Non è stata la partita degli esteti, ma quella dei cinici. In un campionato che non aspetta nessuno, e in un pomeriggio in cui Palermo, Frosinone e Venezia avevano già lanciato il loro segnale di forza, il Monza aveva un solo imperativo: vincere. Ci riesce, ma lo fa al termine di una gara schizofrenica, segnata da “folate di classe” alternate a svarioni clamorosi. Una vittoria che porta la firma tattica di Paolo Bianco, abile a tenere la squadra “in bolla” dopo un inizio shock, ma che verrà ricordata negli annali soprattutto come la sagra dell’errore dei due portieri.
Thiam, che brivido. Mosti ringrazia
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La gara si sblocca quasi subito, non per una manovra avvolgente, ma per un regalo. Demba Thiam, solitamente una garanzia tra i pali brianzoli, commette un peccato capitale di sufficienza: gestione palla arretrata, rinvio corto e intercettato. La Juve Stabia non crede ai propri occhi e ringrazia con Mosti, che deposita in rete il vantaggio. Il Monza accusa il colpo, si sfilaccia e fatica terribilmente a costruire. Le Vespe, sornione, avrebbero la chance colossale di chiudere la contesa o indirizzarla definitivamente: Giorgini si lancia in contropiede, ma sul più bello si lascia rimontare da un monumentale Obiang. Poco dopo è Cacciamani a provarci, ma qui Thiam inizia il suo percorso di redenzione opponendosi con efficacia, cosa che ripeterà successivamente anche su Correia.
Il fattore Hernani e il “fattaccio” di Confente
Nel mezzo del caos, emerge la luce. Si chiama Hernani Azevedo Júnior. È lui l’uomo caldo, il vero leader tecnico ed emotivo della banda di Bianco. Il brasiliano prima trova il pareggio, rimettendo in asse una barca che stava imbarcando acqua, e poi mette lo zampino nell’azione che decide il match. Ed è qui che si consuma il secondo atto del dramma dei numeri uno. Se Thiam aveva aperto le danze degli orrori, Confente le chiude. Il portiere delle Vespe, autore poco prima di una “paratissima” su Cutrone che aveva salvato il risultato, buca clamorosamente l’uscita su un cross nato dai piedi di Hernani. La palla sfila, beffarda, e Petagna — l’ex bomber della Spal — si fa trovare pronto per il più facile dei tap-in. È il gol del sorpasso, il punto di non ritorno.
La differenza la fa la panchina
La Juve Stabia esce dall’U-Power Stadium con l’amaro in bocca e la consapevolezza di non aver giocato male. Anzi. Nel primo tempo le Vespe hanno avuto le occasioni per fare malissimo e nel finale hanno sfiorato il pari con Ricciardi. La differenza, in questo pomeriggio brianzolo, l’hanno fatta i dettagli e la profondità della rosa. Mentre il Monza ha trovato risorse nei suoi campioni, chi è subentrato per le Vespe non ha inciso: Gabrielloni, Maistro e Dos Santos non sono riusciti a cambiare l’inerzia, risultando impalpabili nel momento del bisogno.
La squadra di Castellammare avrebbe meritato di portare a casa un pareggio per quanto prodotto, ma in partite così bloccate e tese, l’errore individuale pesa come un macigno. Il Monza si prende i tre punti e continua il duello appassionante in vetta; alla Juve Stabia resta la prestazione, ma la lezione è dura: contro queste corazzate, ogni minima distrazione è fatale.





