generale.

Da qui la necessità che questi sistemi siano personalizzati secondo le esigenze della medicina generale che ha la responsabilità, proprio per la relazione di fiducia col paziente e per il ruolo all’interno del sistema di sanità pubblica, di garantire sistemi che rispettino il ruolo professionale del medico nelle dinamiche della domanda di salute per i propri pazienti primariamente nel sistema sanitario nazionale e poi anche rispetto all’offerta privata”. “Quando è stata impostata questa indagine – ha concluso Luca Puccioni, Ceo di MioDottore – abbiamo pensato subito che i risultati sarebbero stati utili a tutti.A noi come alle istituzioni e alle dirigenze degli ospedali.

Si tratta di numeri che certificano un problema generale, quello della gestione del tempo da parte dei medici, sia di famiglia che specialisti.Perdere tempo nei lavori ‘non clinici’ non significa solo inefficienza, ma anche costi e maggior lavoro per i medici.

Un problema che deve essere affrontato a 360 gradi, sia dal punto di vista del sistema sanitario, sia da parte di coloro che lo affiancano con servizi ad alto valore aggiunto.Come appare dall’indagine le soluzioni ci sono, le categorie dei medici ne sono consapevoli, pur in una situazione in cui la carenza di personale sanitario a tutti livelli, con un punto chiave nella medicina di famiglia, va assolutamente colmata in fretta”. —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Migranti, Tajani: “Niente navi ong in Albania, intesa non viola diritto Ue”

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(Adnkronos) – Il protocollo d’intesa tra Italia e Albania sui migranti, “stabilisce che nei due centri non potranno trovarsi complessivamente più di 3mila migranti nello stesso momento.E che i migranti potranno arrivare nel porto albanese solo con navi delle autorità italiane, intervenute in operazioni di soccorso.

Quindi non si potranno trainare i barconi degli scafisti, né indirizzare verso l’Albania imbarcazioni gestite da organizzazioni non governative”.A sottolinearlo è il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, nelle comunicazioni del governo alla Camera.  Un protocollo che “non viola il diritto dell’Unione”, ribadisce il ministro citando la commissaria europea agli Affari interni, Ylva Johansson e replicando a “chi, nell’opposizione, ha paventato una violazione del diritto internazionale ed europeo, a chi ha descritto il progetto come una Guantanamo all’italiana e a chi ha parlato di deportazione o evocato il precedente dell’accordo tra Regno Unito e Ruanda”. “Di fronte a questi foschi scenari basterebbe menzionare la semplice constatazione della Commissaria europea Johansson, importante esponente della socialdemocrazia svedese”, ha sottolineato il titolare della Farnesina, riprendendo le sue parole: “‘Il diritto Ue non è applicabile fuori dal territorio dell’Unione Europea, ma sappiamo che il diritto italiano segue il diritto Ue e che, secondo l’accordo, si applicherà in Albania il diritto italiano'”. Tajani ha poi ripreso anche le parole pronunciate dal cancelliere tedesco Olaf Scholz al congresso del Pse a Malaga nei giorni scorsi: “‘L’Albania sarà presto membro dell’Ue e stiamo quindi parlando di come risolvere insieme sfide e problemi nella famiglia europea.

La migrazione irregolare deve essere ridotta, e ci sarà una stretta collaborazione con i Paesi al di fuori dell’Unione, come avviene ora, ad esempio con la Turchia, e potrebbero essercene altre'”. Secondo quanto ha spiegato il ministro, i due centri per migranti che l’Albania concederà “gratuitamente” all’Italia “funzioneranno secondo la normativa italiana, europea e internazionale in materia”: un punto di arrivo al porto di Shengjin, nella costa settentrionale del Paese, e una base militare a Gjader, a circa 30 chilometri dal porto.  “Nel porto vi sarà una struttura dedicata alle attività di soccorso, di prima assistenza e di rilevamento segnaletico e di impronte digitali.Nella seconda struttura, situata nella località all’interno, sarà svolto l’esame della domanda di protezione internazionale e, per chi non ne avrà i requisiti, saranno effettuate le procedure per il rimpatrio”, ha spiegato Tajani, precisando che “le procedure saranno quelle italiane e saranno svolte esclusivamente dalle autorità italiane, amministrative e giudiziarie”. In Albania, ha aggiunto, potranno essere condotti “solo i migranti che possono essere trattenuti nelle strutture che li accolgono” ossia i richiedenti asilo soggetti a procedura accelerata di frontiera e le persone in attesa di rimpatrio, dopo l’accertamento dell’assenza dei requisiti per il soggiorno in Italia. Nelle strutture in Albania “non potranno in nessun caso essere accolti soggetti vulnerabili, quali, ad esempio, minori e donne in gravidanza”, ha spiegato ancora. “In Albania potranno essere condotti solo i migranti che possono essere trattenuti nelle strutture che li accolgono.

Secondo le norme italiane ed europee oggi vigenti, si tratta di due categorie di migranti – ha spiegato il titolare della Farnesina – La prima è quella dei richiedenti asilo soggetti a procedura accelerata di frontiera, quindi persone non vulnerabili provenienti da Paesi sicuri o migranti che abbiano già presentato domanda di asilo, ottenendo un diniego.La seconda categoria è quella delle persone in attesa di rimpatrio, dopo l’accertamento dell’assenza dei requisiti per il soggiorno in Italia”.  “Il protocollo – continua Tajani – è un tassello significativo nella strategia complessiva” contro i flussi migratori irregolari. “Un diverso approccio nella gestione dei flussi migratori e una lotta tenace al traffico di esseri umani sono – per il nostro governo – assolute priorità.

Per questo, abbiamo riportato le migrazioni al centro del dibattito europeo”, ha proseguito Tajani, che ha indicato tra gli “ingredienti principali del nuovo approccio che stiamo cercando di affermare in Europa” prevenire le partenze irregolari, rafforzare le frontiere esterne, combattere gli scafisti, migliorare il sistema dei rimpatri, ampliare i canali di migrazione legale ed accogliere chi ha diritto alla protezione internazionale.  Il protocollo tra Italia e Albania firmato il 6 novembre scorso da Giorgia Meloni e Edi Rama “non è paragonabile all’accordo tra Regno Unito e Ruanda”, ha poi tenuto a riaffermare il ministro degli Esteri Antonio Tajani: “Non c’è – tengo a ribadirlo – esternalizzazione a un Paese terzo della gestione delle domande di asilo.E non si deroga ai diritti internazionalmente garantiti, che sono anzi più volte espressamente riaffermati nel Protocollo”. “Presto l’Albania entrerà a far parte dell’Unione europea ed è parte del Consiglio d’Europa – ha chiarito -.

Le deroghe sarebbero state impossibili”. “L’accordo firmato il 6 novembre è una componente importante di una strategia complessiva.E un possibile modello, non solo per l’Italia, per collaborazioni future con Paesi amici”, ha detto ancora, sottolineando che “il Protocollo con l’Albania non pretende di essere una panacea, ma uno strumento aggiuntivo per gestire i massicci arrivi di migranti”.  “Il dibattito di oggi e il voto che lo concluderà dimostrano, se ce ne fosse bisogno, che il nostro governo non si è mai sottratto – specie su questioni di tale rilevanza – al dialogo e al vaglio del Parlamento.

Consideriamo quindi il voto delle risoluzioni di oggi solo un primo – ma significativo – passo in questa direzione.E un’indicazione preziosa”, ha aggiunto. Tajani ha auspicato che l’approvazione del ddl possa avvenire “in tempi compatibili con l’urgenza di affrontare, anche con strumenti innovativi, la gestione dei crescenti flussi migratori”. Il titolare della Farnesina, parlando poi della questione del passaggio parlamentare, ha affermato che è “innanzi tutto un accordo attuativo del trattato di amicizia del 1995, il cui articolo 19 prevede la collaborazione bilaterale in materia migratoria tra” Italia e Albania.  Tajani ha quindi ricordato come invece il Protocollo in materia migratoria con la Libia firmato dal Governo Gentiloni nel 2017 entrò in vigore alla firma, quindi senza alcun passaggio parlamentare, considerandolo attuativo dell’articolo 19 del trattato di amicizia italo-libico del 2008, “benché per eseguirlo siano stati necessari vari provvedimenti e significativi stanziamenti”.  Le opposizioni hanno intanto presentato una risoluzione unitaria sulle comunicazioni del ministro Tajani sul protocollo Italia-Albania.

Hanno sottoscritto il testo Pd, Italia Viva, Azione, Alleanza Verdi e Sinistra, Più Europa.Movimento 5 Stelle presenterà invece una sua risoluzione.  “Il protocollo firmato tra il Governo italiano e il Governo albanese ‘per il rafforzamento della collaborazione in materia migratoria’, di cui solo da pochi giorni risulta disponibile un testo ufficiale, pubblicato sul sito del Ministero degli esteri e della cooperazione internazionale, a differenza di quanto avvenuto nell’immediatezza da parte del Governo albanese, prevede aspetti di cruciale rilievo sul piano giuridico e immigratorio”, si legge nella risoluzione. “In particolare, tale accordo prevede la creazione, in territorio albanese, di alcune strutture gestite dalle competenti autorità italiane ‘secondo la pertinente normativa italiana ed europea’, stabilendo altresì che le eventuali controversie tra tali autorità e i migranti accolti nelle strutture in territorio albanese siano sottoposte alla giurisdizione italiana”.  “Tali considerazioni sollevano gravissimi dubbi riguardo alle affermazioni sin qui rese da autorevoli esponenti del Governo in merito alla circostanza che tale accordo non necessiterebbe di essere ratificato dal Parlamento sulla base di quanto previsto dall’articolo 80 della Costituzione, trattandosi di un Accordo che senza dubbio pone oneri anche consistenti per l’Italia e necessiterà di modifiche legislative per consentirne l’attuazione.

Per di più, la mancata ratifica dell’accordo con legge, pregiudicherebbe anche il possibile vaglio di legittimità della Corte costituzionale”.  “Né – si legge ancora nella risoluzione delle opposizioni – gli atti internazionali citati dal Governo a sostegno della non necessarietà della ratifica parlamentare appaiono sufficienti ad escludere la ratifica parlamentare, trattandosi dell’Accordo di amicizia tra Italia e Albania firmato nel 1995 e ratificato con legge nel 1998, che prevede solo un generico riferimento al tema migratorio in relazione prevalentemente al mercato del lavoro stagionale, e del Protocollo firmato tra i rispettivi Ministri dell’Interno nel 2017 limitato a forme di collaborazione tra ministeri dell’interno su temi specifici e non riconducibili all’esternalizzazione del sistema di accoglienza italiano”.  “La previsione che i migranti soccorsi dalle autorità militari italiane siano portati in territorio albanese, non essendo finora mai stato previsto che i migranti soccorsi in mare potessero essere trattenuti in strutture poste al di fuori dei confini nazionali ed europei, presenta molti profili che potrebbero pregiudicarne la legittimità e l’efficacia; il protocollo sembra configurare un atto di respingimento, pratica vietata non solo dalle norme internazionali, ma anche da quelle dell’Unione europea e dalla Cedu, mentre la Commissione europea non prevede una possibile un’applicazione extraterritoriale delle regole europee; infine, non può non rilevarsi la circostanza per la quale, a differenza delle annunciate intenzioni del nostro Governo, quello albanese abbia approvato la proposta di legge di ratifica dell’accordo in questione, per sottoporla al vaglio del proprio Parlamento”.  La risoluzione “impegna il Governo a presentare alle Camere, ai sensi dell’articolo 80 della Costituzione, la proposta di legge di autorizzazione alla ratifica del ‘Protocollo tra il Governo della Repubblica italiana e il Consiglio dei Ministri della Repubblica di Albania per il rafforzamento della collaborazione in materia migratoria’ e dei relativi allegati, con i relativi adeguamenti del nostro ordinamento riguardo la disciplina in materia di immigrazione e di tutela giurisprudenziale; ad accertare la nullità di tutti i provvedimenti del Governo e dei singoli Ministeri, i quali siano connessi, conseguenti e attuativi del medesimo Protocollo, prima della data di entrata in vigore della legge di ratifica”. “Noi abbiamo una posizione articolata nella nostra risoluzione.Oltre alla questione Albania, la nostra risoluzione tratteggia in maniera più articolata la questione immigrazione e rilancia i capisaldi della nostra terza via”.

E’ quanto si apprende da fonti M5S in merito alla risoluzione da presentare e votare dopo le comunicazioni del ministro. —internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Rischi cecità con penne di acido ialuronico per ritocchi fai da te, l’allarme

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(Adnkronos) –
Le penne con acido ialuronico, strumenti non autorizzati per il ‘fai da te’, “imperversano sui vari social.Le persone vedono tutorial e poi si fanno le applicazioni da sole, ma non sanno i gravi rischi che corrono.

Si tratta di dispositivi che iniettano acido ialuronico tramite un getto di pressione che attraversa la pelle.Si sono verificati casi di necrosi ed è possibile causare anche cecità”.

A lanciare l’allarme è Maurizio Benci di Aiteb, l’Associazione italiana terapia estetica botulino, che commenta i recenti sequestri di questi dispositivi da parte dei carabinieri del Nas.I militari dell’Arma hanno ritirato dal mercato un centinaio di queste penne, che si comprano sul web al costo di 100 euro e servono a iniettare il prodotto che promette di ridurre le rughe o modellare i contorni del volto. “Le persone devono capire che l’utilizzo indiscriminato di queste pennine può rivelarsi molto dannoso.

Sui social sembra tutto estremamente facile, ma il ritocchino fai da te è pericoloso perché per usare quella sostanza serve un medico”, raccomanda Benci. “Questi strumenti – precisa – devono essere utilizzati da professionisti esperti: se questi acidi ialuronici vengono inoculati direttamente in un vaso si verifica la necrosi.Intorno all’occhio, ad esempio, possono causare anche cecità perché il materiale può embolizzare in un vaso ed arrivare fino all’arteria retinica, con il rischio di provocare la perdita del visus”.  Per l’esperto è necessario, dunque, “interrompere questo modus operandi del fai da te.

Bisogna affidarsi a medici professionisti con elevata esperienza per rimodellare il contorno del viso o aumentare il volume delle labbra.Un altro danno – avverte Benci – è legato alla possibile formazione di teleangectasie successive al trauma causato dall’alta pressione di iniezione.

Questi trattamenti – ammonisce – non possono essere fatti sul divano di casa da persone inesperte o da non medici”. —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

X Factor, Morgan è fuori: ecco la replica

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(Adnkronos) – “L’editto satellitare è stato emanato”.E’ il post pubblicato da Morgan sui suoi profili social dopo la sua esclusione da X Factor 2023.

La decisione di Sky Italia e Fremantle Italia è arrivata dopo l’ultima puntata live del programma in cui l’artista non ha risparmiato attacchi agli altri giudici e anche nei confronti di Francesca Michielin.  Sky Italia e Fremantle Italia hanno infatti deciso “di comune accordo, di interrompere il rapporto di collaborazione con Morgan e la sua presenza a ‘X Factor’ come giudice.Una valutazione – si legge nella nota di Sky e Fremantle – fatta a seguito di ripetuti comportamenti incompatibili e inappropriati, tenuti anche nei confronti della produzione e durante le esibizioni dei concorrenti, e delle numerose dichiarazioni susseguitesi anche in questi giorni. È imprescindibile che i concorrenti e il loro percorso restino al centro del programma.

La musica e il talento sono sempre stati e devono continuare a essere il motore fondamentale di X Factor, ed è prioritario che tutto si svolga in un ambiente di lavoro professionale e che il confronto, per quanto acceso, si esprima sempre nel rispetto reciproco.La decisione è presa in considerazione dei valori di cui Sky, Fremantle e X Factor sono portatori, nel rispetto tutte le persone coinvolte e del pubblico, e avrà effetto immediato”, conclude la nota. Morgan è stato protagonista assoluto, con polemiche e discussioni, dall’inizio alla fine, della puntata di X Factor andata in onda giovedì 16 novembre.

Dai rilievi alla programmazioni, con un riferimento a ”canzoni imposte”, fino al prolungato botta e risposta con Dargen D’Amico, così catturato dalla diatriba con il collega giudice da trascurare il proprio ruolo.Morgan non ha risparmiato nemmeno la conduttrice Francesca Michielin, colpita ‘sotto la cintura’ dopo la gaffe commessa una settimana fa in relazione al duetto tra Colapesce-Dimartino e Ivan Graziani. Quindi, le parole a Fedez che recentemente a Che tempo che fa ha parlato dell’emergenza legata alla salute mentale, dopo i problemi affrontati nel recente passato, e che si sta spendendo in prima persona per l’aumento dei fondi destinati al bonus psicologo.

Il riassunto della serata è nella frase di Ambra: “Non è un bello spettacolo quello al tavolo, stasera”, dice l’unica donna della giuria, esprimendo un parere ampiamente condiviso sui social.A far esplodere le discussioni tra i giudici nel corso della diretta di giovedì scorso. “Non è un bello spettacolo quello al tavolo stasera”, aveva detto a un certo punto Ambra.Subito ‘fulminata’ da una battuta al vetriolo di Morgan: “E’ bella la retorica della lacrima”, aveva detto l’ex Blu Vertigo, tra i rumori di disapprovazione del pubblico. E quando Francesca Michielin era intervenuta chiedendo di lasciar parlare Ambra, Morgan aveva rincarato la dose di acredine, dicendo: “Ti aspetta Ivan Graziani di là, sta collaborando con Annalisa”, sottolineando quella che era apparsa una gaffe della conduttrice nella puntata precedente, quando con Colapesce era sembrato non sapesse della morte di Ivan Graziani.

A quel punto era intervenuto Fedez chiedendo a Morgan di smetterla. “Grazie Fedez, mi fai da psicologo?O sei troppo depresso per essere psicologo”, aveva ribattuto Morgan, riferendosi ai problemi di salute rivelati recentemente dal rapper, mentre i colleghi al tavolo sgranavano gli occhi e anche il pubblico contestava la performance del coach più ‘anziano’. “Fedez non ti ho voluto veramente offendere, non era nel mio spirito e la depressione che ci riguarda – io sono il primo ad ammettere la mia – è a voler fare qualcosa per oppormi a essa”.

In un video pubblicato su Instagram Morgan poche ore dopo la fine della puntata è tornato sulle sue parole che hanno scatenato la bufera. “Non voglio che siano fraintese le mie parole su Fedez – dice l’artista – Dopo che lui era stato sarcastico con me tutta la serata, io rispondevo con altrettanto sarcasmo.A un certo punto verso la fine mi fa la morale e io gli ho detto ‘mi dovresti fare da psicologo’ e Lui ha detto ‘non è il caso’.

E io ‘perché è troppo depresso?'”. “Usare la parola depresso è una cosa che ho fatto ironicamente ma più nei miei confronti che nei suoi – ha affermato ancora Morgan – La depresisone è uno stato che conosco molto bene perché ho una lunga storia di depressione sia personale che familiare.Non si creda che sia stata una volontà di colpire l’ammalato, io non voglio offendere nessuno.

Mio padre si è tolto la vita a 46 anni per qualcosa che oggi chiameremmo depressione ma allora non si chiamava così e credo che se si fosse chiamata depressione lui sarebbe qui oggi”. “Aver detto depressione non è una cosa svilente nei confronti di chi vive la depresisone perché sono il primo a vivere la depressione e a pennsare che sia una condizione di soffrenza che però c’è latentemente in tutti uomini e donne che sono sensibili e che fanno della loro sensibilità un lavoro, una cretività – ha detto quindi – io non sono aggressivo sno innanzittuto rispettoso nei confronti di tutte le persone che hanno una sofferenza anche perché sono il primo ad avere questa sofferenza”. —spettacoliwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Giulia Cecchettin, la mamma di Giordana: “Anche l’assassino di mia figlia era considerato un bravo ragazzo”

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(Adnkronos) – “Anche l’assassino che ha ucciso mia figlia Giordana con 48 coltellate era considerato un ‘bravo ragazzo’.Ma noi, in famiglia, avevamo capito che era pericoloso.

La chiamava anche 80 volte in un giorno, la seguiva, la maltrattava.Fino ad ucciderla senza pietà.

Lasciando orfana una bambina di 4 anni, sua figlia.Tutto quello che è accaduto alla povera Giulia Cecchettin, noi l’abbiamo vissuto in prima persona.

E’ una ferita che si riapre continuamente…”.A parlare, in una intervista all’Adnkronos, è Vera Squatrito, mamma di Giordana Di Stefano, la 20enne uccisa il 6 ottobre di otto anni fa con 48 coltellate dall’ex fidanzato Luca Priolo da cui, a 15 anni, aveva avuto una figlia che oggi ha 12 anni.

L’efferato femminicidio era avvenuto a Nicolosi, un paese alle falde dell’Etna.La ragazza, che sognava di diventare una ballerina di flamenco, aveva denunciato il padre di sua figlia per stalking ed era stata assassinata proprio alla vigilia della prima udienza del processo.

Luca Priolo sta scontando una condanna a 30 anni di carcere. Vera Squatrito non si è mai chiusa nel suo grande, infinito, dolore.Ma ha continuato a parlare di Giordana, una bellissima ragazza dagli occhi castani e i capelli scuri, nelle scuole, ai giovani.

Per metterli in guardia già “dai piccoli segnali, a volte impercettibili”, dice. “Sono otto anni che porto Giordana con me – racconta la signora Vera- Io penso che attraverso il suo vissuto molti possano riconoscere la violenza dai piccoli segnali.Prima che sia troppo tardi”.

La piccola Asia, la figlia di Giordana, vive da allora con la nonna. “Ho una bambina che è rimasta da sola e vorrei darle la forza che necessita per vivere in una società che punta il dito.Io penso di fare del mio meglio”.  Giordana voleva vivere, per lei, per la sua bambina, per la sua passione.

Una bimba avuto quando lei stessa era quasi una bambina. “Lei era una bambina già mamma, amava i bambini.Vedeva sua figlia come una rinascita, non come un qualcosa che impediva la sua crescita.

Lui invece non la voleva”, dice oggi sua madre. Poi, Vera Squatrito, commenta le parole di Elena Cecchettin, secondo cui Filippo Turetta, l’assassino di di Giulia Cecchettin, “non è un mostro.I mostri non sono malati, sono figli sani del patriarcato, della cultura dello stupro.

Il femminicidio è un omicidio di Stato, perché lo Stato non ci tutela”. “Non sono d’accordo.Con molta sincerità, per me sono dei mostri.

Punto.L’efferatezza violenta al massimo.

E’ vero che sono figli del patriarcato, ma ci sono figli del patriarcato che non uccidono.Qui parliamo di persone che non sono esseri umani, sono e saranno mostri”.

Poi, aggiunge: “E’ chiaro che il patriarcato c’è, da sempre, ma non tutti quelli che provengono da quella generazione sono assassini.Qui parliamo di soggetti particolari che hanno dei problemi patologici.

Soggetti che non sono malati, ma hanno un problema di fondo che non sanno gestire i sentimenti.Non parlo solo della rabbia.

Per questo arrivano a uccidere in quel modo barbaro.E’ un accumulo di rabbia.

Parliamo, insomma, di soggetti narcisisti, con patologie particolari, che hanno una doppia personalità”. Poi, parlando ancora del “bravo ragazzo”, Vera Squatrito dice: “Mia figlia è stata ammazzata con 48 coltellate da quello che molti definivano un ‘bravo ragazzo’.La vicenda di mia figlia ha avuto delle dinamiche familiari molto simili.

Anche i genitori dell’assassino di mia figlia dicevano che era un bravo ragazzo che non avrebbe mai fatto del male.Perché un geniture spesso tende a difendere l’indifendibile.

Forse per paura di essere messo lui stesso sotto accusa.Come se non volessero guardare la realtà.

Il troppo amore nasconde agli occhi degli altri”.Perché ripete che “una persona non può non dare dei segnali.

Ci sono dei precedenti che non vogliono vedere.Io l’ho vissuto sulla mia pelle, anche lui era un bravo ragazzo.

Noi genitori dobbiamo dare una buona educazione”.Giordana aveva capito che quello non era amore ma violenza.  “Lui era molto possessivo, la controllava, le impediva di avere le sue amicizie, le faceva terra bruciata attorno…violenza psicologica.

Mia figlia ha iniziato a cambiare, non era più felice, era isolata.Lui voleva che Giordana ritirasse la denuncia ma lei si era rifiutata di farlo”, racconta ancora Vera Squatrito. Luca Priolo, l’assassino di Giordana Di Stefano, fu denunciato per stalking, violazione di domicilio ed era stato rinviato a giudizio. “Pensi che aveva messo anche una app nel telefonino per controllare mia figlia – racconta Vera Squatrito – Noi abbiamo avuto dei segnali chiari, tanto è vero che lo abbiamo denunciato, nel 2013.

Per noi non era una brava persona.Affatto.

E lo dimostrò da subito.Giordana rimase incinta a 15 anni.

E dopo 3 anni aveva deciso di denunciare il padre di sua figlia.Qui i segnali c’erano e li abbiamo riconosciuti in famiglia, che era un violento e che aveva atteggiamenti di violenze verbali, persecuzioni.

Le faceva anche 80 chiamate al giorno.Sono segnali importanti.

Io mi sono accorta proprio così.Perché mia figlia gli doveva dare spiegazioni di tutto quello che faceva, sono segnali chiari”. “Noi volevamo fermarlo.

Quando lei lo lasciava perché la situazione era allo stremo, lui perpetuava sempre più violenza – dice ancora la mamma di Giordana – la chiamava e la seguiva, veniva sotto casa, si nascondeva”.  “Purtroppo – aggiunge – le istituzioni hanno dato una cattiva valutazione del rischio.Ancora oggi si tende a pensare che lo stalker sia un bravo ragazzo, io ho molta paura degli stalker”. Ma da dove trova Vera Squatrito tutta questa forza per continuare la sua lotta contro la violenza sulle donne? “Guardi, non glielo so dire – dice – mi sono aiutata da sola.

Sono stata sola in questi anni, mi sono dovuta aiutare da sola e ho cercato di razionalizzare il mio accaduto, che non è semplice.Ma noi abbiamo una fonte importante.

Una sorta di autoprotezione, e ho cercato di amplificarla.Io non amo fare la tv del dolore, non amo piangere davanti agli altri, perché il pianto è un fatto è talmente intimo…”. La bambina oggi ha 12 anni e va a scuola.

Grazie all’affetto della nonna con cui vive è una bambina serena. “Asia come i tutti i bambini ha para del male ed è una elaborazione continua – dice nonna Vera – Oggi Asia ha consapevolezza di quello che è accaduto, oggi è un adolescente e ha la chiarezza.Ma ha paura”.

Paura che l’assassino di sua mamma, nonché suo padre biologico possa uscire anzitempo. “E per quanto le possa dire che non uscirà, lei ha paura”, dice Vera.Per anni, quando era troppo piccola per capire, ha pensato di essere stata abbandonata dalla mamma.

Oggi, che invece sa tutto, la sua paura è che il padre, condannato a 30 anni con sentenza definitiva, possa tornare a casa e fare del male anche a lei.  La piccola ha parlato con la nonna anche dell’assassinio di Giulia Cecchettin. “Lei ascolta e mi dice sempre: ma come è possibile che accada ancora?- dice Vera Squatrito – Lei è molto matura per essere una 12enne, parla della mamma con molta serenità, grazie al cielo.Spesso dopo che sente una notizia, attiva una forma di protezione”.

Tempo fa, a scuola,ha disegnato una panchina rossa con su scritto: ‘Stop alla violenza sulle donne’. (di Elvira Terranova) —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Femminicidi, scoppia il caso Amadori. Opposizioni: “Valditara gli tolga consulenza”

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(Adnkronos) – I gruppi di opposizione del Pd, Avs, M5s e Iv hanno chiesto una informativa urgente del ministro Valditara in aula alla Camera sul caso del ruolo affidato a Alessandro Amadori.Un caso sollevato dal quotidiano Domani, secondo il quale l’insegnante di psicologia in un saggio pubblicato nel 2020 “negava la violenza maschile e sosteneva tesi cospirazioniste sul tentativo delle donne di dominare i maschi” insistendo sulla “cattiveria femminile”. “La scelta di affidare il coordinamento del progetto ‘Educare alle relazioni’, di cui il ministro Valditara ha annunciato l’imminente avvio, al professor Alessandro Amadori è a dir poco preoccupante”, afferma la deputata democratica Irene Manzi, capogruppo in commissione Cultura. “Sorprende, infatti, come su un tema così urgente e drammatico sia stata scelta una personalità che più volte in diversi interventi ha avvalorato tesi delle responsabilità delle donne come causa delle violenze.

Tesi che sembrano incompatibili con lo scopo che il progetto deve perseguire”, aggiunge.  Sulla stessa linea la senatrice Cecilia D’Elia, vice presidente della commissione femminicidi e portavoce nazionale delle donne del Pd: “Rasentiamo davvero la follia, visto che a questo gruppo di consulenti è affidato il compito di coordinare il progetto sull’educazione alle relazioni nelle scuole.Siamo molto preoccupati e il ministro deve al più presto chiarire in Parlamento e spiegare le sue scelte”.  
Elisabetta Piccolotti dell’Alleanza Verdi Sinistra, su Amadori spiega: “Questa vicenda è uno schiaffo a tutte le donne che sono e saranno in piazza in questi giorni per dire basta al patriarcato e alla violenza di genere: non accetteremo che a scrivere le linee guida per l’educazione all’affettività sia un nuovo Vannacci.

Il ministro dell’Istruzione quindi revochi la consulenza ad Amadori, annulli la conferenza stampa e ricominci daccapo coinvolgendo il Parlamento”. “È evidente che Alessandro Amadori non può restare al suo posto continuando ad occuparsi di ‘educazione alle relazioni’ e non può più in generale occuparsi di istruzione dei e delle giovani di questo Paese in ruoli del governo.Un uomo convinto che stia crescendo un pericoloso ‘business della dominazione femminile’ non può mettere mano alle linee guida che dovrebbero contribuire a salvare le donne dalla violenza maschile.

Non può”, afferma il segretario nazionale di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni, parlamentare dell’Alleanza Verdi Sinistra. “Non può.Perché, a differenza di quanto afferma nel suo libro delirante, non c’è nessuna guerra dei sessi da combattere, nella realtà invece e purtroppo – prosegue il leader di SI – ci sono solo centinaia di donne morte e decine di migliaia molestate e violentate.

Il Ministro Valditara si vergogni di aver scelto un uomo così come braccio destro”.  “Chieda scusa, fermi la presentazione del progetto di Amadori e si faccia indicare dai centri antiviolenza, dalle associazioni di donne, da istituzioni autorevoli e dal parlamento i giusti consulenti e soprattutto le giuste consulenti.E mi rivolgo anche alla Presidente del Consiglio Meloni: non può permettere che al ministero dell’istruzione del suo governo – conclude Fratoianni – si continui a tollerare una forma di complottismo contro le donne”. “Affidare il coordinamento del progetto ‘Educare alle relazioni’, annunciato dal ministro Valditara, al professor Alessandro Amadori è una provocazione.

Noi insistiamo molto sulla educazione affettiva nelle scuole ma non può essere gestita da chi vede responsabilità delle donne nelle violenze subite”.Lo afferma la capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra alla Camera Luana Zanella.  “Il progetto Educare alle relazioni è stato scritto dal Dipartimento del Ministero dell’Istruzione e del Merito dopo aver sentito il parere delle associazioni dei genitori, degli studenti, dei docenti, dei sindacati, dell’ordine degli psicologi e di diversi esperti fra cui anche giuristi e pedagogisti.

Il documento è stato letto, condiviso e sottoscritto da me. È questo il documento che domani presenteremo ed è questo documento che va giudicato”, ha affermato dal canto suo il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, che domani alle 11 nella sala Koch del Senato insieme ai ministri della Cultura, Gennaro Sangiuliano, della Famiglia, Natalità e Pari Opportunità, Eugenia Roccella presenterà il documento e le iniziative rivolte al mondo della scuola per la prevenzione e il contrasto della violenza sulle donne. “Per un confronto proficuo su un tema importante, che riguarda i nostri giovani e tutta la società, sarebbe utile evitare polemiche pretestuose”, conclude Valditara.  —politicawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Google, doodle di oggi dedicato a pioniere trapianto di cuore Victor Chang

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(Adnkronos) – Oggi martedì 21 novembre 2023 il doodle di Google rende omaggio a Victor Chang, pioniere del trapianto di cuore nell’87esimo anniversario della sua nascita a Shanghai il 21 novembre 1936.Chang è considerato uno dei chirurghi più influenti nella storia della medicina.

In Australia è considerato un vero e proprio eroe nazionale, insignito nel 1986 con la più alta onorificenza del Paese, ovvero il riconoscimento a Compagno dell’Ordine dell’Australia.  Nel campo della Cardiochirurgia è noto per i trapianti di cuore e lo sviluppo di una valvola cardiaca artificiale e di un dispositivo di assistenza cardiaca artificiale, messi a punto negli anni ’80.Il 4 luglio del 1991 la sua carriera fu interrotta dal suo omicidio che scosse l’Australia, un tentativo di estorsione finito tragicamente.  —salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Video mentre guidano, sorpassi senza freccia e alta velocità: gli italiani al volante

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(Adnkronos) – Il 10% degli italiani mentre è al volante gira un video con il cellulare.Tra questi, il 3,1% ha ammesso di averlo fatto in prima persona alla guida del proprio veicolo, mentre il 6,9% ha dichiarato di essere stato a bordo di un mezzo mentre il conducente filmava. È il dato che emerge dalla terza edizione della ricerca sugli stili di guida degli utenti, commissionata da Anas (Società del Polo Infrastrutture del Gruppo Fs Italiane) e condotta da Csa Research – Centro Statistica Aziendale – con interviste su un campione di 4mila persone e con oltre 5mila osservazioni dirette su strada, presentata oggi nell’ambito del convegno ‘Sicurezza stradale: obiettivo zero vittime’.  Il convegno è stato organizzato da Anas, Piarc (Associazione mondiale della strada) e Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, in occasione della Giornata mondiale in ricordo delle vittime della strada.

Al convegno partecipano il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, il presidente di Anas e di Piarc Italia Edoardo Valente, l’Ad di Anas Aldo Isi, Paolo Crepet Psicologo e Sociologo, il giornalista Luca Valdiserri.  Del 3,1% che ha affermato di aver utilizzato il cellulare mentre guidava per fare riprese video, fanno parte in egual misura sia uomini che donne in una fascia d’età compresa tra i 24 e i 44 anni, con punte più elevate tra i 25 e i 34 anni.Lo stesso vale per il 6,9% di utenti che ha sostenuto di essere stato a bordo mentre il guidatore filmava: la percentuale più elevata riguarda le donne tra i 25 e i 34 anni.  “I dati preoccupanti evidenziati quest’anno dalla Ricerca Anas sugli stili di guida – ha dichiarato l’Ad Aldo Isi – denotano come gran parte della responsabilità sia imputabile al fattore umano.

Oltre al forte impegno nel continuare a sensibilizzare gli utenti sull’importanza di una guida prudente, sicura e senza distrazioni, Anas sta lavorando per potenziare ulteriormente gli standard di sicurezza della propria rete garantendo, come sempre, la manutenzione ordinaria delle infrastrutture e puntando anche sull’innovazione tecnologica.Un dato significativo della ricerca – ha concluso Isi – è la percezione di sé mentre si è alla guida, di gran lunga superiore a quella che si ha degli altri.

Il giudizio sui propri comportamenti al volante, in una scala da 1 a 10, raggiunge un gradimento medio prossimo al 9.La percezione degli automobilisti italiani è quindi che gran parte degli altri guidatori vadano troppo veloce e utilizzino il cellulare mentre sono al volante”.  “Emerge con particolare forza– ha spiegato Paolo Crepet, Psicologo e Sociologo – la matrice adolescenziale alla base dei comportamenti della maggior parte dei guidatori italiani.

Questa colpisce ancora di più quando a mettere in atto determinati atteggiamenti sono gli adulti, anch’essi incapaci di resistere all’irrefrenabile necessità di dover seguire sempre tutto nel momento in cui accade e desiderosi di partecipare in tempo reale agli eventi, anche mentre si è alla guida, anche se questo può determinare rischi altissimi per la propria sicurezza e quella degli altri.Dobbiamo chiederci cosa porta un adulto a voler per forza rispondere ad un messaggio frivolo mentre guida sapendo che potrebbe benissimo farlo in un altro momento.

La risposta è che in ognuno di noi c’è un aspetto fanciullesco, incurante di conseguenze e pericoli, su cui è assolutamente necessario lavorare ed intervenire soprattutto quando in gioco c’è la vita”.  
Maglia nera per il distanziamento minimo non rispettato.Su un totale di oltre 102 mila veicoli al giorno osservati lungo tre direttrici stradali in gestione ad Anas, nel 38,5% dei casi la distanza di sicurezza non è stata rispettata.  Si confermano tra i comportamenti errati più diffusi, sia pure con un lieve miglioramento rispetto allo scorso anno: il mancato utilizzo degli indicatori di segnalazione cambio corsia sia per la manovra di sorpasso (50,9%) sia per la manovra di rientro (50,7%) sia per l’entrata da rampa (32,9%).

Da un’analisi più dettagliata sul tipo di veicolo con cui si commette l’infrazione è emerso che i più indisciplinati sono i conducenti delle berline: oltre il 64% non usa le frecce né per manovra di sorpasso né per quella di rientro.Si tratta di una percentuale ben superiore alla media globale pari al 50%.  Ancora, tra i comportamenti scorretti spicca il mancato utilizzo delle cinture di sicurezza da parte del conducente (10,6%) e soprattutto dei passeggeri posteriori (72,6%); il mancato uso dei seggiolini per i bambini (46,8%).

Mancato rispetto delle norme del codice della strada anche per quanto riguarda il superamento del limite di velocità nel 12,9% delle situazioni osservate su strada.  Il trend emerso con la scorsa edizione della Ricerca, sulla percezione di sé e degli altri alla guida, risulta quest’anno in ulteriore crescita.Il voto che gli italiani danno a se stessi come guidatori è quasi 9, mentre il giudizio che hanno degli altri guidatori su strada è negativo e si attesta su una media di 5.4, quindi ben sotto la sufficienza.

I due comportamenti più scorretti percepiti riguardano i limiti di velocità, che secondo gli intervistati vengono rispettati solo dal 40,3% degli altri guidatori, e l’uso del cellulare alla guida, solo nel 39,6% dei casi.  Agli intervistati è stato chiesto quanto ritenessero utile l’obbligatorietà di dispositivi di sicurezza a bordo, in particolare i sistemi safe-drive in grado di oscurare lo schermo del cellulare mentre si guida e disattivare chat, foto e video; i limitatori di velocità; e l’alcol lock.In media più dell’80% li ritiene utili e più della metà molto utili.

I più favorevoli sono decisamente i patentati adulti (over 55) che si sono espressi con un voto che oscilla tra i 7.4 e i 7.6 (su un scala da 1 a 10).  —economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

TV: sondaggio social Samsung, il 40,6% intervistati ha uno schermo in ogni stanza

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(Adnkronos) – In occasione della Giornata Mondiale della Televisione, Samsung Electronics Italia ha presentato i risultati del nuovo Social Poll “TV?Mi piaci tu!” che ha coinvolto la community Instagram, raccogliendo oltre 2.800 risposte.

Emerge una fotografia aggiornata sul ruolo del TV all’interno delle case come riflesso delle abitudini più diffuse e dei i parametri che guidano i consumatori in fase di acquisto.In alcuni casi, le risposte confermano dati conosciuti che non sembrano tramontare con il tempo e il cambio di generazione, mentre altre aprono inaspettati scenari su nuovi modi di interagire con il TV. Il primo aspetto ad emergere è l’onnipresenza del TV in casa.

Il 40,6% dei rispondenti, infatti ha dichiarato di possedere un TV in ogni stanza.Una buona parte (36%) ha affermato di averne due dove il secondo, come facilmente immaginabile, è dedicato alla camera da letto dove potersi godere momenti di relax davanti ad un film.

Quasi un utente su quattro afferma invece di aver preferito un unico TV ma di grandi dimensioni, il vero protagonista del salotto (23%).  La vera sorpresa, forse, arriva dalle risposte in merito a cosa amano gli utenti del proprio TV, che tracciano, anche nuove abitudini di utilizzo come, per esempio, quella del gaming.Per quasi il 30% del campione il TV è infatti il compagno di gaming perfetto, a confermare quella che da passione per pochi è diventata sempre più diffusa e condivisa.

A seguire, il 27,3% dichiara invece di apprezzare i grandi schermi, anche per favorire la fruizione dei contenuti streaming con tutta la famiglia.Quasi a parità, per il 26,4% è una questione di design, segnale che anche il televisore acquisisce sempre più importanza come elemento di arredo.

Infine, il 16,8% mette al centro l’audio, per vivere a casa propria un’esperienza immersiva come quella del cinema.  E quando si guarda la TV?La maggior parte della community non ha dubbi: TV = relax la sera davanti a un film (65,8%), ma c’è anche chi preferisce utilizzarlo per informarsi sulle news (18,6%) e chi invece lo tiene quasi costantemente acceso, come accompagnamento sonoro mentre svolge altre attività (15,5%).  Prestazioni e affidabilità avanzate consentono di non dover cambiare spesso il proprio TV: il 70,8% lo cambia quando è irrimediabilmente compromesso e non funzionante.

C’è anche chi tra gli intervistati (20,6%) afferma di concedersi cinque anni di ultimatum prima di un nuovo acquisto verso un modello più innovativo mentre resiste una nicchia di amanti delle ultime novità che non vedono l’ora di sostituire il TV con l’ultimo top di gamma (8,5%).  La csa coreana ritiene che il TV Samsung Neo QLED 4K QN90C di Samsung, sia perfetto per sessioni di gaming dalle grandi emozioni. ”Le scene di gioco -sottolinea- sono incredibilmente nitide grazie alla tecnologia Quantum Matrix con Mini LED e al processore Neural Quantum 4k che utilizza l’intelligenza artificiale e 20 reti neurali per ottimizzare suono, luminosità, colore e dettagli.L’esperienza di gioco viene arricchita grazie a un refresh rate di 144 Hz e un audio dinamico e avvolgente grazie al Dolby Atmos.

Per un’esperienza a 360 gradi saranno presenti anche le soundbar Samsung HW-Q800B che, grazie ai 5.1.2 canali con una potenza di 360W e alla funzione Q-Symphony, lavorano in perfetta armonia con i TV per creare la massima immersione sonora, il tutto in modalità 100% wireless senza bisogno di cavi”. ”Gli appassionati avranno anche la possibilità di scoprire il gaming in cloud con gli oltre 3000 titoli presenti nel Samsung Gaming Hub, la piattaforma che raccoglie tutto il meglio del gaming, tra grandi classici e novità, disponibile sugli Smart Monitor e gli Smart TV Samsung.Per accedere al Samsung Gaming Hub è necessaria una connessione a Internet.

A seconda del gioco prescelto, potrebbe essere necessario un controller compatibile.Per chi predilige invece i grandi polliciaggi e la massima flessibilità, Samsung propone il nuovo The Freestyle 2nd Generation, il proiettore versatile e portatile che offre l’esperienza di un grande schermo ovunque in ogni stanza perché no al buio per creare il massimo dell’atmosfera horror, fino anche sul soffitto, in totale comodità”. Ma n on solo.Secondo Samsung ”gli appassionati di design e di estetica non possono perdere invece il TV The Frame 4K, disponibile in sei formati, da 43” fino a 85”, che quando che acceso è un TV, spento è un quadro.

Diverso dai tradizionali TV, grazie al suo design unico e sottile che richiama fortemente il concept di un quadro nel momento in cui è spento, il TV The Frame attraverso la funzione preinstallata Art Mode, si trasforma in un pezzo da galleria delle più incredibili collezioni d’arte del mondo.Grazie al Matte display e alla tecnologia QLED di Samsung, i colori originali delle opere d’arte sono valorizzati e i dettagli espressi in alta definizione.

Dotato di vere e proprie cornici intercambiabili che conferiscono un design elegante e moderno, valorizza al meglio gli interni della stanza in perfetta armonia con qualsiasi arredo”. ”Per chi vuole il massimo della risoluzione il TV Neo QLED Q900C rappresenta il top della tecnologia con risoluzione 8K.Il Processore Neural Quantum migliora ed ottimizza i contenuti con la tecnologia AI Upscaling che adatta automaticamente scena per scena.

L’esclusivo processore di Samsung gestisce il TV per offrire un’esperienza visiva straordinaria, indipendente da ciò che si sta guardando”. ”A completare l’offerta Samsung, il TV OLED S95C nelle sue 3 dimensioni 55”,65” e 77” è l’ideale per chi vuole neri profondi, bianchi luminosi e sfumature di colore più vivide.Grazie ai pixel autoilluminanti della tecnologia avanzata Quantum Dot, le immagini prendono vita con colori, luminosità e dettagli mai visti prima.

Inoltre, grazie a uno schermo TV con una risoluzione 4K che vanta un refresh rate di 144 Hz, il TV OLED Samsung regala prestazioni ai vertici di categoria, generando immagini nitide e velocità folgoranti”. —economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

“Giulia uccisa in pochi istanti”, dalle coltellate alla fuga di Filippo in auto: cosa sappiamo

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(Adnkronos) – Una nitida volontà di uccidere, un’aggressione “in più fasi”, una morte per ‘shock emorragico’.E’ morta così Giulia Cecchettin, 22 anni di Vigonovo (Venezia) uccisa dall’ex fidanzato Filippo Turetta che l’ha “aggredita violentemente provocandone la caduta” nell’area industriale di Fossò – la studentessa batte la testa contro l’asfalto – ma anche per le “ulteriori ferite” – con la perdita di tanto sangue – “che determinavano, insieme ad altre lesioni, anche derivanti da ripetuti colpi da arma da taglio” il decesso.

Giulia è morta dissanguata per i colpi inferti in più riprese con il coltello, al collo, al volto e alle braccia, e per il colpo alla testa.  Il capo di imputazione dell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip di Venezia Benedetta Vitolo contro Turetta è crudo, ma restituisce ogni fase di quanto accaduto la sera dell’11 novembre scorso quando, dopo una serata passata insieme a scegliere il vestito per l’imminente laurea, i due litigano nel parcheggio di via Aldo Moro, a circa 150 metri dalla casa della vittima, dove è stato trovato “un coltello da cucina, della lunghezza di 21 centimetri, privo del manico”.  Qui la ragazza “viene aggredita con ripetuti calci mentre si trovava a terra, tanto da farle gridare ‘mi fai male’ invocando contestualmente aiuto” probabilmente accoltellata, quindi costretta a risalire in auto e a continuare quel viaggio fino alla zona industriale, circa 4 chilometri che si percorro in auto in sei minuti.Le indagini, ma anche gli orari delle telecamere restituiscono, minuto per minuto, l’accaduto e l’orrore.  I due ex fidanzati alle 22.45 sono ancora al centro commerciale a Marghera, alle 23.18 un testimone riferisce l’aggressione nel parcheggio sotto casa e le urla.

Grida che probabilmente allarmano il giovane che, per gli inquirenti, potrebbe aver usato del nastro adesivo per tapparle la bocca.Alle 23.29 la Fiat Punto attraversa la zona industriale di Fossò, due minuti dopo viene catturata da una telecamera in una delle strade dell’area ricca di stabilimenti: le immagini del sistema di videosorveglianza di due ditte vengono sequestrate e quelle di ‘Dior’ permettono di accertare quanto accaduto.   Le lancette indicano le ore 23.40 quando una persona fugge lungo la strada della zona industriale, in direzione viale dell’Industria, e viene inseguita da un’altra “più veloce, che la raggiunge e la scaraventa a terra”.

Per la spinta la sagoma “cade violentemente a terra, all’altezza del marciapiede, e dopo pochi istanti non dà segno di muoversi”.Dalle immagini della ditta (ore 23.40 e 39 secondi) si vede “che il soggetto che insegue è vistosamente più alto del soggetto inseguito” dato compatibile per Giulia (circa 1,60) e Filippo (188 centimetri d’altezza).  Alle 23.50 l’auto di Filippo transita, con il corpo di Giulia nel bagagliaio, verso ‘Varco Nord Uscita’ via Provinciale Nord.

Neppure dieci minuti nell’area in cui la 22enne perde la vita in pochi attimi, poi l’ex fidanzato si dirige verso Noale quindi 43 minuti dopo la mezzanotte è già a Zero Branco, in provincia di Treviso.Solo dopo più di cento chilometri, in provincia di Pordenone, si disfarà del corpo dell’ex fidanzata, trovato “nascosto in un anfratto roccioso a circa una decina di metri di profondità rispetto alla strada”.

Quindi, “consapevole della gravità delle sue azioni” è scappato per oltre mille chilometri, fino in Germania, dove si è conclusa la sua fuga.  In uno dei passaggi dell’ordinanza di custodia cautelare, si legge che contro Filippo Turetta c’è un “grave quadro indiziario” da cui emerge una volontà omicidiaria “resa palese dalle modalità dell’aggressione avvenuta a più riprese”.  Per il gip l’unica misura possibile è il carcere: “In ragione della pericolosità sociale dell’indagato, evincibile dall’inaudita gravità e manifesta disumanità del fatto commesso ai danni della giovane donna con cui aveva vissuto una relazione sentimentale”.   —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

A. Benetton, ‘Italia avrà ruolo chiave per innovazione sostenibile in Europa’

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(Adnkronos) – “L’Italia avrà un ruolo chiave nello sviluppo dell’innovazione sostenibile in Europa e come imprenditori abbiamo il dovere di credere nelle straordinarie potenzialità dei giovani talenti italiani che hanno bisogno di guardare al futuro con fiducia”.Lo afferma Alessandro Benetton, promotore del progetto 2100 Venturs, nuova iniziativa dedicata a startup e giovani founder italiani ed europei.  “Dobbiamo essere consapevoli della forza delle nostre imprese e dell’esistenza tra noi di tanti giovani imprenditori incredibilmente talentuosi – evidenzia ancora Benetton -. 2100 Ventures nasce proprio per aumentare le probabilità di successo di questi giovani imprenditori che sognano in grande e sfidano le difficoltà con ostinato ottimismo”. —economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Innovazione, Alessandro Benetton lancia 2100 Ventures e punta su venture capital

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(Adnkronos) – Con la partecipazione al talk ‘Think European: challenges and opportunities for Italian tech ecosystem’, Alessandro Benetton ha tenuto a battesimo a Milano 2100 Ventures, nuova iniziativa dedicata a startup e giovani founder italiani ed europei.L’evento si è svolto nella suggestiva location di 21 House of Stories Navigli, la nuova struttura ispirata al concetto di ospitalità ibrida promossa da Alessandro e Mauro Benetton e inaugurata il mese scorso in via Ascanio Sforza a Milano. Alessandro Benetton e la sua famiglia hanno deciso infatti di supportare questa iniziativa, mettendo a disposizione dei founder la propria esperienza imprenditoriale e l’accesso ad un ampio network industriale attivo in diversi settori.

L’importanza della contaminazione di idee alla vigilia di una nuova era di innovazione industriale è stato il filo rosso di un confronto sull’ecosistema del venture capital in Italia e in Europa, che ha visto la partecipazione di alcuni importanti protagonisti del settore: Cameron McLain, co-fondatore e managing partner di Giant Ventures; Adil Bouhdadi, co-fondatore di Autone; Danila De Stefano, fondatrice di UnoBravo e Andrea Gennarini, co-fondatore e managing partner di 2100 Ventures.Il panel è stato moderato da Inès Makula, autrice di Made IT, uno dei principali podcast di imprenditoria digitale italiana. 2100 Ventures nasce dall’incontro tra Alessandro Benetton e tre giovani professionisti con esperienza pregressa nel settore finanziario e del venture capital internazionale: Andrea Gennarini, Andrea Casasco e Andrea Gurnari.

Un team che può contare inoltre sul supporto di autorevoli advisor come il business angel Luca Ascani, il General Partner di Unruly Capital Stefano Bernardi e il co-fondatore di Scalapay Raffaele Terrone.L’iniziativa, che avrà sede a Londra e Milano e una dotazione di capitale prevista di 30 milioni di euro, si pone l’obiettivo di rafforzare i legami tra l’ecosistema del Vc italiano e quello europeo: il team lavorerà a fianco dei migliori Vc internazionali per attrarre investimenti esteri nelle startup italiane più promettenti, agevolando al contempo l’accesso dei founder europei al mercato italiano e del Sud Europa. L’unicità dell’iniziativa risiede in tre elementi chiave: il vantaggio generazionale dei managing partners, poco più che trentenni e quindi capaci di instaurare un dialogo con i founder basato su una visione del mondo condivisa; un vasto network industriale focalizzato in particolare nel Sud Europa; un team che unisce un approccio fortemente imprenditoriale, competenze operative e solide esperienze internazionali.

Per essere rilevanti e flessibili nel supporto ai founder, 2100 Ventures investirà tra i 250 mila e i 750 mila euro per acquisire dall’ 1% al 5% di startup europee in fase early-stage (pre-seed, seed e Series A). 2100 Ventures ha effettuato finora sei investimenti.Tra le startup in portafoglio figurano Jet Hr, una soluzione per l’automatizzazione e semplificazione dei processi di gestione dei dipendenti e delle buste paga per le PMI; autone, che favorisce la crescita di aziende retail attraverso la gestione e l’ottimizzazione data-driven dell’inventario; BonusX, piattaforma che aiuta le persone ad accedere ai benefici fiscali e sociali grazie alla digitalizzazione dei processi. Gli investimenti sono stati effettuati insieme a rinomati fondi di venture capital quali Seedcamp, Speedinvest, Giant Ventures, Collaborative Fund, Kima Ventures e Y Combinator. “L’ Europa sta per vivere una nuova era d’innovazione industriale – afferma Alessandro Benetton – Le startup avranno un impatto sempre più importante sul tessuto industriale: che si tratti di creare nuovo valore dai dati, di aiutare le industrie tradizionali a innovarsi digitalmente, o di trovare nuovi modelli nella transizione globale verso un’economia sostenibile.

Cerchiamo imprenditori che sognano in grande e che sfidano le difficoltà con ostinato ottimismo. 2100 Ventures nasce per sostenere queste imprese, per aiutare i tanti giovani founder dei vari settori, soprattutto italiani.Vogliamo essere un investitore paneuropeo dal cuore italiano”. “Stiamo già lavorando per ridurre il gap oggi esistente tra l’ecosistema tecnologico italiano ed estero – è il commento del team di 2100 Ventures Andrea Gennarini, Andrea Casasco e Andrea Gurnari -.

Abbiamo un dialogo continuo con venture capital internazionali nel trovare le startup più ambiziose che sono portate avanti da founder italiani e al contempo supportiamo i founder europei ad avere accesso ai mercati dell’Europa meridionale e dell’Italia.Per questo, ringraziamo Alessandro per essere stata la prima persona ad aver creduto nel progetto e per essere continua fonte di ispirazione e supporto”.  —economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)