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Castellammare di Stabia

Juve Stabia, a Reggio Emilia per provare a sfatare un tabù e riscrivere la storia gialloblù

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Il mese di febbraio della Juve Stabia si apre con uno degli scogli più ripidi che il calendario potesse offrire. Domenica 1° febbraio, le Vespe guidate da mister Abate varcheranno i cancelli del Mapei Stadium – Città del Tricolore per sfidare la Reggiana. Non è solo una partita di campionato: è un esame di maturità per le ambizioni di classifica dei gialloblù, chiamati a misurarsi non solo contro un avversario ostico, ma contro la storia stessa.

Mapei Stadium: terra di conquista vietata

Non è un segreto: il rettangolo verde di Reggio Emilia evoca ricordi amari per la piazza stabiese. I precedenti recenti raccontano di una trasferta storicamente stregata, dove le buone prestazioni raramente si sono tramutate in punti.

La ferita più fresca risale proprio alla scorsa stagione, quando il Mapei si rivelò fatale per la Juve Stabia. Nonostante la solita prova di carattere, le Vespe uscirono sconfitte per 2-1: le reti di Portanova e Vergara piegarono le gambe ai gialloblù, rendendo vano il gol della speranza firmato nel finale da Adorante. Un copione che sembra ripetersi ciclicamente, trasformando l’impianto emiliano in un vero e proprio tabù.

Ma non è solo la maglia granata della Reggiana a spaventare. La “maledizione del cemento” sembra aleggiare sullo stadio indipendentemente dall’avversario. Anche quando la Juve Stabia ha incrociato il Sassuolo (padrone di casa nell’impianto reggiano), il risultato è stato identico: amarezza e zero punti. Prestazioni generose, terminate regolarmente con sconfitte di misura o beffe nei minuti finali, hanno reso il Mapei il campo statisticamente meno fertile della categoria per la compagine di Castellammare.

Dai Playoff agli anni ’50: un incubo storico

Scavando negli archivi, la maledizione assume contorni ancora più definiti. Anche quando il manto erboso non ha decretato una sconfitta tecnica, ci ha pensato il regolamento a condannare le Vespe, come accaduto nelle sfide playoff contro la Reggiana, dove i pareggi maturati sul campo non bastarono a garantire il passaggio del turno, cancellando la Juve Stabia dal tabellone in virtù del miglior piazzamento degli emiliani.

La storia di questa “sofferenza emiliana” parte da lontano:

  • 2 dicembre 1951: In Serie B, la sorte avversa iniziò con una vittoria dei padroni di casa per 3-1.

  • Stagione 1952/53: L’anno successivo, in una Serie C “mista”, la musica non cambiò, con i padroni di casa capaci di imporsi addirittura con una goleada.

L’unico, parziale sorriso — seppur amaro — risale al 18 agosto 1999. In Coppa Italia, le Vespe del Presidente Fiore strapparono un pareggio su questo campo difficile. Tuttavia, inseriti in un girone di ferro con Pescara e Brescia, quel punto prezioso lontano dal “Romeo Menti” non fu sufficiente a evitare l’eliminazione.

Domenica, i ragazzi di Abate non avranno di fronte solo undici avversari, ma settant’anni di statistiche avverse. Sfatare il tabù Mapei significherebbe molto più di tre punti: sarebbe la prova definitiva che questa Juve Stabia può volare sopra ogni ostacolo.


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