Non c’è pace nel campionato cadetto. La sosta per le nazionali, che per molti dovrebbe rappresentare un momento di stacco e programmazione, si è trasformata in un vero e proprio incubo per gli allenatori. Invece di portare serenità, la pausa ha scatenato un clamoroso effetto domino sulle panchine delle squadre invischiate nella lotta per non retrocedere. In un solo, infuocato lunedì, tre club storici hanno deciso di stravolgere la guida tecnica per tentare l’assalto disperato alla permanenza in categoria.
Il ritorno al “Picco” e la chiamata dei pompieri
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Il colpo di scena più rumoroso arriva senza dubbio dal Golfo dei Poeti. Roberto Donadoni non è più l’allenatore dello Spezia. Nonostante il blasone e l’esperienza dell’ex CT della Nazionale, i numeri sono stati impietosi: 23 punti raccolti in 21 gare non sono bastati a risollevare una classifica che vede i liguri drammaticamente impantanati in zona retrocessione. La società, in preda all’urgenza, ha deciso di riavvolgere il nastro e andare sul sicuro, richiamando Luca D’Angelo. Il tecnico pescarese, ancora sotto contratto dopo l’esonero dello scorso novembre, torna in sella con un compito arduo: riaccendere gli entusiasmi del “Picco” e ritrovare quella solidità di squadra che, sotto la gestione Donadoni, sembrava essersi del tutto smarrita.
Cambiamento radicale anche in Emilia. La Reggiana ha sollevato dall’incarico Lorenzo Rubinacci. Fatale per il tecnico è stata l’ultima, bruciante sconfitta contro la Virtus Entella. Al suo posto, la dirigenza ha deciso di affidarsi al “pompiere” per eccellenza della categoria: Pierpaolo Bisoli. L’esperto allenatore, noto per i suoi miracoli sportivi e le sue incredibili imprese salvezza (su tutte, quella indimenticabile di Cosenza), è chiamato all’ennesima missione (im)possibile della sua carriera.
A chiudere il cerchio di questo “Black Monday” degli allenatori c’è il Padova. I veneti, reduci da quattro pesantissimi K.O. consecutivi che hanno pericolosamente vanificato l’ottimo lavoro costruito in precedenza, hanno esonerato Matteo Andreoletti. Il tecnico, artefice della promozione dello scorso anno, lascia la panchina con l’amaro in bocca, salutando una piazza che lo ha comunque apprezzato per i traguardi raggiunti. Per sostituirlo e tentare di invertire la rotta, la scelta della dirigenza è caduta sull’esperienza di Roberto Breda.
L’illusione del cambio e il “Caso” Juve Stabia
Chiamatelo terremoto o effetto domino, la sostanza non cambia. Ma c’è un dato che emerge prepotentemente da questa girandola di esoneri e che merita un’attenta analisi: cambiare timoniere non è sempre la panacea di tutti i mali. Piazze come Spezia e Reggiana sono già arrivate al terzo allenatore stagionale, eppure i risultati sperati, la fantomatica “scossa”, non si sono visti.
È un dato di fatto che dovrebbe far riflettere profondamente. E, allargando lo sguardo alla Campania, dovrebbe far riflettere soprattutto quella fetta di tifoseria della Juve Stabia che, presa dalla frenesia del momento, dopo i passi falsi contro Mantova ed ancor prima a Frosinone, invocava a gran voce l’esonero di Ignazio Abate.
I numeri, così come le prestazioni, non mentono: la Juve Stabia guidata da Abate si trova in piena zona play-off ed è riuscita a blindare la salvezza con ben sei giornate d’anticipo. Un traguardo straordinario, un lusso che a Castellammare di Stabia non è mai stato, e non deve mai essere, un dato scontato. In un campionato dove club con budget faraonici annaspano e cambiano tre guide tecniche all’anno senza trovare la quadra, la stabilità e i risultati ottenuti dalle Vespe rappresentano un piccolo capolavoro di programmazione e gestione tecnica.
Mentre altrove si tagliano teste e si vive nell’ansia della retrocessione, a Castellammare si programma il finale di stagione sognando in grande. Per il resto, come recita un vecchio e sempre valido adagio: “A buon intenditor, poche parole”.





