Editoriali Politica

Un Governo giallo-verde con un contratto alla Berlusconi navigherebbe?

Governo giallo-verde
Un Governo giallo-verde con, ancora, un contratto alla Berlusconi navigherebbe? Sarebbe come la gloriosa Vittorio Veneto? Ne dubitiamo!

Se governo giallo-verde sarà – come il tam tam degli stati maggiori dei due partiti ha annunciato per tutto il giorno rischia – come scrive anche Marcello Sorgi nel suo odierno editoriale  – di dover fronteggiare l’accoglienza gelida e ostile dei mercati che già s’è manifestata ieri con la brusca impennata degli spread e gli espliciti timori di tutti i più qualificati osservatori economici. D’altra parte, per quanto il «contratto» sia stato riscritto, rispetto alla bozza anticipata, il contratto di governo Lega-M5S suscita, comunque, i timori di Draghi che ha chiaro e sempre ben presente il polso dei mercati e sa bene che con essi c’è poco da scherzare, men che meno mostrare di voler fare i galletti pur essendo polli come già abbiamo scritto ieri.

A quanto sembra, nel contratto di governo Lega-M5S, composta da 39 pagine, sono stati eliminati i riferimenti all’uscita dall’euro ma c’è un paragrafo sul ritorno al periodo precedente al Trattato di Maastricht, sul quale si basano Eurozona, Bce e moneta unica il chè equivale a poter dire: se non è zuppa, è pan bagnato. A seguire, sempre a quanto sembra, i novelli polli DOP che giocano a fare i galletti hanno pensato bene di mettere becco anche sulle vaccinazioni per cui, dentro i vaccini ma – e poteva mancare il MA – con la raccomandazione di garantire «il giusto equilibrio tra diritto all’istruzione e alla salute»; insomma, se qualche baldo genitore non volesse vaccinare i pargoli non è che si potrà negare a questi il diritto «allo studio» e quindi ancora altro loro scherzare con il fuoco.
Ed ancora: addio al piano di cancellare 250 miliardi di debito italiano, e lo crediamo bene, non esiste gomma abbastanza grande per poterlo fare. E via di questo passo per ben 39 pagine restando però sempre, e rigorosamente, alla sola cornice dal momento che, di fatto, il quadro non è stato ancora dipinto, forse nemmeno impostato ed è per questo che noi continuiamo a definire Bozza quanto loro ed altri definiscono già Contratto.

E cos’altro possono essere, ci e vi chiediamo, 39 pagine nelle quali sono stati lasciati in sospeso alcuni punti non marginali quali la scelta del Premier e poi, a cascata, dei vari ministri sui quali, di sicuro, si battaglierà visto che il pupo di Berlusconi (in arte Salvini) dovrà procurargli le poltrone che gli servono per star tranquillo lui e le sue aziende: Economia, Telecomunicazioni, Giustizia, tanto per cominciare? Per noi solo chiacchiere o meglio, visto che si tratta di Parole scritte su 39 fogli, macchie nere che hanno variato la candida purezza del bianco dei fogli puliti. Questo e null’altro. Chiacchiere, fumo e null’altro come dal 4 Marzo ad oggi e magari domani, e poi ancora domani finche il Presidente Mattarella perderà, con e per noi, del tutto la pazienza e li manderà al ben noto indirizzo!

Da considerare, inoltre, che nemmeno con l’eventuale accordo sui ministeri – e immediati collaterali l- a nave avrà davanti a se un mare calmo e potrà quindi lasciare il porto delle nebbie per cominciare a navigare alla luce del sole – con rotta chiara e ben precisa – per una meta sicuramente raggiungibile in rapporto al carburate imbarcato, e/o alla clemenza dei venti.
Ci saranno poi, infatti, ancora tutte le altre poltone ministeriali e governative per le quali si contratterà al solito mercato delle vacche dei palazzi romani nelle sue due piazze: “Parlamento e Senato” con un occhio anche al mercato a seguire sulle varie commissioni, segreterie, sottosegreterie e via di questo passo in gloria di Cencelli con gli aggiornamenti dell’edizione Berlusconi

Intanto anche Draghi fa sentire la sua voce e si dice preoccupato dai rischi per il rating derivanti dallederive anti-euro di Lega e Movimento 5 Stelle.
Ieri lo spread italiano è tornato a salire, sull’onda delle indiscrezioni sul contratto di governo, e Draghi teme la speculazione, in primo luogo, e poi il fatto che una salita eccessiva può comportare un abbassamento del rating dell’Italia che obbligherebbe la Bce a escluderci dall’acquisto di titoli di Stato, ovvero dal programma che ha salvato l’area euro dalla crisi dei debiti sovrani.

A far compagnia a Draghi, scende in campo anche l’ambasciatore Usa in Italia Lewis M. Eisenberg che, parlando a diplomatici e politici (in sala anche il responsabile della politica estera del M5S) – con chiaro riferimento ad uno dei passaggi della bozza/contratto dei “nostri” – fa sapere che le sanzioni alla Russia non si toccano. Sono un confine che non si può oltrepassare dato che, togliere le sanzioni, equivale a una scelta di campo. E non significa stare dalla parte degli alleati storici.

Ed anche per oggi, questo è per cui, noi come il Quirinale, aspettiamo che la bozza sia completata e diventi vero contratto tale da poter essere consegnato al Presidente Mattarella che, di sicuro, non si accontenterà – ne potrebbe farlo – di se, ma, forse et similia. Insomma, vorrà vedere un Vero Programma prima di dare la sua opinione (e che magari non sia definito Contratto, termine che tanto richiama, appunto, una mercificazione disdicevole per un Governo che dovrebbe nascere con/da/per ben altre cose). Solo allora, con anche un orecchio ben teso anche ad altre ben più autorevoli voci, tra le quali quelle di cui sopra, potrà decidere se mandarli in Parlamento ad iniziare le manovre di partenza per la nave Italia o mandarli, ribadiamo, al ben noto indirizzo se si farà convinto che, fuori dal porto, troverebbero subito pronti siluranti pronte ad affondarla come ben ci ricordano diverse vicende dell’ormai lontana, ma non troppo, ultima guerra. Oltretutto – e purtroppo – per restare in marineria, la nave che potrebbero mettere in mare i nostri polli/galletti non sarebbe certo come la gloriosa Vittorio Veneto che, seppur martoriata come lo è da tempo la nostra Italia, sempre seppe risorgere e riprendere a navigare fiera e temibile avversaria per chiunque, e per questo rispettata. Ed anche questo non è ne sarà cosa di secondaria importanza nelle valutazioni e nella scelta di Mattarella prima e, al caso, del “naviglio” altro che sta lì ad attenderne la partenza.

Cos’altro dire? Nulla se non recitare il solito: io speriamo che me la cavo

Stanislao Barretta

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