Il destino, a volte, possiede un senso dell’ironia crudele. Juve Stabia e Virtus Entella si ritrovano di fronte al “Romeo Menti”, e ancora una volta lo faranno nel silenzio assordante di uno stadio vuoto.
Se però nel 2020 a chiudere i cancelli fu una pandemia globale che aveva messo in ginocchio il mondo, oggi lo scenario “spettrale” è frutto di una ferita autoinflitta. La decisione del Prefetto di Napoli, Michele di Bari, di disputare il match a porte chiuse arriva come una punizione severa, scaturita dal comportamento di pochi sconsiderati membri della tifoseria stabiese dopo la gara contro il Pescara. Un conto salato che paga l’intera città e la squadra, costretta a rinunciare al calore della sua gente proprio contro l’avversario che evoca un altro precedente a porte chiuse in serie B.
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Per capire il peso specifico di questo vuoto, bisogna riavvolgere il nastro a quel 10 luglio 2020.
10 Luglio 2020: Il pomeriggio delle lacrime
Quel pomeriggio, valido per la giornata n.33 di Serie B, il “Romeo Menti” si presentò svuotato dal lockdown e dalle restrizioni sanitarie. Ma il vuoto sugli spalti era colmato da un’emozione densa, quasi tangibile. Il calcio giocato passò inevitabilmente in secondo piano: Castellammare e la squadra si strinsero in un abbraccio virtuale ma straziante per la scomparsa di Giuseppe Rizza.
L’ex difensore gialloblù, mancato tragicamente pochi giorni prima a soli 33 anni, era stato un eroe locale, protagonista indimenticato della promozione e della vittoria della Coppa Italia di categoria.
Il clima fu surreale. Senza il boato della Curva San Marco a spingere le “Vespe”, il ricordo di “Peppe” Rizza aleggiò in ogni angolo del campo.
I calciatori della Juve Stabia, guidati allora da Fabio Caserta, scesero sul terreno di gioco con il cuore pesante e il lutto al braccio, con l’obiettivo non solo di fare punti, ma di onorare la memoria di un ragazzo che al Menti aveva lasciato un segno indelebile.
La partita: Orgoglio e Reazione
La gara fu ruvida e tesa, specchio fedele di una stagione complicata per entrambe le formazioni. L’Entella si dimostrò squadra quadrata, difficile da scardinare, e al 40′ sembrò dare il colpo di grazia alle speranze stabiesi: Luca Mazzitelli trovò la coordinazione giusta per battere il portiere di casa Provedel, siglando uno 0-1 che risuonò come una sentenza nel silenzio dell’impianto.
Ma nella ripresa, la Juve Stabia reagì con la forza dei nervi e, forse, con un aiuto “dall’alto”. Al 66′, fu il solito Francesco Forte, lo “Squalo”, a azzannare la partita e ristabilire la parità. Il match si trascinò verso il finale senza ulteriori scossoni, sigillando un 1-1 che fu considerato il risultato più giusto.
Due silenzi a confronto
Al fischio finale di quel luglio 2020, non ci furono né vincitori né vinti, ma solo un lungo pensiero rivolto verso il cielo. Quel punto servì a poco per una classifica che si faceva sempre più drammatica (la stagione si concluse poi con l’amara retrocessione), ma servì moltissimo per onorare un uomo, Giuseppe Rizza, che del Menti era stato l’anima e il polmone.
Oggi, il Menti torna a tacere. Ma se il silenzio del 2020 era carico di dignità e dolore condiviso, quello odierno porta con sé l’amarezza di un’occasione persa e di una festa rovinata da pochi. La speranza è che, almeno in campo, le Vespe sappiano trovare quella stessa rabbia agonistica mostrata sei anni fa, per trasformare un pomeriggio spettrale in una giornata da ricordare.





