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Il Caimano
Editoriali Politica

Il Caimano parte “N”: una bella dentiera e rieccolo pronto a mordere

Come già tante volte in passato, c’è stata la sensazione e la tentazione di depennare Berlusconi declassificandolo, secondo alcuni, a Caimano sdentato dimenticando, forse, che il suo miglior amico è dentista: il Dott. Massimo Mazza (ed aveva nel suo entourage anche una igienista dentale; ricordate Nicole Minetti?), per cui, magari, altro giretto a Merano e rieccolo in campo con tutti i denti a posto e pronto a rimordere per portare a casa (sua) quanto gli serve per restare a galla lui e le sue aziende.

Mentre infuria (almeno sul proscenio) la battaglia tra Salvini e Di Maio, con lui per lo mezzo, Berlusconi ha cominciato a rivitalizzare il Caimano che è in lui nutrendolo con tutti i bocconcini sparsi in giro arricchiti con la vitamina DIBA.

Sembrerà strano ma quello che appare essere (ed è) il suo peggior detrattore, Alessandro Di Battista (M5S), è anche quello che gli permette di poter attaccare, e azzannare, con maggior vigore Di Maio ed il M5S facendo apparire il tutto come un atto di difesa dovuto raccattando così, se non consensi o simpatie, quantomeno giustificazioni al suo impuntarsi a non voler fare un passo di lato e al suo far crollare sempre il fortino che il duo Salvini-Di Maio sembrano aver costruito.

Non appena i due alzano appena una prima palizzata, ecco il Caimano pronto ad agitarsi e ad annusare in giro in cerca della “carogna” di turno di cui nutrirsi e dalla quale trarre forza per restare nei panni di Don Rodrigo: “Questo matrimonio non s’ha da fare, né domani, né mai” pensa l’ex cav, e utilizza i suoi bravi per far spargere quanto serve non solo a recepire il messaggio ma a far si che sia attuato e finanche ottimizzato.

Eh sì! Perché, come in un gioco a scacchi, il Caimano sa come muovere sulla scacchiera Re, Regina, Alfieri Cavalli, Torri e … pedoni; e ben sa come approntar trappole e fare sacrifici utili per la vittoria finale.

Gli è bastato uno sguardo alla “scacchiera” per valutare la “forza” dei contendenti e capire, da eccelso vanaglorioso quale lui è stato, che essa è strettamente legata alla notorietà e al consenso che i due (ma anche tre, non escludendo il sempre respirante Renzi) hanno conquistato con le loro fanfaluche e le tante promesse farlocche sparse e spese durante la campagna elettorale.

Eh già! Settori questi nei quali lui ha sommamente brillato ed ora, nei confronti dei due (tre) bamboccioni in campo, ha anche il vantaggio di un’altra esperienza: quella dell’aver visto tutto sfumare e di aver quindi compreso che basta un nulla per offuscare la vanagloria così conquistata come anche che il tempo, poi, fa presto a tutto cancellare e far dimenticare, lasciando in campo solo il fetume.

Tutto questo lo sa bene l’ex cav, ma ancora Caimano, Berlusconi e tutto gli fa gioco, inclusa la consapevolezza del fatto che i due (ma anche tre) dovendo far bene attenzione a non compromettere il consenso che si sono costruiti, sono in realtà molto deboli proprio perché timorosi di perderlo, ed allora si comportano come dei bamboccioni indecisi a tutto:

Salvini, che non riesce a staccarsi da lui in modo netto perché teme di essere poi additato come colui che ha distrutto il centro destra e di perdere così anche alcune regioni del Nord deove la Lega è sempre stata ben accasata mentre, al Sud, ha appena una foresteria che può chiudersi in un attimo.

Di Maio, che è troppo preso a misurare qualsiasi parola per paura di alienarsi qualcuno tanto che, persino a Vinitaly, sembrava timoroso di esprimere una preferenza per evitare di offendare gli altri viticoltori. E questo ci dà un Di Maio che, sebbene sia intenzionato ad andare al governo facendo valere il suo 32% di consensi, per gli stessi, per il timore di perderli, evita anche solo di dirlo a gran voce ai suoi elettori. Nel contempo, tantomeno può permettersi di acconciarsi a fare da spalla a un governo guidato da un leghista: sarebbe una social catastrofe (intesa come commenti su Facebook da parte dei pentastellati duri e puri)

Renzi, eh sì, non dimentichiamo il terzo bamboccione che negli ultimi anni ha avuto in mano le redini del bolso italiano, sempre lì tutto acciaccato e a corto di respiro, e che ora, sebbene defilato, ha comunque le mani in pasta in quanto gli altri due stanno combinando con un Caimano che li segue da vicino e azzanna ogni volta che può.
Anche Renzi, il “rottamatore” per eccellenza (o almeno come tale si è proposto ed ha conquistato notorietà) è, di fatto, vittima dei condizionamenti esterni, e quindi si ritrova incapace – e impossibilitato – a rispondere, positivamente, alla domanda di responsabilità già indirettamente lanciata da Mattarella, perché andare al governo significherebbe, come scrive anche Cancellato, “far passare il Pd per un partito di impenitenti poltronisti, incapaci di starsene tranquilli all’opposizione pure quando straperdono”.

Ed allora?. Ed allora ecco che la partita a scacchi del Caimano non poi tanto sdentato, procede come da suo copione:

Salvini e Di Maio in lite perpetua ed incapaci di mettere in campo quel polso fermo che occorrerebbe per pulire il campo togliendo così la dentiera al Caimano e i bastoni agli altri.

Renzi che non vuole mollare la presa sul PD ma, nel contempo, non può – al momento – mostrare di gradire un ritorno sulle poltrone governative

Mattarella, il Presidente Mattarella, sempre più all’angolo portato quasi in una posizione di stallo dalla quale deve uscire per dare una speranza di ripresa e di ritorno, quantomeno, al trotto dell’italico bolso.

Ed anche in questa “lotta” di Mattarella, sembra quasi vedere il Caimano lì pronto a controllarne (e guidarne) le mosse non lasciandogli altra via d’uscita che quella di dare l’incarico ad una delle due più alte figure istituzionali al momento in campo: il Presidente del Senato o quello della Camera

Ormai è chiaro che l’ex cav scommette che uno dei due salirà al Quirinale per ricevere la palettina da esploratore, ed allora è su questo che lui ha già concentrato tutta la sua strategia per far si che la strada vada verso chi vuole lui e cioè: la fedelissima Elisabetta, la Presidente del Senato.

L’alternativa, per Mattarella, sarebbe Fico, ma è proprio per questo che il Caimano sta continuando a mordere i bocconi giusti per metterlo in condizione di non poter accettare, a cuor leggero, un mandato da Mattarella dato che, per quanto sparso in giro dall’ex cav e dai suoi potenti mezzi, anche la sola accettazione del mandato potrebbe venire intesa (e il clan Berlusconi provvederebbe a far si che così sia) come un tentativo di destabilizzare la dirigenza grillina.

Conclusione? Sempre stando ai piani di Berlusconi, a Mattarella non resterebbe alta che la sua Elisabetta ottenuta la quale, lui tornerebbe ad issarsi su gambe e coda fino ad azzanarre, mortalmente, anche lo stesso Salvini riconquistandosi così il territorio del centrodestra ed un “ritorno” al governo alla vecchia maniera: i famosi saggi.
Si vocifera infatti, e ben si sa che dove c’è fumo c’è arrosto (e poi d’esperienza ne ha), che il Caimano abbia già ben chiuso nel cassetto della sua scrivania, un nutrito elenco per la spesa da passare al fido “maggiordomo” Gianni Letta, guarda caso anche lui già rimesso e riapparso in campo, e da “acquistare” al momento giusto.
Questo elenco conterrebbe la lista di ben “50 ingredienti” utili a confezionare la sua torta di bentornato e, tra gli ingredienti, non pochi dovrebbero provenire dal mercato M5S: pagati con poltrone e il non dover più rinunciare a metà dello stipendio.

E questo è anche per oggi per cui, anche oggi, pensando a noi italiotici pantaloni, non resta che dire:

io speriamo che me la cavo!

Stanislao Barretta

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