Se il calcio fosse cinema, la pellicola proiettata negli ultimi dodici mesi al “Romeo Menti” avrebbe già fatto incetta di statuette. Ma oggi, con il sorgere del sole sul 2026, i titoli di coda del 2025 non segnano la fine dello spettacolo, bensì l’inizio di un sequel che promette di essere un kolossal.
I tifosi delle Vespe si svegliano oggi con una dolcezza insolita nel caffè: la consapevolezza di aver vissuto un anno da Miglior Sceneggiatura originale e la speranza concreta di un futuro che profuma di internazzionalizzazione e stabilità societaria.
La metamorfosi sportiva: Dal morso sul metro all’eleganza
Il 2025 sarà ricordato come l’anno della grande evoluzione. Eravamo partiti con il “Pagliuchismo” nelle vene: una squadra pirata, operaia, capace di scalare l’inferno dei playoff con la fame di chi non ha nulla da perdere. Guido Pagliuca ha lasciato in dote il “morso”, quella cattiveria agonistica che è diventata il marchio di fabbrica gialloblù.
Poi, il colpo di scena estivo che ha spiazzato tutti, trasformandosi nella mossa vincente. L’arrivo di Ignazio Abate non è stato un semplice avvicendamento, ma un’evoluzione della specie. L’ex Milan ha preso il ferro battuto da Pagliuca e lo ha cesellato con un’eleganza tattica rara per la categoria. Sotto la sua guida, la Juve Stabia ha smesso di essere solo “cuore e grinta” per diventare una macchina pensante, capace di dominare il gioco e di trasformare il “Menti” in un fortino inespugnabile anche in cadetteria.
I protagonisti: Eroi, addii e nuove certezze
Ogni grande anno ha i suoi volti copertina. Il 2025 è stato, indiscutibilmente, l’anno della consacrazione di Andrea Adorante. I suoi gol non sono stati solo numeri, ma pietre miliari che hanno lastricato la strada verso la salvezza prima e la gloria poi. Il suo volo verso la Laguna – sponda Venezia – è stato un addio dolceamaro: doloroso per il cuore, ma vitale per le casse e per l’orgoglio di aver lanciato un bomber verso palcoscenici da Serie A.
Ma la Juve Stabia ha dimostrato di saper sopravvivere ai suoi eroi. Tra i pali, la staffetta è stata emblematica: dalla solidità monumentale di Thiam, che ha tenuto in piedi la baracca nella prima parte dell’anno, alla personalità da veterano di Confente. Raccogliere quei guantoni scottava, ma il nuovo numero uno ha risposto presente, blindando la porta nelle sfide più delicate di fine anno.
L’architetto e la nuova Era
Se la squadra gira, il merito è del burattinaio che muove i fili dietro le quinte. Matteo Lovisa si conferma, anche in questo primo giorno del 2026, il vero “Top Player” della società con il mercato di riparazione che inizierà domani 2 gennaio 2026. Un direttore sportivo capace di intuizioni brillanti, acquisti mirati e una gestione del budget che ha del miracoloso. È lui il collante che ha tenuto insieme il progetto tecnico mentre intorno cambiava il mondo.
E il mondo è cambiato davvero. Il 2025 ha segnato lo spartiacque societario definitivo. Il saluto di Andrea Langella, l’uomo della rinascita a cui la piazza dovrà eterna gratitudine, non è stato un addio, ma un passaggio di testimone verso l’ambizione.
Con l’ingresso definitivo di Solmate (ex Brera Holdings) come unico proprietario, le Vespe non ronzano più solo alle falde del Faito, ma entrano in una dimensione internazionale. Una proprietà solida, globale, che ha scelto Castellammare non per scommessa, ma per progetto.
Cosa aspettarsi dal 2026?
Oggi inizia un nuovo capitolo. Le Vespe non sono più la “Cenerentola” che spera di non svegliarsi a mezzanotte. La Juve Stabia del 2026 è una realtà consolidata della Serie B, con una struttura societaria da grande club e un’identità tecnica precisa.
Ai tifosi non resta che godersi il viaggio. Se il 2025 ha meritato l’Oscar, il 2026 ha tutte le carte in regola per puntare ancora più in alto. Perché a Castellammare, ormai lo hanno imparato, smettere di sognare è l’unica cosa che non è permessa.





