Alessandro Musella, figlio dell’indimenticabile capitano della Juve Stabia Nino Musella e oggi procuratore sportivo, è intervenuto nella trasmissione Il pungiglione stabiese per condividere un’analisi che intreccia l’emozione dei ricordi con una visione tecnica sul presente delle Vespe. Il suo intervento ha offerto uno spaccato profondo sul legame viscerale che unisce la sua famiglia alla città di Castellammare di Stabia, definita da lui stesso come il luogo in cui si sente veramente a casa.
Il Ricordo di Nino: Talento e Romanticismo
Musella ha ripercorso la carriera del padre, sottolineando come oggi sia difficile trovare calciatori con la sua qualità tecnica e fantasia, specialmente nelle categorie inferiori. Ha ricordato con precisione il “DNA” di Nino per i calci di punizione, citando la storica rete contro la Salernitana e la capacità di indirizzare il pallone esattamente dove voleva.
Riflettendo sul calcio degli anni ’80 e ’90, Alessandro ha evidenziato la figura di presidenti come Roberto Fiore (suo padrino di cresima), uomini d’onore per i quali una stretta di mano valeva più di un contratto scritto, contrapponendoli alla figura moderna del procuratore, oggi necessaria a causa della velocità e della complessità degli interessi economici nel calcio attuale. Ha inoltre espresso il rammarico per la finale del 1994 contro la Salernitana, convinto che a organici completi e senza le pesanti squalifiche in difesa, la Juve Stabia avrebbe potuto avere la meglio.
La Juve Stabia Moderna: Il Modello Lovisa-Abate
Passando all’attualità, Musella ha espresso un plauso convinto al Direttore Sportivo Matteo Lovisa. Secondo il procuratore, il successo della Juve Stabia non è frutto del caso ma di una grande competenza nello scouting, capace di scovare talenti dove altri non hanno il coraggio di guardare. Ha citato come esempio emblematico Dos Santos, passato in breve tempo dal calcio a 8 e dall’Eccellenza alla Serie B, a dimostrazione di una società capace di far lievitare il valore del proprio organico (passato da circa 2 a 21 milioni di euro).
Su Ignazio Abate, Musella ha dichiarato:
• È stata una scelta coraggiosa affidare una squadra giovane a un tecnico altrettanto giovane.
• Abate sta dimostrando di essere un allenatore “vivo”, capace di far esprimere un bel calcio alla squadra e di tenerla sempre in partita.
• Nonostante la giovane età, Musella intravede per lui una carriera da allenatore potenzialmente superiore a quella, già importante, avuta come calciatore.
Il Mercato e la Serie B
In merito al mercato invernale, Musella lo ha definito un “turbinio” in cui ogni movimento a catena può condizionarne altri. Ha sottolineato che per una realtà come la Juve Stabia, l’inserimento di nuovi elementi a gennaio deve essere ponderato per non rompere gli equilibri di uno spogliatoio sano, suggerendo che i colpi migliori siano quelli preparati con anticipo. Sulla Serie B attuale, ha osservato che si tratta di un campionato estremamente equilibrato e avvincente, dove la costanza nei risultati è l’unica vera dimensione della forza di una squadra.
Le parole di Alessandro Musella ricordano che il calcio è un albero che può dare frutti solidi nel presente solo se le sue radici sono profondamente intrecciate nel rispetto e nella memoria della propria storia.





