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Castellammare di Stabia

Juve Stabia, cadere all’inferno per poi rialzarsi: la grande lezione di Alessandro Confente al Mapei Stadium

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Nel calcio, come nella vita, la vera misura di un uomo non è data da quante volte cade, ma dalla forza con cui decide di rialzarsi. La trasferta al “Mapei Stadium” contro la Reggiana sarà ricordata a lungo dai tifosi della Juve Stabia non tanto per il risultato finale, quanto per il film vissuto tra i pali: la partita di Alessandro Confente è stata un compendio perfetto di questa massima, un’altalena emotiva oscillata pericolosamente tra il baratro di un errore imperdonabile e la gloria del riscatto.

L’illusione e il blackout

Tutto sembrava scorrere sui binari giusti per le Vespe. Il vantaggio lampo firmato da Mosti aveva incanalato la gara sui ritmi preferiti dalla squadra di Pagliuca, regalando l’illusione di un pomeriggio in discesa. Ma il calcio, si sa, è crudele e vive di episodi.

Al minuto 30, il cronometro si è congelato su un fotogramma da matita blu. In un eccesso di confidenza, o forse vittima di un fatale calo di tensione, Confente si è “addormentato” con il pallone tra i piedi nel cuore dell’area piccola. Un peccato di sicurezza mortale quando nei paraggi si aggira un rapace come Gondo. L’attaccante granata non ha perdonato: scippo agevole e pallone in rete per l’1-1.

In quel momento, il peso del mondo è crollato sulle spalle del numero uno stabiese. Un errore pesante come un macigno, di quelli capaci di stendere psicologicamente anche i veterani e di sgretolare le certezze di un intero reparto.

La forza di resettare

È qui, sull’orlo del precipizio, che si è decisa la vera partita di Alessandro Confente. La storia del calcio è piena di portieri che, dopo una “papera”, spariscono dal match, diventando insicuri e trasmettendo paura alla difesa.

Confente ha scelto una strada diversa. Invece di crollare sotto il senso di colpa, ha dimostrato che il carattere dell’uomo viene prima delle doti dell’atleta. Ha incassato il colpo, ha guardato negli occhi i compagni e ha resettato tutto.

La ripresa da protagonista

Il secondo tempo ci ha restituito un portiere trasformato. Lungi dall’essere timoroso, Confente è salito in cattedra. Ha blindato la porta con interventi decisivi, opponendosi agli assalti della Reggiana con la freddezza dei grandi.

Quelle parate salva-risultato nella ripresa non sono state solo gesti tecnici: sono state un urlo di presenza, un modo per dire “Sono ancora qui, e questa porta non si tocca più”.

Al triplice fischio, quel punto guadagnato al Mapei Stadium assume un sapore particolare. Non è solo un passo avanti in classifica, è la certificazione che la Juve Stabia ha tra i pali un portiere capace di attraversare l’inferno e uscirne a testa alta. Perché sbagliare è umano, ma reagire da campioni è ciò che fa la differenza.


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