Se c’è una cosa che i recenti risultati della Juve Stabia hanno messo in chiaro, è che questa squadra funziona. Le cose girano nel verso giusto e il merito, senza dubbio, è da attribuire alla solidità e alla compattezza di un gruppo che sta costruendo qualcosa di importante. Eppure, in ogni torta ben riuscita, perché sia perfetta manca sempre la classica ciliegina sulla decorazione. E, in questo momento, l’ornamento mancante in casa gialloblù porta il nome di Alessandro Gabrielloni.
L’attaccante ex Como è finito ultimamente nel mirino della critica. Una parte della piazza, forse troppo frettolosamente, sembra averlo scaricato. A pesare come un macigno sul giudizio di alcuni tifosi, agendo quasi da anestetico sull’entusiasmo nei suoi confronti, è stato l’errore dal dischetto contro il Modena di mister Andrea Sottil. Un errore che è costato punti preziosi, è vero. Ma, se da un lato è innegabile che l’attaccante stia attraversando un momento di oggettiva difficoltà nel gonfiare la rete, dall’altro bisogna essere lucidi: sbagliare un rigore fa parte del gioco. È capitato perfino a Diego Armando Maradona, non può non capitare a un mortale.
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Un credito aperto con la Dea Bendata
A discolpa del centravanti, c’è un fattore che va oltre i demeriti tecnici e sfocia nell’accanimento del destino. La sfortuna, infatti, sembra aver preso di mira Gabrielloni con una costanza disarmante.
Prima un infortunio a spezzargli il ritmo, poi ben due gol annullati nelle sfide contro Bari ed Empoli, fino ad arrivare alla gara contro lo Spezia, dove solo la traversa ha osato respingere una sua imperiosa “torre” di testa. Se non è accanimento della cattiva sorte questo, è difficile trovare altre definizioni.
Il cuore grande di Castellammare e la voglia di riscatto
Ora, però, si entra nel finale rovente della stagione. È il momento in cui i punti non si sommano più, si moltiplicano: valgono il triplo. Per Gabrielloni, questo scenario rappresenta l’occasione d’oro per il più classico dei riscatti.
Un gol pesante, magari quello che regala una vittoria, servirebbe a spazzare via in un colpo solo la sfortuna, le paure e, soprattutto, a zittire i mormorii di disapprovazione. Anche perché, al netto delle critiche, la piazza più attenta non ha mai smesso di apprezzarne l’impegno. Per onestà intellettuale va riconosciuto: il sudore sulla maglia non è mai mancato. E Castellammare di Stabia è una piazza sanguigna, viva, dal cuore grande: una città in cui basta davvero un istante, una palla in fondo al sacco, per fare la pace e far rinnamorare tutti.
Quell’esultanza che vale più di mille parole
Chi pensa che Gabrielloni sia sceso in Campania a “svernare” o a godersi gli ultimi scampoli di carriera, ha sbagliato indirizzo. La prova più lampante del suo attaccamento alla causa non arriva da un tiro in porta, ma da un gesto a bordo campo.
Gara contro lo Spezia: Pierobon segna il gol che ribalta il risultato, portando in vantaggio le Vespe. Il primo a scattare dalla panchina, con la foga di un ragazzino alla prima convocazione, è proprio Gabrielloni. Una corsa sfrenata per andare ad abbracciare il compagno, un’esplosione di gioia che dice tutto sulla “fame” di questo ragazzo. La sua missione è chiara: non è venuto a Castellammare per fare la comparsa, ma con l’intento feroce di far percorrere alla Juve Stabia lo stesso cammino vincente vissuto con la maglia del Como. Ora, serve solo che la palla torni a rotolare oltre quella maledetta linea bianca.





