Chiamatela Reunion. La Juve Stabia di Pietro De Giorgio ha scelto di affidarsi a chi conosce bene la piazza di Castellammare di Stabia, a quei calciatori che hanno vissuto e scritto pagine importanti della storia recente gialloblù. Da Bellich a Candellone, passando per Piscopo, Buglio, Baldi e Pierobon: una sorta di vecchia guardia chiamata a fare da collante con i nuovi arrivati e a guidare una squadra ancora alla ricerca della propria identità.
Ci si aspettava qualcosa di diverso, soprattutto sul piano della prestazione e dell’impatto, ma il risultato di Frosinone racconta un’altra storia. Il 4-1 dello Stirpe ha evidenziato più di qualche problema e ha confermato quanto il lavoro da fare sia ancora tanto.
A tratti è sembrata quasi una reunion targata Guido Pagliuca, l’ultimo allenatore capace di fermare il Frosinone sia allo Stirpe sia al Menti. Un ricordo piacevole per i tifosi, ma che non può trasformarsi in nostalgia. Pietro De Giorgio non è riuscito a invertire la rotta di una Coppa Italia che, negli ultimi anni, è diventata una sorta di questione irrisolvibile per le Vespe, puntualmente eliminate nei primi turni.
Quantità sì, qualità da ritrovare
Tornando alla partita, la Juve Stabia ha mostrato generosità, ma troppo spesso è apparsa povera di idee. Soprattutto a centrocampo si è vista tanta quantità, tanto lavoro sporco e grande disponibilità al sacrificio, ma è mancato quel guizzo capace di cambiare l’inerzia della partita.
Battistella ha provato a mettere personalità, Buglio ha disputato un ottimo primo tempo, Pierobon ha garantito corsa e pressione, ma contro un Frosinone già ben strutturato serviva qualcosa in più. Quel graffio risolutivo che avrebbe potuto riaprire la gara non è arrivato.
E poi c’è la questione difensiva, forse quella che maggiormente preoccupa. Le partenze di Marco Varnier, Andrea Giorgini e Christian Dalle Mura hanno privato la squadra di elementi importanti e, almeno in questa prima uscita ufficiale, il reparto ha mostrato di aver bisogno di nuovi equilibri. Bellich resta un punto fermo, ma da solo non può bastare.
La vecchia guardia mette il cuore, ma non basta
I calciatori che già conoscono l’ambiente hanno provato a fare la loro parte. I cosiddetti “vecchi”, permetteteci il termine, hanno messo ancora una volta in campo il solito cuore e quella disponibilità al sacrificio che li ha contraddistinti anche nella passata stagione.
Ma il cuore, nel calcio, non può essere l’unico ingrediente.
La Reunion può e deve avere un ruolo fondamentale nella costruzione della nuova Juve Stabia. Chi conosce la piazza può aiutare i nuovi arrivati, accompagnare i giovani, trasmettere valori, mentalità e appartenenza. È un patrimonio importante che la società ha deciso di conservare e che può rivelarsi prezioso nel corso della stagione.
Ma proprio per questo motivo serve completare il lavoro con giocatori pronti, non soltanto di prospettiva. La gara di Frosinone ha mostrato la necessità di inserire nella rosa elementi di qualità ed esperienza della categoria, soprattutto nei reparti che hanno perso pedine importanti.
Il lampo di Candellone come speranza
In una serata complicata, il lampo del solito Leonardo Candellone può rappresentare la classica luce in fondo al tunnel. Il capitano, dopo aver sprecato una grande occasione nel primo tempo, non ha mollato e nella ripresa ha trovato il gol che ha reso meno pesante il passivo.
Un gol che racconta ancora una volta il suo modo di interpretare la maglia gialloblù: sacrificio, lotta e capacità di farsi trovare pronto quando arriva l’occasione.
Ma una rondine non fa primavera e un singolo episodio non può nascondere le difficoltà emerse allo Stirpe.
Adesso la palla passa alla società
La sconfitta contro il Frosinone non deve essere trasformata in un dramma. La Coppa Italia era un appuntamento importante, ma il vero obiettivo è il campionato e c’è ancora tempo per intervenire.
Quello che preoccupa, però, sono le dinamiche di mercato. Le partenze di calciatori importanti hanno lasciato vuoti che devono essere colmati e la squadra, oggi, sembra aver bisogno di rinforzi immediati, non soltanto di giovani talenti da valorizzare nel futuro.
La Reunion può essere un punto di partenza. Bellich, Candellone, Baldi, Buglio, Piscopo, Pierobon e gli altri senatori possono rappresentare la memoria e l’identità della Juve Stabia. Ma per affrontare una nuova stagione di Serie B serviranno anche forze nuove.
La palla, adesso, passa alla società. E una parte della piazza guarda soprattutto alle prossime mosse di mercato. Perché il cuore dei veterani è una certezza, ma per competere a certi livelli il cuore da solo non basta.