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Juve Stabia – Palermo, Patryk Peda: “Anche questa sera la fiducia del Mister è stata fondamentale per me”

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Una prestazione difensiva sontuosa, un baluardo insuperabile eretto al centro della retroguardia gialloblù. Patryk Peda, difensore della Juve Stabia, è stato il protagonista silenzioso ma decisivo della recente sfida, annullando completamente le velleità offensive di Joel Pohjanpalo, temibile attaccante del Palermo.

Le parole del centrale polacco al termine della gara trasudano soddisfazione e fiducia: “La fiducia del mister ha significato molto. Mi mancava giocare. Mi trovo bene nell’ambiente, il mister mi ha aiutato tanto. Mi mancava la fiducia rispetto a Palermo.” Un chiaro riferimento al suo passato e un ringraziamento sentito all’attuale guida tecnica che ha creduto nelle sue qualità.

Il futuro, per Peda, è un orizzonte focalizzato sul presente: “Mi trovo molto bene, penso al presente.” Una mentalità pragmatica che riflette la concentrazione del giocatore sul contribuire attivamente alla causa della Juve Stabia. Interessante anche il retroscena tattico svelato dal difensore riguardo alla sua posizione in campo dopo l’ingresso di Varnier e il suo utilizzo come braccetto a destra: “Per la posizione in campo lo abbiamo provato in allenamento per cui già sapevo cosa fare.” Una dimostrazione della preparazione meticolosa dello staff tecnico e della duttilità del giocatore.

Nonostante l’indubbio valore dell’avversario, Peda non nasconde la sua soddisfazione per la prova offerta contro Pohjanpalo: “È uno fortissimo, che non si può leggere tanto, ma sono soddisfatto della mia prestazione.” Un riconoscimento all’abilità di Pohjanpalo, ma anche una legittima autovalutazione positiva dopo averlo neutralizzato con efficacia.

Infine, un pensiero sul calore del pubblico stabiese, un fattore che ha certamente giocato un ruolo importante: “Lo stadio Barbera è più grande, ma qui si sentono i nostri tifosi, è stato bello vedere il campo pieno e sentire la loro carica.” Un’ulteriore conferma del legame speciale tra la squadra e i suoi sostenitori, capaci di trasformare il Romeo Menti in un fortino inespugnabile. La prestazione di Patryk Peda non è solo un’affermazione individuale, ma il simbolo di una Juve Stabia solida e determinata, pronta a battagliare con il sostegno del suo “muro” difensivo e della passione dei suoi tifosi.

Papa, oggi il rito che dà il via ufficiale al ministero Petrino di Leone XIV

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(Adnkronos) –
Inizia ufficialmente oggi, domenica 18 maggio, il ministero petrino di Papa Leone XIV.Il rito, come spiega l’Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice, prevede diversi momenti di valore simbolico nei quali spiccano le antiche insegne episcopali ‘pettine’: il Pallio e l’Anello del Pescatore.  
Il Pallio: è un paramento liturgico realizzato con lana di agnelli.

Rievoca il buon Pastore, che pone sulle proprie spalle la pecorella smarrita, e la triplice risposta di Pietro alla richiesta di Gesù risorto di pascere i suoi agnelli e le sue pecorelle.Come scrive Simeone di Tessalonica nel De sacris ordinationibus, “indica il Salvatore che incontrandoci come la pecora perduta se la carica sulle spalle, e assumendo la nostra natura umana nella Incarnazione, l’ha divinizzata, con la sua morte in croce ci ha offerto al Padre e con la risurrezione ci ha esaltato”.

Si tratta di una stretta fascia che si appoggia sulle spalle, sopra la casula, la veste liturgica.Ha due lembi neri pendenti davanti e dietro, è decorata con sei croci nere di seta – una su ogni capo che scende sul petto e sul dorso e quattro sull’anello che poggia sulle spalle – ed è guarnita, davanti e dietro, con tre spille che raffigurano i tre chiodi della croce di Cristo.  
L’Anello del Pescatore – ha la valenza specifica dell’anello-sigillo che autentica radicalmente la fede, compito affidato a Pietro di confermare i suoi fratelli.

Viene detto anello “del Pescatore” perché Pietro è l’Apostolo che, avendo avuto fede nella parola di Gesù, dalla barca ha tratto a terra le reti della pesca miracolosa.   
La liturgia ha inizio all’interno della Basilica Vaticana.Il Romano Pontefice scende, con i Patriarchi delle Chiese Orientali, al Sepolcro di San Pietro, vi sosta in preghiera e poi lo incensa.

Questo momento sottolinea lo stretto legame del Vescovo di Roma all’Apostolo Pietro e al suo martirio, proprio nel luogo in cui il primo Vicario di Cristo ha confessato con il sangue la sua fede, insieme a tanti altri cristiani che con lui hanno dato la stessa testimonianza. Due diaconi prendono, poi, il Pallio, l’Anello del Pescatore e il Libro dei Vangeli e si avviano in processione verso l’Altare della celebrazione, sul sagrato, in piazza San Pietro.Leone XIV risale sul sagrato della Basilica di S.

Pietro e si unisce alla processione, mentre si cantano le Laudes Regiæ – canto litanico – con l’invocazione della intercessione dei Pontefici santi, dei martiri e dei santi e delle sante della Chiesa Romana.Dal cancello centrale della Basilica Vaticana pende l’arazzo della pesca miracolosa, in cui è raffigurato il dialogo di Gesù con Pietro, a cui si fa esplicito riferimento nella liturgia della Parola e nei testi della celebrazione. È la riproduzione di quello in manifattura fiamminga, realizzato per la Cappella Sistina su un cartone di Raffaello Sanzio e conservato nei Musei Vaticani.

Presso l’Altare, invece, è collocata l’effigie della Madonna del Buon Consiglio del Santuario mariano di Genazzano.  
Segue il rito per la benedizione e l’aspersione dell’acqua benedetta, essendo una domenica di Pasqua.Successivamente viene cantato il Gloria al quale segue l’orazione colletta, con il richiamo al disegno del Padre di edificare la sua Chiesa su Pietro.

Comincia, dunque, la Liturgia della Parola.La Prima Lettura, pronunciata in spagnolo, è un brano degli Atti degli Apostoli (At 4, 8-12) in cui Pietro annuncia che Cristo è “la pietra scartata dai costruttori”.

Enunciato in italiano, il Salmo responsoriale (Sal 117 [118]) riprende il tema della “pietra” – “La pietra scartata dai costruttori è divenuta la pietra d’angolo” -, mentre la Seconda Lettura, letta in inglese, tratta dalla Prima Lettera di Pietro (1 Pt 5, 1-5. 10-11), evidenzia il legame che intercorre tra Pietro, la Chiesa di Roma e il ministero del suo Successore.Il Vangelo, una pagina di Giovanni proclamata in latino e in greco (Gv 21, 15-19), è quello della triplice domanda di Gesù a Pietro di pascere i “suoi agnelli” e le “sue pecorelle”, ed è uno dei testi che fondano tradizionalmente lo speciale e personale compito conferito a Pietro nel gruppo dei dodici apostoli. 
Alla fine dell’annuncio del Vangelo, si avvicinano a Leone XIV tre cardinali dei tre ordini (diaconi, presbiteri e vescovi) e di continenti diversi: il primo gli impone il Pallio, il secondo chiede, con una speciale preghiera, la presenza e l’assistenza del Signore sul Papa, il terzo pronuncia, pure lui, un’orazione, invocando Cristo, “pastore e vescovo delle nostre anime”, che ha edificato la Chiesa sulla roccia di Pietro, e dallo stesso Pietro è stato riconosciuto “Figlio del Dio vivente”, perché sia lui a dare al nuovo Pontefice l’Anello-sigillo del Pescatore, e poi gli consegna l’Anello del Pescatore.

Questo momento si conclude pregando lo Spirito Santo perché arricchisca il nuovo Pontefice di forza e mitezza nel conservare i discepoli di Cristo nell’unità della comunione, poi il Papa benedice l’assemblea con il Libro dei Vangeli, mentre si acclama in greco: “Ad multos annos!”. 
Dopo il simbolico rito dell’ 'obbedienza' prestata al Papa da dodici rappresentanti di tutte le categorie del popolo di Dio, provenienti da varie parti del mondo, la celebrazione prosegue con l’omelia del Pontefice.Poi viene cantato il ‘Credo’, al quale segue la preghiera dei fedeli con cinque invocazioni, in portoghese, francese, arabo, polacco e cinese.

Si prega il Signore per la Chiesa, ovunque diffusa sulla terra, per il Romano Pontefice, che inizia il suo ministero, per quanti detengono le responsabilità di governo, per coloro che si trovano nella sofferenza e nel disagio, per la stessa assemblea.  Mentre viene intonato il canto di offertorio “Tu es pastor ovium”, poi, l’orazione sulle offerte del pane e del vino supplica che attraverso il ministero missionario della Chiesa si estendano a tutto il mondo i frutti della redenzione.Leone XIV pronuncia, quindi, la ‘Preghiera Eucaristica’ o “Canone Romano” e successivamente si svolge il rito di comunione, al cui termine il Pontefice chiede a Dio di confermare la Chiesa nell’unità e nella carità e per sé di essere salvato e protetto insieme al gregge che gli è stato affidato.

Prima di concludere la celebrazione, il Papa pronuncia una breve allocuzione e dopo il canto del Regina caeli imparte la benedizione solenne che torna sull’immagine biblica della vite e della vigna, applicata alla Chiesa, invocando che il Signore “guardi” e “protegga” il ceppo e la vite da lui piantati, e chiede di far “risplendere” su tutti il suo volto di salvezza.  —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Papa, rito di intronizzazione papale: storia e simbolismo delle vesti pontificie

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(Adnkronos) –
L'uso delle vesti papali, in particolare della mozzetta e della stola pontificia, affonda le sue radici in un contesto storico e liturgico che si sviluppò nel corso dei secoli, raggiungendo una forma codificata solo a partire dalla seconda metà del Quattrocento.Il rito di intronizzazione del Papa, in cui queste vesti giocano un ruolo cruciale, è uno dei momenti più significativi del pontificato.

Per comprendere appieno il significato e la simbologia di questi abiti, è essenziale esplorare il lungo percorso storico che ha portato alla definizione del loro utilizzo, a partire dall'epoca carolingia. 
L'utilizzo dei colori rosso e bianco per gli abiti pontifici è un elemento centrale nel cerimoniale di intronizzazione.Questi colori non sono scelti a caso, ma rispecchiano un lungo processo di imitazione dell'Imperium, che si sviluppò dopo il distacco del papato dalla potenza bizantina e la sua graduale ascesa come potenza temporale nell'Occidente.  La simbologia del bianco e del rosso, infatti, affonda le radici nell'imperialismo romano, rispecchiando l'adozione delle insegne imperiali da parte del Papa, come sancito nel Constitutum Constantini, la Donazione di Costantino.

Tale documento, che probabilmente è stato redatto tra la seconda metà dell'VIII secolo e la prima metà del successivo, secondo il filologo umanista Lorenzo Valla, stabilisce tra l'altro il passaggio delle insegne imperiali per la 'pars occidentis' dell'impero dall'imperatore Costantino al Papa Silvestro.Tra queste insegne troviamo il phrygium, la clamis purpurea, cioè il mantello di porpora, e gli imperialia scectra, che già a partire dal IX secolo cominciano a svolgere un ruolo nei riti d'insediamento del nuovo Pontefice. La progressiva importanza che si darà al rito di intronizzazione e di coronazione, come pure il fatto che alcune elezioni avvenivano fuori Roma, introdussero, accanto all'atto formale di adozione di un nuovo nome da parte del Papa, l'uso di ammantare, subito dopo l'elezione, con la cappa rubea, o purpurea, il neo eletto Pontefice.

Il primo esempio di immantatio si ebbe con Leone IX, eletto a Worms nel 1048.Fu con Gregorio VII che questo rito apparve con certezza a Roma, al momento della sua elezione nel 1073.

Tale atto è documentato per Vittore III (1086-1087), Urbano ii (1088-1099) e Pasquale ii (1099-1118). Guglielmo Durando riferirà nel suo Rationale divinorum officiorum, scritto verso il 1286, che oltre agli ornamenti tipici del vescovo, il Romano Pontefice poteva far uso della corona e del manto di porpora, in quanto l'imperatore Costantino consegnò al beato Silvestro tutte le insegne dell'impero romano: "Su concessione dell'imperatore Costantino, il Pontefice Romano, può portare la clamide purpurea e la tunica scarlatta e tutti gli indumenti imperiali: scettri, stendardi e ornamenti, la croce lo precede ovunque andrà per indicare che a Lui, più che ad ogni altro si confà il detto dell'Apostolo: non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo, e perché sappia che deve imitare il crocifisso". Per tale ragione il Pontefice esibisce tutto questo apparato anche nelle grandi processioni, come un tempo usavano fare gli imperatori.Il rituale di intronizzazione del Romano Pontefice prevedeva, in una forma che si era ormai andata stabilizzandosi, che il priore dei diaconi ammantasse il neo eletto Pontefice con il manto rosso simbolo di potere di origine chiaramente imperiale.

Accanto all'uso del manto rosso, come distintivo dell'autorità pontificia, si affianca l'uso della veste bianca.Filippo Bonanni, nella sua opera Della Sacra Gerarchia spiegata nei suoi abiti civili ed ecclesiastici (Roma, 1720), riferirà di una tradizione, abbastanza diffusa ancora nel 1700, che attribuirebbe all'apparizione di una bianca colomba al momento del martirio di san Fabiano la ragione dell'adozione dell'abito bianco del Pontefice.

Tradizioni o leggende a parte, l'uso del Pontefice di indossare una veste bianca è antichissimo.Bonanni porta l'esempio di Papa Vittore III, che, eletto nel 1086, fece resistenza a indossare la veste bianca prima della clamide purpurea. Ancora una volta Guglielmo Durando offrirà quella che da molti è ritenuta l'interpretazione simbolica più completa dei colori bianco e rosso della veste papale: "Il Sommo Pontefice appare sempre vestito di un manto rosso all'esterno, ma all'interno è ricoperto di veste candida, perché il bianco significa innocenza e carità, il rosso esterno simbolizza invece il sangue di Cristo.(…) Il Papa rappresenta infatti la Persona (il Cristo) che per noi rese rosso il suo indumento".

La veste esterna, il manto rosso, diviene simbolo del sacrificio di Cristo, la veste bianca rinvia alla purezza dei costumi e alla santità della vita.Durando afferma anche che la veste detta pluviale o cappa si pensa derivi dalla tunica descritta nell'Antico Testamento: come quella era adorna di sonagli, questo lo è di frange, che rappresentano le fatiche e le preoccupazioni di questo mondo.

In tale descrizione si trova concorde con quella di Domenico Macri, che nel suo Hierolexicon (Venezia 1765) associa il manto papale e il piviale al mandýa greco. Il primo cerimoniale papale che si sofferma in modo sistematico su tali vesti del Pontefice è quello redatto per Gregorio X (tra il 1272 e il 1273), mentre gli ordines precedenti ricordano chiaramente solo il colore del manto rosso con il quale il priore dei diaconi ammantava il neo eletto Pontefice.I colori bianco e rosso rendono così visibile ciò che il Papa rappresenta: la persona di Cristo e la Chiesa suo corpo mistico.

Tali indumenti e colori, usati fin dal momento dell'elezione del Romano Pontefice, con la loro simbologia cristica e imperiale allo stesso tempo, verranno codificati dai cerimoniali del periodo avignonese (in particolare il cosiddetto cerimoniale Long), da quello dello Stefaneschi, che è stato scritto nella fase di rientro a Roma, e da quello del Patriarca Pietro.  Infine, troverà una codificazione precisa nel cerimoniale redatto da Agostino Patrizi-Piccolomini e da Giovanni Burcardo.Questo disporrà che il neo-eletto Pontefice, indossata la veste bianca – di lino o altra stoffa a seconda della stagione – venisse ammantato del manto rosso pontificio dal cardinale priore dei diaconi, conservando la stola indossata secondo il rispettivo ordine di appartenenza, o senza, qualora l'eletto non fosse insignito neanche dell'ordine diaconale, e con la mitra di lama sul capo.

Così rivestito il nuovo Papa, posto in trono nel luogo dell'elezione, riceveva la prima obbedienza dei cardinali: rituale, questo, che pur con qualche differenziazione riguardo ai momenti è stato conservato sino a tempi recenti.Tale veste diveniva così abituale per le occasioni pubbliche e solenni del Papa, non solo in quelle strettamente liturgiche, ma anche quando riceveva l'imperatore e i sovrani in solenne udienza e durante i concistori pubblici per la creazione di nuovi cardinali, per le solenni cavalcate per l'Urbe, in particolare per la presa di possesso di San Giovanni in Laterano, che seguiva la coronazione in San Pietro. Circa la forma e la foggia del manto e della veste in epoca medioevale si sono fatte molte speculazione e un certo aiuto può venire dal patrimonio iconografico.

Bonanni conviene nel definire tale manto rosso come contrassegno della dignità pontificia.Del resto, egli aggiunge che i vocaboli "di manto, cappa e peviale vogliono significare nelli rituali le vesti adoperate dalli Pontefici nelle funzioni sacre e non comunemente", concludendo semplicemente: "se di tal forma o di tal colore si usasse dalli pontefice anticamente non l'ho potuto ricavare appresso alcuno autore, ne riconoscere in alcuna pittura antica posso solo dire che il Pontefice quando era eletto gli si poneva indosso la clamide rossa, altri dicono manto, altri veste pontificia o spesse volte il peviale, come oggi si fa". Il Papa usava anche una cappa rossa, sul modello di quella dei cardinali, ma aperta davanti e con ampio cappuccio, che durante il periodo avignonese fu foderata di ermellino.

Tale cappa era indossata di rado: nel mattutino di Natale, in quelli della Settimana Santa ed in poche altre occasioni.Cadde presto in disuso e fu sostituita dal manto, che il Papa utilizzava ogni qualvolta assisteva alle cappelle papali, usandolo bianco, quando era prescritto tale colore liturgico, e rosso in tutte le altre circostanze.

Nel caso di uso della cappa da parte del Papa, non era prevista l'assistenza dei cardinali diaconi. Il periodo avignonese introdusse alcune novità, non solo nella liturgia papale, con l'introduzione del concetto di "cappella" – da cui nasce, tra l'altro, il tribunale della Rota Romana, formato dai cappellani auditores Domini Papae, a conferma dell'importante ruolo liturgico svolto dai prelati uditori di Rota fino alla riforma della cappella papale attuata nel 1968 in ossequio alla Pontificalis domus di Paolo VI – quale oggi, pur riformato, conosciamo; ma anche nel vestiario del Papa, non discostandosi però sul piano della simbologia dei colori bianco e rosso dal periodo precedente.Tale novità è l'utilizzo della mozzetta. 
La mozzetta, veste ecclesiastica propria del Papa e di altre dignità, è aperta sul davanti e viene chiusa con una bottoniera, si porta sulle spalle e copre anche il petto e porzione delle braccia.

Solo in quella papale sopravvive un piccolo cappuccio, avanzo di uno più ampio che si portava per coprirsi il capo.La mozzetta, nella foggia che conosciamo oggi, non è veste particolarmente antica in quanto, come sopra accennato, la veste pubblica del Papa era il manto e la veste bianca.

Bonanni riferisce che la mozzetta "usasi dal Sommo Pontefice, sempre ed in pubblico sopra la veste talare il rocchetto, chiamato volgarmente camisa romana (di maniche strette sempre di lino bianco e di forma quasi talare), poi reso più corto", e aggiunge che tale corta veste non fosse usata anticamente dai Sommi Pontefici i quali oltre la tonaca bianca ricevevano il manto. Il cappuccio (mozzetta), il cui uso fu iniziato appunto in Francia, deve intendersi quale aggiunta alla veste abituale del Papa, simile a quella dei cardinali, come annotato in un diario riportato da Bonanni e da Gaetano Moroni nel suo Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica (Venezia, 1857): "erat autem per ea tempora mantellum hoc Pontificis simile omnino cardinalium vesti, quam vulgo dicimus mantellectum, longum tamen ad talos descendens, et rubeum sempre et caputium, quod imponebatur mantelletto, similiter rubrum tale erat, quod caput operiens humeros pectus, et brachia simul integre ambiebat, vestimenti genus ad aeris injurias repellendas per accommodatum, et ad fovedum aptissimum, namet in hyeme variis pellibus fulciebatur.Hoc igitur indumenti genere mantello scilicet et caputio inter proprios lares, est extra etiam in actionibus quibuscuinque non tamem sacris usi Pontifices fere usque ad Leonen X". In questo diario si aggiunge che se la stagione era calda si deponeva il mantelletto e si usava mantenere il cappuccio (mozzetta) sopra il rocchetto in quanto occorreva conservare al Sommo Pontefice il colore bianco e quello di porpora, per significare la sua somma dignità.

Così fu mantenuto, anche al rientro a Roma, l'uso del rocchetto e del cappuccio (ora mozzetta) con l'unito piccolo cappuccio, in ricordo dell'antico, che non si usava più per coprire il capo.Tale funzione era stata assunta dal berrettino ugualmente rosso, il camauro.

Domenico Giorgi, nel suo Gli abiti sagri del Sommo Pontefice Paonazzi, e Neri in alcune solenni funzioni della Chiesa, giustificati degli antichi rituali, e degli scrittori ecclesiastici (Roma, 1727), dopo aver affermato che la veste interiore fu sempre bianca, laddove l'esteriore, cioè la mozzetta detta cappa rubea, fu sempre rossa, osserva che i Pontefici non hanno mai avuto l'abitudine di intervenire alle sacre funzioni vestiti di abiti familiari; quindi conviene con Bonanni che il mantello e il cappuccio, abiti non sacri e ignoti agli antichi Pontefici, furono per la prima volta introdotti in Francia a motivo dell'intemperie dell'aria, per cui essi tralasciarono di usare l'antico manto pontificio.Inoltre del cappuccio (mozzetta) si servivano i Papi mentre erano ritirati nelle proprie abitazioni e di fuori ancora, in ogni funzione, ma non in quelle sacre e molto meno solenni con gli abiti familiari, ossia di camera. Tale abito con la stola pontificia diventerà ben presto l'abito pubblico del Sommo Pontefice, ereditando in tale modo, nelle funzioni extra liturgiche, il valore simbolico del manto rosso e della veste bianca.

Le vesti che il Sommo Pontefice suole comunemente usare nelle funzioni non sacre pubbliche saranno descritte da monsignor Landucci, sacrista pontificio del XVII secolo: "Due paia di scarpe rosse, una di panno di lana e l'altro di velluto, con croce ricamata d'oro, con un paio bianche con simile croce, due vesti corte bianche, con l'aggiunta di altre due vesti larghe in coda, che chiamasi falda, la quale vien cinta nei lombi con cingoli di seta rossa e fiocchi oro, rocchetto, cappuccio (mozzetta), berrettino di velluto rosso, cappuccio e berrettino di panno, altro di damasco bianco, ugualmente con berrettino di eguale fattura (tutti questi circondate di pelli bianche di armellino), queste saranno senza pelli durante l'estate ed i periodi più caldi, a ciò si aggiungano due piccoli berrettini (zucchetti), l'uno di panno, l'altro di seta, da mettersi, secondo le occasioni, quando si indossi la mitria o il regno (triregno)". 
Dalla seconda metà del 1400 l'uso della stola e della mozzetta divenne sempre più frequente e riservato, insieme al rocchetto, al solo Pontefice, quale segno di giurisdizione.Tale abito andò, come detto, sostituendo il manto in alcuni atti solenni.

Tra questi atti, forse il più solenne, in cui si vide la sostituzione del manto con l'abito sopra descritto, fu la solenne cavalcata per la presa di possesso della Arcibasilica del Santissimo Salvatore.Infatti, dopo il possesso di Leone X nel 1513, i Papi terminarono di prendere possesso della basilica Lateranense in mitra, o regnum, e manto papale.

Il primo Papa a recarsi in mozzetta e stola per la presa di possesso del Laterano fu Clemente VII, l'altro Papa Medici, nel 1525.Il suo successore Paolo III, fece lo stesso, mentre San Pio V indossò anche la falda minore e così anche i suoi successori. Inoltre, la simbologia dei colori ritornava anche sui finimenti del cavallo utilizzato dai Pontefici, prima che fosse introdotto l'uso della carrozza, in occasione della prese di possesso e di viaggi.

Essi, infatti, cavalcavano un cavallo bianco con una gualdrappa rossa.Già in epoca carolingia si introdusse, inoltre, un gesto carico di simboli: il nuovo imperatore nell'abito delle cerimonie di incoronazione imperiale, in segno di sottomissione e di umiltà, conduceva le briglie del cavallo del Papa, per un breve tratto di strada, lo spazio di un tiro d'arco, ripetendo quanto già fece Pipino il breve con Stefano II. Gaetano Moroni e Giuseppe Novaes, come pure altri autori, ricordano che anche quando il Papa si recava alle cappelle dell'Annunziata, di San Filippo e della Natività, a Santa Maria Maggiore, usciva in mozzetta stola e rocchetto.

Moroni aggiunge, poi, che tutte le volte che il Papa assume la mozzetta la porta sempre sul rocchetto, la veste, che può essere di seta o di lana a seconda delle circostanze, la fascia con i fiocchi e la stola (tranne in alcuni casi specifici), con l'aggiunta della falda minore, in particolari circostanze. Una parola più specifica va spesa infine sull'uso della stola del Sommo Pontefice.Il Papa la utilizzava ogni qualvolta compariva in pubblico o per qualche funzione non strettamente liturgica.

Tale stola era lunga sino ad un palmo sotto il ginocchio ed è alquanto unita al petto da un cordone formante un nastro, con due croci laterali. "È tutta ricamata con arabeschi, ossia frangi di foglie e fiori, pendendo dalle estremità lunghe frange.Essa è sempre ricamata d'oro, di colore bianco o rosso, secondoché si usa la mozzetta bianca o rossa, come si prescrive nei rituali, alcune volte più, altre volte meno preziosa, usandola nelle solenni cavalcate ricamata di perle.

Solo il Romano Pontefice la porta in segno di Suprema dignità e potestà". All'uso della stola sulla mozzetta si univa sempre quello della croce papale, che portata dal suddiacono apostolico – un uditore di Rota – e accompagnata dai maestri ostiari di virga rubea, precedeva sempre il Papa in ogni uscita che aveva carattere di ufficialità: l'una e l'altra si adoperavano per Roma, nelle chiese, nei monasteri, nelle visite ai sovrani, e via dicendo.Inoltre un tale abito era previsto quando il Papa si recava per l'Urbe senza andare a celebrare messa, oppure quando viaggiava da un città all'altra, approssimandosi ad entrarvi. —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Ucraina-Russia, ore cruciali per la tregua: Trump parlerà con Putin e Zelensky

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(Adnkronos) – In attesa dei colloqui telefonici annunciati da Donald Trump con Putin, prima, e con Zelensky, poi, il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha anticipato che Russia e Ucraina hanno concordato di "scambiarsi un elenco con le condizioni per la tregua". "E' un lavoro in corso", ha sottolineato, precisando che "sarebbe ora prematuro rivelare dettagli dei colloqui, dal momento che sono in corso e si svolgono a porte chiuse".Peskov ha anche reso noto che un incontro tra Putin e Zelensky ''è possibile'', ma solo ''dopo che le delegazioni raggiungeranno determinati accordi''. E il Vaticano potrebbe essere la sede dei colloqui di pace tra Russia e Ucraina.

Lo ha dichiarato il segretario di Stato americano, Marco Rubio, che a Roma ha incontrato il cardinale Matteo Zuppi prima di dirigersi a Villa Madama per il bilaterale con il ministro degli Esteri, Antonio Tajani.Secondo il sito di Sky News, alla domanda se il Vaticano potesse fungere da mediatore di pace, Rubio – prima del colloquio con Zuppi avvenuto presso l'ambasciata americana – ha risposto: "Non lo definirei un mediatore, ma lo è certamente – penso che sia un luogo in cui entrambe le parti si sentirebbero a proprio agio.

Quindi parleremo di tutto questo e ovviamente sarò sempre grato al Vaticano per la sua disponibilità a svolgere questo ruolo costruttivo e positivo".Rubio ha anche rilanciato l'appello di Trump per un cessate il fuoco completo in Ucraina, ha spiegato la portavoce del segretario di Stato Usa che ha anche detto di accogliere positivamente l'accordo per lo scambio di prigionieri fra Kiev e Mosca.  Secondo quanto ha dichiarato a Sky News una fonte all'interno della delegazione ucraina, nei negoziati di Istanbul la delegazione mandata da Mosca ha chiesto agli inviati di Kiev che venissero riconosciute come territorio russo cinque regioni ucraine.

Durante i colloqui i russi hanno minacciato ''una guerra eterna'' e la delegazione ''non era preparata a discutere i dettagli tecnici di un accordo di cessate il fuoco e stavano aspettando l'approvazione dei loro superiori'', ha aggiunto. Come condizioni è stato posto ''il ritiro delle truppe ucraine dalle regioni di Donetsk, Zaporizhia, Kherson e Luhansk dell'Ucraina, prima di qualsiasi cessate il fuoco''.Inoltre sul tavolo è stato messo il ''riconoscimento come russe, da parte internazionale, di cinque parti dell'Ucraina'', ovvero la penisola di Crimea annessa nel 2014 e le quattro regioni di Donetsk, Zaporizhia, Kherson e Luhansk. 
I russi hanno anche chiesto che ''l'Ucraina diventi uno Stato neutrale, privo di armi di distruzione di massa'' e che ''gli alleati di Kiev non stanzino alcuna delle loro truppe nel Paese''.

Infine, sia la Russia, sia l'Ucraina ''rinunciano a richiedere il risarcimento dei danni di guerra'', ha detto la delegazione russa. Secondo il funzionario ucraino, i negoziatori russi hanno avanzato le richieste verbalmente e non hanno condiviso alcun documento scritto.L'Ucraina ha ieri già bollato come ''inaccettabili'' le richieste di Mosca a Istanbul, affermando che sono una dimostrazione di come la Russia che non prenda sul serio la questione della pace.   Il primo risultato dei colloqui diretti Mosca e Kiev, i primi dal 2022, è stato un accordo per lo scambio di mille prigionieri ciascuno, mille russi in cambio di altrettanti ucraini. "Per il momento, dobbiamo fare ciò che le delegazioni hanno concordato" in Turchia, ha dichiarato Peskov ai giornalisti in risposta alla domanda se fossero previsti altri colloqui per un secondo round. "Questo, ovviamente, significa prima di tutto completare uno scambio di prigionieri di guerra 1.000 per 1.000", ha detto. Sulla composizione della delegazione russa, ''non si parla di cambiarla, anzi resterà la stessa'', ha spiegato Peskov aggiungendo che i negoziati ''dovrebbero svolgersi a porte chiuse''. "Quando si firmano i documenti su cui le delegazioni devono concordare, la cosa più importante e fondamentale per noi è chi esattamente firmerà questi documenti da parte ucraina", ha detto Peskov ai giornalisti.  —internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Juve Stabia – Palermo, Adorante: “Senza peso, ma solo sana follia e ambizione per continuare a sognare”

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L’emozione era palpabile sul volto di Andrea Adorante al termine della vibrante sfida degli ottavi di finale dei playoff di Serie B che ha visto la sua Juve Stabia superare di misura il Palermo per 1-0. Il suo sedicesimo gol stagionale ha regalato una vittoria preziosissima alle Vespe, alimentando un sogno che la squadra campana intende coltivare con tutte le proprie forze.

“Non ho trattenuto l’emozione, non ho pensato all’ammonizione,” ha dichiarato un Adorante raggiante durante la conferenza stampa post-partita. “Sono contento che la partita sia andata così, ci crediamo fino alla fine, cercheremo di giocarcela con tutti.”

L’attaccante ha poi sottolineato la forza mentale di un gruppo che affronta questi importanti appuntamenti con una leggerezza sorprendente: “La nostra forza è essere spensierati. Senza peso, abbiamo solo la follia e l’ambizione, vedremo come andrà.” Una mentalità che sembra liberare le energie migliori della squadra nei momenti cruciali.

Adorante ha anche evidenziato la coesione del gruppo come elemento chiave per il successo: “La compattezza del gruppo è fondamentale, nel primo tempo abbiamo fatto un po’ fatica, poi nel secondo tempo abbiamo trovato più il piglio del gioco trovando spazi da cui è nato il gol. La differenza la fa la squadra, perché tutti danno l’anima, e sono certo che darà tutto anche per le prossime.”

Analizzando la tattica avversaria, l’attaccante gialloblù ha spiegato come l’atteggiamento del Palermo abbia influito sull’andamento della gara: “Nel primo tempo, ci aspettavano bassi, abbiamo fatto un pò fatica, nel secondo tempo sono tornati in campo più aggressivi e ciò ha liberato spazi, che ci ha fatto trovare la rete.”

Nonostante la stanchezza e la rapida successione degli impegni, Adorante ha mostrato grande determinazione in vista del prossimo ostacolo, la Cremonese: “Stasera festeggeremo perché c’è lo meritiamo, e da domani penseremo alla Cremonese. La vicinanza delle partite non è un problema, queste partite si preparano da sole, un paio di giorni in più sarebbe sicuramente meglio, ma conta come andiamo in campo.”

Le parole di Andrea Adorante trasudano fiducia e consapevolezza, incarnando lo spirito di una Juve Stabia che, forte della sua spensieratezza e della compattezza del gruppo, è pronta a giocarsi le proprie carte fino all’ultimo secondo di questi emozionanti playoff. Il sogno continua, alimentato dai gol e dalla mentalità di un attaccante che non ha paura di osare.

Finlandia, 5 morti nella collisione tra due elicotteri

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(Adnkronos) – Cinque persone sono morte nella collisione in volo tra due elicotteri, in Finlandia.L'incidente si è verificato nei pressi dell'aeroporto di Eura.

Gli elicotteri erano decollati da Tallinn, in Estonia, ed erano diretti a Piikajärvi, a pochi chilometri dal luogo dell'incidente.Uno dei due velivoli trasportava tre persone, l'altro due: si tratterebbe, secondo i media locali, di uomini di affari.

Non si sono sopravvissuti.  —internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Juve Stabia – Palermo, Pagliuca: “Vittoria del gruppo. Valori morali la nostra forza, avanti con il sorriso”

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La Juve Stabia continua a sognare.Al termine degli ottavi di finale dei playoff di Serie B contro il Palermo, le Vespe sono uscite dal terreno di gioco dello Stadio Romeo Menti vittoriose per 1-0.La gara si è tenuta in un clima surreale, caratterizzata dall’entusiasmo generale e da momenti di grande sofferenza.I padroni di casa hanno cercato di reagire nel migliore dei modi alle scorribande dei gialloneri, compattandosi in difesa e riorganizzandosi dopo l’infortunio accusato da Fortini.La reazione diventa quasi follia generale al momento del palo colpito da Floriani Mussolini al 29′ e dell’errore clamoroso sotto porta di Candellone, che hanno illuso tutti.Nel secondo tempo (al 67′), però, la rete decisiva dell’1-0 di Adorante ha fatto esplodere il pubblico.Indipendentemente dal risultato positivo e dal prosieguo di un obiettivo surreale, oggi si è scritta una pagina storica per la piazza gialloblù.Tutti sono consapevoli del grande (e inaspettato) traguardo raggiunto dalla Juve Stabia e non ci sarà mai nulla da recriminare a questi ragazzi e al loro condottiero, mister Guido Pagliuca.

Quest’ultimo ha sottolineato la grande gratitudine nei confronti di staff e gruppo squadra in numerose occasioni, inclusa la conferenza stampa post-partita di questa sera.Di seguito riportato l’estratto delle sue dichiarazioni.

La conferenza stampa di Pagliuca

Meriti: “Naturale che oggi è merito di un gruppo devastante, che ha tutto sotto tutti gli aspetti e in primis valori a livello morale.

Anche oggi abbiamo giocato contro una squadra forte, allenata benissimo, che ha una società e una piazza importantissima: siamo stati bravi sia a giocare che a non andare dietro alla logica del risultato, accontentandoci del pari.Invece siamo ostentati verso il gol.Ora è il momento di riposare e andare avanti col sorriso”.Atteggiamento della squadra: “Faccio i complimenti anche a chi è subentrato, al mio staff perché sta tanto tempo qui al campo.Faccio i complimenti veramente al Palermo, siamo stati tanto qui a preparare per chiudere tempi e spazi perché sapevamo che poteva venirci uomo a uomo.

I ragazzi sono stati bravi a interpretare bene, anche Kevin Piscopo trovava spazio e prendeva palla con la postura del corpo giusta e ci ha dato vantaggi.Devo riconoscere i meriti del Palermo, forte e ben allenata: noi siamo felici di quanto è successo.Naturalmente la vittoria è di Castellammare, della squadra, delle persone che lavorano nell’ombra: avere lo stadio e il tifo con persone che ti spingono così è un vantaggio enorme e insieme abbiamo battuto una squadra importante”.

Aspettative di atteggiamento del Palermo: “Il Palermo si è abbassato per cercar di non prendere la posizione di quel giocatore in mezzo al campo, facendo tante rotazioni.Loro erano stretti e temporeggiavano, ci davano tempi di gioco e possibilità di giocare a sinistra fronte alla porta.

Bravi ad alternare questa posizioni, abbiamo preparato la partita in 3 giorni.I tempi di recupero e di lavoro sono pochi ma siamo da tanto tempo insieme e determinate strutture possiamo farle perché i ragazzi hanno conoscenze”.Indisponibili: “Buglio ha iniziato ma è un pochino dietro, è importante per noi.

Perderemo Gerbo in questi giorni perché deve fare una cosa personale.Fortini ha questo problema che analizzeremo in questi giorni, però non l’ho visto benissimo: vediamo, è un 2006 al primo infortunio e domani valuteremo l’entità”.Richiamo alla preparazione: “Abbiamo lavorato con continuità cercando di mantenere principi fisici, mentali e tecnico-tattici.

Con il tempo i ragazzi riconoscono le situazioni in modo più inconscio, veloce grazie all’istinto e abituati a farlo: lo sviluppo si velocizza e questo permette di arrivare con il corpo proiettato verso la porta avversaria e con i tempi arriviamo abbastanza bene”.Divertimento: “Abbiamo iniziato la partita nei primi 6-7 minuti più contratti e con più attenzione che leggerezza.Penso che il calcio sia un gioco e i giocatori devono divertirsi quando possibile, perché negli ultimi 20 minuti il Palermo e un po’ la fatica ci hanno messo in difficoltà: quelli sono i momenti in cui si sente cuore e tenacia.

Quando si può giocare devi divertirti con grande rispetto della maglia che indossi”.

Sul miglioramenti di Thiam: “Thiam ha fatto una grande parata su calcio da fermo, l’unica occasione che hanno avuto di testa e sulla punizione di Brunori, è stato bravo: abbiamo subito due calci da fermo e credo sia stato legittimo.Bravo anche nella gestione della palla con i piedi, è cresciuto tantissimo grazie al lavoro di Amedeo (il preparatore dei portieri).

Sotto l’aspetto caratteriale è tanto quel che porta alla squadra nel quotidiano così tutti i ragazzi, che meritano questo sogno che merita Castellammare e il ds, persona sempre vicina alla squadra.Meritano anche società, presidente e tifosi: momenti belli ma da vivere con grande consapevolezza.Scelta di Mosti a centrocampo: “Nicola lavora a centrocampo da un po’, secondo me è fortissimo specialmente in quel ruolo lì.

Oggi ha giocato nei 2 mediani, ha piede e gamba e avevamo bisogno di pareggiare il motore che il Palermo ha in alcune zone di campo.Lui è un ragazzo eccezionale sotto l’aspetto umano per quanto ci tiene per i compagni.Sono dispiaciuto per chi non ha giocato come Leone, partita che andava contro le sue caratteristiche e abbiamo optato per questa scelta: sono contento delle opzioni che abbiamo lì”.Recupero: “Prima si gioca in casa con la Cremonese, iniziamo da domani perché abbiamo bisogno di recuperare tutti dopo una partita tosta e in cui abbiamo passato tanti tempo e chiesto consigli a un allenatore che sta facendo corso con me, perché avevo difficoltà a ragionare su alcune cose.Non dico il nome per rispetto, ma mi ha dato idee importanti”.

Gestione delle sfide: “Son sincero, è una cosa non molto simpatica giocare dopo 3 giorni con gli altri che hanno riposato molto di più Dispiace e sono convinto che incide su partita e prestazione, ma può non incidere sul risultato.

normale che giocarsi playoff così importanti ogni 3 giorni dispiace, bisognerebbe avere possibilità di recuperare.Non è possibile, siamo giovani con grande entusiasmo e grande comunità: insieme cercheremo di fare il meglio possibile”.

Rimpianti: “Dispiace per l”infortunio di Fortini, è stata una partita tosta e potevamo andare in vantaggio prima o prendere gol.

Sapevamo che gli episodi potevano incidere, ma volevamo focalizzarci sulla prestazione che dipende da noi.C’è stata a prescindere, vincere ti dà entusiasmo altissimo e sarei stato a priori contentissimo della vittoria dei ragazzi”.

 

https://youtu.be/QMNodf_dXPA

Genoa-Atalanta 2-3, bergamaschi in rimonta si assicurano tre punti

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(Adnkronos) – Non è bastato al Genoa andare in vantaggio due volte per fare risultato contro l'Atalanta.I bergamaschi in rimonta si assicurano i tre punti anche allo Stadio Ferraris, vincendo per 3-2 contro i Grifoni.

Pinamonti porta in vantaggio i rossoblù al 37', poi tutti negli spogliatoi.Alla ripresa, pronti via e la Dea si riporta in parità con Sulemana.

Ancora dieci minuti e al 58' il Genoa di nuovo avanti ancora con Pinamonti, al quale risponde Maldini al 63'.Il gol vittoria arriva dal capocannoniere Retegui che fissa il risultato sul 3-2 finale all'89'. —sportwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Caso Garlasco, martedì saranno sentiti anche Stasi e Marco Poggi come testimoni

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(Adnkronos) – Non solo il nuovo indagato Andrea Sempio.Martedì 20 maggio anche Alberto Stasi, condannato in via definitiva 16 anni di carcere per l’omicidio della fidanzata Chiara Poggi, sarà sentito dai magistrati di Pavia nell’ambito del nuova inchiesta sul delitto di Garlasco che vede indagato per omicidio in concorso (con Stasi o altri) l'amico del fratello della vittima.  Da quanto apprende l'Adnkronos, Stasi sarà sentito nel primo pomeriggio come testimone assistito, ossia sarà accompagnato dai difensori, l'avvocata Giada Bocellari e Antonio De Rensis.

Sempio è convocato a Palazzo di giustizia alle ore 14 e non è escluso che i due si possano (casualmente) incrociare. Visto che l'intenzione della Procura è di stringere il cerchio intorno a Sempio le domande 'incrociate' potrebbero servire a ricostruire i rapporti tra la vittima e altri personaggi tirati in ballo in questi anni a Garlasco e magari definire chi possa essere Ignoto 2 visto che Sempio è indagato per omicidio in concorso con altri.  Se la strategia di Stasi è intuibile – risponderà visto che ha quasi finito di scontare la sua condanna definitiva nel carcere di Bollate – l'indagato Sempio potrebbe decidere di tacere e di attendere la chiusura delle indagini per avere il quadro completo delle accuse che i pubblici ministeri gli muovono.Il dispiegamento di forze messo in campo dalla Procura e dai carabinieri di Milano è notevole e martedì sul tavolo dei magistrati potrebbe spuntare un asso dalla manica. 
Come testimone sempre martedì verrà sentito a Venezia, da tempo si è trasferito a Mestre, Marco Poggi fratello della ventiseienne uccisa il 13 agosto 2007.

Marco Poggi era in vacanza in Trentino quando è avvenuto il delitto.La contemporaneità delle convocazioni è un chiaro segnale che la procura di Pavia vuole stringere i tempi sull'indagine che vede indagato solo Sempio.   La scelta di interrogare Sempio martedì 20 maggio sembra svelare l'intenzione di chiudere in fretta un caso che ha già un suo colpevole certo.

La convocazione, comunque la si legga, metterà per la prima volta l'indagato di fronte alle carte raccolte dai pubblici ministeri Stefano Civardi, Valentina De Stefano e Giuliana Rizza, e c'è chi scommette che spunterà qualche asso dalla manica da parte di una procura, guidata da Fabio Napoleone, che non si è arresa di fronte ai primi no dell’Ufficio gip alla riapertura su Sempio, la cui posizione è già stata archiviata otto anni fa da altri magistrati di Pavia.  L'indagato, accompagnato dai suoi avvocati Angela Taccia e Massimo Lovati, ha la facoltà di non rispondere o rendere dichiarazioni spontanee, ma per ora anche lui non svela le mosse. "Non voglio anticipare nulla della strategia difensiva" dice Lovati all'Adnkronos.Non sarà il fumo negli occhi delle ultime attività classiche d'indagine – le perquisizioni alla caccia di appunti e materiale informatico o la caccia all’arma del delitto nel canale di Tromello, entrambe scattate mercoledì scorso – gli elementi su cui i pm pubblici scommettono. Per i risultati informatici – oggi a Sempio è stato restituito il cellulare – ci vorrà tempo, mentre appare più suggestivo che preoccupante il vecchio tema sull'omicidio di Chiara Poggi scritto nel 2013 come prova in un corso di giornalismo svelato dallo stesso Sempio ai carabinieri che hanno bussato alla sua porta di Voghera.

E il rinvenimento della possibile arma arenata da anni sul fondale melmoso del canale non sembra dare rapide certezze.Servirà probabilmente una comparazione tra i possibili oggetti ripescati con le foto delle ferite della vittima ed esami specifici per capire da quanti anni quegli strumenti sono rimasti nell’acqua per avere risposte.  Più probabile che contro Sempio si tornerà a premere per farsi spiegare perché ci sia il suo Dna – questa è la convinzione della Procura che si è affidata al genetista Carlo Previderé – sulle unghie di Chiara Poggi.

Match già scartato perché ritenuto inutilizzabile nei processi a Stasi e nell'archiviazione su Sempio.L'allora ventenne frequentava casa Poggi e la presenza del suo materiale genetico non è sospetta.

I pm proveranno a insistere sugli orari della mattina del 13 agosto 2007, sull'alibi fornito dallo scontrino di un parcheggio a Vigevano consegnato un anno dopo la morte di Chiara, sulle tre chiamate di pochi secondi verso casa Poggi pochi giorni prima dell’omicidio.E magari verrà chiesto a Sempio del malore di sua madre quando i carabinieri di Milano le hanno fatto il nome di un ex vigile del fuoco.  La convocazione di martedì in procura è anche pressing investigativo e mediatico.

In due mesi Sempio è stato convocato quattro volte in caserma (per attività di prelievo o burocratiche), due negli ultimi tre giorni, solo in un caso i giornalisti non erano fuori ad attenderlo.Un fiato sul collo che continuerà a lungo se si tiene conto che solo il 17 giugno inizieranno le operazioni sui reperti e che per l’incidente probatorio si tornerà in aula il 24 ottobre prossimo.  —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Roma, sparatoria in una falegnameria a Ottavia: due morti

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(Adnkronos) – Spari in una falegnameria in via della Stazione di Ottavia a Roma dove un uomo è stato ucciso a colpi di arma da fuoco e un altro, gravemente ferito, è morto poco dopo.A trovarli è stato il proprietario della falegnameria che ha avvisato la polizia.

Quando l'uomo è entrato nel locale ha trovato un uomo disteso a terra con ferite di arma da fuoco alla testa e alla schiena e un altro uomo ferito.Sul posto la squadra mobile, la polizia scientifica e il 118 che stanno cercando di ricostruire quanto accaduto. —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Eurovision, al via la finale: brevi scontri tra pro-Pal e polizia a Basilea

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(Adnkronos) – A Basilea prende il via il gran finale dell'Eurovision song contest 2025.La serata finale si è aperta con il vincitore dell'anno scorso, Nemo che ha cantato 'The code'.

Sono 26 i Paesi che tornano a esibirsi nell'arena St.Jakobshalle per contendersi il microfono di cristallo.

Un'area sold out: 36mila persone e biglietti venduti in meno di due ore.Gli artisti hanno sfilato ognuno con la propria bandiera e Gabry Ponte, rappresentante di San Marino, ha sfilato con la bandiera sammarinese ma indossando i colori italiani: pantaloni rossi, maglia bianca e giacca verde.

Ad aprire la gara è la Norvegia (Kyle Alessandro – "Lighter").  A seguire: 2.Lussemburgo (Laura Thorn – "La Poupée Monte Le Son"); 3.

Estonia (Tommy Cash – "Espresso Macchiato"); 4.Israele (Yuval Raphael – "New Day Will Rise"); 5.

Lituania (Katarsis – "Tavo Akys"); 6.Spagna (Melody – "Esa Diva"); 7.

Ucraina (Ziferblat – "Bird of Pray"); 8.Regno Unito (Remember Monday – "What The Hell Just Happened?"); 9.

Austria (JJ – "Wasted Love"); 10.Islanda (VÆB – "Róa"); 11.

Lettonia Tautumeitas – "Bur Man Laimi"); 12.Paesi Bassi (Claude – "C’est La Vie"); 13.

Finlandia (Erika Vikman – "Ich komme").  E ancora: 14.Italia (Lucio Corsi – "Volevo Essere Un Duro"); 15.

Polonia (Justyna Steczkowska – "Gaja"); 16.Germania (Abor & Tynna – "Baller"); 17.

Grecia (Klavdia – "Asteromáta"); 18.Armenia (Parg – "Survivor"); 19.

Svizzera (Zoë Më – "Voyage"); 20.Malta (Miriana Conte – "Serving"); 21.

Portogallo (Napa – "Deslocado"); 22.Danimarca (Sissal – "Hallucination"); 23.

Svezia (Kaj – "Bara Bada Bastu"); 24.Francia ( Louane – "maman"); 25.

San Marino (Gabry Ponte – "Tutta L’Italia"); 26.Albania (Shkodra Elektronike – "Zjerm").  Si sono verificati brevi scontri tra manifestanti pro-Pal e polizia nelle strade di Basilea, in Svizzera, poco prima dell'esibizione della cantante israeliana Yuval Raphael nella finale dell'Eurovision.

Lo riferisce l'Afp, sottolineando che diverse centinaia di manifestanti si sono radunati nel centro della città per contestare la partecipazione di Israele alla manifestazione musicale  —spettacoliwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Superenalotto, numeri e la combinazione vincente 17 maggio 2025

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(Adnkronos) – Nessun '6' né '5+1' al concorso di oggi, sabato 17 maggio 2025, del Superenalotto.Centrati invece quattordici '5' che vincono 13.461,79 euro ciascuno.

Il jackpot per il prossimo concorso sale a 34,6 milioni di euro. Al SuperEnalotto si vince con punteggi da 2 a 6, passando anche per il 5+.L'entità dei premi è legata anche al jackpot complessivo.

In linea di massima: – con 2 numeri indovinati, si vincono orientativamente 5 euro; – con 3 numeri indovinati, si vincono orientativamente 25 euro; – con 4 numeri indovinati, si vincono orientativamente 300 euro; – con 5 numeri indovinati, si vincono orientativamente 32mila euro; – con 5 numeri indovinati + 1 si vincono orientativamente 620mila euro.  E' possibile verificare eventuali vincite attraverso l'App del SuperEnalotto.Per controllare eventuali schedine giocate in passato e non verificate, è disponibile on line un archivio con i numeri e i premi delle ultime 30 estrazioni.  La schedina minima nel concorso del SuperEnalotto prevede 1 colonna (1 combinazione di 6 numeri).

La giocata massima invece comprende 27.132 colonne ed è attuabile con i sistemi a caratura, in cui sono disponibili singole quote per 5 euro, con la partecipazione di un numero elevato di giocatori che hanno diritto a una quota dell'eventuale vincita.In ciascuna schedina, ogni combinazione costa 1 euro.

L'opzione per aggiungere il numero Superstar costa 0,50 centesimi. La giocata minima della schedina è 1 colonna che con Superstar costa quindi 1,5 euro.Se si giocano più colonne basta moltiplicare il numero delle colonne per 1,5 per sapere quanto costa complessivamente la giocata.  La combinazione vincente del concorso di oggi del SuperEnalotto è: 10, 11, 19, 22, 39, 88.

Numero Jolly: 29.Numero SuperStar: 73.  —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Gauff e i complimenti a Paolini e… Sinner: “Talento generazionale”

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(Adnkronos) –
Coco Gauff si complimenta con Jasmine Paolini e a…Jannik Sinner.

La tennista americana oggi, sabato 17 maggio, ha perso la finale degli Internazionali d'Italia contro l'azzurra in due set con il punteggio di 6-4, 6-2.E in conferenza stampa Gauff ha voluto elogiare l'avversaria ma tutto il movimento azzurro, che domani potrebbe festeggiare altri due successi nel Masters 1000 di Roma con le finali nel doppio, con protagonista ancora Paolini in coppia con Errani, e nel tabellone maschile, dove Sinner sfiderà Alcaraz. "Jasmine e Jannik hanno fatto un grande lavoro nel migliorare il loro gioco, specialmente Jasmine ricordo di averla affrontata ad Adelaide ed era molto più passiva.

Sinner è uno dei giocatori più forti del mondo, sicuramente c’è un lavoro importante della Federazione ma parlando nello specifico di Jannik credo che si stia parlando di un talento generazionale", ha detto Gauff, "spero però di avere ancora la possibilità di giocare una finale qui. È difficile affrontare Jasmine sulla terra, quando è in fiducia gioca un gran tennis, lo scorso anno ha fatto due finali slam e ha dimostrato di poter giocare da numero uno del mondo —sportwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Meloni vede Merz: “Smentita assenza interesse di Berlino per l’Italia”

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(Adnkronos) – Giorgia Meloni ricerve Friedrich Merz dopo le polemiche sulla mancata presenza dell'Italia al vertice dei Volenterosi in Albania e "smentisce'' l'assenza dell'interesse di Berlino per Roma. "E' stato un incontro molto aperto, cordiale, ma soprattutto molto operativo e concreto", che "credo rappresenti la smentita più efficace alla presunta assenza di interesse del governo tedesco a un rapporto con l'Italia…'', ha detto la premier che, dopo il colloquio di circa un'ora a palazzo Chigi con il cancelliere tedesco, assicura ''solidi'' legami tra Roma e Berlino smentendo attriti apparsi sulla stampa.  "Sono molto felice di aver accolto il cancelliere Merz -assicura il presidente del Consiglio italiano – Siamo Nazioni amiche.Siamo l'un per l'altro partner fondamentali.

La solidità e la profondità delle nostre relazioni sono impossibili da mettere in dubbio''. ''Veniamo dai lavori della Cpe, dove abbiamo avuto modo di scambiarci prime opinioni, che abbiamo approfondito nel bilaterale.I nostri destini sono legati'', ha detto ancora la premier. "Se l'Italia e la Germania lavorano insieme", rimarca Meloni, è un bene per l'Europa. "Rilanciare la competitività delle nostre imprese è una priorità", garantisce. Parlando di Medio Oriente, Meloni afferma che "proprio perché siamo amici di Israele, non possiamo restare indifferenti" rispetto a quanto sta accadendo a Gaza, dove la ''situazione è sempre più drammatica''. ''Non c'è futuro per la presenza di Hamas sulla Striscia" o "comunque nello Stato palestinese''.  Quanto all'Ucraina "non c'è stato l'incontro Zelensky-Trump ma è comunque positivo che le delegazioni si siano viste, grazie anche all'azione della Turchia e dell'America.

Ci auguriamo che sia un primo passo per un processo di pace giusto e duraturo che tenga conto delle necessarie garanzie di sicurezza per la Nazione aggredita". 
Quanto alle parole di Macron, "non posso che prendere atto del fatto che l'invio di truppe non è più un tema in discussione.Come si sa, più volte ho espresso le mie perplessità rispetto all'efficacia delle iniziative di questo tipo, in particolare mentre tutti quanti stiamo lavorando su una priorità: un cessate il fuoco incondizionato.

Una priorità che accompagna la necessità di continuare a sostenere l'Ucraina nella sua capacità di difendersi.Qualora si dovesse riuscire ad arrivare a un serio tavolo delle trattative per la pace in Ucraina, altra priorità è la questione delle garanzie di sicurezza per la nazione aggredita.

Queste sono le priorità indipendentemente dai formati'' dei vertici "ma ovviamente, soprattutto ora che l'ipotesi dell'invio dei soldati pare sia tramontata, a maggior ragione, noi continuiamo ad essere disponibili, come siamo sempre stati disponibili a partecipare a qualsiasi formato con i nostri partner europei e occidentali per raggiungere una pace duratura e giusta in Ucraina". ''Mi pare abbastanza chiaro -ha rimarcato Meloni- che tenere unito l'Occidente, che è stata la nostra forza dall'inizio dell'invasione russa nell'Ucraina, senza escludere nessuno e consentendo a tutti di esprimere il proprio punto di vista, per l'Italia è sempre stata una priorità.E quindi, forse è necessario in un momento delicato come questo abbandonare un po' i personalismi che rischiano di minare l'unità dell'Occidente che è stata fondamentale e resta fondamentale per risolvere il conflitto in Ucraina''. "Soprattutto ora che l'ipotesi dell'invio dei soldati pare sia tramontata, a maggior ragione, noi continuiamo ad essere disponibili, come lo siamo sempre stati, a partecipare a qualsiasi formato con i nostri partner europei e occidentali per raggiungere una pace duratura e giusta in Ucraina", ha detto la premier.   L'Italia è "un partner strategico irrinunciabile" per la Germania, un Paese "importante e grande nell'Unione europea", ha dichiarato Merz.

L'importanza dell'Italia "vale non solo per me ma per tutto il mio governo", ha aggiunto. "In nessun momento nei colloqui per definire l'accordo di coalizione c'è stata una discussione, con la Spd, sul ruolo dell'Italia".  
La Germania, ha anticipato poi Merz, intende collaborare con l'Italia anche sul dossier dell'immigrazione, con contatti in vista fra i ministeri degli Interni dei due Paesi. "Vogliamo trovare intese e soluzioni appropriate, collaborare con Stati terzi.Crediamo che le iniziative italiane con i Paesi rivieraschi abbia avuto successo", ha detto il Cancelliere per cui invece il modello 'Albania' "può essere una opzione, ma non la soluzione" del problema posto dall'immigrazione.

La Germania non intende "lasciare soli" i Paesi alle frontiere esterne dell'Ue, ha quindi precisato. "Al momento non vedo il motivo di scrivere lettere.Noi rispettiamo la sovranità delle corti.

Dobbiamo avere una politica europea comune sui rifugiati in piena corrispondenza con il diritto europeo", ha poi aggiunto, in riferimento a possibili iniziative di chiarimenti sulle convenzioni europee in materia.   —politicawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Panatta: “Paolini grandissima, Gauff tira solo forte: non basta per il tennis”

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(Adnkronos) – "Jasmine Paolini è una giocatrice straordinaria.Il 95% delle giocatrici tirano forte e non pensano.

Devono imparare a giocare a tennis".Adriano Panatta emette giudizi severissimi dopo il trionfo di Jasmine Paolini nella finale degli Internazionali d'Italia – Roma 2025.

L'azzurra ha superato la statunitense Coco Gauff che – eufemismo – non entusiasma Panatta. "Paolini è una grandissima giocatrice, non ha un fisico giunonico ma è una valchiria di cuore.Ha vinto con intelligenza, Gauff ha perso senza intelligenza.

Sono tenniste fatte in laboratorio, non cambia mai espressione durante il match.Lei, o chi le sta accanto, non capisce che bisogna cambiare modo di giocare.

Una giocatrice di quel livello, numero 3 del mondo e potenzialmente numero 1, dovrebbe cambiare allenatore", dice Panatta alla Rai. Gauff, come molte atlete top di oggi, è 'programmata' per giocare sul cemento. "Imparare a giocare sulla terra battuta non fa mica male…Gauff fatto una palla corta che non ho visto fare nemmeno al circolo da due signore attempate…

Ormai insegnano solo a tirare forte senza pensare.Il 95% delle giocatrici gioca come la Gauff, vince chi sbaglia meno: è una noia mortale.

Mi diverto a guardare la Paolini perché pensa e fa giocare" male "queste giocatrici…vabbeh, giocatrici…

capaci di giocare solo in una maniera…".  Il totem del tennis italiano non si ferma: "Sanno giocare solo in un modo?Allora restassero sul cemento e non venissero qui.

Se vuole essere una campionessa vera, una tennista deve saper giocare su qualsiasi superficie.Tra gli uomini, i big vincono dappertutto.

Tra le donne allora la classifica è falsa…Facessero un circuito solo cemento per queste tenniste..", ribadisce. "Giocano tutte nello stesso modo, tirano forte anche in maniera impressionante.

A tennis, però, c'è la rete e ci sono le righe: non basta tirare forte, bisogna imparare a giocare a tennis". —sportwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Paolini, trionfo a Roma dedicato a Mattarella: “Siamo riusciti a portarlo al Foro Italico”

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(Adnkronos) –
Jasmine ha vinto gli Internazionali d'Italia 2025 e ha dedicato il trionfo a Sergio Mattarella.La tennista azzurra ha battuto oggi, sabato 17 maggio, l'americana Coco Gauff nella finale del Masters 1000 di Roma alla presenza del Presidente della Repubblica.

A fine partita, durante la cerimonia di premiazione, Paolini ha voluto dedicare un ringraziamento speciale proprio alla prima carica dello Stato, da sempre grande amante dello sport. "Un grazie per il sostegno al Presidente Sergio Mattarella", ha detto Paolini al microfono del Centrale, "alla fine dello scorso anno siamo andati noi al Quirinale, questa volta siamo riusciti noi a portarlo al Foro Italico".Poi la risata liberatoria che ha strappato un sorriso e l'applauso, sentito, di Sergio Mattarella.  —sportwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Samanta Togni, la separazione dal marito: “È finita, mi ero annullata per la coppia”

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(Adnkronos) – "Sono sola, però sono io", con queste parole Samanta Togni ospite oggi, sabato 17 maggio, a Verissimo ha parlato della fine del suo matrimonio con Mario Russo, che aveva sposato nel 2020, e del suo percorso di rinascita.  "Ci siamo conosciuti in treno, è stato un colpo di fulmine, ci siamo sposati sette mesi dopo. È stato un grande amore", ha detto la ballerina e conduttrice ricordando il suo matrimonio con Mario Russo. "Lasciare la mia vita è stata dura", ha aggiunto Samanta che agli inizi della relazione si era trasferita a Dubai per seguire il marito. Togni ha parlato dei motivi che hanno portato alla separazione: "Credo di aver dimenticato a un certo punto l'amore verso me stessa, ho dedicato tutto a lui.Mi sono un po' annullata per la coppia.

Se in una coppia il prezzo da pagare è perdere se stessi, credo che sia troppo alto", ha detto. "Abbiamo avuto una crisi importante la scorsa estate – ha continuato la conduttrice – abbiamo tentato di nuovo, ma ci siamo resi conto che avevamo obiettivi di vita diversi".  E ancora, spiega: "Quello che rende felice me, non rende felice lui, dove vedo il mio futuro, non è dove lo vede lui.Ho smesso di vedere questo come un problema da risolvere, ma è stata una consapevolezza".

Oggi Samanta Togni ha ritrovato se stessa, è single ma felice: "Sono sola, però sono io". Samanta Togni ha raccontato che per la danza si è allontanata da casa quando era ancora un'adolescente.A Verissimo, ha spiegato di aver sofferto di disturbi alimentari: "Ho superato questa cosa grazie all'aiuto di mia mamma che mi ha portato da tanti dottori e mi ha fatto capire che quella non era la direzione giusta".

Samanta ha raccontato di essere arrivata a pesare 44 chili: "E quando mi guardavo allo specchio, ancora pensavo che avrei potuto perdere qualcosa.Non avevo più il ciclo e non ero più io", ha ricordato la ballerina.  —spettacoliwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Trionfo Paolini a Roma, batte Gauff e vince gli Internazionali dopo 40 anni

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(Adnkronos) –
Jasmine Paolini vince gli Internazionali d'Italia 2025.La tennista azzurra oggi, sabato 17 maggio, ha battuto la statunitense Coco Gauff, numero tre del mondo, in due set con il punteggio di 6-4, 6-2 .

Paolini conquista così il secondo titolo in un Masters 1000 dopo quello conquistato a Doha, e Roma abbraccia di nuovo una campionessa nel tabellone femminile a quarant'anni di distanza dall'ultima volta.Jasmine diventa così la quarta tennista azzurra di sempre a vincere gli Internazionali dopo Lucia Valerio, Annalisa Ulstein Bossi, e Raffaella Reggi.  "Non mi sembra vero, sono emozionatissima, non so cosa dire.

Sono venuta da bambina a vedere questo torneo pensando di poter sollevare un giorno questa coppa", dice Jasmine durante la premiazione. "Grazie anche per il sostegno al presidente Mattarella, l'anno scorso gli abbiamo portato la coppa al Quirinale, quest'anno siamo riusciti a portarlo qui al Foro Italico.Sono state settimane da sogno.

Domani giochiamo il doppio, non me lo sto scordando, restiamo concentrati.Venite a sostenerci anche domani", conclude rivolgendosi al pubblico.  Per capire l'importanza di questa partita, basta guardare la tribuna d'onore.

Sergio Mattarella arriva al Foro Italico e viene accolto dall'ovazione del Centrale, e la sua presenza dice molto più di quanto si possa pensare.Se il Presidente della Repubblica sceglie di presenziare alla finale del tabellone femminile, preferendola alla super sfida Sinner-Alcaraz, il segnale è forte.

Non solo per Jasmine Paolini, per la prima volta in finale a Roma, che undici anni dopo Sara Errani ritrova un'azzurra all'ultimo atto del 'suo' torneo, ma per tutto il movimento femminile, troppe volte messo in secondo piano rispetto ai colleghi maschi.E questo Mattarella, che lo sport lo conosce e lo respira, lo sa bene. L'approccio, oggi, è fondamentale.

Paolini lo sa ed entra in campo con fiducia e aggressività, conquistandosi subito una palla break e trasformandola con un bel dritto.Lei, che più volte ha subito la pressione di avere gli occhi del Centrale fissi su di lei, non sembra spaventata, tesa o emozionata.

C'è solo voglia di regalare una gioia che a Roma aspettano da troppo tempo.Anche quando Gauff prova a riprendere in mano la partita, costruendosi due occasioni per l'immediato controbreak.

Jasmine annulla prime le due, cede alla terza.Ma rimane calma.

Coco invece no.L'americana cerca di giocare profondo, cerca le linee, soprattutto con il dritto, ma va spesso fuori giri.

E alla fine, piccolo spoiler, gli errori non forzati a stelle e strisce saranno 55, un'enormità. 
Paolini piazza un nuovo break nel terzo game, tornando avanti e prendendosi il primo boato della sua serata.Il Centrale, ora, ci crede davvero.

Urla, esulta, anche quando non dovrebbe, è una bolgia tutta azzurra, con qualche chiazza arancione 'carota'.Dopotutto dall'ultima regina degli Internazionali sono passati quarant'anni esatti.

Era il 1985 e Raffaella Raggi trionfò a Taranto.Poi un'altra americana, Serena Williams, aveva stroncato il sogno di Sara Errani nel 2014.

Corsi e ricorsi storici che scorrono nella terra di questo torneo.Il resto del set Paolini lo passa in difesa.

Gauff, in cui molti, negli Stati Uniti, vedono l'erede proprio di 'queen Serena', attacca, spinge, tira tutto quello che può.Jasmine resiste e porta a casa il primo parziale 6-4.
 Al rientro in campo Paolini agita la racchetta avanti e indietro.

Colpisce una pallina immaginaria con il dritto, poi di rovescio.Non sembra il riscaldamento di una tennista, ma di una pugile.

E gli occhi della tigre, Jasmine, li mostra subito.Si conquista subito due palle break e trasforma la seconda.

Il Centrale esplode perché anche se alla festa manca ancora tanto, la partita sembra indirizzata.Gauff non riesce a controllare la forza dei suoi colpi e sembra cedere mentalmente.

Si arrabbia con se stessa, urla, si agita.E Paolini ne approfitta.

Al terzo game l'ennesimo errore dell'americana regala a Jasmine due occasioni per il nuovo break.Jasmine non si fa pregare e colpisce alla prima.

Il doppio vantaggio regala un momento di relax all'azzurra e Gauff si rifà sotto. Coco reagisce aumentando la precisione dei suoi colpi e limitando gli errori, conquistandosi due occasioni per il controbreak e infilando alla seconda.Jasmine si scuote, e riparte.

Paolini si prende un altro break lasciando l'americana a zero e urla, quando il tabellone scrive 4-1.Ora si tratta solo di amministrare il vantaggio, mentre qualche goccia di pioggia si affaccia sul Centrale.

Ma quelle nuvole ormai, per Paolini, sono amiche.L'hanno salvata ai quarti contro Shnaider, la bagnano a un passo dalla gloria.

Quell'acqua, per lei, è benedetta e precede l'urlo che agli Internazionali non si sentiva da quarant'anni.Paolini si prende il secondo set 6-2 e vince il Masters 1000 'di casa'.

Qualcuno, in tribuna, sventola una bandiera italiana con scritto: "Il tennis è donna".E Mattarella sorride. (di Simone Cesarei) —sportwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Valanga in Svizzera, travolte diverse persone sull’Eiger

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(Adnkronos) – Una valanga ha travolto diverse persone sull'Eiger, nell'Oberland bernese, in Svizzera. È in corso un'operazione su vasta scala che coinvolge numerose squadre di soccorso, ha annunciato oggi in una nota la polizia cantonale bernese. Sono state avviate ricerche per trovare le persone rimaste sepolte, ha precisato la polizia su x, aggiungendo che fornirà ulteriori dettagli in seguito. L'Eiger è una vetta che raggiunge quasi i 4'000 metri, non lontano dal confine tra i cantoni di Berna e del Vallese.Nelle vicinanze si trovano le località turistiche di Grindelwald (BE), Lauterbrunnen (BE) e Wengen (BE). —internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Gp Imola, Piastri in pole position. Disastro Leclerc-Hamilton

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(Adnkronos) –
Oscar Piastri vola su McLaren e strappa la pole position nel Gp di Imola con il suo 1:14.670, davanti a Max Verstappen su Red Bull (1:14.704).Terzo tempo per George Russel su Mercedes (1:14.807).

Disastro Italia nel Gp di casa, in Emilia Romagna.Charles Leclerc e Lewis Hamilton vengono eliminati in Q2, con undicesimo e dodicesimo tempo.

Male anche il bolognese Kimi Antonelli, fuori con la sua Mercedes con il tredicesimo tempo.  Ecco la griglia di partenza del Gp di Imola: 1ª fila: Oscar Piastri (McLaren), Max Verstappen (Red Bull)  2ª fila: George Russell (Mercedes), Lando Norris (McLaren)  3ª fila: Fernando Alonso (Aston Martin), Carlos Sainz (Williams)  4ª fila: Alexander Albon (Williams), Lance Stroll (Aston Martin)  5ª fila: Isack Hadjar (Racing Bulls), Pierre Gasly (Alpine)  6ª fila: Charles Leclerc (Ferrari), Lewis Hamilton (Ferrari)  7ª fila: Kimi Antonelli (Mercedes), Gabriel Bortoleto (Sauber)  8ª fila: Franco Colapinto (Alpine), Liam Lawson (Racing Bulls)  9ª fila: Nico Hulkenberg (Sauber), Esteban Ocon (Haas)  10ª fila: Ollie Bearman (Haas), Yuki Tsunoda (Red Bull) —sportwebinfo@adnkronos.com (Web Info)