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Castellammare di Stabia

Juve Stabia, addio a Mister Piero Cucchi: Il calcio italiano piange il “Gentiluomo” che fece grandi le Vespe

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Il calcio campano e nazionale perde oggi un vero signore della panchina. Si è spento all’età di 86 anni Piero Cucchi, allenatore che ha saputo legare il suo nome a piazze storiche in tutta Italia, ma che a Castellammare di Stabia ha lasciato un solco indelebile, diventando il simbolo eterno di una rinascita sportiva e sociale.

L’Architetto della Juve Stabia di Roberto Fiore

Quando si riavvolge il nastro dei ricordi fino agli inizi degli anni ’90, è impossibile scindere il nome di Piero Cucchi da quello del compianto presidente Roberto Fiore. Insieme, formarono il tandem che riportò le “Vespe” nel calcio che conta.

Arrivato nella città delle acque in un momento di delicata transizione, Cucchi non fu solo un allenatore, ma l’anima tecnica di una scalata entusiasmante. Fu lui l’artefice della promozione dalla Serie C2 alla Serie C1, ponendo le basi per quel sogno chiamato Serie B, sfiorato drammaticamente e con orgoglio nel 1994.

Non era solo una questione di schemi o tattiche; Cucchi aveva saputo compattare un ambiente passionale, creando un legame simbiotico tra la squadra e la tifoseria.

Il “Menti” come Fortino e la Saggezza del Padre

Sotto la sua guida, lo stadio “Romeo Menti” tornò a ruggire, trasformandosi in un fortino quasi inespugnabile per gli avversari. La sua Juve Stabia esprimeva un calcio concreto e solido, perfetto specchio della sua personalità: poche parole, molti fatti.

Piero Cucchi era un tecnico vincente, ma soprattutto un uomo di grande carisma. I tifosi più esperti ricordano ancora con commozione la cavalcata del 1993 e la sua capacità unica di gestire lo spogliatoio. Sapeva trattare campioni affermati e giovani promesse con la stessa misura, esercitando quella saggezza tipica del “buon padre di famiglia” che oggi sembra sempre più rara.

L’Ultimo Saluto a un Calcio Romantico

Con la scomparsa di Piero Cucchi, se ne va un pezzo importante di storia del calcio romantico. Un calcio fatto di polvere, sudore, grandi presidenti e stadi pieni di passione autentica.

Castellammare non dimenticherà il suo condottiero gentile. Le “Vespe” e tutto il popolo gialloblù salutano oggi l’uomo che, più di tanti altri, ha insegnato loro a volare alto.


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