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giovedì, Maggio 26, 2022

Voglia di lavorare saltami addosso, e se guadagno mazzette, meglio!

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Una delle italiotiche cantilene è: Voglia di lavorare saltami addosso (ma prima avvisami così mi scanso). Alla Corte d’Appello sono andati anche oltre: mazzette per distruggere documenti.  Al macero anche atti dei narcos Imperiale e Fucito.

Nell’inchiesta, con titolari il sostituto procuratore Henry John Woodcock e il procuratore aggiunto Sergio Ferrigno,  sulla distruzione illecita di documenti, note e atti giudiziari che ha portato all’arresto di una funzionaria e un assistente giudiziario della Corte di Appello di Napoli, saltano fuori anche i nomi di Raffaele Imperiale e di Pasquale Fucito.

Secondo gli inquirenti distruggevano atti giudiziari e fornivano notizie coperte da segreto in cambio di mazzette, ma non solo.

Un funzionario ed un assistente giudiziario, entrambi in servizio presso la Corte d’Appello di Napoli, sono finiti agli arresti domiciliari nell’ambito di un’inchiesta della procura partenopea.

Oltre ogni assurdo: documenti distrutti anche per lavorare di meno.

La funzionaria giudiziaria è ritenuta responsabile di soppressione e distruzione di atti veri, corruzione, peculato, accesso abusivo a sistema informativo e truffa all’amministrazione, mentre l’assistente giudiziario è accusato di corruzione, accesso abusivo a sistema informatico e truffa all’amministrazione.

Stando a quanto emerso dalle indagini, molti dei documenti sarebbero stati mandati al macero dalla funzionaria non in cambio di mazzette, ma per un motivo ancora più incredibile: oberata di lavoro, avrebbe escogitato quel sistema per ridurre il carico.

L’accusa di corruzione per la donna, invece, è riconducibile a favori che avrebbe fatto ad un avvocato in cambio della promessa del superamento di un concorso per un parente. Per i due arrestati sono stati disposti gli arresti domiciliari.

Le indagini, affidate alle Fiamme Gialle, sono state coordinate dal procuratore aggiunto Sergio Ferrigno e dal sostituto Henry John Woodcock.

A notificare loro la misura cautelare è stato il Nucleo di polizia economico-finanziaria della guardia di finanza.

Al funzionario giudiziario sono contestati i reati di soppressione e distruzione di atti veri, corruzione, peculato, accesso abusivo ad un sistema informatico e truffa in danno dell’Amministrazione.

All’assistente giudiziario i reati di corruzione, accesso abusivo a un sistema informatico e truffa in danno dell’Amministrazione.

Tra le risultanze degli inquirenti anche delle immagini registrate da telecamere installate proprio ai fini delle indagini.

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Cristina Adriana Botis / Redazione Campania

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