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Castellammare di Stabia

Juve Stabia, due volti ma un’unica anima: Il 2025 tra la furia di Pagliuca e la visione di Abate

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C’è un filo conduttore invisibile ma resistentissimo che lega il recente passato e il presente radioso della Juve Stabia. Non è fatto solo di schemi tattici o di preparazione atletica, ma di una sostanza più antica e nobile: la cultura del lavoro.

Se il 2025 si è chiuso tra gli applausi scroscianti del “Romeo Menti” dopo il successo contro il Sudtirol, il merito non è di un singolo uomo al comando, ma va equamente diviso tra due condottieri. Due figure che, pur con stili diametralmente opposti, hanno saputo passarsi il testimone senza far cadere le Vespe, mantenendole saldamente nell’élite del calcio che conta.

L’Eredità di Pagliuca: Sangue e Appartenenza

La prima metà dell’anno porterà per sempre, indelebile, la firma di Guido Pagliuca. È stato lui l’uomo della rinascita, l’architetto capace di costruire dalle fondamenta un gruppo a sua immagine e somiglianza.

La Juve Stabia del primo semestre 2025 era una squadra sanguigna, indomabile, tatticamente “fastidiosa” per chiunque osasse incrociarne il cammino. Pagliuca non ha allenato solo gambe, ha allenato cuori. Ha lasciato a giugno un’eredità pesante e preziosa fatta di identità e senso di appartenenza, chiudendo un ciclo che ha riportato Castellammare a sognare in grande. Sotto la sua egida, le Vespe erano una macchina da guerra che non mollava un centimetro, capace di trasformare ogni singola partita in una battaglia epica dove la resa non era contemplata.

L’Avvento di Abate: Eleganza e Intelligenza

A luglio, il cambio della guardia. L’arrivo di Ignazio Abate era stato accolto dalla piazza con curiosità e quel pizzico di attesa che accompagna sempre le grandi novità. Un profilo diverso, quasi agli antipodi: più pacato nelle espressioni, riflessivo, ma altrettanto feroce nella ricerca della vittoria.

Abate ha avuto l’intelligenza rara di non voler cancellare il passato. Non ha smantellato il carattere della squadra; lo ha evoluto. Ha preso la grinta lasciata in dote da Pagliuca e vi ha aggiunto una visione di gioco moderna. Sotto la sua guida, la Juve Stabia si è trasformata in una squadra capace di gestire i ritmi con la sicurezza di una veterana, di colpire con eleganza e cinismo, senza mai perdere quell’umiltà operaia che è diventata il vero marchio di fabbrica della gestione attuale.

Il Trionfo del “Noi”

È qui che risiede il capolavoro del 2025 stabiese. Nonostante le differenze caratteriali — il fuoco ardente di Pagliuca contro la compostezza analitica di Abate — entrambi hanno centrato l’obiettivo. Hanno consegnato ai tifosi un anno solare da incorniciare, dimostrando che le strade per la vittoria possono essere diverse, purché la destinazione sia la stessa.

Entrambi hanno saputo ascoltare il battito della piazza, rispettare la sacralità della maglia gialloblù e, lezione più importante di tutte, mettere sempre il “noi” davanti all’ “io”. Il successo contro il Sudtirol è solo l’ultimo capitolo di un libro scritto a quattro mani, ma con un unico cuore pulsante: quello di una Juve Stabia che non smette di volare.

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