Juve Stabia, ruggito a metà che dura solo un tempo: Mosti illude ma la Carrarese strappa il pari nel finale

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Un’altra occasione sfumata, un altro pareggio che suona come una mezza delusione. La Juve Stabia non riesce a ritrovare la via dei tre punti e la sfida contro la Carrarese si trasforma nello specchio fedele del delicato momento che attraversano le Vespe. La squadra di mister Abate vive di fiammate, ma si spegne troppo presto, pagando a caro prezzo le pesanti assenze e una condizione atletica che, al momento, non garantisce tenuta per tutti i novanta minuti.

Un approccio convincente e l’illusione del vantaggio

La Juve Stabia approccia il match con il piglio giusto e le idee chiare. Nei primi minuti, il motore di Carissoni gira a regimi altissimi, trascinando la manovra, mentre la retroguardia regge l’urto con sicurezza grazie alla prepotenza fisica di Diakité e all’attenzione tattica di Giorgini.

L’aggressione degli uomini di Abate viene premiata: il gol del vantaggio nasce dalla caparbietà di Burnete, abilissimo a “sporcare” un pallone complicato e a servire a Mosti l’assist perfetto per sbloccare la gara. Sembra il preludio a una serata di festa, ma il copione, purtroppo per i tifosi gialloblù, è destinato a ripetersi.

Il calo fisico e il ritorno degli ospiti

Dopo un avvio brillante, la squadra inizia fisiologicamente a perdere giri. Quando l’intensità di Carissoni cala, è tutta la manovra a risentirne. La Juve Stabia arretra pericolosamente il proprio baricentro, lasciando campo e iniziativa al palleggio della Carrarese. È in questa fase di sofferenza che emergono i veri protagonisti della serata per difendere il risultato.

I protagonisti in campo: le note liete e le delusioni

Nonostante la serata difficile, non mancano le prestazioni individuali da incorniciare, contrapposte a un reparto offensivo ancora non in grande spolvero: La notizia migliore della serata è senza dubbio il ritorno tra i pali di Alessandro Confente. Il portiere rientra dall’infortunio come se non se ne fosse mai andato, sfoderando una serie di parate decisive che tengono a galla i suoi nel momento di massima spinta toscana. Si deve arrendere soltanto alla freddezza di Torregrossa dagli undici metri, un episodio su rigore che macchia una prestazione difensiva altrimenti solida.

Nota di grande merito per Leone. In questa occasione è meno “architetto” del solito in fase di regia, ma si trasforma in una diga fondamentale in mezzo al campo. Il suo intervento provvidenziale al 50′, su un contropiede che sembrava letale per la Carrarese, vale quanto e più di un gol segnato.

Il vero tasto dolente resta il reparto avanzato. Burnete ci mette il cuore e, di fatto, lo zampino decisivo nell’azione del gol, ma resta ancora troppo lontano dall’essere quel terminale offensivo cinico e spietato di cui Abate avrebbe disperatamente bisogno. Peggio di lui fa Gabrielloni, apparso per l’ennesima volta fuori ritmo, isolato e decisamente poco incisivo sotto porta.

Prospettive: un cantiere ancora aperto

L’impressione generale è che, in questo momento, la coperta sia troppo corta e le assenze stiano pesando come macigni nell’economia della stagione. Senza i titolari inamovibili e con rotazioni di qualità limitate, la Juve Stabia fatica enormemente a mantenere un’intensità agonistica adeguata per l’intera durata del match.

Il punto conquistato muove la classifica, certo, ma conferma soprattutto una realtà inequivocabile: il lavoro per mister Abate è ancora lungo e tortuoso, specialmente nel dover ritrovare quella brillantezza e quella cattiveria offensiva che sembrano smarrite.


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