Ci sono fotografie che raccontano una partita. E poi ce ne sono altre che, quasi senza volerlo, raccontano molto di più.
Quella scattata oggi a Formello, con Gennaro Gattuso e Pietro De Giorgio uno accanto all’altro, appartiene decisamente alla seconda categoria. Due uomini del Sud, due calabresi, due allenatori separati da una carriera, da un’età e da esperienze completamente differenti, ma accomunati da una storia che parte dalla stessa terra e che, per entrambi, ha preso a un certo punto la direzione del Nord.
E il destino ha voluto metterli uno di fronte all’altro sulla panchina di Lazio e Juve Stabia, proprio nel giorno in cui le prime squadre dei due club si sono affrontate per la prima volta nella loro storia. Un appuntamento storico che, almeno sul piano del risultato, ha sorriso soprattutto alle Vespe: 3-3 a Formello, con la squadra di De Giorgio capace di rimontare due volte e addirittura di portarsi avanti nella ripresa.
Da Corigliano a Formello: Rino, il calabrese diventato lombardo
Partiamo da Gennaro Gattuso, perché la sua storia calcistica ormai è quasi un romanzo.
Nato a Corigliano, in Calabria, Gattuso ha costruito una carriera che lo ha portato lontanissimo dalla sua terra: Scozia, Salerno, Milano, poi le panchine italiane e quelle internazionali. La FIGC lo definisce espressamente “calabrese di Corigliano” e ricorda il suo lungo percorso tra club e Nazionale, culminato anche nel titolo mondiale del 2006.
Ma c’è un dettaglio che rende ancora più curioso l’incontro di oggi con De Giorgio.
Gattuso, pur avendo girato mezza Europa, ha scelto da tempo di vivere nel territorio di Gallarate e Cardano al Campo, in Lombardia. Una sorta di calabrese adottato dal Nord che ricorda anche le parole dello stesso Gattuso sulla sua sintonia con il modo di vivere degli abitanti della zona.
Insomma, Rino è uno di quelli che ha portato la Calabria al Nord senza mai realmente lasciarla alle spalle.
E poi c’è Pietro, un altro calabrese con la valigia diventato Veneto
Dall’altra parte c’è Pietro De Giorgio, nato a Praia a Mare, (ma originario di Verbicaro paese a pochi chilometri di distanza) classe 1983. Anche lui calabrese, anche lui con una carriera costruita lontano dalla propria terra d’origine e che oggi risiede stabilmente a Padova con la sua Francesca (ovviamente quando non è impegnato con la Juve Stabia).
La sua strada, però, è stata decisamente diversa da quella di Gattuso.
Niente Champions League, niente Mondiali da protagonista, niente Milan. La carriera di De Giorgio è stata quella di un calciatore che ha conosciuto tante piazze, dalla Serie B alla Serie C, prima di appendere gli scarpini al chiodo e iniziare la seconda vita, quella in panchina. Dopo l’esperienza al Potenza, dove ha conquistato anche la Coppa Italia di Serie C, quest’estate è arrivata la chiamata della Juve Stabia e il salto in Serie B.
Due percorsi diversissimi, dunque.
Ma oggi, guardandoli uno accanto all’altro, sembrava quasi di vedere due capitoli dello stesso libro.
Uno è già arrivato in cima a diverse montagne. L’altro ha appena cominciato a scegliere quali scalare.
Gattuso e De Giorgio: Calabria contro Calabria? Macché!
La cosa bella è che oggi non c’era nessuna guerra tra Nord e Sud, nessuna contrapposizione geografica, e mai ce ne dovrebbe essere.
C’erano due calabresi, due brave persone, due professionisti seri, che si sono ritrovati a fare il mestiere più bello del mondo in una struttura all’avanguardia come quella di Formello, con la Lazio da una parte e la Juve Stabia dall’altra.
E forse è proprio questo il lato più divertente della fotografia.
Perché immaginare Gattuso e De Giorgio bambini, entrambi in Calabria, e poi ritrovarli oggi a Formello a dirigere due squadre professionistiche sembra quasi una sceneggiatura.
Con una differenza sostanziale: Gattuso ha già scritto parecchi capitoli della sua storia, De Giorgio sta ancora prendendo la penna.
E chissà che un giorno non ci si ritrovi a parlare anche della fotografia di oggi come del momento in cui due percorsi, così diversi, si sono incrociati per la prima volta.
Una stretta di mano che vale più del 3-3
Poi c’è il particolare forse più bello: la fotografia non restituisce l’immagine di due avversari arrabbiati, ma quella di due allenatori che si mettono in posa insieme, nel clima di cordialità che ha accompagnato l’intera giornata.
Un dettaglio tutt’altro che secondario, soprattutto considerando che la gara aveva un significato storico: mai prima di oggi Lazio e Juve Stabia avevano incrociato le loro prime squadre in una gara ufficiale o amichevole.
E proprio la disponibilità mostrata dalla Lazio è stata sottolineata nel post partita dal responsabile dell’area tecnica stabiese Enzo De Vito, che ha ringraziato la società biancoceleste per l’accoglienza, citando anche la presenza del presidente Claudio Lotito e il modo in cui Gattuso ha accolto la delegazione gialloblù.
Un’accoglienza che, a giudicare dalla fotografia, non è rimasta soltanto nelle parole.
E alla fine il pallone ha fatto il solito scherzo
Perché, alla fine, anche il calcio ha voluto metterci lo zampino; Gattuso e De Giorgio hanno sorriso insieme prima della partita, poi hanno lasciato spazio al pallone e quest’ultimo ha deciso di divertirsi parecchio.
Sei gol, tre per parte, due rimonte della Juve Stabia, un rigore parato da Boer a Pinamonti e addirittura il vantaggio delle Vespe nella ripresa con Sana Fernandes, prima del definitivo 3-3 firmato proprio da Pinamonti.
Una partita che, per la Lazio, era solo un test durante la sosta, per la Juve Stabia, un’occasione per misurarsi anche contro una squadra di categoria superiore.
Oggi, a Formello, Gattuso e De Giorgio hanno condiviso una fotografia che resterà nella storia di Lazio e Juve Stabia.
Il primo capitolo della storia tra i due club è finito 3-3, quello tra i due allenatori, chissà, potrebbe essere invece appena cominciato.